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Impiegare l’energia solare di notte? Ci pensano le batterie termiche

Prende spunto dai sistemi di stoccaggio del solare a concentrazione la nuova batteria creata dai ricercatori della Curtin University, in Australia. “Rivoluzionerà il panorama della produzione di energia rinnovabile a livello mondiale”



Un gruppo di ingegneri della Curtin University, nell’Australia occidentale sta lavorando alla prossima generazione di batterie termiche per l’accumulo dell’energia solare. L’obiettivo del team è quello rendere flessibile la produzione dei sistemi solari in maniera che possano offrire una alternativa valida ai combustibili fossili nel settore commerciale e dell’industria pesante a livello globale. Per raggiungere il target prefissato, gli scienziati hanno deciso di unire tecnologie comprovate all’utilizzo di nuovi materiali per progettare una soluzione innovativa, efficiente e flessibile.

Nel dettaglio, il progetto – guidato dal professor Craig Buckley della Curtin – prende spunto dal sistema d’accumulo sviluppato da United Sun Systems per i suoi impianti solari a concentrazione Dish Stirling, impianti costituiti da un concentratore circolare di forma parabolica e motore stirling posto nel fuoco di fronte allo specchio. Con la collaborazione della United Sun Systems e dell’azienda ITP Thermal, gli scienziati sono riusciti a migliorare design e funzionamento delle batterie termiche.
Il nuovo dispositivo utilizza un idruro metallico ad alta temperatura come mezzo di stoccaggio del calore e un serbatoio a gas a bassa temperatura per la conservazione di idrogeno o anidride carbonica. La formazione di un idruro di metallo in determinate condizioni è una reazione reversibile: ciò significa che tramite una fonte di calore può dissociarsi in metallo e idrogeno (immagazzinando l’energia termica sotto forma di energia chimica) e, viceversa, rilasciare calore durante la sua formazione a partire da leghe metalliche e idrogeno.
“Di notte o quando il cielo è nuvoloso, l’idrogeno o l’anidride carbonica vengono rilasciate dal serbatoio di stoccaggio del gas e assorbiti dai metalli inorganici del sistema per formare un metallo idruro che produce calore, e quest’ultimo è utilizzato per generare elettricità”, spiega lo scienziato Chris Moran.

L’iniziativa mira a sviluppare un sistema di energia solare che produca elettricità 24 ore al giorno, sette giorni su sette, rendendosi commercialmente redditizio per l’industria. “Come per i sistemi a batteria al litio che la Curtin University sta anche sviluppando, l’installazione di un sistema di immagazzinamento dell’energia a basso costo tramite batterie termiche rivoluzionerà il panorama della produzione rinnovabile a livello mondiale consentendo alle energie pulite di competere veramente con i combustibili fossili”. La ricerca continuerà a lavorare sullo sviluppo di nuove tecnologie per integrare lo stoccaggio di energia termochimica attraverso batterie termiche in un sistema Stirling.

fonte: www.rinnovabili.it

Rifiuti, l'economia circolare fattura 88 miliardi in Italia

Ricerca, è l'1,5% del valore aggiunto nazionale




















L'economia circolare, quella del riciclo, in Italia vale oggi 88 miliardi di fatturato, 22 miliardi di valore aggiunto, ovvero l'1,5% del valore aggiunto nazionale. Numeri che sostanzialmente equivalgono a quelli di tutto il settore energetico nazionale o di un settore industriale storico come quello dell'industria tessile, non molto distante dal valore aggiunto dell'agricoltura. Un settore che impiega oltre 575mila lavoratori, mostrandosi ogni anno sempre più competitivo per i giovani in cerca di occupazione e per i profili professionali più specializzati.

E' questo il dato più rilevante che emerge dalla ricerca: "L'Economia Circolare in Italia - la filiera del riciclo asse portante di un'economia senza rifiuti", presentata oggi a Roma e curata dall'esperto ambientale Duccio Bianchi di Ambiente Italia, a seguito dei lavori svolti dal Kyoto Club, ong per il clima costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali. Lo studio è stato commissionato dal CONAI (Consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi) con i Consorzi nazionali del riciclo CIAL (alluminio), COMIECO (carta), COREPLA (plastica), RICREA (acciaio), e dal Gruppo CAP, il gestore del servizio idrico di Milano.

In Italia, nel 2017 è stato avviato a riciclo il 67,5% dei rifiuti di imballaggio, per un totale di 8,8 milioni di tonnellate, valore in crescita del 3,7% rispetto al 2016.

L'Italia è leader in Europa per il tasso di produttività nell'uso delle risorse (quanti euro di PIL si producono per ogni kg di materia consumata), il tasso di circolarità della materia nell'economia (quante materie seconde impieghiamo sul totale dei consumi di materia), e per il tasso di riciclo dei rifiuti (quanti rifiuti, urbani e non urbani, inclusi l'import ed export, avviamo a riciclo internamente).

fonte: http://www.ansa.it

Calcolo dei "Fabbisogni standard": a disposizione dei Comuni uno strumento gratuito
















La Legge di Bilancio 2018 non ha prorogato l’entrata in vigore della norma che prevede, per i Comuni, l’obbligo di avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard per il calcolo dei costi del servizio di smaltimento rifiuti e della Tari.
Con l'avvicinarsi della scadenza dei termini per la presentazione del Piano Economico-Finanziario ESPER e AMBIENTE ITALIA con la collaborazione di INNOVAMBIENTE e il patrocinio dell'Associazione Comuni Virtuosi mettono a disposizione dei Comuni uno strumento informatico per il calcolo dei Fabbisogni Standard.

Il modello di calcolo è stato realizzato per facilitare i comuni a calcolare i fabbisogni standard secondo quanto previsto nella Legge di Bilancio 2018 che prevede che “nella determinazione dei costi di cui al comma 654, il comune deve avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard”.
Il modello di calcolo funziona interamente in automatico sulla base di alcuni dati ricavati dall’ Allegato 3 alle Linee guida interpretative per l’applicazione del comma 653 dell'art. 1 della Legge n. 147 del 2013 emanate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’economia e delle finanze. Si deve però rilevare che questi dati risultano aggiornati soltanto all’annualità del 2015.
Per far fronte ad eventuali disallineamenti tra gli importi calcolati e l’importo del PEF del 2018 viene consentito l’inserimento di parametri più aggiornati, qualora disponibili, in modo da poter affinare quanto più possibile il calcolo cercando la massima corrispondenza con i costi reali della TARI “per permettere all’Ente locale di valutare l’andamento della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti” secondo quanto stabilito dalla recente norma.


Vai allo strumento di calcolo

fonte: esper.it

Dopo “Scala Mercalli”, chiude anche “Ambiente Italia”

ambiente-italia-rai
Con un post su Facebook datato 10 settembre, lo storico conduttore Rai Beppe Rovera ha annunciato alla rete la chiusura del programma Tv Ambiente Italia. La trasmissione è andata in onda dal settembre del 1990 su RaiTre nazionale dalle 14.50 alle 15.50 prima e, dopo, dalle 13 alle 14. Nell’ultima edizione era poi stata ridotta a mezz’ora.
Ambiente Italia ha raccontato per oltre vent’anni “il Paese in diretta, coi suoi mali, le sue meraviglie, le sue ambiguità. Una partecipazione corale, voci, confronti, inchieste sull’onda della stretta attualità. Per capire, supportati da fonti scientifiche autorevoli, chiedendo conto a chi di dovere. Una trasmissione onesta, utile, a disposizione dei cittadini. Di servizio. Da quest’anno è sparita dal palinsesto. Amen”. Sono queste le parole utilizzate da Rovera per descrivere il fatto.
Sin da subito non sono mancati i commenti e i messaggi di indignazione e, quindi, di vicinanza, da parte del pubblico. Come hanno evidenziato in molti, tra semplici utenti ed esponenti green (per esempio Antonio Cianciullo e Sergio Ferraris), si tratta di una perdita assai consistente, che va ad aggiungersi alla precedente chiusura di “Scala Mercalli”.
La decisione di interrompere il programma rappresenta dunque un altro duro colpo per il mondo della comunicazione ambientale. Per chiedere il ripristino sia di Ambiente Italia si di Scala Mercalli sono state lanciate due petizioni online sul sito Change.org. Come ha scritto il giornalista Sergio Ferraris, “vogliamo il ripristino della trasmissione Ambiente Italia. Vogliamo continuare a essere informati, specialmente dal servizio pubblico sull’ambiente nella nostra nazione. La chiusura di Ambiente Italia non è un bel messaggio, in un’Italia che sembra essere disinteressata ai cambiamenti climatici, dove le rinnovabili arretrano – mentre in tutto il Mondo, Stati Uniti compresi aumentano – dove l’inquinamento urbano dell’aria ormai non è più urbano, ma interregionale come in Pianura Padana – che è una delle regioni europee tra le più inquinate, dove abbiamo 57 siti altamente inquinati, d’interesse nazionale o regionale con le bonifiche praticamente a zero e dove brevettiamo in Giappone case antisismiche e poi non le costruiamo ad Amatrice. Abbiamo bisogno d’informazione ambientale, per migliorare la nostra vita e quella dei nostri figli. Ambiente Italia non era solo denuncia. La squadra della trasmissione erano anche capaci di cogliere la bellezza del nostro paese. I luoghi, la cultura, le bellezze e il paesaggio erano altri punti cardine della sua trasmissione nella quale questi contenuti erano alternati ai disastri ambientali. Ambiente Italia è l’essenza del servizio pubblico e vogliamo che ritorni nei palinsesti Rai, perché essere informati con competenza, attenzione e profondità sullo stato dell’ambiente dove viviamo è un nostro diritto di cittadini”.

fonte: www.envi.info