sabato 9 giugno 2018

Salute: il pericolo sottovalutato della plastica nera

Un nuovo studio avverte: le cattive pratiche di riciclo della plastica dai rifiuti elettronici stanno introducendo sostanze chimiche dannose nei prodotti di consumo





















Attenzione alla plastica nera, soprattutto quella impiegata nei prodotti a contatto con alimenti: può contenere sostanze chimiche pericolose come il bromo, l’antimonio e il piombo. A lanciare l’allarme è un nuovo studio, condotto dagli scienziati dell’Università di Plymouth, nel Regno Unito, che mette in relazione la diffusione di materiale polimerico contaminato con le cattive pratiche dell’industria del riciclo.
Oggi i prodotti di colore nero costituiscono circa il 15% del flusso di rifiuti domestici in plastica e la maggior parte sono imballaggi monouso o vassoi per alimenti. Questo tipo di materiale non è facilmente riciclabile a causa della bassa sensibilità dei pigmenti neri alle radiazioni vicine allo spettro dell’infrarosso, utilizzate negli impianti convenzionali di selezione rifiuti. “Vi sono prove in aumento – spiega lo studio – del fatto che la domanda di materie plastiche nere nei prodotti di consumo sia parzialmente soddisfatta mediante il reperimento di materiale dalle custodie in plastica dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) al termine del loro ciclo di vita”.

Nei RAEE, tuttavia, la plastica contiene sostanze come ritardanti di fiamma e metalli pesanti che, se non eliminati, passano direttamente nel materiale riciclato. Oltre a rappresentare una minaccia diretta per la salute umana, lo studio dimostra che la plastica nera è in grado di produrre effetti potenzialmente dannosi per l’ambiente marino attraverso la diffusione delle microplastiche.

Per questa ricerca, Andrew Turner e la sua squadra hanno valutato, grazie alla spettrometria XRF, i livelli di una serie di elementi in oltre 600 prodotti di plastica nera come articoli a contatto con alimenti (ad esempio le impugnature dei coltelli), abbigliamento, giocattoli, gioielli, articoli per ufficio e apparecchiature elettroniche nuove e vecchie. Il lavoro descrive gli impatti ambientali e le vie di esposizione umana derivanti dal cattivo riciclaggio dei RAEE e dalla contaminazione dei beni di consumo, compresi quelli associati all’inquinamento marino. In molti prodotti, tra cui agitatori per cocktail, manichette da giardino e decorazioni natalizie e manici di attrezzi, le concentrazioni di bromo superano potenzialmente i limiti legali previsti per gli articoli elettrici. In altri, compresi vari giocattoli, contenitori di stoccaggio e apparecchiature per ufficio, è il piombo a superare gli standard.


“Vi sono impatti ambientali e sanitari derivanti dalla produzione e dall’uso della plastica in generale – ha aggiunto Turner -, ma la plastica nera comporta rischi e pericoli maggiori, a causa dei vincoli tecnici ed economici imposti alla selezione e separazione dei rifiuti neri da riciclare, associata alla presenza di additivi dannosi necessari per la produzione o le applicazioni nei settori delle apparecchiature elettroniche ed elettriche”.

fonte: www.rinnovabili.it