giovedì 2 marzo 2017

Il biogas italiano, eccellenza internazionale: nel 2030 coprirà il 13% del fabbisogno nazionale

Potenziale da 8,5 miliardi di metri cubi, più di tutto il gas naturale estratto oggi nel Paese

















In Italia sono operativi più di 1.500 impianti di biogas, dei quali circa 1.200 in ambito agricolo, con una potenza elettrica installata di circa 1.200 MW, equivalente a una produzione di biometano pari a 2,4 miliardi di metri cubi l’anno: potenzialmente, il nostro Paese potrebbe produrre entro il 2030 fino a 8,5 miliardi di metri cubi di biometano (ovvero, più di tutto il gas naturale estratto in Italia nel 2015, pari a 6,9 miliardi di metri cubi di gas), in grado di soddisfare il 12-13% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale. Con risvolti positivi anche per quanto riguarda il lavoro: la filiera del biogas-biometano ha un’intensità occupazionale pari a 6,7 addetti per MW installato, e ha già favorito la creazione di oltre 12 mila posti di lavoro stabili e specializzati.
Numeri di un successo italiano che merita di essere adeguatamente valorizzato quelli presentati oggi a Roma durante la terza edizione di Biogas Italy, l’evento annuale che si tiene sotto l’egida del Cib (Consorzio italiano biogas, che conta quasi 800 aziende associate e più di 400 MW di capacità installata), svoltosi all’insegna del motto L’alba di una rivoluzione agricola.
L’Italia è da tempo uno dei principali produttori di biogas in agricoltura, quarta al mondo dopo Germania, Cina e Stati Uniti, ma i risultati più interessanti arrivano oggi sotto il profilo qualitativo. Ecofys, società internazionale leader nella consulenza energetica e climatica, in collaborazione con l’Università di Wageningen (Paesi Bassi) e con il CRPA, Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia, ha analizzato il modello e disciplinare di produzione promosso dal Consorzio italiano biogas, denominato ‘Biogasdoneright®’ (Biogasfattobene). Un modello basato sull’uso prevalente di sottoprodotti e sui doppi raccolti, in modo da non essere in competizione con le produzioni alimentari e foraggere, che consente di produrre di più in modo sostenibile, contribuendo al contempo alla crescita delle energie rinnovabili.
«La produzione di biogas e biometano secondo princìpi del Biogasdoneright® – sono le conclusioni dello studio condotto da Ecofys – ha ricadute positive misurabili non solo con l’aumento delle produzioni alimentari e foraggere ma anche con il miglioramento di livelli di biodiversità, qualità e nutrienti del suolo grazie all’uso del digestato  Il modello italiano si basa sul criterio delle doppie colture: una coltura invernale denominata ‘di copertura’ viene aggiunta a quella convenzionale del periodo estivo, senza necessità di irrigazione o fertilizzazione aggiuntiva, grazie alle condizioni di umidità favorevoli».
Inoltre il biogas e il biometano (il risultato di un processo di upgrading del biogas) prodotti secondo i principi del Biogasdoneright® sono oltretutto carbon negative, come emerge da un’analisi di ciclo di vita (LCA) condotta dal CIB con il supporto del CRPA su un campione di quattro impianti di digestione anaerobica: dallo studio è emerso che l’elettricità prodotta da Biogasfattobene “genera” emissioni climalteranti prevalentemente negative (in un range da -335 a 25 g CO2eq per kWh), al contrario di quanto accade con il gas naturale (che in Ue produce 72 g CO2eq per MJ). Dati assai incoraggianti anche per quanto riguarda l’impiego del biogas nell’autotrasporto: in questo caso il biometano presenta infatti livelli di emissioni paragonabili all’elettrico ovvero 5 gC02eq/Km, il 97%  in meno di un analogo veicolo alimentato a benzina. Nei motori alimentati a metano e biometano sono inoltre praticamente assenti le missioni di PM10 e gli ossidi di azoto sono ridotti del 70%.
Anche alla luce di tali risultati, cinque docenti di fama internazionale, coordinati da dal professor Bruce Dale della Michigan University, già consulente del governo degli Stati Uniti, hanno deciso costituire in occasione di Biogas Italy un team internazionale per valutare la scalabilità del modello italiano nei vari contesti internazionali.
«Sin dalla nostra costituzione 10 anni fa – osserva Piero Gattoni, presidente del Cib – ci siamo posti l’obiettivo di promuovere un percorso di sviluppo della digestione anerobica in azienda agricola che permettesse di continuare a produrre cibo e foraggi di qualità, in modo ancora più sostenibile e a costi minori, utilizzando sottoprodotti e colture di integrazione, come quelle di secondo raccolto che altrimenti non avrebbero avuto mercato. L’interesse di importanti studiosi internazionali per approfondire scientificamente quello che noi stiamo sperimentando nella pratica della gestione delle nostre aziende ci motiva a continuare lungo una strada che può portare le nostre aziende ad essere più competitive e sostenibili».

fonte: www.greenreport.it