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Da Calzolaro a Belladanza è guerra sui rifiuti: vogliamo fatti non più chiacchiere!




















Il convegno molto partecipato del 16 marzo a Trestina,  che il  Comitato Salute  Ambiente Calzolaro Trestina  Altotevere  Sud  ha organizzato con grande attenzione e rispetto di tutte le componenti tecniche, politiche, sociali e scientifiche,  ha posto in evidenza con chiarezza,  obiettività e professionalità, le problematiche ed i pericoli per la salute, che certi insediamenti produttivi causano  alle popolazioni del nostro territorio.
Queste tipologie di impianti che lavorano rifiuti speciali non possono e non devono essere collocati accanto o addirittura all’interno di centri abitati, ancorché in precise  zone caratterizzate dal piano regolatore come zone per insediamenti produttivi, ma che, a causa della progressiva antropizzazione nel tempo, sono diventate, di fatto, zone miste abitativo/produttive. Del resto la legge Italiana è molto chiara su questo argomento.
Le amministrazioni comunali, sia di Città di Castello sia di Umbertide,  uniche attrici da sempre dello sviluppo urbanistico del nostro territorio,  non possono oggi essere assolte dalle responsabilità per le  scelte compiute negli anni precedenti, i cui effetti  hanno prodotto, nei nostri territori, troppo sacrificati, oltre al degrado, anche  problematiche di carattere igienico/sanitario che oggi, con una forte presa di coscienza della popolazione, vengono tristemente alla ribalta.
Nessuno è contrario all’insediamento di attività produttive anzi,  ben vengano imprenditori che investono e creano occupazione nei nostri territori, è necessario tuttavia che un concetto sia molto chiaro, non vogliamo e non accettiamo opifici a ridosso di civili abitazioni, la cui produzione può essere dannosa per la salute delle persone  che vivono con le proprie famiglie nelle nostre vallate, come del resto prevedono lo stesso piano regionale dei rifiuti, il Testo Unico Ambiente e le direttive comunitarie.
Quando le aziende insalubri verranno delocalizzate, come pretendiamo ed è giusto che  avvenga, in area più idonea, lontano dalle abitazioni civili, ci sarà comunque necessità delle centraline, promesse ormai da quasi un anno.
Per la misurazione della qualità dell’aria, che tutti respiriamo, è opportuno inserire queste stazioni di monitoraggio nel Piano Regionale della qualità dell’aria, perché è ormai vecchio di 4 anni.









Sono necessarie 2 centraline, una stazione industriale e una stazione urbana, con validazione dei dati automatica in tempo reale, anziché effettuata manualmente.
Non ci accontentiamo delle auto-misurazioni pagate dalle stesse aziende insalubri, è opportuno eseguire anche delle misurazioni in contraddittorio, in modo da garantire a tutti, azienda e cittadini, imparzialità di verifica e esiti.
Il diritto alla salute, sancito anche dalla nostra Costituzione, è il principio ispiratore del Comitato ed è l’obiettivo verso il quale  riteniamo  necessario orientarsi.
Non è accettabile scambiare la tutela della salute con un posto di lavoro, non è dunque  moralmente corretto porre il problema nell’ottica di una battaglia contro gli insediamenti produttivi con il mero fine di difendere l’indifendibile o di tutelare altri aspetti che purtroppo, troppo spesso, portano alla ribalta episodi, sotto gli occhi di tutti,  di corruzione, concussione, contiguità e malgoverno.
Al riguardo, vorremmo anche stigmatizzare il comportamento dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Città di Castello M. Massetti che, da una parte, seppure invitato, diserta il confronto con la popolazione  (vedi l’assenza al convegno di Trestina del 16 marzo) mentre dall’altra  in occasione delle scelte compiute sulla discarica di Belladanza,  magnifica il comportamento dell’Amministrazione Comunale  in tema di indirizzo della controllata SO.GE.PU. S.p.A. e afferma, come riportato dalla stampa odierna, riferendosi appunto alla Sogepu: “tuttavia quello che è riuscita ad ottenere non lo ha fatto in autonomia ma rispettando precisi indirizzi e determinazioni del Consiglio”.  A questo punto allora ci sovvengono altre dichiarazioni,  quelle di un recente passato quando si trattava di spendere diversi milioni di euro della società controllata dal Comune di Città di Castello per l’acquisizione di una società privata in località Calzolaro, sostenendo, in quel caso, che le scelte di So.Ge.Pu., in quanto azienda privata, erano autonome e indipendenti e che l’Amministrazione Comunale si limitava ad approvare il piano Industriale dalla stessa realizzato.
 Vorremmo sommessamente far notare al nostro Assessore,  che ci sembra una contraddizione  sostenere  che la “controllata” del Comune è, in certi casi, autonoma nelle scelte imprenditoriali, mentre, in altri, tali scelte  sono il frutto di precisi indirizzi e determinazioni del Consiglio; delle due l’una!
Il Comitato Salute Ambiente Calzolaro Trestina Altotevere Sud è e continuerà ad essere sempre a fianco del Comitato Belladanza e di tutti coloro che nelle nostre vallate operano per la tutela della salute e la difesa dell’ambiente contro qualsiasi tipo di speculazione. 
L’affaire  rifiuti ha assunto oggi connotazioni  malavitose che dovrebbero far riflettere tutti e che come affermato dal Giudice  Paolo Borsellino  per le problematiche di mafia  dovrebbe favorire “un  movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Siamo fiduciosi che l’unione fa la forza e la partecipazione di tutti ci permetterà di risolvere questi gravi disagi, oggi venuti finalmente alla luce.     

Comitato Salute  Ambiente Calzolaro Trestina  Altotevere  Sud (CSA)

«Umbria prigioniera dei rifiuti e arretrata»

Le riflessioni dei comitati civici: «Si grida all’emergenza ma non si fa nulla per rendere gli impianti efficienti» mentre aleggia lo spettro di un nuovo inceneritore

















Regione e Comuni appaiono sempre più inguaiati e incapaci a gestire il ciclo dei rifiuti: i conferimenti in discarica a basso costo rimangono la principale risorsa a disposizione, a dispetto delle direttive europee e delle normative vigenti. Dove si è arenata la delibera regionale del 18 gennaio che imponeva di implementare la raccolta differenziata e raggiungere finalmente gli obiettivi di legge? Si minacciava addirittura l’invio di Commissari ad acta nei Comuni più pigri. I risultati di questi mesi dimostrano che le cifre sbandierate da alcuni sindaci sono pure operazioni statistiche: dai quantitativi raccolti in modo differenziato, senza attenzione alla qualità, occorre sottrarre gli scarti e contare quanto avviato davvero a riciclo. Una presa in giro dei cittadini, in molti casi, che pagano salato un servizio lontano dalle aspettative e dai parametri di legge.
Tutti ora sanno, per esempio, dove finisce una parte importante dei rifiuti organici: in discarica come scarti provenienti dagli impianti di compostaggio! Consideriamo che i rifiuti organici, la c.d. frazione umida, rappresentano il 44% della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e che la potenzialità degli impianti autorizzati dalla Regione è di gran lunga sovradimensionata rispetto alle effettive esigenze del territorio (cfr. ARPA Umbria, La gestione dei rifiuti urbani in Umbria per l’anno 2015). E non bisogna dimenticare che la gestione degli impianti di trattamento/smaltimento e i bilanci di alcune aziende del gruppo Gesenu sono sotto indagine della Magistratura.
Non si vogliono toccare, sembrerebbe, gli interessi dei gestori (aziende partecipate dai Comuni) quindi le discariche restano strategiche e non si possono chiudere, con tutti i problemi che si portano dietro:
Belladanza (C.Castello): approvato l’ampliamento sottovalutando l’impatto ambientale ed i rischi di inquinamento delle falde sotterranee; con un costo spropositato per una volumetria aggiuntiva lorda di appena 410mila mc;
Borgogiglione (Magione): rilancio del bioreattore per i rifiuti organici senza valutazione d’impatto ambientale mentre il via vai dei camion attanaglia la Villa Colle del Cardinale, nonostante i molteplici vincoli di tutela;
Le Crete (Orvieto): in arrivo l’ampliamento e magari anche il 3° calanco? Non si vuole rinunciare nemmeno a Colognola (Gubbio) e S.Orsola (Spoleto), discariche già piene e piene di problemi.
E gridano all’emergenza imminente… Dopo tutto, ciliegina sulla torta, il governo Renzi con il decreto ‘SbloccaItalia’ impone d’autorità agli umbri un nuovo inceneritore da 130mila tonnellate annue, ‘un ferrovecchio’ che brucerebbe ogni speranza di cambiare finalmente strada! Inceneritori e discariche sono, infatti, le due facce della stessa incapacità di gestire i rifiuti in modo virtuoso e vantaggioso per tutti. La contrarietà a questa soluzione-capestro, rivendicata a parole dalla presidente Marini e dall’assessore Cecchini, sembra essersi squagliata. Già puzzava di bruciato il via libera agli impianti di smaltimento ternani, nonostante tutte le criticità evidenziate dal Comitato NoInceneritori di Terni.
Ora è l’ATI2 (Perugino), ormai ‘a fine corsa’, a proporsi per l’allocazione dell’inceneritore! Eppure ci sono anche voci autorevoli contro chi va minacciando una situazione d’emergenza: “Il tema dei rifiuti in Umbria è di una semplicità disarmante, nel senso che con meno di un milione di abitanti, meno di cinquecentomila tonnellate prodotte, l’applicazione convinta della strategia europea in materia di rifiuti, che vige ormai da quarant’anni (dalla Direttiva della Commissione Europea del 1976), tutto va… C’è una scala di priorità: in primo luogo prevenzione, ridurre all’origine la quantità e la pericolosità dei rifiuti; secondariamente, recuperare il massimo di materia possibile dai rifiuti; da ultimo, mettere in sicurezza in maniera però satellitare e marginale ciò che avanza dei cicli di trattamento, attraverso l’interramento controllato che deve diventare totalmente marginale… [W. Ganapini, Direttore generale di Arpa Umbria,allaCommissione regionale d’inchiesta sui rifiuti, 17.3.2016].
Per non arrivare davvero all’emergenza, meglio arrivare alle dimissioni dei nostri amministratori regionali, incapaci a gestire correttamente il ciclo dei rifiuti, come i fatti stanno dimostrando, e ad un ricambio ai vertici degli uffici preposti all’ambiente e alla cura del territorio! soprattutto serve pulizia, idee chiare, un nuovo piano regionale dei rifiuti e un’impiantistica innovativa, in linea con gli obiettivi dell’economia circolare, nel rispetto dell’ambiente e della salute pubblica. non bruciamo anche le buone pratiche fin qui sperimentate e l’impegno di tanti cittadini responsabili ! non bruciamo il futuro

Nuovo Comitato Belladanza, Comitato No Inceneritori Terni, Osservatorio Borgogiglione, Coordinamento regionale Umbria Rifiuti Zero, Italia Nostra Umbria

fonte: http://www.umbriaon.it 

Belladanza, M5s: “La discarica sta crollando”

Belladanza, M5s: "La discarica sta crollando"
La realtà dei “rifiuti” sembra essere sempre più avvolta da una fitta nebbia che non permette di vederci chiaro; la discarica di Belladanza si sta consumando a vista d’occhio, innanzitutto per esaurimento della propria estensione, ed inoltre, già da un paio di anni, ci sono parti della collina che, interessate da smottamenti, stanno precipitando a valle.
Orbene, è lecito, ed anche doveroso, porsi qualche domanda, in primis: “Perché il terreno su cui poggia la discarica sta franando?”
Sia sulla cima della discarica, che intorno, vi sono diverse abitazioni ed un cimitero. Vorremo assicurarci che l’amministrazione competente abbia verificato, con un controllo mirato, la messa in sicurezza delle abitazioni, e dal momento in cui sono avvenute le prime frane, è auspicabile che la situazione sia stata monitorata a dovere dato che la scelta che si è operata è stata quella di prevedere l’ampliamento della discarica.
Scelta infelice e gravida di conseguenze, visti i danni che l’area sta subendo a causa della presenza della discarica.
Ci si chiede come mai nessun amministratore parli di questi problemi, ed informi i cittadini di quello che sta accadendo e delle possibili conseguenze.
La domanda che rivolgiamo all’amministrazione preposta è la seguente: “Si sta facendo qualcosa di concreto affinché la situazione non precipiti e per la messa in sicurezza dell’area interessata e soprattutto di coloro che lì vivono? I cittadini attendono risposte serie e celeri!!”

fonte: http://www.altotevereoggi.it

Un disastro ambientale annunciato

Logo Osservatorio Borgogiglione
Se quanto emerso negli ultimi mesi corrisponde al vero, siamo di fronte ad un disastro ambientale annunciato, determinato da gravi negligenze nei controlli e scelte politiche dissennate locali e regionali.
Per questo, insieme a vari comitati attivi in Umbria e con il sostegno di Italia Nostra, abbiamo avviato un’azione che ponga al centro la tutela della salute e dell’ambiente, rivendicando trasparenza e partecipazione civica, finora negati da istituzioni colpevolmente incuranti degli allarmi di chi presidia da anni i territori.
Insieme porteremo avanti il punto di vista degli esposti per costruire una visione regionale dei problemi che contrasti l’inadeguatezza di chi, a spese della collettività, ha favorito gli interessi particolari di poche aziende.
Vedi sotto il comunicato di Ass. OrvietoCivica, Comitato No Inceneritori Terni, Comitato RifiutiZero Spoleto, Nuovo Comitato Belladanza, Osservatorio Borgogiglione e Italia Nostra Umbria.

Comunicato stampa
Un disastro ambientale annunciato


Se i fatti raccontati sono veri, è stato un disastro ambientale annunciato, visto che tanti cittadini, costretti a riunirsi in Comitati e Osservatori indipendenti, in questi anni avevano lanciato accuse precise sulla gestione dei rifiuti in Umbria, sempre ignorate dalle Istituzioni.
Oggi si apprende che la Procura di Perugia ha sequestrato parte della discarica di Pietramelina e indaga per traffico illecito di rifiuti e violazione dolosa di disposizioni in materia ambientale, comportamenti che potrebbero aver generato un’alterazione irreversibile dell’ecosistema anche per la non corretta gestione del percolato, con tutti i risvolti futuri in materia di bonifica.
Intanto, dopo Gesenu e Gest anche alla Ecoimpianti sono arrivati i Commissari prefettizi.
E si comincia a parlare di “bomba” rifiuti umidi e di “stangata” nelle bollette…
Eppure in tutte le discariche umbre a partire da Pietramelina, centro dell’inchiesta, di proprietà del Comune di Perugia e gestita dalla Gesenu, esisteva un Piano di Monitoraggio e Controllo definito con l’Arpa, al fine di verificare e quindi intervenire prontamente in caso di inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque sia superficiali che sotterranee. Per il sito di Borgogiglione, gestito dalla TSA ed ugualmente finito sotto indagine, nel 2014 tutte le Istituzioni interessate avevano perfino stilato con ARPA un Protocollo aggiuntivo, mai sottoscritto in verità da quell’Osservatorio indipendente, che lo riteneva “inaffidabile”…
Come è stato possibile tutto ciò e a cosa siano serviti i controlli periodici, i nostri amministratori ce lo devono ancora chiarire! Il Comune di Perugia e gli altri soggetti istituzionali non hanno responsabilità, visto che il servizio rifiuti veniva svolto a favore e a spese della collettività?
Domande che devono trovare nel più breve tempo possibile una risposta certa, perché in Umbria ci sono altre discariche che pure manifestano gravi criticità e rischi per la salute dei cittadini: Belladanza (Città di Castello), Colognola (Gubbio), Sant’Orsola (Spoleto) e Le Crete (Orvieto). Per non parlare poi degli impianti di compostaggio, già oggi dichiarati poco efficienti e che le mire dei nostri amministratori vorrebbero ampliare a dismisura per allargare il giro d’affari dei gestori.
Si è parlato anche del pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata in Umbria nella gestione dei rifiuti, e ricordiamo che la Regione ha deciso recentemente di approvare l’Aggiornamento del Piano Regionale Gestione Rifiuti senza sottoporlo a VAS al fine di verificare la sostenibilità degli attuali siti e dei previsti ampliamenti: accanto alla gestione c’è, infatti, anche l’altro problema relativo alla scelta di siti idonei. Un Piano, per di più, incentrato ancora sull’incenerimento e sullo smaltimento in discarica, contrariamente alle “indicazioni normative e alle priorità della corretta gestione sancite dalla gerarchia comunitaria” (citate solo in premessa).
La visione diventa ora regionale e non più locale. Di qui la decisione dei Comitati di agire insieme con Italia Nostra per la tutela della salute e dell’ambiente, diritti costituzionalmente garantiti, per chiedere finalmente trasparenza e per conoscere che danni sono stati prodotti, la loro reversibilità o meno, e se è stato pure danneggiato l’ecosistema del Tevere.
Ass. OrvietoCivica
Comitato No Inceneritori Terni
Comitato RifiutiZero Spoleto
Nuovo Comitato Belladanza
Osservatorio Borgogiglione
Italia Nostra Umbria
[Testo del comunicato in formato PDF]

fonte: http://osservatorioborgogiglione.it

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GESENU & rifiuti: cosa loro?

Rifiuti, discariche e corruzione. Il caso dell’Umbria
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Lunedì 12 ottobre, 50 uomini del nucleo investigativo del Corpo Forestale dello Stato hanno fatto irruzione nella sede della GESENU a Ponte Rio di Perugia, in quella della TSA di Magione e nelle discariche di Pietramelina e di Borgogiglione oltre che in due laboratori di analisi e in un’azienda di Assisi che si occupa del trattamento di rifiuti.
Le perquisizioni, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, erano state disposte dalla Procura di Perugia che ha ipotizzato il reato di smaltimento e traffico illecito di rifiuti.
Per alcuni dei 16 indagati sussisterebbe anche l’ipotesi di associazione a delinquere.
Nei giorni scorsi abbiamo incontrato Lucio Pala, presidente dell’Osservatorio Borgogiglione, Roberto Pellegrino, biologo ambientalista referente di Rifiuti Zero e Carlo Romagnoli, medico dell’ ISDE, l’Associazione Internazionale dei medici per l’ambiente.
Abbiamo chiesto loro di fare il punto sulla gestione dei rifiuti in Umbria.

L’avvio di indagini da parte della magistratura ha scatenato i giornalisti e tutti i media regionali (ma anche il TG3 nazionale) hanno pubblicato articoli su articoli.
Pala «Vista la scarsità di notizie dagli inquirenti sono stati ripresi i documenti e le critiche già da tempo avanzate sia dall’Osservatorio Borgogiglione che da altre associazioni di tutela ambientale e sono stati pubblicati col dovuto spazio anche i dati dell’Arpa su controlli annuali e criticità delle discariche umbre. La gestione dei rifiuti finalmente sotto i riflettori!
Non possiamo che rallegrarcene».
L’Osservatorio ha sempre cercato di riflettere sulla condizione nella quale è ridotta la Natura i cui equilibri risultano gravemente alterati e le cui risorse fondamentali – terra, acqua, aria- vengono avvelenate a causa delle attività umane.
Cosa che, a quanto pare, non è necessariamente un male per i vari centri di potere, economici, finanziari e politici che siano…

Pala «Non voglio entrare nel merito delle indagini ma indirizzare l’attenzione sulle responsabilità politiche, sull’inadeguatezza dei controlli e sulle conseguenze ambientali di scelte improvvide. Ricordo che i Comuni hanno affidato un importante servizio pubblico locale ad aziende, private o partecipate poco importa, la cui priorità è produrre profitti. Ma il ruolo degli amministratori intanto
è proprio quello di definire gli obiettivi e verificare i risultati».
Delle 480mila tonnellate di rifiuti prodotti in Umbria nel 2014 circa la metà sono stati conferiti differenziati ai sistemi di raccolta e probabilmente avviati al riciclo, l’altra metà -i rifiuti indifferenziati- è stata smaltita in discarica. Almeno questo affermano i siti istituzionali di ARPA – Umbria, ISPRA e Giunta Regionale Umbria.
Pellegrino «La gestione dei rifiuti ha un impatto enorme sull’ambiente e la sua salubrità.
È lecito chiedersi: è vero che la mia raccolta differenziata diverrà materia prima per produrre nuovi oggetti oppure sarà tutto rimescolato e sepolto in una discarica o bruciato da qualche parte?
I rifiuti differenziati come plastica e carta, ad esempio, sono stati usati come combustibile negli inceneritori oppure sono stati riciclati?
Possiamo sperare che questi rifiuti siano stati in qualche modo recuperati, tuttavia del destino ultimo di questi non si hanno informazioni certe.
Quel che sappiamo certamente è che la metà dei rifiuti finiti nelle sei discariche umbre (Belladanza, Borgogiglione, Colognola, Le Crete, Pietramelina, S.Orsola) è costata 130 euro a tonnellata».
Pala «Un esempio in positivo ci viene dalla recente decisione dell’ATI2 di non portare più in discarica i rifiuti provenienti dallo spazzamento stradale (quasi 9 mila t. nel 2014), che andranno ora a recupero in un impianto dedicato. La delibera porterà anche qualche risparmio nelle casse dei Comuni. Perché tanto ritardo per una scelta così ragionevole e sostenibile, se non per sudditanza verso le aziende?»
Pellegrino «Una buona notizia è che dal 2010 al 2014 c’è stata una consistente riduzione dei rifiuti prodotti e anche un aumento della raccolta differenziata che è passata dal 30% al 50% circa. Questo ha causato un progressivo minore ricorso allo smaltimento in discarica a favore di un maggiore “recupero” di rifiuti. Oltre agli indubbi vantaggi ecologici ci sono anche vantaggi economici, visto che per il minor conferimento in discarica c’è stato un risparmio di circa 8 milioni di euro».
Ma aldilà degli aspetti economici le buone pratiche, delle quali si riempiono la bocca costantemente amministratori e politici, hanno pure evidenti conseguenze su ambiente e salute…
Pala «L’Osservatorio Borgogiglione aveva chiesto massima trasparenza e coinvolgimento della comunità di coloro che vivono nell’ambiente che circonda la discarica e che sono esposti ai rischi di possibile contaminazione ma ogni richiesta è sempre stata considerata con fastidio e come un’intrusione. Eppure, a parere dei medici ISDE , il ciclo dei rifiuti presenta criticità per l’enorme quantità di sostanze epigenotossiche e di interferenti endocrini che si trovano già nei rifiuti solidi urbani, per non parlare del rischio aggiuntivo comportato dai rifiuti tossici e nocivi e/o da quelli speciali. Si tratta di processi patogenetici nuovi che pertanto possono richiedere nuovi approcci nel monitoraggio e nella costruzione e verifica delle ipotesi di rischio».
A livello nazionale ISDE ha prodotto recentemente due studi sulla gestione dei rifiuti (Position Paper: La gestione sostenibile dei rifiuti solidi urbani, 12 Agosto 2015) e sulla gestione della frazione FORSU (Position paper: Il trattamento della Frazione Organica dei Rifiuti Urbani (FORSU), Febbraio 2015).
Romagnoli «ISDE ha fornito supporto scientifico alle tante battaglie territoriali che si sono sviluppate in questi anni, mettendo a disposizione competenze e cercando di favorire anche salti metodologici ed operativi in modo da rendere più costanti e informate nel tempo le attività di contrasto a gestioni inappropriate.
Le conoscenze disponibili sul processo di gestione dei rifiuti in Umbria sono molte e riguardano molteplici aspetti di interesse soprattutto per quanti si sono associati nei numerosi comitati territoriali.
A livello regionale sono state supportate l‘evoluzione del Comitato di Borgogiglione in Osservatorio, così come l’attivazione a Terni di un altro Osservatorio, che si occupa del Polo di Incenerimento nel Ternano, peraltro molto presente nelle lotte contro lo sciagurato decreto Sblocca Italia, mentre alla Facoltà di Giurisprudenza abbiamo partecipato alla attivazione di una Law Clinics che sostiene le lotte ambientali sul piano giuridico».
Certo, i problemi vengono da lontano. La maggiore responsabilità di quanto sta succedendo e di quanto verrà effettivamente verificato va addebitata agli amministratori che si sono succeduti almeno nell’ultimo decennio al governo di Perugia e dell’Umbria.
Pala «Inchieste e critiche ben documentate si sono accumulate negli anni ma non hanno avuto seguito. Manifestamente fallimentare è per noi il Piano regionale rifiuti (2009), e l’Adeguamento approvato proprio a fine legislatura senza alcuna discontinuità. Centrato sulla trasformazione di parte dei rifiuti in combustibile e sul ruolo strategico delle discariche, garantisce le solite imprese ma è privo di una strategia concreta per affrontare i problemi reali, come richiedono le direttive europee».
E allora giù con la pubblicità sulle statistiche della Raccolta Differenziata, buone per nascondere ai cittadini le inefficienze del sistema di gestione.
Pala «D’altronde, è l’Arpa che ha parlato della “scarsa efficienza impiantistica del compostaggio di Pietramelina, che nel 2013 ha prodotto in media il 57% di scarti (si vedono ogni giorno i camion arrivare a Borgogiglione). E quanta opacità sulla raccolta e lo smaltimento dei Rifiuti speciali…»
Pellegrino «Per legge, la raccolta differenziata doveva raggiungere il 65% entro il 2012. Questo obiettivo è stato raggiunto nel 2014 solo dall’11% della popolazione umbra. Poiché i vantaggi economici ed ecologici della raccolta differenziata sono evidenti non si capisce perché gli amministratori non attuano delle politiche affinché l’obiettivo di legge sia raggiunto e anche superato, come avviene ad esempio per i 100 comuni veneti che afferiscono al consorzio Contarina dove la raccolta differenziata sfiora il 90%. e dove i cittadini pagano la tariffa rifiuti più bassa d’Italia».
Romagnoli «Ora potrebbe essere arrivato il momento di attivare un ulteriore passaggio metodologico creando un contesto operativo in cui sottopporre a valutazione condivisa l’insieme di dati disponibili sulla gestione dei rifiuti. Penso ad un audit civico regionale in cui i diversi punti di vista offrono la loro lettura dei problemi e propongono soluzioni operative.
Un dispositivo utile per decostruire i contesti verticali delle strutture regionali e delle agenzie afferenti, che garantisce pluralità di partecipazione ridistribuendo poteri ai cittadini in un regime di terzietà rafforzando la trasparenza di tutto il processo.
Il modello attuale che definirebbe le sole politiche generali lasciandone l’applicazione con appalti ai privati non funziona, produce corruzione e oscura il confine tra gestione e malaffare».
Maurizio Fratta
[articolo pubblicato su l’altrapagina di Novembre 2015]

 

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Anche la discarica tifernate di Belladanza nel mirino del M5S

Anche la discarica tifernate di Belladanza nel mirino del M5S: l'europarlamentare Laura Agea avanza interrogazione urgente sui monitoraggi Arpa nel biennio 2013/2014. 
http://www.trgmedia.it/upload/20940.jpg
L’Europarlamentare umbra, Laura Agea, con un’interrogazione urgente ha sottoposto alla Commissione europea i dati relativi ai monitoraggi effettuati dall’ARPA Umbria negli anni 2013/2014 presso la discarica di Belladanza di Città di Castello. Visto che la Corte di giustizia dell'Unione europea con sentenza del 2.12.2014 ha condannato l’Italia a pagare 40 milioni di euro una tantum e 42,8 milioni di euro ogni sei mesi per non aver rispettato gli obblighi europei sulla gestione dei rifiuti pericolosi e delle discariche, la deputata Agea ha chiesto alla Commissione Ue di verificare la gestione della discarica di Belladanza. Il Commissario europeo per l’Ambiente, Karmenu Vellaa, a nome della Commissione ha risposto che se dalle ispezioni dovesse emergere che la discarica di Belladanza è fonte di inquinamento, le competenti autorità italiane sono tenute ad adottare le misure necessarie per proteggere l'ambiente e la salute umana, come sancito dalle direttive. Tali misure possono includere la chiusura della discarica. Letta la risposta della Commissione Ue, Laura Agea ha girato immediatamente sia l’interrogazione che la risposta del Commissario per l’Ambiente alle Istituzioni locali, tra le quali il Comune di Città di Castello e la Regione dell’Umbria. Il Comune di Città di Castello ha risposto nei giorni scorsi allegando una relazione del gestore SOGEPU dalla quale emerge che dopo la predetta interrogazione dell’Eurodeputata Agea, datata 13.07.2015, è stata indetta una conferenza di servizi e all'esito la Regione dell'Umbria con Determinazione Dirigenziale 6607 del 16.09.2015 ha approvato l'Analisi di Rischio. Per Belladanza è necessaria una messa in sicurezza idraulica della falda lungo il confine a valle idrogeologica del sito. In ottemperanza a quanto previsto dalla predetta determinazione dirigenziale, il 23.09.2015, prot. 428, SOGEPU ha trasmesso il Progetto relativo agli interventi di messa in sicurezza operativa. Dal 2011 quando l'ARPA ha segnalato la presenza nelle acque sotterranee di cloruro di vinile oltre le soglie consentite siamo arrivati al 2015 e - guarda caso - solo dopo l'interrogazione e la risposta della Commissione Ue del settembre scorso - le date lasciano spazio a poca immaginazione - qualcosa si è mosso a Belladanza.

fonte: http://www.trgmedia.it