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Cos'è e come funziona il deposito cauzionale per i rifiuti








Entrerà in vigore dopo il decreto attuativo che dovrebbe essere emanato il 5 dicembre. Ma “per oleare tutti gli ingranaggi, mettere in moto la macchina organizzativa e prendere il via ci vorranno


Il decreto Semplificazioni reintroduce i criteri per diffondere il sistema di resi per bottiglie, fiaschi e lattine di vetro, alluminio, plastica

Allo studio la cauzione per gli imballaggi ...

Buone idee per rafforzare i sistemi di responsabilità estesa del produttore

Una ricerca condotta da Sofies per Erion analizza i sistemi EPR in Europa e nel mondo e identifica le iniziative utili a renderli più efficaci economicamente ed ambientalmente



I risultati di riciclo dell’Italia e degli altri grandi Paesi europei, dove il fine vita di prodotti e imballaggi è gestito da sistemi di responsabilità estesa del produttore (Extended Producer Responsibility, Epr) dimostrano che questi sistemi, in cui il produttore e l’importatore sono responsabili di ritiro, riciclaggio, smaltimento finale, sono piuttosto efficaci. Un esempio? Tutti i sistemi di imballaggio nei grandi Paesi Ue (Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna) hanno raggiunto tassi di riciclaggio superiori al 60%, superando l’obiettivo della direttiva UE (2019).

Come possiamo allora renderli ancora più efficienti ed efficaci? Prova capirlo lo studio “I sistemi di Responsabilità estesa del produttore e il loro ruolo strategico per i produttori” elaborato da Sofies per Erion e presentato ieri durante l’evento “Economia Circolare e transizione ecologica, il ruolo strategico dei Sistemi EPR in Europa”.

L’obiettivo del rapporto (redatto da Federico Magalini, Joséphine Courtois, Amba Concheso, Caroline Heinz) è appunto “delineare le caratteristiche e le prassi che contribuiscono al successo di un sistema EPR e alla sua gestione efficiente”. Concentrandosi su Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), Rifiuti di pile e accumulatori (Rpa) e Rifiuti di imballaggi in Francia, Germania, Spagna, Italia e Regno Unito, ma allargando lo sguardo anche ad esperienze come quella dei rifiuti tessili in Francia, dei penumatici in Belgio o dell’olio esausto in Canada, lo studio mette in evidenza le prassi più efficaci (e che potrebbero essere prese a modello), in grado di contribuiscono alla performance dei consorzi nostrani.

Cos’è l’Epr e quanto sono diversi i sistemi europei

Il concetto di responsabilità estesa del produttore è stato introdotto per la prima volta nel 1990: “Implica – spiega il report – che i produttori (fabbricanti e importatori) si assumano la responsabilità finanziaria e/o organizzativa della raccolta dei rifiuti, nonché del loro smistamento e trattamento per il riciclo o riutilizzo”.

Nell’Unione Europea, il quadro legislativo per lo sviluppo di un sistema EPR è regolato da diverse direttive che forniscono un quadro generale che ogni Stato membro deve recepire sulla base della propria interpretazione. Il risultato è la presenza di politiche EPR eterogenee: con sistemi individuali o collettivi; cono imprese che li gestiscono in concorrenza tra di loro o meno; a copertura della sola gestione dei rifiuti o anche per servizi di supporto come la ricerca e la sensibilizzazione; con differenti livelli di trasparenza sulle informazioni.

Le regole auree per Epr più efficienti

“Indipendentemente dalle sue caratteristiche, un sistema Epr dovrebbe mirare a fornire una raccolta efficace e un elevato livello di riutilizzo/riciclaggio, ottimizzando i costi per i produttori”, spiegano i ricercatori. Le variabili sulle quali puntare, dunque, sono efficacia nella raccolta, nel riutilizzo/riciclo, nei costi. Se non è stata ancora identificata la ricetta dell’Epr perfetto, possiamo però osservare le caratteristiche dei sistemi più efficienti e da queste imparare. Nella ricerca – redatta sulla base di dati pubblici e grazie ad interviste con stakeholder – e in particolare dalle buone prassi riscontrate nei diversi Paesi, vengono identificate diverse linee d’intervento sulle quali agire per migliorare i sistemi Epr: “Una serie di buone pratiche che permettono ai sistemi di adempiere meglio alle loro responsabilità nella gestione dei rifiuti, perseguendo anche l’efficienza economica, in modo da fornire ai loro membri un servizio di qualità senza costi esorbitanti”.

Vediamole con le rispettive best pratice (o #goodideas, come sono identificate nel report).
Ampio sistema di raccolta

L’ampiezza della raccolta dei prodotti giunti a fine vita è legata direttamente all’ampiezza geografica del sistema di raccolta, per questo “puntare a stabilire un ampio sistema di raccolta geografica dei rifiuti per fornire un sistema di raccolta facilmente accessibile per i prodotti usati, è elemento chiave per massimizzare il relativo recupero”.

Di seguito alcuni esempi di iniziative che hanno contribuito ad ampliare la raccolta:

Ecosystem, Francia. Ecosystem è il più grande sistema collettivo per i RAEE domestici e professionali in Francia, con 1,4 milioni di tonnellate sul mercato dai suoi 4.600 produttori membri. Ecosystem gestisce la raccolta, il trasporto, il trattamento e il riciclaggio dei Raee, organizzati in quattro categorie: domestici, professionali, lampade e piccoli estintori (anch’essi coperti dagli adempimenti Epr). E fornisce diversi punti di raccolta per i Raee professionali, tra cui la restituzione al distributore; la richiesta di un contenitore prelevato a intervalli regolari; la richiesta di una raccolta unica che può essere fatta presso il distributore il giorno stesso della consegna delle nuove apparecchiature;

Corepile, Francia. Corepile è il principale consorzio francese per batterie, con 836 membri che nel 2019 hanno immesso sul mercato più di 20 mila tonnellate. Sono più di 32.000 i punti di raccolta con l’80% accessibile ai privati in supermercati, negozi di ferramenta o isole ecologiche. I supermercati e le isole ecologiche hanno il miglior rapporto tra numero di punti di raccolta e tonnellate raccolte. Corepile fornisce gratuitamente ai propri membri materiali per la sensibilizzazione, ma anche materiali per la raccolta diretta dei rifiuti;

Eco-mobilier e Valdelia, Francia. La Francia è l’unico Paese con un sistema Epr nazionale per i mobili. Il sistema, nato nel 2011, è riuscito a raddoppiare la quantità di mobili raccolti in soli 4 anni, passando da 600.000 tonnellate nel 2014 a 1,2 milioni di tonnellate nel 2018. Inoltre, per migliorare il tasso di riutilizzabilità dei mobili, è stato sviluppato un metodo di raccolta separata per limitare i danni ai mobili durante il trasporto. Due i consorzi: Eco-mobilier e Valdelia. Dei 2,68 milioni di tonnellate di mobili immessi sul mercato francese nel 2018, più di 1,2 milioni di tonnellate sono state raccolte: il 56% è stato riciclato, il 32% è andato al recupero energetico, l’1% è stato riutilizzato e l’11% è stato incenerito. Ampia la copertura geografica dei punti di raccolta, con oltre 4.000 punti. Il sistema Eco-mobilier, grazie ad una mappatura online dei punti di raccolta, permette di depositare facilmente i mobili domestici; mentre Valdelia raccoglie prevalentemente mobili usati non domestici direttamente dai proprietari (ad esempio ospedali, alberghi);

Recytyre, Belgio. Le tre province del Belgio hanno ciascuna regolamenti e obiettivi diversi per il recupero dei Pfu (pneumatici fuori uso). Un unico consorzio copre le tre province e applica gli obblighi stabiliti dal regolamento più esigente dei tre. Nonostante un quadro normativo complesso, questo sistema Epr ha un tasso di raccolta superiore al 100% dell’immesso al consumo (il programma copre anche i pneumatici immessi sul mercato negli anni precedenti e quelli provenienti dai paesi vicini) e un tasso di riciclaggio/riutilizzo che ha raggiunto il 97% nel 2019. Tutti i punti di raccolta, che sono per lo più i punti di vendita di pneumatici e garage, devono accettare il ritiro gratuito anche se non sono stati acquistati pneumatici nuovi. I Comuni possono effettuare raccolte indennizzate da Recytyre;

Bcuoma, Canada. Bcuoma è il consorzio nella Columbia Britannica che dal 2004 supervisiona la raccolta e la gestione dell’olio lubrificante, dei filtri dell’olio, dei contenitori dell’olio, dell’antigelo e dei contenitori dell’antigelo. Per garantire un numero sufficiente di punti di raccolta in tutta la Columbia Britannica, Bcuoma fornisce sovvenzioni infrastrutturali a Comuni, imprese private, organizzazioni senza scopo di lucro e altri operatori che richiedono strutture di raccolta aggiuntive. Per esempio, nel 2019, sono state fornite 39 sovvenzioni infrastrutturali per contribuire a garantire luoghi di raccolta nelle comunità più remote in tutta la provincia. Bcuoma fornisce anche supporto per eventi di raccolta comunitari gestiti da distretti regionali, Comuni e gruppi di comunità.

Ricerca e sviluppo

Per creare nuovi mercati in cui valorizzare le materie da riciclo, l’innovazione è essenziale. Soprattutto al servizio delle imprese più piccole che non riescono ad fare innovazione internamente. Per questo è cruciale fornire supporto alle aziende per il miglioramento delle loro prestazioni ambientali attraverso attività di ricerca e sviluppo, per esempio aiutando a trovare nuovi metodi di valorizzazione dei materiali usati; oppure attraverso la promozione della collaborazione tra i membri della filiera organizzando ad esempio conferenze con i produttori che esplorano le questioni chiave del riciclaggio a livello industriale, linee guida di eco-design, servizi di raccolta dedicati.

Alcuni esempi:

Citeo, Francia. Citeo è uno dei due consorzi francesi (insieme a Adelphe) per gli imballaggi. Citeo fornisce diversi strumenti per aiutare i produttori a progettare i loro imballaggi con un design ecologico. Come “Feel”, per minimizzare il loro impatto sull’ambiente e ridurre il correlatoo contributo finanziario al sistema. O “Bee” per determinare l’impatto ambientale dell’imballaggio attraverso un’analisi del ciclo di vita;

Der Grüne Punkt, Germania. Der Grüne Punkt è stato fondato nel 1990, è a scopo di lucro dal 2004 e rappresenta circa il 50% dei produttori nazionali. Der Grüne Punkt aiuta a personalizzare le soluzioni per i sistemi di ritiro, ad esempio tramite macchine per la consegna di imballaggi in cambio di denaro o deposito cauzionale. Sostiene i propri membri per l’eco-design attraverso l’iniziativa Design4Recycling che fornisce ampie linee guida e consulenza ai produttori;

Eco Tlc, Francia. Nel 2007, la Francia è stata il primo e unico Paese a introdurre un quadro giuridico che stabilisse obblighi di Epr per chi produce, importa o distribuisce articoli tessili. Anche attraverso le attività di ricerca di Eco Tlc sull’eco-design, tra il 2018 e il 2019 la quantità degli articoli idonei a beneficiare di una eco-modulazione delle tariffe (pagare meno quando si è più sostenibili e più facilmente riciclabili) è aumentata di oltre 40 milioni di pezzi.

Sensibilizzazione e informazione

Dove si possono depositare i rifiuti? Come viene effettuata la raccolta? Come il riciclo? Ecco alcune delle domande che possono aiutare una raccolta ed un riciclo più efficace, riducendo ad esempio le frazioni estranee. La prova che l’informazione e la sensibilizzazione sono anelli fondamentali per il successo della filiera della raccolta e del riciclo di beni a fine vita.

Vediamo alcune esperienze internazionali da prendere a modello:

Corepile, Francia. Il consorzio punta su una forte comunicazione e su importanti campagne di sensibilizzazione. Come la creazione di giochi online e di un centro giochi a Parigi. O come le partnership con 15 influencer su Instagram e YouTube per raggiungere le giovani generazioni. O ancora attraverso l’organizzazione di una campagna nazionale e di una mostra sul riciclaggio;

Ecoembes, Spagna. Ecoembes, fondata nel 2019, è uno dei due sistemi collettivi in Spagna per i rifiuti di imballaggi, con 12.623 produttori registrati nel 2019. Il consorzio organizza corsi per la formazione del personale dei Comuni e degli operatori degli impianti di smistamento per migliorare l’efficienza del processo;

Eco Tlc, Francia. Ha avviato diverse attività di sensibilizzazione dei consumatori, sia attraverso il sostegno delle autorità locali, sia attraverso la propria vasta gamma di risorse digitali: ha infatti organizzato campagne sui social media e ha progettato una mappa online per trovare il punto di raccolta più vicino;

Recytyre, Belgio. Recytyre conduce programmi di prevenzione dell’usura dei pneumatici e attività di innovazione che includono conferenze con gli attori dell’industria per esplorare la diversificazione degli sbocchi commerciali per i materiali recuperati dal riciclaggio. Altro fattore di consapevolezza che aiuta il successo del recupero è l’importo visibile del contributo ambientale per lo smaltimento, che è indicato sullo scontrino;

BCuoma, Canada. Le attività di sensibilizzazione dei consumatori organizzate da BCUOMA includono ad esempio una mappa online per localizzare il punto di raccolta più vicino, una forte presenza sui social media e attività nelle strade per il coinvolgimento della comunità (per esempio, bancarelle di sensibilizzazione).



Oltre il contributo ambientale: fonti alternative di reddito per i consorzi e nuovi servizi per le imprese

Alto fattore che rafforza i consorzi ma soprattutto le imprese associate è l’offerta di servizi aggiuntivi, che possono configurarsi come vere e proprie consulenze a vantaggio delle aziende, soprattutto quelle di dimensioni minori.

Alcuni esempi dal panorama internazionale:

BatteryBack, Gran Bretagna. BatteryBack è il più grande consorzio per la gestione dei rifiuti di pile e accumulatori (RPA) del Regno Unito, organizzato da luglio 2008 da WasteCare. BatteryBack ha aperto il primo impianto di riciclaggio di batterie nel Regno Unito, gestito da WasteCare, aiutando a ridurre gli attuali costi di riciclaggio all’estero. L’impianto di riciclaggio è l’unico nel Regno Unito e ha una capacità di 25.000 tonnellate/anno (sufficiente per riciclare tutte le batterie alcaline del Regno Unito);

Der Grüne Punkt, Germania. Ha creato un proprio marchio per riciclati di alta qualità sviluppati da rifiuti plastici post-consumo: ‘Systalen’. Der Grüne Punkt è uno dei più grandi commercianti di materie prime in Europa come metalli, plastica, vetro e altri materiali ottenuti dalla raccolta post-consumo. La sua società di gestione dei rifiuti offre alle imprese una gamma di servizi logistici, tra cui lo stoccaggio e il trasporto internazionale di merci pesanti.

Valpack, Gran Bretagna. È uno dei tanti sistemi collettivi per imballaggi nel Regno Unito ed è stato il primo ad essere istituito, nel 1997. Oggi ha esteso la propria attività a vari altri settori, tra cui Raee, batterie e cialde di caffè. Valpack ai suoi associati offre un’ampia offerta di servizi aggiuntivi a pagamento, oltre alla raccolta e alla gestione dei rifiuti: servizi di consulenza che aiutano le aziende ad aumentare la loro capacità di adempiere agli obblighi, così come di adottare standard come ISO:14001 o ISO:6001; servizio di adempimenti internazionali per aiutare i produttori britannici che esportano prodotti in altri paesi a rispettare i regolamenti Epr locali; servizi di interscambio tra settori: molti produttori di imballaggi sono anche produttori di Raee (e talvolta di batterie), per cui, coprendo più settori, Valpak offre ai produttori una maggiore convenienza, consentendo loro di soddisfare più requisiti con un solo sistema.

Altre iniziative

Oltre a quanto raccontato finora, il report “I sistemi di responsabilità estesa del produttore e il loro ruolo strategico per i produttori” descrive molte altre iniziative degne di nota.

Aggiungiamo qui quelle che, al di là della classificazione precedente, ci sembrano particolarmente interessanti:

Ecosystem, Francia. Ecosystem non solo ha reso visibile sullo scontrino, al momento dell’acquisto di prodotti elettronici, la quota destinata alla gestione del fine vita (tariffa visibile), ma ha anche introdotto un servizio di raccolta di telefoni cellulari tramite sistema postale, che l’anno scorso ha contribuito alla raccolta di 25.000 dispositivi;

Ecotic, Spagna. Ecotic rappresenta il 35,6% del mercato spagnolo dei rifiuti elettronici con oltre 700 produttori associati. Assicura la massima tracciabilità dei rifiuti attraverso un sistema di identificazione a radiofrequenza (Rfid) per identificare i Raee collocando etichette sui prodotti nei punti di raccolta. Una scelta funzionale principalmente per i condizionatori e i grandi elettrodomestici, per rimediare al problema dell’abbandono di Raee in Spagna (insomma, non siamo i soli…);

Grs, Germania. Fondazione per la gestione del fine vita delle batterie, GRS rappresenta oltre il 90% dei produttori registrati e – in Germania è meno diffusi che in Italia – è senza scopo di lucro. Per garantire la sicurezza della raccolta, Grs fornisce tre diversi contenitori di raccolta per batterie portatili, distinti secondo tre classi di sicurezza: 1) contenitori verdi per le batterie tradizionali; 2) gialli per le batterie ad alta energia; 3) rossi per le batterie danneggiate ad alta energia. Inoltre, a causa dei rischi per la sicurezza legati allo stoccaggio delle batterie al litio, Grs sta modificando la propria infrastruttura di raccolta per includere ulteriori punti di raccolta separati per le “batterie ad alta energia”, tra cui la creazione di “punti di restituzione qualificati” gestiti da autorità comunali, rivenditori specializzati e punti vendita.
Sempre Grs gestisce il primo sistema di raccolta a livello nazionale per le batterie delle e-bike. La raccolta è organizzata attraverso l’uso di un fusto per il trasporto, una quantità adeguata di materiale di riempimento non infiammabile e dei sacchetti. Circa l’80% dei rivenditori di e-bike sono convenzionari con Grs;

Valpak, Gran Bretagna. Ha dato vita a “Valpak Insight”, il più grande database sugli imballaggi nel Regno Unito, che consente alle aziende di analizzare i dati sulle loro catene di approvvigionamento: la riciclabilità, l’impatto di carbonio, gli obiettivi del Patto per la Plastica (Plastic Pact Targets), i costi e le prestazioni dei fornitori. Il software viene utilizzato da rivenditori di generi alimentari e all’ingrosso, club calcistici, società di costruzioni e altri per comprendere i propri imballaggi con l’obiettivo di trovare un’alternativa o di eliminare gli imballaggi non necessari;

Ecoembes, Spagna. Fondata nel 2019, è uno dei due sistemi collettivi in Spagna per i rifiuti di imballaggi, con 12.623 produttori registrati nel 2019. Finanzia l’ecodesign e le iniziative per consentire la cooperazione tra produttori. Negli ultimi 20 anni ha permesso di risparmiare 525.300 tonnellate (al 2018) di materie prime grazie alla progettazione sempre più sostenibile degli imballaggi. Nel 2018, 2.179 produttori hanno aderito alle iniziative di eco-design proposte da Ecoembes.

fonte: economiacircolare.com


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Sacchetti, bottiglie, contenitori per il cibo, reti da pesca… La plastica monouso soffoca gli oceani

Uno studio pubblicato su Nature Sustainability afferma che la plastica che arriva dai nostri acquisti è il rifiuto più frequente nei mari. Globalmente si tratta di oggetti di largo consumo, ma nei Paesi ricchi soprattutto reti da pesca. Per questo la direttiva Sup potrebbe non bastare



Il problema della dispersione dei rifiuti negli oceani è una delle grandi minacce del nostro secolo: allo stato attuale, più di 150 milioni di tonnellate di plastica sono state immesse in mare. La preoccupazione del mondo scientifico per questo fenomeno ha dato luogo a importanti ricerche sulla distribuzione e sull’impatto dei rifiuti marini. Restava però frammentario lo studio sulla loro natura. Per colmare questa lacuna, una nuova pubblicazione su Nature Sustainability fornisce la prima diagnosi completa dell’origine dei rifiuti che finiscono negli oceani.

Le informazioni preesistenti si basavano su metodi di campionamento e criteri di classificazione disorganici. Per raccogliere i dati necessari all’analisi, il team di ricerca ha invece integrato modelli regionali e armonizzato sistematicamente dati su tipologie di rifiuti rinvenuti nei grandi ambienti marini a livello globale. Più di 12 milioni di informazioni provenienti da 36 banche dati sono stati standardizzati grazie alla collaborazione con istituti di ricerca e ONG di 10 Paesi.
La plastica rappresenta l’80% dei rifiuti in mare

Guidato dalla ricercatrice Carmen Morales-Caselles dell’Università di Cadice e finanziato dalla Fondazione Bbva e dal ministero della Scienza spagnolo, lo studio ha permesso di identificare i prodotti più inquinanti per i principali ecosistemi acquatici su scala globale, analizzando la composizione dei rifiuti nell’oceano.

Dalla ricerca emerge che solo 10 tipi di prodotti di plastica rappresentano il 75% dei rifiuti, questo a causa sia dell’utilizzo diffuso di questi oggetti che della degradazione estremamente lenta. La plastica originata dal consumo terrestre infatti è di gran lunga l’elemento più frequente nei rifiuti marini su scala globale, costituendone l’80%. A seguire metallo, vetro, tessuti, carta e legno lavorato. A soffocare gli oceani sono soprattutto sacchetti monouso, bottiglie di plastica, contenitori per alimenti e involucri di cibo, i quattro oggetti più diffusi che costituiscono quasi la metà dei rifiuti. “Non ci ha sorpreso che la plastica costituisca l’80% dei rifiuti, ma ci ha sorpreso l’alta percentuale di imballaggi da asporto” ha dichiarato la stessa Morales-Caselles.

Gli articoli per il consumo da asporto hanno quindi costituito la quota maggiore, seguiti da quelli derivanti dalle attività di pesca, soprattutto corde, reti sintetiche e altre attrezzature. Tuttavia, la proporzione di rifiuti legati alle attività marittime come pesca e navigazione aumenta nelle zone scarsamente abitate, diventando il tipo di rifiuti predominante nelle acque oceaniche aperte e alle alte latitudini (> 50°), dove costituisce all’incirca la metà dei rifiuti totali. Secondo la ricercatrice, “il contributo delle attività marittime ai rifiuti oceanici è in media del 22% in tutti gli ecosistemi, ma questo numero dovrebbe essere considerato come un minimo poiché alcuni oggetti non sono facili da collegare alle attività marittime”.

Tale variazione nella composizione dei rifiuti sulla superficie dell’oceano dipende dall’effetto del vento e delle onde, che spazzano regolarmente i grandi oggetti galleggianti verso le coste, dove si accumulano sul fondale marino o subiscono un processo di erosione accelerata e rottura sulla riva, trasformandosi in microplastiche. È così, sotto forma di microplastiche, che possono superare più facilmente le onde, arrivare in mare aperto ed entrare nei circuiti di trasporto delle correnti oceaniche (oltre che nella catena alimentare).
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Fattori socioeconomici

La più alta concentrazione di rifiuti è stata trovata sui litorali e sui fondali marini vicino alle coste. Le differenze di composizione tra gli ambienti indicano infatti una tendenza dei rifiuti più voluminosi a restare intrappolati nelle zone costiere, mentre la plastica di origine terrestre che viene rilasciata in mare aperto ha per lo più la forma di piccole particelle (tuttavia, l’analisi pubblicata su Nature Sustainability ha incluso unicamente oggetti più grandi di 3 cm, escludendo frammenti e microplastiche).

A livello mondiale, la composizione dei rifiuti immessi nearshore (sotto costa) riflette i fattori socioeconomici, con un peso relativamente ridotto di oggetti monouso nei Paesi ad alto reddito, dove invece prevalgono reti e altri strumenti usati nella filiera ittica.
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“Vietare il monouso e puntare su EPR e deposito su cauzione”

Nel complesso, questo studio può essere utilizzato per individuare le azioni necessarie a gestire la produzione, l’utilizzo e il destino degli oggetti più inquinanti prodotti dall’uomo sul Pianeta, fornendo informazioni utili alle politiche di prevenzione. Identificare le principali fonti della plastica oceanica è infatti necessario per fermare il flusso di rifiuti marini verso l’oceano alla fonte, piuttosto che limitarsi a pulirlo, evitando così in primo luogo l’immissione nell’ambiente.

Partendo da questo presupposto, gli autori sostengono divieti normativi sui prodotti di plastica da asporto non indispensabili. Per gli altri prodotti, lo studio suggerisce di applicare sistemi di responsabilità estesa del produttore (Epr), unitamente an sistema di deposito e rimborso per i consumatori di prodotti da asporto (deposito su cauzione), entrambe giustificate dal rischio di dispersione di questi prodotti nell’ambiente.

La sostituzione dei più inquinanti articoli in plastica con altri prodotti realizzati con materiali più facilmente degradabili dovrebbe invece tenere conto di tutti gli impatti del ciclo di vita dei prodotti alternativi, incluso il fatto che sostituendoli alla plastica si avrebbe con tutta probabilità come unico effetto una sostituzione della tipologia di rifiuti dispersi in mare. Senza tener conto poi, chiariscono i ricercatori, l’impatto del ciclo di vita dei prodotti alternativi, che non sempre garantiscono un approvvigionamento sostenibile delle materie prime.

La direttiva Ue sulla plastica monouso? Potrebbe non bastare

Lo studio conclude che il modo migliore per affrontare l’inquinamento da plastica è che i governi limitino severamente gli imballaggi di plastica monouso.

Carmen Morales-Caselles e il suo team analizzano anche le politiche Ue a riguardo (come la direttiva SUP sulla plastica monouso), sostenendo che l’azione europea rischia talvolta di distogliere l’attenzione dal fulcro della questione. ”È un bene che ci sia un’azione contro i cotton fioc di plastica, ma se non aggiungiamo a quest’azione gli oggetti più comuni nei rifiuti, allora non stiamo affrontando il cuore del problema, ci stiamo distraendo”, ha detto la ricercatrice dell’Università di Cadice. Cannucce e palette da caffè infatti costituiscono solamente il 2,3% dei rifiuti, cotton fioc e bastoncini di lecca-lecca lo 0,16%.


Anche l’Italia tra i grandi inquinatori

Uno dei set di dati utilizzato da Morales-Caselles e colleghi è uno studio pubblicato sulla stessa rivista che prende in esame i rifiuti immessi nell’oceano da 42 fiumi in Europa. Lo studio afferma che Turchia, Italia e Regno Unito sono i primi tre contributori di rifiuti marini galleggianti. “Adottare misure di mitigazione non significa pulire la foce del fiume”, ha detto Daniel González-Fernández dell’Università di Cadice, che ha condotto quest’ultima ricerca. “Bisogna fermare la spazzatura alla fonte, in modo che la plastica non entri nemmeno nell’ambiente”. La complessa sfida che ci troviamo ad affrontare ha bisogno pertanto di un’azione urgente a partire dalla terraferma e dai fiumi, bloccando l’immissione 
 dei rifiuti in mare.

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fonte: economiacircolare.com


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Riutilizzo dei contenitori per acqua e bibite, stop alla discarica. Il modello tedesco













Le restrizioni durante il lockdown hanno avuto un impatto enorme sul settore della ristorazione tanto che gli italiani hanno riscoperto i servizi di asporto e delivery diventati, negli ultimi tempi, quasi un’abitudine. La consegna a domicilio di piatti pronti ha registrato nel nostro Paese una crescita pari al 56% in solo un anno, secondo i dati dell’Osservatorio e commerce B2c del Politecnico di Milano.
Conseguenza inevitabile è stata un’impennata, senza precedenti, nel numero di imballaggi e contenitori da smaltire dopo un singolo uso. Si tratta di un trend in controtendenza rispetto agli obiettivi di circolarità cui ambiscono le politiche comunitarie, concretizzatesi con il rilascio della direttiva Singles use plastics (Sup) sul monouso. Una rapida occhiata alla piramide dei rifiuti (come definita dalla Direttiva quadro rifiuti) mostra come l’opzione meno favorevole per gestirli sia proprio lo smaltimento in discarica.

Ben più conveniente, a livello ambientale e non solo, sarebbe la possibilità di riutilizzo questi contenitori. Ed è in questa direzione che si è mosso Il Bundestag – Parlamento federale tedesco – introducendo una modifica di legge che prevede per ristoranti, bistrot e caffè, l’obbligo di offrire bevande e cibo da asporto in contenitori riutilizzabili. La norma dovrebbe portare i rivenditori a trovare delle soluzioni riutilizzabili nei formati che meglio si adattano al prodotto cui sono destinati, siano essi bicchieri, tazze o altre tipologie, con o senza coperchio, e la strada privilegiata potrebbe essere quella del deposito su cauzione: un sistema che, dati alla mano, consente in maniera semplice ed efficace il riutilizzo, riducendo i rifiuti da imballaggio.
Anche sul fronte della diffusione di questo sistema ci sono ottime notizie: dal rapporto Global Deposit Book 2020 pubblicato dalla piattaforma Reloop (organizzazione no profit che mette insieme Ong, industrie e governi per lavorare verso l’obiettivo della transizione circolare) emerge che entro la fine del 2023 i sistemi di deposito cauzionale per i contenitori di bevande serviranno almeno 500 milioni di persone (oggi sono 291 milioni).


Per molti contenitori l’ideale a livello ambientale e non solo, sarebbe il riutilizzo

Al fine di evitare pratiche sleali, la legge tedesca precisa che l’asporto in contenitori riutilizzabili non dovrà pesare sulle tasche del consumatore: il prezzo dovrà essere identico a quello fissato per il medesimo prodotto venduto in imballaggio monouso. Solo i piccoli punti vendita come snack bar, negozi aperti fino a tarda notte e chioschi in cui lavorano massimo cinque dipendenti e con una superficie di vendita non superiore agli 80 metri quadrati potranno non attrezzarsi in tal senso, ma dovranno comunque consentire ai propri clienti di usare contenitori riutilizzabili portati da casa.

Ma c’è di più. I consumatori tedeschi dovranno misurarsi con un deposito di 25 centesimi da pagare su tutte le bottiglie e lattine per bevande non ricaricabili, indipendentemente dal contenuto. Si tratta di una misura emanata in un’ottica di tutela dell’ambiente: i contenitori soggetti a un deposito finiscono in natura meno spesso di quelle senza deposito e la qualità del riciclo aumenta in maniera considerevole.
Inoltre a partire dal 2025, le bottiglie in PET non ricaricabili dovranno essere costituite per almeno il 25% da plastica riciclata e dal 2030 la quota salirà al 30%, come prevede la direttiva Sup (Single use plastics).
Avuto il via libera del Bundestag, la nuova normativa dovrà essere approvata dal Bundesrat (il Consiglio federale) e offre numerosi spunti attuabili anche in Italia.

Le politiche di riutilizzo attuate in Germania hanno reso il Paese il primo in Europa come quota di vuoto a rendere, tra bottiglie ricaricabili in vetro e Pet, sulla quantità complessiva di bevande: il 54% nel 2019.
Altro dato importante emerge dal recente studio What we waste: i Paesi con sistemi di deposito cauzionali e con una quota di mercato di vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili superiore al 25% sono quelli che hanno ottenuto i risultati migliori in termini di minore dispersione degli imballaggi.
Il rapporto rivela che in Europa si sprecano 41 miliardi di bottiglie e lattine ogni anno. Sono in Italia i contenitori annualmente sprecati sono oltre sette miliardi: un numero esorbitante che, rapportato a livello pro capite, corrisponde a 119 contenitori “buttati via” in media da ogni italiano all’anno.

fonte: www.ilfattoalimentare.it

 

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L'Olanda allarga il deposito su cauzione

Da luglio il sistema sarà esteso anche alle bottiglie PET con capacità inferiore al litro. Poi toccherà alle lattine.















Dal prossimo 1° luglio il deposito su cauzione viene esteso in Olanda anche alle bottiglie PET di piccolo formato, inferiore al litro di capacità. Rispetto a quello per le bottiglie più grandi, già in vigore nel paese, sarà di importo più basso, ovvero 15 centesimi di euro contro 25 centesimi.

La raccolta delle bottiglie, con restituzione del corrispettivo, avverrà nei supermercati, punti vendita presso le stazioni ferroviarie e le stazioni di servizio sulle autostrade. Saranno invece esentati alberghi, bar, ristoranti e piccole attività commerciali. Scuole e società sportive potranno aderire su base volontaria.
Nel complesso i punti di raccolta saranno circa 12mila in tutto il paese.

La gestione del sistema di deposito su cauzione è affidata ai produttori di bottiglie. La decisione di estenderlo anche al formato inferiore al litro è frutto del fallimento di un accordo volontario siglato tre anni fa dal governo con le associazioni imprenditoriali e quella dei comuni olandesi che si proponeva di ridurre tra il 70% e il 90% il volume di contenitori dispersi nell'ambiente. Secondo il ministero dell'ambiente olandese, delle 900 milioni di bottigliette PET immesse al consumo, circa 100 milioni finiscono nell'ambiente, mentre il sistema di deposito consentirà di recuperare il 90% delle bottiglie di plastica, piccole e grandi.

Il passo successivo sarà introdurre il deposito su cauzione anche per le lattine, che entrerà in vigore se entro l'autunno il numero di contenitori di alluminio dispersi in ambiente non verrà ridotto del 70-90%.

fonte: www.polimerica.it


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In Irlanda una campagna scalda i motori per preparare i cittadini al sistema di deposito in arrivo

In partenza a brevissimo in Irlanda la campagna "Return For Change" lanciata dalla ong VOICE per garantire che la legislazione su un Deposit Return System (DRS) per i contenitori di bevande in fase di elaborazione sia abbastanza “potente” da fare davvero la differenza



La campagna si propone, a oltre un anno di anticipo dall’entrata in vigore di un sistema di deposito cauzionale in Irlanda, di preparare i cittadini al sistema in arrivo. Per informare sul suo funzionamento su come potrà contribuire a ridurre il problema dei rifiuti da imballaggio sprecati o dispersi nell’ambiente creando maggiore consapevolezza ambientale nei cittadini.

Anche in Irlanda come denuncia VOICE – acronimo che sta per “Voice of Irish Concern for the Environment”– con le restrizioni dovute al Covid-19 i problemi ambientale ed economici connessi ad un aumento dei rifiuti hanno raggiunto livello allarmanti, e in particolare per quanto riguarda imballaggi come i contenitori da asporto per cibo e bevande.

La ong ha stimato che nella sola Irlanda vengano immessi ogni anno circa 3 miliardi di bottiglie in plastica e oltre 582 milioni di lattine – di cui solo il 60-70% viene raccolto per il riciclaggio –, mentre il restante 30% circa finisce per essere smaltito in discariche/inceneritori o disperso nell’ambiente.

Ma una soluzione c’è: un moderno e solido sistema di DRS

Fortunatamente – precisa VOICE sul suo sito – una soluzione c’è come dimostrano le esperienze di successo già attive in Europa. La ong si dice felice che, dopo essersi spesa per quasi venti anni per l’adozione di un DRS in Irlanda il governo abbia finalmente intrapreso l’iter per l’approvazione del sistema, decisione arrivata anche sotto la spinta della direttiva europea Single Use Plastics, A guardare le esperienze dei paesi che hanno in vigore un DRS, scrive l’ong, l’obiettivo di raccolta del 90% al 2029 per le bottiglie in plastica previsto dalla SUP, non sarebbe un problema così come non lo sarebbe per le lattine.

VOICE – si legge ancora sul sito – accoglie con favore questa legislazione come un passo verso la promozione dell’uso efficiente delle risorse naturali e prevede che il sistema di deposito verrà implementato sino ad includere contenitori per bevande ricaricabili per consentire un’economia veramente circolare.

A che punto è l’iter legislativo per un DRS in Irlanda: obiettivo fine 2022

L’impegno di adottare un sistema di deposito per le bottiglie in plastica e lattine era stato anticipato dal governo sia nel programma “Our Shared Future” che nel “Waste Action Plan for a Circular Economy” con l’incarico conferito al Ministero all’Ambiente, Clima e Comunicazione di creare un quadro legislativo che potesse essere introdotto entro il terzo quadrimestre del 2022.

L’iter legislativo sul DRS ha superato la fase di consultazione pubblica lo scorso anno, con 364 osservazioni ricevute, che sono state recepite nella bozza di quadro legislativo pubblicata lo scorso primo aprile per raccogliere ulteriori osservazioni e pareri dai portatori di interesse (conclusasi il 7 maggio).
Le fasi della consultazione pubblica e della pubblicazione della bozza di quadro legislativo sono state precedute da una serie di incontri preliminari avvenuti tra i funzionari del Dipartimento all’ambiente con alcuni dei soggetti maggiormente interessati dal provvedimento tra cui: i produttori e rivenditori di bevande, gli operatori nel settore dei rifiuti ed esponenti del mondo ambientalista.

Quale modello per il deposito su cauzione

Il modello che esce dalla bozza – come si può leggere sul sito del governo – è quello di un sistema di deposito per contenitori di bevande che verrà gestito e finanziato dall’industria attraverso un operatore del sistema (senza scopo di lucro) che avrà la responsabilità di assistere l’Irlanda nel raggiungimento degli obiettivi particolarmente impegnativi delle direttive dell’UE in materia di rifiuti.

Il ministro all’ambiente Eamon Ryan, in occasione del lancio della consultazione pubblica sul modello di DRS per l’Irlanda, aveva così riassunto le motivazioni che hanno spinto il governo all’introduzione del sistema:

“Se vogliamo ottenere i benefici di un’economia circolare, dobbiamo adattare il nostro approccio a come utilizziamo e gestiamo le nostre risorse. Dobbiamo sforzarci di mantenere le risorse in circolazione il più a lungo possibile e l’introduzione di un DRS è un primo passo in questo percorso, permettendo di raccogliere e riciclare più bottiglie di plastica e lattine di alluminio. Un DRS ci aiuterà anche a ridurre la dispersione dei rifiuti e a garantire il raggiungimento di altri obiettivi dell’UE in arrivo in tema di rifiuti.”

E le bottiglie in vetro?

“Peccato che il sistema irlandese non includa le bottiglie di vetro”. Lo ha affermato Lars Krejberg Petersen, amministratore delegato di Dansk Retursystem, che è la società che gestisce il sistema di restituzione dei depositi in Danimarca, nel corso di un recente webinar ritenendo fondamentale che le bottiglie di vetro siano incluse in qualsiasi schema di deposito per l’Irlanda. “Nessuno (in Danimarca) si sognerebbe di togliere il vetro dallo schema. Il vetro non rappresenta una grande fonte di reddito… ma includerlo comporta comunque un enorme miglioramento ambientale”.

Effettivamente a leggere i numeri riferiti al 2020 del sistema danese non si può che provare una sottile invidia.

Nel 2020 è intercettato il 94% delle bottiglie di vetro, il 96% delle bottiglie in PET e il 91% delle lattine rispetto all’immesso al consumo. Una performance che ha permesso di riciclare complessivamente 64.000 tonnellate tra vetro, alluminio e plastica con un risparmio di circa 178.000 tonnellate di anidride carbonica.

Klaus Rehkopff, amministratore delegato di Danske ØlEntusiaster, l’associazione degli appassionati di birra danesi, nel corso della stessa occasione ha affermato che la Danimarca ha pochi problemi di littering grazie al suo sistema di deposito perché le persone smettono così di considerare le bottiglie come rifiuti. “Ieri sono passato davanti a un parco, dove molti giovani si erano seduti all’inizio della giornata. Non c’erano rifiuti lì, niente bottiglie, niente. Questo perché il vetro è nel sistema di deposito”.

Purtroppo il panorama desolante di contenitori che si presenta il giorno seguente alle serate della movida e altri eventi che attirano pubblico in Italia è invece una realtà che la più performante delle raccolte differenziate non potrà mai combattere, purtroppo.

Il video promozionale di VOICE sul DRS

Il sito di Return for Change non è ancora online ma VOICE ha diffuso un video per raccontare come funziona un sistema di deposito, con immagini messe disposizione da Carrickmacross Tidy Towns illustrando quali vantaggi ambientale ed economici comporta. Si tratta di un programma attivo dall’ottobre del 2019 basato su un sistema di raccolta premiante dei contenitori affine a quello cauzionale con l’emissione di buoni da scalare sulla spesa.

Le campagne di VOICE

VOICE, organizzazione onlus che si finanzia con il contributo dei suoi membri, un misto tra enti pubblici e privati è insieme a Friends of the Earth Ireland una delle associazioni che hanno da tempo sostenuto l’introduzione di un DRS in Irlanda.

Oltre ad avere creato in Irlanda un fronte di soggetti a favore del DRS ha all’attivo anche diverse campagne incentrate sulla prevenzione dei rifiuti e il riutilizzo tra cui: Sick of Plastic, We Choose to Reuse di BFRP, Zero Waste Communities e Conscious Cup Campaign mirata alla promozione delle tazze riutilizzabili.

Silvia Ricci

fonte: economiacircolare.com

 

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Dal 2023 in Germania gli imballaggi riutilizzabili per cibo e bevande saranno lo standard

Nel giro di due anni ristoranti, bistrot e caffè dovranno offrire bevande e cibo da asporto in contenitori riutilizzabili, anche portati da casa dai clienti. Il Bundestag ha introdotto la modifica alla legge sugli imballaggi su iniziativa della ministra federale dell'Ambiente Svenja Schulze




Dal 2023 i ristoranti, bistrot e caffetterie che offrono bevande e cibo da asporto dovranno attrezzarsi per poter vendere ai clienti i loro prodotti anche in contenitori riutilizzabili e farsi carico del loro recupero. L’obbligo, introdotto recentemente da un emendamento alla legge sugli imballaggi approvato dal Bundestag (il Parlamento federale tedesco), vale anche per le consegne a domicilio.

Questa misura è frutto di una proposta del ministro federale dell’ambiente Svenja Schulze (Spd) che ha dichiarato: “Anche quando la pandemia finirà, il cibo da asporto continuerà ad essere un’abitudine per molti. La maggior parte dei piatti e delle bevande viene servita in imballaggi usa e getta. Se l’usa e getta è ancora la norma il mio obiettivo è rendere il riutilizzabile il nuovo standard. I consumatori dovranno essere messi in grado di acquistare facilmente cibo e bevande da asporto in contenitori riutilizzabili. Stanno già emergendo molte soluzioni praticabili anche in collaborazione con i servizi di consegna. Solo così sarà possibile porre un freno al proliferare degli imballaggi nel settore ‘to-go’ “.

Sì alla cauzione ma il costo dei prodotti non deve cambiare

Questo emendamento che consente a tutti i consumatori di ricevere cibi e bevande da asporto in imballaggi riutilizzabili non deve però comportare un aggravio sul costo, che deve rimanere identico a quello del prodotto venduto in un imballaggio monouso.

I contenitori riutilizzabili, dunque, potranno anche essere consegnati ai clienti a fronte di un deposito cauzionale che ne faciliti la restituzione al rivenditore. La norma dovrebbe spingere i rivenditori a trovare delle soluzioni riutilizzabili nei formati che meglio si adattano al prodotto da asporto che contengono, siano essi bicchieri, tazze o altre tipologie, con o senza coperchio.

Sono esentati dall’obbligo solo i piccoli punti vendita quali snack bar, negozi aperti fino a tarda notte e chioschi in cui lavorano un massimo di cinque dipendenti e con una superficie di vendita non superiore agli 80 metri quadrati. Tuttavia, tutti gli esercizi dovranno consentire ai propri clienti di impiegare contenitori riutilizzabili portati da casa.

Con la nuova legge sugli imballaggi (VerpackG), entrata in vigore il 1° gennaio 2019, la Germania vuole aumentare le percentuali di riciclaggio dei materiali che compongono il packaging dei prodotti. I produttori vengono chiamati ad assumersi maggiori responsabilità per quanto concerne il riuso, il riciclo e lo smaltimento dei propri imballaggi.




Berlino amplia il sistema di deposito attuale

Dal 1 ° luglio 2022 la Germania estenderà l’obbligo di partecipazione al sistema di deposito su cauzione in vigore: saranno comprese anche le categorie di bevande che finora ne erano escluse. Finora, ad esempio, bevande come i succhi di frutta erano escluse dal sistema mentre altre bevande gassate come gli spritz, che contengono percentuali di succhi, erano invece incluse. L’emendamento alla legge attuale pone pertanto fine alle precedenti esenzioni per alcune bevande , sia quando commercializzate in lattine ,che in bottiglie monouso. Per latte e prodotti lattiero-caseari si applicherà invece un periodo di transizione fino al 2024.

“L’espansione del deposito cauzionale a tutte le categorie di bevande facilita la vita ai consumatori – ha chiarito la ministra Svenja Schulze – , che in futuro si misureranno con un deposito di 25 centesimi da pagare su tutte le bottiglie e lattine per bevande non ricaricabili, indipendentemente dal contenuto. In questo modo ci garantiamo un minore inquinamento ambientale. Perché le bottiglie o le lattine soggette a un deposito finiscono in natura molto meno spesso di quelle senza deposito”.

Un sistema di deposito, come ha spiegato la ministra, permette infatti un riciclaggio di alta qualità: le bottiglie di plastica si possono così trasformare più facilmente in nuove bottiglie ad uso alimentare in un processo denominato “bottle to bottle”, che comporta cicli di utilizzo efficaci e senza dispersioni (closed loop).

Al fine di aumentare ulteriormente il riciclaggio delle bottiglie di plastica, le bottiglie per bevande in PET non ricaricabili – come prevede la direttiva SUP, Single Use Plastics – dovranno essere costituite per almeno il 25% da plastica riciclata a partire dal 2025. Dal 2030 questa quota salirà al 30% e i produttori potranno decidere autonomamente come soddisfare questo requisito. Se quindi immettere nel mercato tutte bottiglie con tale quota minima di contenuto riciclato, oppure decidere di raggiungere gli obiettivi come quota media di contenuto riciclato contenuto nella loro produzione annuale di bottiglie immesse al mercato. In questo secondo caso, potranno concorrere alla media sia bottiglie che non hanno percentuali di contenuto riciclato sia bottiglie che ne contengono percentuali sino al 100%.

Nuove regole anche per gli imballaggi importati dall’estero

La norma approvata dal Parlamento federale tedesco contiene anche numerose disposizioni intese a migliorare l’attuazione della legge sugli imballaggi, in particolare per quanto riguarda gli imballaggi importati. In futuro, chi importa beni confezionati in Germania (anche gli operatori del commercio online) dovrà verificare che i produttori dei beni confezionati siano iscritti al registro degli imballaggi “LUCID”, e che partecipino al Sistema Duale.

Il sistema che si occupa della gestione degli imballaggi in Germania viene chiamato duale perché complementare al sistema di raccolta dei rifiuti ordinari: gli operatori sono società private in concorrenza tra loro che garantiscono un servizio di raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio.

Dopo il via libera del Bundestag (il Parlamento) la nuova normativa deve essere ancora approvata dal Bundesrat (il Consiglio federale). La maggior delle misure entrerà in vigore il prossimo 3 luglio 2021.

Spunti per l’Italia da Germania e Francia

Anche nel nostro Paese, e in particolare a causa della pandemia, si è verificato un aumento nel consumo da imballaggi dovuto al settore da asporto, oltre che al commercio online.

La legge tedesca sugli imballaggi (VerpackG) offre numerosi spunti che il legislatore italiano dovrebbe prendere in considerazione. In particolare, gli obiettivi di riuso obbligatori per legge che i produttori di bevande devono perseguire ogni anno si sono dimostrati estremamente efficaci. Questa misura ha portato la Germania ad essere il primo Paese in Europa come quota di vuoto a rendere, tra bottiglie ricaricabili in vetro e PET, sull’immesso al consumo di bevande: il 54% al 2019.

Come emerge dal recente studio What we waste i Paesi con sistemi di deposito cauzionali e con una quota di mercato di vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili superiore al 25% sono quelli che hanno ottenuto i risultati migliori in termini di minore dispersione degli imballaggi.

Tornando al tema del riuso dei contenitori da asporto, questa proposta può avere un impatto dirompente non solamente per i benefici di ordine ambientale ed economico, ma anche a livello culturale. I cittadini vengono messi in condizione di dare un contributo alla soluzione dei problemi, evitando di alimentarli, potendo abbracciare nella vita di tutti i giorni abitudini di consumo più consone alla crisi climatica e di risorse che stiamo vivendo.

Se aggiungiamo all’implementazione di una legge ispirata a questa tedesca anche la proposta contenuta nel progetto di legge francese “clima e resilienza”, i modelli di business basati sul riuso dei contenitori potrebbero subire un deciso cambio di passo e uscire dal recinto delle sperimentazioni volontarie. Stando alla proposta di legge voluta dal presidente Macron e dalla ministra della Transizione ecologica Barbara Pompili, entro il 2030 un quinto dei prodotti in vendita nei supermercati francesi potrebbe essere venduto sfuso in contenitori riutilizzabili.
Oltre le sperimentazioni

Alla politica spetta dare forma e dignità a una delle strategie chiave dei modelli di economia circolare che è attualmente bloccata da impedimenti di ordine igienico-sanitario (vedasi il caso dei sacchetti ortofrutta riutilizzabili) o relegato a singole sperimentazioni come nel caso dei contenitori da asporto.

Quanto previsto all’art. 7 della legge n. 141/2019 ( intitolato “Misure per l’incentivazione di prodotti sfusi o alla spina”), che ha formalizzato per la prima volta la possibilità per i consumatori di usare i propri contenitori riutilizzabili per l’acquisto di prodotti alimentari, ha aperto la strada a qualche sperimentazione, ma non è sufficiente.

Servono altre specifiche misure di carattere economico e fiscale che possano favorire la nascita e il consolidamento di nuovi modelli di business ispirati al riuso e in particolare al modello “PaaS – Product as a Service” che potrebbero riguardare un’ampia gamma di imballaggi sia primari, quelli che gestiamo noi come cittadini una volta svuotati, che industriali e commerciali. I sistemi riutilizzabili sono il futuro perché convengono sia sotto l’aspetto economico che ambientale.


Silvia Ricci

fonte: economiacircolare.com


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