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CASO STUDIO SUGLI IMBALLAGGI COMPOSITI POLIACCOPPIATI
Questo caso studio fa seguito al lancio della
CAMPAGNA NAZIONALE
CONTRO I PRODOTTI DELLA DOPPIA SPORCA DOZZINA
e riguarda in particolare il pianeta semisconosciuto degli imballaggi poliaccoppiati o poli materiali.
C’è da dire che la confusione regna a livello merceologico ma anche a livello normativo o di regolamentazione dove collocare tali materiali.
Su questo aspetto che riguarda imballaggi che a livello empirico abbiamo riscontrato nel “sacco grigio” dei RUR (Rifiuti Urbani Residui) di Capannori ci riferiamo ad imballaggi del Mulino Bianco (Barilla), della pasta Rummo, dei tortellini Rana, del Riso Carnaroli (senza specificazione di marche), di cibo per Pet, tetrapack per latte, succhi di frutta e fagioli, per confezionamenti di pastiglie e polveri solubili acquistate in farmacia.
Abbiamo preso atto di una comunicazione congiunta di COREPLA (Consorzio delle plastiche) e di COMIECO(Consorzio della carta) che chiariscono (fino ad un certo punto in materia).
Per esempio mentre sembra “tenere” l’azione di Barilla che sui biscotti afferma di aver svolto un test di riciclabilità per cui l’imballaggio è certificato essere costituito da prevalenza di materiali cellulosici (carta- C/PAP 80-84) niente dice cosa fare con la parte mista alluminio e polipropilene (un tipo di plastica). In analogia con il tetrapack, costituito top al 72% di fibre cellulosica che (lunghe e quindi di buon pregio per produrre anche carta tissue) si dovrebbe aggiungere da parte di Barilla che se è vero (ed è vero) che la parte cellulosica del suo imballaggio è riciclabile altrettanto non lo è la parte plastica e di alluminio a meno che non si chiarisca che debba andare in impianti analoghi a quelli che riciclano il tetrapack (ne abbiamo uno presso la cartiera Lucart di Borgo a Mozzano in provincia di Lucca che produce fazzolettini e carta igienica marroncina dalla parte cellulosica del tetrapack e manufatti in “ecoallene” quali camminamenti per diversamente abili e/o pallets dalla parte costituita da polietilene ed allumini). Ma questo approccio contraddittorio di Barilla risulta oggettivamente meritorio (almeno la carta si può davvero recuperare mentre la plastica e l’alluminio vanno ad ingrossare i flussi di “scarto di pulper” in cartiera classificato come scarto speciale che solo adesso con il Progetto ECOPULPLAST si sta dimostrando RICICLABILE)
ALTRI IMPORTANTI MARCHI NON FANNO COSI’.
“TORTELLINI RANA” sulla sua confezione afferma di usare meno plastica (mischiando carta e plastica nell’imballaggio) ma non avendo sottoposto tale packaging aa test di riciclo (normato) prevede (come confermano COREPLA E COMIECO) di conferire il sacchettino nell’indifferenziato…a carico dei consumatori (alla faccia della Responsabilità Estesa dei Produttori).
Lo stesso dicasi per la PASTA RUMMO, per alcune tipologie di RISO CARNAROLI e per i BRIGIDINI DI LAMPORECCHIO (dolci tipici toscani).
Per quanto riguarda gli altri imballaggi poliaccoppiati (C/LDPE in plastica polietilene contrassegnati C/90 che si riconoscono empiricamente perchè “stanno in piedi” vedi il cibo per molti prodotti PET) e o per quelli in prevalenza alluminio (C 82-84-90 che si riconoscono perchè si flettono rimanendo piegati) appare chiaro che si possono collocare nelle rispettive raccolte differenziate che spesso sono congiunte (multimateriale leggero). Quello che non è chiaro è la loro componente merceologica e quello che spesso appare verosimile è che in ultimo finiscano a recupero di energia (incenerimento).
Per cui, in linea con il seguente caso studio e con la Campagna Contro la DOPPIA SPORCA DOZZINA-C’E POSTA PER TE invieremo lettere specifiche alle marche menzionate relative ai prodotti citati e studiati.
Va da sè che seppure con il rilievo critico menzionato dobbiamo riconoscere a BARILLA un passo in avanti che spero possa permetterci di avanzare passi ulteriori nella comune possibilità di avviare a riciclo di materia la totalità degli imballaggi costituiti prevalentemente in carta.
Per il Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori
Rossano Ercolini,
vincitore Goldman Prize 2013
Presidente di Zero Waste Italy e Zero Waste Europe
#RifiutiZero #ladoppiasporcadozzina #Imballaggi#Poliaccoppiati
CAMPAGNA NAZIONALE
CONTRO I PRODOTTI DELLA DOPPIA SPORCA DOZZINA
e riguarda in particolare il pianeta semisconosciuto degli imballaggi poliaccoppiati o poli materiali.
C’è da dire che la confusione regna a livello merceologico ma anche a livello normativo o di regolamentazione dove collocare tali materiali.
Su questo aspetto che riguarda imballaggi che a livello empirico abbiamo riscontrato nel “sacco grigio” dei RUR (Rifiuti Urbani Residui) di Capannori ci riferiamo ad imballaggi del Mulino Bianco (Barilla), della pasta Rummo, dei tortellini Rana, del Riso Carnaroli (senza specificazione di marche), di cibo per Pet, tetrapack per latte, succhi di frutta e fagioli, per confezionamenti di pastiglie e polveri solubili acquistate in farmacia.
Abbiamo preso atto di una comunicazione congiunta di COREPLA (Consorzio delle plastiche) e di COMIECO(Consorzio della carta) che chiariscono (fino ad un certo punto in materia).
Per esempio mentre sembra “tenere” l’azione di Barilla che sui biscotti afferma di aver svolto un test di riciclabilità per cui l’imballaggio è certificato essere costituito da prevalenza di materiali cellulosici (carta- C/PAP 80-84) niente dice cosa fare con la parte mista alluminio e polipropilene (un tipo di plastica). In analogia con il tetrapack, costituito top al 72% di fibre cellulosica che (lunghe e quindi di buon pregio per produrre anche carta tissue) si dovrebbe aggiungere da parte di Barilla che se è vero (ed è vero) che la parte cellulosica del suo imballaggio è riciclabile altrettanto non lo è la parte plastica e di alluminio a meno che non si chiarisca che debba andare in impianti analoghi a quelli che riciclano il tetrapack (ne abbiamo uno presso la cartiera Lucart di Borgo a Mozzano in provincia di Lucca che produce fazzolettini e carta igienica marroncina dalla parte cellulosica del tetrapack e manufatti in “ecoallene” quali camminamenti per diversamente abili e/o pallets dalla parte costituita da polietilene ed allumini). Ma questo approccio contraddittorio di Barilla risulta oggettivamente meritorio (almeno la carta si può davvero recuperare mentre la plastica e l’alluminio vanno ad ingrossare i flussi di “scarto di pulper” in cartiera classificato come scarto speciale che solo adesso con il Progetto ECOPULPLAST si sta dimostrando RICICLABILE)
ALTRI IMPORTANTI MARCHI NON FANNO COSI’.
“TORTELLINI RANA” sulla sua confezione afferma di usare meno plastica (mischiando carta e plastica nell’imballaggio) ma non avendo sottoposto tale packaging aa test di riciclo (normato) prevede (come confermano COREPLA E COMIECO) di conferire il sacchettino nell’indifferenziato…a carico dei consumatori (alla faccia della Responsabilità Estesa dei Produttori).
Lo stesso dicasi per la PASTA RUMMO, per alcune tipologie di RISO CARNAROLI e per i BRIGIDINI DI LAMPORECCHIO (dolci tipici toscani).
Per quanto riguarda gli altri imballaggi poliaccoppiati (C/LDPE in plastica polietilene contrassegnati C/90 che si riconoscono empiricamente perchè “stanno in piedi” vedi il cibo per molti prodotti PET) e o per quelli in prevalenza alluminio (C 82-84-90 che si riconoscono perchè si flettono rimanendo piegati) appare chiaro che si possono collocare nelle rispettive raccolte differenziate che spesso sono congiunte (multimateriale leggero). Quello che non è chiaro è la loro componente merceologica e quello che spesso appare verosimile è che in ultimo finiscano a recupero di energia (incenerimento).
Per cui, in linea con il seguente caso studio e con la Campagna Contro la DOPPIA SPORCA DOZZINA-C’E POSTA PER TE invieremo lettere specifiche alle marche menzionate relative ai prodotti citati e studiati.
Va da sè che seppure con il rilievo critico menzionato dobbiamo riconoscere a BARILLA un passo in avanti che spero possa permetterci di avanzare passi ulteriori nella comune possibilità di avviare a riciclo di materia la totalità degli imballaggi costituiti prevalentemente in carta.
Per il Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori
Rossano Ercolini,
vincitore Goldman Prize 2013
Presidente di Zero Waste Italy e Zero Waste Europe
#RifiutiZero #ladoppiasporcadozzina #Imballaggi#Poliaccoppiati
La doppia sporca dozzina: la campagna contro i prodotti non riciclabili
Il punto sulla campagna “La doppia sporca dozzina” del Centro Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori, Zero Waste Italy e Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero

Rossano Ercolini di Zero Waste Italia fa il punto sulla campagna “La doppia sporca dozzina" contro i prodotti non riciclabili, lanciata nell’agosto del 2016, con il coinvolgimento del Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero.
Attuando i primi 7 passi del percorso rifiuti zero (RZ), sostiene sempre Ercolini, le comunità possono arrivare a risolvere fino all’85% del problema rifiuti, trasformandoli in risorse con la pratica della raccolta differenziata (RD) porta a porta, le isole ecologiche ed i Centri per la Riparazione e il Riuso (per abiti, scarpe, borse, mobili, elettrodomestici, computer ecc.). Il resto, e cioè quel 15% circa che “rimane sullo stomaco del sistema di di-gestione degli scarti”, va reso ben visibile e studiato, attraverso la realizzazione dei Centri di Ricerca RZ.
Ridurre è la parola chiave; anche l’Unione Europea, nella sua piramide sulla gestione dei rifiuti, mette al primo posto la riduzione.
Ma come è possibile diminuire il numero di rifiuti non facilmente riciclabili? Ercolini suggerisce due strade: la prima è quella della sensibilizzare delle persone agli acquisti consapevoli, la seconda, maggiormente incisiva e su cui puntare con forza, è quella della ri-progettazione industriale di beni e prodotti, principio alla base dell’economia circolare, e la Responsabilità Estesa del Produttore, che spesso è rappresentato da grandi imprese multinazionali.
Secondo gli studi del Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero, sono 24 i prodotti denominati, appunto, “la doppia sporca dozzina”, si tratta di:
- pannolini, pannoloni ed assorbenti femminili
- cotton fioc
- accendini mono uso
tubetti di dentifricio e spazzolini da denti
- figure adesive
- scontrini fiscali
- capsule e cialde per il caffè monoporzionato
- appendini in plastica
- CD, Floppy disk
- chewingum
- rasoi usa e getta
- mozziconi di sigarette
- stoviglie usa e getta
- penne a sfera e pennarelli
- guanti in lattice monouso
- salviette umidificanti
cerotti per medicazione
- nastro adesivo
- carta carbone e carta forno
- carta plastificata
- tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto (TNT)
- carte di credito, bancomat e tessere plastificate
- lettiere sintetiche per gatti e altri animali domestici
Vediamo, nel dettaglio, alcuni di questi e le loro possibili alternative in commercio.
Assorbenti femminili, pannolini e pannoloni - Questo “flusso” di rifiuti, come ci ricorda Ercolini, rappresenta circa il 25% del totale dei rifiuti urbani residui (RUR) e quindi una delle “voci” più importanti per abbattere la produzione di rifiuti difficilmente riciclabili.
Per gli assorbenti esistono alcune alternative, ad esempio, in commercio si trovano quelli biodegradabili da conferire nell’organico (ma non nell’auto-compostaggio in quanto richiedono un trattamento negli impianti industriali di compostaggio), altra alternativa è rappresentata dalla coppetta mestruale igienica e funzionale.
Per i pannolini l’alternativa più efficace rimane il pannolino lavabile che, però, per essere sufficientemente comoda va integrata con un servizio di lavanderia per permettere alle famiglie di disporre, ad un costo ragionevole, del servizio di lavaggio, se non intendono effettuarlo in autonomia. Si potrebbe pensare, ad esempio, di ubicare il servizio di lavanderia negli asili nido facendolo, magari, gestire da una cooperativa sociale.
Più complicato è il problema dei pannoloni, per i quali risulta utile fare i conti con lo “stato dell’arte”, ovvero con tutte quelle tecnologie in grado di riciclare questi rifiuti evitando così la produzione di una mole di scarti destinati solo ad essere smaltiti.
Cotton Fioc – Le alternative a quelli non riciclabili, spesso scaricati nel water close e quindi corresponsabili dell’inquinamento da plastiche nei mari, ci sono; ne esistono, infatti, di vegetali ed anche in plastica biodegradabile.
Accendini mono uso – Si può fare a meno degli accendini usa e getta utilizzando quelli ricaricabili (USB). Certo, all’inizio costano di più ma possono durare molto a lungo.
Spazzolini da denti – Ne esistono di canna di bambù interamente biodegradabili (ed auto compostabili) come esistono quelli in cui si può sostituire la parte a contatto con i denti, ovvero la testina consumata.
Tubetti di dentifricio – Esiste il dentifricio in pastiglie in confezioni di vetro/carta e quindi riciclabili. Interessante e simpatico anche prodursi in proprio il dentifricio. Ovviamente, questo per i più motivati e coerenti.
Figurine adesive – Esistono alcune soluzioni per ridurre o evitare di ricorrere agli adesivi (le figurine adesive non possono essere riciclate perché plastificate). Tra le altre soluzioni, quella dell’album prodotta dal WWF nel quale si sistemano le figurine non plastificate negli appositi angoli "ad incastro".
Scontrini fiscali in carta termica – Gli attuali scontrini sono prodotti in carta chimica non riciclabile (vanno messi nell’indifferenziato), dal 1996 se ne prevede la dismissione ed un sistema alternativo che mantenga tutte le caratteristiche tese ad evitare le evasioni fiscali. Purtroppo il loro utilizzo continua nonostante si possa procedere nello stessa funzione attraverso sistemi informatizzati.
Capsule e cialde per il caffè monoporzionato - Questo caso studio è certo il più famoso lanciato nel 2010 dal CRRZ che ha portato alcune importanti marche di caffè ma anche la grande distribuzione a produrre sistemi in plastica biodegradabile. La battaglia non è vinta ma sono stati fatti dei passi nella giusta direzione.
Appendi abiti (in plastica) – A differenza di quelli in ferro, che possono essere conferiti nelle isole ecologiche (i metalli sono ben remunerati), quelli in plastica, dopo una circolare di COREPLA (che li riconosce parte dell’imballaggio), possono essere conferiti nel multi-materiale. Così la doppia sporca dozzina fortunatamente perde un membro che nessuno rimpiange.
CD–DVD – Abbiamo appreso che possono essere facilmente riciclati. Il CD è in policarbonato e i DVD in PVC. Il problema purtroppo non si risolve perché se tali possibilità tecniche di riciclo sono disponibili, esse possono valere per i venditori di “dischi” e non per le utenze domestiche che dovrebbero essere informate sulla necessità di conferire tali prodotti nelle isole ecologiche (in alternativa al loro smaltimento). Una buona idea potrebbe essere quella di fornire i negozi di dischi e tutte le scuole di appositi contenitori dove conferire i vecchi CD.
Gomme da masticare – Esiste un’unica gomma biodegradabile disponibile grazie al mercato equo e solidale.
Rasoi usa e getta – Per questi prodotti oggi si punta a promuovere soluzioni commerciali che moltiplicano il numero delle prestazioni di un’unica lametta. Meglio, sempre, la testina ricaricabile.
Mozziconi di sigarette – Meglio non fumare! Comunque per la normativa vigente i mozziconi devono essere raccolti attraverso sistemi diffusi dai Comuni e gli abbandoni devono essere sanzionati con multa. Talvolta all’abbandono della “cicca” corrisponde l’abbandono in strada del pacchetto che invece è perfettamente riciclabile essendo in cartoncino e foderato all’interno con carta stagnola.
Stoviglie usa e getta – I Comuni possono fare tanto, ad esempio usare nelle mense pubbliche solo piatti in ceramica e normali posate e dotare le strutture di lavastoviglie.
In feste, sagre e simili, si può, nell’ordine, usare la cellulosa della canna da zucchero (piatti, bicchieri ecc. completamente compostabili ed auto compostabili), contenitori realizzati con foglie di palma e solo in ultimo le bio plastiche. Occorre, in proposito, che i Consigli comunali adottino specifici regolamenti modulando con incentivi e disincentivi il ricorso alle buone pratiche.
Penne e pennarelli – Per i pennarelli che i bambini a scuola consumano in quantità notevoli abbiamo trovato alcune marche che vendono pennarelli ricaricabili che il Centro Ricerca Rifiuti Zero (CCRZ) sta testando per verificarne le prestazioni.
Carta forno – Bisogna fare attenzione al momento dell’acquisto, infatti, sul mercato sono disponibili modelli biodegradabili conferibili nell’organico. Qui la sensibilità del consumatore può fare la differenza !
Per saperne di più: Quella sporca doppia dozzina
fonte:http://www.arpat.toscana.it
La campagna “LA DOPPIA SPORCA DOZZINA” diventa dopo un anno una vertenza permamente
LA CAMPAGNA CONTRO I PRODOTTI NON RICICLABILI DELLA DOPPIA SPORCA DOZZINA
DIVENTA DOPO UN ANNO UNA VERTENZA PERMANENTE PER LA RIPROGETTAZIONE DI
TALI PRODOTTI E PER IL COINVOLGIMENTO DELLA RESPONSABILITA’ ESTESA DEI
PRODUTTORI.
Ciò che segue sono valutazioni, aggiornamenti, proposte ed un appuntamento da non perdere!
Nell’agosto del 2016 Il Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero lanciarono questa campagna. Essa ha due scopi: uno locale e uno globale.
LOCALE – imprimere nuovo slancio al raggiungimento dell’obiettivo Rifiuti Zero nel comune di Capannori. Sono, infatti, passati 10 anni da quando Capannori, per primo in Europa lanciò la sfida ai rifiuti accogliendo l’invito in tal senso del sottoscritto e del professor Paul Connett. Ad oggi il comune si attesta a circa l’82% di RD(raccolta differenziata) con una produzione pro capite annuale di RUR (Rifiuto Urbano Residuo) di 82kg. La qualità dei materiali intercettati nelle RD è mediamente buona spesso molto buona con basse presenze di impurità e con buone remunerazioni dai consorzi di filiera e nel caso dei materiali cartacei da parte del “libero mercato” (che garantisce remunerazione maggiore per la “carta congiunta”). Tuttavia, ancora troppo elevata è la frazione costituita dalle plastiche che come sappiamo in una percentuale di circa il 40% seppur differenziata (soprattutto per quanto riguarda le plastiche eterogenee e di minor pregio (come polistirene, polistirolo ecc.) viene indirizzata da COREPLA (il Consorzio del CONAI che cura la raccolta delle plastiche) a recupero di energia (incenerimento) anziché a recupero di materia in un quadro normativo europeo e nazionale che consente tutto ciò. Ecco perché allora la campagna per ridurre a partire da Capannori i prodotti della doppia sporca dozzina volta a sensibilizzare consumatori e produttori a comprare meno e meglio evitando quanto più possibile lo spreco dell’usa e getta. Ovviamente, a livello locale, questa campagna è stata resa complementare con il lancio del PROGETTO DELLE FAMIGLIE RIFIUTI ZERO dove circa 40 famiglie (100 persone) stanno dimostrando che non solo si può differenziare quasi tutto ma che si può ridurre la plastica che va alla RD facendo acquisti più informati e alla lunga anche più economici. Insomma, ridurre è meglio di differenziare e di riciclare e se vogliamo davvero arrivare a zero rifiuti dobbiamo, anche a Capannori, erodere lo zoccolo duro degli smaltimenti obbligati costituiti da gran parte dei prodotti non riciclabili oppure falsamente riciclabili
Ciò che segue sono valutazioni, aggiornamenti, proposte ed un appuntamento da non perdere!
Nell’agosto del 2016 Il Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero lanciarono questa campagna. Essa ha due scopi: uno locale e uno globale.
LOCALE – imprimere nuovo slancio al raggiungimento dell’obiettivo Rifiuti Zero nel comune di Capannori. Sono, infatti, passati 10 anni da quando Capannori, per primo in Europa lanciò la sfida ai rifiuti accogliendo l’invito in tal senso del sottoscritto e del professor Paul Connett. Ad oggi il comune si attesta a circa l’82% di RD(raccolta differenziata) con una produzione pro capite annuale di RUR (Rifiuto Urbano Residuo) di 82kg. La qualità dei materiali intercettati nelle RD è mediamente buona spesso molto buona con basse presenze di impurità e con buone remunerazioni dai consorzi di filiera e nel caso dei materiali cartacei da parte del “libero mercato” (che garantisce remunerazione maggiore per la “carta congiunta”). Tuttavia, ancora troppo elevata è la frazione costituita dalle plastiche che come sappiamo in una percentuale di circa il 40% seppur differenziata (soprattutto per quanto riguarda le plastiche eterogenee e di minor pregio (come polistirene, polistirolo ecc.) viene indirizzata da COREPLA (il Consorzio del CONAI che cura la raccolta delle plastiche) a recupero di energia (incenerimento) anziché a recupero di materia in un quadro normativo europeo e nazionale che consente tutto ciò. Ecco perché allora la campagna per ridurre a partire da Capannori i prodotti della doppia sporca dozzina volta a sensibilizzare consumatori e produttori a comprare meno e meglio evitando quanto più possibile lo spreco dell’usa e getta. Ovviamente, a livello locale, questa campagna è stata resa complementare con il lancio del PROGETTO DELLE FAMIGLIE RIFIUTI ZERO dove circa 40 famiglie (100 persone) stanno dimostrando che non solo si può differenziare quasi tutto ma che si può ridurre la plastica che va alla RD facendo acquisti più informati e alla lunga anche più economici. Insomma, ridurre è meglio di differenziare e di riciclare e se vogliamo davvero arrivare a zero rifiuti dobbiamo, anche a Capannori, erodere lo zoccolo duro degli smaltimenti obbligati costituiti da gran parte dei prodotti non riciclabili oppure falsamente riciclabili
GLOBALE – infatti, la campagna in questione va ben
oltre il livello locale dove pur attive iniziative per la riduzione dei
rifiuti (acqua in bottiglia, detersivi alla spina, pannolini lavabili,
eco feste ed eco sagre senza l’usa e getta, auto compostaggio familiare,
crescita dei centri per la riparazione e il riuso ecc.).Purtroppo molti
prodotti che acquistiamo ( e che solo in parte potremmo evitare con
maggiore oculatezza che non sempre possiamo ragionevolmente pretendere
da tutti) non hanno alternativa allo smaltimento e quindi chiamano in
causa la Riprogettazione Industriale di beni e prodotti e la
Responsabilità Estesa del Produttore. Il messaggio è semplice ed
efficace: attuando i primi 7 passi del percorso RZ (rifiuti zero) le
comunità possono arrivare a risolvere fino all’85% del problema rifiuti
trasformando questi in risorse con la pratica della RD porta a porta
(più le isole ecologiche) e con la diffusione di Centri per la
Riparazione e il Riuso (per abiti, scarpe, borse, mobili,
elettrodomestici, computer ecc.). Il resto e cioè quel 15% circa che
“rimane sullo stomaco del sistema di di-gestione degli scarti”, va reso
ben visibile e studiato, attraverso la realizzazione dei Centri di
Ricerca RZ . Questo approccio alla frazione residua, grazie alla
realizzazione di casi studio da origine alla necessità di riprogettare
beni e prodotti e quindi al coinvolgimento dei produttori che spesso
rispondono alla caratteristica di essere soggetti globali quali grandi
aziende multinazionali.(ma la stessa campagna sulla Doppia Sporca
Dozzina è il prodotto di un “caso studio”) dà origine alla necessità di
riprogettare beni e prodotti e quindi di coinvolgere I PRODUTTORI che
spesso rispondono alla caratteristica di essere “soggetti globali” quali
grandi aziende multinazionali.
BILANCIO DI UN ANNO DI ATTIVITA’ – Mediaticamente la “campagna” ha avuto un buon impatto raggiungendo nei modi più disparati (dai tradizionali incontri ed assemblee anche internazionali, ad interviste e citazioni radio televisive locali e nazionali, a corsi di formazione ecc.). In TV da citare le due trasmissioni di RAI 1 (speciale TG1 e PETROLIO) dove i messaggi chiave della campagna hanno raggiunto milioni di spettatori. Ma anche attraverso una miriade di incontri molti dei quali svolti dal sottoscritto in giro per tutta Italia il messaggio è arrivato a alcune decine migliaia di persone attirandone l’attenzione e riscuotendo forte adesione. Questo successo ci ha spinto ad inserire la campagna nel “Kit Formativo” che sperimentalmente abbiamo rivolto alle scuole e tradotto in una sorta di “Format”: L’ANALISI DEL RESIDUO IN CATTEDRA E LA DOPPIA SPORCA DOZZINA” che consiste nella “scoperta collettiva” di che cosa troviamo nel “sacco grigio” del RUR che insieme al “pubblico” viene visionato e classificato. Questa “lezione” si è rivelata molto potente e con semplicità disarmante fa scoprire a tutti le “patologie” che si manifestano nei nostri acquisti e la Responsabilità dei Produttori. Da questa “analisi collettiva del residuo” (per certi aspetti singolarmente “freudiana” e terapeutica-liberatoria ) si può partire per svolgere “casi studio” su singoli prodotti, su singoli imballaggi e materiali e soprattutto per promuovere una sorta di “RIPROGETTAZIONE O DESIGN PARTECIPATI” che può coinvolgere dai bambini della scuola elementare ad esperti del settore. In questo senso in qualità di direttore del Centro Ricerca RZ sono orgoglioso di constatare che la nostra ricerca che dura ormai da 7 anni (il CRRZ è stato formalizzato dal comune nel luglio 2010) non ha tratti “esoterici” o troppo “specialistici” ma è, appunto, partecipata ed idee interessanti per stimolarla e renderla efficace provengono spesso proprio dal basso.
BILANCIO DI UN ANNO DI ATTIVITA’ – Mediaticamente la “campagna” ha avuto un buon impatto raggiungendo nei modi più disparati (dai tradizionali incontri ed assemblee anche internazionali, ad interviste e citazioni radio televisive locali e nazionali, a corsi di formazione ecc.). In TV da citare le due trasmissioni di RAI 1 (speciale TG1 e PETROLIO) dove i messaggi chiave della campagna hanno raggiunto milioni di spettatori. Ma anche attraverso una miriade di incontri molti dei quali svolti dal sottoscritto in giro per tutta Italia il messaggio è arrivato a alcune decine migliaia di persone attirandone l’attenzione e riscuotendo forte adesione. Questo successo ci ha spinto ad inserire la campagna nel “Kit Formativo” che sperimentalmente abbiamo rivolto alle scuole e tradotto in una sorta di “Format”: L’ANALISI DEL RESIDUO IN CATTEDRA E LA DOPPIA SPORCA DOZZINA” che consiste nella “scoperta collettiva” di che cosa troviamo nel “sacco grigio” del RUR che insieme al “pubblico” viene visionato e classificato. Questa “lezione” si è rivelata molto potente e con semplicità disarmante fa scoprire a tutti le “patologie” che si manifestano nei nostri acquisti e la Responsabilità dei Produttori. Da questa “analisi collettiva del residuo” (per certi aspetti singolarmente “freudiana” e terapeutica-liberatoria ) si può partire per svolgere “casi studio” su singoli prodotti, su singoli imballaggi e materiali e soprattutto per promuovere una sorta di “RIPROGETTAZIONE O DESIGN PARTECIPATI” che può coinvolgere dai bambini della scuola elementare ad esperti del settore. In questo senso in qualità di direttore del Centro Ricerca RZ sono orgoglioso di constatare che la nostra ricerca che dura ormai da 7 anni (il CRRZ è stato formalizzato dal comune nel luglio 2010) non ha tratti “esoterici” o troppo “specialistici” ma è, appunto, partecipata ed idee interessanti per stimolarla e renderla efficace provengono spesso proprio dal basso.
APPUNTAMENTO DA NON PERDERE – Convinti di questo ed
anche perché “a grande richiesta” anticipiamo che nel prossimo Dicembre a
cavallo dell’8 si svolgerà proprio un CORSO DI FORMAZIONE SUL RUOLO DEI
CENTRI DI RICERCA RIFIUTI ZERO nell’ambito dei 10 Passi verso lo Zero
Waste nel quale particolare attenzione verrà dedicata ai prodotti della
DOPPIA SPORCA DOZZINA, alla RIPROGETTAZIONE PARTECIPATA E ALLA
RESPONSABILITA’ ESTESA DEI PRODUTTORI
(a breve verrà inviato il programma formativo di dettaglio)
AGGIORNAMENTI – Quanto segue indica ciò che si è modificato nel corso di questo anno interessando praticamente tutti i 24 prodotti censiti. Le novità che apportiamo riguardano anche la individuazione di concrete alternative ad alcuni prodotti facenti parte della “Black List” disponibili già ora sul mercato. Su questi prodotti “alternativi” commercialmente disponibili il Centro Ricerca RZ sta svolgendo una sorta di “sperimentazione” per “validanre” la credibilità e il funzionamento, la facile accessibilità e quindi la disponibilità commerciale degli stessi per indicarli, ora e subito, quali “rimedi” da adottare.
ASSORBENTI FEMMINILI, PANNOLINI, PANNOLONI – Ricordiamo che questo “flusso” rappresenta circa il 25% del totale dei RUR e quindi la “voce” più importante per abbattere la produzione di rifiuti urbani residui. Per gli assorbenti ne esistono di biodegradabili da conferire nell’organico (ma non nell’ auto-compostaggio in quanto richiedono un trattamento negli impianti industriali di compostaggio). Ormai molto diffusa anche tra le ragazze è la coppetta mestruale igienica e funzionale. Per i pannolini l’alternativa più efficace rimane il pannolino lavabile che però per essere sufficientemente comoda dev’essere integrata con un set di lavanderia per permettere alle famiglie che lo vogliono di poter disporre a basso costo del servizio. Questo servizio, può essere ubicato negli asili nido e funzionare anche per quelle famiglie che eventualmente non dispongono di quel servizio che potrebbe essere gestito da una cooperativa sociale. In genere laddove esiste questo progetto è il comune che regala (o prevede un dimezzamento dei costi del pannolino) facendo risparmiare la famiglia non poco (ovviamente, la mamma soprattutto, ci mette del suo in modo meritorio verso il bebè ma anche verso la comunità intera). Anche il servizio di lavanderia dovrebbe essere a carico del “pubblico” a fronte di un basso costo reso incentivante proprio dai notevoli risparmi dalla mancata spesa nell’acquisto dei pannolini usa e getta.
Più complicato è il problema dei pannoloni (legato anche all’invecchiamento demografico). Per questo oltre ad incentivare uno sviluppo di soluzioni simili a quelle del pannolino ma rese più complicate dalle taglie diverse ed anche da problemi sanitari diversi acquista valore anche fare i conti sullo “stato dell’arte” di tecnologie in grado di riciclare questi prodotti anche alla fine del loro ciclo di vita. Certo, questa è una soluzione “meno virtuosa” ma che comunque permette di evitare una discreta mole di scarti da avviare a smaltimento. Per questo seguiamo con interesse il progetto pilota in corso di svolgimento in provincia di Treviso coinvolgente il CONSORZIO CONTARINA E IL PRODUTTORE FATER che dal punto di vista tecnico sembra riuscito su alcune migliaia di tonnellate di pannolini-pannoloni. Dopo aver essiccato i prodotti rimuovendo la parte organica si procede alla separazione della frazione cellulosica da quella plastica. L’operazione dal punto di vista funzionale procede bene dando vita a scarti reinseribili in cartiera e nell’industria della “plastica seconda vita”. I problemi appaiono normativi ed amministrativi ed attengono al passaggio dalla nozione di rifiuto a quella di “materia prima seconda” in quanto i materiali, provengono da operazioni industriali e non da RD (la selezione, infatti, avviene “a valle”). Ci auguriamo che presto questi aspetti non tecnici vengano risolti positivamente e con buon senso ma data la farraginosità della normativa di settore un certo pessimismo è d’obbligo.
COTTON FIOC – Ne esistono di vegetali, ne esistono in plastica biodegradabile, spesso si è detto come in realtà non sia molto salutare infilare questi prodotti nelle orecchie la cui igiene e pulizia può essere ottenuta con normali pezzi di tessuto inumiditi e/o imbevuti di olii essenziali. Insomma si può farne a meno di
(a breve verrà inviato il programma formativo di dettaglio)
AGGIORNAMENTI – Quanto segue indica ciò che si è modificato nel corso di questo anno interessando praticamente tutti i 24 prodotti censiti. Le novità che apportiamo riguardano anche la individuazione di concrete alternative ad alcuni prodotti facenti parte della “Black List” disponibili già ora sul mercato. Su questi prodotti “alternativi” commercialmente disponibili il Centro Ricerca RZ sta svolgendo una sorta di “sperimentazione” per “validanre” la credibilità e il funzionamento, la facile accessibilità e quindi la disponibilità commerciale degli stessi per indicarli, ora e subito, quali “rimedi” da adottare.
ASSORBENTI FEMMINILI, PANNOLINI, PANNOLONI – Ricordiamo che questo “flusso” rappresenta circa il 25% del totale dei RUR e quindi la “voce” più importante per abbattere la produzione di rifiuti urbani residui. Per gli assorbenti ne esistono di biodegradabili da conferire nell’organico (ma non nell’ auto-compostaggio in quanto richiedono un trattamento negli impianti industriali di compostaggio). Ormai molto diffusa anche tra le ragazze è la coppetta mestruale igienica e funzionale. Per i pannolini l’alternativa più efficace rimane il pannolino lavabile che però per essere sufficientemente comoda dev’essere integrata con un set di lavanderia per permettere alle famiglie che lo vogliono di poter disporre a basso costo del servizio. Questo servizio, può essere ubicato negli asili nido e funzionare anche per quelle famiglie che eventualmente non dispongono di quel servizio che potrebbe essere gestito da una cooperativa sociale. In genere laddove esiste questo progetto è il comune che regala (o prevede un dimezzamento dei costi del pannolino) facendo risparmiare la famiglia non poco (ovviamente, la mamma soprattutto, ci mette del suo in modo meritorio verso il bebè ma anche verso la comunità intera). Anche il servizio di lavanderia dovrebbe essere a carico del “pubblico” a fronte di un basso costo reso incentivante proprio dai notevoli risparmi dalla mancata spesa nell’acquisto dei pannolini usa e getta.
Più complicato è il problema dei pannoloni (legato anche all’invecchiamento demografico). Per questo oltre ad incentivare uno sviluppo di soluzioni simili a quelle del pannolino ma rese più complicate dalle taglie diverse ed anche da problemi sanitari diversi acquista valore anche fare i conti sullo “stato dell’arte” di tecnologie in grado di riciclare questi prodotti anche alla fine del loro ciclo di vita. Certo, questa è una soluzione “meno virtuosa” ma che comunque permette di evitare una discreta mole di scarti da avviare a smaltimento. Per questo seguiamo con interesse il progetto pilota in corso di svolgimento in provincia di Treviso coinvolgente il CONSORZIO CONTARINA E IL PRODUTTORE FATER che dal punto di vista tecnico sembra riuscito su alcune migliaia di tonnellate di pannolini-pannoloni. Dopo aver essiccato i prodotti rimuovendo la parte organica si procede alla separazione della frazione cellulosica da quella plastica. L’operazione dal punto di vista funzionale procede bene dando vita a scarti reinseribili in cartiera e nell’industria della “plastica seconda vita”. I problemi appaiono normativi ed amministrativi ed attengono al passaggio dalla nozione di rifiuto a quella di “materia prima seconda” in quanto i materiali, provengono da operazioni industriali e non da RD (la selezione, infatti, avviene “a valle”). Ci auguriamo che presto questi aspetti non tecnici vengano risolti positivamente e con buon senso ma data la farraginosità della normativa di settore un certo pessimismo è d’obbligo.
COTTON FIOC – Ne esistono di vegetali, ne esistono in plastica biodegradabile, spesso si è detto come in realtà non sia molto salutare infilare questi prodotti nelle orecchie la cui igiene e pulizia può essere ottenuta con normali pezzi di tessuto inumiditi e/o imbevuti di olii essenziali. Insomma si può farne a meno di
quelli non riciclabili spesso scaricati nel water close e quindi corresponsabili dell’inquinamento da plastiche
nei mari.
ACCENDINI – Abbiamo visto le immagini toccanti degli albatros che cibano i loro piccoli con gli accendini usa e getta. Una ragione importante in più per smettere di produrli. Dal punto di vista dello stesso confort (e dei costi) si può farne a meno con accendini ricaricabili (USB). Certo, all’inizio costano di più ma possono durare molto a lungo. Si può fare.
SPAZZOLINI DA DENTI – Ne esistono di canna di bambù interamente biodegradabili (ed auto compostabili) come esistono quelli in cui si può sostituire la parte a contatto con i denti (la testina consumata)
TUBETTI DI DENTIFRICIO – Esiste il dentifricio in pastiglie in confezioni di vetro/carta e quindi riciclabili. Interessante e simpatico anche prodursi in proprio il dentifricio. Ovviamente, questo per i più motivati e coerenti.
FIGURINE ADESIVE – Su questo fronte la mia classe (ora anche costituitasi in CLUB DELL’ALBATROS CONTRO LA PLASTICA NEI MARI) quarta “A” della primaria di Marlia (LU) (ecco la riprogettazione partecipata che non ha bisogno dei Politecnici!) ha inviato una nuova lettera alla casa editrice PIZZARDI di Milano (che produce le figurine adesive “I CUCCIOLOTTI”) per indicare almeno 4 soluzioni volte a ridurre ed anche a evitare di ricorrere agli adesivi ( le figurine adesive non possono essere riciclate perché plastificate). Tra le altre soluzioni, quella dell’ album prodotta dal WWF nella quale si sistemano le figurine non plastificate negli appositi angoli “ad incastro” . I bambini, con ripetute discussioni di gruppo sono arrivati a proporre quattro soluzioni attribuendo alle stesse un punteggio di preferibilità disaggregato in due parti: la riduzione nel ricorso alla plastica e la funzionalità e la facile applicazione delle alternative. Tutto questo ha introdotto, in modo semplice, il complesso processo legato alle “valutazioni ambientali”.
SCONTRINI FISCALI IN CARTA TERMICA – Gli attuali scontrini sono prodotti in carta chimica non riciclabile (vanno messi nell’indifferenziato) e contengono il BISFENOLO, una sostanza sospetta cancerogena. Dal 1996 se ne prevede la dismissione e un sistema alternativo che mantenga tutte le caratteristiche tese ad evitare le evasioni fiscali. Purtroppo il loro utilizzo continua nonostante si possa procedere nello stessa funzione attraverso la imperante informatizzazione. Su questo tema abbiamo elaborato un caso studio ed una lettera al Ministero delle Finanze.
CAPSULE E CIALDE PER IL CAFFE’ MONOPORZIONATO – Questo caso studio è certo il più famoso lanciato nel 2010 dal CRRZ che ha portato Lavazza, Vergnano, L’Angelica ed in ultimo COOP a produrre sistemi in plastica biodegradabile. Non possiamo assolutamente dire che la battaglia sia vinta ma che dei passi in avanti nella direzione siano stati fatti è certamente vero.
(Comunque la miglior soluzione è sempre quella della moka e della macchina espresso che macina di volta in volta il caffè in grani)
APPENDI ABITI (in plastica) – Mentre quelli in ferro possono essere conferiti nelle isole ecologiche (i metalli sono ben remunerati) quelli in plastica, dopo una CIRCOLARE EMANATA DA COREPLA (che li riconosce parte dell’imballaggio) possono essere conferiti nel multi-materiale. Anche se non formalmente (quelli
nei mari.
ACCENDINI – Abbiamo visto le immagini toccanti degli albatros che cibano i loro piccoli con gli accendini usa e getta. Una ragione importante in più per smettere di produrli. Dal punto di vista dello stesso confort (e dei costi) si può farne a meno con accendini ricaricabili (USB). Certo, all’inizio costano di più ma possono durare molto a lungo. Si può fare.
SPAZZOLINI DA DENTI – Ne esistono di canna di bambù interamente biodegradabili (ed auto compostabili) come esistono quelli in cui si può sostituire la parte a contatto con i denti (la testina consumata)
TUBETTI DI DENTIFRICIO – Esiste il dentifricio in pastiglie in confezioni di vetro/carta e quindi riciclabili. Interessante e simpatico anche prodursi in proprio il dentifricio. Ovviamente, questo per i più motivati e coerenti.
FIGURINE ADESIVE – Su questo fronte la mia classe (ora anche costituitasi in CLUB DELL’ALBATROS CONTRO LA PLASTICA NEI MARI) quarta “A” della primaria di Marlia (LU) (ecco la riprogettazione partecipata che non ha bisogno dei Politecnici!) ha inviato una nuova lettera alla casa editrice PIZZARDI di Milano (che produce le figurine adesive “I CUCCIOLOTTI”) per indicare almeno 4 soluzioni volte a ridurre ed anche a evitare di ricorrere agli adesivi ( le figurine adesive non possono essere riciclate perché plastificate). Tra le altre soluzioni, quella dell’ album prodotta dal WWF nella quale si sistemano le figurine non plastificate negli appositi angoli “ad incastro” . I bambini, con ripetute discussioni di gruppo sono arrivati a proporre quattro soluzioni attribuendo alle stesse un punteggio di preferibilità disaggregato in due parti: la riduzione nel ricorso alla plastica e la funzionalità e la facile applicazione delle alternative. Tutto questo ha introdotto, in modo semplice, il complesso processo legato alle “valutazioni ambientali”.
SCONTRINI FISCALI IN CARTA TERMICA – Gli attuali scontrini sono prodotti in carta chimica non riciclabile (vanno messi nell’indifferenziato) e contengono il BISFENOLO, una sostanza sospetta cancerogena. Dal 1996 se ne prevede la dismissione e un sistema alternativo che mantenga tutte le caratteristiche tese ad evitare le evasioni fiscali. Purtroppo il loro utilizzo continua nonostante si possa procedere nello stessa funzione attraverso la imperante informatizzazione. Su questo tema abbiamo elaborato un caso studio ed una lettera al Ministero delle Finanze.
CAPSULE E CIALDE PER IL CAFFE’ MONOPORZIONATO – Questo caso studio è certo il più famoso lanciato nel 2010 dal CRRZ che ha portato Lavazza, Vergnano, L’Angelica ed in ultimo COOP a produrre sistemi in plastica biodegradabile. Non possiamo assolutamente dire che la battaglia sia vinta ma che dei passi in avanti nella direzione siano stati fatti è certamente vero.
(Comunque la miglior soluzione è sempre quella della moka e della macchina espresso che macina di volta in volta il caffè in grani)
APPENDI ABITI (in plastica) – Mentre quelli in ferro possono essere conferiti nelle isole ecologiche (i metalli sono ben remunerati) quelli in plastica, dopo una CIRCOLARE EMANATA DA COREPLA (che li riconosce parte dell’imballaggio) possono essere conferiti nel multi-materiale. Anche se non formalmente (quelli
rilasciati non dai negozi ma da lavanderie ed affini non sono
imballaggi) il problema sembrerebbe risolto. Così la doppia sporca
dozzina fortunatamente perde un membro che nessuno rimpiange.
CD–DVD – Abbiamo appreso che possono essere facilmente riciclati. Il CD è in policarbonato e i l DVD in PVC. Il problema purtroppo non si risolve perché se tali possibilità tecniche di riciclo sono disponibili esse possono valere per i venditori di “dischi” e non per le utenze domestiche che dovrebbero essere informate sulla necessità di conferire tali prodotti nelle isole ecologiche (in alternativa al loro smaltimento). Una buona idea potrebbe essere quella di fornire i negozi di dischi e tutte le scuole di appositi contenitori dove conferire i vecchi CD.
GOMME DA MASTICARE – Esiste un’unica gomma biodegradabile (CHIZCA). E’ gradevole ed è disponibile grazie al mercato equo e solidale (che ha tanti negozi dislocati in ogni città). Essa può essere promossa anche commercializzata dalle farmacie comunali, ma anche negli altri esercizi.
RASOI USA E GETTA – Vediamo con soddisfazione che su questo versante si punta a promuovere soluzioni commerciali che moltiplicano il numero delle prestazioni di un’unica lametta. Meglio, comunque, la testina ricaricabile.
MOZZICONI DI SIGARETTE – Meglio non fumare! Non incenerire, please! Comunque per la normativa vigente i mozziconi devono essere raccolti attraverso sistemi diffusi dai comuni e poi, gli abbandoni devono essere sanzionati con multa. Abbiamo potuto constatare che all’abbandono della “cicca” corrisponde spesso l’abbandono in strada del pacchetto che invece è perfettamente riciclabile essendo in cartoncino e foderato all’interno con carta stagnola.
STOVIGLIE – I comuni possono fare tanto. Nelle mense pubbliche far usare solo i piatti in ceramica e normali posate dotando le strutture di un set di lavastoviglie.
In feste, sagre ecc. si può, nell’ordine usare la cellulosa della canna da zucchero (piatti, bicchieri ecc. completamente compostabili ed auto compostabili) contenitori realizzati con foglie di palma e solo in ultimo, con le bio plastiche . Occorre, in proposito, che i consigli comunali adottino specifico regolamento modulando con incentivi e disincentivi il ricorso alle buone pratiche.
PENNE E PENNARELLI – Per i pennarelli che i bambini a scuola consumano in quantità notevoli abbiamo trovato alcune marche che vendono pennarelli ricaricabili che stiamo testando per verificarne le prestazioni.
CARTA FORNO – Sono disponibili modelli biodegradabili conferibili nell’organico.
CD–DVD – Abbiamo appreso che possono essere facilmente riciclati. Il CD è in policarbonato e i l DVD in PVC. Il problema purtroppo non si risolve perché se tali possibilità tecniche di riciclo sono disponibili esse possono valere per i venditori di “dischi” e non per le utenze domestiche che dovrebbero essere informate sulla necessità di conferire tali prodotti nelle isole ecologiche (in alternativa al loro smaltimento). Una buona idea potrebbe essere quella di fornire i negozi di dischi e tutte le scuole di appositi contenitori dove conferire i vecchi CD.
GOMME DA MASTICARE – Esiste un’unica gomma biodegradabile (CHIZCA). E’ gradevole ed è disponibile grazie al mercato equo e solidale (che ha tanti negozi dislocati in ogni città). Essa può essere promossa anche commercializzata dalle farmacie comunali, ma anche negli altri esercizi.
RASOI USA E GETTA – Vediamo con soddisfazione che su questo versante si punta a promuovere soluzioni commerciali che moltiplicano il numero delle prestazioni di un’unica lametta. Meglio, comunque, la testina ricaricabile.
MOZZICONI DI SIGARETTE – Meglio non fumare! Non incenerire, please! Comunque per la normativa vigente i mozziconi devono essere raccolti attraverso sistemi diffusi dai comuni e poi, gli abbandoni devono essere sanzionati con multa. Abbiamo potuto constatare che all’abbandono della “cicca” corrisponde spesso l’abbandono in strada del pacchetto che invece è perfettamente riciclabile essendo in cartoncino e foderato all’interno con carta stagnola.
STOVIGLIE – I comuni possono fare tanto. Nelle mense pubbliche far usare solo i piatti in ceramica e normali posate dotando le strutture di un set di lavastoviglie.
In feste, sagre ecc. si può, nell’ordine usare la cellulosa della canna da zucchero (piatti, bicchieri ecc. completamente compostabili ed auto compostabili) contenitori realizzati con foglie di palma e solo in ultimo, con le bio plastiche . Occorre, in proposito, che i consigli comunali adottino specifico regolamento modulando con incentivi e disincentivi il ricorso alle buone pratiche.
PENNE E PENNARELLI – Per i pennarelli che i bambini a scuola consumano in quantità notevoli abbiamo trovato alcune marche che vendono pennarelli ricaricabili che stiamo testando per verificarne le prestazioni.
CARTA FORNO – Sono disponibili modelli biodegradabili conferibili nell’organico.
Per una parte dei prodotti segnalati nella “Doppia Sporca Dozzina” e
cioè per i guanti in lattice, Salviette deumidificanti, cerotti, nastro
adesivo, carta carbone, non abbiamo trovato al momento valide
alternative anche se dobbiamo considerare che questi prodotti
rappresentano flussi quasi irrilevanti dal punto di vista quantitativo.
La carta carbone sta quasi scomparendo e possiamo trovare dei “fissatori
spray” che ci permettono per alcuni casi alternative ai cerotti. Per le
tovaglie in TNT usa e getta diffuse soprattutto in ristoranti e
pizzerie il loro utilizzo può essere scoraggiato dalla applicazione di
un sistema di tariffazione “puntuale” che disincentivi economicamente la
produzione di rifiuti da smaltire. Lo stesso dicasi per compagnie aeree
e la “economy class” dei treni ad alta velocità che regalano oltre a
grandi quantità di confezioni e bicchierini in plastica anche le
famigerate “salviette deumidificanti”.
Occorre chiedere alle compagnie ferroviarie ed aeree di ridurne l’utilizzo e magari di favorire soluzioni alternative.
IMBALLAGGI COMPOSITI POLIACCOPPIATI – Nella campagna contro la Doppia Sporca Dozzina si individuano anche i cosiddetti “materiali spazzatura”. Oltre al TNT citato il riferimento è sia a confezioni “poli materiali” come quelle degli imballaggi per cibi per cani e gatti formati da plastica ed un “foglio” di alluminio, sia al polistirene usato per yogurt e bevande come l’ESTATHE , e soprattutto, questo è un fenomeno dell’ultimo anno per materiali poliaccoppiati che abbinano plastica e carta che non possono però essere conferiti nemmeno in RD perché fuori dalle remunerazioni di COMIECO E DI COREPLA. Infatti, mentre gli imballaggi citati all’inizio possono essere differenziati (andando però in gran parte) a recupero di energia ma potendo andare anche a recupero di materia nella filiera del plasmix. (plastiche eterogenee) Gli ultimi descritti DEVONO ANDARE NELL’INDIFFERENZIATO. Siamo preoccupati per questa deregulation a cui ricorrono anche grandi gruppi dell’industria alimentare come Giovanni Rana ma anche a prestigiosi prodotti come la pasta Rummo. Addirittura grandi aziende che commercializzano il biologico non solo ricorrono agli ICP ma anche a poli materiali dichiaratamente usa e getta. Sempre sulla stessa linea ma più diretto all’abuso della plastica, tanto più perché coinvolge un progetto del Ministero della Pubblica Istruzione denominato “Frutta nella scuola” il caso dove assistiamo ad un vero abuso delle vaschette di plastica addirittura per agrumi fatti a spicchi. Come si fa, infatti, ad educare i bambini a combattere la plastica nei mari se poi per incoraggiare giustamente i ragazzi ad assumere tanta frutta si fa passare il messaggio che comunque la plastica usa e getta ci vuole? Tutti ormai sanno che non si sfugge alla comunicazione e questa contenuta in suddetta campagna risulta obiettivamente negativa. Il biologico non può essere veicolato moltiplicando gli imballaggi plastici ma coerentemente, specialmente se rivolto alle scuole, deve essere offerto in confezioni e modalità dalla bassa impronta ecologica. Sarà nostra cura segnalare quanto detto al Ministero ed alle aziende del biologico che a nostro avviso ricorrono troppo all’uso e getta.
Il coordinatore della campagna
Rossano Ercolini
*tra l’altro con soddisfazione si richiama la citazione del Centro Ricerca Rifiuti Zero di Capannori di un importante documento dell’ ONU “Guidelines for National Waste Management strategies” Moving from challenges to opportunities del 2013.
Occorre chiedere alle compagnie ferroviarie ed aeree di ridurne l’utilizzo e magari di favorire soluzioni alternative.
IMBALLAGGI COMPOSITI POLIACCOPPIATI – Nella campagna contro la Doppia Sporca Dozzina si individuano anche i cosiddetti “materiali spazzatura”. Oltre al TNT citato il riferimento è sia a confezioni “poli materiali” come quelle degli imballaggi per cibi per cani e gatti formati da plastica ed un “foglio” di alluminio, sia al polistirene usato per yogurt e bevande come l’ESTATHE , e soprattutto, questo è un fenomeno dell’ultimo anno per materiali poliaccoppiati che abbinano plastica e carta che non possono però essere conferiti nemmeno in RD perché fuori dalle remunerazioni di COMIECO E DI COREPLA. Infatti, mentre gli imballaggi citati all’inizio possono essere differenziati (andando però in gran parte) a recupero di energia ma potendo andare anche a recupero di materia nella filiera del plasmix. (plastiche eterogenee) Gli ultimi descritti DEVONO ANDARE NELL’INDIFFERENZIATO. Siamo preoccupati per questa deregulation a cui ricorrono anche grandi gruppi dell’industria alimentare come Giovanni Rana ma anche a prestigiosi prodotti come la pasta Rummo. Addirittura grandi aziende che commercializzano il biologico non solo ricorrono agli ICP ma anche a poli materiali dichiaratamente usa e getta. Sempre sulla stessa linea ma più diretto all’abuso della plastica, tanto più perché coinvolge un progetto del Ministero della Pubblica Istruzione denominato “Frutta nella scuola” il caso dove assistiamo ad un vero abuso delle vaschette di plastica addirittura per agrumi fatti a spicchi. Come si fa, infatti, ad educare i bambini a combattere la plastica nei mari se poi per incoraggiare giustamente i ragazzi ad assumere tanta frutta si fa passare il messaggio che comunque la plastica usa e getta ci vuole? Tutti ormai sanno che non si sfugge alla comunicazione e questa contenuta in suddetta campagna risulta obiettivamente negativa. Il biologico non può essere veicolato moltiplicando gli imballaggi plastici ma coerentemente, specialmente se rivolto alle scuole, deve essere offerto in confezioni e modalità dalla bassa impronta ecologica. Sarà nostra cura segnalare quanto detto al Ministero ed alle aziende del biologico che a nostro avviso ricorrono troppo all’uso e getta.
Il coordinatore della campagna
Rossano Ercolini
*tra l’altro con soddisfazione si richiama la citazione del Centro Ricerca Rifiuti Zero di Capannori di un importante documento dell’ ONU “Guidelines for National Waste Management strategies” Moving from challenges to opportunities del 2013.
fonte:http://www.zerowasteitaly.org
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