La denuncia in un documento al Parlamento del magistrato Troncone:
situazioni di degrado ambientale gravissime. Serve un monitoraggio più
efficiente
Lo smaltimento illegale di rifiuti nella “terra dei fuochi” «resta
un fenomeno alquanto dilagante », le bonifiche «sono in fase di “stallo”
con rimbalzi di responsabilità fra i vari enti interessati», mentre «i
“tassi d’incidenza oncologica” con molta affidabilità possono essere
identificati come “indicatori di rischio”, in rapporto di casualità
diretta tra sorgenti di rischio e patologia oncologica». A lanciare
l’allarme è il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Maria
Antonietta Troncone.
Sono alcuni passaggi della
relazione consegnata alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle
attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, in missione nei giorni
scorsi in Campania. Un documento di trenta pagine, una fotografia di
un territorio dove, scrive il procuratore, «ancora sussiste una
illegalità diffusa, la quale contribuisce ad acuire il progressivo
degrado dei luoghi». Ma dove «le disca- riche abusive» che interessano
«ingenti quantità di rifiuti anche in termini di volumi occupati, sono
principalmente quelle le cui attività di smaltimento illecito di
rifiuti è possibile far risalire tra gli anni ’80 e gli anni ’90».
Proprio per questo è particolarmente grave che le bonifiche, come
denuncia il procuratore, siano «in una fase di stallo». A sostegno di
questa denuncia il magistrato illustra un lungo elenco di inchieste
già chiuse e altre ancora in corso, molto delicate, come confermano
alcuni omissis contenuti nella relazione come
quelli sul sistema di depurazione, sui Regi Lagni, sugli scarichi di
alcune grandi aziende, sugli incendi in impianti di rifiuti, in
particolare l’Ilside nel comune di Bellona.
Vicende
di gravi inquinamenti, ma anche di mala amministrazione, appalti
sospetti, corruzione. I numeri che il procuratore ha fornito alla
Commissione parlano da soli. «Attualmente i siti contaminati e
potenzialmente contaminati della provincia di Caserta, ricompresi nel
Piano Regionale di Bonifica, sono 1.285». Inoltre «sono attive presso
il Dipartimento Arpac di Caserta circa 400 procedure sull'effettuazione
di indagini preliminari, al fine di attuare le necessarie misure di
prevenzione nelle zone interessate dalla contaminazione ». Numeri che
giustificano la denuncia del magistrato. «La provincia di Caserta
presenta situazioni di degrado ambientale gravissime, causate dagli
smaltimenti illegali di rifiuti speciali pericolosi e non, con
conseguenti danni ambientali, peraltro non ancora quantificabili». Ma
non basta perché, aggiunge il procuratore, «a detti smaltimenti, oggi,
vanno certamente sommati gli innumerevoli abbandoni indiscriminati di
rifiuti speciali, anche pericolosi, che il più delle volte vengono
incendiati cagionando un danno ambientale di notevole proporzione».
Ma
il «contrasto ai crimini ambientali » richiede un «efficiente
monitoraggio delle modalità di smaltimento dei rifiuti speciali
derivanti da attività produttive». Dunque non più solo rifiuti
importati, ma prodotti dalle imprese campane. Per questo, per
migliorare le capacità d’indagine, «l’obiettivo è quello della
definizione di una sorta di 'rifiutometro',
ovverossia di indice di congruità fra l’oggetto e le dimensioni delle
varie attività produttive analizzate e l’entità e la tipologia dei
rifiuti smaltiti, per valutare il regolare assolvimento o meno degli
obblighi di legge in tema di smaltimento dei rifiuti». Molto
interessante il capitolo sulla depurazione.
È qui che compare la maggior parte degli omissis.
Come quello che segue il titolo 'Scarico acque reflue industriali
Lete S.p.A. - Pratella (Ce)'. E anche qui i numeri sono drammatici.
Dei 130 impianti di depurazione comunale della provincia solo 41 sono
funzionanti, 28 non funzionanti, 12 in bypass totale, 49 parzialmente
funzionanti. Inoltre, scrive il procuratore, «è stata inoltre
riscontrata l’esistenza di impianti di depurazione delle acque la cui
realizzazione è stata iniziata e mai conclusa ». Non va meglio per gli
scarichi industriali. «Si riscontra in molte aree Asi la mancanza della
rete di depurazione ». In alcuni casi, sottolinea il magistrato,
«esiste un collettore che unisce al depuratore, ma manca il previo
trattamento degli scarichi industriali; in altri, invece, manca del
tutto il collettore, sicché lo scarico avviene direttamente nei Regi
Lagni». Ed è uno dei fatti sui quali la Procura sta indagando, come
conferma un altro omissis.
fonte: https://www.avvenire.it