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Trivelle, “PiTESAI a rischio farsa”

 









Le osservazioni di Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia sul Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee.

“I tempi per il perfezionamento della procedura di Valutazione Ambientale Strategica e i contenuti del

Comitato Pro Acqua Gualdo Tadino: Comunicato stampa

 











Il 20 settembre 2021, WWF Perugia e Comitato Pro Acqua Gualdo Tadino hanno spedito un atto di significazione e diffida al Sindaco del Comune di Gualdo Tadino, oltre che

Green Carpet. Al Festival di Venezia il corto di Muccino sui cambiamenti climatici



Durante tutta la rassegna verrà proiettato uno short film del regista de “L’Ultimo bacio”, raccontato dalla voce di Stefano Accorsi

Al Festival di Venezia che si è aperto sabato scorso è forte il...

Rapporto Wwf: 39 milioni di nuovi posti di lavoro se i governi la smettono con i sussidi dannosi per l’ambiente

Riorientare questa spesa verso pratiche sostenibili ridurrà l'impatto sulla biodiversità e aiuterebbe a passare a un'economia nature-positive




In vista dell’Open-Ended Working Group (OEWG-3) che si terrà dal 23 agosto al 3 settembre e che preparerà la ...

NOCSSGubbio: E' questo il mare dell'Umbria?

 












































NoCssGubbio


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WWF: campagna GenerAzione Mare

Dalla pesca eccessiva allo sviluppo economico insostenibile e alle micro plastiche, il Mar Mediterraneo è sottoposto a una pressione senza precedenti con pesanti impatti sugli ecosistemi marini e la biodiversità ma anche su importanti settori economici come la pesca e il turismo



Con la Campagna GenerAzione, il WWF chiede un impegno concreto e immediato da parte dei governi per rafforzare la protezione del Mar Mediterraneo entro il 2030.

Il Manifesto stilato dal WWF mette in evidenza le minacce che incombono sul Mar Mediterraneo ma anche le soluzioni da adottare per scongiurarle. Le 5 principali minacce sono rappresentate da:

pesca insostenibile
perdita di biodiversità marina
corsa all’oro blu, ovvero sovrasfruttamento economico delle risorse legate al mare
cambiamento climatico
plastica.

Gli obiettivi da raggiungere:
recuperare e stabilizzare le popolazioni di specie chiave in tutto il Mediterraneo affinché mantengano il loro valore ecologico, economico e culturale per le generazioni future,
raggiungere la sostenibilità della pesca in tutto il Mediterraneo, in modo che le generazioni future possano continuare a pescare e nutrirsi dei prodotti del mare senza danneggiare l’ambiente marino,
ottenere una rete efficace di aree marine protette in tutto il Mediterraneo per preservare e ripristinare la salute degli ecosistemi marini e garantire i benefici che forniscono alle persone,
mantenere le ricchezze naturali del Mar Mediterraneo come fonte di benessere e prosperità per le generazioni future; un’economia blu sostenibile significa garantire che lo sviluppo non vada a scapito degli ambienti marini e costieri, ma mantenga e accresca il loro valore a lungo termine,
impedire che la plastica finisca in mare.

Come è possibile raggiungere tutti questi obiettivi ? Il WWF fa le sue proposte.

Per quanto riguarda la pesca sostenibile, questa si può raggiungere, garantendo che
il 100% degli stock ittici del Mediterraneo disponga di piani di gestione a lungo termine efficaci in modo che sia consentita la ripresa e si riducano gli impatti su altre specie ed ecosistemi
la gestione della pesca includa i pescatori locali e la pesca artigianale.

La perdita di biodiversità può essere arginata
sensibilizzando le persone ad acquistare in modo consapevole e responsabile
coinvolgendo l'industria ittica, che deve essere la prima a lavorare per la sostenibilità della filiera
sostenendo i pescatori artigianali del Mediterraneo a pescare meglio e vendere meglio.

La protezione della fauna marina si garantisce
riducendo in modo drastico le catture accidentali di mammiferi marini (squali, razze, tartarughe)
identificando e proteggendo alcune aree specifiche che possono accogliere popolazioni di mammiferi marini.
coinvolgendo anche la società civile nella salvaguardia della fauna marina anche attraverso progetti di citizen science.

L'implementazione della aree marine protette è un passaggio fondamentale per avere un habitat sano, questo obiettivo può essere raggiunto
incrementando l'efficacia della gestione delle aree marine protette (AMP) e dei siti Natura 2000 esistenti
assicurando che almeno il 30% delle aree costiere e marine sia protetto nel Mediterraneo e in Italia.

L'economia blu può trovare fondamento
realizzando un piano spaziale marino che tenga in adeguata considerazione la capacità di carico dell’ecosistema, integrando una rete efficace di aree marine protette e misure di protezione spaziale con valutazioni ambientali strategiche, per garantire che le attività umane in mare non abbiano effetti negativi su habitat, specie e/o processi ecologici particolarmente sensibili.

Infine, la riduzione della plastica in mare si può ottenere
ratificando un trattato vincolante per tutti i paesi del mondo per contrastare l'inquinamento marino da plastica
consentendo ai pescatori di trasportare a terra i rifiuti pescati accidentalmente per un loro corretto smaltimento
sensibilizzando e coinvolgendo la società civile nella lotta contro la plastica in mare.

Questi, secondo il WWF, sono gli steps per far sì che, entro il 2030, il Mediterraneo sia caratterizzato da ecosistemi marini e costieri sani, in grado di garantire il benessere umano basato su economie vivaci e sostenibili.

Leggi di più sulla campagna GenerAzione Mare e sul Manifesto del WWF per proteggere il capitale blu.

fonte: www.arpat.toscana.it



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Appello dopo la Conferenza Stampa del 19 Giugno 2021

 





un resoconto della conferenza stampa di sabato 19 giugno ( https://www.youtube.com/watch?v=bpjN4u1nKZk) con il contributo dei sindaci presenti.

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#RifiutiZeroUmbria: Videoconferenza stampa - Sabato 19 Giugno 2021 - la diretta streaming

Quale piano regionale per l'Umbria? Associazioni e Sindaci insieme per un piano verso rifiuti zero



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Mediterraneo e cambiamento climatico

 

Le Nazioni Unite, il 5 giugno, giornata mondiale dell'ambiente, hanno dato avvio ad un nuovo decennio per la salvaguardia della biodiversità, che, insieme ai cambiamenti climatici, rappresenta una delle più importanti sfide ambientali che dovremo affrontare nel prossimo futuro.

In occasione, invece, della giornata mondiale degli oceani, l'attenzione è stata puntata sul Mediterraneo e il cambiamento climatico. Da una parte, il WWF ha pubblicato un nuovo report dal titolo “ Gli effetti del cambiamento climatico nel Mediterraneo. Sei storie da un mare sempre più caldo”, dove mette in luce come il cambiamento climatico abbia già influenzato e alterato il "nostro mare", per alcuni versi in modo irreversibile; dall'altra, Enea ha presentato un innovativo modello per proiezioni climatiche ad alta risoluzione dell’area mediterranea, dal nome ENEA-RegESM, che è in grado di simulare le dinamiche atmosfera-oceano in relazione con i processi fisici e biologici che avvengono sulla superficie terrestre, come flussi di calore, assorbimento di CO2 da parte degli ecosistemi terrestri e ciclo idrologico.

Secondo Enea, il Mar Mediterraneo è un "sorvegliato speciale". Da un punto di vista atmosferico, la regione mediterranea è una zona di transizione compresa tra la fascia temperata e quella tropicale caratterizzata da basse precipitazioni totali annue; durante l’inverno, la pioggia è portata dai venti occidentali, mentre le estati secche e calde dipendono dall’influenza innescata dal monsone indiano.

Conformazione del territorio, natura frastagliata delle aree costiere con un numero considerevole di isole e stretti e variabilità dell’orografia delle aree continentali interne rendono il bacino del Mediterraneo una regione particolarmente complessa.

Le temperature delle acque del Mediterraneo stanno aumentando il 20% più velocemente rispetto alla media globale, questo comporta gravi conseguenze, destinate ad aumentare nei prossimi decenni; se non verrà fatto nulla, assisteremo all’aumento del livello del mare che potrebbe superare il metro entro il 2100, con impatti su un terzo della popolazione che vive in questa regione.

Il WWF, nel suo nuovo report, evidenzia come siano necessarie azioni urgenti e significative, sia per ridurre ulteriori emissioni di gas serra, sia per adattarsi alle nuove condizioni con un mare sempre più caldo, pur consapevoli che non esiste un modo veloce per sconfiggere il cambiamento climatico. Infatti anche con un’azione globale immediata di riduzione delle emissioni di gas serra, le temperature probabilmente continuerebbero ad aumentare per decenni, quindi quello che dobbiamo fare è aumentare la resilienza e proteggere e ripristinare le risorse naturali del Mar Mediterraneo.

Nel report si sottolinea come sia in atto un'allarmante perdita di biodiversità marina, la fauna marina, sottoposta a enormi pressioni, sta diminuendo a causa di inquinamento, sviluppo costiero, eutrofizzazione, traffico marittimo, produzione di energia e altre attività antropiche. A questo si aggiunge una presenza sempre maggiore di specie non autoctone, nel Mediterraneo, si registrano 1.000 specie animali aliene tipiche dei mari tropicali, la cui sopravvivenza e diffusione, soprattutto verso nord e ovest del bacino, è favorita dall’aumento della temperatura media dell’acqua dovuta ai cambiamenti climatici.

Al tempo stesso, il cambiamento del clima comporta lo spostamento di alcune specie native, che stanno muovendo i propri areali verso nord per seguire le acque più fredde, mentre altre specie endemiche sono state spinte sull’orlo dell’estinzione.

Tutto questo determina
un'alterazione degli equilibri tra specie, come è evidente con la proliferazione di meduse, che affligge pescatori e turisti
l’emergere di nuovi patogeni
l’aumento di fenomeni atmosferici estremi, che sta devastando habitat marini fragili come quelli della Posidonia e i fondali corallini.

Per approfondimenti leggi: “Gli effetti del cambiamento climatico nel Mediterraneo. Sei storie da un mare sempre più caldo”

fonte: www.arpat.toscana.it


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#RifiutiZeroUmbria: Videoconferenza stampa - Sabato 19 Giugno 2021 ore 10,30

 


















Per seguire la diretta => https://www.youtube.com/user/RifiutiZeroUmbria


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Ci vuole un piano nazionale per salvare la natura

Per il nostro Paese è indispensabile pensare ad un grande piano per riqualificare la natura



Tra le sfide che dovremo affrontare nel prossimo futuro, oltre al cambiamento climatico, c'è la perdita di biodiversità, tanto che anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si fa riferimento al nostro "ecosistema naturale e culturale di valore inestimabile", definendolo un elemento distintivo dello sviluppo economico presente e futuro, da proteggere come patrimonio unico dell'Italia.

Nella sezione del PNRR dedicata alla transizione ecologica, uno dei pilastri, in particolare la Componente 4, si incardina sulla messa in sicurezza il territorio, intesa come:
mitigazione dei rischi idrogeologici (con interventi di prevenzione e di ripristino),
salvaguardia delle aree verde e della biodiversità (es. con interventi di forestazione urbana, digitalizzazione dei parchi, ri-naturificazione del Po),
eliminazione dell’inquinamento delle acque e del terreno (es. con bonifica siti orfani) ,
disponibilità di risorse idriche (es. infrastrutture idriche primarie, agrosistema irriguo, fognature e depurazione.

Il WWF, partendo proprio dal riferimento alla salvagardia della biodiversità, contenuto nel PNRR, ricorda che "il nostro Paese ha una delle biodiversità più ricche d’Europa" e nel documento, "Riqualificare l'Italia", chiede al Governo di redarre un Piano nazionale di ripristino ambientale che definisca le priorità d’azione, in modo da dare vita ad un’azione “straordinaria”. Il piano del WWF si concentra su:
6 aree vaste prioritarie per la connettività ecologica, ovvero le Alpi, il Corridoio Alpi Appennino, la valle del Po, l’Appennino umbro-marchigiano, l’Appennino campano centrale, la Valle del Crati - Presila Cosentina
un’azione “diffusa” sul resto del territorio.

Nel definire un piano per la conservazione e rigenerazione della biodiversità, le singole Agenzie ambientali possono dare il loro contributo, in quanto svolgono un'importante attività di monitoraggio dell'ambiente e mettono a disposizioni informazioni ambientali, attraverso dati, mappe e pubblicazioni e notizie. Questo quadro informativo si arrichicchisce, a livello nazionale, attraverso tutte le pubblicazioni realizzate dal Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA), che racchiude ISPRA e tutte le Agenzie presenti sul territorio nazionale.

Per quanto riguarda ARPAT, pensiamo, in particolare, alla mole di informazioni presenti:
nelle sezioni del sito Web di ARPAT

nelle pubblicazioni realizzate da ARPAT, sia annualmente, come nell'Annuario dei dati ambientali, dove vengono messi a disposizione di tutti i cittadini, attraverso sei aree tematiche, aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi, più di 90 indicatori ambientali, con i quali si definisce la situazione ambientale in Toscana, che periodicamente, attraverso le pubblicazioni su temi ambientali e, su questo argomento nello specifico, quella dedicata alle piante aliene. La stessa Regione Toscana, basandosi sulle informazioni ambientali messe a disposizione da ARPAT, elabora la sua Relazione sullo Stato dell'ambiente.

La quantità di informazioni ambientali, frutto dell'attività svolta dalla nostra Agenzia, può aiutare a definire alcuni importanti tasselli del quadro dell'ecosistema nella nostra regione, una sorta di fotografia dello "stato di salute" del nostro habitat, grazie al quale siamo informati, ad esempio, su quale sia la qualità delle acque sia interne (superficiali, sotterranee, destinate alla potabilità) che marino-costiere oppure su PFAS e fitofarmaci nelle acque, su quanta parte di territorio sia soggetta ad un procedimento di bonifica oppure sulla biodiversità marina.

Tutti temi particolarmente interessanti per delineare una strategia per la conservazione e rigenerazione della natura, sia a livello locale che nazionale, e tutti richiamati dalla Componente 4 della strategia per la transizione ecologica contenuta nel PNRR.

Al momento non è obbligatorio definire, a livello nazionale, un piano per la biodiversità ma questo renderebbe più concreto quanto contenuto nella strategia UE per la biodiversità, il cui titolo è alquanto esemplificativo: "Riportare la natura nella nostra vita".

Con questo documento la Commissione evidenzia i forti legami tra la nostra salute e quella degli ecosistemi e sottolinea come la difesa della biodiversità abbia anche un valore economico, in quanto oltre la metà del PIL mondiale dipende dalla natura e dai servizi che ci offre, soprattutto nei settori dell'edilizia, dell'agricoltura e degli alimenti e bevande.

La Commissione europea afferma che in Europa "la natura versa in uno stato critico" e 5 risultano essere le cause principali della perdita di biodiversità:
cambiamenti dell'uso del suolo e del mare
sfruttamento eccessivo delle risorse
cambiamenti climatici
inquinamento
presenza di specie esotiche invasive.

L'obiettivo della strategia europea per la biodiversità è proprio quella di "riportare la biodiversità in Europa sulla via della ripresa entro il 2030 a beneficio delle persone, del pianeta, del clima, dell'economia". Gli ecosistemi giocano, infatti, un ruolo cruciale nel fornire cibo, acqua, energia, materiali, medicinali e risorse genetiche, regolano il nostro clima, garantiscono la qualità dell’acqua e riducono l’inquinamento.

Le azioni principali individuate a livello europeo sono:
ripristinare vaste superfici di ecosistemi degradati e ricchi di carbonio
invertire la tendenza alla diminuizione degli impollinatori
ridurre del 50% i rischi e l'uso dei pesticidi chimici
destinare almeno il 10% delle superfici agricole ad elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità
destinare almeno il 25% dei terreni agricoli all'agricoltura biologica ed aumentare le pratiche agroecologiche
piantare tre miliardi di nuovi alberi nell'Unione Europea
aumentare la bonifica dei terreni contaminati
riportare almeno 25 000 km di fiumi a scorrimento libero
ridurre del 50% il numero di specie della lista rossa minacciate dalle specie esotiche invasive
limitare le perdite dei nutrienti contenuti nei fertilizzanti di almeno il 50% ottenendo una riduzione di alemno il 20% nell'uso dei fertilizzanti
dotare le città con almeno 20 000 abitanti di un piano ambizioso di inverdimento urbano
eliminare l'uso dei pesticidi chimici nelle zone sensibili, come le aree verdi urbane dell'UE
mitigare gli effetti negativi della pesca e delle attività estrattive sulle specie e sugli habitat sensibii, compresi i fondali marini al fine di riportarli ad un buono stato ecologico
eliminare le catture accessorie o ridurle a un livello che consenta il ripristino e la conservazione della specie.

fonte: www.arpat.toscana.it


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NOCSSGUBBIO: LA “SEMPLIFICAZIONE” SECONDO CINGOLANI: QUALE FUTURO PER L’AMBIENTE?

 














La proposta di un decreto “semplificazione” del neo-ministro Roberto Cingolani con il titolo VELOCIZZARE IL PROCEDIMENTO AMBIENTALE sembra aver lo scopo di sottrarre alla valutazione delle amministrazioni locali e dei cittadini le decisioni che riguardano l'ambiente, concentrandone i poteri presso un comitato composto esclusivamente da funzionari ministeriali.
La questione è particolarmente sentita a Gubbio dove i Comitati, l’Amministrazione Comunale, la Provincia e l’Azienda Sanitaria Locale avevano appena confermato il diritto a una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nei confronti della minaccia di incenerire 100,000 tonnellate di combustibile derivato da rifiuti (CSS) nei due cementifici che circondano la città. La bozza del decreto che è pervenuta al comitato NO CSS, tra le diverse versioni che sembra siano state prodotte, non lascia dubbi: all'articolo 20 comma 6 afferma, per ben due volte, che l'impiego di CSS non è modifica sostanziale, pertanto non richiede una VIA.
Il proposto decreto è un documento composto da 44 articoli distribuiti su 45 pagine. I temi toccati sono molteplici, dalla valutazione dell’impatto ambientale al nucleare. Gli articoli sono perlopiù modifiche di leggi preesistenti, criptiche se non si ha di fronte il testo della norma a cui si riferiscono. La materia è talmente convoluta che se si dovesse giudicare la sostanza partendo dallo stile, tutto parrebbe fuorché un “Decreto Semplificazioni”.
L’attacco ai beni comuni e a sostegno di una logica privatistica da parte di Cingolani è curioso in quanto la sua carriera di manager si è svolta per intero nell’industria pubblica, prima come direttore scientifico dell’Italian Institute of Technology, e poi come chief technology officer di Leonardo, la ex Finmeccanica.
La generale levata di scudi contro il proposto decreto fa ritenere che, volendo risolvere molti problemi con un solo colpo, esso abbia sortito l'effetto di unificare su scala nazionale battaglie che erano finora separate: sui rifiuti, sull’acqua, sul nucleare e sul paesaggio. Per il nucleare e l’acqua il proposto decreto contraddice il risultato di due referendum nazionali. Stupisce che un Ministro della Repubblica si esprima in maniera tanto netta in senso contrario all’opinione democraticamente espressa dalla maggioranza dei cittadini. Inoltre, il ministro sicuramente non ignora il più elementare principio di tutela dell'ambiente, che consiste nell’affidarne la cura a coloro che vi sono più vicini perché lo abitano.
I movimenti in difesa dei beni comuni, della qualità dell’ambiente e del paesaggio che hanno per loro natura una base fortemente locale, alzano il tiro di fronte a questa minaccia, e annunciano le prossime iniziative comuni, anche a livello nazionale:
Sabato 12 Giugno 2021 ore 11:00 al Parco degli Acquedotti di Roma: CONVEGNO e ASSEMBLEA PUBBLICA di Generazioni Future, nel decimo anniversario del referendum sull’acqua bene comune https://generazionifuture.org/notizie


Sito web ufficiale del Comitato No CSS nelle Cementerie di Gubbio: http://nocssgubbio.com


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Comunicato stampa “C’E’ RESILIENZA E RESILIENZA”

 










“C’E’ RESILIENZA E RESILIENZA”

Il giorno 13 aprile 2021 il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria ha respinto l’ennesimo ricorso presentato da Agri Flor s.r.l. avverso il provvedimento, con cui il Comune di Perugia, in data 31 agosto 2017, ha rigettato l’istanza di sanatoria della stessa Azienda, intesa alla regolarizzazione di vari interventi edilizi da essa realizzati in difetto di titolo abilitativo, intimando, al contempo, la rimessa in pristino dello stato dei luoghi. Tale sentenza, ovviamente, nel confermare la legittimità dei provvedimenti demolitori emessi dal Comune di Perugia, sottintende che resti valida l’intimazione alla demolizione degli abusi edilizi, pena una sanzione pecuniaria da 2000 a 20000 euro in aggiunta alla demolizione che va comunque eseguita, eventualmente in maniera forzata dal Comune, ma a spese dell’Azienda.

Nel frattempo, l’Azienda continua imperterrita a lavorare rifiuti nel centro abitato di Villa Pitignano, nonostante le molteplici sentenze avverse ne abbiano altresì riconosciuto l’incompatibilità urbanistica, nel prevedere che l’autorizzazione al trattamento dei rifiuti non opera, in questo caso, come variante urbanistica automatica di P.R.G.. Pertanto l’area, dove viene svolta l’attività di stoccaggio e compostaggio rifiuti da parte di Agri Flor, resta di particolare interesse agricolo e come tale è incompatibile con detta attività.

Allora, si torna a chiedere a Regione e Comune di Perugia: a quando una “sana” delocalizzazione dell’impianto in area compatibile con la peculiarità della produzione, magari in una prospettiva di grande sviluppo e conseguente creazione di nuovi posti di lavoro?

L’era dei recovery fund potrebbe essere l’occasione opportuna per favorire tale delocalizzazione e, con essa, l’effettiva tutela di ambiente, salute e lavoro.

Lungi dal far chiudere aziende e pregiudicare chi lavora, è questa, infatti, la nostra “resilenza”, nell’obiettivo positivo di valorizzare attività, che seppure insalubri per legge, potrebbero ricostruirsi e valorizzarsi in siti “ambientalmente” adeguati.

Comitato Spontaneo Antipuzza di Villa Pitignano Ponte Felcino Bosco e Ramazzano

WWF Perugia


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Alessandra Prampolini, Wwf Italia. Per salvare la Terra dobbiamo fermare lo sfruttamento nascosto



Quest’anno il tema della Giornata mondiale della Terra è il ripristino degli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Alessandra Prampolini che, dallo scorso gennaio, è direttrice generale del Wwf Italia, prima donna a ricoprire questa carica nell’associazione. Dal consumo di cibo non più sostenibile all’agricoltura, dall’allevamento fino alla deforestazione, Alessandra Prampolini invita ad analizzare la crisi climatica e quella della biodiversità come fenomeni interconnessi, rispetto ai quali vanno messe in campo azioni integrate e trasversali. In quest’ottica, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che l’Italia si appresta a presentare a Bruxelles costituisce uno snodo fondamentale, perché le modalità con le quali decideremo di declinarlo tracceranno il solco lungo il quale ci muoveremo nei prossimi anni.

In occasione della Giornata mondiale della Terra il Wwf ha lanciato la campagna Food4Future. Qual è il messaggio principale che volete veicolare?

Dobbiamo modificare i sistemi agroalimentari sia dal punto di vista della produzione che da quello del consumo. Per come sono oggi, hanno impatti eccessivi sul pianeta e non sono efficienti: né per quanto riguarda la distribuzione – pensiamo al tema dei rifiuti e a quello della fame nel mondo –né per quanto concerne la salute, perché la gran parte del cibo che produciamo non è salutare. I sistemi agroalimentari vanno rivisti alla luce delle necessità umane e dei limiti del pianeta.

Alessandra Prampolini è direttore generale del Wwf Italia dallo scorso mese di gennaio © Giovanna Quaglieri

Quali sono gli impatti negativi sull’ecosistema di un consumo di cibo poco sostenibile?

Clima e biodiversità sono crisi planetarie che rappresentano due facce della stessa medaglia: l’80 per cento della perdita di biodiversità è causata dall’agricoltura e dall’allevamento, che sono responsabili anche del 24 per cento delle emissioni nocive. C’è poi il grande tema del consumo del suolo: abbiamo già consumato i tre quarti delle terre emerse e la prima causa della deforestazione sono proprio le nuove coltivazioni e l’allevamento, che già occupano il 40 per cento delle terre emerse. Un altro punto importante è quello dei cicli biogeochimici: consumiamo fertilizzanti minerali in numero dieci volte maggiore rispetto a 50 anni fa, e ciò si traduce in inquinamento, degrado del suolo e peggiore qualità delle acque. In proposito, l’uso scorretto della risorsa idrica ha portato a un consumo triplicato in 50 anni dell’acqua destinata all’agricoltura, senza dimenticare che l’80 per cento dei laghi italiani versa in uno stato ecologico non buono.
Abbiamo già consumato i tre quarti delle terre emerse e la prima causa della deforestazione sono proprio le nuove coltivazioni e l’allevamento, che già occupano il 40 per cento delle terre emerse.

Il tema della Giornata della Terra 2021 è il ripristino degli ecosistemi. In proposito, un vostro recente report ha quantificato gli impatti sulla deforestazione legati al commercio internazionale. Cosa emerge in particolare da questo lavoro?

Emerge l’enorme impatto della deforestazione importata, nascosta nelle nostre abitudini di consumo e in quello che mangiamo. Un tempo le foreste si utilizzavano principalmente per realizzare utensili in legno o per il riscaldamento domestico, mentre ora la produzione di soia, olio di palma e carne bovina è la principale responsabile della deforestazione. Il Wwf sta lavorando con l’Unione europea a una proposta legislativa per ridurre l’impronta dei consumi, ponendo limiti all’importazione di prodotti che abbiano origine forestale o che siano legati alla deforestazione. Quella nascosta pesa ormai per l’80 per cento rispetto alla deforestazione in tutto il mondo; l’Europa è seconda solo alla Cina in termini di deforestazione importata, e l’Italia figura al secondo posto in Europa.


La deforestazione dell’Amazzonia brasiliana © Mario Tama/Getty Images

Sempre in riferimento anche al cibo che arriva sulle nostre tavole, stiamo perdendo il prezioso esercito degli insetti impollinatori. Qual è il quadro e quali sono le conseguenze?

Si tratta di una delle crisi più drammatiche a livello globale, di un fenomeno che procede a velocità spaventosa e che spesso in passato è stato ignorato. Il numero dei volatori in Europa si è ridotto del 70 per cento negli ultimi 30 anni, e oggi a livello globale il 40 per cento degli insetti più comuni come api selvatiche, farfalle e coleotteri rischiano l’estinzione. Ben l’80 per cento delle 1.400 piante da cui si produce cibo nel mondo richiede l’impollinazione: il venir meno di questo servizio ecosistemico fa crollare le possibilità di portare in tavola alimenti che garantiscono la nostra salute e il nostro sostentamento. La riduzione di cibi legati a una dieta sana come frutta, verdura, noci e semi, aumenta i rischi di diabete e di malattie cardiovascolari; anche perché al contempo si assiste alla crescita di colture alimentari povere di nutrienti come riso, soia, mais e patate.

Tra le principali cause dell’estinzione degli impollinatori ci sono anche i cambiamenti climatici. A livello globale si sta facendo abbastanza per contrastarne gli effetti?

Ancora no, purtroppo. Come Unione europea ci siamo posti l’obiettivo della decarbonizzazione al 2050 e target progressivi intermedi con orizzonte al 2030. A fronte dell’Accordo di Parigi, manca però l’implementazione di un piano di azione vincolante per i diversi Paesi: gli obiettivi devono essere legati alla riduzione delle emissioni e a un aumento delle energie rinnovabili, e al contempo serve una chiara scansione temporale per il loro raggiungimento. Lo scorso anno non ha aiutato lo slittamento della Cop26 a causa dell’emergenza pandemica, perché avrebbe rappresentato un importante momento di confronto a cinque anni dagli accordi di Parigi.

L’agricoltura intensiva e il dissennato utilizzo di pesticidi hanno causato un allarmante declino degli insetti impollinatori, tra cui le api © Ingimage

Il Wwf ha rimarcato le “enormi prospettive di collaborazione” che esistono tra uomo e natura nel contrasto ai cambiamenti climatici.
Un aumento delle temperature causa una perdita di biodiversità, ma è bene rimarcare che è vero anche il contrario: ci sono tante specie animali che sono preziose alleate nel contrasto al cambiamento climatico. Faccio qualche esempio. Elefanti, gibboni e macachi svolgono un ruolo essenziale per diffondere i semi di molte specie arboree, e in questo modo contribuiscono all’espansione della biodiversità in habitat anche molto diversi fra di loro. In vita, le balene accumulano carbonio nei tessuti e quando muoiono lo depositano sui fondali marini: ogni balena adulta cattura in media 33 tonnellate di CO2. Anche le formiche, con il loro instancabile lavoro, generano una serie di reazioni chimiche che facilitano assorbimento della CO2 da parte del suolo: i suoli abitati da formiche hanno una capacità di assorbimento 300 volte superiore rispetto agli altri.

Il Next Generation Eu può rappresentare una svolta per la transizione ecologica dell’Europa?

Il Next Generation Eu è lo strumento del secolo e le modalità con le quali decideremo di utilizzarlo daranno l’impronta dei prossimi anni. Rappresenta insomma un’occasione unica e come Wwf stiamo chiedendo che l’approccio sia quello della transizione ecologica, a patto che lo sia realmente. Il primo principio è che il valore della natura deve essere, con un approccio trasversale, incorporato in tutti i processi decisionali.
In Italia si avrebbe entro il 2030 la creazione di 163 mila nuovi posti di lavoro grazie alle rinnovabili © Nicholas Doherty, Unsplash

Alessandra Prampolini, il 30 aprile l’Italia dovrà presentare il Piano nazionale di ripresa e resilienza all’Ue, su cosa si dovrebbe puntare con maggiore decisione?

Almeno il 37 per cento delle risorse deve essere destinato in azioni in difesa del clima e a tutela della biodiversità. In secondo luogo, l’azione di rilancio del nostro Paese deve prevedere un rinnovamento della strategia industriale, il cui fine ultimo deve essere la completa decarbonizzazione: ciò potrà avvenire solo con target di riduzione delle emissioni molto chiari e con investimenti massicci sulle energie rinnovabili. Va infine riqualificata la natura: in Italia abbiamo uno dei patrimoni più importanti in Europa, ma anni di consumo incauto di suolo hanno fatto sì che siano sopravvissute piccole isole di biodiversità, non collegate fra di loro, che oltretutto si stanno riducendo. Servono quindi azioni per la tutela, il ripristino e la riconnessione delle tante aree che il nostro Paese ospita: ciò a vantaggio non solo del turismo, ma anche di attività come l’agricoltura e la pesca.

fonte: www.lifegate.it



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