sabato 27 ottobre 2018

Fukushima, l'acqua radioattiva potrebbe finire nell'oceano

Oltre un milione di tonnellate pronte ad essere sversate nel Pacifico. L'ira degli ambientalisti: "I livelli sono ben oltre il consentito"













Oltre un milione di tonnellate di acqua altamente radioattiva è pronta a essere sversata nel Pacifico. Il Giappone ha deciso di sbarazzarsi così della tossica eredità di Fukushima, la centrale nucleare devastata dallo tsunami del 2011 e che per diversi mesi fece rivivere a tutto il mondo l'incubo di Chernobyl. Lo spazio per immagazzinare l'acqua che venne a contatto con i reattori danneggiati, infatti, sta quasi per finire. E così Tokyo sta pensando di svuotare 900 maxi cisterne, l'equivalente di 1,09 milioni di tonnellate, direttamente nell'oceano. Il piano ha scatenato l'ira di chi abita sulle coste e delle associazioni ambientaliste nipponiche. Anche Corea del Sud e Taiwan hanno espresso le loro perplessità al governo giapponese, visto che l'acqua contaminata potrebbe raggiungere le loro spiagge.

La Tepco, l'azienda che gestisce l'impianto e che diverse volte è stata pizzicata a mentire su questioni legate alla sicurezza, ha assicurato che l'unico elemento radioattivo presente nelle cisterne è il trizio, pericoloso solo in grandi quantità. Per stare dalla parte dei bottoni, Tokyo aveva inoltre promesso di eliminare qualsiasi altro eventuale materiale pericoloso, grazie all'Advanced Liquid Processing System, un sistema di pulizia ultrasofisticato progettato da Hitachi. Peccato che il Telegraph abbia già scoperto diverse falle in questo meccanismo perfetto solo sulla carta. “L'Alps, secondo i documenti che abbiamo potuto consultare, ha costantemente omesso di eliminare un cocktail di altri elementi radioattivi, tra cui – scrive il quotidiano – iodio, rutenio, rodio, antimonio, tellurio, cobalto e stronzio”. Hitachi per ora si è rifiutata di commentare lo scoop, così come il governo giapponese, che sapeva da tempo, sempre secondo le fonti del Telegraph, dei difetti dell'Alps.

Secondo il Kahoko Shinpo, un quotidiano giapponese locale, i livelli di iodio 129 e rutenio 106 hanno superato i livelli accettabili in 45 campioni su 84 nel 2017. Lo iodio 129 ha un'emivita di 15,7 milioni di anni e può causare il cancro della tiroide. Il rutenio 106 è prodotto dalla fissione nucleare e alte dosi possono essere tossiche e cancerogene se ingerite. “Finché non sapremo esattamente cosa contengono le cisterne – spiega Ken Buesseler, esperto di chimica alla US Woods Hole Oceanographic Institution – è praticamente impossibile valutare qualunque piano di rilascio e capire quali effetti potrà avere sull'oceano”. La comunità scientifica teme particolarmente la contaminazione dei prodotti ittici. La presenza di stronzio 90 nelle cisterne è una minaccia per chiunque consumi pesce in Giappone. Le specie più piccole, infatti, possono immagazzinare nelle ossa alte quantità di questa sostanza, che se ingerita dagli esseri umani può causare cancro e leucemia.

fonte: https://www.quotidiano.net

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