sabato 6 maggio 2017

CRESCITA QUALITATIVA















Prefazione di Massimo Mercati (Direttore generale di ABOCA spa)

“A fronte dell’esaurimento delle risorse disponibili, emerge la consapevolezza che il CAPITALISMNO GLOBALE, che presuppone la crescita dei consumi quale unica misura del suo benessere, condurrà INEVITABILEMENTE AD UNA GUERRA TRA I POPOLI E ALLA DISTRUZIONE DEL NOSTRO HABITAT”. Dall’altra parte “Che senso avrebbe investire in un’attività se questa non avesse POSSIBILITA’ DI CRESCERE? La crescita è quindi essenziale non solo per le imprese ma anche per i sistemi ecologici, dove essa appare come manifestazione della stessa vita. Per cui un SISTEMA CHE NON CRESCE E’ UN SISTEMA MORTO!”

Allora cosa intendiamo per CRESCITA?
 “CRESCITA QUALITATIVA” di F Capra e H Handerson
Questo sistema economico persegue implacabilmente una CRESCITA ILLIMITATA  e promuovendola  mediante il  consumo eccessivo e l’ economia dello spreco (USA e GETTA) con uso intensivo di ENERGIA e RISORSE, che GENERANO RIFIUTI,  INQUINAMENTO  e DISSIPANO le RISORSE NATURALI della TERRA” (quindi = SPRECO). In questo, la PUBBLICITA’, creando bisogni artificiali ne è la COMPLICE massima.
Per la conferenza di RIO+20  del giugno 2012 i 18 premiati dal BLUE PLANET (Nobel non ufficiale per l’ambiente) hanno scritto: “Il  mito della crescita perpetua ingenera l’idea IMPOSSIBILE che la crescita economica sia la cura per tutti i problemi del mondo quando in realtà essa è proprio la MALATTIA ALLA RADICE DELLE NOSTRE PRATICHE GLOBALI NON SOSTENIBILI”
Capra e Handerson affermano quindi che “è cruciale passare da un sistema economico basato sul concetto della crescita illimitata ad un sistema che sia ecologicamente sostenibile e socialmente equo. ‘Niente crescita’ NON è la SOLUZIONE perché la crescita è un caratteristica della vita e una società o un’economia che non cresce, prima o poi moriranno.
Prendiamo esempio dalla natura: “In natura la crescita NON E’ LINEARE e ILLIMITATA. Mentre alcune parti degli organismi o degli ecosistemi crescono, altre decadono, liberando e RICICLANDO le proprie componenti che a loro volta DIVENTANO RISORSE PER UNA NUOVA CRESCITA”.
La prima critica alla CRESCITA QUANTITATIVA fu a Rjo de Janeiro nel 1992 dove 170 governi si accordarono sulla necessità di correggere la visione quantitativa della crescita sostenuta dagli economisti. Ma per lungo tempo questo appello è stato IGNORATO dovendo, le aziende e gli stati includere nei loro bilanci i COSTI AMBIENTALI che normalmente vengono scaricati sui contribuenti con conseguenze successive e purtroppo ormai macroscopici (e sanabili?) sull’ambiente e sulle generazioni future. Da ciò la necessità di non misurare più come fanno ancora gli economisti, la ricchezza di un Paese sul PIL (Prodotto Interno Lordo) ma sull’ ISU (INDICE DI SVILUPPO UMANO) (pag 13 e seg) come proposto dall’ONU già da 1990 come indice complementare al PIL (pag 23)  integrandolo con misure QUALITATIVE: povertà, salute, parità fra i sessi, ISTRUZIONE, inclusione sociale e ambiente. Nessuna di queste misure può essere ridotta a coefficienti monetari o aggregata alle altre per formare una semplice cifra.
L’ideatore del PIL nel 1934, SIMON KUZNES, già allora diceva: “il PIL è un metro limitato e mono-dimensionale che non dovrebbe essere usato come indicatore del progresso sociale nel suo insieme”.
Gli economisti normalmente riconoscono soltanto il denaro e i flussi di cassa, ignorando tutte le altre forme basilari di ricchezza:  il patrimonio culturale, sociale ed ecologico. In pratica si può affermare che  il concetto di CRESCITA QUANTITATIVA è ristretto alla crescita economica, mentre quello di CRESCITA QUALITATIVA è legato anche allo sviluppo biologico ed ecologico (pag 26). Osservando la natura si può vedere molto chiaramente,  come la crescita quantitativa illimitata è INSOSTENIBILE. Un esempio eclatante: la crescita infinita delle cellule cancerogene che portano alla distruzione dell’organismo in cui stanno proliferando. Ugualmente una crescita economica solo quantitativa e allo stesso modo illimitata MA in un pianeta circoscritto, per cui ne determina la morte come il cancro. Invece la crescita economica QUALITATIVA prevede un equilibrio dinamico fra CRESCITA, DECLINO e RICICLO,  includendo nel processo: apprendimento e maturazione  (quello che avviene in natura!).
Se prendiamo la crescita basata sull’uso dei combustibili fossili i costi sociali (sostanze tossiche prodotte) e l’esaurimento a cui si si va inesorabilmente incontro, portano al degrado del pianeta e dei suoi ecosistemi. Invece la crescita qualitativa è basata su produzioni più efficienti (riduzione degli sprechi e conseguente riduzione dei costi, uso delle energie rinnovabili e quindi EMISSIONI ZERO, RICICLO continuo delle risorse naturali e il risanamento degli ecosistemi. Processo nel quale i rifiuti di un’impresa diventino risorsa per un’altra: “service and flow” ciclo continuo in cui le materie prime e i componenti entrano in un ciclo continuo fra produttori e consumatori. Edifici che per esempio producano più energia di quella che consumano, automobili elettriche ibride ecc… RINASCITA dell’AGRICOLTURA BIOLOGICA.
Come passare da una crescita quantitativa ad una qualitativa
·         Adottare una SERIE DI INDICATORI SOCIALI/AMBIENTALI i più ampi possibile (questo dipende naturalmente dalla VOLONTÀ POLITICA ma anche dalla “pressione” dell’opinione pubblica oltre che da una migliore preparazione dei giornalisti e dei professionisti dei media in generale.
·         RISTRUTTURARE I SISTEMI FISCALI riducendo le imposte sul lavoro e aumentando le imposte su quelle attività che distruggono l’ambiente. “TASSE VERDI” già adottate da diversi paesi.  Spostare la pressione fiscale dai redditi a dalle buste paga agli sprechi e a tutte le forme di inquinamento e alle fonti energetiche non rinnovabili. In questo modo si spingono gradualmente fuori dal mercato, tecnologie e modelli di sviluppo dannosi e caratterizzati da spreco.
·         Aziende e industrie dovrebbero riesaminare i loro servizi e processi produttivi per determinare quali siano ecologicamente distruttivi e quindi essere gradualmente eliminati, diversificandosi al tempo stesso verso servizi e prodotti ecologicamente compatibili.
·         ADOZIONE DI NUOVI PROTOCOLLI DI CONTABILITA’ da parte delle aziende che tengano conto di fattori sociali, ambientali e di governance in modo che le aziende e le industrie  stesse si orientino verso pratiche, servizi e prodotti più sostenibili spinti in ciò sia dai loro stessi investitori (anche i fondi comuni di investimento socialmente responsabili) , fondi pensionistici, sindacati, associazioni civili e singoli azionisti (Ethical Markets: Growning the Green Economy -2006- di Hazel Handerson)
Infine, la transizione da una crescita economica quantitativa verso una qualitativa potrebbe determinare la creazione di nuove industrie e ne ridimensionerebbe altre in base a CRITERI ECOLOGICI e SOCIALI. Tutti i problemi del nostro tempo: -Energia –Ambiente –Cambiamento climatico –Sicurezza alimentare –Sicurezza finanziaria non possono essere affrontati separatamente. SONO PROBLEMI SISTEMICI cioè INTERCONNESSI e INTERDIPENDENTI. Insomma guardare oltre l’economia proprio per risolvere la crisi economica globale.
Solo a mo’ di esempio: l’agricoltura industriale a larga scala deve per forza  ricorrere all’uso di sostanze chimiche, mentre un’agricoltura biologica, comunitaria e sostenibile contribuirebbe alla soluzioni di tre questioni fondamentali: DIPENDENZA ENERGETICA – CAMBIAMENTO CLIMATICO – CRISI dell’ASSITENZA SANITARIA (“Farmer in Chief” di Michael Pollan in “Defense of Food: An Eater’s Manifesto – The Penguin Press 2008). 
Alla fine è solo un problema di volontà politica!

Fritjof Capra (fisico cofondatore e direttore del CENTER for ECOLITERACY a Berlkey California)  
Hazel Handerson (autrice di “Ethical Markets: Growning the Green Economy 2006)