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USA, scoperta la plastica che si ricicla all’infinito

A differenza dei polimeri plastici convenzionali, può essere facilmente riconvertita fino ad arrivare alle molecole che la compongono




















Un gruppo di scienziati della Colorado State University ha inventato una nuova tipologia di plastica che può teoricamente essere riciclata all’infinito. Il materiale, creato dal professor Eugene Chen, ha le stesse caratteristiche della plastica normalmente in commercio, comprese la durezza, la durevolezza e la resistenza al calore. La scoperta è stata pubblicata su Science.
A differenza delle plastiche convenzionali, questo nuovo tipo di plastica può essere facilmente riconvertita fino ad arrivare alle molecole che la compongono. Alla base della nuova scoperta c’è un processo di riciclo chimico che può essere messo in pratica senza l’utilizzo di sostanze tossiche o di procedure di laboratorio di tipo intensivo. Secondo gli scienziati, il nuovo materiale ha tutto il potenziale per essere scalabile a livello industriale.
“I polimeri possono essere chimicamente riciclati e riutilizzati all’infinito – spiega il professori Chen, citato dal quotidiano britannico The Independent – Il nostro sogno è vedere sul mercato questo polimero riciclabile all’infinito”.
La scoperta arriva proprio mentre si discute a livello globale del problema dei rifiuti di plastica e, in particolare, del cosiddetto marine litter, la plastica che finisce nei corsi d’acqua e in mare. L’Europa ha da poco tempo dato il via a una strategia europea sulla plastica e la Gran Bretagna ha cominciato a lanciare iniziative contro la plastica monouso.
In un articolo a commento del nuovo materiale scoperto dagli scienziati della Colorado State University, i chimici Haritz Sardon e Andrew Dove hanno discusso dell’importanza di questa scoperta per il futuro dell’economia circolare e hanno notato come questa nuova tecnologia potrebbe portare a un mondo nel quale le plastiche a fine vita non sono più considerate rifiuto ma materie prime per creare nuovi prodotti ad alto valore.

fonte: www.rinnovabili.it

Salute: il pericolo sottovalutato della plastica nera

Un nuovo studio avverte: le cattive pratiche di riciclo della plastica dai rifiuti elettronici stanno introducendo sostanze chimiche dannose nei prodotti di consumo





















Attenzione alla plastica nera, soprattutto quella impiegata nei prodotti a contatto con alimenti: può contenere sostanze chimiche pericolose come il bromo, l’antimonio e il piombo. A lanciare l’allarme è un nuovo studio, condotto dagli scienziati dell’Università di Plymouth, nel Regno Unito, che mette in relazione la diffusione di materiale polimerico contaminato con le cattive pratiche dell’industria del riciclo.
Oggi i prodotti di colore nero costituiscono circa il 15% del flusso di rifiuti domestici in plastica e la maggior parte sono imballaggi monouso o vassoi per alimenti. Questo tipo di materiale non è facilmente riciclabile a causa della bassa sensibilità dei pigmenti neri alle radiazioni vicine allo spettro dell’infrarosso, utilizzate negli impianti convenzionali di selezione rifiuti. “Vi sono prove in aumento – spiega lo studio – del fatto che la domanda di materie plastiche nere nei prodotti di consumo sia parzialmente soddisfatta mediante il reperimento di materiale dalle custodie in plastica dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) al termine del loro ciclo di vita”.

Nei RAEE, tuttavia, la plastica contiene sostanze come ritardanti di fiamma e metalli pesanti che, se non eliminati, passano direttamente nel materiale riciclato. Oltre a rappresentare una minaccia diretta per la salute umana, lo studio dimostra che la plastica nera è in grado di produrre effetti potenzialmente dannosi per l’ambiente marino attraverso la diffusione delle microplastiche.

Per questa ricerca, Andrew Turner e la sua squadra hanno valutato, grazie alla spettrometria XRF, i livelli di una serie di elementi in oltre 600 prodotti di plastica nera come articoli a contatto con alimenti (ad esempio le impugnature dei coltelli), abbigliamento, giocattoli, gioielli, articoli per ufficio e apparecchiature elettroniche nuove e vecchie. Il lavoro descrive gli impatti ambientali e le vie di esposizione umana derivanti dal cattivo riciclaggio dei RAEE e dalla contaminazione dei beni di consumo, compresi quelli associati all’inquinamento marino. In molti prodotti, tra cui agitatori per cocktail, manichette da giardino e decorazioni natalizie e manici di attrezzi, le concentrazioni di bromo superano potenzialmente i limiti legali previsti per gli articoli elettrici. In altri, compresi vari giocattoli, contenitori di stoccaggio e apparecchiature per ufficio, è il piombo a superare gli standard.


“Vi sono impatti ambientali e sanitari derivanti dalla produzione e dall’uso della plastica in generale – ha aggiunto Turner -, ma la plastica nera comporta rischi e pericoli maggiori, a causa dei vincoli tecnici ed economici imposti alla selezione e separazione dei rifiuti neri da riciclare, associata alla presenza di additivi dannosi necessari per la produzione o le applicazioni nei settori delle apparecchiature elettroniche ed elettriche”.

fonte: www.rinnovabili.it