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Pfas Veneto: il processo ambientale più importante d’Italia.

 



Soprattutto se entrerà in sinergia con il processo gemello di Alessandria contro di Solvay, che sta per partire. A Vicenza il Gup ha rinviato a giudizio 14 manager di diversa nazionalità dell’azienda Miteni e delle multinazionali Mitsubishi Corporation e International Chemical Investors Group, oltre che la stessa Miteni di Trissino. L’accusa è di aver avvelenato con i Pfas (Pfoa ,GenX e C6O4) per decenni, senza soluzione di continuità, le acque sotterranee e di falda di oltre 300 mila abitanti delle province di Padova, Vicenza e Verona, provocando tumori, malformazioni, aborti e malattie del sistema cognitivo, ecc. La prima udienza in corte di assise il primo luglio. Le contestate sono centrate su reati dolosi e non colposi: avvelenamento delle acque, disastro doloso, inquinamento ambientale e bancarotta fraudolenta. Le parti civili costituite sono oltre duecento. Il processo continua una lotta avviata otto anni fa e animata in particolare da “Mamme No Pfas” fin quando nel 2017 è scattata l’emergenza sanitaria, della quale sono state investite le istituzioni, dalla Regione al Governo. Fondamentale saranno le ripercussioni sulla enorme bonifica, con analogia con la vicenda Solvay di Spinetta Marengo.

Anche gli avvocati di Miteni avranno l’impudenza di sostenere che non vi sono certezze nel panorama scientifico sugli effetti nocivi delle sostanze perfluoroalchiliche per l’uomo, con la conseguenza di mancanza di volontarietà da parte degli imputati.

Di seguito, i più recenti “post” sul Sito della “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute , l’ambiente, la pace e la non violenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”.

Vietare una volta per tutte i Pfas, e farlo presto. La posizione Cinquestelle in Parlamento.

A Spinetta Marengo la polvere sui mobili delle case contiene Pfas e altre sostanze tossiche.

La Regione Veneto e la Provincia di Alessandria nascondono alle popolazioni i dati Pfas sensibili alla loro salute. Gli omissis nelle autorizzazioni e gli alimenti avvelenati.

I biberon al bisfenolo. Uno dei sei esposti depositati presso la Procura della Repubblica di Alessandria denuncia: alla Solvay di Spinetta Marengo nel cocktail con i Pfas (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il Bisfenolo.

L’allarme “Pfas e Bisfenolo riducono qualità dello sperma, volume testicoli e …

La chimica che inquina l’acqua


fonte: www.rete-ambientalista.it


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Dagli USA l’incriminazione alla Solvay che potrebbe ripetersi in Italia.







Nel motto Usa “Lady Justice” (latino: Iustitia) è una personificazione allegorica.

Nove documenti nel terzo esposto del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” alla Procura di Alessandria. Tutti i documenti convergono nella richiesta di mettere una pietra tombale sui Pfas.

Nel primo esposto alla Procura (clicca qui) avevamo fatto specifico riferimento alle secretate cartelle cliniche dei lavoratori spinettesi contaminati da PFAS, che riteniamo vadano requisite quali prove processuali. Nel secondo (clicca qui) abbiamo ritenuto che, nei confronti della situazione generata da Solvay di Spinetta Marengo a danno degli abitanti e del territorio di Alessandria e non solo, si debba procedere penalmente come avvenuto nei confronti di Solvay a causa del suo impianto Pfas di West Deptford in New Jersey.

Nel terzo esposto (clicca qui), in esclusiva produciamo il documento originale della incriminazione USA della Solvay, avvenuta anche grazie ad uno scienziato italiano che lavora sulla contaminazione dello stabilimento Solvay a Spinetta Marengo Dai documenti riveliamo che Solvay, nel corso di due decenni, per mezzo dalle segrete analisi del sangue dei lavoratori, conosceva i gravi danni alla loro salute (e delle popolazioni). E che i cosiddetti “sostituti” (C6O4) sono più tossici e cancerogeni del PFOA. Sono prove, nascoste per decenni, che saranno prodotte al processo Miteni in corso a Vicenza e nel prossimo processo Solvay che sarà riaperto ad Alessandria.

fonte: www.rete-ambientalista.it/

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Caso Miteni e inquinamento da Pfas: prime due malattie professionali riconosciute da Inail




L’accumulo di sostanze chimiche nocive per l’organismo ha causato le malattie di due uomini per i quali l’Inail di Vicenza ha “sbloccato” i fondi previdenziali. Si preannuncia come di notevole importanza la notizia confermata due giorni fa dai sindacati Cgil, che apre una breccia in un “muro” a lungo inscalfibile sul tema di Pfas e sostanze affini: soprattutto per i lavoratori che lamentano patologie derivanti dall’esposizione agli agenti inquinanti sul luogo di lavoro.

L’Inail di Vicenza, lo scorso 6 ottobre, ha infatti accertato per due ex lavoratori Miteni “una menomazione dell’integrità psicofisica” derivante dalla concentrazione sierica di PFOA e PFOS nel sangue.

Questo il testi diffuso nel pomeriggio di venerdì dalla sigla Inca-Cgil, che ha seguito passo passo la trafila per il riconoscimento dei danni subiti in relazione all’esposizione agli agenti nocivi. “Il riconoscimento da parte dell’Inail dell’origine professionale della condizione patologica di tali lavoratori, anche per il solo anomalo iperaccumulo di sostanze in assenza di menomazioni – dichiara il Dott. Faiferri, medico legale – è un primo e importante passo per la tutela delle persone, consentendoci ora di monitorare nel tempo l’evoluzione della condizione clinica e di estendere la tutela assicurativa qualora dovessero emergere ulteriori patologie correlabili”.

Il Patronato Iinca-Cgil ha da tempo avviato un percorso di valutazione della condizione di salute dei lavoratori ex Miteni che si sono resi volontariamente disponibili, per verificare la presenza di eventuali patologie correlabili all’esposizione prolungata a Pfas o alle concentrazioni elevate nel sangue e, nello step successivo, attivare le domande di riconoscimento di malattia professionale. “La concentrazione di Pfoa e Pfos nel sangue dei lavoratori della Miteni – dichiara Anna Bilato, coordinatrice per il Veneto – sono le più alte finora accertate e richiamate dalla letteratura scientifica internazionale: una concentrazione di gran lunga più elevata anche rispetto alla stessa popolazione della “zona rossa”. Se per i cittadini si tratta di decine di nanogrammi, per i lavoratori sono centinaia quando non migliaia di nanogrammi. Perché tali valori si dimezzino sono necessari almeno tre anni, e ce ne vorranno altri per farli rientrare sotto il livello di guardia, che è considerato in un range che va da 1,8 a 8 nanogrammi. Per questo è molto importante che l’altissima concentrazione nel sangue sia stata considerata dall’Inail come un danno in sé. E’ un principio importante che può essere molto utile per verificare e sostenere anche il possibile riconoscimento del danno e di eventuali benefici previdenziali e potrà essere esteso anche ad altri lavoratori e ad altre situazioni aziendali analoghe”.

“La nostra iniziativa per la tutela dei lavoratori e della popolazione – dichiarano i segretari della Cgil e della Filctem/Cgil Giampaolo Zanni e Giuliano Ezzelini Storti – prosegue: dalla vigilanza sulla continuità della sorveglianza sanitaria per tutti i lavoratori e i cittadini coinvolti alla sollecitazione per la bonifica del sito produttivo e la completa messa in sicurezza delle falde acquifere, alla costituzione di parte civile nei procedimenti giudiziari che vedono indagati e imputati i diversi proprietari e i principali dirigenti della Miteni. Non lasceremo soli i lavoratori, le loro famiglie e la popolazione coinvolta. E ci batteremo con ancora più forza per cambiare questo modello di sviluppo, perché non è più possibile accettare un sistema produttivo che sacrifica sull’altare del profitto la salute delle persone e la salubrità dell’ambiente”.

fonte: https://www.ecovicentino.it


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Processo Miteni: “Mi batto contro il Pfas nel sangue di mia figlia” | VIDEO

Michela Piccoli fa parte del comitato delle Mamme No Pfas, tra i 200 che si sono costituiti parte civile nel processo a carico degli ex vertici della Miteni, l’azienda che per oltre 50 anni ha prodotto Pfas e che è costruita sopra la falda acquifera che rifornisce le province di Vicenza, Verona e Padova



“Io spero di ottenere giustizia, al di là di un risarcimento danni”. Michela è determinata a portare avanti la battaglia delle “Mamme No Pfas”. Stiamo parlando della vicenda della contaminazione da Pfas dell’acqua tra le province di Vicenza, Verona e Padova, un tema di cui ci aveva parlato Nadia Toffa già nel 2016. Gli Pfas sono composti chimici presenti in tantissimi oggetti che usiamo tutti giorni, come pentole antiaderenti, giubbotti impermeabili, cartoni della pizza. La ditta che per oltre 50 anni ha prodotto queste sostanze è la Miteni, fallita a fine 2018, e che è costruita proprio sopra la falda acquifera che rifornisce gli acquedotti che danno da bere alle tre province. Alcuni studi avrebbero stabilito delle correlazioni tra queste sostanze e alcune patologie come diabete, aumento del colesterolo e malattie della tiroide. E secondo uno studio del gruppo di ricerca del professor Carlo Foresta dell’Università di Padova, i Pfas sarebbero responsabili dell’alterazione della fertilità nella donna.

“Le mie amiche hanno avuto casi di poliabortività”, racconta Michela, che vive nella zona interessata, intervistata da Giulia Innocenzi a Iene.it: aspettando Le Iene. “Anche io ho avuto un aborto spontaneo e ci sono molti casi di figli di donne che conosco che sono nati piccoli o pretermine”. Michela racconta anche di alcune patologie nella sua famiglia: “Mio suocero è morto a 62 anni per una morte improvvisa, colesterolo alle stelle e problemi di cardiopatia, mio marito prende le statine da 20 anni, mia cognata ha problemi di colesterolo molto alto”.

"Chi è Maria?", chiede Giulia Innocenzi vedendo la maglietta di Michela con su scritto questo nome e un valore: “Maria è mia figlia, questo è il valore di Pfoa, una tipologia di Pfas, che aveva nel sangue quando aveva 14 anni. È un livello altissimo, 10 volte sopra il limite. E non dovrebbero proprio esserci i Pfas nel sangue”. Michela, da quando la contaminazione delle acque è stata nota, non beve più acqua del rubinetto: “Anche se adesso ci sono 10 batterie di filtri nell’acqua io non la bevo più, poi ognuno è libero di fare quello che vuole. Ma quando sei stato scottato una volta con l’acqua calda non ti fidi più nemmeno di quella fredda!”.

Proprio su questa vicenda è in corso un processo, in fase di udienza preliminare, che vede imputati 13 dirigenti tra cui gli ex vertici della Miteni, accusati di avvelenamento delle acque e disastro innominato. Sono state ammesse oltre 200 parti civili tra cui ex lavoratori Miteni, la Regione Veneto, il Ministero della salute e le Mamme No Pfas, di cui fa parte Michela.

L’8 giugno è ripreso, con l'udienza preliminare sulle citazioni dei responsabili civili, il processo. Il giudice ha dato atto della correttezza delle notifiche effettuate dalla Regione Veneto al fallimento di Miteni. Le notifiche riguardano le due società controllanti di Miteni: la società giapponese Mitsubishi Corporation, che ha depositato l'atto di costituzione, e la società lussemburghese International Chemical Investors. Il processo è stato rinviato all'udienza del 12 ottobre, l'inizio della discussione dell'udienza preliminare.






fonte: https://www.iene.mediaset.it/




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Parte il processo PFAS contro Miteni e rimbomba per Solvay in Alessandria, tra mancate bonifiche, possibili inceneritori, allarmi per alimenti e contenitori, licenziamenti e omertà sindacali. Allarme nazionale.



Alla vigilia del processo PFOA contro la Miteni di Trissino (11 novembre),
dopo le critiche del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” nella costituzione delle Vittime parti civili nel procedimento penale e il sopraggiungere di nuove testimonianze: clicca qui,
si infittisce la polemica in merito alla bonifica, questione che sarà centrale nel corso del processo: clicca qui.
All’orizzonte della bonifica compare addirittura un inceneritore  che la società Ecoprogetto Venezia  intende realizzare anche a quello scopo nel sito di Fusina-Venezia: clicca qui.
D’altronde, quando si parla di Pfas si intende anche il C6O4 (Pfas a catena più corta) anche esso  trovato nel sangue. A sua volta, l’Istituto superiore di sanità ISS ha divulgato i dati che dentro il corpo dei bambini stanno arrivando  “dosi settimanali” di Pfoa, segno  che il veleno bioaccumulabile viene assunto tanto negli alimenti che dalle confezioni degli alimenti. L’allarme dunque è nazionale: clicca qui.
L’attenzione dunque si sposta di nuovo sulla Solvay di Spinetta Marengo dove il C6O4 ha sostituito il Pfoa, per anni scaricato in Bormida/Tanaro/Po.
Ebbene, ad Alessandria Solvay ha contemporaneamente inaugurato un nuovo impianto e annunciato che intende aumentare del 30% la capacità produttiva di fluoroelastomeri, cioè il Tecnoflon, perciò estendere la produzione e l’uso di C6O4: clicca qui l’autorizzazione AIA Autorizzazione Integrata Ambientale  chiesta alla Provincia,
e contemporaneamente ha annunciato la procedura di licenziamento per 28 persone.
Insomma si offre ai sindacati di convertire i licenziamenti in prepensionamenti in cambio di continuare come struzzi a non sollevare problemi insormontabili sull’utilizzo del C6O4: emissioni in atmosfera, emissione di liquidi e reflui, e relativi effetti sulla salute di lavoratori e cittadini.
Per quanto riguarda liquidi e reflui, altra coincidenza, la notizia di un inceneritore (tra Alessandria e Asti)  grazie ad un colossale finanziamento regionale ad una società mista pubblico-privata. Coincidenza, solo temporale? con l’inceneritore veneto?
Il tutto sta avvenendo coperto dal massimo silenzio delle Istituzioni e dei Sindacati. Silenzio che rompiamo.
DOCUMENTO TRASMESSO A TUTTI GLI ORGANI DI INFORMAZIONE DAL “MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE MACCACARO”

fonte:https://www.rete-ambientalista.it

L’Efsa riesamina i Pfas e riduce notevolmente le dosi massime tollerabili. Hanno contaminato le acque e la catena alimentare in Veneto















L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha pubblicato il primo dei due pareri richiesti dalla Commissione europea sui Pfas (sostanze perfluoroalchiliche). Questi composti hanno inquinato le falde acquifere di una sessantina di comuni del Veneto e sono entrate nella catena alimentare, probabilmente a causa degli scarichi della fabbrica Miteni, che poche settimane fa ha dichiarato fallimento e cesserà l’attività entro la fine dell’anno.
Questo primo parere dell’Efsa riguarda i rischi per la salute umana legati alla presenza del Pfos (perfluorottano sulfonato) e del Pfoa (acido perfluoroottanoico) negli alimenti, mentre il successivo parere riguarderà gli altri composti che fanno parte del gruppo dei Pfas. Pfos e Pfoa, ricorda l’Efsa, sono due sostanze chimiche artificiali ampiamente utilizzate in ambito industriale e nei beni di consumo a partire dalla metà del XX secolo, che persistono nell’ambiente a causa del loro lento degrado. Possono inoltre accumularsi nell’organismo umano, quindi possono passare molti anni prima di poterle eliminare.
Per il Pfos, gli elementi critici sono stati individuati nell’aumento del colesterolo totale nel siero per gli adulti e nella diminuzione della risposta degli anticorpi alla vaccinazione nei bambini. Per il Pfoa, è stato identificato un aumento del colesterolo totale nel siero e un incremento delle percentuali di soggetti con alti livelli dell’enzima epatico alanina aminotransferasi (ALT) nel siero, con rischio di danni al fegato. Per entrambe le sostanze è stata osservata anche una riduzione del peso alla nascita
Di fronte a questi effetti nocivi, l’Efsa ha abbassato notevolmente, rispetto al suo precedente parere del 2008, le dosi tollerabili, cioè la stima della quantità di sostanza che può essere ingerita nell’arco di una vita senza rischi apprezzabili per la salute.

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L’Efsa ha abbassato la dose tollerabile di alcuni Pfas, sostanze perfluoralchiliche che hanno contaminato le acque in alcune zone della Regione Veneto

Per quanto riguarda il Pfoa, nel 2008 l’Efsa aveva fissato una dose giornaliera tollerabile di 1.500 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Adesso, invece, indica una dose settimanale tollerabile pari 6 nanogrammi per kg di peso, corrispondenti a 0,86 nanogrammi al giorno. Per il Pfos, nel 2008 l’Efsa aveva fissato una dose giornaliera tollerabile di 150 nanogrammi al giorno per kg di peso corporeo. Adesso, invece, indica una dose settimanale tollerabile pari 13 nanogrammi per kg di peso, corrispondenti a 1,86 nanogrammi al giorno.
Per entrambi i compostiosserva l’Efsa, l’esposizione di una parte considerevole della popolazione europea supera le nuove dosi settimanali tollerabili indicate. L’Efsa afferma che si tratta di conclusioni provvisorie, che verranno riviste durante il completamento della seconda parte della valutazione dei rischi dei Pfas.
fonte: www.ilfattoalimentare.it