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Il vuoto nel sistema dell’esportazione rifiuti

La geopolitica del rifiuto cerca soluzioni facili e costi ridotti all’estero, ma il sistema delle esportazioni è un nervo scoperto per i traffici illeciti















Le due puntate dell’inchiesta relativa all’esportazione dei rifiuti italiani in Tunisia hanno molti elementi di riflessione sia sulla gestione del rifiuto in sé, sia sulla geopolitica del business e della filiera legata allo scarto. L’eredità ingombrante della stagione dell’emergenza rifiuti della Campania, delle ecoballe e della rotta dei rifiuti che segue legislazioni più favorevoli e minori costi di smaltimento è un tema su cui non solo l’Italia ma l’Europa tutta dovrà fare prima o poi veramente i conti. Nasce e prospera una vera geopolitica del rifiuto.

Ma c’è una questione sistemica che in tutta la vicenda emerge sulle altre, ed è quella relativa alle autorizzazioni per l’esportazione dei rifiuti al di fuori del territorio nazionale per un loro eventuale riciclo. Al di là delle tecnicalità complesse (codici CER, fidejussioni e competenze) il nervo scoperto di tutta la vicenda è come sia stato possibile che la Regione Campania abbia potuto autorizzare l’esportazione di un rifiuto reputato riciclabile verso un Paese, nel caso specifico la Tunisia, e verso uno stabilimento di destinazione, sprovvisto delle infrastrutture per trattare e riciclare quello stesso rifiuto. Non solo: dalle note di cui è in possesso IrpiMedia si evince anche come della procedura fosse stato informato anche il ministero dell’Ambiente e le autorità competenti tunisine.

L’inchiesta/1



Arresti eccellenti e aziende fantasma: il traffico di rifiuti tra Italia e Tunisia

Documenti confidenziali mostrano il retroscena di uno scandalo che, partito dalla Campania, ha provocato le dimissioni di un ministro a Tunisi

Le rotte aperte per l’esportazione (legale) dei rifiuti si sono spesso trasformate grazie a filiere che mischiano legale e illegale in corridoi da traffico illecito dei rifiuti. Da una parte grazie a quelle “centrali affaristico-imprenditorial-criminali”, per usare una definizione particolarmente calzante del sostituto procuratore nazionale Antimafia Roberto Pennisi, dall’altra per demerito di un sistema di autorizzazioni che permette quanto successo nella vicenda che abbiamo denunciato con la nostra inchiesta. Un vuoto informativo dal lato italiano e legislativo dal lato tunisino.

L’inchiesta/2


Salerno, Varna e Sousse il triangolo dietro i container di rifiuti bloccati in Tunisia

Intermediazioni, interessi e bolle portano anche in Calabria e Bulgaria: indaga l’antimafia, ma l’inchiesta è ferma per la mancata collaborazione internazionale


Nessuno, dalla Regione al ministero, sembrava sapere se la Tunisia fosse realmente attrezzata per trattare quel tipo di rifiuto: gli unici accertamenti sono stati quelli sulla carta. Dall’altra, l’assenza di una normativa ambientale strutturata ha fatto sì che a Sousse arrivassero rifiuti per cui nessuno stabilimento presente sul territorio era attrezzato. Ed è proprio in questi vuoti che la filiera criminale del rifiuto prospera, usando a proprio favore imprenditori, aziende, norme, funzionari pubblici e procedure. Se realmente l’Italia e l’Europa tengono alla cosiddetta “economia del riciclo”, oltre ai denari degli ambiziosi “piani Marshall” ambientali, vadano a individuare questi vuoti in grado di generare crimini e corruzioni. Col rischio finale che dopo il profitto per pochi il rifiuto venga smaltito in maniera scorretta al Paese di destinazione o torni in Italia bloccato in un porto. Sulle spalle della collettività, in Italia come all’estero.

fonte: irpimedia.irpi.eu


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La replica dell'azienda che è nel mirino della magistratura







 

 

 

 

 

 

 

Il termoutilizzatore bresciano gestito dalla multiutility (Fotolive)



BRESCIA - "Il termoutilizzatore di Brescia ha trattato esclusivamente rifiuti che era autorizzato a valorizzare energeticamente, e il presunto omesso trattamento dei rifiuti da parte di altri soggetti prima del conferimento a Brescia avrebbe comportato non un vantaggio ma un danno economico per la stessa A2A Ambiente. E' inoltre importante sottolineare che il presunto mancato trattamento non ha avuto alcun riflesso ambientale". A dirlo con una nota diffusa nella serata del 10 ottobre è A2A Ambiente, nel mirino della magistratura nell'ambito di un'inchiesta sul traffico di rifiuti dalla Campania al Nord Italia sfociata in due arresti, 26 persone sotto indagine.
Anche varie società sono appunto finite sotto la lente della Procura, la quale nei loro confronti ha chiesto al giudice un provvedimento di interdizione. "Gli addebiti rivolti ad A2A Ambiente riguardano lo smaltimento negli anni 2014-2015 di circa diecimila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi di origine urbana e non dunque le ecoballe che sarebbero stati conferiti senza il preventivo trattamento - si difende la multiutility ribadendo la propria estraneità alle contestazioni - . L'azienda tratta oltre 4 milioni di rifiuti l'anno in impianti di recupero di materia e di energia che rappresentano un'eccellenza nel panorama nazionale. I trattamenti avvengono in impianti che applicano le migliori tecnologie disponibili sul mercato grazie anche agli interventi di miglioramento delle performance messi costantemente in atto".

fonte: www.ilgiorno.it





Le ecoballe della Campania stanno andando in discarica, all’estero

La commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti in visita in Romania e Portogallo


















Poco meno di un anno fa in Campania venne annunciato in pompa magna l’avvio della rimozione delle ecoballe, con una prima fase che avrebbe interessato 300mila tonnellate di rifiuti. Una minima parte, in realtà, di quelle 5,6 milioni di tonnellate circa di rifiuti trito vagliati che si sono accumulate sul territorio campano anno dopo anno, dal 2001 al 2009. Senza un impianto dove poter essere indirizzate.
Dato l’alto potere calorifico di queste ecoballe, compreso tra 8.600 e 13.500 kJ/kg, il ministero dell’Ambiente auspicava potessero essere indirizzate a recupero energetico «di gran lunga preferibile allo smaltimento in discarica». Eppure è proprio in discarica che stanno andando, ma all’estero.
La Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, spiega il suo presidente Alessandro Bratti, ha «concluso la missione in Romania e Portogallo effettuando l’ultima ispezione alla società Citri a Setubal, per la verifica delle modalità utilizzate per lo smaltimento di una parte delle ecoballe provenienti dalla Campania. Abbiamo avuto dagli organi di controllo portoghesi importanti rassicurazioni rispetto alle procedure utilizzate a alla qualità del materiale arrivato dalla Campania. Il materiale, suddiviso in due lotti, raggiunge le 60 mila tonnellate e verrà depositato direttamente in discarica. Scarsissime le possibilità di riutilizzo dello stesso, anche a fini energetici come combustibile da rifiuto per cementifici».
Un’operazione costosa non solo sotto il profilo ambientale – si pensi anche all’inquinamento legato ai mezzi per il trasporto transfrontaliero di decine di migliaia di tonnellate di rifiuti –, ma naturalmente anche economico. Come spiegato nel maggio scorso dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, per iniziare la rimozione delle ecoballe nella legge di Stabilità venne prevista una cifra pari a 450 milioni di euro.

fonte: www.greenreport.it

Rifiuti tossici di Napoli in Marocco, la società civile si infuria

Dalla Terra dei Fuochi sono arrivate 2.500 t di rifiuti, ma gli accordi presi col Marocco ne prevedono 5.000 in 3 anni. I deputati Pd chiedono lumi a Galletti, intanto anche la Francia ne spedisce 3.300 t

Rifiuti tossici di Napoli in Marocco, la società civile si infuria
Più di 17mila firme per evitare che i rifiuti tossici della Terra dei Fuochi vengano inceneriti nell’impianto di el-Jadida, a sud di Casablanca. La società civile marocchina ha levato gli scudi e messo in seria difficoltà il governo, con il primo ministro Benkirane che si è eclissato dai radar (tra poco andrà a elezioni e non vuol finire incenerito pure lui) lasciando la ministra dell’Ambiente Hakima el-Haite a levare le castagne dal fuoco.
Sotto accusa una partita di ecoballe provenienti da Taverna del Re, tra Napoli e Caserta, giunte via mare in un porto marocchino per essere smaltite. Per il momento sono 2.500 t di rifiuti, ma l’accordo sottoscritto tra Italia e Marocco prevede un totale di 5.000 t spalmate su 3 anni. La preoccupazione principale dei cittadini è ovviamente la salute: chi garantisce che non siano tossici, vista la provenienza?

Poca trasparenza sui rifiuti tossici

Le reticenze delle autorità non hanno aiutato a sciogliere i dubbi. L’unica indicazione fornita è il quadro normativo in cui è incastonata l’operazione: la legge 28-00 che regola, tra le altre cose, il traffico transfrontaliero di rifiuti. Dopo la massiccia adesione alla petizione popolare, ieri il governo di Rabat avrebbe congelato la spedizione e richiesto una serie di verifiche aggiuntive sulle ecoballe. Contraddicendo quanto aveva affermato solo 5 giorni prima: i controlli, assicurava, sono fatti sia in Italia sia all’arrivo in Marocco, dunque non c’è nulla da temere. Allora perché spendere altri soldi per nuove verifiche?
D’altronde i dubbi sono leciti. Perché l’Italia non li incenerisce nei suoi impianti?, si chiedono gli attivisti, ricordando giustamente che Roma si è beccata una maxi-multa di 20 milioni di euro dall’UE per la non-gestione dei suoi rifiuti oltre a una sanzione di 120mila euro per ogni giorno di illegalità. E che nella Terra dei Fuochi continuano a spuntare nuovi casi di tumori.

Perché protestano gli ambientalisti marocchini

Rifiuti tossici di Napoli in Marocco, la società civile si infuria
La ministra dell’Ambiente marocchina Hakima el-Haite
La Coalizione marocchina per la giustizia climatica (CMJC), piattaforma che unisce 200 associazioni ambientaliste, continua a protestare e mette nel mirino la mancanza di trasparenza sulla convenzione siglata da cementifici (lì verranno smaltite le ecoballe) e ministero dell’Ambiente di Rabat. “Non sappiamo se questa convenzione con i cementifici è sottoposta a procedura di valutazione dopo essere stata firmata nel 2003 e se le operazioni di incenerimento sono controllate per verificare il rispetto delle norme internazionali”, commenta Kamal Lahbib di CMJC.
Anche in Italia la vicenda ha iniziato a far discutere. Alcuni deputati Pd hanno chiesto lumi al ministro dell’Ambiente Galletti sulla provenienza e la composizione dei rifiuti inviati in Marocco in un’interrogazione presentata ieri.
Ma gli attivisti marocchini continuano a sentirsi presi in giro dal proprio governo, che “svende l’ambiente consentendo al Marocco di diventare la tomba dei rifiuti velenosi stranieri, secondo l’accusa di un parlamentare di opposizione. Il tutto mentre il governo propugna una retorica ambientalista come non mai: non solo con una pressante campagna per l’abolizione dei sacchetti di plastica, ma anche con la preparazione della COP22, che si terrà il prossimo novembre proprio in Marocco.

In Marocco anche rifiuti francesi

E quelli italiani non sono certo gli unici rifiuti europei che Rabat ha scelto di accogliere. Negli stessi giorni in cui le ecoballe di Taverna del Re venivano imbarcate, nei porti marocchini arrivavano altre 3.300 t di rifiuti, questa volta dalla Francia. Forse non fanno paura come quelli di Napoli, ma per molti marocchini la questione si chiama in un modo solo: razzismo ambientale.

fonte: www.rinnovabili.it

Ecoballe in Campania

Dall'Anac via libera alla gara per la rimozione delle ecoballe © ANSA
"Il capitolato d'appalto per la rimozione delle ecoballe è stato approvato dall'Autorità anticorruzione. In queste ore si avvia formalmente la procedura di gara per eliminare in Campania 5,6 milioni di tonnellate di ecoballe. Parte una iniziativa di valore storico dopo un'attesa durata 16 anni" afferma il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca.

Caldoro, di storico solo chi le ha portate
''In questi anni senza un euro dal Governo tolte 250mila ecoballe. Con ciclo ordinario. Oggi con ben 150 milioni forse poco più del doppio. Risultato storico sulle ecoballe? Per il momento di storico solo chi le ha portate. De Luca e la sua sinistra al governo della Regione''. Così Stefano Caldoro, ex governatore e capo dell'opposizione di centrodestra nel Consiglio Regionale della Campania.

Verdi, continua rivoluzione ambientale
"Oggi abbiamo fatto un altro, importante, passo in avanti per la rivoluzione ambientale che abbiamo pensato per la Campania" ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, per il quale "con il via libera dell'Autorità anticorruzione al capitolato d'appalto, la rimozione delle ecoballe sta diventando realtà". "Le ecoballe infestano la Campania da decenni e mai nessuno era riuscito a trovare il modo per eliminarle, ora, finalmente, siamo arrivati a poche settimane da quella rimozione attesa da anni" ha aggiunto Borrelli. "La rivoluzione della politica ambientale in Campania va avanti anche con il blocco degli inceneritori e la realizzazione degli impianti di compostaggio". "Sono questi alcuni dei punti sui quali abbiamo costruito l'alleanza con De Luca e per i quali abbiamo deciso di sostenere la sua candidatura" ha aggiunto l'esponente dei Verdi soddisfatto "per la rapidità con cui si stanno portando avanti tutti gli impegni presi".

fonte: www.ansa.it