martedì 18 giugno 2019

Materie prime critiche: recupero da depositi di scorie minerarie e discariche




Un Rapporto redatto dal Centro Comune di Ricerca della Commissione UE fornisce informazioni utili e esempi di buone pratiche per il recupero dai rifiuti minerari e dalle discariche di materie prime critiche e essenziali per l’economia dell’UE

Secondo un nuovo Rapporto del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione UE, nelle discariche e nei depositi di scorie minerarie d’Europa c’è un potenziale inutilizzato da cui estrarre le materie prime critiche, utilizzate in oggetti di uso quotidiano come telefoni cellulari o batterie per auto e giacenti nei depositi di rifiuti minerari.
Per migliorare lo sviluppo di queste pratiche, il Rapporto “Recovery of critical and other raw materials from mining waste and landfills” offre importanti informazioni sul contesto politico e sulle ultime conoscenze e tecnologie utilizzate, indicando le buone pratiche e le sfide da superare.
Alla recente Assemblea del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEA-4), è stato presentato il Rapporto dell’International Resource Panel (IRP) sulle previsioni di disponibilità delle risorse naturali al 2060 alle luce delle attuali tendenze di consumo, da cui emerge che l’uso di minerali metalliferi è aumentato del 2,7% e che di questo passo è elevato il rischio di trovarsi senza disponibilità di materie prime essenziali per l’economia globale e lo sviluppo tecnologico. Non basta l’efficienza delle risorse, osserva il Gruppo di 34 scienziati di fama mondiale di 30 diversi Paesi, istituito dall’UNEP nel 2007, “ciò che serve è un passaggio dai flussi lineari a quelli circolari, attraverso una combinazione di cicli di vita prolungati del prodotto, una progettazione intelligente e una standardizzazione di riutilizzo, riciclaggio e rigenerazione”.
Oltre ad essere essenziali per l’industria, le materie prime critiche (Critical Raw Materials) hanno un’importanza crescente nell’economia, permeando la nostra vita quotidiana e i mezzi di sussistenza: dalle dozzine di metalli, minerali e composti negli ultimi smartphone agli elementi di terre rare utilizzati nei veicoli elettrici, dispositivi medici, pannelli solari e tecnologie aerospaziali.
Tuttavia, molte materie prime critiche sono caratterizzate da elevati rischi di interruzione dell’approvvigionamento da Paesi su cui l’UE fa affidamento per le importazioni e per questo classificate come “critiche”.
La Commissione UE ha promosso nel 2008 la Raw Materials Initiative per assicurare un approvvigionamento sicuro e sostenibile delle stesse.
L’iniziativa sulle materie prime prevede una strategia basata su 3 pilastri:
– fornitura equa e sostenibile di materie prime dai mercati globali;
– fornitura sostenibile di materie prime all’interno dell’UE;
– efficienza delle risorse e fornitura di “materie prime secondarie” attraverso il riciclaggio.
Un apposito gruppo di lavoro periodicamente rilascia un report sulle materie prime più critiche. I criteri adottati per definire una materia prima critica sono due: l’importanza economica e il rischio di approvvigionamento.
Inizialmente 14 materie primenon energetiche e non alimentari, sono state indicate come strategiche in un elenco che è stato successivamente aggiornato, includendo una gamma più ampia di materiali, tenendo conto di due criteri essenziali: la rilevanza economica e i rischi legati all’approvvigionamento.
Produzione in UE di materie prime critiche in tonnellate e percentuale di fornitura rispetto al fabbisogno nel periodo 2010-2014 (Fonte: JRC)
Le materie prime essenziali sono, inoltre, un settore prioritario del Piano d’azione per l’economia circolare, che mira a favorire il loro uso efficiente e il riciclo, e dove l’azione n. 39 prevede la “Condivisione delle migliori pratiche per il recupero di materie prime critiche dai rifiuti minerari e dalle discariche“.
Proprio su questo aspetto si concentra il Rapporto del JRC, che rileva come, oltre agli evidenti benefici di sostenibilità, il recupero di materiali preziosi dai rifiuti possa anche aiutare a ripristinare l’ambiente e al riutilizzo di suolo nelle aree minerarie abbandonate, con potenziali benefici per le comunità locali.
Un esempio di queste opportunità è la miniera di Penouta, situata vicino a un piccolo villaggio rurale in Spagna, dove le operazioni di estrazione dello stagno cessarono nel 1985 e l’area fu abbandonata. Un nuovo progetto per recuperare quantità significative di materie prime dalla vecchia miniera, come il tantalio, un metallo raro utilizzato nella produzione di apparecchiature di laboratorio, sta avendo un impatto positivo sull’economia e sull’ambiente della regione:
– Il progetto sta generando occupazione diretta e indiretta in un’area rurale, dopo decenni di declino economico e spopolamento. Attualmente sono stati creati oltre 70 posti di lavoro diretti, l’80% dei quali è occupato da residenti locali.
– Si prevede che il progetto della miniera di Penouta migliorerà la formazione dei lavoratori nell’area.
– Il progetto mira a ridurre l’impatto ambientale della miniera e i leader del progetto sperano di raggiungere un livello di qualità che consenta di designare l’area come spazio protetto della rete Natura 2000, essendo la  miniera adiacente ad un’area naturale protetta chiamata Red Natura 2000 “Peña Trevinca”.
Il Rapporto sottolinea che il recupero delle materie prime dai rifiuti non è ancora una pratica comune nell’UE e non è sempre economicamente sostenibile. Dati, informazioni e conoscenze consolidate su questi materiali secondari, nonché un quadro legislativo armonizzato all’interno dell’UE sembrano essere cruciali per lo spiegamento su larga scala delle pratiche di recupero. Al riguardo, vi sono alcuni esempi notevoli che non solo dimostrano le potenzialità dell’estrazione di materie prime da discariche e scorie minerarie, ma anche la a disponibilità di tecnologie e l’esistenza di un settore altamente innovativo.
Contributi importanti alla base di conoscenze sono:
– il progetto CHROMIC che mira a sviluppare nuovi processi per il recupero di cromo, vanadio, molibdeno e nibio dai rifiuti industriali attraverso combinazioni intelligenti e innovazioni tecnologiche;
– il progetto SMART GROUND, al cui consorzio fa parte la Regione Piemonte, che ha sviluppato una serie di strumenti avanzati per migliorare i dati e le informazioni sulle materie prime secondarie nei depositi di rifiuti dell’UE.
Attualmente, secondo il Rapporto, il recupero di materie prime critiche dai rifiuti minerari e industriali è più promettente rispetto al recupero dalle discariche, sulla base dei diversi casi studio analizzati che hanno evidenziato come le tecnologie per i siti minerari e industriali siano più avanzate rispetto a quelle per il recupero dalle discariche.
Un altro limite è la probabilità di trovare quantità significative di materie prime critiche e di altre materie prime nelle vecchie discariche, poiché queste sono utilizzate solo da pochi anni in prodotti ampiamente utilizzati, che non avrebbero potuto raggiungere la fine del loro ciclo di vita prima degli anni ’90.
fonte: https://www.regionieambiente.it

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