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Comuni virtuosi e sindaci insieme per la mobilità dolce, grazie all’iniziativa Sindaco pedala!

Continuano le adesioni alla sfida Sindaco pedala! lanciata dall’associazione Comuni virtuosi, un impegno concreto per rilanciare la mobilità dolce.


Continuano le adesioni alla sfida Sindaco pedala! lanciata dall’associazione Comuni virtuosi, un impegno concreto per rilanciare la mobilità dolce.

“Sindaci, salite in sella e mostrate cosa vuol dire pedalare nella vostra città”. L’appello alla “slow mobility” arriva dall’associazione Comuni virtuosi, che insieme con l’agenzia Sottosopra ha lanciato per l’estate 2021 la campagna “Sindaco pedala!”.

Come si intuisce dal titolo, l’obiettivo della campagna è mettere alla prova i primi cittadini e sfidarli a usare la bicicletta dando il buon esempio. Con il sostegno di una serie di associazioni (Ciab, Club delle Imprese amiche della bicicletta; Fiab, Federazione italiana ambiente e bicicletta; Genitori antismog; e Legambici) il progetto è anche un omaggio a Don Camillo e Peppone, protagonisti di una serie di iconici film in cui il primo, sindaco, e il secondo, parroco, spesso si sfidavano in sella alla loro due ruote per arrivare primi in paese.

Prosegue con successo l’iniziativa Pedala sindaco! realizzata in collaborazione con l’Associazione Comuni virtuosi © sindacopedala

Sindaco pedala! l’invito ai primi cittadini a montare in sella. Per dare l’esempio.

La sfida lanciata da Comuni virtuosi prevede invece che i sindaci si impegnino a utilizzare la bicicletta nell’arco di una settimana per raggiungere tre obiettivi a propria scelta: la prova di una ciclabile, il “bike to work”, l’utilizzo della bici per andare a lavorare, l’aggregazione a un gruppo bicibus sul percorso casa-scuola tanto per citare alcuni esempi.

L’idea è che il sindaco, oltre a dare il buon esempio, osservi concretamente e valuti obiettivamente l’efficacia del suo stesso piano urbano, condividendo poi l’esperienza sui social con l’hashtag #sindacopedala per poi lanciare la sfida a un altro sindaco, dando vita a un circolo virtuoso. Tanti ad oggi, a due settimane dal lancio dell’iniziativa, i sindaci che si sono espressi con entusiasmo sui social.

“La nuova mobilità sostenibile si sta espandendo su tutto il territorio nazionale. Sempre più comuni stanno puntando sulle due ruote per proporre un modello urbano più vicino alla salute dei cittadini, alla qualità dell’aria, alla viabilità – ha detto Elena Carletti, presidente di Comuni virtuosi – Il crescente numero dei sindaci che stanno sostenendo con determinazione e coraggio l’uso della bicicletta come opportunità evolutiva del territorio che amministrano ci ha spinto a proporre un progetto che può suonare come una sfida. E in effetto lo è”.

Un’iniziativa utile per capire le esigenze dei ciclisti

“Con questa proposta, il sindaco si mette in gioco in prima persona riguardo al processo di cambiamento di cui è promotore – ha aggiunto Marco Boschini, coordinatore nazionale dell’associazione Comuni virtuosi – Accettando la sfida, sperimenta i bisogni e le difficoltà dei ciclisti a cui si accosta e testa le nuove corsie ciclabili nell’ottica di apportare eventuali migliorie”.

Il progetto è partito con dieci comuni distribuiti su tutto il territorio nazionale – Bergamo, Biccari (Fg), Malegno (Bs), Lecce, Parma, San Lazzaro di Savena (Bo), Sanbellino (Ro), Sestri Levante (Ge), Spilamberto (Mo) e Trento – ma le adesioni si stanno allargando ad altri comuni.

A mostrarsi in sella sono stati ad oggi soprattutto i sindaci di piccole città e paesi: Luisa Salvatori, sindaca del comune di Vizzolo Predabissi nel milanese, e ancora Giovanni Gargano, Castelfranco Emilia, che ha a sua volta sfidato il collega di Carpi, Alberto Belelli; e poi Elena Carletti, prima cittadina di Novellara, Aldo d’Achille (San Bellino), Paolo Erba (Malegno). E la lista si allunga ogni giorno.

fonte: www.lifegate.it


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Rapporto What a Waste: ‘Oltre sette miliardi di contenitori per bevande sprecati ogni anno in Italia’

L’Associazione Comuni Virtuosi anticipa i risultati riferiti all’Italia del Rapporto What a Waste curato dalla piattaforma europea no profit Reloop con il supporto di Break Free From Plastic e Changing Markets Foundation



Il rapporto internazionale What a Waste mette in luce numeri sconcertanti riferiti alle quantità di contenitori di bevande che sfuggono ogni anno ai sistemi di avvio a riciclo in 24 paesi dell’UE (1) , finendo anche nei corsi d’acqua e nei mari. I dati che emergono indicano chiaramente ai decisori politici la strada da percorrere e li invitano a prendere in seria considerazione gli impatti positivi dei sistemi di deposito cauzionali finalizzati al riciclo e al riuso (vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili). Questi sistemi, infatti, permettono di ridurre drasticamente lo spreco di risorse che impatta negativamente sulla crisi climatica. L’incentivo economico abbinato alla restituzione del contenitore da parte del consumatore – che recupera così l’importo della cauzione inclusa nel costo della bevanda – permette di intercettare oltre il 90% dei contenitori immessi al consumo. Insieme al rapporto i promotori dell’iniziativa mettono a disposizione dei decisori politici, attivisti e media un dashboard (in italiano “cruscotto”) consultabile online. Uno strumento che permette di ricavare informazioni altrimenti difficilmente accessibili e di effettuare simulazioni sullo stato dell’arte della gestione dei contenitori di bevande nei diversi paesi europei sulla base di dati aggiornati al 2019.

119 contenitori di bevande sprecati a livello pro capite in Italia
L’Associazione Comuni Virtuosi come membro della piattaforma Reloop, ha potuto accedere, attraverso questo strumento ad alcuni dati inediti per l’Italia che rivelano che i contenitori di bevande sprecati ogni anno sono oltre sette miliardi .
Un numero esorbitante che rapportato a livello pro capite corrisponde a 119 contenitori “buttati via” in media da ogni italiano all’anno: 98 bottiglie in PET, 12 bottiglie in vetro e 9 
 lattine.




Per i paesi come l’Italia che devono ridurre la dipendenza dalle materie prime e raggiungere gli ambiziosi target di raccolta e riciclo europei, accanto a questi dati negativi c’è però una buona notizia: la soluzione a questo spreco di risorse esiste già e porta con sé importanti opportunità ambientali ed economiche.

Nove imballaggi su dieci intercettati dai sistemi cauzionali per un effettivo riciclo o riuso
La necessità di raggiungere per le bottiglie di plastica obiettivi di raccolta del 90% previsti dalla Direttiva SUP al 2029 (77% entro il 2025 ) e di contenuto riciclato (almeno il 30% al 2030), stanno infatti spingendo i governi europei ad introdurre i sistemi di deposito (Deposit Return System DRS). Le performance di successo dei paesi, prevalentemente nel nord Europa, dove i sistemi di deposito sono in vigore da tempo sono caratterizzate infatti da tassi di raccolta media del 91% per gli imballaggi di bevande immessi sul mercato. Paesi che hanno implementato un DRS in tempi più recenti come la Lituania, dimostrano inoltre che è possibile raggiungere questi risultati di intercettazione media in tempi brevissimi.

Come emerge da simulazioni ottenibili dal cruscotto che accompagna lo studio , se l’Italia adottasse un DRS con le performance medie di riciclo dei sistemi di deposito attivi in Europa ridurrebbe del 75% lo spreco di imballaggi per bevande. I 7 miliardi di contenitori che sfuggono al riciclo si ridurrebbero a 1,7 miliardi con una quota media pro capite di 29 contenitori (figura nr. 2). 




La riduzione più consistente si avrebbe per le bottiglie in PET che dai quasi 5 miliardi di unità non riciclate, scenderebbe a 974 milioni. Ovvero da quasi 100 bottiglie sprecate pro capite a sole 16.

“I sistemi di deposito cauzionale si stanno velocemente diffondendo in Europa. Altri 12 paesi hanno già stabilito l’introduzione del sistema entro i prossimi quattro anni in relazione agli obiettivi imposti dalla SUP. In Italia ancora non se ne parla e la nostra associazione è stata l’unica realtà italiana ad avere fatto informazione sui sistemi di deposito cauzionali per bevande da almeno un lustro. Siamo stati anche gli unici ad avere portato all’attenzione del Governo – attuale e precedente – un elenco di proposte in materia di prevenzione dei rifiuti ed economia circolare, in cui i sistemi cauzionali e i modelli di riuso giocano un ruolo centrale”, ha dichiarato Silvia Ricci, responsabile Rifiuti ed Economia Circolare dell’Associazione Comuni Virtuosi.

Vuoto a rendere per migliorare le performance ambientali dei sistemi cauzionali
Il rapporto contiene anche i dati sull’immesso al consumo dei contenitori di bevande venduti in regime di vuoto a rendere in Europa (refillables). Trattasi in prevalenza di bottiglie in vetro, ma anche in PET, come nel caso della Germania adatte all’uso multiplo. Per l’Italia nel 2019 tale quota si attestava sul 10,8 %. Se in aggiunta ad un sistema di deposito incrementassimo la quota italiana di bevande vendute in contenitori ricaricabili (con vuoto a rendere) – dall’attuale 10,8% al 25% – la quantità di imballaggi per bevande che sfuggono al riciclo si ridurrebbe dell’80% scendendo al di sotto del 1 miliardo e mezzo di unità.




Con un DRS e vuoto a rendere lo spreco di contenitori scende di 7 volte
Il rapporto attinge anche a 20 anni di dati che mostrano come, mentre la quota di mercato europea dei ricaricabili – come birra, bibite e bottiglie d’acqua – è crollata dal 47% al 21% in soli vent’anni, nello stesso periodo i contenitori monouso sono aumentati di oltre il 200%. Tuttavia, i paesi con sistemi di deposito cauzionali e con una quota di mercato di vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili superiore al 25% sono quelli che hanno ottenuto i risultati migliori in termini di dispersione degli imballaggi.
Lo spreco di di bottiglie e lattine è infatti sette volte più basso in questi Paesi rispetto a quelli che non hanno sistemi di deposito e di vuoto a rendere. Tra questi paesi, la Germania si distingue come la migliore della categoria, con una quota di ricaricabile del 55% e uno spreco limitato a soli 10 contenitori per persona all’anno.

Clarissa Morawski, CEO di Reloop, ha dichiarato: “I sistemi di deposito in cui il contenitore si recupera per essere riciclato o ricaricato riducono sostanzialmente le quantità di lattine e bottiglie che finiscono sprecate nell’ambiente, in discarica o negli inceneritori. I DRS riducono i costi di raccolta e pulizia ambientale degli enti locali, promuovono l’occupazione nell’economia circolare e riducono le emissioni di CO2. Dal punto di vista del consumatore, l’esperienza è la stessa. Se restituisci una bottiglia vuota, riavrai indietro l’importo del deposito pagato nel momento dell’acquisto della bevanda, indipendentemente dal fatto che il passaggio successivo sia il riempimento o il riciclaggio, senza sprechi e con un impatto ambientale nettamente inferiore “.

Conclude così Silvia Ricci dell’Associazione Comuni Virtuosi: “Ogni anno perso nel percorso di adozione di un sistema cauzionale significa caricare sull’ambiente miliardi e miliardi di contenitori che causano danni ambientali e costi evitabili alla fiscalità dei comuni sostenuta dai contribuenti. Implementare un sistema di deposito non significa dovere investire risorse finanziarie pubbliche perché sono i produttori e rivenditori di bevande a doversi fare carico del 100% dei costi di avviamento e gestione del sistema nell´ambito della loro responsabilitá estesa del produttore (2). Al governo spetta scrivere la legge che dovrà governare il sistema e monitorarne i risultati. Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, è necessario ridurre drasticamente il consumo di risorse. Per farlo serve un quadro legislativo coerente che introduca obiettivi di prevenzione e riuso obbligatori che incentivi modelli imprenditoriali sostenibili.Mi riferisco a modelli basati sul riuso in primis oppure ad altri modelli imprenditoriali indispensabili purché chiudano le catene del valore dei materiali e dei beni senza dispersioni e sprechi evitabili”.

______________________________________________________________________________

(1) Trattasi dei dati riferiti a 24 Stati membri che rappresentano il 99,5% della popolazione dell’UE, esclusi Malta, Cipro e Lussemburgo. Anche Islanda e Norvegia, membri dell’EFTA, utilizzano sistemi di deposito cauzionali.

(2) Ai sensi dell’ articolo 178-ter del TUA, che recepisce nell’ordinamento nazionale i requisiti minimi in materia di responsabilità estesa del produttore introdotti dall’art. 8-bis della Direttiva 851/2018, i costi relativi all’intercettazione e avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio dovranno essere interamente in capo ai produttori (in deroga almeno l’80%) e non a carico dello Stato o degli enti locali.

fonte: www.ecodallecitta.it


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Ragusa: oltre 72% rifiuti differenziati raccolti. Il Comune patrocinia il progetto RiVending

Ragusa, con oltre il 72% di rifiuti differenziati raccolti, è uno dei comuni più virtuosi dell’intera Sicilia. Col progetto RiVending i distributori automatici diventeranno ‘green’ riciclando i bicchieri e le palette in plastica del caffè che si trasformeranno in nuovi prodotti.





Il Comune di Ragusa ha concesso il patrocinio al Progetto Rivending (www.rivending.eu), il circuito chiuso di raccolta e riciclo di bicchieri e palette del caffè dei distributori automatici, promosso da CONFIDA, COREPLA e UNIONPLAST.


La delibera della Giunta Comunale della Città di Ragusa, presieduta dal Sindaco, Avv. Giuseppe Cassì, ha ritenuto il progetto RiVending compatibile alle “politiche ambientali” che l’Amministrazione intende perseguire, vale a dire politiche di prevenzione che promuovono una cultura rivolta alla sostenibilità ambientale.

“Siamo particolarmente fieri – spiega il Presidente di CONFIDA Massimo Trapletti – del fatto che un comune virtuoso come Ragusa, da anni impegnato sul fronte ambientale, abbia riconosciuto il valore di un progetto di filiera che risolve in maniera efficace il tema del fine vita dei prodotti monouso di plastica nel settore della distribuzione automatica e ci auguriamo che altri Comuni e istituzioni italiane seguano l’esempio del capoluogo siciliano sostenendo il progetto”.

“Abbiamo scelto di aderire al progetto RiVending – dichiara il Sindaco Giuseppe Cassì – perché si sposa con gli obiettivi della nostra politica ambientale. Consideriamo infatti i traguardi raggiunti nell’ambito della raccolta differenziata come un punto di partenza per migliorare la qualità della stessa, guardando alla comodità dei cittadini e alla purezza dei materiali raccolti. RiVending si cala perfettamente in questa nostra visione.”

Attraverso RiVending, infatti, i consumatori dei distributori automatici, dopo aver gustato il proprio caffè, sono invitati a buttare bicchiere e paletta in un apposito contenitore che permette di isolare il materiale plastico di cui sono fatti dagli altri imballaggi in plastica e di semplificare così il processo di selezione del materiale, recuperando una plastica omogenea di altissima qualità con cui si possono creare tanti nuovi prodotti.

Ragusa, con oltre il 72% di rifiuti differenziati raccolti (dati 06/2020 certificati dall'Ato Srr di Ragusa), è uno dei comuni più virtuosi dell’intera Sicilia, una regione purtroppo ancora ferma al 29,5% e fanalino di coda tra le regioni italiane. L’attenzione che la Giunta Comunale ha concesso ad un progetto di economia circolare come RiVending, certifica una volta di più il grande impegno della città sull’adozione di buone pratiche di sostenibilità ambientale.

fonte: www.ecodallecitta.it


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Colpo di scena: Coca-Cola, Pepsi, Nestlé appoggiano un sistema di deposito Europeo



Finalmente dopo decenni di dura opposizione ai sistemi di deposito per i contenitori di bevande le grandi multinazionale del beverage, insieme a dozzine di altri produttori di bevande stanno ora perorando per un’introduzione di sistemi di deposito (DRS: Deposit Return Systems) in tutti gli stati membri. L’Associazione Comuni Virtuosi accoglie con grande soddisfazione questa importante, quanto inevitabile, svolta intrapresa dall’industria delle bevande.
La dichiarazione è arrivata attraverso un comunicato pubblicato ieri sul sito di Euractiv da parte di due associazioni europee del settore : la EFWB che rappresenta più di 500 produttori europei di acqua in bottiglia, e l’UNESDA Soft Drinks Europe, che rappresenta i produttori di bibite che operano in Europa, tra cui Coca-Cola, Pepsico, Danone, Nestlé Waters e Red Bull.

Nella lettera aperta le associazioni dicono di voler massimizzare la raccolta e il riciclaggio di tutti gli imballaggi per bevande: dal vetro, cartone, lattine alle bottiglie in PET. Per queste ultime la direttiva UE sulla plastica monouso (SUP), richiede che ne venga raccolto entro il 2029 il 90% , con un obiettivo intermedio del 77% al 2025. La direttiva SUP stabilisce inoltre che le bottiglie in PET per bevande devono contenere il 25% di contenuto riciclato entro il 2025 e fino al 30% nel 2030.

Per raggiungere questi obiettivi, le due associazioni di categoria rimarcano che l’Europa avrà bisogno di sistemi di raccolta per gli imballaggi altamente efficaci. Se guardiamo alle prestazioni di raccolta e riciclo delle bottiglie per bevande in PET nei paesi membri risulta improbabile che tutti saranno in grado di raggiungere gli obiettivi definiti dalla direttiva.

“La EFWB e l’UNESDA ritengono che sistemi di deposito (DRS) ben progettati potrebbero essere la chiave per un veloce raggiungimento degli obiettivi europei – e un numero crescente di Stati membri dell’UE sta arrivando alla stessa conclusione e sta valutando una loro introduzione. Ha affermato Hans van Bochove, Vicepresidente senior per gli affari pubblici e le relazioni con il governo dei partner europei di Coca-Cola che concorda anche sul fatto che “un DRS ben progettato consentirebbe all’UE di raggiungere i suoi obiettivi di raccolta per le bottiglie per bevande più rapidamente e garantirebbe anche il rPET di qualità alimentare che le nostre le industrie hanno bisogno. Oltre a garantire un riciclo a ciclo chiuso un DRS ridurrebbe anche la quantità di materiali vergini necessari, abbassando così l’impronta di CO2 dell’UE contribuendo così al raggiungimento dei suoi obiettivi per il clima ” .

Le due associazioni affermano che un sistema efficiente di deposito deve soddisfare alcuni importanti criteri di progettazione: dovrebbe avere una portata nazionale, dovrebbe essere il più ampio possibile coprendo tutte le categorie di bevande ed essere istituito e gestito dall’industria coinvolta dal sistema attraverso un’organizzazione no-profit. Inoltre, un DRS dovrebbe essere conveniente per il consumatore, accompagnato da una chiara comunicazione sull’ammontare del deposito/cauzione e relativi scopi e prevedere una rete di facile accesso per la restituzione dei vuoti e relativi depositi. Il meccanismo della cauzione dovrebbero incentivare una cultura del recupero e infine un DRS dovrebbe garantire ai produttori di bevande l’accesso a materiale riciclato per un utilizzo a ciclo chiuso (cioè da bottiglia a bottiglia).




Sempre secondo le due associazioni di categoria la Commissione Europea potrebbe svolgere un ruolo importante nel rendere i sistemi di deposito una realtà sviluppando ad esempio delle linee guida per una loro attuazione.

Sull’esempio di quanto avvenne con la pubblicazione delle linee guida guida sui requisiti minimi per i regimi di EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) che sviluppata e adottata nella revisione del 2018 della direttiva quadro sui rifiuti. Questi orientamenti potrebbero essere sviluppati come parte del lavoro della Commissione nei prossimi mesi per l’attuazione del piano d’azione per l’economia circolare e dei fondi di ripresa ( o Recovery Funds) dell’UE.

“Si tratta di una svolta storica“, ha affermato Recycling Netwerk Benelux una delle Ong più attive in Europa nella promozione dei sistemi di deposito, che, come la nostra associazione Comuni Virtuosi, aderisce alla piattaforma europea Reloop per la promozione dell’economia circolare, con particolare focus sui sistemi di riuso. “Cinque anni fa, tutti i produttori di bevande erano ancora tradizionalmente contrari a un deposito sulle bottiglie di plastica. Di conseguenza, alcuni governi europei hanno dimostrato una certa riluttanza ad attuare questa misura ambientale. Ora che le stesse società coinvolte chiedono un sistema di deposito, non c’è più motivo di esitare. Un sistema di deposito con cauzione riduce la quantità di bottiglie di plastica disperse nell’ambiente dal 70 al 90 percento. Per i governi di paesi come Francia, Spagna e Belgio, questo deve essere il segnale di partenza per introdurre finalmente una legislazione nazionale ” ha affermato l’organizzazione ambientale esprimendo .

Non ci sono dubbi sul fatto che senza la pressione esercitata dagli obiettivi imposti dalla Direttiva SUP (Single Use Plastics) che deve essere recepita entro il prossimo 3 luglio, non avremmo assistito a questa “improvvisa” capitolazione di resistenze industriali che hanno dominato gli scenari internazionali per decenni. Questa svolta era d’altronde inevitabile perché non esistono di fatto altri strumenti oltre ai DRS che possono portare in meno di due anni la percentuale di intercettazione oltre al 90%. Lo dimostra il caso lituano , l’ultimo stato europeo ad avere introdotto un sistema di deposito qualche anno fa.

L’ITALIA A CHE PUNTO E’ ?

Venendo all’Italia l’obiettivo di intercettazione del 77% al 2025 per le bottiglie in PET rimane piuttosto sfidante. Questo nonostante l’entrata in campo di Coripet. Senza una legge nazionale che imponga un sistema di deposito con una cauzione che imposta sul prezzo di vendita delle bevande, è tutto più complicato, sia per la parte operativa che richiederebbe l’installazione in tempi brevi e capillarmente su tutto il territorio di un numero sufficiente di macchine di Reverse Vending, che sul versante della sostenibilità economica. Nei sistemi di deposito nazionali ci sono diverse facilitazioni per i partecipanti tra i quali un meccanismo di compensazione dei costi sostenuti che attinge ad un fondo creato dalle fee ricevute dai produttori per i contenitori di bevande che non sono rientrati nel sistema. Questo importo milionario riferito a depositi che non hanno potuto essere restituiti agli utenti (relativi al 10% circa della quantità di contenitori immessi annualmente sul mercato ) viene ripartito ogni anno tra i soggetti che partecipano al sistema.(1) Anche l’importo della cauzione che in Italia non viene applicata non essendoci una legge ha di fatto un peso importante nel successo del sistema. Come si è visto dai paesi dove i sistemi di deposito sono in vigore da anni, se è troppo bassa ci sono meno probabilità che i contenitori vengano restituiti, se è troppo alta può offrire sponda a vari tipi di frodi. Un sistema di deposito è costoso ma i casi dei paesi in cui è stato adottato dimostrano che si ripaga da se’ e che tutti i portatori di interesse ne traggono vantaggi anche economici.

Un requisito di fondamentale importanza (come indicato anche da EFWB e UNESDA) è che un sistema di deposito includa tutti i tipi di contenitori come le bottiglie in vetro e le lattine ( che ormai sono circa 3 volte più numerose delle bottiglie nel littering e cestini stradali). Altrimenti c’è il rischio concreto che i produttori di bevande confezionino una parte dei loro prodotti su tipologie di contenitori non coperte da un DRS, vedi, ad esempio, le sperimentazioni sulla paper bottle di Carlsberg o l’utilizzo di cartoni da parte di alcune marche di acqua in bottiglia.

Ma questo lo vedremo più avanti perché in Italia una discussione e un confronto sui sistemi di deposito non è, sorprendentemente, neanche iniziata. I pochi articoli che si leggono in italiano che entrano un minimo nel dettaglio di questi sistemi si trovano su questo sito.

Mappa dei DRS- Credit : Retorna ES

Tuttavia con questa svolta “epocale” da parte dei produttori di bevande, è necessario che il governo italiano prenda in mano la questione e dia l’incarico all’ISPRA, ad ARERA, o ad altra organizzazione indipendente e accreditata, di redarre un primo studio che delinei costi e benefici di quale potrebbe essere il modello di deposito più adatto per il nostro paese. si può fare partendo da un’analisi di quelli esistenti e di quelli in divenire per quanto riguarda la legislazione e il modello adottato, che serva da base per lo sviluppo di una legge nazionale. Non è più necessario partire da zero, esiste ormai una solida evidenza da cui attingere.

Con una decina di paesi europei che hanno da tempo in vigore un sistema di deposito per bottiglie di plastica e lattine, e 11 governi europei che hanno deciso di introdurre o espandere il proprio sistema nazionale sarebbe il caso di non dormire sugli allori di alcune nostre performance di recupero di materia.

Sempre se non vogliamo correre il rischio di diventare in questa classifica europea il fanalino di coda. Siamo già stati “sorpassati a sinistra” da Romania, Grecia e Turchia.

Silvia Ricci

Immagine in evidenza credit : Deposit Return Systems (DRS) Manifesto ZeroWaste Europe

(1) Video: come funzionano i sistemi di deposito (italiano)

fonte: https://comunivirtuosi.org/


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Perché non possiamo insistere con modelli di consumo basati sull’usa e getta!

Progettare un nuovo imballaggio senza ripensare tutto il ciclo di vita del prodotto, applicando opzioni innovative a basso impatto di carbonio può rivelarsi per le aziende un’occasione persa sotto l’aspetto ambientale ed economico. Cambiare invece l’approccio al packaging andando oltre ad una pura sostituzione del materiale per trovare nuove modalità per fare arrivare i prodotti ai propri clienti può aprire la strada a progetti innovativi in linea con la crisi climatica e di risorse che dobbiamo affrontare.





Quando si tratta di ridurre i rifiuti di plastica, e non si cercano scappatoie come la sostituzione della plastica con altri materiali, il riciclaggio è la strategia su cui si focalizzano gli impegni della maggior parte delle aziende
che lavorano alla sostenibilità del packaging.
Questo perché lavorare sulla riciclabilità, reale o presunta che sia, è di fatto la strategia più semplice da perseguire perché permette alle aziende di non cambiare il modello di business e/o processi produttivi. Condizione che rende più che accettabile per le aziende investire risorse nella ricerca e sviluppo di nuovi materiali che sostituiscano la plastica, e persino sostenere un aumento medio nel costo del packaging del 25-30%, come da stime di esperti del settore. Al contrario, applicare strategie di prevenzione e riuso per il packaging, può comportare in molti casi un ripensamento del prodotto stesso e/o dei modelli di produzione e commercializzazione. Oltre a richiedere il coinvolgimento degli altri attori della filiera di riferimento che non semplifica le operazioni.
Va detto che la crescente attenzione da parte delle aziende alla riciclabilità o compostabilità del packaging è storia recente, che va soprattutto interpretata come una risposta delle aziende alla crescente preoccupazione sull’inquinamento ambientale causato dalla plastica nell’opinione pubblica. In seconda battuta gioca un ruolo importante l’approssimarsi dell’entrata in vigore delle nuove direttive europee del pacchetto Economia Circolare e della Direttiva SUP sulle plastiche monouso. Resta da vedere se i governi le recepiranno conservandone lo spirito e gli obiettivi che vanno nella direzione di un cambiamento dell’attuale modello di consumo, oppure cederanno alle pressioni dei gruppi di interesse. Eventualità poi non così remota come hanno allertato recentemente la Piattaforma Reloop e Zero Waste Europe sulla base di uno studio di Eunomia Research and Consulting.

LIMITI DEL RICICLO

Sebbene il riciclo sia un’opzione preferibile alle opzioni di smaltimento, perché permette di produrre uno stesso bene con minori emissioni climalteranti e un ridotto consumo di materie prime ed energia, è evidente che non possiamo affidarci a questa sola strategia. L’aumento della popolazione e del livello di benessere nei paesi dalle economie emergenti spinge in alto consumi, aumenta i ritmi di prelievo di tutte le risorse, accelerando così la distruzione degli ambienti naturali e della biodiversità.
Nel caso della plastica anche se ne aumentassimo il tasso di riciclo, come è tuttavia necessario e urgente fare, non riusciremmo comunque a tenere il passo con la produzione mondiale di plastica che è destinata a quadruplicare entro il 2050 spinta da una domanda in continua crescita, e non solamente per il settore del packaging.


Sostituire la plastica con alternative biodegradabili può sembrare in prima battuta un’opzione più sostenibile, se non fosse che anche queste risorse non possono considerarsi illimitate. Un loro utilizzo a pari quantità di consumo richiesta dalla sostituzione delle stesse applicazioni in plastica tenendo conto del trend attuale di maggior consumo di prodotti confezionati significa produrre maggiori impatti ambientali su altri fronti. Ad esempio il crescente consumo di biomasse —che soddisfa la domanda proveniente da più settori come si può vedere dall’infografica— contribuisce, anche attraverso il fenomeno detto IULC Indirect Land Use Changes (cambiamento indiretto dell’uso del suolo) alla deforestazione e conseguente perdita di biodiversità.


Sources and uses of biomass in the EU
©EU, 2019



IL PROBLEMA E’ IL MODELLO DI CONSUMO

Le aziende che hanno sostituito gli imballaggi in plastica non lo hanno fatto, —come verrebbe logico pensare— sulla base di valutazioni del ciclo di vita e di utilizzo delle varie opzioni di packaging. Né tanto meno hanno tenuto conto delle diverse infrastrutture di raccolta e riciclo presenti sui mercati ove l’opzione veniva introdotta, oppure degli sbocchi di mercato per le materie prime seconde originate. Come accennato in apertura le decisioni che hanno portato ad un cambio di packaging sono state spesso intraprese, in risposta al “sentiment plastic free” dell’opinione pubblica che il marketing aziendale ha cavalcato come vantaggio competitivo. Con il risultato che le nuove opzioni non sempre si sono rivelate migliorative sotto il profilo ambientale. Oppure prive di un maggiore impatto economico sul sistema di avvio a riciclo del packaging, che è finanziato in larga parte dai contribuenti. Oltre all’aumento medio del 3% annuo circa nel consumo di imballaggi che le relazioni dei consorzi Conai registrano (quasi) ogni anno ci sono anche studi di settore che riportano nel dettaglio i segmenti di prodotto dove il consumo di alimenti confezionati aumenta. Per quanto riguarda il settore ortofrutta cresce il consumo di prodotto confezionato a peso fisso che rappresenta il 47% del totale venduto dalla Gdo, di prodotti di IV gamma e di Primi Piatti Pronti Freschi (classificati come Ecr -ovvero le zuppe e tutte le loro declinazioni) che vengono principalmente venduti nello scaffale refrigerato. Ad esacerbare l’impatto del packaging c’è l’aumento nelle vendite dei formati monodose che riguarda tantissimi prodotti freschi. La tendenza nei paesi avanzati da anni ormai va in direzione di una costante riduzione dei formati, di pari passo con un’evoluzione sociale che riguarda tanto la dimensione dei nuclei familiari, quanto le abitudini, le modalità e le occasioni di consumo.

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fonte: https://comunivirtuosi.org


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Liberiamoci dai pesticidi





















Nasce all’insegna di un orizzonte condiviso di rispetto per l’ambiente e tutela della salute la partnership tra la rete europea delle Città Libere dai Pesticidi e l’Associazione Comuni Virtuosi.

Le Città Libere dai Pesticidi sono un network europeo nato da PAN Europe(ONG con base a Bruxelles) con l’obiettivo di creare una piattaforma di comuni che hanno deciso di vietare l’uso dei pesticidi chimici nelle aree verdi destinate ai cittadini, come parchi urbani, aiuole, cimiteri, campi sportivi.

“Il nostro impegno per contrastare l’uso dei pesticidi va avanti dal lontano 1987 e negli anni è cresciuta la consapevolezza da parte dei cittadini europei dei pericoli derivanti dall’esposizione ai pesticidi, soprattutto per i soggetti più vulnerabili, come bambini e nascituri. Da questa consapevolezza è nata la Rete delle Città Libere dai Pesticidi, che conta circa cinquanta comuni italiani, tra capoluoghi di provincia e piccoli borghi. Una rete per scambiarsi buone pratiche, per avere visibilità europea, per formarsi e informarsi sulle pratiche sostenibili nella gestione del verde urbano” – dice Michela Bilotta, coordinatrice del progetto per l’Italia.

L’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi è una rete di Enti locali, che opera a favore di una gestione sostenibile dei propri territori, sperimentando buone pratiche attraverso l’attuazione di progetti concreti legati alla gestione del territorio, all’efficienza e al risparmio energetico, a nuovi stili di vita e alla partecipazione attiva dei cittadini.

“Il nostro è un impegno che si articola in svariate iniziative, campagne e attività in favore dell’ambiente, pertanto, quando abbiamo proposto al nostro direttivo di entrare a far parte della rete delle Città Libere dai Pesticidi l’idea è stata accolta con entusiasmo. Questo passaggio, infatti, si colloca in linea con la nostra politica e rappresenta un ulteriore passo verso la direzione della sostenibilità” – dice Elena Carletti, presidente di Comuni Virtuosi.

La partnership nasce dalla volontà di collaborare fattivamente per migliorare la qualità della vita dei cittadini e per proteggere la biodiversità dei territori. Questo particolare momento storico ha contribuito a diffondere la consapevolezza di quanto sia delicato l’equilibrio che lega l’uomo alla natura e sulle conseguenze disastrose che la rottura di questo equilibrio può determinare. Il momento è più che ormai opportuno per rivedere i nostri stili di vita e preferire, anche nelle scelte di viaggio, località sostenibili e pesticide free, per scoprire o riscoprire le tante bellezze naturali vicino a noi, i prodotti tipici dei territori e per esperire il potere benefico della natura sul nostro benessere mentale e fisico.

“Nella scelta della propria destinazione di vacanza, sapere che il luogo che ci ospita non utilizza pesticidi chimici è un forte attrattore, soprattutto per le famiglie con bambini, più vulnerabili all’esposizione ai pesticidi” – aggiunge Michela Bilotta.

Le prossime iniziative vedono la rete delle Città Libere dai Pesticidi e i comuni aderenti impegnati in diverse iniziative: un webinar sulla gestione del verde urbano, l’ampliamento della rete a livello internazionale (di cui fanno parte anche capitali europee come Tallin e Zagabria), l’organizzazione di un evento al Parlamento europeo per consentire ai comuni di confrontarsi con gli eurodeputati delle commissioni Agricoltura e Ambiente. Un accordo, dunque, quello tra Città Libere dai Pesticidi e Comuni Virtuosi che si preannuncia proficuo, fattivo e prolifico di iniziative, a testimonianza di come anche dai momenti difficili possano nascere grandi opportunità di cambiamento.

fonte: https://comunivirtuosi.org


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PROGRAMMA PROVVISORIO
9,00    accreditamento
9,30    apertura dei lavori, saluti dell’amministrazione comunale di Soliera, introduzione al programma della giornata
PRIMA PARTE: Qualità delle raccolte differenziate e riciclaggio: verso le nuove regole europee
9,35     Troppi scarti nella differenziata: occorre qualià. I dati regionali, Natale Belosi, Coordinatore Rete Rifiuti Zero ER
10,00     Via i cassonetti per migliorare la qualità, Davide De Battisti, Direttore AIMAG
10,15     200 giorni di rivoluzione a Forlì, Paolo Di Giovanni, Direttore ALEA
SECONDA PARTE: comuni verso rifiuti zero
10,30     L’Italia delle 300 comunità rifiuti zero: inizia la rivoluzione ecologica, Rossano Ercolini, premio Goldman per l’ambiente 2013, presidente Zero Waste Europe
11,00    parlano i comuni – interventi dei comuni rifiuti zero e dei comuni partecipanti  per esporre esperienze, problemi aperti, progetti, valori, obiettivi, prospettive, lavoro comune da mettere in campo. Coordina Monica Cinti, Sindaco di Monte S, Pietro, referente Comuni Rifiuti Zero ER
TERZA PARTE: i comuni virtuosi
12,30    Premiazione comuni sotto i 100 Kg
13,00    buffet

A Soliera, il centro Habitat in Via E. Berlnguer 201 lo trovi a questo link https://goo.gl/maps/h5KYCZ93tTtTFzZy7

fonte: https://rifiutizeroer.blogspot.com

Cento per cento di differenziata

Novantasei anime, quarantasei nuclei familiari, cento per cento di raccolta differenziata.




















Tre numeri per fotografare Minazzana, frazione collinare del Comune di Seravezza (LU), protagonista negli ultimi sei mesi di un inatteso quanto positivo exploit: la perfezione nel conferimento dei rifiuti. Lo ha certificato Ersu (la società consortile che gestisce il servizio di raccolta)  e l’Amministrazione comunale ha sottolineato la circostanza tributando un doveroso plauso alla piccola comunità paesana. Nei giorni scorsi in consiglio comunale due rappresentanti della virtuosa frazione seravezzina hanno ritirato dalle mani del sindaco Riccardo Tarabella una targa di ringraziamento per l’impegno profuso dal paese nella raccolta differenziata.
Ersu ha compiuto un monitoraggio per verificare il livello di accuratezza nel conferimento dei rifiuti in alcune zone del Comune. A Minazzana in sei mesi non sono state riscontrate sbavature. Cioè, ogni singolo utente ha sempre conferito correttamente le diverse frazioni di rifiuto (il vetro con il vetro, la plastica con la plastica, l’organico con l’organico e così via). Nessuna commistione fra materiali diversi. Mai un errore. Impegno e attenzione sempre al massimo.
«L’esempio di Minazzana è significativo perché ci fa capire, a noi amministratori e a tutti i cittadini di Seravezza, che raggiungere certi obiettivi non è impossibile e che con impegno e perseveranza possiamo migliorare ulteriormente i già ottimi risultati conseguiti a livello comunale», dice l’assessore all’ambiente Dino Vené. «I residenti di Minazzana hanno compiuto qualcosa di veramente eccezionale, che merita di essere rimarcato pubblicamente. Un impegno dei singoli che va a vantaggio della collettività. Un comportamento eticamente giusto che produce anche un risparmio economico e positivi riflessi ambientali».
I portavoce di Minazzana intervenuti in consiglio comunale per ritirare il riconoscimento hanno donato al sindaco il calendario 2020 realizzato dalla Pubblica Assistenza del paese. Una pubblicazione semplice ma speciale, con tante belle foto del borgo e dei monti circostanti e, soprattutto, con il calendario della raccolta differenziata in bella evidenza, affinché in ogni famiglia si sappia giorno per giorno cosa e come conferire attraverso il porta a porta.
Il Comune di Seravezza ha ottenuto nel 2015 il riconoscimento di Comune più Virtuoso d’Italia. La percentuale di raccolta differenziata si attestava all’epoca intorno al 70%. L’Amministrazione ha esteso il porta a porta a tutto il territorio comunale, inclusa l’area collinare in cui si trova il paese di Minazzana, ha avviato una serrata lotta all’abbandono dei rifiuti anche con l’utilizzo di telecamere mobili ed ha introdotto il conferimento premiante, meccanismo che prevede sensibili sconti sulla Tari per i cittadini che conferiscono i materiali differenziati direttamente ai centri di raccolta. La differenziata ha raggiunto nell’anno in corso l’82,2% (dato ufficiale pubblicato sul sito web Ersu). La più recente proiezione indica tuttavia che a fine anno sarà abbattuta la soglia dell’84%.
fonte: https://comunivirtuosi.org

Il paese con il cappotto

L’isolamento termico della scuola di Melegno, realizzato con il recupero della lana tosata e destinata ai rifiuti, racconta molto dello sforzo del comune di amministrare in modo diverso. Il paese, già noto per essere autosufficiente dal punto di vista energetico, per la raccolta differenziata porta a porta e per il biodistretto di cui fa parte, ha scelto anche di aprirsi al mondo con l’accoglienza diffusa dei rifugiati. Viaggio nella Rete dei comuni solidali


Foto tratta dalla pagina fb del Comune di Malegno

Un cappotto di lana per la scuola del paese, un centro diurno comunale funzionante dalle 7,30 alle 18 per accogliere bimbi e ragazzi prima e dopo la scuola, per permettere così ai genitori di andare al lavoro tranquilli, sapendo che i loro figli sono in un contesto protetto e stimolante con iniziative e corsi a prezzi accessibili. Malegno, comune della Rete dei comuni solidali, di meno di duemila anime in Valcamonica (Brescia), da anni porta avanti iniziative per migliorare la vita della collettività. Il sindaco, Paolo Erba è stato appena rieletto con il 100 per cento dei voti essendo unico candidato dell’unica lista civica presentatasi alle elezioni: un risultato ottenuto per altro con una percentuale altissima di votanti, quasi il 70 per cento, che ha dunque premiato un’amministrazione molto apprezzata.

In questo piccolo comune si è investito sul futuro, sulle giovani generazioni e sull’ambiente. Negli anni degli incentivi per l’energia pulita, Malegno ha realizzato impianti fotovoltaici che hanno reso il paese autosufficiente producendo un’entrata annua nelle casse comunali di circa duecentomila euro dalla rivendita dell’energia prodotta in esubero. Recuperando la tosatura delle pecore, la cui lana non è più commerciabile, e grazie alle sinergie con ditte artigiane locali, è stato possibile realizzare l’isolamento dell’intero edificio scolastico, “un cappotto per la scuola” è stato affettuosamente rinominato il progetto in fase di ultimazione. Una bella iniziativa che da una parte ha permesso il recupero di materiale ormai destinato al macero e dall’altra ha ristrutturato in maniera economica ed ecologica la scuola riducendo anche i costi futuri di riscaldamento.

Il comune – che fa anche parte dell’associazione dei Comuni virtuosi – è stato anche premiato dalla Provincia di Brescia per la gestione differenziata dei rifiuti (raccolta differenziata “porta a porta spinto”): Malegno rimette anche in circolo l’umido attraverso la distribuzione gratuita del compost riducendo così l’uso di fertilizzanti chimici e incentivando la produzione biologica. In Valcamonica la produzione del biologico è in aumento e Malegno fa parte insieme a numerosi altri comuni limitrofi di un distretto bio solidale. Per molto tempo a rischio di spopolamento, con una percentuale di morti annue spesso superiore alle nascite, dal 2018 ha iniziato una cauta inversione di tendenza: rispetto ai dati del 2017 gli abitanti sono aumentati di 11 unità forse grazie anche all’arrivo dei migranti ospitati nelle case del paese secondo il modello dell’accoglienza diffusa. Pochi numeri, circa una trentina di nuovi cittadini, ma che fanno la differenza. Nuovi cittadini accolti a braccia aperte, simbolo di un cambiamento che fa tutti ben sperare.

La scuola del paese non ha mai rischiato la chiusura e i bambini tutti i giorni vi arrivano in pedibus. All’interno c’è una piccola Biblioteca della pace, per l’educazione alla solidarietà e alla condivisione, temi questi, fondamentali per la formazione dei cittadini del futuro. Durante la Settimana della Pace,organizzata ogni anno nei mesi invernali, si parla di educazione alle differenze attraverso canti e musiche, del rispetto delle diversità e dei valori cristiani. Il momento clou della Settimana della Pace è da sempre, la marcia-cammino di riflessione da Malegno a Cividate, e il tema del 2019 è stato “La buona politica è al servizio della pace” che ha tratto spunti dal messaggio di papa Francesco per la cinquantaduesima Giornata mondiale della Pace.

fonte: comune-info.net

Capannori: Economia circolare - obiettivi 2030 - Sabato 1 dicembre 2018 ore 10.30








































Sabato 1 dicembre 2018 ore 10.30 si terrà il 
Direttivo dei Comuni Virtuosi.
Al tavolo tecnico alcuni Esperti Ambientali Nazionali, tra cui Rossano Ercolini, per discutere dei seguenti temi:
1) Nuovo accordo Anci - Conai
2) Reintroduzione vuoto a rendere
3) Riprogettazione dei materiali
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Dalle ore 15.00, iniziamo con il 'Make something weerk' 🎉


Comuni Virtuosi scrive a Starbucks: “In Cordusio no a tazze e bicchieri usa e getta, difendiamo l’ambiente”

L’appello, firmato anche da Greenpeace e Wwf Italia, indirizzato ai vertici dell’azienda americana e al sindaco Sala


















Un appello lanciato dall’associazione Comune Virtuosi – di cui fanno parte oltre cento comuni italiani – per chiedere a Howard Schultz, direttore esecutivo dimissionario di Starbucks e al suo successore Myron Ullman, che non vengano introdotte tazze e bicchieri usa e getta nel primo punto vendita italiano – il Reserve Store – che aprirà a Milano in piazza Cordusio nei prossimi mesi. A sostenere l’iniziativa in difesa dell’ambiente anche Greenpeace Italia, Wwf Italia, Zero Waste Italy e alcune piattaforme europee come Zero Waste Europe e Reloop, realtà paneuropea che sostiene l’economica circolare.  

«Chiediamo a Howard Schultz e Myron Ullman di dare il via a una rivoluzione verde di Starbucks, a partire dallo Store di Milano, eliminando l’uso di tazze e bicchieri usa e getta». Perché, scrivono nell’appello i promotori, «un’azienda che conta 28 mila negozi presenti in 77 paesi ed è frequentata ogni giorno da milioni di persone ha un enorme potenziale per fare la differenza e dare un’importante contributo per fermare la crescente marea di rifiuti da consumo usa e getta». Secondo una stima realizzata proprio da Starbucks, infatti, ogni anno vengono distribuite dalla catena di caffetteria circa 600 miliardi di tazze in carta o plastica. I firmatari dell’appello chiedono quindi a Starbucks di seguire l’esempio della catena di caffè indipendente, la Boston Tea Party, che ha eliminato a partire dal mese di giugno l’impiego di tazze e bicchieri usa e getta per sostituirle con quelli riutilizzabili. L’associazione si rivolge anche al sindaco di Milano Giuseppe Sala affinché «voglia farsi portatore del nostro appello con la sua giunta, nell’interesse dei suoi concittadini e del decoro urbano della città».  

I sindaci dei Comuni Virtuosi vogliono promuovere «da subito modelli di produzione a ciclo chiuso o circolare nei comuni, senza attendere che le misure contenute nelle direttive europee, parte del pacchetto sull’economia circolare vengano recepite dal nostro governo centrale, aspettando ancora un paio di anni. Se vogliamo mantenere le temperature globali entro i due gradi è necessario intervenire al più presto a livello nazionale come locale e l’intera industria ha il dovere di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo facendo bene da subito». Questo farebbe sì che vengano contenuti i costi di gestione dei rifiuti che assorbono una parte significativa del budget dei comuni – che è finanziata dai contribuenti – e che potrebbero essere destinati ad altri progetti sociali e ambientali necessari alle comunità. 

fonte: www.lastampa.it

Calcolo dei "Fabbisogni standard": a disposizione dei Comuni uno strumento gratuito
















La Legge di Bilancio 2018 non ha prorogato l’entrata in vigore della norma che prevede, per i Comuni, l’obbligo di avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard per il calcolo dei costi del servizio di smaltimento rifiuti e della Tari.
Con l'avvicinarsi della scadenza dei termini per la presentazione del Piano Economico-Finanziario ESPER e AMBIENTE ITALIA con la collaborazione di INNOVAMBIENTE e il patrocinio dell'Associazione Comuni Virtuosi mettono a disposizione dei Comuni uno strumento informatico per il calcolo dei Fabbisogni Standard.

Il modello di calcolo è stato realizzato per facilitare i comuni a calcolare i fabbisogni standard secondo quanto previsto nella Legge di Bilancio 2018 che prevede che “nella determinazione dei costi di cui al comma 654, il comune deve avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard”.
Il modello di calcolo funziona interamente in automatico sulla base di alcuni dati ricavati dall’ Allegato 3 alle Linee guida interpretative per l’applicazione del comma 653 dell'art. 1 della Legge n. 147 del 2013 emanate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’economia e delle finanze. Si deve però rilevare che questi dati risultano aggiornati soltanto all’annualità del 2015.
Per far fronte ad eventuali disallineamenti tra gli importi calcolati e l’importo del PEF del 2018 viene consentito l’inserimento di parametri più aggiornati, qualora disponibili, in modo da poter affinare quanto più possibile il calcolo cercando la massima corrispondenza con i costi reali della TARI “per permettere all’Ente locale di valutare l’andamento della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti” secondo quanto stabilito dalla recente norma.


Vai allo strumento di calcolo

fonte: esper.it

DEPOSITO SU CAUZIONE PER CONTENITORI DI BEVANDE

Come funziona il deposito su cauzione per i contenitori di bevande e quali sono i vantaggi del sistema per l'ambiente e l'economia.






Video realizzato da RELOOP una piattaforma europea multi-stakeholder per la promozione dell’Economia Circolare. L'Associazione Comuni Virtuosi (ACV) è l’unica organizzazione italiana ad aver aderito a Reloop.




PS. Porta la Sporta è stata la prima campagna lanciata dall' ACV.



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