L’iniziativa “Orti in Comune” è stata un primo passo verso una serie di riflessioni collettive sulla buona pratica dell’agricoltura urbana a Roma
Si sono affrontati i temi centrali che riguardano la pratica degli orti in città, partendo dalle esperienze riportate dalle varie realtà, attive ormai da alcuni anni. Per farlo sono stati invitati anche alcuni rappresentanti delle realtà ortiste più rappresentative di altre città come Milano, Bologna, Genova, Lampedusa. Le loro testimonianze hanno arricchito il dibattito fornendo interessanti spunti di riflessione. Ci sono stati momenti di approfondimento anche su temi specifici come quello del recupero dei frutti antichi a cura di Pietro Massimiliano Bianco dell’Ispra.
Nei tre tavoli tematici si è parlato di accesso alle risorse, di sostenibilità e di fattibilità dei progetti, di gestione interna degli orti e auto-regolamentazione, verificando la congruità delle esigenze riportate con quanto previsto nella ordinanza. Dai tavoli è emerso che la delibera 38 offre importanti opportunità di sviluppo della pratica degli orti in città, ma presenta, allo stesso tempo, alcune criticità che potrebbero ridurre la portata di questo strumento, una su tutte l’accesso all’acqua. Non è previsto, infatti, alcun coinvolgimento delle amministrazioni territoriali nel garantire l’accesso ad una fonte idrica, neanche come parte terza per un eventuale ruolo di intermediazione fra associazioni e Acea. In questo senso, si è considerata la delibera come un primo passo per un work in progress che ha richiesto e richiederà il coinvolgimento di tutte le parti in causa: associazioni e istituzioni.
Per questo motivo è stato rivolto un invito a quei rappresentati istituzionali che hanno avuto un ruolo decisivo nel processo deliberatorio. Hanno partecipato: Estella Marino, già assessora all’ambiente sotto la precedente giunta comunale; Gianluca Peciola, già consigliere di Roma Capitale e capogruppo di Sel e Cristiana Avenali, consigliera del Partito democratico e della commissione ambiente della Regione Lazio. Con loro si è partecipato e condiviso il successo ottenuto, ma si è anche cercato il modo per superare insieme i limiti e le criticità della normativa.
La consapevolezza della ridotta operatività dell’attuale quadro istituzionale e l’incertezza politico amministrativa che pesa sul futuro della città di Roma non hanno ridotto la ricchezza delle idee e il livello di coinvolgimento di tutti nel trovare soluzioni praticabili, anche attraverso la riapertura dei tavoli di confronto istituzionale. Seppur con alcune difficoltà, inoltre, è stata anche ipotizzata una possibile adozione della delibera su scala regionale.
Per tutti, la delibera rimane comunque una importante conquista che riconosce l’esistenza di quel mondo dell’associazionismo autorganizzato che da anni, senza clamore, ma con determinazione, si batte per recuperare pezzi importanti del territorio ad un uso ecologico e sociale.
fonte: http://comune-info.net
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