giovedì 2 marzo 2017

Alimentando: “Così combattiamo lo spreco di cibo”

Ridurre gli sprechi ridistribuendo il cibo salvato a chi ne ha veramente bisogno. Nato dall'idea di quattro ragazzi pavesi, il progetto Alimentando vuole far fronte a un problema quotidiano, globale e comune, quello degli sprechi alimentari. 
Alimentando ha come missione quella di impegnarsi contro gli sprechi alimentari per ridurne l’entità, l’impatto sociale, economico ed ecologico attivando un meccanismo solidale che agevoli e migliori le condizioni di vita di persone socialmente ed economicamente in difficoltà.” La settimana scorsa abbiamo avuto il piacere di incontrare Elisa Paci, uno dei membri di questa giovane e innovativa realtà con sede a Pavia.















In quanti siete partiti con questo progetto di recupero cibo e perché?
L’idea è venuta a quattro ragazzi pavesi, legati da una grande amicizia. Avevano voglia di fare qualcosa che avesse un impatto socialmente positivo nella città. Si sono resi conto dell’esistenza di una fascia di popolazione che non ha accesso al cibo e di come lo spreco sia una problematica che non coinvolge solo l’alimentazione ma diversi settori. Quello dello spreco alimentare era (ed è) uno dei paradossi più grossi a livello mondiale, perché a fronte di 800 milioni di persone denutrite, un terzo del cibo viene sprecato.
Il 21 aprile 2014 nasce Alimentando, che ha deciso di affrontare il tema sia dal punto di vista sociale che ecologico, ispirandosi anche ad altre realtà simili, nazionali e internazionali. Quindi, la forte contraddizione da cui è nato il progetto è proprio questa: spreco alimentare altissimo e fasce di popolazione che si trovano in una situazione di indigenza tale da far fatica ad avere persino i generi di prima necessità. Questo succede sia nei paesi in via di sviluppo che in paesi come l’Italia o nel resto dei paesi europei.
Ci sono tante situazioni difficili a cui questo progetto ha voluto rivolgersi. Partendo dal piccolo, piano, piano ci siamo accorti di quanto sia importante fare rete e le cose a distanza di quasi 3 anni da quando siamo partiti, funzionano sempre meglio e il nostro progetto continua ad ampliarsi. Possiamo dire di essere cresciuti e di aver raccolto buoni frutti dal nostro impegno, perché la risposta è stata buona, sia per quanto riguarda il territorio e i benefattori (con 3.500 kg di cibo recuperato e circa 2000 persone raggiunte) che per quanto riguarda le persone che poco a poco si sono unite a noi, hanno deciso di associarsi e condividere con noi questo percorso. Se non fosse per i nostri volontari, tutto quello che facciamo non sarebbe possibile.















Chi sono le persone a cui donate il cibo?
I nostri beneficiari sono persone in difficoltà per svariate motivazioni, sociali ed economiche. Ci rivolgiamo a comunità e associazioni che già lavorano con persone in stato di bisogno e stiamo studiando nuove modalità per arrivare a più persone possibili. Diciamo che ciò che ci rende in qualche modo diversi da altre organizzazioni simili a noi è il fatto di puntare molto sulla socialità. Così abbiamo cercato di favorire l’incontro tra le persone e la condivisione attraverso l’organizzazione di eventi che puntassero su questo: cibo, socialità e sensibilizzazione.
Parlaci di questi eventi…
Cerchiamo di lavorare sull’integrazione delle fasce più deboli della popolazione attraverso degli eventi (circa 25 fino ad ora) nei quali, attraverso il cibo, si abbia la possibilità di relazionarsi e di sensibilizzare le persone sul tema dello spreco, con tutto ciò che esso comporta. Ci siamo messi in contatto con le realtà più disparate, come ad esempio una comunità di minori stranieri non accompagnati a Gaggiano (PV); abbiamo organizzato eventi anche presso una struttura di Pavia che ospita richiedenti asilo e persone con problemi psichici; un altro presso comunità di ragazze minorenni che per svariati motivi si trovano in una situazione di disagio; promuoviamo progetti di didattica nelle scuole, per insegnare il valore del cibo e la lotta contro lo spreco tramite giochi interattivi ed educativi creati da noi; ma anche presso diverse altre realtà che hanno come target persone che si trovano ad affrontare un periodo più o meno transitorio di difficoltà e con i residenti delle case popolari.


Per organizzare questi eventi spesso ci mettiamo in contatto con varie organizzazioni che si occupano di dare una mano a persone in difficoltà e che quindi ci fanno da ponte per riuscire ad arrivare a loro. Spesso cuciniamo tutti insieme e quindi si crea una condivisione anche del sapere e della cultura attraverso il cibo: nel caso ad esempio della comunità di richiedenti asilo, abbiamo cucinato insieme a loro dei piatti tipici dei paesi da cui provengono. Spesso questi nostri eventi sono aperti a tutti quindi c’è anche modo di far incontrare tra loro le persone.


















In queste occasioni tutti quanti si portano via molto più che semplicemente del cibo, ma anche e direi soprattutto, la sensazione di non essere soli, di sentirsi parte integrante di una comunità. Un momento di riscatto sociale che per noi di Alimentando è davvero molto importante.
Una volta abbiamo organizzato una raccolta di pomodori caduti a terra a seguito della raccolta meccanica e che quindi sarebbero rimasti lì a marcire, in un’azienda agricola del pavese. Siamo riusciti a raccogliere davvero tante casse di pomodori e successivamente abbiamo organizzato un grande evento didattico con i bambini di alcune scuole elementari locali in collaborazione con altre associazioni. Insieme a loro abbiamo realizzato delle conserve di pomodoro, che i bimbi hanno poi portato a casa, abbiamo parlato di alimentazione sana, delle origini del pomodoro, delle loro proprietà nutritive etc.
Raccontaci come organizzate le vostre attività
Per ora abbiamo circa una ventina di benefattori e piano piano stiamo cercando di allargare la rete. A queste realtà che ci donano il cibo rilasciamo una dichiarazione con la quantità di cibo che ci è stato donato, così che poi loro possano detrarre questa donazione dalle tasse. Tendenzialmente facciamo una grande raccolta una volta al mese e presto raddoppieremo. Andiamo a recuperare noi stessi il cibo dai benefattori per poi stoccarlo nel nostro magazzino, in cui abbiamo frigoriferi e casse termiche per conservarlo. In massimo 48 ore lo rigiriamo ai nostri beneficiari o direttamente, o con pacchi alimentari o attraverso gli eventi di cui parlavamo prima.
Cerchiamo poi di intervenire nelle scuole, organizzando anche delle merende, di fare presentazioni, di partecipare alle tavole rotonde e in qualunque situazione in cui possiamo far sentire la nostra voce, parlare di spreco, di alimentazione e sensibilizzare in questo senso chi ci ascolta, chiunque essi siano. Il nostro lavoro va anche in questa direzione ed è una parte molto importante per riuscire ad avere un impatto significativo sul territorio e, perché no, anche al di fuori.
















Parlaci dei vostri ultimi progetti
Recentemente con il contributo della Regione Lombardia, abbiamo partecipato al progetto “Quartieri in movimento”, insieme ad altre organizzazioni, per combattere la solitudine e il degrado sociale in alcune aree della città di Pavia  con eventi basati sulla socialità e sulla condivisione attraverso il cibo.
Inoltre con il comune di Pavia stiamo per lanciare un progetto sulla cosiddetta “doggy bag”, cercando di dotare i ristoratori di questo strumento e di formarli, anche facendo in modo che loro stessi incoraggino i clienti a portarsi a casa il cibo avanzato. Anche qui il progetto va ben oltre il recuperare cibo e mira a sensibilizzare le persone contro lo spreco alimentare.

fonte: http://www.italiachecambia.org