Rifiuti, discariche e corruzione. Il caso dell’Umbria
Lunedì 12 ottobre, 50 uomini del nucleo investigativo del Corpo
Forestale dello Stato hanno fatto irruzione nella sede della GESENU a
Ponte Rio di Perugia, in quella della TSA di Magione e nelle discariche
di Pietramelina e di Borgogiglione oltre che in due laboratori di
analisi e in un’azienda di Assisi che si occupa del trattamento di
rifiuti.
Le perquisizioni, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia,
erano state disposte dalla Procura di Perugia che ha ipotizzato il reato
di smaltimento e traffico illecito di rifiuti.
Per alcuni dei 16 indagati sussisterebbe anche l’ipotesi di associazione a delinquere.
Nei giorni scorsi abbiamo incontrato
Lucio Pala, presidente dell’
Osservatorio Borgogiglione,
Roberto Pellegrino, biologo ambientalista referente di
Rifiuti Zero e
Carlo Romagnoli, medico dell’
ISDE, l’
Associazione Internazionale dei medici per l’ambiente.
Abbiamo chiesto loro di fare il punto sulla gestione dei rifiuti in Umbria.
L’avvio di indagini da parte della magistratura ha scatenato i
giornalisti e tutti i media regionali (ma anche il TG3 nazionale) hanno
pubblicato articoli su articoli.
Pala «Vista la scarsità di notizie dagli inquirenti
sono stati ripresi i documenti e le critiche già da tempo avanzate sia
dall’Osservatorio Borgogiglione che da altre associazioni di tutela
ambientale e sono stati pubblicati col dovuto spazio anche i dati
dell’Arpa su controlli annuali e criticità delle discariche umbre. La
gestione dei rifiuti finalmente sotto i riflettori!
Non possiamo che rallegrarcene».
L’Osservatorio ha sempre cercato di riflettere sulla condizione
nella quale è ridotta la Natura i cui equilibri risultano gravemente
alterati e le cui risorse fondamentali – terra, acqua, aria- vengono
avvelenate a causa delle attività umane.
Cosa che, a quanto pare, non è necessariamente un male per i vari centri di potere, economici, finanziari e politici che siano…
Pala «Non voglio entrare nel merito delle indagini ma
indirizzare l’attenzione sulle responsabilità politiche,
sull’inadeguatezza dei controlli e sulle conseguenze ambientali di
scelte improvvide. Ricordo che i Comuni hanno affidato un importante
servizio pubblico locale ad aziende, private o partecipate poco importa,
la cui priorità è produrre profitti. Ma il ruolo degli amministratori
intanto
è proprio quello di definire gli obiettivi e verificare i risultati».
Delle 480mila tonnellate di rifiuti prodotti in Umbria nel 2014
circa la metà sono stati conferiti differenziati ai sistemi di raccolta e
probabilmente avviati al riciclo, l’altra metà -i rifiuti
indifferenziati- è stata smaltita in discarica. Almeno questo affermano i
siti istituzionali di ARPA – Umbria, ISPRA e Giunta Regionale Umbria.
Pellegrino «La gestione dei rifiuti ha un impatto enorme sull’ambiente e la sua salubrità.
È lecito chiedersi: è vero che la mia raccolta differenziata diverrà
materia prima per produrre nuovi oggetti oppure sarà tutto rimescolato e
sepolto in una discarica o bruciato da qualche parte?
I rifiuti differenziati come plastica e carta, ad esempio, sono stati
usati come combustibile negli inceneritori oppure sono stati riciclati?
Possiamo sperare che questi rifiuti siano stati in qualche modo
recuperati, tuttavia del destino ultimo di questi non si hanno
informazioni certe.
Quel che sappiamo certamente è che la metà dei rifiuti finiti nelle sei
discariche umbre (Belladanza, Borgogiglione, Colognola, Le Crete,
Pietramelina, S.Orsola) è costata 130 euro a tonnellata».
Pala «Un esempio in positivo ci viene dalla recente
decisione dell’ATI2 di non portare più in discarica i rifiuti
provenienti dallo spazzamento stradale (quasi 9 mila t. nel 2014), che
andranno ora a recupero in un impianto dedicato. La delibera porterà
anche qualche risparmio nelle casse dei Comuni. Perché tanto ritardo per
una scelta così ragionevole e sostenibile, se non per sudditanza verso
le aziende?»
Pellegrino «Una buona notizia è che dal 2010 al 2014
c’è stata una consistente riduzione dei rifiuti prodotti e anche un
aumento della raccolta differenziata che è passata dal 30% al 50% circa.
Questo ha causato un progressivo minore ricorso allo smaltimento in
discarica a favore di un maggiore “recupero” di rifiuti. Oltre agli
indubbi vantaggi ecologici ci sono anche vantaggi economici, visto che
per il minor conferimento in discarica c’è stato un risparmio di circa 8
milioni di euro».
Ma aldilà degli aspetti economici le buone pratiche, delle quali
si riempiono la bocca costantemente amministratori e politici, hanno
pure evidenti conseguenze su ambiente e salute…
Pala «L’Osservatorio Borgogiglione aveva chiesto
massima trasparenza e coinvolgimento della comunità di coloro che vivono
nell’ambiente che circonda la discarica e che sono esposti ai rischi di
possibile contaminazione ma ogni richiesta è sempre stata considerata
con fastidio e come un’intrusione. Eppure, a parere dei medici ISDE , il
ciclo dei rifiuti presenta criticità per l’enorme quantità di sostanze
epigenotossiche e di interferenti endocrini che si trovano già nei
rifiuti solidi urbani, per non parlare del rischio aggiuntivo comportato
dai rifiuti tossici e nocivi e/o da quelli speciali. Si tratta di
processi patogenetici nuovi che pertanto possono richiedere nuovi
approcci nel monitoraggio e nella costruzione e verifica delle ipotesi
di rischio».
A livello nazionale ISDE ha prodotto recentemente due studi sulla gestione dei rifiuti (Position Paper: La gestione sostenibile dei rifiuti solidi urbani, 12 Agosto 2015) e sulla gestione della frazione FORSU (Position paper: Il trattamento della Frazione Organica dei Rifiuti Urbani (FORSU), Febbraio 2015).
Romagnoli «ISDE ha fornito supporto scientifico alle
tante battaglie territoriali che si sono sviluppate in questi anni,
mettendo a disposizione competenze e cercando di favorire anche salti
metodologici ed operativi in modo da rendere più costanti e informate
nel tempo le attività di contrasto a gestioni inappropriate.
Le conoscenze disponibili sul processo di gestione dei rifiuti in Umbria
sono molte e riguardano molteplici aspetti di interesse soprattutto per
quanti si sono associati nei numerosi comitati territoriali.
A livello regionale sono state supportate l‘evoluzione del Comitato di
Borgogiglione in Osservatorio, così come l’attivazione a Terni di un
altro Osservatorio, che si occupa del Polo di Incenerimento nel Ternano,
peraltro molto presente nelle lotte contro lo sciagurato decreto
Sblocca Italia, mentre alla Facoltà di Giurisprudenza abbiamo
partecipato alla attivazione di una Law Clinics che sostiene le lotte
ambientali sul piano giuridico».
Certo, i problemi vengono da lontano. La maggiore responsabilità
di quanto sta succedendo e di quanto verrà effettivamente verificato va
addebitata agli amministratori che si sono succeduti almeno nell’ultimo
decennio al governo di Perugia e dell’Umbria.
Pala «Inchieste e critiche ben documentate si sono
accumulate negli anni ma non hanno avuto seguito. Manifestamente
fallimentare è per noi il Piano regionale rifiuti (2009), e
l’Adeguamento approvato proprio a fine legislatura senza alcuna
discontinuità. Centrato sulla trasformazione di parte dei rifiuti in
combustibile e sul ruolo strategico delle discariche, garantisce le
solite imprese ma è privo di una strategia concreta per affrontare i
problemi reali, come richiedono le direttive europee».
E allora giù con la pubblicità sulle statistiche della Raccolta
Differenziata, buone per nascondere ai cittadini le inefficienze del
sistema di gestione.
Pala «D’altronde, è l’Arpa che ha parlato della “scarsa
efficienza impiantistica del compostaggio di Pietramelina, che nel 2013
ha prodotto in media il 57% di scarti (si vedono ogni giorno i camion
arrivare a Borgogiglione). E quanta opacità sulla raccolta e lo
smaltimento dei Rifiuti speciali…»
Pellegrino «Per legge, la raccolta differenziata doveva
raggiungere il 65% entro il 2012. Questo obiettivo è stato raggiunto
nel 2014 solo dall’11% della popolazione umbra. Poiché i vantaggi
economici ed ecologici della raccolta differenziata sono evidenti non si
capisce perché gli amministratori non attuano delle politiche affinché
l’obiettivo di legge sia raggiunto e anche superato, come avviene ad
esempio per i 100 comuni veneti che afferiscono al consorzio Contarina
dove la raccolta differenziata sfiora il 90%. e dove i cittadini pagano
la tariffa rifiuti più bassa d’Italia».
Romagnoli «Ora potrebbe essere arrivato il momento di
attivare un ulteriore passaggio metodologico creando un contesto
operativo in cui sottopporre a valutazione condivisa l’insieme di dati
disponibili sulla gestione dei rifiuti. Penso ad un audit civico
regionale in cui i diversi punti di vista offrono la loro lettura dei
problemi e propongono soluzioni operative.
Un dispositivo utile per decostruire i contesti verticali delle
strutture regionali e delle agenzie afferenti, che garantisce pluralità
di partecipazione ridistribuendo poteri ai cittadini in un regime di
terzietà rafforzando la trasparenza di tutto il processo.
Il modello attuale che definirebbe le sole politiche generali
lasciandone l’applicazione con appalti ai privati non funziona, produce
corruzione e oscura il confine tra gestione e malaffare».
Maurizio Fratta
[articolo pubblicato su l’altrapagina di Novembre 2015]
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