La danza della pioggia


Oggi piove, e da domani, nessuno parlerà di emergenza smog o criticità della vita urbana.
Una grande amnesia collettiva colpirà la grande maggioranza delle persone, e, con sollievo di molti, si tornerà a parlare di questi problemi tra un anno o poco meno.
Prima di questa incredibile ipocrisia collettiva, vorrei provare, ancora una volta, a condividere la lezione che ho imparato. Non esistono soluzioni o ricette semplici e soprattutto locali, e spesso chi prova a sciogliere i nodi di una rete di problemi immensa rimane “incagliato” nelle strumentalizzazioni o si fissa su un singolo nodo, operazione inutile e a volta dannosa, quando intorno rimane una montagna di nodi. 
Mi chiedo spesso perché molte energie umane vengono spese per costruire macchine e tecnologia, spesso con forti impatti negativi su risorse naturali, ambiente e salute.
Forse perché quelle attività producono profitti?
L’energia e le risorse individuali sono rivolte al profitto e all’interesse individuale. La storia di ogni impresa, piccola o grande, è spinta dall’interesse economico individuale o collettivo. 
La capacità collettiva di tanti uomini produce vaccini, farmaci, macchine, tecnologie, ed è guidata dalla leva finanziaria. 
Si può pensare che altrettanta energia venga alimentata solo da un premio ideale? 
Sì, se il valore dell’etica e della “fama” supera quello della ricchezza materiale. Un principio che appare lontano dalla cultura sociale più diffusa e che può essere modificata solo attraverso una rivoluzione culturale.
In questo contesto, l’unico percorso razionale per sostenere attività umane rivolte alla tutela dell’ambiente, al recupero di materia, alle energie rinnovabili, alla prevenzione primaria, alla mobilità sostenibile è una rivoluzione fiscale. 
Solo la riduzione dello sfruttamento di risorse naturali: acqua, suolo, energia, aria e materia (rifiuti) può invertire la rotta di autodistruzione del proprio “nido” da parte dell’uomo. Per promuovere il disaccoppiamento tra crescita economica e sfruttamento di risorse, occorre una leva finanziaria, che stimoli la creatività e la capacità progettuale dell’uomo. La fiscalità dovrà essere rivoluzionata per rendere più remunerativa un impresa che bonifica terreni, rispetto a una che produce tecnologia sfruttando risorse naturali o inquinando aria e acqua.
 
fonte: http://abelliniforli.blogspot.it