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PolyREC traccia il riciclo delle plastiche

Quattro organizzazioni europee uniscono le forze per monitorare, verificare e pubblicare i risultati delle proprie attività di riciclo.









Petcore Europe, PlasticsEurope, Plastics Recyclers Europe (PRE) e VinylPlus hanno unito le forze per creare una piattaforma comune, PolyREC, al fine di monitorare, verificare e riportare i dati relativi alle rispettive attività nel riciclo di materie plastiche a livello europeo, in modo omogeneo, tracciabile e trasparente.

Lo strumento selezionato per creare una base dati coerente è RecoTrace, lo strumento messo a punto da Recovinyl per la raccolta, la verifica e il monitoraggio dei dati relativi al recupero di rifiuti in PVC, già adottato dal programma volontario VinylPlus, uno dei partner del progetto. "Siamo lieti di condividere la nostra lunga esperienza e di collaborare con tutti i settori dell'industria delle materie plastiche per aumentare la tracciabilità e la trasparenza del riciclo lungo l'intera catena del valore", ha commentato Brigitte Dero, Managing Director di VinylPlus.

PolyREC - spiegano i partner dell'iniziativa - giunge in un momento in cui il monitoraggio della circolarità dei polimeri è cruciale, nell'ambito della Circular Plastics Alliance (CPA), per rispondere alle richieste di tracciabilità che arrivano dalle autorità UE e per verificare in modo trasparente i risultati degli impegni presi dal settore in merito al riciclo di plastiche.

fonte: www.polimerica.it


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La partita della plastica, in Europa e in Italia: da chi punta sul riciclo a chi lavora per la riduzione a monte

Mentre 100 partner pubblici e privati della filiera della plastica europea sottoscrivono la “Circular Plastics Alliance” puntando sul mercato della plastica riciclata, in Italia si discute la bozza di Decreto legge che potrebbe agevolare le botteghe di prodotti sfusi e alla spina. Due approcci diversi per affrontare il problema della plastica e della produzione di rifiuti


“Rendere la plastica più circolare ridurrà l’inquinamento della plastica”. L’Unione europea ha una strategia per non liberarsi dalla plastica: renderla riciclabile. Mentre scriviamo, un centinaio di partner pubblici e privati che rappresentano l’intera filiera della plastica stanno firmando la dichiarazione della “Circular Plastics Alliance”, un’alleanza -proposta già nel dicembre 2018 dalla Commissione europea- che si sta finalmente impegnando per promuovere “azioni volontarie per il buon funzionamento del mercato dell’Unione europea nel settore della plastica riciclata”.
L’obiettivo -fissato dalla Commissione europea nella sua strategia per la plastica del 2018- è arrivare entro il 2025 a 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata ogni anno per fabbricare nuovi prodotti in Europa, con un aumento del mercato della plastica riciclata di oltre il 150%. “Grazie al riciclaggio efficiente ripuliremo il Pianeta e combatteremo i cambiamenti climatici sostituendo i combustibili fossili con i rifiuti di plastica nel ciclo di produzione”, ha dichiarato oggi Frans Timmermans, primo vicepresidente responsabile per lo Sviluppo sostenibile.
Al momento -è la stessa Unione a dirlo- “il potenziale di riciclaggio dei rifiuti di plastica (in Europa) è ancora ampiamente inutilizzato”: degli oltre 27 milioni di tonnellate di rifiuti plastici raccolti ogni anno in Europa, meno di un terzo è inviato agli impianti di riciclaggio. Nel 2016 in Europa sono stati venduti meno di 4 milioni di tonnellate di plastica riciclata, appena l’8% del mercato dell’intera Unione.
Mentre in Europa la (ancora) fiorente industria della plastica propone “una transizione verso l’eliminazione totale dei rifiuti di plastica in natura e l’abbandono della messa in discarica” che passi da una migliore progettazione dei prodotti, dall’aumento della raccolta, la selezione e il riciclaggio dei rifiuti, dalla creazione di un “programma di ricerca e sviluppo per la plastica circolare”, e da un migliore sistema di monitoraggio dei rifiuti, in Italia c’è anche chi si sta ponendo il problema di ridurre la plastica -e i rifiuti in generale- a monte.
Pierpaolo Corradini, insieme alla moglie, ha aperto da tre anni a Pisa la bottega dello sfuso “Bio al sacco”. “‘Sfuso, biologico e a filiera corta’ è lo slogan del nostro negozio”, racconta. “Quando è possibile mettiamo in pratica questi tre concetti, rifornendoci dal forno e dal campo più vicino”. Per altri prodotti -come le spezie o la quinoa, che non cresce bene in Italia- “Bio al sacco” si rivolge invece a fornitori equosolidali.
La recente bozza di Decreto legge “Misure urgenti per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde”, dopo la qualità dell’aria e la tutela degli ecosistemi, dedica un terzo capitolo all’economia circolare, dove compaiono anche i prodotti sfusi e alla spina.
L’articolo 11, “al fine di ridurre la produzione di imballaggi per i beni alimentari e prodotti detergenti, per gli anni 2020, 2021 e 2022” riconosce un contributo “pari al 20 per cento del costo di acquisto di prodotti sfusi e alla spina, privi di imballaggi primari o secondari”. Per gli “esercenti di attività commerciali che acquistano i beni”, il contributo sarebbe sotto forma di credito d’imposta (fino a un massimo di 10mila euro a beneficiario); per gli acquirenti sarebbe invece corrisposto con uno sconto sul prezzo di vendita. E la bozza del Decreto -poi parzialmente arenata- prevederebbe anche un contributo “pari al 20 per cento del costo di acquisto delle attrezzature per l’erogazione di prodotti sfusi e alla spina” per sostenere l’apertura di nuove botteghe o l’allargamento di quelle esistenti. 
Secondo Pierpaolo la bozza del Decreto “è una proposta ancora vaga” per essere giudicata seriamente, ma la “Rete botteghe sfuse” -di cui “Bio al sacco” fa parte con altre 23 realtà in tutta Italia- l’ha accolta con interesse. “Dovremo vedere le evoluzioni e capire bene come funzionerà. La bozza sembra riservare sconti ai venditori dei prodotti sfusi e ai consumatori. Ma noi botteghe dello sfuso siamo nel mezzo: siamo acquirenti (dai produttori, ndr) o venditori (ai consumatori finali, ndr)?”, osserva.
Nessuno li ha interpellati nella fase di stesura del testo, ma la “Rete botteghe sfuse” si sta organizzando anche per avere un maggiore peso politico. “Nel 2017 eravamo in quattro negozi; piano piano abbiamo proposto ad altri di entrare a far parte della rete e stiamo crescendo”, dice Pierpaolo. La loro caratteristica fondamentale è l’indipendenza: nella rete non c’è nessun franchising. “Siamo piccoli e tutti con nomi diversi: una piccola distribuzione organizzata”. Chi aderisce vende almeno il 70% di prodotti sfusi, da almeno due anni.
Un primo risultato lo stanno ottenendo relazionandosi in modo unitario con i fornitori che hanno in comune, per esempio per chiedere una riduzione degli imballaggi in plastica che avvolgono i prodotti che arrivano nelle loro botteghe. “Tra i primi produttori si sono resi disponibili a una conversione ecologica ci sono la pasticceria Manzi di Lecco, che ora fa le confezioni in carta; Biolù di Lucca, che ritira le taniche dei cosmetici e detersivi; o Gusto Vivo di Faenza (Ravenna), che è passato dalla plastica alla carta o alle pellicole di mais”. E in quest’ultimo caso, i contatti per trovare nuovi materiali meno impattanti sono venuti proprio dalla rete.
Un gruppo che si attiverà all’unisono anche in occasione della prossima settimana europea per la riduzione dei rifiuti, dal 16 al 24 novembre.

fonte: https://altreconomia.it

Plastica riciclata: una Circular Plastics Alliance per il mercato UE

Oltre 100 firmatari europei si impegnano a utilizzare 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata nei nuovi prodotti entro il 2025





















Uniti per creare una filiera comunitaria della plastica riciclata sana e sostenibile. Con questo spirito è nata la Circular Plastics Alliance, iniziativa volontaria lanciata da oltre 100 realtà europee, tra PMI, grandi società, istituti di ricerca ed autorità amministrative. I partner hanno siglato l’accordo in questi giorni a Bruxelles, alla presenza dei rappresentati della Commissione Europea. Nella dichiarazione di lancio è contenuto l’obiettivo cardine del progetto: riuscire a utilizzare annualmente fino a 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata per produrre nuovi prodotti in Europa, entro il 2025.

Una sfida importante, soprattutto alla luce della realtà attuale. Oggi giorno, nel Vecchio Continente, il riciclo di questo rifiuto rappresenta ancora una nota dolente: su oltre 27 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica raccolti annualmente, meno di un terzo è destinato agli impianti di riciclaggio (dati della Commissione Europea). La maggior parte, almeno in passato, era portata in Cina e in altri Paesi dell’Est asiatico, ma la chiusura delle frontiere alla spazzatura estera ha fatto precipitare, da un giorno all’altro, l’occidente nell’emergenza (leggi anche La Cina inquinata chiude le frontiere ai rifiuti esteri). Non solo. Il mercato UE delle materie prime seconde, quando si tratta di plastica, è pressoché inesistente.
“Accolgo con favore gli impegni del settore di ripensare il modo in cui produciamo e utilizziamo la plastica – ha commentato in occasione della firma il primo vicepresidente Frans Timmermans, responsabile dello sviluppo sostenibile – Riciclando efficacemente la plastica, puliremo il pianeta e combatteremo i cambiamenti climatici, sostituendo i combustibili fossili con rifiuti di plastica nel ciclo produttivo”.

L’Alleanza non perde di vista l’obiettivo a lungo termine, ossia realizzare un’economia a zero rifiuti di plastica e zero discariche. Per riuscire ad attuare ciò, i partner si impegnano a migliorare la progettazione dei prodotti per renderli più riciclabili e integrare un quantitativo maggiore di materia prima seconda. I firmatari promettono anche di identificare il potenziale non sfruttato per una maggiore raccolta, selezione e riciclo dei rifiuti polimerici in tutta l’UE, istituendo un sistema di monitoraggio trasparente e affidabile che tracci tutti i flussi all’interno dell’Europa. “Abbiamo l’opportunità di rendere il nostro settore un leader mondiale nella plastica riciclata – ha affermato la commissaria Elżbieta Bieńkowska, responsabile per il mercato interno – Dovremmo coglierlo pienamente per proteggere l’ambiente, creare nuovi posti di lavoro in questo settore e rimanere competitivi”.

fonte: www.rinnovabili.it