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Cortina da luglio dice addio alla plastica
















Cortina dice addio alla plastica. A partire dal primo luglio le attività di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande, le organizzazioni turistiche che nell’ambito della loro attività forniscono pasti e bevande, gli enti, i privati e le associazioni che organizzano feste, eventi e sagre, per la consumazione su aree e luoghi pubblici o aperti al pubblico nel territorio comunale, dovranno fornire esclusivamente stoviglie, cannucce, contenitori in materiale biodegradabile e compostabile. L’ordinanza comunale pubblicata oggi prevede, dunque, l’eliminazione della plastica monouso da parte di esercenti e realtà che operano sul territorio nella somministrazione di cibi e bevande, in linea con la “Strategia Europea per la plastica” varata dalla Commissione Europea a gennaio 2018. “L’uso della plastica monouso fa parte della nostra quotidianità ed è complesso invertire un’abitudine così diffusa e radicata – dice Paola Coletti, Assessore del Comune – Ma è nostro dovere contribuire alla riduzione a tutti i livelli dell’uso della plastica. Il riciclaggio non basta, è necessario ridurne la produzione. E spingere i produttori all’utilizzo di materiali non solo biodegradabili, ma compostabili, affinché l’impatto delle nostre azioni quotidiane non lasci tracce negative sul futuro”. Cortina si inserisce, dunque, “tra le località montane che tornano ‘alle origini’ anche nei rifugi dove, solo alcuni anni fa, era normale consuetudine utilizzare bicchieri e caraffe in vetro senza ricorrere alla plastica”.

Fonte: ANSA


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La Fase 2 fa male all’ambiente: il pericoloso ritorno dell’usa e getta (e della plastica)




Con la riapertura dei bar o comunque la possibilità di asporto, torna anche il monouso. Dal caffè alla brioche, tutto viene imballato e per evitare tonnellate di rifiuti, è necessario che i gestori si dotino di materiali compostabili e biodegradabili.

La pandemia da coronavirus ha sicuramente sconvolto le nostre abitudini e il modo di vivere, mettendo anche in discussione, i modelli di consumo e lo smaltimento dei rifiuti. Si è tornati al monouso e alla plastica, per questo è necessario che nella Fase 2, si pensi a un’economia più sostenibile e circolare.

Gli scienziati lo dicono da tempo, se si continua così nel 2050 ci sarà in mare più plastica che pesci. Questo avvertimento era già inquietante prima dell’emergenza coronavirus, adesso lo è ancor di più, perché le misure anti-contagio prevedono produzione di rifiuti. Di guanti e mascherine abbiamo già parlato, adesso il problema riguarda caffè e cibi d’asporto.

In questo periodo di lockdown, il mondo si è messo in stand-by e la conseguenza positiva è stata la riduzione delle emissioni di gas serra, del traffico e dell’inquinamento. Ma con il ritorno pian piano alla normalità tutto questo sta scomparendo. E sono bastati pochissimi giorni per vanificare tutti i benefici dello stop dell’umanità.

Abbiamo visto le immagini degli animali impigliati nelle mascherine disperse nell’ambiente, così come quelle del fiume Sarno tornato nero solo al primo giorno di riavvio delle attività…

E quando riapriranno altre attività, come ad esempio i parrucchieri, sarà anche peggio:

Ora più che mai è necessario ripensare ad un’economia circolare per non vanificare gli sforzi fatti.

C’è da dire comunque che, secondo il dossier di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile “Pandemia e sfide green del nostro tempo”, il coronavirus ha provocato un’impennata di rifiuti di carta e plastica dovuti principalmente ad acquisti online e servizio d’asporto. Molta più plastica, quindi, provocata da packaging, delivery e grande distribuzione.

“Consumando, ci limitiamo solo a vedere i prodotti finiti e gli oggetti che usiamo, ma difficilmente riflettiamo sul fatto che questi prodotti e oggetti sono fatti con materiali prelevati in grandi quantità in diverse parti del mondo. Il consumo di materiali nel mondo è cresciuto ad un ritmo doppio di quello della popolazione. Dal 1970 al 2017 la popolazione mondiale è aumentata di 2 volte: da 3,7 7,5 miliardi. Dal 1970 al 2017 il consumo mondiale di materiali è aumentato di ben 4 volte: da 26,6 a 109Gt. Il consumo di materiali pro-capite è raddoppiato: da 7,2t nel 1970, a 14,5t nel 2017”, si legge nel dossier.

Tornando al problema rifiuti, le problematiche sono anche legate a difficoltà organizzative e logistiche, in particolare dovute alla carenza di personale – esposto al rischio di contagio e anche contagiato – alle difficoltà delle aziende a fornire prontamente al personale la dotazione dei necessari dispositivi di protezione individuale.

La Fase 2 è appena iniziata ma, secondo la Coldiretti, è già il trionfo del take away. Più di 1 italiano su 3 (37%) acquista cibo da asporto, grazie anche alla ripresa del lavoro per 4,4 milioni di italiani. Per questo, è fondamentale fare scelte responsabili a favore dell’ambiente, scegliendo sia prodotti biodegradabili e compostabili che conferendo correttamente i rifiuti.

Insomma, non abbiamo imparato proprio niente…

Fonte: Dossier Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile


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reCharge, il pneumatico smart che rigenera il battistrada

La Goodyear presenta una nuova mescola biodegradabile per il battistrada che può essere ricaricata con singole capsule, semplificando radicalmente il processo di sostituzione delle gomme





L’americana Goodyear continua a stupire con prodotti innovativi e all’avanguardia. L’ultimo debutto spetta a reCharge, concept di un nuovo pneumatico smart in grado di auto-rigenerarsi. “Goodyear vuole che i pneumatici contribuiscano in maniera ancora più potente alle esigenze specifiche di mobilità dei consumatori”, ha dichiarato Mike Rytokoski, Vicepresidente e CMO della sezione europea dell’azienda.“È con questa ambizione che abbiamo deciso di creare un prodotto quanto più preparato per il futuro della mobilità elettrica, personalizzata e conveniente”.

Il progetto ha puntato, soprattutto, su tre caratteristiche fondamentali: la personalizzazione, la sostenibilità e la semplicità di utilizzo.





L’elemento chiave è l’innovativa mescola biodegradabile del pneumatico smart: può essere ricaricata con singole capsule, semplificando radicalmente il processo di sostituzione delle gomme. Come? Queste piccole unità contengono una miscela di gomma di tarassaco rinforzata con fibre simili alla seta del ragno. Tale mix rende il materiale estremamente resistente e, al tempo stesso, al 100 per cento biodegradabile. Per “ricaricare” il battistrada basterebbe, quindi, iniettare questa pasta sulla superficie della ruota; qui si indurrebbe formando nuovo battistrada.
Il machine learning personalizzerà le tue gomme


Il composto è personalizzabile, spiega la società, per adattarsi alla modalità di guida di ogni automobilista. In altre parole, grazie ad algoritmi intelligenti (che probabilmente implicano l’apprendimento automatico e altri aspetti di intelligenza artificiale) verrebbero analizzati i dati di telemetria del veicolo per creare profili individuali del conducente, fornendo una base per personalizzare la mescola. Le capsule di reCharge permetterebbero anche, quando necessario, di mutare la superficie della gomma per adattarla alle differenti condizioni ambientali e stagionali.


Credit: Goodyear

Altra caratteristica chiave del concept: il battistrada di reCharge sarebbe sostenuto da un telaio leggero con una forma alta e stretta. Questo funzionerebbe in combinazione con le fibre resistenti della pasta per rendere, di conseguenza, il pneumatico estremamente resistente in quasi tutte le condizioni di guida.


“Goodyear reCharge è un concept di pneumatico senza compromessi, che supporta la mobilità elettrica personalizzata, sostenibile e senza problemi”, ha concluso Sebastien Fontaine, Lead Designer presso il Goodyear Innovation Center di Lussemburgo.


fonte: https://www.rinnovabili.it

Eco-materiali: funghi e canapa per rimpiazzare il polistirolo

Un team di studenti di ingegneria ambientale e architettura dell’EPFL ha scoperto un modo per far crescere un materiale biodegradabile sfruttando il micelio e i trucioli di legno





L’archivio internazionale degli eco-materiali ha da oggi una voce in più. In Svizzera un gruppo di giovani ricercatori sta studiando le proprietà fisiche dei funghi con l’obiettivo di realizzare un valido sostituto alla plastica. Per la precisione otto studenti della facoltà d’ingegneria ambientale e architettura del Politecnico di Losanna stanno sperimentando le potenzialità pratiche del micelio, l’insieme di filamenti costituenti il tallo dei funghi. Questa sostanza filiforme si può legare in maniera naturale a vari substrati, come la segatura, e la miscela risultante può essere modellata in oggetti come mattoni, pannelli, trucioli di imballaggio e persino mobili.

“L’idea – spiega Gaël Packer, uno studente di ingegneria ambientale – è nata quando abbiamo incontrato studenti di architettura della nostra scuola per sviluppare un’alternativa originale e innovativa ai materiali da costruzione esistenti”. Ispirati da una conferenza TED, Paker e i suoi compagni hanno voluto dare il loro contributo alla comunità di pionieri preoccupati per il futuro del nostro pianeta.

I materiali a base di micelio offrono un’alternativa promettente come eco-materiali perché non solo sono leggeri, economici e facili da realizzare, ma forniscono anche un modo per riciclare i prodotti di scarto e possono essere biodegradati in soli tre mesi.

Oggi sono disponibili online numerosi kit fai-dai-te per la coltivazione dei funghi; tutto ciò di cui si ha bisogno è il micelio, un substrato e un po’ di pazienza. Il primo passo è far crescere le “radici dei funghi” in un ambiente sterile o pastorizzato insieme al substrato e un po’ di farina e acqua. La miscela risultante viene quindi versata in uno stampo. Dopo una settimana la forma viene cotta a bassa temperatura per bloccarne la crescita e consolidare la forma dell’oggetto. Il risultato è un prodotto leggero, a bassa densità, solido e resistente, proprio come se fosse stato realizzato utilizzando la stampa 3D.

Piuttosto che usare un kit di quelli già in commercio, gli studenti hanno creato la loro versione usando il micelio di funghi ostrica locali (Pleurotus ostreatus) e fibre di canapa coltivate nella regione del Giura. “Abbiamo lavorato con diversi laboratori EPFL per testare le proprietà chiave del materiale: isolamento termico, assorbimento acustico, resistenza alla compressione e resistenza all’acqua e al fuoco”, afferma Packer. In questo modo hanno potuto scoprire come la capacità coibentante scoperto fosse alla pari con quella di altri materiali isolanti, che potesse facilmente resistere al peso di un corpo umano, che fosse in grado di galleggiare senza assorbire acqua e di come fosse abbastanza resistente al fuoco. I test di assorbimento acustico sono ancora in corso. “Sebbene siano necessari ulteriori test, i risultati finora sono molto promettenti e mostrano che le proprietà del materiale sono simili a quelle del polistirolo espanso”, ha aggiunto lo studente. “Possiamo certamente migliorare ulteriormente queste proprietà regolando la composizione della nostra miscela, sia in termini di substrato che di alimentazione dei funghi”.







fonte: www.rinnovabili.it