Alla scoperta dei Drs: cosa prevede il deposito cauzionale del decreto Semplificazioni











In Europa molti Paesi hanno già introdotto sistemi per incentivare la raccolta di imballaggi monouso per bevande. Quali scenari si aprirebbero per l’Italia?

Gli imballaggi costituiscono una... frazione minima dei rifiuti che generiamo ogni anno in Italia (il 7% nel 2020), ma rappresentano i protagonisti assoluti – assieme all’organico – della raccolta differenziata, conquistandosi il centro dell’attenzione pubblica e politica, che si interroga su come gestirli al meglio nella fase di post-consumo.

Duole notare che a oltre vent’anni dall’introduzione delle raccolte differenziate nel nostro Paese, uno dei principali problemi sotto il profilo dell’igiene urbana sia ancora costituito dall’abbandono nell’ambiente di rifiuti da imballaggio – in primis in plastica – da parte di pochi, incivili cittadini. Basterebbe gettare i rifiuti negli appositi cestini, per evitare che finiscano ad esempio in mare.

Come provare a migliorare? In molti altri Paesi i sistemi di deposito cauzionale (Deposit return system, Drs) sono già presenti e funzionanti o in fase d’introduzione: in Europa i Drs sono invece già attivi in 10 Stati – e un’altra dozzina sta programmando d’introdurli entro il 2024 –, incentrando il meccanismo sul recupero di una frazione degli imballaggi come i contenitori di bevande (bottiglie e lattine).

Le configurazioni possibili dei Drs sono le più varie, legate anche agli specifici sistemi di raccolta e gestione rifiuti adottati nei diversi Paesi interessati, e ora anche l’Italia si appresta a tentarne l’introduzione. Resta da individuare un modello che possa ben adattarsi al contesto locale. Ne parliamo con Silvia Ricci, responsabile Rifiuti ed economia circolare dell’associazione Comuni virtuosi, a sua volta membro della piattaforma europea Reloop.

Nel decreto Semplificazioni, convertito in legge un mese fa, è stato inserito uno specifico emendamento proposto da Salvatore Penna (M5S) che aprirebbe la strada anche in Italia ad un sistema Drs per i contenitori di bevande monouso. Molti media hanno titolato che si tratterà di un sistema di vuoto a rendere con ricarica dei contenitori, come già avviene per una quota residuale del mercato dell’acqua minerale in vetro e della birra, è così?

«L’emendamento non si prefigge di introdurre un sistema di vuoto a rendere, anche se richiama al “riutilizzo”, che però deve essere inteso come reimpiego dei materiali raccolti e non come ricarica degli stessi imballaggi. Il fine del sistema di deposito cauzionale proposto è quello di massimizzare il processo di raccolta selettiva ed il riciclo dei contenitori di bevande monouso in vetro, plastica e in metallo (lattine).

Un indizio in tal senso si trova nel passaggio dell’emendamento che indica come oggetto del cauzionamento gli “imballaggi in vetro, plastica e metallo”. Di fatto un sistema di ricarica per i contenitori di bevande funziona in genere con le sole bottiglie in vetro, con l’eccezione della Germania dove si ricaricano anche le bottiglie in Pet, le quali però devono essere più spesse degli imballaggi classici in Pet in modo da garantire più riutilizzi. Non vi sono invece esperienze legate al riutilizzo/ricarica di lattine in alluminio.

A questo punto il ministero della Transizione ecologica e quello dello Sviluppo economico, entro 120 giorni dall’approvazione della legge, dovranno collaborare alla scrittura dei decreti attuativi che definiranno nel dettaglio aspetti chiave della regolamentazione del sistema: modello di conferimento degli imballaggi (che avviene principalmente presso i rivenditori, come i supermercati); l’importo del deposito pagato come piccolo sovrapprezzo dal consumatore quando si acquista la bevanda, e restituito alla riconsegna del contenitore; quali sono gli obiettivi di raccolta da conseguire col Drs; le caratteristiche che dovrà avere l’operatore del sistema (solitamente un soggetto costituito da produttori di bevande e distributori) e gli adempimenti a cui dovrà assolvere».

Quindi le preoccupazioni sollevate dalla grande distribuzione organizzata (Gdo) non sono totalmente giustificate?

«Per quello che ho avuto modo di leggere, anche se le reazioni sono per lo più riferite ad un sistema di vuoto a rendere volto al riutilizzo, il quale presenta sfide differenti rispetto ad un sistema Drs, si può evincere che le preoccupazioni della nostra Gdo siano simili a quelle già riscontrate in altri paesi europei quando si parla di Drs. Preoccupazioni che, nei paesi in cui il sistema è già stato introdotto, sono sfumate non appena la Gdo ha realizzato che i temuti costi aggiuntivi di un Drs (infrastruttura di raccolta, spazio commerciale dedicato) venivano ampiamente compensati dai vantaggi economici, diretti ed indiretti, ed ambientali derivanti dal sistema di deposito.

In un sistema “return-to-retail” spetta alla grande distribuzione attrezzare aree idonee dove istallare ed operare i sistemi automatizzati di raccolta (Rvm).

Alla Gdo viene infatti corrisposta dall’operatore del sistema di deposito una commissione di gestione per ogni contenitore riscattato. Tale commissione indennizza la distribuzione per quanto riguarda i costi complessivi della raccolta: da quelli relativi agli investimenti nell’infrastruttura per la raccolta, al personale impegnato nel riscatto manuale o automatico (pulizia e svuotamento delle Rvm) a tutto il resto.

Diversi studi internazionali hanno dimostrato che la distribuzione organizzata e i negozi dove i consumatori riportano gli imballaggi hanno tutti beneficiato di un aumento del traffico e delle vendite. Un’indagine sul comportamento dei consumatori fatta in Svezia, Finlandia, Norvegia e Paesi Bassi ha evidenziato che i consumatori tendono a fare i propri acquisti dove c’è un’efficiente struttura di restituzione e che potendo utilizzare per i propri acquisti l’importo della cauzione riscattata spendono in media di più (dal 15% dei finlandesi al 52% degli olandesi) in quegli esercizi.

La commissione di gestione ha infatti un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento di un sistema di deposito che viene solitamente negoziata in seno all’operatore del sistema di cui la Gdo deve essere parte attiva».

Federdistribuzione, in linea con la posizione espressa dal Conai in varie occasioni in cui si accennava a questi sistemi, ha dichiarato che l’Italia già raggiunge dei risultati di raccolta differenziata e avvio a riciclo tra i migliori in Europa, e che sarebbe sufficiente migliorare la raccolta differenziata nelle regioni più indietro su questo fronte, aumentando magari la presenza dei compattatori che fanno a capo al consorzio Coripet.

«La soluzione proposta, oltre ad aumentare inevitabilmente i costi di raccolta che oggi sono prevalentemente a carico dei Comuni, non andrebbe comunque ad incidere sulle inefficienze del sistema attuale che trovano invece nei sistemi di deposito una soluzione ottimale e definitiva. Mi riferisco in particolare al problema della dispersione nell’ambiente di imballaggi per bevande, o che sfuggono comunque alla raccolta finendo nei cestini stradali, ed il supporto fondamentale al modello di riciclo “bottle-to-bottle”, essendo il Drs l’unico sistema in grado di garantire un’altissima qualità dei materiali raccolti idonei al riciclo “food-grade”.

Il tasso di raccolta medio nei Paesi con un sistema di deposito in Europa supera il 90%, arrivando a picchi d’intercettazione del 98% per le bottiglie in plastica e del 99% per le lattine in alluminio (Germania). Il tasso di raccolta degli imballaggi per bevande in Pet in Italia non superava ancora, secondo addetti del settore, il 60% nel 2019.

Sono almeno tre gli studi in cui l’Italia – con i suoi oltre settemila chilometri di coste – risulta tra i paesi che maggiormente contribuiscono al rilascio di rifiuti plastici nel Mediterraneo. Addossare la responsabilità di questa situazione unicamente all’inciviltà del cittadino, come solitamente tenta di fare l’industria della plastica o delle bevande, non risolve il problema. In realtà sono i sistemi di gestione dei rifiuti che devono stare al passo con i tempi per prevenire o ridurre al minimo effetti collaterali indesiderati, applicando ove possibile, misure efficaci come l’incentivazione economica, che è il punto di forza dei Drs.

Parlando di alti tassi di raccolta c’è anche un motivo contingente che ha spinto un’altra decina di Paesi europei a stabilire un percorso per arrivare nei prossimi due anni ad avere un cauzionamento per i contenitori per bevande monouso, ovvero la necessità per i Stati membri (Italia inclusa) di raggiungere senza difficoltà gli obiettivi della direttiva Sup sulla raccolta selettiva delle plastiche monouso. E mi riferisco sia a quelli sul tasso di raccolta (90% entro il 2029 con l’obiettivo intermedio al 2025 del 77% per le bottiglie contenenti bevande), che di contenuto riciclato obbligatorio per le bottiglie in Pet (il 25% al 2025 e il 30% al 2029 sul peso totale immesso sul mercato).

Soprattutto in vista dell’obiettivo di raccolta del 90%, un sistema di deposito nazionale è la strada obbligata, poiché solamente i Drs consentono di raggiungere tassi di raccolta altrimenti impensabili attraverso il sistema classico di raccolta differenziata. Persino nei paesi dove la raccolta differenziata è altamente performante – come in Svizzera o Giappone – non si arriva che a superare di poco il tasso di raccolta dell’80% per i contenitori di bevande.

Il sistema promosso dal neonato consorzio Coripet potrà sicuramente aumentare, attraverso il suo sistema di raccolta incentivante, di qualche punto percentuale l’attuale tasso di raccolta e riciclo del Pet in Italia ma l’obiettivo del 90% di raccolta potrà essere raggiunto solo con l’aiuto di un Drs nazionale. Questo perché un incentivo di pochi centesimi, o altri buoni e benefit sulle bottiglie restituite attraverso i compattatori , non è efficace quanto una cauzione che vale 15 centesimi ad imballaggio, e poi perché il sistema è volontario e non è diffuso capillarmente su base nazionale».

Guardando ai sistemi di deposito già in vigore in altri Paesi, quale sarebbe quello più efficace e adatto alla nostra realtà a cui l’Italia nei suoi decreti attuativi dovrebbe ispirarsi?

«I Paesi che hanno fatto scuola sono gli scandinavi Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda con sistemi di deposito attivi da decenni, anche se la Germania è il paese con il numero più alto di utenti: 83 milioni. La Lituania è l’ultimo Paese dove è entrato in vigore un Drs (2016), dimostrando come sia possibile raggiungere in meno di due anni il 91,9% di intercettazione media per i contenitori di bevande soggetti al sistema.

Un Drs moderno e capace di raggiungere alti di livelli di raccolta e di avvio a riciclo deve avere una portata nazionale; un valore del deposito sufficientemente alto da incentivare la restituzione da parte dei consumatori; coprire tutte le tipologie di contenitori di bevande dal vetro, alla plastica, alle lattine; essere facilmente accessibile e adottabile dagli utenti. Il modello più diffuso e apprezzato in Europa è quello del ritorno al rivenditore (return-to-retail), che consente ai consumatori di non cambiare le proprie abitudini di acquisto».

Come può un sistema di deposito convivere con un sistema di raccolta differenziata senza che ci siano contraccolpi negativi per gli enti locali?

«Innanzitutto sono le esperienze internazionali ad avere dimostrato che i sistemi di deposito cauzionale ed i sistemi di raccolta differenziata (Rd) come il nostro (regolato dall’Accordo quadro Anci-Conai) sono complementari. Mentre il sistema Rd continua ad operare per tutti gli imballaggi, il Drs si focalizza su quelli per bevande monouso che sfuggono alla differenziata, senza creare costi aggiuntivi per Comuni e cittadini. Infatti meno rifiuti da gestire significa per gli enti locali risparmi economici, dettati anche dalla minor presenza di rifiuti dispersi nell’ambiente, rivedendo i contratti con i loro gestori dei rifiuti. Per i cittadini un Drs significa avere meno imballaggi da gestire in casa e bollette dei rifiuti più leggere. Il recente rapporto What we waste della piattaforma Reloop ha quantificato in oltre 7 miliardi di unità gli imballaggi per bevande che sfuggono alla raccolta differenziata.

Nonostante questa evidenza la prima reazione degli enti locali nei confronti di un Drs è di chiusura, per la paura di perdere gli introiti che arrivano dalla vendita di imballaggi di valore recuperati con la raccolta differenziata.

Un timore che però gli stessi Comuni, una volta realizzato come funziona un Drs ed i suoi vantaggi, riconoscono come ingiustificato, dal momento che i sistemi di raccolta domiciliari per gli imballaggi che gli stessi finanziano hanno costi che generalmente superano di gran lunga quanto i Comuni incassano da consorzi Conai. Il contributo economico definito come “maggiore onere” che un Comune riceve per finanziare la raccolta differenziata degli imballaggi è basato infatti sul peso dei materiali conferiti alle piattaforme Conai e viene definito in base ad un Accordo quadro stipulato con Anci a seconda del materiale da imballaggio.

Un recente studio del laboratorio Ref ricerche ha quantificato in 1 miliardo di euro il costo totale nazionale di gestione dei rifiuti da imballaggio a carico dei Comuni a fronte di 654 milioni di euro di corrispettivi ricevuti dal Conai nel 2020.

La tesi sulla perdita di imballaggi nobili e preziosi è confutata dal fatto che i Comuni non vengono neanche pagati in base alle tipologie di imballaggi conferiti (bottiglie piuttosto che involucri vari, vasetti o vaschette). Prendendo il caso della plastica, le preziose bottiglie in Pet rappresentano una minuscola frazione percentuale degli imballaggi in plastica delle raccolte differenziate. In conclusione avere meno quantità di imballaggi da gestire per i Comuni non si riduce solamente all’avere meno costi, ma anche a liberare risorse ed energie che possono essere impiegate nel miglioramento della raccolta di altri flussi di imballaggi e non solo, penso ad esempio ai rifiuti da asporto e da commercio online. Ma anche in attività di prevenzione e promozione dei sistemi di riuso che nel nostro Paese stanno a zero e che invece andrebbero a fornire soluzioni upstream, ovvero a monte del problema rifiuti.

Tornando alla questione dei costi della raccolta differenziata degli imballaggi per i comuni è evidente che parallelamente alla scrittura dei decreti attuativi si dovrà trovare un allineamento con l’attuale normativa ambientale e con il recepimento della direttiva Ue 852/2018 che rivoluzionerà lo scenario attuale.

Entro il gennaio del 2023 l’Italia (il termine per gli Stati membri era il 2024) dovrà istituire regimi di responsabilità estesa del produttore per tutti gli imballaggi conformi all’art.8 e all’art. 8bis della direttiva rifiuti (direttiva 2008/98/CE). Per l’Italia significa passare dal sistema attuale basato sulla “responsabilità condivisa” a una più propriamente “estesa”, ove i produttori sono chiamati a farsi carico dei costi della raccolta differenziata dei propri rifiuti, ai costi del loro trasporto e del trattamento, necessari al raggiungimento dei target di riciclo, alle ulteriori attività necessarie per garantire la raccolta e la comunicazione dei dati, e ad una congrua informazione ai consumatori.

Sono abbastanza convinta che quando i produttori di bevande dovranno coprire anche i costi derivanti dalla dispersione dei loro imballaggi nell’ambiente, come prevede la direttiva Sup, non esiteranno a supportare e scegliere un sistema di deposito.

Anche se non è un’operazione facile comparare sistemi di gestione degli imballaggi diversi tra loro, un documento prodotto dalla piattaforma Reloop (che unisce produttori, distributori, riciclatori, istituzioni accademiche e varie associazioni non governative),intitolato Factsheet: Economic Savings for Municipalities, ha comparato 32 studi internazionali che hanno preso in esame i costi e i benefici seguiti all’adozione di un sistema cauzionale, rilevando che in tutti i casi si sono verificati risparmi consistenti per gli enti locali.

Se poi volessimo considerare anche l’aspetto ambientale dei Drs versus i sistemi di raccolta domiciliare, una delle obiezioni che capita di sentire, è utile precisare che studi Lca hanno quantificato in un -28% le emissioni di CO2 di un Drs per bevande quando comparato ad un sistema di raccolta domiciliare».

Spesso può risultare difficile ispirarsi solo in parte a modelli di gestione rifiuti realizzati in altri Paesi dotati di configurazioni di raccolta e impiantistiche molto diverse tra loro. Guardando ad esempio alle frazioni d’imballaggi meno nobili da avviare al riciclo, l’opzione preferita in Scandinavia è ad oggi quella della termovalorizzazione: in Danimarca il 49% dei rifiuti urbani va a recupero energetico, in Norvegia il 51%, in Svezia il 53%, in Finlandia il 57%. In Germania il 31%, nei Paesi Bassi il 42%. In Italia il 20%: può essere un problema?

«Non c’è alcuna relazione tra il fatto che i Paesi citati abbiano implementato sistemi Drs con la gestione e le politiche su altre tipologie di imballaggi, che non siano contenitori di bevande. Sono in genere due mondi separati, anche se rispondono alle stesse agenzie governative. I gestori dei Drs sono molto più sensibili alle richieste dei Comuni ed è così che in Germania nuove categorie di bevande non incluse nel Drs saranno soggette al sistema dal prossimo anno, e che in Estonia ora anche le bottiglie di vino e superalcoolici possano partecipare al Drs.

I Paesi del nord hanno un problema di packaging superiore al nostro (anche se ci stiamo avvicinando) dovuto ad un maggiore consumo di ortofrutta confezionata, prevalentemente importata, e a consumi più alti di piatti pronti acquistati al supermercato o come asporto di cibo e bevande e delivery, e quindi molto materiale eterogeneo e contaminato dall’organico che per ora trovano comodo incenerire. In generale i Paesi nordici citati, con pochi abitanti, hanno difficoltà maggiori delle nostre a raggiungere quelle quantità di materiali omogenei disponibili a ciclo continuo per rendere economicamente sostenibile un loro riciclo. Poi ultimamente è in corso ovunque una sostituzione per certi manufatti monouso dalla plastica ai materiali compositi».

fonte: www.greenreport.it


#RifiutiZeroUmbria @Cru_rz #DONA

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


Seguici su  
=>  #Blogger
=>  #
Facebook
=>  #Twitter
=>  #Telegram
=>  #Youtube