In Francia arriva il Planet-Score, la nuova etichetta che valuta pesticidi, clima, biodiversità e benessere animale
Api: anche i pesticidi di nuova generazione risultano dannosi. Lo rivela una ricerca dell’Università di Torino
In uno studio appena pubblicato su Communications biology, una rivista del gruppo Nature, un team di ricercatori coordinato da Simone Tosi dell’Università di Torino, ha svolto un...
Cosa fare per proteggere le api e gli impollinatori dagli insetticidi
Se davvero si vogliono proteggere le api e gli altri impollinatori dalla catastrofica situazione in cui si trovano, è necessario rifondare la legislazione in materia di insetticidi e pesticidi, cambiandone radicalmente l’impostazione. A sostenerlo, dalle pagine di Nature, è Adrian Fisher, esperto in materia dell’Università dell’Arizona, che esprime un’opinione assai netta, e condivisa con 14 colleghi. Il primo dato di fatto è il fallimento delle normative attuali, con il clamoroso esempio dei neonicotinoidi, che Fisher definisce sistemico, in quanto del tutto incapace di proteggere gli impollinatori. Se si vuole cambiare, bisogna partire da un concetto fondamentale: che questi ultimi siano protagonisti ineludibili della sicurezza alimentare.
Chiare le linee guida suggerite da Fisher. Innanzitutto, prima di ottenere un via libera, un produttore deve dimostrare che il suo fitofarmaco non è tossico per gli impollinatori, e mettere a punto un protocollo per la verifica della tossicità a dosi subletali che includa lo studio del comportamento in situazioni ecologicamente realistiche. Bisogna poi rendere obbligatoria un’attività di analisi regolare sulle colonie di impollinatori, e prevedere test di tossicità da accumulo e da combinazione tra i diversi pesticidi e residui presenti nell’ambiente. Infine, è indispensabile affidare a enti pubblici terzi il controllo dei possibili effetti sul lungo termine, affinché emergano prima possibile eventuali tossicità impreviste.
Intanto, in attesa che i regolamenti e le norme seguano la direzione indicata da Fisher, uno studio dei ricercatori della Cornell University di Ithaca, New York, pubblicato su Nature Food, autorizza a sperare che almeno gli apicoltori possano disporre presto di un vero e proprio antidoto contro gli insetticidi. Secondo studi recenti, il 98% della cera e del polline degli Stati Uniti contiene sei tra i principali insetticidi usati nel mondo, alcuni dei quali noti per indebolire notevolmente il sistema immunitario delle api, rendendole così molto più suscettibili a infestazioni quali quella da Varroa.
Per questo i ricercatori newyorkesi, che hanno creato anche una start up (Beeimmunity) per commercializzare le soluzioni messe a punto, hanno cercato il modo di neutralizzare le sostanze tossiche che le api inevitabilmente assorbono con una sorta di finto polline ripieno di un enzima che, una volta entrato in circolo, le degrada. La sostanza, una fosfodiesterasi studiata contro i pesticidi organofosfati, viene somministrata in liquido zuccherino o insieme al polline (dal quale è indistinguibile). Così arriva all’apparato digerente, e il “guscio” protettivo delle particelle permette di oltrepassare intatta gli acidi dello stomaco delle api. Nell’intestino poi vengono scisse, liberando l’enzima che può agire, depurare l’organismo dell’insetto e neutralizzare il pesticida.
Dopo i primi test in vitro molto positivi, gli autori sono passati a quelli sulle api in laboratorio, confrontando la sopravvivenza di api esposte all’organofosfato malathion nutrite o meno con l’antidoto. Mentre il 100% delle prime ha resistito anche alle dosi più alte, le seconde sono morte tutte entro pochi giorni.
In seguito è stata ideata anche un’altra versione dell’antidoto, questa volta sfruttando l’azione stessa dei pesticidi e in particolare dei neonicotinoidi, diretti specificamente contro alcune proteine degli insetti. Le palline di finto polline, in quel caso, sono stare realizzate proprio con quelle proteine, in modo da avere una sorta di spugna sferica che attiri tutto l’insetticida al suo interno, e che sia poi espulsa con le feci. I primi risultati, anche in questo caso, sono più che incoraggianti.
Ora tutti i test si sono spostati in 240 alveari del New Jersey, per sperimentare le diverse soluzioni non solo in un ambiente naturale, ma nella complessa realtà delle colonie. Se tutto andrà per il meglio, entro pochi mesi potrebbe essere messo in vendita uno di questi antidoti che, secondo le previsioni, dovrebbero essere anche molto economici (l’enzima è già prodotto industrialmente e ha numerosi altri impieghi) e facilissimi da gestire.
fonte: www.ilfattoalimentare.it
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Pesticidi fantasma: scoperte nuove sostanze nel terreno che sfuggono a tutti i controlli
Uno studio condotto dall’Istituto per la diagnosi ambientale e gli studi sulle acque (IDAEA-CSIC), del Consiglio superiore per la ricerca scientifica (CSIC), in collaborazione con l’Università svedese di scienze agrarie (SLU) ha scoperto 24 nuove sostanze derivate dalla degradazione di pesticidi che fino a oggi non sono mai state rilevate nell’ambiente. In pratica nessuno, fino ad ora le cercava, non supponendone l’esistenza. E non si tratta di molecole innocue, visto che secondo la ricerca gli effetti tossici possono superare quelli dei pesticidi da cui si originano.
Non solo. Al contrario dei fitofarmaci da cui derivano, queste molecole non sono regolamentate, come è ovvio, visto che non se ne supponeva l’esistenza.
Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology, e spiega queste presenze come prodotti di trasformazione che si formano da reazioni chimiche una volta applicati i pesticidi. “Le quantità trovate possono rappresentare un chiaro rischio ambientale, considerata la tossicità di queste sostanze. Questi composti hanno una maggiore capacità di dispersione rispetto ai pesticidi originari e possono raggiungere le falde acquifere da cui viene estratta l’acqua potabile. Questa capacità, insieme al fatto che la presenza nell’ambiente non è monitorata, può rappresentare un rischio per la salute umana”, afferma Pablo Gago Ferrero, ricercatore CSIC presso IDAEA-CSIC e coordinatore del progetto.
La ricerca ha utilizzato una nuova metodologia per il rilevamento di queste sostanze utilizzata in Svezia. Il lavoro ha unito la chimica analitica per identificare nuovi prodotti di trasformazione dei pesticidi, anche a concentrazioni minime nell’ambiente, insieme a una revisione sistematica della distribuzione dei pesticidi nel territorio effettuata dai programmi di monitoraggio ambientale europei.
“Gran parte dei nuovi sottoprodotti rilevati ha superato le concentrazioni dei pesticidi originali da cui si sono formati, con tossicità stimate più elevate. Questo studio mostra che, nonostante l’esistenza di potenti sistemi di controllo ambientale, vengono omesse sostanze con effetti nocivi sull’ambiente”, sottolinea Gago Ferrero.
In alcuni casi, il pesticida originale non è stato rilevato sul campo dagli studiosi. Questo può portare alla convinzione errata che il pesticida non sia presente e che quindi non ci siano problemi. Tuttavia, sono presenti i prodotti di trasformazione di questi pesticidi. “La maggior parte di questi prodotti non è mai stata monitorata nell’ambiente. Inoltre, non sono stati elencati in alcun database. Come risultato di questo studio, questi composti sono stati aggiunti al database PubChem e la loro identificazione sarà d’ora in poi facile”, spiega Gago Ferrero.
Alcune di queste nuove sostanze sono già state incluse nei sistemi di controllo scandinavi e dimostrano la necessità di estendere questa iniziativa ad altri paesi. Ciò è particolarmente rilevante per i paesi con un’elevata attività agricola, come la Spagna e l’Italia, dove i pesticidi vengono utilizzati in modo intensivo ed è necessario conoscere quali sottoprodotti si stanno formando, nonché i loro potenziali effetti dannosi per un adeguato controllo e prevenzione dei rischi associati.
fonte: ilsalvagente.it/
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Glifosato, stop in Germania dal 2024. Il piano per la protezione degli insetti diventa legge
Per cercare di arginare la scomparsa degli insetti, la Germania ha deciso di adottare diverse misure, come la protezione di ambienti naturali e strutture artificiali dove possono costruire nidi e procacciare cibo, ma anche la riduzione dell’inquinamento luminoso, che ne disturba i ritmi. Un altro gruppo di misure è volto a restringere e vietare l’uso di pesticidi ed erbicidi. Tra le sostanze cadute sotto la scure dei legislatori tedeschi c’è anche il glifosato, che dal 1° gennaio 2024 non potrà più essere utilizzato in Germania.
Nel corso dei due anni tra l’annuncio e l’approvazione, il piano ha provocato tensioni tra ministeri con competenze differenti, e forti scontri tra ambientalisti, favorevoli a regole molto restrittive, e agricoltori che temono contraccolpi economici. Per questo motivo, il testo finale della legge contiene stanziamenti di 150 milioni di euro all’anno per aiutare il settore agricolo a fare i cambiamenti necessari per adeguarsi alle nuove regole.
La riforma della legge per la protezione del clima, invece, anticipa al 2045 l’obiettivo della Germania di raggiungere la carbon neutrality, cioè il bilanciamento tra le emissioni del Paese e le attività di rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera. Inoltre, la riforma stabilisce un target di riduzione delle emissioni di CO2 del 65% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, un obiettivo più ambizioso rispetto al precedente 55%.
fonte: www.ilfattoalimentare.it
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L’Europa rinuncia a bloccare pesticidi vietati negli alimenti importati
Pan Europe, la principale Ong europea impegnata per un’agricoltura e per un’alimentazione libere da pesticidi, denuncia l’inerzia del Consiglio dell’Unione europea che di fatto continua a tollerare la presenza di fitofarmaci vietati in Europa ma presenti nei cibi importati da paesi extracomunitari.
“Il Consiglio della Ue – composto dai ministri competenti degli Stati membri, ndr – non sta rispettando la promessa di eliminare le tolleranze di residui di pesticidi vietati da noi ma presenti nei cibi importati da paesi extracomunitari”, ha denunciato in una nota Salomé Roynel attivista di Pan Europe.Secondo un’indagine svolta dalla Ong nel 2020, ben 74 pesticidi, il cui uso è stato vietato nell’Unione europea a causa di problemi di salute e ambientali, sono stati trovati come residui in 5.811 campioni di alimenti. E l’anno scorso la Commisione europea aveva dichiarato di impegnarsi per eliminare le tolleranze di residui nei cibi importati. In questi giorni invece è arrivata la doccia gelata del Consiglio della Ue, ovvero degli Stati membri che hanno rifiutato di dare seguito alle aperture della Commissione.
“Condanniamo fermamente questo passo indietro del Consiglio, che non può essere giustificato da alcun motivo valido, inclusa la conformità dell’Omc (l’Organizzazione comune dei mercati, ndr). Questo è tanto più inaccettabile in quanto nessuno Stato membro si era finora opposto a questa revisione delle tolleranze all’importazione durante le discussioni del Consiglio durante la presidenza tedesca”, ha puntualizzato Roynel.
“Abbiamo analizzato i singoli commenti degli Stati membri su questo punto grazie a una richiesta di accesso ai documenti – ha proseguito – ed è emerso che nessuno Stato membro ha espresso in passato opposizione esplicita alla revisione di queste tolleranze all’importazione. Alcuni hanno sostenuto questo approccio apertamente (Austria, Danimarca, Francia, Paesi Bassi e Svezia), mentre altri non hanno commentato affatto”. La Ong chiede pertanto alla presidenza di turno – il Portogallo – di fare chiarezza su questo dietrofront che penalizzata i consumatori e l’ambiente europeo.
fonte: ilsalvagente.it
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Pesticidi, cala l’uso in Europa. E intanto si sperimentano trattamenti alternativi dagli scarti della birra
Si tratta di valori incoraggianti. Tra il 2011 e il 2016, infatti, il calo medio annuale è stato del 4%, mentre negli ultimi anni questa percentuale è aumentata. Inoltre, sempre rispetto al periodo di riferimento, nel 2019 si è avuta una diminuzione del 12% dei pesticidi più pericolosi per la salute, quasi tutti candidati alla sostituzione: un dato particolarmente significativo, perché dal 2011 si era registrata invece una tendenza all’aumento.
Nel frattempo crescono i progetti che hanno l’obiettivo di trovare sostituti sostenibili ai pesticidi, meglio ancora se ottenuti da materiali di scarto. Uno degli esempi è stato illustrato su Frontiers in Sustainable Food Systems dai ricercatori dell’Istituto basco per la ricerca agricola e lo sviluppo di Derio, in Spagna, e si basa su un’inedita miscela: quella tra gli scarti della lavorazione della birra e della colza e il letame fresco. L’unione di questi composti, infatti, fornisce al terreno tutto ciò che serve per far sviluppare un microbiota che tiene lontani i parassiti (in particolare i nematodi) e, al tempo stesso, essendo una fonte di azoto, funziona da fertilizzante.
Per verificarne l’efficacia, i ricercatori baschi lo hanno utilizzato in una serra dove veniva coltivata lattuga. La miscela è stata testata utilizzando la tecnica della biodisinfestazione, cioè con la copertura del terreno attorno alla pianta con un telo di plastica dopo l’aggiunta di concimi, proprio per limitare il rischio di infestanti. Metà del campo è stata trattata con il solo letame e senza copertura, come controllo. All’altra metà è stato aggiunto il compost sperimentale e il telo plastico per sette settimane, mentre si effettuava un controllo regolare della temperatura del terreno a tre diverse profondità.
In base a quanto registrato subito prima e subito dopo il trattamento, dopo il primo raccolto e infine a un anno di distanza, tutti gli indici sono risultati a favore del compost. Infatti, il raccolto è aumentato del 15% in un anno, mentre il terreno è risultato modificato in senso positivo, soprattutto a partire dal momento del primo raccolto. È stata osservata una chiara diminuzione dei nematodi (in particolare di Meloidogyne incognita) e delle patologie delle radici a essi associate, e un aumento della presenza di specie batteriche considerate favorevoli, come confermato dall’aumento dei parametri della “respirazione” del terreno. Secondo gli autori, ci potrebbero essere anche altre miscele con sottoprodotti delle lavorazioni agricole in grado di assicurare gli stessi risultati: vale la pena di continuare a sperimentarle.
fonte: www.ilfattoalimentare.it
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L’omicidio è reato, ma non il biocidio : lo stato dell’arte nell’era della transizione ecologica.
In questi giorni mi scrivono per comunicarmi indignazione e rabbia per un uso vigliacco di prodotti agricoli che causano la morte degli esseri viventi.
“Cosa sta facendo!” un’amica carissima dalla provincia di Bari mi racconta l’ennesimo teatro innaturale. Un vicino sta vaporizzando del veleno su un ciglio del suo campo, ciglio che confina con il suo.“Sto disseccando, ma non si preoccupi: lo faccio qui mica nel suo terreno.”
“Ma è un pesticida!”
“No, è un disseccante” ribatte costui. Se la cortesia precede l’arguzia, la mia amica si auto-colloca nella riserva dei panda.
Quell’enclave di cittadini consapevoli che non accettano un futuro già segnato e non possono più capire l’ottusa routine dell’agricoltura moderna.
Veniamo al punto. Pochi giorni fa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha definitivamente vietato l’uso dei neonicotinoidi.
Si tratta di un momento storico, considerando che la battaglia legale è durata 8 anni.
Per capire questa posizione definitiva dobbiamo risalire ad un altra sentenza, del 30 novembre 2020, in cui la Corte dei conti europea obbliga l’EFSA ad esprimere pareri chiari in merito all’uso dei pesticidi e all’applicazione del principio di precauzione ma sopratutto obbliga la Commissione Europea a rispettare il parere dell’EFSA ed approvare l’uso dei formulati in agricoltura solo se se sicuri. Dalla storia recente degli ultimi 5 anni, più del 50% dei formulati sono stati approvati con procedure di emergenza.
Come apicoltore ricordo bene la storia delle decisioni dei governi italiani in questi ultimi 10 anni in merito all’uso di pesticidi tra cui erbicidi, disseccanti, fungicidi, acaricidi, talpicidi, battericidi, nematocidi, insetticidi, molluschicidi ed altre categorie.
L’italia è uno dei paesi europei che usa maggiormente i pesticidi, secondo ISPRA erbicidi insetticidi e fungicidi sono disciolti nel 67% dei campioni delle acque superficiali e nel 33% di quelle sotterranee. L’Europa è anche forte nell’Export di pesticidi nei paesi extra UE che producono poi i cibi che ritornano in Italia.
Questo movimento, che nutre e costituisce l’ossatura del mercato libero globale, è fatto di pesticidi.
Pesticidi che si muovono tra nazioni, veleni che scorrono nelle arterie delle nostre regioni e finiscono nel mare.
I danni si possono sintetizzare in 3 tipi. Danni irreversibili al suolo e al mare. Significa dover dipendere da altra chimica, inseguendo per sempre soluzioni inefficaci per ‘correggere’ la terra, essendo incapace di nutrire. Danni alla salute degli esseri viventi. Significa far cadere la sanità pubblica, a causa di malattie gravi anche letali, il cui nesso pesticida-malattia sta emergendo sotto traccia grazie alla ricerca scientifica. Danni al comparto agricolo e all’export italiano. Significa infine ridisegnare la geografia agricola, nella prospettiva peggiore in cui perdere l’identità della produzione italiana.
Sostenere di voler rispettare le regole di buon vicinato pensando che il disseccante agisca solo nel proprio fondo, è quasi ironico.
Analizzando le api nell’astigiano, grazie all’ultimo servizio pubblicato su LAPIS (aprile/maggio 2021) scopriamo un apicoltore professionista si è dedicato a sue spese ad effettuare le analisi del miele che produceva. In questi anni ha rilevato presenze di Flonicamid in concentrazione di 129 ppb in ambiente frutticolo (il quale esplica una tossicità acuta già a 53,3 milionesimi di grammo per ape). Poi la Cipermetrina a una concentrazione pari a 1153 ppb in ambiente vinicolo (che esplica una tossicità acuta già a 0,4592 milioni di grammo per ape). Come fungicida ha rilevato Folpet e Phtalimide che hanno superato insieme i 34’000 ppm (tali formulati esplicano una tossicità acuta già a 10 microgrammi per ape).
Ma venendo al glifosato dalle analisi effettuate ha riscontrato una concentrazione pari a 792 ppb. L’apicoltore ha affermato di aver trovato tracce di glifosato anche nel miele di alveari a più di 900 metri s.l.m.
Tutto questo deve farci riflettere, al netto delle centinaia di campagne sull’ambiente, sul fatto che il veleno che viene applicato nelle nostre campagne non resta mai confinato nel perimetro della propria parcella ma corre e lo fa velocemente.
Vietare imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, una categoria di veleni certamente la più abusata e pericolosa, è una parziale vittoria.
Considerando che ci sono voluti molti anni per una sentenza come questa, a fronte di sospensioni (e quasi mai divieti) dei rispettivi stati membri Italia compresa, ci troviamo davanti ad una sfida ancora più grande.
E’ una sfida culturale, rivolta a noi tutti. Non possiamo aspettare altri dieci o vent’anni per veder vietare altre 3 molecole, rispetto alle centinaia di formulati che vengono immessi nel mercato, di cui bastano pochi microgrammi per creare danni incalcolabili.
Se non vogliamo perdere la nostra campagna e il primato della nostra identità, e se vogliamo stare in salute non possiamo sperare in ulteriori divieti.
Dobbiamo cambiare a monte il problema. E cioè cambiare il modo di fare agricoltura.
C’è una moltitudine di persone in Europa che ci crede, e dobbiamo prendere questa sentenza come un segnale forte, incontrovertibile di una possibilità di farcela. Contro i poteri forti e le lobbies della produzione agricola intensiva e contro le politiche che garantiscono ai contadini solo debiti e fatiche, il 2021 segna un punto a favore della terra e della sovranità alimentare.
La sfida è culturale perchè istituzioni, scuole, famiglie devono riaffermare le competenze e lo spirito di coltivare la terra senza scorciatoie perchè -lo ha detto la Corte di Giustizia dell’Unione Europea- le scorciatoie uccidono.
*Guido Cortese . Apicoltore
fonte: vociperlaterra.it
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L’uso degli erbicidi aumenta dell’85% il rischio melanoma
I fattori di rischio ambientale
Ad oggi il melanoma ha una incidenza in costante aumento, soprattutto per quanto riguarda quelli sottili, ossia quelli nella prima fase di sviluppo.
“Ma se da un lato le persone si controllano di più, facendo registrare un l’incremento dei casi – spiega il presidente IMI, Ignazio Stanganelli, direttore della Skin Cancer Unit IRCCS IRST Romagna Cancer Institute – i numeri sono comunque troppo elevati per essere spiegati con una maggiore attenzione alla diagnosi precoce e i fattori di rischio ambientale attualmente noti.”
Sostanze cancerogene e melanoma
Lo Iarc (International Agency for Re-search on Cancer) ha stilato una lista di pesticidi che negli anni si sono dimostrati alla base dell’insorgenza di diverse forme di tumori maligni come quelli del sangue, del colon, della prostata. Questo è stato il motivo che ha portato ad analizzare anche il rischio tra tumori della pelle e l’esposizione a pesticidi, insetticidi ed erbicidi. È stata così condotta una revisione delle ricerche scientifiche fino a settembre 2018. Dallo studio, pubblicato su Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology (JEADV), è emersa una chiara correlazione tra l’uso di qualsiasi tipo di erbicidi e l’incidenza del melanoma indipendente-mente dal tipo di esposizione.
“Qualunque uso di erbicidi – sottolinea Sara Gandini, direttrice dell’unità “Molecular and Pharmaco-Epidemiology” dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano – sembra associato ad un aumentato rischio di melanoma cutaneo con un SRR (Summary Relative Risk) di 1.85 indipendentemente dal tipo di esposizione, che corrisponde ad un 85% di rischio in più rispetto a chi non li usa. Questo risulto però andrà confermato da ulteriori studi che tengano presenti di tutte le possibili fonti di distorsione come ad esempio la quantificazione dell’esposizione solare”. Al contrario, non sembra esserci un aumento del rischio di questa forma di tumore della pelle e l’utilizzo di pesticidi o insetticidi. Le categorie più esposte sono agricoltori, vivaisti, appassionati di giardinaggio, tutti coloro che utilizzano questi prodotti per professione o nel tempo libero.
L’interazione con fattori ambientali
“Il meccanismo che conduce a questo tumore maligno altamente aggressivo – continua Stanganelli – non è ancora completamente noto, anche se è molto probabile che l’esposizione ai raggi UV possa associarsi o addirittura potenziare il ruolo di queste sostanze chimiche. Gli agricoltori passano molto tempo all’aperto e l’aumento della temperatura cutanea dovuta alla esposizione al sole potrebbe incrementare ulteriormente l’assorbimento di queste molecole attraverso la pelle. Tra l’altro ancora non è noto come tali sostanze possano venire alterate dall’esposizione ai raggi solari e dalla temperatura e se generano intermedi tossici che inducono il cancro.”
Il ruolo del biossido di titanio
Un altro aspetto da considerare è che alcuni filtri solari, contenenti biossido di titanio o l’ossido di zinco, aumenterebbero l’assorbimento attraverso la pelle del parathion, un insetticida altamente tossico anche per l’uomo. Alla base del meccanismo, ipotizzano gli esperti Imi, potrebbero esserci stress ossidativo, danno del Dna, aberrazione cromosomica e infiammazione cronica, così come avviene per le diverse categorie professionali a contatto con il benzene e suoi derivati, per i lavoratori nelle fabbriche di petrolati, nelle aziende di materiale elettrico o elettronico e i grafici; con la diossina per i lavoratori della carta o con il tricloroetilene per coloro che lavorano nelle industrie di chimica o metalli, personale biomedico. Per queste categorie è già stato riscontrato un aumentato rischio di melanoma cutaneo.
Servono ulteriori studi
Di qui l’auspicio della messa a punto di un sistema di sorveglianza e di prevenzione rivolta ai lavoratori esposti a pesticidi, erbicidi e insetticidi affinché siano posti dei programmi di prevenzione sanitaria, d’informazione professionale e di regolamentazione per l’uso di queste sostanze potenzialmente nocive. “Sono necessari ulteriori studi – conclude Stanganelli – che possano chiarire la correlazione tra fattori ambientali e alcune sostanze chimiche in relazione all’aumento dell’incidenza del melanoma.”
fonte: ilsalvagente.it
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Stop pesticidi, lettera aperta di “Salviamo le api” ai decisori italiani. Firmiamo l’appello europeo
L’agricoltura europea sta raggiungendo un vicolo cieco. Le politiche agricole che erano orientate unilateralmente verso l’aumento dei raccolti incrementando l’uso di prodotti chimici tossici hanno portato l’ecosistema sull’orlo del collasso. Le conseguenze per la natura sono disastrose: api, farfalle e altri insetti stanno scomparendo dai nostri paesaggi e uccelli precedentemente diffusi hanno smesso di cantare nei nostri campi. I nostri torrenti e fiumi vengono inquinati e siamo esposti a un cocktail quotidiano di pesticidi sintetici attraverso il nostro cibo. L’eliminazione graduale dei pesticidi sintetici è quindi il prerequisito fondamentale e la leva più forte per la transizione dall’attuale modello agricolo ad alta intensità di input a un modello di miglioramento della biodiversità basato su cicli naturali.
Le associazioni italiane aderenti all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Salviamo Api e Agricoltori” hanno inviato una lettera ai decisori politici per ricordare gli impegni dell’Italia per la riduzione dell’uso dei pesticidi. La Commissione Europea ha fissato col Green Deal l‘obiettivo di ridurre l’uso dei pesticidi del 50% entro il 2030. Ma questo obiettivo è sotto attacco da parte dell’industria, di lobby e corporazioni. Nella lettera – ricorda Help Consumatori – le associazioni sostengono che «la biodiversità, in particolare quella delle api e di altri impollinatori negli ecosistemi agricoli, è in drastico calo sia in Italia che in Europa e nel mondo. E sottolineano che una delle cause di questo declino è proprio l’uso dei pesticidi chimici in agricoltura.
Nel testo, la coalizione composta da decine di associazioni, chiede dunque ai decisori politici «di assumere posizioni ed iniziative coraggiose e lungimiranti per rafforzare gli obiettivi delle due Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.Bisogna adottare piani e programmi nazionali coerenti, recuperando i gravi ritardi nell’aggiornamento del Pan pesticidi, nella redazione del Piano strategico nazionale della PAC post 2023 e nell’approvazione della Legge nazionale per l’agricoltura biologica. Tutti strumenti indispensabili per proteggere gli impollinatori, l’agricoltura, l’ambiente e la salute dei cittadini».
Il coordinamento italiano di “Salviamo le api ” ricorda, nella lettera inviata ai ministri e ai decisori competenti in materia di regolamentazione dell’uso dei pesticidi, che «il Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari è scaduto nel febbraio 2018 e il nuovo testo presentato per la consultazione pubblica nel 2019 è stato superato dagli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità” che indicano il traguardo della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi in Europa entro il 2030».

La petizione “Salviamo le api e gli agricoltori” – continua Help Consumatori – si può firmare fino a giugno. Se l’ICE avrà successo raccogliendo 1 milione di firme, la Commissione Europea sarà legalmente tenuta ad esaminare le richieste avanzate e proporre atti legali vincolanti per gli Stati membri per l’implementazione degli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità”. Oltre 533 mila cittadini europei (di cui 20 mila italiani) hanno sottoscritto l’ICE “Salviamo Api e Agricoltori”, sostenuta da oltre 250 organizzazioni in tutta Europa, e la raccolta di firme continuerà fino al prossimo mese di giugno. L’eliminazione graduale dei pesticidi sintetici è quindi il prerequisito fondamentale e la leva più forte per la transizione dall’attuale modello agricolo ad alta intensità di input a un modello di miglioramento della biodiversità basato su cicli naturali
La raccolta delle firme è importante per sollecitare gli Stati membri dell’Unione Europea ad elaborare Piani d’Azione Nazionali con obiettivi concreti per ridurre significativamente l’uso di pesticidi nei prossimi anni e trasformare l’obiettivo del 50% di riduzione dell’uso di pesticidi fissato dalle strategia “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” in una norma vincolante per i Governi nazionali. Per firmare clicca qui.
fonte: www.ilfattoalimentare.it
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No ai pesticidi tossici e cancerogeni: il punto di vista del Movimento per la Decrescita Felice
In Italia sono 130 mila le tonnellate di pesticidi che ogni anno vengono sversate nei suoli agricoli e gli effetti tossici e deleteri sono evidenti sempre più, spiega Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo, membro dell’ISDE, l’Associazione Medici per l’Ambiente.
Dal 2005, la Settimana per le Alternative ai Pesticidi, si tiene ogni anno dal 20 al 30 marzo per ricordare i rischi dei pesticidi di sintesi per la nostra salute e per il pianeta proprio nei primi 10 giorni di primavera, in cui ritornano gli uccelli e il bel tempo, ma soprattutto riprendono le irrorazioni massive e inquinanti di pesticidi nei campi spesso non a norma di legge.
“Per questo è importante informarsi sulla provenienza per una corretta alimentazione, fatta di cibo naturale, biologico, di stagione, a km zero e senza pesticidi (le sostanze chimiche utilizzate in agricoltura per eliminare parassiti animali o vegetali, oppure insetti che trasmettono diverse malattie alle piante) e fertilizzanti tossici e dannosi. La nostra terra sta andando sempre di più verso l’infertilità del suolo per questioni di inquinamento ma soprattutto di un’agricoltura massiva e intensiva. Basti fare una riflessione: dove prima c’era la mezzaluna fertile, ora c’è un deserto. Gli scienziati ci dicono che in Italia a breve ci sarà un‘immensa area desertica e infertile: la Pianura Padana, terra di agricoltura industriale e chimica” commenta Lucia Cuffaro, copresidente nazionale del Movimento per la decrescita felice.
Ed allora MDF, quest’anno, ha deciso di contribuire alla Settimana per le Alternative ai Pesticidi, chiedendo ad una persona a noi vicina e da moltissimi anni attiva sui temi in questione di darci delle informazioni chiare in merito in una lunga videointervista realizzata da Nello De Padova, coordinatore del Gruppo Economia e Lavoro di MDF, che potete vedere qui sotto.
Stiamo parlando di Gianluigi Salvador, socio fondatore di MDF, ma anche ex consigliere regionale del WWF veneto con delega proprio all’agricoltura e pesticidi. Attualmente Gianluigi è nel direttivo di PAN Italia (pesticides action network) che aderisce a PAN Europa e a PAN International che ha più di 600 organizzazioni aderenti in 90 nazioni. Ma anche socio della Associazione politica SEquS (sostenibilità, equità, solidarietà) entro il gruppo di lavoro “Risorse produttive e sistemi alimentari locali”.
Con lui abbiamo parlato di spiegarci in cosa consiste questa campagna, la sua storia e le sue finalità, e di quali sono i motivi per cui è importante eliminare i pesticidi di sintesi dal nostro sistema produttivo agro-zootecnico. Abbiamo cercato poi di capire le particolari resistenze e perché nonostante le evidenze scientifiche si continuano ad utilizzare i pesticidi di sintesi.
Poi ci siamo fatti dire in quali luoghi (nazioni, regioni o anche singoli territori/comunità) i pesticidi di sintesi sono stati banditi. Quindi, andando nel concreto abbiamo voluto capire se è vero che che un’agricoltura senza pesticidi è più costosa e garantisce minori rese. E, soprattutto se le tecniche agricole tradizionali o comunque alternative all’uso dei pesticidi sono compatibili con le esigenze dell’attuale organizzazione produttiva di tipo intensivo. Ovviamente poi abbiamo chiesto ed ottenuto consigli su cosa i soci MDF ed i circoli MDF presenti sul territorio nazionale possano fare in concreto affinché si realizzino iniziative locali utili alle finalità della campagna.
Insomma 50′ intensi che val la pena di seguire prendendo appunti ed essendo adeguatamente concentrati.
Intervista curata da Nello De Padova, responsabile del gruppo nazionale Economia e Lavoro MDF.
Buona Visione!
fonte: www.decrescitafelice.it
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Stop al mancozeb. La Commissione interviene per ridurre l’uso di pesticidi pericolosi
La Commissione europea ha annunciato il ritiro dal mercato del mancozeb, un principio attivo presente in molti pesticidi e utilizzato in agricoltura per viti, pomodori e patate. La decisione, approvata in ottobre, scaturisce da una valutazione del rischio portata avanti dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha confermato le criticità per la salute e per l’ambiente. Il mancozeb è anche un interferente endocrino per esseri umani e animali. A questo punto gli Stati membri dovranno revocare le autorizzazioni per i prodotti fitosanitarie che lo contengono il mancozeb entro la fine di giugno.
Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato: “La protezione dei cittadini e dell’ambiente dalle sostanze chimiche pericolose è una priorità per la Commissione europea. Ridurre la dipendenza dai pesticidi chimici è un pilastro fondamentale della strategia ‘Dal produttore al consumatore’ presentata la scorsa primavera. Non possiamo accettare che nell’UE vengano usati pesticidi dannosi per la nostra salute. Gli Stati membri dovrebbero ora revocare con urgenza tutte le autorizzazioni relative ai prodotti fitosanitari contenenti mancozeb“.
fonte: www.ilfattoalimentare.it
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Rapporto Ispra: gli insetticidi sono gli inquinanti più diffusi nelle acque
Presentato il "Rapporto nazionale pesticidi nelle acque". su 426 sostanze inquinanti cercate nelle acque, trovate 299. Nelle acque superficiali, superamento dei limiti per glifosate e fungicidi.

Sono stati presentati i dati del nuovo Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dell’Ispra, disponibile sul sito dell’Istituto (www.isprambiente.gov.it).
Le indagini che hanno riguardato 4.775 punti di campionamento e 16.962 campioni; nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei 1.980 punti di monitoraggio, in quelle sotterranee nel 32,2% dei 2.795 punti. Le concentrazioni misurate sono in genere frazioni di μg/L (parti per miliardo), ma gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse. Sono state cercate complessivamente 426 sostanze e ne sono state trovate 299. Gli insetticidi sono la classe di sostanze più rinvenute, a differenza del passato, quando erano gli erbicidi.Il Rapporto è il risultato di un complesso lavoro che vede la collaborazione di tutte le componenti del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, predisposto dall’Ispra sulla base delle informazioni trasmesse da Regioni e Province autonome, che attraverso le Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente effettuano le indagini sul territorio e le analisi di laboratorio.
Le informazioni su cui è costruito provengono da indagini svolte a livello regionale, che scontano importanti disomogeneità e non consentono agevolmente un confronto diretto tra diverse aree territoriali. Differenze significative, infatti, ci sono nella densità della rete di monitoraggio, nelle prestazioni dei laboratori che operano spesso con diverse capacità di analisi; il numero delle sostanze cercate, infine, varia sensibilmente da regione a regione. Occorre quindi tener conto di questi fattori e distinguere tra l’elevata qualità di indagine - che porta e numerosi rilevamenti, anche se talvolta a livelli di concentrazione molto bassi - rispetto ad una inferiore che non rileva la presenza dell’inquinante a concentrazioni anche significative con migliore capacità di analisi.
In questo contesto, alcuni livelli di contaminazione, come in passato, risultano più diffusi nella pianura padano-veneta. Questo dipende, oltre che dalle intense attività in agricoltura e dalla particolare situazione idrologica dell’area, anche dal fatto che le indagini sono generalmente più efficaci nelle regioni del nord. Va detto che in questa edizione del Rapporto sono presenti i dati di tutte le Regioni, e anche in zone dove prima non evidenziata, emerge ora una significativa presenza di pesticidi nelle acque.
Altri dati emersi: nelle acque superficiali, 415 punti di monitoraggio (21% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti ambientali. Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono gli erbicidi glifosate e il suo metabolita AMPA, il metolaclor e i fungicidi dimetomorf e azossistrobina; nelle acque sotterranee, 146 punti (il 5,2% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti. Le sostanze più rinvenute sopra il limite sono: gli erbicidi glifosate e AMPA, il bentazone e i metaboliti atrazina desetil desisopropil e i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil.
Le vendite di prodotti fitosanitari nel 2018 sono state pari 114.396 tonnellate; dal 2009 al 2018 si è verificata una sensibile diminuzione delle quantità messe in commercio, indice di un minore impiego delle sostanze chimiche in agricoltura, dell’adozione di tecniche di difesa fitosanitaria a minore impatto e dell’aumento dell’agricoltura biologica.
Nello stesso periodo c’è stato, apparentemente in controtendenza, un aumento della diffusione territoriale della contaminazione che interessa quasi tutte le regioni, soprattutto dovuto alla maggiore copertura ed efficacia dei monitoraggi. Nelle acque superficiali la percentuale di punti con presenza di pesticidi è aumentata di circa il 25%, in quelle sotterranee di circa il 15%.
I dati evidenziano come in passato la presenza di miscele nelle acque; con un numero medio di 4 sostanze e un massimo di 56 sostanze in un singolo campione. Si deve quindi tenere conto che l’uomo, come altri organismi, sono spesso esposti a miscele di sostanze chimiche di cui non si conosce la composizione e, quindi, non si può valutarne il rischio.
fonte: www.greencity.it
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