Visualizzazione post con etichetta #Svestilafrutta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Svestilafrutta. Mostra tutti i post

Frutta nelle scuole: dopo i ritardi arrivano le confezioni da portare a casa… insieme a montagne di plastica. Gli ultimi guai dell’iniziativa















Non c’è pace per Frutta nelle scuole. Questa volta a fare discutere sono le quantità eccessive di frutta e verdura consegnate ai bambini e l’abuso di plastica degli imballaggi. Il programma quest’anno era al centro delle polemiche perché è partito tardissimo: le prime consegne sono arrivate a maggio inoltrato, a poche settimane dalla fine dell’anno scolastico.
Come riporta Italiafruit News, per compensare la partenza tardiva del programma e rispettare i bandi di fornitura, oltre alla frutta già lavata e tagliata da mangiare a merenda, è stato deciso di consegnare ai bambini anche confezioni di mele, pere e altri frutti interi da portare a casa. Anche più di una alla volta. “Quando arriva il corriere – protesta un’insegnante sulla pagina Facebook di Frutta e verdura nelle scuole – sembra di essere al mercato ortofrutticolo”.
fragole marce muffa frutta nelle scuole
Continuano ad arrivare segnalazioni di frutta marcia e ammuffita consegnata ai bambini delle scuole primarie della Sardegna
E insieme a tutti questi prodotti arriva anche una montagna di plastica. Diversi genitori hanno espresso perplessità per la scelta di consegnare per la merenda dei bambini – per comodità – frutta già tagliata, addizionata di antiossidanti e confezionata in sacchetti di plastica, quando invece si potrebbero distribuire frutti interi da sbucciare, senza alcun bisogno di imballaggi. Un packaging che abbonda anche nei prodotti da portare a casa, consegnati in confezioni identiche a quelle che si comprano al supermercato.
Questi sono solo gli ultimi di una serie di problemi che da tempo affiancano  il progetto Frutta nelle scuole. Nel corso degli anni Il Fatto Alimentare ha raccolto diverse testimonianze di prodotti fuori stagione, arrivati troppo acerbi per essere mangiati, o troppo maturi, se non addirittura marci e ammuffiti, come è successo solo pochi giorni fa in alcune scuole della Sardegna.
Immagini: dai commenti alla pagina ufficiale di Frutta e verdura nelle scuole(Facebook)
fonte: www.ilfattoalimentare.it

Boicottiamo tutti gli alimenti in plastica per una settimana! L'appello di Zero Waste

















Una banana avvolta nella plastica, una cipolla in solitaria in una vaschetta di..plastica, frutta con la buccia completamente sigillata dalla..plastica. In attesa di dire per sempre addio a questo scempio senza senso, iniziamo ad impegnarci nel non acquistare gli imballaggi per un’intera settimana.

**ATTENZIONE**
Sono tanti i lettori che ci stanno segnalando che corre voce che l'iniziativa sia una bufala. La risposta è no, non lo è, semplicemente l'appello è stato lanciato da Zero Waste sezione spagnola e non da quella italiana. Ma la questione non cambia: aderiamo!

Dal 3 al 9 giugno boicottiamo tutti i prodotti alimentari che sono imballati nella plastica. Questo è l’appello di Zero Waste Spain che ha organizzato una settimana di #boicotalplastic, cioè una vera e propria ribellione al cibo avvolto appunto nella plastica.

Gli scienziati da tempo ci avvertono che se non limiteremo il consumo e l’abuso, nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci. Eppure la grande distribuzione continua ad avere interi reparti che sono un tripudio di materiale plastiche che se non correttamente smaltite e differenziate, finiscono sulle spiagge e in mare uccidendo animali e minando per sempre la biodiversità.
Ecco allora l’appello che arriva da Zero Waste Spain che invita tutti a fare qualcosa in prima persona, perché anche un’intera settimana può fare la differenza nella produzione di rifiuti.
Secondo Greenpeace, sono 12 milioni le tonnellate di plastica che arrivano in mare, eppure se vogliamo fare acquisti plastic free in un supermercato, l’impresa diventa impossibile. Lo avevamo denunciato nella nostra campagna social #svestilafrutta, in cui appunto ci chiedevamo che senso potesse avere mettere arance, banane, cipolle in vaschette di plastica e imballarle come se dovessero affrontare una battaglia.

E non nascondiamoci dietro una questione di igiene: primo perché la frutta in questione ha la buccia, secondo perché nel caso in cui non l’avesse, va comunque lavata prima di essere consumata. Senza dimenticare che la plastica è realizzata con derivati del petrolio, quindi non ci sembra garanzia di sicurezza alimentare.

Quindi, dal 3 al 9 giugno, facciamo sentire la nostra voce soprattutto davanti alla grande distribuzione: solo non acquistando prodotti sfusi imballati così, possiamo mostrare il nostro dissenso.

Iniziamo a pensare a un futuro libero dalla plastica, scegliamo in maniera consapevole.
Come acquistare senza plastica dal 3 al 9 giugno? Ce lo dice Greenpeace. Prima cosa da fare è avere una lista delle cose da comprare così da non cadere negli acquisti compulsivi, poi quella di trovare delle alternative, probabilmente non tutte le banane saranno nella plastica! Terza cosa: portare la retina da casa o la propria borsa riciclabile.

Cosa succederà se dopo quella settimana di boicottaggio la estendiamo a 21 giorni? Cosa succederà se cambiamo quell'abitudine per sempre? Cosa succederà se milioni di persone lo faranno? Ci troveremmo di fronte alla vera fine della contaminazione da parte della plastica.

fonte: www.greenme.it

Frutta e verdura arrivano nelle scuole, ma sono imballate nella plastica e tagliate a fette

















Se da un lato portare frutta e verdura nelle scuole al posto di snack e cibo spazzatura, è una bellissima iniziativa del ministero delle Politiche Agricole, dall’altro non possiamo ignorare che mele, pere, carote e tanto altro, vengono distribuite in un packaging che lascia a desiderare perché fatto di plastica. 

Mentre gli scienziati da tempo ci informano che se non riduciamo l’uso di plastica entro il 2050 in mare ci saranno più rifiuti che pesci, sui social mamme e papà, si scatenano dopo aver visto gli snack che vengono consegnati ai loro bambini che frequentano le scuole che hanno aderito al programma europeo “Frutta e verdura nelle Scuole”.
Il progetto, per il secondo anno consecutivo, è nobile e ha come obiettivo quello di “incoraggiare i bambini al consumo di frutta e verdura e sostenerli nella conquista di abitudini alimentari sane, diffondendo messaggi educativi sulla generazione di sprechi alimentari e sulla loro prevenzione”.
E fin qui, nulla da dire. Da tempo, noi promuoviamo frutta e verdura di stagione come alternativa a spuntini e merende dei nostri bambini, condannando snack con conservanti e coloranti, oltre che grassi di ogni tipo. Per questo l’iniziativa sta riscuotendo tantissimo successo e negli anni sono stati coinvolti 1 milione di alunni.
Se la scuola continua il lavoro fatto dalle famiglie a casa, non ci si può non aspettare un ottimo risultato. Ma se dal punto di vista della sicurezza alimentare, dell’insegnare ai bambini la stagionalità, nell’incentivare e promuovere la filiera italiana e la biodiversità, non abbiamo nulla da aggiungere, lo stesso non possiamo dire del piano della sostenibilità ambientale a livello di imballaggi.
La frutta e la verdura infatti sono distribuiti in sacchetti di plastica e molti nostri lettori ci hanno inviato delle foto che mostrano i prodotti a fette nella plastica. Ma se pensiamo per un attimo ai numeri che il progetto tocca, non possiamo non allarmarci su quanta plastica viene prodotta ogni anno.

Perché mettere la frutta nei sacchetti di plastica?

Tonnellate di plastica difficili da smaltire e che spesso poi, finiscono nell’ambiente distruggendo la biodiversità e uccidendo i nostri amici animali. Ma si può insegnare da una parte una corretta alimentazione e dall’altro non pensare al problema dell’inquinamento plastico? 
Lo scorso anno, greenMe.it aveva lanciato la campagna social #svestilafrutta proprio contro l'abuso degli imballaggi in plastica, perché anche all'epoca c'eravamo chiesti: ha senso confezionare frutta e verdura che già per natura, grazie alla buccia, hanno una loro protezione? 
Tornando alla campagna ministeriale, sul sito poi si parla di prodotti a filiera corta e km zero, ma questi prodotti non solo sono tagliati a fette, ma contengono antiossidanti per evitare che si rovinino prima del consumo. Ricordiamo che ogni anno vengono spesi 3,6 milioni di euro per portare frutta e verdura nelle nostre scuole, ma già dallo scorso anno le polemiche non sono mancate, adesso a ridosso di una nuova distribuzione, il dibattito è infuocato.
Allora ci chiediamo, questa bellissima iniziativa, piuttosto che prevedere frutta a fette imbustata e tagliata a pezzetti con rischio di contaminazione e muffa, non potrebbe essere distribuita senza packaging e soprattutto intera senza bisogno di antiossidanti?
fonte: www.greenme.it

Le assurde foto dell'eccesso degli imballaggi in plastica su frutta e verdura (#svestilafrutta)


















Capodogli, pesci, tartarughe, uccelli uccisi dalla nostra plastica, quella che ogni giorno mettiamo nel nostro carrello della spesa, che finisce poi sui piatti e viene consumata. Può addirittura arrivare a far parte della polvere domestica. E ce la respiriamo. Per questo non si ferma la nostra campagna contro gli imballaggi inutili.
Ormai la conoscete tutti, si chiama #svestilafrutta ed è la campagna social che greenMe.it ha lanciato per combattere l’utilizzo smodato della plastica, laddove non serve. Di cosa parliamo? Di una cipolla in un vassoio, di una banana o ancora di un’arancia. Il paradosso è che viene confezionata proprio quel tipo di frutta che ha per natura una propria protezione, ovvero la buccia. 
In questi giorni, l’attenzione è focalizzata sulla querelle dei sacchetti che si possono portare da casa, in realtà il Consiglio di Stato ha dato un parere positivo, ma le GDO non hanno avuto l’autorizzazione a procedere dal Ministero della Salute.
Speriamo di non essere davanti all’ennesima situazione all’italiana anche perché, nel frattempo che si decide, il nostro ambiente continua a soffrire.
Solo poche ore fa, un capodoglio è stato trovato con 30 chili di spazzatura di plastica all’interno del suo apparato digerente. Ed è recente uno studio che ha rivelato come ogni volta che mangiamo, ingeriamo oltre 100 pezzetti di plastica.

Di recente ancora, inoltre, si è scoperto che i krill, i piccoli crostacei alla base della catena alimentare, sono in grado di scomporre e ingerire le microplastiche (che in Italia dovrebbero essere bandite dal 2019). E che dire della plastica killer che uccide gli uccelli?

Di esempi ne potremmo fare tanti e tanti altri ancora. Cosa c’entra la morte di questi animali con la plastica? C’entra eccome, soprattutto perché uno studio sostiene che entro il 2050 nei nostri mari i pesci saranno un miraggio e ci ritroveremo a nuotare tra la plastica, come già succede a Manta point, vicino l'isola di Nusa Penida, la più grande delle tre isole al largo della costa sud-orientale di Bali, oggi sommersa da rifiuti di ogni tipo. 

Ridurre l’utilizzo della plastica è possibile e anche il singolo consumatore può fare la differenza, come? Facendo delle scelte più consapevoli a partire dalla spesa.
Per fortuna oggi l’opinione pubblica è sensibile al tema e infatti sono tantissimi i lettori che hanno già aderito a #svestilafrutta.
I profili Twitter e Instagram di greenme sono stati letteralmente invasi e sono in tanti i lettori che hanno denunciato il fatto che anche la frutta si trova imballata come se dovesse partire per la guerra.

Non succede solo in Italia, ma in tutto il mondo.
Queste sono alcune delle immagini che circolano sui social e che denunciano l'uso smodato degli imballaggi nei reparti di frutta e verdura dei supermercati:





















#svestilafrutta, come partecipare

Partecipare alla campagna #svestilafrutta è molto semplice. Ogni qualvolta ti trovi davanti a un prodotto imballato in maniera assurda e senza senso (un mandarino, una banana, una zucchina etc..) scatta una foto e poi caricala sui social Facebook, Twitter, Instagram usando l’hashtag #svestilafrutta, taggando @greenMe_it e inserendo anche il nome del supermercato dove si trova la confezione.
fonte: www.greenme.it