martedì 5 febbraio 2019

Stoccaggio dei rifiuti radioattivi, siamo già in una crisi globale

Greenpeace lancia l’allarme: le strutture di deposito delle scorie nucleari sono ormai prossime alla saturazione



















Dall’inizio dell’era nucleare, circa 70 anni fa, a oggi il mondo ha continuato ad accumulare grandi quantità di pericolosi rifiuti radioattivi. Non solo quelli legati al processo di fissione ma anche tutte le scorie provenienti dalle fasi di estrazione mineraria e di generazione del combustibile. Questa iper-produzione ha portato ci ha condotto velocemente a un punto di non ritorno: negli storici Paesi a vocazione “atomica”, le strutture di stoccaggio temporaneo dei rifiuti sono oramai colme. A lanciare l’allarme è un report di Greenpeace (pdf in inglese), dal titolo La crisi globale delle scorie nucleari, che guarda da vicino alla situazione di Belgio, Francia, Giappone, Svezia, Finlandia, Regno Unito e Stati Unite. In queste nazioni i depositi, non solo sono prossimi alla saturazione, ma devono costantemente tenere alta la guardia contro il rischio di incendio, lo sfiato di gas radioattivi, la contaminazione ambientale, gli attacchi terroristici e costi in progressivo aumento.

“Trenta anni fa, – spiega Greenpeace Belgio, coautore del documento – gli ingegneri avevano assicurato che scaricare le scorie nucleari in mare fosse la migliore opzione possibile. Oggi suggeriscono che il sotterramento in strati geologici profondi sia una buona soluzione definitiva. Tuttavia, l‘opzione dello smaltimento geologico non è ancora operativa e presenta molte imperfezioni e rischi che la rendono inaccettabile, e meno che mai una soluzione”.


Le 100 pagine del rapporto analizzano tutta la catena del combustile nucleare, dalle miniere di uranio ai reattori, fino al riprocessamento del plutonio. Attualmente, stoccati in strutture temporanee di 14 Paesi vi sono circa 250.000 tonnellate di combustibile esaurito altamente radioattivo. La maggior parte di queste scorie rimane nelle “piscine di raffreddamento” delle centrali, quando non esiste nel sito una struttura di contenimento secondario. Al conto bisogna aggiungere anche oltre 2 miliardi di tonnellate di rifiuti di uranio.

“Quando i cosiddetti ecorealisti parlano di ‘energia nucleare pulita’, nascondono la pericolosa eredità dei milioni di tonnellate di polvere radioattiva provenienti dalle miniere di uranio. E non parlano neppure della forma più rischiosa di rifiuti nucleari: il combustibile esaurito delle centrali. Una persona che si trova a meno di un metro di distanza da combustibile non protetto, scaricato da un reattore nucleare un anno prima, riceve una dose di radiazioni letali in meno di un minuto”, aggiunge Greenpeace. “Oggi non esiste in nessun luogo al mondo una soluzione accettabile a lungo termine per la gestione sicura di questi rifiuti radioattivi di alto livello”.

fonte: www.rinnovabili.it

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