Vengono utilizzate nel nostro paese dall’operatore telefonico Very Mobile. Peso dimezzato ed emissioni
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Schede SIM in polistirene riciclato
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Polistirene 100% da riciclo meccanico
Ineos Styrolution introduce nella regione EMEA la nuova serie Styrolution PS ECO 440 anche per applicazioni di imballaggio alimentare.
Ineos Styrolution ha introdotto il primo grado di polistirene rigenerato al 100%, ottenuto da riciclo meccanico grazie ad un avanzato impianto di selezione di rifiuti plastici con sensori al vicino infrarosso (NIR) forniti da Tomra, in grado di garantire una purezza del 99,9%.
Il grado Styrolution PS ECO 440 MR100, dove MR100 indica la percentuale di riciclato (100%), è disponibile nei colori bianco e grigio chiaro. É indicato per numerose applicazioni, anche nel packaging alimentare (strato interno di vaschette XPS con all'esterno polimero vergine) e, a fine vita, può essere riciclato.
Ineos Styrolution prevede di produrre inizialmente, per la regione Emea, un migliaio di tonnellate di resine Styrolution PS ECO 440 , in linea con l'impegno di fornire in Europa materiale con in media il 30% di contenuto riciclato per applicazioni nel packaging entro il 2025.
fonte: www.polimerica.it
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Il grado Styrolution PS ECO 440 MR100, dove MR100 indica la percentuale di riciclato (100%), è disponibile nei colori bianco e grigio chiaro. É indicato per numerose applicazioni, anche nel packaging alimentare (strato interno di vaschette XPS con all'esterno polimero vergine) e, a fine vita, può essere riciclato.
Ineos Styrolution prevede di produrre inizialmente, per la regione Emea, un migliaio di tonnellate di resine Styrolution PS ECO 440 , in linea con l'impegno di fornire in Europa materiale con in media il 30% di contenuto riciclato per applicazioni nel packaging entro il 2025.
fonte: www.polimerica.it
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Vasetti yogurt da riciclo chimico
Total, Intraplás e Yoplait producono i primi vasetti con polistirene ottenuto in parte dal riciclo di plastiche miste post-consumo non altrimenti recuperabili.

Il gruppo Total, il trasformatore portoghese Intraplás e il produttore francese di yogurt Yoplait hanno completato con successo i test su vasetti prodotti in parte con polistirene ottenuto da riciclo chimico di rifiuti post-consumo non altrimenti riciclabili.
Il progetto è volto ad incrementare le capacità di riciclo di polistirene in Francia e rientra nell'impegno preso da Total di produrre almeno il 30% dei suoi polimeri con materiali riciclati entro il 2030.
Dal trattamento chimico di rifiuti plastici misti si ottengono feedstock utilizzati da Total nello steam cracker di Anversa per produrre etilene, da cui si ricava 'polistirene circolare' con caratteristiche identiche a quelle del polimero vergine, quindi adatto per applicazioni a contatto con alimenti. La quantità di materia prima seconda allocata per produrre rPS è certificata con lo schema ISCC Plus, che accompagna il materiale lungo tutta la filiera, fino al prodotto finito.
Su questa linea, Total ha annunciato a settembre l'intenzione di realizzare, insieme a Plastic Energy, un impianto di riciclo chimico di rifiuti plastici nell'ambito del progetto di riconversione in bioraffineria del polo chimico di Grandpuits, in Francia (leggi articolo). Una volta in funzione, l'unità produrrà olio di pirolisi destinato ai cracker del gruppo petrolchimico francese per la sintesi di nuove materie plastiche.
fonte: www.polimerica.it

Il gruppo Total, il trasformatore portoghese Intraplás e il produttore francese di yogurt Yoplait hanno completato con successo i test su vasetti prodotti in parte con polistirene ottenuto da riciclo chimico di rifiuti post-consumo non altrimenti riciclabili.
Il progetto è volto ad incrementare le capacità di riciclo di polistirene in Francia e rientra nell'impegno preso da Total di produrre almeno il 30% dei suoi polimeri con materiali riciclati entro il 2030.
Dal trattamento chimico di rifiuti plastici misti si ottengono feedstock utilizzati da Total nello steam cracker di Anversa per produrre etilene, da cui si ricava 'polistirene circolare' con caratteristiche identiche a quelle del polimero vergine, quindi adatto per applicazioni a contatto con alimenti. La quantità di materia prima seconda allocata per produrre rPS è certificata con lo schema ISCC Plus, che accompagna il materiale lungo tutta la filiera, fino al prodotto finito.
Su questa linea, Total ha annunciato a settembre l'intenzione di realizzare, insieme a Plastic Energy, un impianto di riciclo chimico di rifiuti plastici nell'ambito del progetto di riconversione in bioraffineria del polo chimico di Grandpuits, in Francia (leggi articolo). Una volta in funzione, l'unità produrrà olio di pirolisi destinato ai cracker del gruppo petrolchimico francese per la sintesi di nuove materie plastiche.
fonte: www.polimerica.it
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Inquinamento da microplastiche: la plastica ci “piove” addosso
Uno studio del Kings College ha analizzato l’inquinamento da microplastiche di quattro grandi città, ma i dati fanno temere che ogni luogo sia ormai contaminato. I risultati mostrano come il tasso di inquinamento a Londra sia 20 volte superiore a quello di Dongguan, Cina, e 7 volte superiore a quello di Parigi.
La microplastica ci sta letteralmente piovendo addosso. Questo è quanto hanno scoperto alcuni ricercatori del Kings College di Londra attraverso una ricerca sull’inquinamento da microplastiche, mettendo in guardia specialmente sui livelli della capitale del Regno Unito che, a quanto pare, sono i più alti mai registrati.
Molte ricerche e studi scientifici mostrano che l’intero pianeta è sempre più contaminato dall’inquinamento da microplastiche. Gli scienziati trovano queste minuscole particelle ovunque, dalla neve artica agli oceani più profondi. Gli impatti sulla salute umana e animale, dovuti alla respirazione o al consumo di microplastica, sono però ancora sconosciuti e gli esperti affermano che sono necessari approfondimenti urgenti per valutare i rischi effettivi.
Nello specifico, i ricercatori del Kings College hanno analizzato l’inquinamento da microplastiche di sole quattro grandi città, ma i dati fanno temere che ogni luogo sia ormai contaminato e questo perché le fonti della microplastica, come abbigliamento e imballaggi, si trovano ormai ovunque. Nell’ambito di questa ricerca, il livello di microplastica scoperto nell’aria di Londra ha sorpreso gli scienziati. “Abbiamo trovato un’abbondanza di microplastiche, molto superiore a quanto precedentemente riportato”, ha dichiarato Stephanie Wright, docente del Kings College.
Circa 335 milioni di tonnellate di nuova plastica vengono prodotte ogni anno e molta di questa si perde nell’ambiente. La ricerca, pubblicata sulla rivista Environment International, è consistita nel raccogliere i depositi di microplastica presenti sul tetto di un edificio di nove piani nel centro di Londra. In questo modo, ad essere raccolta e misurata è stata la sola microplastica proveniente dall’atmosfera. Nei campioni raccolti, sono stati trovati tassi compresi tra 575 e 1.008 pezzi di microplastica per mq al giorno, e sono state identificate 15 diverse materie plastiche. La maggior parte delle microplastiche era costituita da fibre di acrilico, molto probabilmente provenienti dai vestiti. Solo l’8% delle microplastiche era costituito da polistirene e polietilene, entrambi comunemente utilizzati negli imballaggi per alimenti.
Il tasso di microplastica che si deposita “piovendo” dall’atmosfera, a Londra è 20 volte superiore a quello di Dongguan, in Cina, 7 volte superiore a quello di Parigi e quasi 3 volte superiore ad Amburgo, ma i ricercatori non conoscono quale sia il motivo di questa notevole variazione. Le particelle di microplastica a Londra erano comprese tra 0,02 mm e 0,5 mm. Si tratta di microplastiche abbastanza grandi da penetrare nelle vie respiratorie o essere ingeriti tramite saliva. Le particelle più piccole, inoltre, potrebbero raggiungere i polmoni e il flusso sanguigno, rappresentano il più grande potenziale pericolo per la salute.
“Questi studi che mostrano quanta plastica è presente nell’aria sono un campanello d’allarme”, ha affermato Steve Allen, che lavora presso l’istituto di ricerca EcoLab di Tolosa, Francia, e la cui ricerca ha messo in luce la gravità dell’inquinamento da microplastiche anche in remote aree montane. “Ridurre l’inquinamento da microplastica richiede cambiare il modo in cui la plastica viene utilizzata e smaltita”, ha continuato Allen, “non è possibile ‘pulire’ dalla microplastica, quindi si tratta di eliminarla alla fonte“.
fonte: www.rinnovabili.it
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