martedì 11 giugno 2019

Borracce alle matricole, differenziata in dipartimento e corsi sostenibili: le università abbracciano l'ambiente

Interventi concreti da Venezia a Catania. Sul tema una due giorni della Conferenza dei rettori a Udine. E dal 2013 ad oggi 68 atenei pubblici e privati hanno aderito alla Rete per lo sviluppo sostenibile

























ROMA - L’università italiana si spende per l’ambiente e la sua sostenibilità. Non è più solo una questione di corsi di laurea a trazione ecologica nei dipartimenti più diversi: ovviamente Agraria, ma anche Ingegneria, Architettura e Giurisprudenza (il Diritto all’ambiente si studia all’Università di Bologna e aFerrara, all’Università della Tuscia e a Teramo). Gli atenei singoli, uno dopo l’altro, stanno facendo scelte concrete per dare il proprio contributo negli anni della condivisione e del messaggio green. Oggi sono sessantotto, quindi la maggioranza, gli atenei pubblici e privati che aderiscono alla Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (partita nel novembre 2013).

Il prestigioso Ateneo di Ca’ Foscari, Venezia, con il prossimo anno accademico – quindi a settembre - doterà tutte le matricole di borracce in metallo, una vera e propria dotazione per eliminare dai corridoi e dalle aule le bottiglie di plastica. Una scelta già messa in atto in questi mesi dall'ateneo di Roma Tre. Ancora, in tutti i principali incontri e nelle riunioni istituzionali di Ca' Foscari – Senato accademico, consigli di amministrazione, riunioni di valutazione - sui tavoli si vedranno caraffe d’acqua e bicchieri compostabili. Il servizio di catering sarà scelto sulla base della miglior offerta di cibo (biologico, vegetariano, a chilometro zero) e il non utilizzo di stoviglie e bicchieri monouso. L’Università estenderà la diffusione delle colonnine dell’acqua nelle principali sedi e sostituirà in tutte le macchine del caffè i bicchieri e le palette di plastica con equivalenti biodegradabili consentendo di selezionare l’opzione “senza erogazione del bicchiere” per incentivare l’utilizzo di tazze personali. Il rettore Michele Bugliesi ricorda come Ca’ Foscari abbia attivato da tempo la raccolta differenziata interna e il controllo dei consumi energetici.

Anche l’Università di Catania, dopo una campagna plastic free, in questi giorni arriva alla raccolta differenziata nelle diverse strutture dell’Ateneo. Il professor Federico Vagliasindi, Dipartimento di Ingegneria civile e Architettura, spiega: “Queste buone pratiche sono state avviate in passato con iniziative disorganiche che hanno avuto successo solo nel breve termine, senza lasciare un'organizzazione consolidata. Vogliamo creare un sistema di raccolta differenziata permanente applicabile in ateneo e che coinvolga tutte le componenti universitarie”. Nell’intera città di Catania la raccolta differenziata è al 123 per cento, decisamente bassa.
 
Uno studio dell’Università di Parma condotto insieme a Milano Bicocca – e pubblicato su "Ecological Economics" – spiega come un aumento del tasso di raccolta differenziata del 10 per cento produrrebbe una riduzione di rifiuti pro-capite dall’1,5 al 2 per cento: mezzo milione di tonnellate in meno ogni anno. In Italia nel 2017 sono stati prodotti 489 chili di rifiuti urbani pro-capite, un dato in linea con la media europea. La percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, va detto, è cresciuta in modo significativo negli ultimi ventidue anni passando dal 5 per cento nel 1995 al 55,5 per cento nel 2017.
 
La partecipazione accademica alle sorti ambientali di tutti ha portato la Conferenza dei rettori (Crui) a organizzare una "due giorni" a Udine – ieri e oggi – nell’ambito dei “Magnifici incontri”. Otto temi in discussione nei tavoli di lavoro a partire da questo concetto: “Le università svolgono un ruolo cruciale sia nella formazione delle generazioni future che nella trasmissione della conoscenza all’intera società”.
 
A Udine si è costruito il discorso attorno all’Agenda 2030 e alla presa d’atto che l’attuale modello di sviluppo è insostenibile non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale.


fonte: https://www.repubblica.it

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