venerdì 8 marzo 2019

Dignità dei materiali, progettazione e riuso: le chiavi dell’economia circolare in edilizia

I temi emersi durante il convegno “Economia circolare in edilizia” tenuto a Roma, in Campidoglio cui hanno partecipato rappresentanti dell’intera filiera produttiva e figure di spicco internazionale come l’architetto olandese Thomas Rau






















Il cantiere come fulcro dell’economia circolare in edilizia; i materiali di risulta come potenziali risorse prime e non scarti: queste le due tematiche al centro del convegno “Economia circolare in edilizia” organizzato dal Centro Materia Rinnovabili ed Edizioni Ambiente ieri nella Protomoteca di Roma Capitale.

Un incontro che ha riunito rappresentanti di tutta la filiera edilizia, dai costruttori agli enti istituzionali, dai produttori di materie prime fino ai progettisti, in una tavola rotonda mediata dal direttore di Rinnovabili.it, Mauro Spagnolo e impreziosita dalla presenza di Thomas Rau e Sabine Oberhuber. La coppia di architetti olandesi, autori nel 2013 del primo edificio al mondo rispettoso dei principi dell’economia circolare nel municipio di Brummen e della prima costruzione net energy positive per Liander, è intervenuta per presentare il loro libro Material Matters in cui illustrano il modello TurnToo, un nuovo approccio produttivo che mette al cuore dell’economia la dignità dei materiali e la responsabilità dei produttori.

“I prodotti che utilizziamo non sono altro che problemi organizzati – ha esordito Thomas Rau nel suo intervento – Questo avviene perché c’è una separazione tra potere e responsabilità: attualmente, il potere è centralizzato nelle mani dei produttori mentre la responsabilità ricade sulla collettività. Ragionare in termini di sostenibilità significa ‘solo’ ottimizzare il sistema produttivo attuale; circolarità significa invece costruire un nuovo paradigma”.
“Dobbiamo capire che non siamo proprietari della Terra e delle sue risorse, siamo ospiti. Non è facile accettarlo perché richiede un cambiamento culturale radicale – ha continuato Rau – Dobbiamo imparare a organizzare il nostro essere ospiti e per farlo dobbiamo anzitutto chiederci quali siano le regole della ‘casa’: il sistema Terra è un sistema chiuso, non si aggiunge nulla, quindi dobbiamo capire che ogni elemento ha lo stesso valore”.
“Il riciclo, così com’è concepito, non è altro che una massimizzazione dei costi delle materie prime. Le aziende del riciclo non fanno altro che restituire identità a materiali che l’avevano persa momentaneamente diventando rifiuti – spiega Rau – Di qui l’idea di creare un passaporto dei materiali: un sistema di catalogazione e inventario dei materiali che utilizziamo così da non perdere il loro valore. Non esiste una scarsità di risorse; i materiali vanno piuttosto intesi come edizioni limitate, al pari di un’opera d’arte”.

Il cuore del modello TurnToo è il cosiddetto Matasto (in inglese Madaster, dalla fusione dei termini Materials e Register): un registro in cui inventariare i materiali utilizzati e il loro valore. In questa maniera prodotti come ad esempio un edificio diventano delle banche di materiali da cui in futuro sarà possibile recuperare materie prime piuttosto che rifiuti. L’approccio mette al centro la responsabilità del produttore: nel modello TurnToo, la proprietà dei manufatti resta al produttore mentre i consumatori sono semplici utilizzatori. Il produttore diventa un fornitore di servizi per cui sarà interessato a costruire prodotti che gli garantiscano di vendere servizi per più tempo possibile. La progettazione, quindi, cambierebbe approccio: dal creare problemi organizzati caratterizzati da obsolescenza programmata e aggiornamenti inessenziali, il produttore diverrebbe interessato a costruire prodotti duraturi che, una volta esaurito il loro ciclo vitale, tornino indietro e possano essere smontati e riutilizzati in altri processi. Segue

fonte: www.rinnovabili.it

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