La Francia voterà contro il rinnovo dell’autorizzazione proposta dalla Commissione Europea per il glifosato. Lo ha rivelato l’Agence France Presse citando una fonte del Ministero dell’Ecologia, guidato da Nicolas Hulot in questa legislatura. Si tratta di una presa di posizione forte: stando così le cose, infatti, non ci saranno i numeri per raggiungere una maggioranza qualificata in seno al Comitato fitosanitario permanente, che raduna gli esperti di tutti gli stati membri. E sarà impossibile dare luce verde a Bruxelles il prossimo 4 ottobre.
Nel mese di luglio, la Commissione ha
proposto di rinnovare la licenza del diserbante più controverso del
mondo, che scade alla fine del 2017. Già nel 2016 è mancata la
maggioranza tra i 28, e l’esecutivo UE ha esteso in via eccezionale
l’autorizzazione per soli 18 mesi, fino alla fine del 2017, in attesa di
una nuova revisione delle agenzie europee.
La revisione è arrivata, con l’ECHA
(Agenzia UE per le sostanze chimiche) che ha dichiarato la non
cancerogenicità del glifosato. Proprio come aveva fatto l’EFSA (Agenzia
UE per la sicurezza alimentare), ma in netto contrasto con la valutazione della IARC
(Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), l’organo dell’OMS
che ha invece fatto esplodere il caso nel marzo 2015, quando ha
classificato il glifosato tra le sostanze probabilmente cancerogene per
l’uomo.
Resta dunque accesa la battaglia in
Europa sulla sicurezza del principio attivo alla base di numerosi
erbicidi, in particolare del celebre RoundUp venduto dalla Monsanto. A
giugno si è conclusa l’Iniziativa dei cittadini europei (ECI), promossa
da numerose associazioni ambientaliste, che ha raccolto in quattro mesi oltre un milione di firme contro il glifosato.
Anche se questo strumento di partecipazione diretta, previsto dalla
normativa europea, non obbliga Bruxelles a fare alcunché, il braccio
esecutivo dell’Unione dovrà in qualche modo dare una risposta. La
fiducia di troppi cittadini e consumatori nella libertà degli scienziati
che informano le politiche comunitarie è ai minimi, visto l’emergere di
numerosi conflitti di interessi che hanno coinvolto le agenzie.
Ma l’industria agrochimica non molla la
presa, né nel vecchio continente né oltreoceano, dal momento che la
partita è delicatissima. Non è in gioco soltanto la salubrità del cibo,
ma l’intero modello agricolo. Uno stop al glifosato in Europa potrebbe
innescare un effetto domino a livello planetario, uno showdown che forse
è già in corso dopo la pubblicazione dei Monsanto Papers. Per questo l’American Chemistry Council (ACC), consorzio americano delle imprese del settore chimico, sta facendo pressioni sulla Francia affinché tra poco più di un mese cambi il suo parere.
fonte: www.rinnovabili.it