martedì 31 luglio 2018

In Italia troppa acqua in bottiglia. Ecco perché possiamo farne a meno
















Il 2018 è l'anno della mobilitazione contro i rifiuti in plastica. Istituzioni, associazioni e società civile si sono unite per ridurne l'utilizzo e pesare meno sul pianeta. A partire dai consumi di acqua in bottiglia.


La plastica che finisce negli oceani potrebbe circondare l’intero pianeta per quattro volte. In tutto il mondo, ogni sessanta secondi, viene venduto un milione di bottiglie di plastica, mentre sono oltre 25 milioni le tonnellate di rifiuti in plastica prodotti ogni anno solo in Europa. Di questi, secondo un recente rapporto redatto dall’Ocse, solo il 30 per cento viene riciclato; numeri che si riducono al 15 per cento se allarghiamo l’orizzonte a livello globale. Una volta arrivata in mare, la plastica può impiegare anche mille anni per degradarsi, entrando nella catena alimentare e colpendo l’intera catena trofica, a partire dagli organismi più piccoli. Una vera emergenza, che viene ricordata anche nella Giornata mondiale degli oceani, celebrata in tutto il mondo l’8 giugno e che quest’anno è dedicata proprio alla prevenzione dell’inquinamento causato dell’abbandono di oggetti e bottiglie in plastica e allo sviluppo di soluzioni per mantenere i nostri oceani in salute.






Troppa la plastica negli oceani

Non ci sono solo le classiche immagini di tartarughe che si cibano di sacchetti, o di balene spiaggiate perché catturate da strati e strati di plastica. Recentemente il Cnr-Ismar ha rilevato che il Mediterraneo è uno dei mari con la maggiore concentrazione di microplastiche, non solo nelle aree ad alta concentrazione antropica, ma anche nelle aree marine protette, dove la conservazione dovrebbe essere il primo obiettivo. Secondo la fondazione Ellen MacArthur rischiamo di avere più plastica che pesce nel mare, entro il 2050.
Gli italiani bevono troppo acqua in bottiglia

L’Italia è al quinto posto in Europa per la qualità dell’acqua di rubinetto, dopo Austria, Svezia, Irlanda e Ungheria. Eppure siamo tra i maggiori consumatori di acqua in bottiglia, terzi al mondo. Prima di noi solo il Messico, che fa registrare un consumo di 264 litri di acqua pro capite e la Thailandia, con 246 litri. I nostri connazionali “si fermano” a 196 litri l’anno, nonostante l’acqua che arriva nelle nostre case sia controllata, economica e sicura, perché soggetta a decine e decine di analisi su tutta le rete di distribuzione.



Le soluzioni per ridurre i consumi di acqua in bottiglia

Certo può accadere che l’acqua che sgorga dai rubinetti possa presentare differenze per quanto riguarda sapore, odore o colore. E che quindi si preferisca l’acqua in bottiglia, con tutti i problemi che questo comporta: sette miliardi di bottiglie (solo in Italia) da smaltire ogni anno, senza contare trasporti e logistica.

Per ovviare al problema, si potrebbe optare per l’installazione di un sistema di filtraggio domestico. Tra i più semplici, esistono sul mercato i sistemi a microfiltrazione a carbone attivo, che permettono di ridurre la presenza del cloro e di alcuni sedimenti. Viene infatti utilizzato del carbone vegetale che si comporta come una pietra estremamente porosa. Ma se si vuole intervenire sui sali disciolti, sugli inquinanti emergenti (come ormoni derivati di farmaci, Pfas e Pfoa) o sugli elementi indesiderati (come il cromo esavalente, l’arsenico, il cadmio, il piombo e il mercurio) è necessario installare dei sistemi a osmosi inversa.

Un impianto a osmosi inversa, soprattutto quando combinato ad un sistema ad ultrafiltrazione, è infatti un utile strumento per avere in casa un’acqua batteriologicamente perfetta. Questa tecnologia, grazie all’impiego di una particolare membrana, riesce a filtrare elementi indesiderati come nitrati e pesticidi, impedendo inoltre il passaggio di batteri, virus ed endotossine. Il sistema permette di avere un’acqua più buona e più sicura.





Sistemi di filtrazione, quali sono i benefici

Si stima che per produrre 1 kg di Pet, con cui vengono prodotte circa 28 bottiglie di plastica da 1,5 litri, si utilizzino 2 kg di petrolio; quindi per 37,5 litri di acqua da bere in bottigliavengono rilasciati in atmosfera 2,8 kg di CO2. L’installazione di un impianto a osmosi inversa permette di ridurre i consumi di acqua in bottiglia, di plastica e di conseguenza anche le emissioni di CO2: circa 150 kg pro capite in un anno. Senza dimenticare il risparmio economico per gli utenti: l’acqua del rubinetto filtrata costa comunque la metà di quella in bottiglia.

Ridurre l’acquisto di acqua in bottiglia è dunque possibile. Si tratta solo di cambiare abitudini e, per una volta, di fare la scelta giusta.

fonte: www.lifegate.it

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