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Ladispoli, il comune segue Cerveteri per la nuova gara rifiuti
















Dopo Cerveteri anche Ladispoli si affida ad E.S.P.E.R. per la progettazione del servizio di igiene urbana integrata.
Per 30mila euro, infatti, l’Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti dovrà progettare il servizio di igiene urbana di Ladispoli con l’implementazione della tariffa puntuale a partire dal 7/01/2019, oltre a dover dare supporto all’ente per la redazione dei relativi atti di gara.
Un bando per la gara rifiuti certamente difficoltoso da realizzare, al punto che nella vicina Cerveteri non sono mancati gli intoppi burocratici per portare a termine l’iter, sebbene nessun ritardo sia imputabile a Esper.
Si prospetta quindi una nuova gestione dei rifiuti, mentre il tema della raccolta differenziata e dell’igiene urbana a Ladispoli rimane caldo.
Ad oggi con l’attuale appalto l’ente paga cifre salatissime con continui incrementi di servizi. Aumenti che stanno portando la tariffa per l’igiene urbana ad essere insostenibile.
fonte: esper.it

Petrosino. Droni, transponder, spot e una RD da primato

















Petrosino. Un piccolo Comune costiero della provincia di Trapani di poco più di 8000 abitanti. Da poco ha implementato, con l’assistenza tecnica di ESPER,  un nuovo servizio di raccolta che ha portato il Comune da un sostanziale 0% di raccolta differenziata ad un 80% con una crescita costante.
Ne parliamo con il Sindaco Gaspare Giacalone
Sindaco, come sta andando il nuovo servizio di raccolta rifiuti a Petrosino?
Gradualmente negli ultimi mesi abbiamo iniziato questa nostra rivoluzione implementando quello che è un servizio fortemente innovativo. Per la nostra comunità, nel profondo Sud, rappresenta un cambiamento molto forte. Ricordo che la nostra esperienza va inquadrata nella realtà siciliana che vive costantemente in emergenza. Le cose che in altre parti del mondo appaiono normali, da noi diventano un po’ più che straordinarie. Fatta questa premessa, seguendo il progetto redatto da ESPER, abbiamo esteso il porta a porta a tutto il territorio comunale ed è iniziata una raccolta differenziata spinta. Ho preso un Comune che aveva completamente abbandonato la raccolta differenziata registrando un non proprio virtuoso 0%, oggi abbiamo raggiunto quota 80%, in pochissimo tempo. Quindi abbiamo raggiunto risultati straordinari con una crescita costante, grazie anche ad un’azione di comunicazione continua e, aggiungo, ad un’azione di repressione piuttosto forte.
Quando parla di repressione immagino si riferisca all’azione forte che la sua amministrazione sta portando avanti contro gli abbandoni.
Sì. da quando sono sindaco abbiamo sempre cercato di intervenire su questo problema. In Sicilia, e in buona parte del meridione, c’è la cattiva abitudine di abbandonare i rifiuti un po’ ovunque. E su questo noi abbiamo deciso di intervenire con risolutezza in maniera quotidiana. In particolare, oltre all’uso già sperimentato in passato delle telecamere e all’azione di squadre di vigili urbani che, accompagnati dagli operatori, vanno ad aprire i sacchetti abbandonati individuandone la provenienza ed andando a sanzionare i responsabili, secondo legge, quest’ anno abbiamo modificato il regolamento della videosorveglianza ed abbiamo dato il via ad un nuovo progetto sperimentale con l’utilizzo di un drone. Con scrupolo e nel rispetto totale della normativa, andremo davvero a dare battaglia a chi abbandona i rifiuti.
Io sono comunque soddisfatto: il mio Comune è pulito. Ma è una di quelle conquiste che vanno difese. Non abbassiamo la guardia e continuiamo quotidianamente a lavorare su questo fronte. Proprio in questi giorni abbiamo diffuso un video  che nel giro di 24 ore ha ricevuto migliaia di visualizzazioni. È uno spot contro gli abbandoni. Forte, provocatorio, ma anche ironico e divertente. Abbiamo scelto di dedicare una parte della nostra comunicazione istituzionale alla lotta contro gli abbandoni, cercando per una volta di far apparire chi ha questi comportamenti incivili non come il furbetto di turno, magari da guardare con un sorriso di comprensione, ma come un idiota da mettere in ridicolo.
Ci parlava di droni. Che ruolo riveste la tecnologia nel nuovo servizio?
Abbiamo dotato tutti i contenitori distribuiti alle utenze domestiche e commerciali di trasponder che ne permettono l’identificazione nel momento della raccolta, per monitorare il numero di svuotamenti relativo ad ogni contenitore.
Ma voglio essere chiaro: la filosofia non è quella del controllo da parte della Amministrazione.
Fino ad ora ho parlato delle politiche repressive e degli strumenti che abbiamo implementato per perseguire chi trasgredisce le norme. Ma quello che ci interessa è un meccanismo premiale, perché vogliamo che quei cittadini che gestiscono al meglio i propri rifiuti, siano premiati. Non solo, ma il piano redatto con la collaborazione di ESPER, prevede premialità non solo per i cittadini, ma anche per gli operatori e perfino per l’impresa che con noi collabora sul rinnovato servizio di raccolta rifiuti. L’obiettivo finale è quello di attivare ad una tassazione puntuale, parametrando la bolletta TARI sulla reale produzione di rifiuti di ogni utenza.
La raccolta a Petrosino però non è solo porta a porta: ci sono forme di flessibilità come le Isole Ecologiche. Come vengono utilizzate?
Abbiamo già un’isola ecologica che è abbastanza attrezzata e devo dire piuttosto moderna nel concetto e nelle forme di recepimento dei rifiuti. Tuttavia questo non è il nostro punto di arrivo: il punto d’arrivo è un ecocentro. Anche in questo caso stiamo parlando di un concetto comune in altre parti d’Italia, mentre in Sicilia il nostro sarà probabilmente il primo o quantomeno tra i primi ad essere costruito. Abbiamo presentato un progetto bellissimo che è stato già non solo approvato dalla Regione Sicilia, ma già finanziato. Sarà un posto accogliente per i cittadini e per i loro rifiuti.
“Un posto per ogni cosa” questo è il nostro motto
Un motto ed un’azione che hanno portato a risultati di eccellenza assoluta!
La bellissima notizia di oggi è che il Comune di Petrosino ha raggiunto l’80% di raccolta differenziata! Lo abbiamo fatto in piena estate quando la popolazione presente sul territorio comunale aumenta di altre 3 mila unità e quando nel resto della Sicilia si parla di emergenza rifiuti. È questo il risultato di un grande lavoro di prevenzione, informazione e repressione che ha portato velocemente a raggiungere risultati straordinari. Campagna di sensibilizzazione, distribuzione di nuovi contenitori, nuovo calendario per la raccolta, sistema di video sorveglianza, uso del drone con perlustrazione aerea, appostamenti dei vigili urbani. E poi, parafrasando il nostro video spot, abbiamo fatto la festa ad oltre 100 simpaticoni con multe salatissime per chi butta rifiuti fuori dai luoghi, dagli orari e dagli appositi contenitori. Petrosino: buone pratiche e risultati eccellenti!



fonte: http://esper.it

Una nuova vita per le plastiche dure
















Sul numero di luglio di ‘Formiche’ un contributo del presidente del Cnr Massimo Inguscio sul progetto ‘Plasmare’, condotto dall’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr in collaborazione con Esper, che ha l’obiettivo di individuare un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure.

Le plastiche dure non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate, con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati. Il progetto ‘Plasmare’ (Plastiche per nuovi materiali mediante un riciclo ecosostenibili), coordinato da Gabriella Di Carlo del Cnr-Ismn è finalizzato a favorire l’identificazione di processi ecosostenibili per la gestione e il trattamento di rifiuti costituiti da plastiche dure, al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente e promuovere l’ecodesign di nuovi prodotti: “Bisogna lavorare per alleggerire la frazione di rifiuto indifferenziato (plastiche dure) che grava sulle discariche, permettendo di recuperare preziose risorse che possono essere sfruttate a livello industriale in nuovi cicli produttivi”.

Articolo del Presidente Cnr Massimo Inguscio tratto dal periodico Formiche.net, numero di Luglio 2018

Le plastiche dure non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate, con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati. Con il progetto Plasmare si sta individuando un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure che permetta di ottimizzarne il ciclo di vita.

Il crescente consumo di materiali plastici sta avendo negli ultimi anni un impatto sempre più devastante sull’ambiente. Per contrastare tale fenomeno, è necessaria la pianificazione di azioni di intervento che agiscano a diversi livelli: dalla sensibilizzazione dei cittadini, allo scopo di limitare la dispersione incontrollata di rifiuti plastici nell’ambiente, all’ottimizzazione dei pro- cessi di riciclo e riutilizzo dei rifiuti plastici. Una particolare attenzione deve essere rivolta alle plastiche dure che ad oggi non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati.

Sulla base di tali considerazioni, l’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Consiglio nazionale delle ricerche in coordinazione con l’Ente di studio per la pianificazione ecosostenibile dei rifiuti (Esper), hanno collaborato all’ideazione e presentazione del progetto Plasmare (Plastiche per nuovi materiali mediante un riciclo ecosostenibili), coordinato da Gabriella Di Carlo del Cnr-Ismn. Si tratta di un progetto finalizzato a favorire l’identificazione di processi ecosostenibili per la gestione e il trattamento di rifiuti costituiti da plastiche dure, al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente e promuovere l’ecodesign di nuovi pro- dotti. L’obiettivo è l’individuazione di un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure che permetta di ottimizzarne il ciclo di vita.

Affinché ciò avvenga, è necessario sviluppare e potenziare il riutilizzo delle materie prime seconde derivanti da plastiche dure post-consumo in nuovi cicli produttivi – a integrazione delle materie prime vergini – promuovendo lo sviluppo di una dedicata filiera di gestione, sostenibile anche dal punto di vista economico. Ad oggi, uno dei principali limiti al riciclo delle plastiche dure, oltre all’eterogeneità dei materiali presenti, e all’elevato costo dei processi di trattamento, è che esse non rientrano tra gli imballaggi. Per fare fronte a tali esigenze, Plasmare si propone in una prima fase di individuare le tecnologie più efficaci per il riciclo delle plastiche dure post-consumo, attraverso contatti e sopralluoghi presso i diversi impianti che già si occupano del trattamento dei rifiuti plastici (mediante meccanismi di selezione, lavaggio, stampaggio, ecc.) al fine di conoscere da vicino le metodologie ad oggi disponibili e le potenzialità future.

Nelle fasi successive, saranno svolte attività di sviluppo sperimentale che permette- ranno di ottimizzare le metodologie selezionate per il trattamento dei rifiuti; verrà esaminata la possibilità di migliorare il processo di riciclo intervenendo nella fase di separazione con la messa a punto di un sistema su scala di laboratorio; verrà valutato il ciclo di vita mediante metodo Life cycle assessment (Lca) e l’efficienza dell’intero processo di trasformazione, nonché la potenzialità di mercato del prodotto.

Il progetto prevede, inoltre, una serie di iniziative finalizzate alla diffusione dei risultati ottenuti e delle tecnologie sviluppate tramite il coinvolgimento di Comuni, come ad esempio l’Associazione comuni virtuosi, aziende e associazioni di categoria interessa- te. Plasmare costituisce una valida opportunità per alleggerire la frazione di rifiuto indifferenziato che grava sulle discariche, permettendo, inoltre, di recuperare preziose risorse che possano essere sfruttate a livello industriale in nuovi cicli produttivi.

fonte: esper.it

Vuoto a rendere: una sperimentazione sbagliata non può fermare il processo

Stefano Ciafani, Presidente Nazionale di Legambiente: “Scarsa applicazione da parte del Ministero e boicottaggio da parte dei produttori di bevande. La sperimentazione fallirà, ma il vuoto a rendere va ripreso e ristabilito: è un tassello imprescindibile di un piano più generale per la riduzione dei rifiuti
















Di Attilio Tornavacca, direttore generale ESPER e Sergio Capelli, tecnico ESPER
Oltre i confini Italiani è prassi ormai da anni: in Germania, Danimarca, Estonia, Finlandia, Croazia, Norvegia, Svezia, Svizzera, Ungheria e Repubblica Ceca, non solo il vuoto a rendere è obbligatorio, ma tutti gli esercizi che vendono una determinata bevanda sono costretti ad accettarne i vuoti, anche se la specifica bottiglia non è stata acquistata nel loro negozio. Si tratta di quel Nord Europa virtuoso che altro non ha fatto che implementare ed eventualmente migliorare e sistematizzare pratiche che in Italia conoscevamo molto bene fino alla metà degli anni ’80, quando la filosofia del “Usa e getta” ha preso il sopravvento.
La declinazione più comune del vuoto a rendere è quella tedesca, gestita direttamente dai produttori (in Germania il costo della raccolta differenziata degli imballaggi è completamente e direttamente in carico ai produttori), in cui sono i consumatori a pagare una cauzione che viene loro resa solo in caso di restituzione della bottiglia. Gli imballi così raccolti se riutilizzabili vengono indirizzati alla catena del riuso, se riciclabili a quella del riciclo, con un incremento della raccolta differenziata e un decremento sensibile della produzione di rifiuti. A breve anche la Gran Bretagna, uno dei maggiori consumatori di plastica monouso metterà in campo un sistema di vuoto a rendere, ma di 13 miliardi di bottiglie di plastica all’anno e più di 3 miliardi non vengono riciclati[1]. Il governo scozzese ha già annunciato l’avvio di un sistema di vuoto a rendere e anche in Galles il governo autonomo ha dichiarato di voler contribuire a realizzare un sistema esteso a tutto il Regno Unito. In totale sono una quarantina i Paesi nel mondo, compresi 21 Stati Usa, che hanno implementato una qualche forma di vuoto a rendere per le bottiglie di plastica e vetro.
In Italia il vuoto a rendere è tornato nell’agenda politica grazie all’impegno dell’Onorevole Stefano Vignaroli che ha portato all’approvazione di una specifica norma integrata nel Collegato Ambientale del 2015 (12/2015 art. 219). A distanza di quasi due anni il Ministero dell’Ambiente pubblica il decreto attuativo (DL 3 luglio 2017, n. 142[2]) in cui identifica una sperimentazione che lascia perplessi ambientalisti e addetti ai lavori. Due le principali ragioni di perplessità: la prima è che la sperimentazione è su base squisitamente volontaria (il Ministero dell’Ambiente non ha previsto alcuna premialità economica che possa incentivare lo sviluppo del sistema); la seconda è che la sperimentazione coinvolge solo produttori, distributori ed esercenti (vendita al dettaglio), escludendo completamente i consumatori, ovvero i cittadini. Pecche sottolineate da Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente: “È fondamentale coinvolgere tutti gli attori della filiera, nessuno si deve sentire escluso, ed è necessario instaurare una premialità economica che riguardi anche il cittadino, il consumatore finale, oggi è completamente tagliato fuori dalla sperimentazione. Così come è stata pensata, la sperimentazione non può funzionare”. Ma le modalità scelte per la sperimentazione non sono gli unici ostacoli al buon funzionamento della stessa: “Se il collegato ambientale, ovvero la legge da cui la sperimentazione prende il via è positivo – continua Ciafani – il decreto ministeriale che ne dà attuazione è stato un gran pasticcio, a partire da una campagna comunicativa pressoché inesistente. L’informazione agli operatori per promuovere questa sperimentazione è stato un fallimento totale. Il ministero dell’Ambiente non ci ha minimamente lavorato. Tanto è vero che i risultati della sperimentazione saranno assolutamente negativi”. Risultati che saranno monitorati da una commissione, che certificherà un risultato negativo: a quattro mesi dalla data d’inizio (febbraio 2018) solo 20 aziende risultano registrate al registro degli aderenti alla sperimentazione[3]. “Questa sperimentazione va presa per quello che è – ribadisce Ciafani – la sperimentazione è stata negativa per come l’ha gestita il Ministero dell’Ambiente. Anzi per come non l’ha gestita. Credo che sia necessario tornare a lavorare sul tema, che l’inizio della nuova legislatura sia l’occasione giusta per cambiare il decreto ministeriale dove è necessario”.
Ma i problemi non sono solo legati alla cattiva organizzazione dell’iniziativa: il vuoto a rendere si deve scontrare con interessi economici enormi, che portano ad incontrare ostacoli non da poco. Dall’approvazione del Collegato Ambientale al decreto attuativo sono passati due anni, tempi larghissimi. “C’è stato un forte ostracismo da parte dei produttori di bevande – conclude il Presidente di Legambiente –  È stata un’operazione dalla gestazione lunga e sofferta. Il ministero dell’Ambiente non ha mostrato coraggio e si è deciso di seguire una strada che non è quella corretta. Il vuoto a rendere va ripreso e ristabilito: è un tassello imprescindibile di un piano più generale per la riduzione dei rifiuti. Non è l’unica leva: serve la tariffazione puntuale, serve un’applicazione reale del principio “chi inquina paga” che permetta una tassazione maggiore sugli imballaggi meno riciclabili, serve un lavoro per contrastare, e perché no bandire, l’utilizzo di alcuni prodotti usa e getta. Si possono implementare una serie di azioni volte a contenere la produzione di rifiuti. È un mosaico con molte tessere. Una di queste tessere, imprescindibile, è il vuoto a rendere”.

Alcuni dati
Ma un’attuazione corretta del vuoto a rendere cosa comporterebbe?
Innanzitutto un risparmio economico considerevole: il prezzo di una bottiglia riutilizzata per 20 volte sarebbe pari a 0.007€ a fronte dei 0.069€ del monouso. Unendo i costi del refill, si arriva ad un risparmio di quasi 15 volte
 

Prezzo medio di una bottiglia in PET in Europa (riutilizzabile VS Monouso)[4]
riutilizzabile riempito 2 volte riutilizzabile riempito 20 volte
costo del contenitore costo del contenitore a riempimento costo del contenitore a riempimento
Bottiglia usa e getta 0,069 0,069 0,069
Bottiglia riutilizzabile 0,133 0,067 0,007
Risparmio ottenuto scegliento il riutilizzabile -0,064 0,003 0,062



Impatto delle tasse sul prezzo di una bottiglia in PET da 500ml in Europa (€)4
Prezzo del contenitore a rempimento Tasse sul riempimento Prezzo totale a riempimento
Bottiglia monouso 0,069 0,11 0,179
Bottiglia riutilizzabile riempita 20 volte 0,007 0,006 0,012
Risparmio ottenuto scegliendo il riutilizzabile 0,167


Quanto il riutilizzabile è più conveniente del monouso
1470%



La Germania è senza dubbio una nazione che ha fatto del vuoto a rendere un suo tratto distintivo. Quasi il 90% (88% nel 2009) delle bottiglie di birra rientrano nel circuito del cauzionamento, con una percentuale su tutte le bottiglie immesse al consumo superiore al 50%. Se quest’ultima percentuale arrivasse al 100% il risparmio in termini ambientali si stima elevatissimo: si eviterebbero oltre 1.250.000 tonnellate di gas climalteranti.[5]
Non solo: in caso di cancellazione del vuoto a rendere la Germania perderebbe circa 57.000 posti di lavoro. Posti di lavoro che crescerebbero di 27.000 unità a fronte di un sistema di vuoto a rendere che raggiunga il 100%.

[1] Fonte: Green Report “In Gran Bretagna presto vuoto a rendere e deposito per bottiglie di plastica e lattine”
[3] Fonte: la Repubblica “Vuoto a rendere, quel tesoro che l’Italia butta via”
[5] Fonte: Ifeu/GDB (2008)

fonte: esper.it

Calcolo dei "Fabbisogni standard": a disposizione dei Comuni uno strumento gratuito
















La Legge di Bilancio 2018 non ha prorogato l’entrata in vigore della norma che prevede, per i Comuni, l’obbligo di avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard per il calcolo dei costi del servizio di smaltimento rifiuti e della Tari.
Con l'avvicinarsi della scadenza dei termini per la presentazione del Piano Economico-Finanziario ESPER e AMBIENTE ITALIA con la collaborazione di INNOVAMBIENTE e il patrocinio dell'Associazione Comuni Virtuosi mettono a disposizione dei Comuni uno strumento informatico per il calcolo dei Fabbisogni Standard.

Il modello di calcolo è stato realizzato per facilitare i comuni a calcolare i fabbisogni standard secondo quanto previsto nella Legge di Bilancio 2018 che prevede che “nella determinazione dei costi di cui al comma 654, il comune deve avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard”.
Il modello di calcolo funziona interamente in automatico sulla base di alcuni dati ricavati dall’ Allegato 3 alle Linee guida interpretative per l’applicazione del comma 653 dell'art. 1 della Legge n. 147 del 2013 emanate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’economia e delle finanze. Si deve però rilevare che questi dati risultano aggiornati soltanto all’annualità del 2015.
Per far fronte ad eventuali disallineamenti tra gli importi calcolati e l’importo del PEF del 2018 viene consentito l’inserimento di parametri più aggiornati, qualora disponibili, in modo da poter affinare quanto più possibile il calcolo cercando la massima corrispondenza con i costi reali della TARI “per permettere all’Ente locale di valutare l’andamento della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti” secondo quanto stabilito dalla recente norma.


Vai allo strumento di calcolo

fonte: esper.it

PLASMARE: CNR ed ESPER per il riciclo delle plastiche dure
















Nell’ambito della gestione dei rifiuti, quella della frazione plastica è universalmente riconosciuta come la più ricca di insidie tecniche e tecnologiche e quella che maggiormente crea problemi. Ormai da tempo le conseguenze direttamente derivanti da questa sono sulle prime pagine di tutti i giornali.
Partendo anche da queste considerazioni, CNR ed ESPER hanno presentato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare PLASMARE, un progetto finalizzato a favorire l’identificazione di un processo ecosostenibile per la gestione ed il trattamento dei rifiuti domestici costituiti da plastiche dure non da imballaggio, attualmente smaltiti in discarica, riducendo l’impatto sull’ambiente e promuovendo l’ecodesign di nuovi prodotti.
Le cosiddette “plastiche dure”, che costituiscono larga parte degli oggetti di uso quotidiano, comprendono:
  • PET (polietilenetereftalato) con cui si producono (oltre alle bottiglie di palstica che rientrano tra gli imballaggi e non sono oggetto del presente progetto): tubi in plastica, contenitori di diverso tipo, pellicole sleevs, corde, tessuti impermeabili ecc
  • PP (polipropilene)con cui si producono molti oggetti di uso comune: dagli zerbini agli scolapasta, i cruscotti degli autoveicoli ed i paraurti, i tappi e le etichette delle bottiglie di plastica, le reti antigrandine, le custodie dei CD, le capsule del caffè, i bicchierini bianchi di plastica per il caffè, tappeti, moquette, giocattoli di plastica  ecc
  • PS (Polistirene) con cui si producono: giocattoli, oggetti d’arredamento, stoviglie in plastica, gusci di elettrodomestici. pannelli di isolanti termici per l’edilizia ecc
  • PE (Polietilene) con cui si producono: tubi per il trasporto di acqua e gas naturale, mobili per il giardino, geomembrane, barriere stradali ecc
  • PMMA (polimetilmetacrilato o Plexiglass) con cui si producono: piatti doccia, barriere di protezione, tavoli e sedie, oggettistica d’arredamento ecc
PLASMARE è stato dunque finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (RINDEC 2017/00132) nell’ambito del bando per il cofinanziamento di progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo di tecnologie di recupero, riciclaggio e trattamento di rifiuti non  rientranti nelle categorie già servite dai consorzi di filiera, all’ecodesign dei prodotti ed alla corretta gestione dei relativi rifiuti”.
Il progetto prevede la collaborazione di ESPER e due istituti del CNR: l’Istituto ISMN (Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati) e l’Istituto IIA (Istituto sull’Inquinamento Atmosferico). Il progetto PLASMARE mira in sintesi a sviluppare e potenziare il riciclo e la gestione di rifiuti domestici in plastica dura ad oggi indifferenziati per ridurre al minimo i quantitativi smaltiti in discarica o negli impianti di incenerimento; ad incentivare il riutilizzo delle materie prime seconde derivanti da plastiche dure post consumo in nuovi cicli produttivi in sostituzione delle materie prime vergini, promuovendo lo sviluppo di una dedicata filiera di gestione; a studiare e sviluppare tecnologie innovative ecosostenibili e applicabili su scala industriale per un corretto riciclo del rifiuto considerato e ad incentivare l’ecodesign di prodotti in modo da allungare il ciclo di vita delle plastiche dure e promuovere un uso ecosostenibile delle risorse.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario comprendere appieno l’articolazione dell’attuale filiera di questi materiali e costruire scenari di ottimizzazione del recupero della materia. Per farlo è importante tessere innanzitutto una rete di collaborazione attiva e propositiva che coinvolga Comuni ed imprese del settore; una rete capace di muovere competenze, generare partecipazione ed animare economia responsabile nei territori.
Se il tuo Comune  o la tua azienda vuole far parte di questa rete, puoi lasciare l’adesione all’indirizzo info@esper.it 

fonte: http://esper.it

Francia: consultazione pubblica fornisce la roadmap dell’economia circolare

















Vuoto a rendere, Doggy Bag, lotta all’obsolescenza programmata. I Francesi chiamati ad esprimersi sull’economia circolare hanno individuato le strade per un’economia realmente circolare
La prima fase della consultazione pubblica sull’economia circolare avviata alla fine di ottobre è appena stata completata. Il Ministero per la transizione ecologica e solidale giovedì 7 dicembre ha annunciato che in sole cinque settimane, sono stati depositati 1784 contributi e ricevuti 16.071 voti. Si delineano così i primi passi concreti che potrebbero essere inclusi nella futura tabella di marcia per l’economia circolare, prevista dal piano governativo sul clima presentato a luglio 2017.
I contributi online evidenziano diverse strade che alimenteranno il lavoro degli esperti riuniti in laboratorio da ottobre. I temi che più di altri hanno attirato l’attenzione dei cittadini sono senza dubbio lo studio di meccanismi per incentivare un miglioramento delle abitudini di consumo dei cittadini e quello di strumenti che possano facilitare il riciclaggio degli oggetti e degli imballaggi immessi a consumo. Una volta sviluppato, il progetto di roadmap sarà soggetto a un’ulteriore consultazione pubblica dal 15 gennaio al 2 febbraio 2018. La pubblicazione del documento finale è annunciata entro il 1 ° marzo.
Il ritorno del vuoto a rendere
In termini di consumo, due tracce concrete riguardano gli imballaggi: il cauzionamento per imballaggi in vetro, plastica o metallo  (vuoto a rendere) e la tassazione di prodotti a vita breve, non riciclabili o sovra-imballati. Brunette Poirson, Segretario di Stato per la transizione ecologica, osserva “c’è stato un plebiscito a favore del ritorno del deposito. Opzione che non necessariamente sarebbe stata presa in considerazione dagli esperti perché a volte considerato troppo restrittivo”. E’ stata anche proposta un’etichettatura dei prodotti che possa dare informazioni sulla durata dell’uso dei prodotti, sui loro principali impatti ambientali e sulla loro origine (tracciabilità).
Sul tema dello spreco alimentare, la proposta che ha ottenuto il maggiore successo è l’incentivazione della “doggy bag”.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata e il riciclaggio, torna alla ribalta l’eterna questione della standardizzazione degli imballaggi e del chiarimento delle istruzioni di differenziazione, oltre ad una migliore organizzazione della raccolta differenziata negli spazi pubblici, nelle aziende e nelle amministrazioni. La gestione dei rifiuti organici dovrebbe passare attraverso la fornitura di comunità di contenitori di compostiere individuali o collettive, dicono i francesi che hanno partecipato alla consultazione. Allo stesso modo, vogliono la creazione di reti di riparatori locali per combattere l’obsolescenza pianificata.

fonte: esper.it

Decreto Tariffa Puntuale: le valutazioni di ESPER

A cura di Andrea Cappello (Tecnico ESPER) ed Attilio Tornavacca (Direttore generale ESPER)
















Lo scorso 14 marzo 2017 l’Europarlamento ha approvato il pacchetto sull’economia circolare, inserendo importanti novità per il settore dei rifiuti. Tra questi è stata innalzata la quota di riciclaggio per i rifiuti urbani fino al 70% mentre per i rifiuti da imballaggio tale quota è stata aumentata fino all’80%.
Altre interessanti novità riguardano il rafforzamento della responsabilità estesa del produttore (EPR), la previsione di strumenti economici-fiscali nella gestione delle politiche sui rifiuti e le nuove strategie sulla classificazione dei rifiuti e delle sostanze pericolose.
All’allegato IV bis vengono introdotti ed elencati gli strumenti per promuovere il passaggio verso un’economia circolare. Gli strumenti a disposizione dei decisori politici vengono suddivisi in due categorie: strumenti economici-fiscali e strumenti tecnico-amministrativi. Tra quelli economici- fiscali abbiamo importanti misure come tasse sull’incenerimento o tariffe al cancello per i conferimenti in discarica, che in passato hanno notevolmente influenzato le politiche di gestione dei rifiuti negli Stati membri o delle regioni. Oltre alle tariffe sullo smaltimento sono previsti strumenti volti a incentivare le autorità locali per l’attuazione di programmi di riduzione e prevenzione o per il potenziamento dei sistemi di raccolta differenziata.
Tra quelli elencati la tariffazione puntuale viene identificata come uno degli strumenti più importanti. L’efficacia della tariffazione puntuale sta nel disincentivo monetario applicato in maniera diretta alle singole utenze in applicazione del principio comunitario “chi inquina paga” sancito dall’art. 14 della Direttiva 2008/98CE, al fine di stimolare meccanismi virtuosi per la riduzione della produzione di rifiuti e per il loro conferimento in modo differenziato. L’introduzione di sistemi di tariffazione puntuale genera effetti talmente positivi, innescando innescano percorsi virtuosi, innovativi e partecipati per una gestione dei rifiuti più sostenibile, che in campo europeo tutte le best practices sono accomunate dall’implementazione di tali sistemi.
La Comunità Europea però non dà indicazioni né regolamenta lo strumento dal punto di vista delle norme tecniche, lasciando agli Stati membri campo libero sulla legiferazione a proposito. Essi legiferano in materia con atti generici lasciando ampio spazio alle amministrazioni locali per la scelta delle metodologie e dei modelli per implementare questa misurazione puntuale dei rifiuti.
In Italia per lungo tempo al concetto di tariffa puntuale, che in maniera lungimirante era stato già introdotta nel 1997 dall’art. 49 del cosiddetto “Decreto Ronchi”, non era stato normato da una specifica disciplina tecnica di dettaglio. Di fatto tale mancanza ha frenato la diffusione a larga scala dei sistemi a misurazione puntuale in alcune regioni. Le amministrazioni pubbliche che hanno scelto di applicare sistemi di misurazione puntuale hanno spesso guardato infatti ai metodi utilizzati oltreconfine adattandoli alle norme interne. Questo vuoto normativo è stata colmato lo scorso 23 maggio 2017 con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Ministero dell’Ambiente recante “Criteri per la realizzazione da parte dei Comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione caratterizzati dall’utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio, finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio reso a copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati”[1].
Il Decreto è stato emanato ai sensi del comma 668 dell’art. 1 della legge 147/2013, la legge di stabilità del 2014, che introduceva per i Comuni che avevano realizzato sistemi di misurazione puntuale delle quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico l’applicazione di una tariffa avente natura corrispettiva in luogo della TA.RI. L’obiettivo del Decreto è quello di uniformare tecniche e modalità per determinare una tariffa commisurata all’effettivo servizio reso. Vengono quindi dettati i criteri per la realizzazione dei sistemi di misurazione puntuale, che devono riguardare perlomeno il volume e/o il peso del “rifiuto urbano residuale” (R.U.R.) della raccolta differenziata. L’art. 4 del Decreto riguarda infatti la previsione di tariffe a corrispettivo non soltanto per il RUR ma anche per le altre frazioni differenziate conferite al circuito di raccolta o presso i centri di riciclaggio. Questa scelta risulta oltremodo opportuna poiché tiene conto degli ultimi sviluppi conseguiti nelle esperienze di tariffazione puntuale più mature sia a livello europeo che nazionale in cui non viene misurato solo il RUR ma anche altre frazioni differenziate.
Il Decreto definisce inoltre i requisiti minimi dei sistemi di identificazione e le diverse modalità attraverso cui è possibile determinare le quantità misurate. Vengono elencati i sistemi a riconoscimento del contenitore, che può essere un contenitore rigido o un sacco (nel testo del Decreto definiti “sistemi in modalità diretta e univoca”) e i sistemi a riconoscimento dell’utenza previsti in punti di conferimento (come ad esempio nei Centri di Raccolta Comunali).
All’art. 6 vengono dettagliate le modalità di misurazione delle quantità di rifiuto che possono essere conteggiate in maniera diretta, attraverso la pesatura dei singoli conferimenti, o in maniera indiretta, attraverso la rilevazione del volume dei rifiuti conferiti da ciascuna utenza. Nella maniera indiretta il peso verrà ricavato dalla volumetria del contenitore utilizzato, e in questo caso si lascia libera scelta tra contenitori rigidi o i sacchi, o dalla volumetria della apertura di conferimento per i casi in cui si conferisce in un contenitore dotato di calotta. Nei casi di misurazione indiretta il peso può essere inoltre stimato moltiplicando il volume della dotazione assegnata alla singola utenza ponderata per i singoli svuotamenti e moltiplicata per il peso specifico (denominato nel Decreto “Kpeso”). Questo viene calcolato dall’ente competente a definire la tariffa in base alla densità media dello specifico flusso di rifiuto che si vuole misurare e sulla base del rapporto tra la quantità totale di rifiuti raccolti e la volumetria totale contabilizzata.
Un’ultima considerazione riguarda gli art. 7 e 8 dove viene affrontato il caso in cui occorre misurare i singoli svuotamenti in utenze domestiche e non domestiche aggregate come ad esempio i condomini nel caso delle utenze domestiche oppure piccoli centri di consumo o di commercio nel caso di utenze non domestiche. Nel primo caso, quando non sia tecnicamente fattibile o conveniente una suddivisione del punto di conferimento tra le diverse utenze, le quantità o i volumi di rifiuto attribuiti ad una utenza aggregata possono essere ripartiti tra le singole utenze in funzione del numero di componenti del nucleo familiare riferito all’utenza. E’ inoltre previsto che il riparto tra le singole utenze possa venire determinato utilizzando i coefficienti indicati nella tabella 2 di cui all’Allegato 1 del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.
Nel caso invece di utenze non domestiche, per determinare la ripartizione dei volumi tra tutte le utenze aggregate possono essere utilizzati i coefficienti di produttività (i cosiddetti kc e kd) per ciascuna tipologia di utenza non domestica indicati nelle tabelle 4a e 4b di cui all’Allegato 1 del citato DPR 158.
In definitiva si può evidenziare che il Decreto colma un vuoto normativo che ha inciso in maniera determinate sulla estensione dei sistemi di tariffazione puntuale nel contesto nazionale ed ora la diffusione di tale sistemi subirà certamente una decisa accelerazione. Con la pubblicazione di tale regolamentazione ministeriale le autorità locali vengono spinte ad implementare sistemi di tariffazione puntuale per raggiungere performance sempre più elevata in termini ambientali ma anche economici e sociali come dimostrato nel recente studio “10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante” redatto dai tecnici di ESPER e pubblicato per il download gratuito nel sito http://esper.it/10-percorsi-europei-virtuosi-verso-la-tariffazione-incentivante/.

fonte: esper.it

Paul Connett: “Brava Augusta!”















Era il 12 gennaio quando ad Augusta veniva presentato il progetto “Fare con meno”, redatto da Esper e finanziato dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, finalizzato alla partecipazione della cittadinanza sulla riduzione e del riuso dei rifiuti, alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive in riferimento alle risorse ambientali, all’agricoltura sostenibile, al Green Public Procurement (acquisti verdi nella pubblica amministrazione), a progetti di riuso, alla formazione ambientale e tecniche di compostaggio, alla promozione di forme artistiche di riutilizzo, riuso e riciclo, all’ecointrattenimento, all’organizzazione di eventi sostenibili e ad azioni e progetti per la lotta allo spreco alimentare.


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Il progetto che prevedeva anche un passaggio alla raccolta differenziata domiciliare, inizia ad avere i primi risultati.  “È  una rivoluzione che vede protagonisti i cittadini e rende noi orgogliosi”. Ad affermarlo sono il Sindaco Di Pietro e l’Assessore all’ambiente Pulvirenti e a confermarlo è Paul Connett in persona, attivista, ricercatore, noto in tutto il mondo per essere l’ideatore della strategia RIFIUTI ZERO. “Bravo Augusta!” Questo il commento a tutte le buone pratiche messe in moto per le diverse azioni del progetto Fare con Meno. Paul Connett, in Sicilia per il G7, non ha mancato la tappa augustana definita da lui stesso “modello virtuoso internazionale”.
Protagonista di un palco composito (formato da addetti ai lavori, amministratori, autorità, cittadini e allievi delle scuole), Paul Connett è di casa in Italia soprattutto per le battaglie contro gli inceneritori. “Dio ricicla, il Diavolo Brucia” ha sintetizzato l’ambientalista statunitense.
A conti fatti Augusta ha innegabilmente intrapreso un ottimo percorso verso la sostenibilità. Si è iniziato con la formazione per il compostaggio nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle parrocchie e nella casa di Reclusione (a cura Associazione Rifiuti Zero Sicilia, IRSAAT, Marco Terranova e Manuela Trovato ). Sono stati previsti incentivi economici per i cittadini che decidono di iniziare il compostaggio domestico (Comune di Augusta). È stata avviata un’opera di sensibilizzazione rivolta ai commercianti e ai ristoratori per la lotta allo spreco alimentare, per l’utilizzo di prodotti a Km 0 con imballaggi poco impattanti  (con Svimed e Ambiente Italia). Anche la Pubblica Amministrazione è stata coinvolta attivamente aumentando la consapevolezza sia nel momento dell’acquisto che dell’utilizzo di beni preziosi come la carta (con Impact Hub Siracusa). È stato incentivato il consumo della acqua pubblica attraverso la pubblicazione delle analisi chimiche e microbiologiche che ne certificano la potabilità (azione realizzata con la partecipazione degli studenti dell’Istituto Superiore Ruiz e Megara, IRSAAT e Comune di Augusta). Ed infine è in cantiere un centro di riuso e riparazione per offrire una seconda vita ai beni di consumo.

fonte: esper.it

Castel Gandolfo: un anno a tutta differenziata

Nel marzo del 2016 Castel Gandolfo abbandonava i cassonetti stradali per passare ad una raccolta  differenziata porta a porta spinta. Dodici mesi dopo i risultati parlano di una scommessa vinta: 76,5% di RD ed un calo sensibile della produzione dei rifiuti.














Meno di un anno fa il Comune di Castel Gandolfo aveva nel capitolo “gestione rifiuti” un tallone d’Achille non indifferente. Non esisteva un sistema di raccolta differenziata efficiente e solo il 3% dei rifiuti venivano raccolti separando. Il 14 marzo 2016 veniva assegnato il nuovo servizio di raccolta Porta a Porta, progettato internamente al Comune, alla ditta appaltatrice Tekneko. Contestualmente la Direzione Esecuzione del Contratto, quindi il compito di controllare che il contratto venisse eseguito correttamente, veniva affidata ad ESPER.
Un nuovo servizio che rappresentava una vera rivoluzione negli usi e abitudini dei cittadini, che hanno però risposto con grande impegno alla sfida lanciata dall’Amministrazione. Fin da subito la percentuale di raccolta differenziata è balzata a livelli d’eccellenza raggiungendo nel mese di febbraio 2017 quota  76,5%.
Un risultato di eccellenza assoluta, che pone il Comune di Castel Gandolfo fra le eccellenze regionali e nazionali.
“Il servizio della raccolta differenziata è uno dei punti di forza di questa amministrazione – ha affermato il Sindaco Milvia Monachesi – Abbiamo compiuto una scelta coraggiosa e forse un po’ temeraria decidendo di partire con questo importante servizio nello stesso giorno, il 14 marzo 2016, su tutto il territorio.  Da un giorno all’altro infatti sono spariti i cassonetti. Subito si è goduto di spazi più ampi e gradevoli, ma i risultati positivi si sono visti mese dopo mese, con un aumento costante della percentuale di raccolta differenziata che oggi, dopo un anno, sfiora il record del 76, 5%. Un risultato straordinario che supera ogni più rosea aspettativa e che offre un aiuto concreto e importante a favore dell’ambiente in cui viviamo, che ci riempie di soddisfazione e di orgoglio... Continua a leggere
fonte: http://esper.it