lunedì 29 ottobre 2018

Luca Mercalli: «Il tempo è scaduto ma c’è una rimozione dell’emergenza ambientale»

Il suo intervento per «EticaFestival»: «Il danno ambientale è irreversibile, pare di essere tornati al nazifascismo: si sapeva tutto ma non si è fatto niente per fermarlo»






















Possiamo ancora fermare la catastrofe ecologica che ci attende. A patto che si esca dalla «cecità volontaria». Luca Mercalli, il meteorologo col papillon, scienziato dell’ambiente, traccia un parallelismo con il pensiero di Primo Levi: «Si sapeva tutto del nazifascismo ma non si è fatto nulla per fermarlo. La stessa cosa sta accadendo oggi per gli allarmi ambientali». Mercalli al teatro Odeon di Lumezzane (ore 20.30) dove, per Etica Festival, ha parlato di «Bene comune, ambiente e salvaguardia del Pianeta: consapevolezza e comportamenti quotidiani». Concetti approfonditi nel suo ultimo intenso libro, dal titolo evocativo: «Non c’è più tempo».


Nel suo ultimo libro sintetizza tutti i rischi che corriamo se non cambiamo nell’immediato il nostro stile di vita e riduciamo le emissioni climalteranti. Concetti che ripete da anni ma che faticano a far presa sulla coscienza collettiva. Perché?
«Questa rimozione di massa dell’emergenza ambientale è un tema per psicologi sociali e antropologi. Non c’è la minima consapevolezza della dimensione epocale della sfida che abbiamo davanti. Peggio: c’era più consapevolezza trent’anni fa».
Lei è molto sfiduciato per la poca cultura ecologica delle nostre scuole e della politica.
«Ho girato molte scuole. Al di là della buona volontà di singoli docenti manca una programmazione di scienze ecologiche. In quanto alla politica, l’emergenza ambientale dovrebbe essere il suo paradigma cardine, non la crescita economica. Non si può tenere il piede in due scarpe. Un male che non è solo italiano. Penso alle dimissioni, il 28 agosto, del ministro francese dell’ecologia, Hulot. Serve un piano Marshall per l’ambiente, dovremmo tutti adottare misure eccezionali e non la politica dei piccoli passi. Il problema è che il sistema economico attuale è in aperto conflitto con l’equilibro ambientale; certo non possiamo cambiare le cose in una notte ma dobbiamo iniziare a pensare ad un cambiamento radicale: uscire dal capitalismo così come è concepito adesso, ovvero la vendita continua di nuovi beni, di un dettaglio di lusso in più. La maggior parte delle famiglie ha tre macchine, la casa. La crescita continua presuppone il continuo saccheggio delle risorse naturali. Un danno che pagheranno i nostri figli ed i nostri nipoti. Un eco-bonus ogni tanto non fa che rallentare di qualche mese il disastro. Eppure siamo ancora nella fase della negazione dell’evidenza. I media sono concentrati sullo spread e sul Pil».Perché non è stato nominato consulente del governo per le politiche ambientali?
«Formalmente non lo sono. Anche se sono consigliere scientifico di un ente governativo, Ispra. Mi aveva nominato il ministro Galletti. Ammiro molto il programma dell’attuale ministro Costa, che è competente, ma ritengo che così come in Francia, ci sia una schizofrenia nell’esecutivo; i suoi colleghi ministri non vanno nella sua stessa direzione».
Lei parlerà a Lumezzane, terra simbolo di produttività ma anche di inquinamento ambientale, una piaga comune a diverse località, anche se in città stanno partendo le bonifiche del sito Caffaro. Nel suo libro lei fa un appello alla sobrietà, auspicando uno stop alle nuove grandi infrastrutture. Sa che in Valtrompia sta per partire la realizzazione dell’autostrada?
«Basta aggiungere infrastrutture, basta. Dobbiamo mantenere bene quelle che già abbiamo, potenziare i trasporti pubblici e la mobilità elettrica. In quanto alle bonifiche, che hanno costi elevati e che non risolvono mai completamente il problema, ci fanno capire come il danno ambientale sia qualcosa di irreversibile i cui costi superano il benessere che le imprese hanno generato in passato. Penso ai danni diretti ed indiretti alla salute».
Ora da più parti, anche nelle imprese, si fa un gran parlare di economia circolare: è la strada per coniugare sviluppo e ambiente?
«L’economia circolare è un’ottima risposta ma non è applicabile al 100%. Lo dice la legge fondamentale della termodinamica: non si può riciclare tutto, ci sarà sempre lo scarto di qualcosa. La circolarità funziona bene con i materiali biodegradabili, meno bene con gli altri».

fonte: https://brescia.corriere.it

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