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Batterie a stato solido, dal MIT una ricarica che dura giorni

Un team del MIT ha ideato un anodo al litio metallico in grado di migliorare la longevità e la densità energetica delle batterie future

















Immaginate di poter ricaricare lo smartphone solo una volta ogni tre giorni, senza che siano state apportate modifiche nel peso o nelle dimensioni dell’apparecchio. Oggi l’immaginazione non deve correre così lontano: a dare una mano alla durata dell’elettronica di consumo (e non solo) è, infatti, il nuovo lavoro del MIT sulle batterie a stato solido. Un gruppo di ingeneri del celebre Instituto del Massachusetts, in collaborazione con colleghi provenenti da Hong Kong, Florida e Texas, ha compiuto il primo importante passo avanti verso le batterie ricaricabili di nuova generazione.

Uno dei molti modi in cui gli scienziati sperano di migliorare gli attuali sistemi di accumulo basati su ioni litio è quello di sostituire alcuni dei componenti liquidi (gli elettroliti) con mezzi solidiConosciute semplicemente come batterie a stato solido (solid-state batteries), questi dispositivi risultano più sicuri e meno soggetti al rischio di incendi o esplosioni. Inoltre, si prestano a cambiamenti architettonici importanti. L’anodo nelle odierne unità a ioni litio è costituito da una miscela di rame e grafite, ma nei nuovi dispostivi potrebbe essere realizzato in puro litio. Questo permetterebbe di incrementare notevolmente la densità energetica e, dal lato pratico, di prolungare la carica dei veicoli elettrici e dell’elettronica portatile.

“C’è stato molto lavoro sulle batterie a stato solido, con elettrodi al litio metallico ed elettroliti solidi”, spiega Ju Li, professore di Scienze e ingegneria nucleare, sottolineando come questi sforzi si siano scontrati con una serie di problemiUno dei principali è l’accumulo degli atomi all’interno del litio metallico e la sua conseguente espansione durante la carica; al contrario, durante la fase di scarica, il metallo si restringe. Questi ripetuti cambiamenti dimensionali duranti i cicli rendono rendono difficile per i solidi mantenere un contatto costante. Il rischio maggiore? La frattura o il distacco dell’elettrolita.
Un altro problema da non sottovalutare è che nessuno degli elettroliti solidi proposti è realmente stabile sotto il profilo chimico una volta in contatto on il litio metallico altamente reattivo. Di conseguenza il composto tende a degradarsi nel tempo.
La soluzione a entrambe le sfide arriva da un nuovo design che utilizza due classi aggiuntive di solidi, i “conduttori ionico-elettronici misti” (MIEC) e un isolante. I ricercatori hanno sviluppato una nanoarchitettura tridimensionale a nido d’ape costituita di tubi esagonali in MIEC, parzialmente infusi con il litio puro per formare l’anodo. All’interno di ciascun tubo è stato lasciato dello spazio in maniera da permettere al metallo di espandersi all’interno durante la fase di carica. Questa soluzione, allevia la pressione senza modificare le dimensioni esterne dell’elettrodo o il confine tra l’elettrodo e l’elettrolita. L’altro materiale, l’isolante, funge da legante meccanico tra le pareti MIEC e lo strato di elettrolita solido.

Li afferma che sebbene molti altri gruppi stiano lavorando su quelle che chiamano batterie solide, la maggior parte di questi sistemi funziona effettivamente meglio con un elettrolita liquido miscelato con un secondo materiale solido elettrolitico. “Ma nel nostro caso“, spiega, “è davvero tutto solido. Non contiene liquidi o gel di alcun tipo”. Il team ha testato l’architettura delle nove batterie a stato solido e ha riferito di essere stato in grado di sopportare 100 cicli di carica e scarica senza alcun segno di frattura. L’obiettivo è ora creare anodi che pesino circa un quarto di attuali, ma con la stessa capacità di accumulo.

fonte: www.rinnovabili.it

Il fotovoltaico integrato in ombrelloni e lettini da spiaggia prodotto dal Cnr

Il team di ricerca NewPV del Cnr-Imem di Parma ha messo a punto una serie di device fotovoltaici piccoli e flessibili che potrebbero essere montati su strutture preesistenti come tavoli, tende, ombrelloni o tettoie.














Piccoli, flessibili e già predisposti con porte USB e prese di alimentazione per ricaricare dispositivi elettrici a bassa potenza come smartphone o tablet: Il gruppo di ricerca ‘NewPV’dell’Istituto dei materiali per l’elettronica e il magnetismo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Imem) di Parma, ha sviluppato dei sistemi di alimentazione portatili basati sul fotovoltaico (PV) integrabili con lettini, ombrelloni e tende da sole o trasportabili sotto forma di piccoli pannelli per trasformare l’energia del sole direttamente in elettricità a zero emissioni.

“Il nostro sistema, chiamato NewPV-3, permette di utilizzare l’energia solare liberamente, in qualsiasi luogo ci si trovi, sfruttando un mini-modulo fotovoltaico opportunamente ingegnerizzato per caricare fino a 6 smartphone contemporaneamente, senza il bisogno di essere connessi alla rete elettrica, a costo zero ed a zero emissioni di CO2 – spiega Stefano Rampino del Cnr-Imem – I mini-moduli possono essere trasportati, installati e disinstallati facilmente, non necessitano di alcun tipo di manutenzione, sono resistenti all’acqua e a limitate deformazioni meccaniche. Ogni sistema è dotato di un mini-modulo solare collegato ad un’unità operativa, a cui si connettono i dispositivi da caricare mediante prese USB e accendisigari”.
Leggerezza, flessibilità e portabilità sono le chiavi dell’innovazione: con una dimensione massima di 50x60cm quadrati e un peso minimo fino a 1 decimo quello dei pannelli tradizionali, un mini modulo capace di ricaricare 6 dispositivi contemporaneamente pesa al massimo 400 grammi.

Le celle utilizzate sono flessibili e montate su supporti plastici o metallici che possono essere installati su superfici non perfettamente lisce o curve. Le ridotte dimensioni e il peso esiguo dei mini-moduli consentono un’istallazione veloce su qualsiasi superficie, anche verticale e non per forza rigida, senza il bisogno di utensili o di dispositivi di ancoraggio particolari. 

I mini-moduli sono interfacciati con un’unità operativa che gestisce la potenza in tempo reale: a seconda dei dispositivi da caricare e dell’irraggiamento solare, l’unità operativa elabora la migliore strategia per una ricarica veloce dei dispositivi. All’interno dell’unità operativa (che occupa uno spazio massimo di 15x15x6 cm cubici e ha un peso massimo di 900 grammi) sono installati dei dispositivi di storage che tamponano eventuali abbassamenti periodici di potenza (ad esempio in caso di annuvolamento) e allungano l’autonomia del sistema fino a 6 ore in assenza di luce solare.
Attualmente, 3 dei sistemi realizzati con il NewPV-3 sono installati presso la Piscina Baia Blu, all’interno del Campus Universitario di Parma, ma una tecnologia simile potrebbe essere facilmente integrata in maniera temporanea su tutta una serie di manufatti già esistenti, come pareti di edifici, tettoie, tendoni, tavoli.

I mini-moduli, inoltre, possono essere prodotti con un opportuno “camouflage” estetico per mimetizzarsi nell’ambiente in cui sono installati senza deturpare il decoro architettonico e contemporaneamente essere messi in rete tra loro tramite l’applicazione “Solar Network” che offre la possibilità di formare un network di dispositivi NewPV-3 delocalizzati in varie zone di un grande ambiente (ad es. quartieri urbani, piazze, piscine) che riescono a parlare tra di loro mediante una rete Wi-Fi dedicata, per scambiarsi informazioni senza la necessità di essere allacciati a una rete elettrica.

fonte: www.rinnovabili.it