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RAEE, al via il nuovo servizio online CNA-Cobat

Presentato a Roma il progetto Easy Collect a meno di un mese dalla firma dell’accordo

A meno di un mese dalla firma dell’accordo, è stato presentato ieri a Roma, presso la sede della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, il progetto Easy Collect, targato CNA Installazione Impianti e Cobat – Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo.
Si tratta di una piattaforma web semplice e intuitiva che permette di gestire con pochi click i rifiuti professionali derivanti dalla propria attività, ottenendo un servizio di raccolta ottimizzato in base alle esigenze dell’impresa, con la garanzia dei migliori standard ambientali.
L’intesa permette a 30 mila installatori e impiantisti aderenti a CNA di usufruire in maniera semplificata e diretta dei servizi integrati di Cobat per la raccolta e il trattamento di RAEE (acronimo che sta per rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), batterie esauste e altri prodotti giunti a fine utilizzo.
Gli artigiani, che ogni giorno si trovano a dover gestire i rifiuti derivanti dalle proprie attività professionali, dovranno semplicemente collegarsi al sito internet di CNA e, una volta iscritti al servizio Easy Collect, accedere alla propria area riservata. Qui potranno chiedere e ottenere in tempi rapidi un preventivo per il servizio di raccolta, effettuare un ordine di ritiro e consultare l’archivio delle fatture.
Il progetto rientra nell’ambito dell’obiettivo di Cobat di garantire ai produttori e agli importatori di beni associati al consorzio la raccolta e l’avvio al riciclo dei prodotti immessi sul mercato, una volta giunti a fine utilizzo, nonché il raggiungimento dei sempre più ambiziosi target europei.
Leggi anche: “RAEE, nasce 'Easy Collect': accordo Cna-Cobat

fonte: http://www.casaeclima.com

Pile, dal 20/3/2016 nuovi limiti commercializzazione per cadmio e mercurio



In vigore dal 20 marzo 2016 le regole del Dlgs 15 febbraio 2016, n. 27 che recepisce la direttiva 2013/56/Ue sul blocco della circolazione delle pile al cadmio in apparecchi senza fili e per il mercurio nelle pile a bottone.
Il provvedimento — emanato su delega della "legge di delegazione Ue 2014" (legge 114/2015) — recepisce le nuove regole europee del 2013 in materia che cancellano la deroga prevista dalla storica direttiva 2006/66/Ce sulle pile e gli accumulatori. La direttiva del 2006 (recepita dal Dlgs 188/2008) già eliminava dal mercato le pile contenenti più dello 0,002% di cadmio in peso, ma permetteva la circolazione delle pile al cadmio se contenute negli apparecchi wireless.
Il provvedimento modificando il Dlgs 188/2008 fa sparire tale deroga dal 1° gennaio 2017.
Stop anche al mercurio nelle pile a bottone. Sopprimendo il comma 2 dell'articolo 3 del Dlgs 188/20008, il Dlgs 27/2016 cancella dal 20 marzo 2016 la deroga al divieto di immissione in commercio per pile a bottone con un tenore di mercurio non superiore al 2% in peso. Infine il provvedimento aggiorna il Dlgs 188/2008 sostituendo tutti i riferimenti al Dlgs 151/2005 sui Raee con quelli alla nuova disciplina dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche ex Dlgs 49/2014.

fonte: www.reteambiente.it

Riciclo dei tubi catodici: vicino il 100% grazie a Raecycle

Grazie a un procedimento unico al mondo sviluppato a Siracusa da Raecycle, sarà possibile recuperare anche il vetro al piombo presente nei tubi  catodici dei monitor per PC e dei televisori


Riciclo dei tubi catodici: vicino il 100% grazie a Raecycle

In poco tempo gli schermi a cristalli liquidi, Oled e al plasma hanno soppiantato quasi completamente la vecchia tecnologia dei tubi catodici. Ma se nelle maggior parte delle case italiani questi ingombranti monitor sono oramai un ricordo lontano, non si può dire lo stesso per il settore dello smaltimento rifiuti.
Il riciclo dei tubi catodici presenta ancora alcune difficoltà, connesse soprattutto al vetro cono, componente che contiene una grande quantità di ossidi di piombo e un rivestimento a base di ossidi metallici e grafite. Fino a ieri i vecchi televisori venivano disassemblati con operazioni per lo più manuali che permettono però il recupero solo di una parte del vetro cono. L’uso del tempo passato è d’obbligo, almeno in Italia: qui infatti, e più precisamente a Siracusa aprirà il primo impianto al mondo in grado di riciclare questi schermi con performance vicine al 100%.

Come funziona il riciclo dei tubi catodici
Realizzata da Raecycle, consorzio che opera nell’ambito del riciclo dei RAEE e dei rifiuti di pile e accumulatori, la centrale è pronta a chiedere il cerchio della vita dei tubi a raggi catodici: grazie ad  brevetto made in Italy, l’impianto si avvarrà di un processo idrotemico a bassa energia per recuperare il vetro al piombo sotto forma di solfuro e di silicati solubili. Il trattamento è ambientalmente sostenibile e consente di ottimizzare il recupero di questa particolare categoria di RAEE, ricavando materie prime di alto valore.

Spiega Emmanouil Volakakis, presidente di Raecycle: “Oggi il vetro al piombo, dopo che si sono praticamente esauriti i residuali canali di reimpiego per la produzione di altri CRT, rischia di dover venire conferito in discarica come rifiuto pericoloso (se consentito dal singolo stato membro della Comunità Europea), con costi sempre più elevati sia in termini economici che ambientali, ma può essere riciclato attraverso apposite procedure di trattamento, spiega. E’ proprio qui che l’attività svolta nell’impianto di Siracusa assume una valenza strategica e innovativa. Attraverso un processo idro-metallurgico a freddo brevettato, unico a livello mondiale, siamo infatti in grado di separare il vetro dal piombo ed estrarre piombo metallico, silicati solubili ed insolubili. Il processo di trattamento è inoltre sostenibile dal punto di vista ambientale e consente di ottimizzare il recupero di questa particolare categoria di RAEE, ricavando materie prime a valore. Siamo stati anche contattati da alcuni riciclatori del vetro proveniente dalla raccolta differenziata domestica, per aiutarli a recuperare le frazioni contenti alto tenore di piombo (cristalli)”.

fonte: www.rinnovabili.it

Dai rifiuti elettronici si può estrarre l’oro con l’aceto

I circuiti stampati e altri rifiuti elettronici contengono componenti d’oro difficilmente recuperabili con metodi sostenibili. Ma da oggi cambia tutto


Dai rifiuti elettronici si può estrarre l'oro con l'aceto

Trasformare i rifiuti elettronici in oro. Ci sono riusciti i ricercatori dell’Università del Saskatchewan, in Canada, che hanno trovato un sistema veloce, economico e rispettoso dell’ambiente per estrarre questo prezioso metallo da apparecchiature elettriche ed elettroniche giunte a fine vita.
Oggi si utilizzano principalmente due procedimenti industriali per rimuovere l’oro dagli scarti elettronici:

– La pirometallurgia, cioè l’estrazione del metallo dai minerali con temperature superiori ai 1.000 °C. Si tratta di un metodo ad alta intensità energetica, costoso e impattante, dal momento che rilascia composti organici come le diossine.

– L’Idrometallurgia, o metallurgia per via umida, che impiega solventi liquidi per ottenere la separazione dei metalli dal minerale. Le soluzioni impiegate coinvolgono l’uso di cianuro, acido nitrico, acido cloridrico.

A seguito di questi trattamenti, il materiale che conteneva l’oro non è più recuperabile: un grosso problema per l’industria del riciclo, che si vede privata di molti rifiuti preziosi in un’ottica di economia circolare. La bella scoperta dei ricercatori canadesi permette, invece, di sottrarre il metallo al rifiuto di partenza, senza pregiudicarne il recupero.

Dai rifiuti elettronici si può estrarre l'oro con l'aceto 5 
Il trucco è utilizzare una soluzione di acido acetico e un ossidante, che permette di sciogliere l’oro in appena 10 secondi e estrarlo dai circuiti stampati lasciando intatte le componenti in rame, nichel, ferro e altri metalli.
La tecnica può portare benefici economici incredibili: gli scienziati ritengono che, a fronte di un processo estrattivo tradizionale che costa 1.520 dollari per kg di oro, l’utilizzo dell’acido acetico abbatterebbe le spese fino a 66 dollari al kg.
Ogni anno il mondo produce oltre 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE). Una quota in rapida crescita a causa dell’incessante innovazione tecnologica e dell’obsolescenza programmata che la alimenta, accorciando il ciclo di vita dei dispositivi elettronici. Data la carenza di metodi di riciclo adeguati, oltre l’80% di questi rifiuti finisce in discarica, con gravi problemi ambientali che potrebbero, d’ora in poi, essere via via risolti con una buona dose di aceto.

fonte: www.rinnovabili.it

Fondo perduto ai Comuni Italiani per la realizzazione e lo sviluppo dei Centri di Raccolta

Fondo perduto ai Comuni Italiani per la realizzazione e lo sviluppo dei Centri di Raccolta
Ambito Territoriale: Italia
Categoria merceologica: Pubblico
ID Scheda 16011103
Emesso Bando finalizzato al potenziamento e l’adeguamento dei Centri di Raccolta iscritti al CdC RAEE, ai fini dell’ottimizzazione delle operazioni di gestione dei RAEE.
Il Programma è articolato in tre distinte Misure:
  • Misura 1, relativa alla realizzazione di opere presso il CdR e/o all’acquisto di beni per l’operatività del CdR, già effettuati entro il termine massimo di 12 mesi precedenti la pubblicazione del presente Bando;
  • Misura 2, relativa alla realizzazione di opere presso il CdR e/o all’acquisto di beni per l’operatività del CdR, che non siano già stati effettuati al momento della pubblicazione del presente Bando;
  • Misura 3, relativa alla realizzazione di sistemi per la raccolta continuativa dei RAEE domestici sul territorio;
Il contributo massimo concedibile è pari a:
  • Per la Misura 1: il contributo concesso è pari all’85% del costo totale dell’intervento, fino a un importo massimo pari a € 20.000,00;
  • Per la Misura 2: il contributo concesso è pari all’85% del costo totale dell’intervento, fino a un importo massimo pari a € 25.000,00;
  • Per la Misura 3: il contributo concesso è pari all’85% del costo totale dell’intervento, fino a un importo massimo pari a € 20.000,00.
fonte: sportelloattivitaproduttive

Raee, pubblicato il bando del Mercato Elettronico

Raee, pubblicato il bando del Mercato Elettronico

















Il 23 dicembre 2015 è stato pubblicato il nuovo bando del Mercato Elettronico “Servizi di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)”.
Il bando consente l’erogazione di un servizio integrato composto dalle seguenti attività (non erogabili singolarmente):
• Raccolta dei RAEE presso le Pubbliche Amministrazioni detentrici
• Trasporto degli stessi presso gli impianti autorizzati al trattamento ai sensi delle normative ambientali vigenti
• Trattamento dei RAEE con recupero delle materie prime, ai sensi ai sensi delle normative ambientali vigenti.
L’iniziativa nasce per soddisfare le esigenze, manifestate dalle Pubbliche Amministrazioni, di ampliamento delle tipologie di servizi acquistabili tramite il Programma di Razionalizzazione degli Acquisti, anche in considerazione della necessità di usufruire di servizi di raccolta, trasporto e trattamento dei RAEE che siano ambientalmente compatibili, svolti nel pieno rispetto di quanto prescritto dalle normative vigenti, nonché erogati da parte di fornitori qualificati e certificati, che garantiscano affidabilità e misurabilità dei risultati conseguiti in sede di trattamento dei rifiuti RAEE.
Il bando MePA “Servizi di raccolta, trasporto e trattamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)” prevede la possibilità per i fornitori di presentare domanda di abilitazione per l’ambito merceologico “Rifiuti RAEE”, sulla base dei diversi livelli di autorizzazione alla detenzione ed al trasporto e trattamento in loro possesso.
Gli acquisti sono disponibili solo attraverso RDO (Richiesta di Offerta).
Data di scadenza del bando: 15/07/2017

fonte: http://www.oggigreen.it

L’industria italiana del riciclo continua a crescere. Ecco le filiere più green

L’industria del riciclo dei rifiuti si conferma pilastro della circular economy. Il riciclo degli imballaggi registra un +2% nel 2014

L’industria italiana del riciclo continua a crescere. Ecco le filiere più green
L’Italia dà prova di essere un Paese sempre più riciclone. Nonostante la contrazione dei consumi e della produzione industriale, secondo i dati del rapporto L’Italia del Riciclo, continua a crescere in termini assoluti il riciclo degli imballaggi. L’industria specializzata nella “seconda vita” dei materiali si conferma, così pilastro della circular economy.
Il rapporto – promosso e realizzato da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – è un appuntamento annuale fondamentale per tastare il polso della situazione di un settore, quello della seconda vita dei rifiuti, che può essere una vera e propria fonte di  “petrolio” a km zero per il Belpaese. In base ai dati forniti, il quadro che ne emerge è sicuramente positivo anche spaziando nelle diverse filiere: dal comparto degli imballaggi, ai RAEE, dalla gestione della frazione organica e agli pneumatici.
In termini assoluti il riciclo degli imballaggi registra un +2% nel 2014 (nel 2014 il 66% è stato avviato a riciclo) pari 7.808 milioni di tonnellate riciclate contro le 7.642 del 2013 e le 7.562 del 2012. L’incremento riguarda tutte le singole filiere con punte d’eccellenza nel tasso di riciclo in comparti come carta (80%), acciaio (74%), alluminio (74%) e vetro (70%), mentre la crescita più significativa la registra il legno (+10% da 1,4 mln di tonnellate a 1,539). Segno positivo per la raccolta differenziata della frazione organica con 5,7 milioni di tonn. e +9,5% rispetto al 2013; salgono i numeri delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolte (+3% rispetto al 2013) che raggiungono la quota pro-capite nazionale di 3,81 kg per abitante, di poco inferiore alla soglia di 4 kg  fissati come target a fine 2015 (ma nei prossimi tre dovrà essere raccolta una quantità più o meno tripla); si avvicina agli obiettivi europei il tasso di reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, che raggiunge l’80,3% (ma è il recupero energetico a mancare l’obiettivo). Buoni i segnali registrati dal riciclo degli pneumatici con 129.000 tonn. recuperate e da quello dei rifiuti tessili che aumenta del 12% con 124.000 tonnellate e dagli oli e grassi vegetali e animali raccolti nel 2014 hanno registrato un incremento del 14% rispetto a quanto raccolto nel 2013.
Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi sui cambiamenti climatici appena concordati a Parigi, il riciclo di materia può svolgere una funzione fondamentale dovuta al risparmio di energia nella produzione di materie prime e quindi alle emissioni di CO2 evitate. Per far questo è necessario scoraggiare lo smaltimento in discarica e migliorare la qualità dei materiali raccolti, nonché razionalizzare e semplificare il contesto normativo. Anche in considerazione della discussione sul nuovo pacchetto sull’economia circolare, è necessario superare i punti non chiari e conflittuali fra le diverse legislazioni, in modo da agevolare il riciclo di materiali che non comportano rischi ambientali effettivi”, ha commentato Anselmo Calò, Presidente di UNIRE.
“Sia pure in modo non omogeneo, perché permangono zone di arretratezza in alcune Regioni, il sistema del riciclo dei rifiuti in Italia è ormai decollato con numeri di livello europeo.”, ha affermato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile,“Ora però, con le modifiche proposte dalla Commissione europea a tutte le Direttive sui rifiuti e, a fronte dei nuovi obiettivi di riciclo più impegnativi al 2025 e al 2030, sarà necessario recuperare anche le zone ancora arretrate, aumentare e migliorare le raccolte differenziate, procedere a rafforzare industrializzazione e innovazione nel settore”.
I punti critici? Il documento sottolinea come, per migliorare ulteriormente le performance dell’industria del riciclo, sia necessario anche ridurre i costi amministrativi e burocratici e combattere le illegalità in modo efficace. Come evidenzia il Rapporto, “bisogna facilitare l’applicazione delle norme in maniera omogenea sul territorio nazionale, sostenere le imprese per migliorare l’accesso al credito ed ai fondi europei, alleggerire gli oneri burocratici del settore, semplificare gli iter autorizzativi ed emanare i regolamenti e le norme tecniche mancanti, tenendo conto anche delle nuove proposte di modifiche della Commissione europea”. Secondo le stime della Commissione, infatti, il Pacchetto sulla circular economy – approvato in Italia lo scorso 2 dicembre – porterà nell’Unione Europea, al 2030, ad un risparmio di 600 miliardi di euro, alla creazione di 580.000 posti di lavoro e alla riduzione delle emissioni di carbonio di 450 milioni di tonnellate all’anno.

Rifiuti in Italia ed import / export
Tra le novità del rapporto 2015 il focus sulle dinamiche di import / export dei rifiuti. Tra il 2009 e il 2014, si è registrata una crescita del 60% dei rifiuti importati, mentre quelli esportati sono aumentati del 10%. Nel 2014 i rifiuti di origine urbana e industriale movimentati attraverso i confini italiani hanno raggiunto quasi quota 10 milioni di tonnellate, 5,9 dei quali importati e 3,8 esportati. Andando ad analizzarne la composizione, il 77% dell’import è costituito da metalli, in larga parte di tipo ferroso, ai quali fa seguito il legno (11% sul totale importato). Per quanto riguarda invece l’export, il 24% del totale in uscita è formato da plastica e carta, ma la maggior parte dei rifiuti spediti all’estero, intorno al 60%, non rientra in nessuna delle tradizionali filiere merceologiche come le ceneri di carbone per quasi 680.000 t., i rifiuti da desolforazione di fumi (225.000 t.) e rifiuti pericolosi stabilizzati (circa 200.000 t). Tra gli altri rifiuti con quantità esportata superiore a 100.000 t., si trovano inoltre rifiuti non pericolosi da trattamento meccanico di rifiuti, materiali di costruzione contenenti amianto e miscugli contenenti almeno un rifiuto pericoloso.I rifiuti importati vengono avviati a recupero di materia pressoché nella totalità dei casi, mentre quelli spediti all’estero risultano destinati a operazioni di recupero per il 70%.
Dal raffronto tra import ed export, emerge come 450.000 tonnellate di rifiuti importati (circa l’8% di quelli trasportati nel nostro Paese per essere trattati) equivalgano, per volume e tipologia, a rifiuti italiani spediti all’estero, con costi per noi spesso, purtroppo, esorbitanti. Secondo il report, l’esportazione è legata, in parte, a deficit impiantistici soprattutto per la gestione dei pericolosi e, in parte, a una maggiore convenienza economica.

fonte: http://www.tekneco.it


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A Natale boom regali hi tech, 3 passi per riciclare i vecchi oggetti


A Natale boom regali hi tech, Remedia suggerisce tre passi per riciclare i vecchi oggetti © Ansa
Anche per questo Natale i regali tecnologici sono tra i più gettonati. Molti consumatori troveranno sotto l'albero smartphone, tablet, smartwatch, tv, computer, piccoli elettrodomestici per la cucina o, ancora, console e giocattoli elettronici per i più piccoli. Che cosa fare invece dei prodotti elettrici ed elettronici a fine vita?

ReMedia - fra i principali Sistemi Collettivi italiani no-profit per la gestione eco-sostenibile dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), pile e accumulatori esausti - ricorda di seguire tre semplici passi per salvaguardare l'ambiente anche nel periodo delle feste, quando il ricambio di tecnologia diventa ancora più alto rispetto al resto dell'anno.
1) Riconoscere gli apparecchi elettrici ed elettronici non più utilizzabili: i prodotti che si alimentano con corrente elettrica, attaccandoli alla presa di casa o con le pile, sono apparecchi elettrici ed elettronici. Quando non più riutilizzabili, diventano rifiuti e, se riportano il simbolo del bidoncino barrato, devono essere raccolti in modo differenziato per consentirne il corretto riciclo.
2) Metterli da parte in un'area asciutta e sicura: è importante non buttarli nella raccolta indifferenziata o dimenticarli nei cassetti.
3) Portarli all'isola ecologica o usufruire del servizio 1 contro 0: per smaltire i Raee correttamente, è necessario recarsi a un'isola ecologica: la più vicina si può trovare su http://www.remediapervoi.it/it/ricerca-piazzola/. Se l'apparecchio è di piccolissime dimensioni (sotto i 25 cm) si può portare in un punto vendita di apparecchiature elettriche ed elettroniche con superficie commerciale superiore ai 400 metri quadrati. La consegna è gratuita e senza obbligo di acquisto.

I Raee verranno trasportati in un impianto di riciclo e successivamente triturati e divisi per ottenere materie prime seconde - tra cui plastica, vetro, ferro e alluminio - da reintrodurre nel ciclo produttivo. Il corretto processo di trattamento consente di preservare l'ambiente e la salute, riducendo le emissioni di CO2, risparmiando energia e combattendo il traffico illegale di apparecchi elettronici verso i paesi in via di sviluppo. Le oltre 41.000 tonnellate di rifiuti tecnologici avviati a un corretto riciclo da Remedia lo scorso anno, hanno consentito di evitare l'emissione di 39,3 mila tonnellate di CO2 equivalente, l'estrazione di quasi 80 mila tonnellate di risorse minerali e fossili, il consumo e l'inquinamento d'acqua per un totale di 705 mila m3 e il consumo di una superficie di suolo pari a 382 ettari di territorio. Nel 2014, inoltre, Remedia ha contribuito a ridurre i costi di importazione di materie prime per un valore stimato in totale in circa 21 milioni di euro.

fonte: www.ansa.it

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RAEE, il dramma ambientale del business illegale

Solo un terzo dei RAEE viene gestito dalle filiere legali del riciclo. Tutto il resto alimenta un commercio illegale e ambientalmente insostenibile


RAEE il dramma ambientale del business illegale

Le cifre del riciclo dei RAEE sono poco incoraggianti: solo un terzo dei rifiuti elettrici ed elettronici è gestito nel modo corretto. Lo sostiene Pascal Leroy, segretario generale del WEEE Forum, che ha presentato il rapporto finanziato dall’Unione europea e intitolato “Countering WEEE Illegal Trade”. La ricerca è stata presentata ieri a Roma, durante un workshop dei Consorzi Ecodom e Remedia.
I dati dicono che, nel 2012, il 35% dei RAEE dismessi da aziende o da privati è stato gestito dai sistemi ufficiali di raccolta e riciclo: soltanto 3,3 milioni di tonnellate contro i 9,5 milioni totali. Il restante 65% (6,2 mln di tonnellate) è finito in esportazioni, riciclo non sostenibile o smaltimento nell’indifferenziata.
Lo studio ha stimato che oltre 750.000 tonnellate di RAEE finiscono smaltiti in maniera sbagliata e 1,3 milioni vengono spediti fuori dall’Europa senza documentazione adeguata: circa il 30% (400 mila tonnellate) è inutilizzabile, ma il 70% è ancora funzionante. Il dato peggiore è quello che rivela la scorretta gestione di 4,7 milioni di tonnellate di RAEE, il doppio del peso esportato. Parte di questo quantitativo è commercializzato illegalmente nella stessa Europa.

RAEE il dramma ambientale del business illegale 2 
A rimetterci parecchio denaro è l’industria legale del riciclo, che vede svanire ogni anno tra 800 milioni e 1,7 miliardi di euro. I danni ambientali sono ancora più preoccupanti: più di 84 mila tonnellate di compressori per frigoriferi vengono rubate, che valgono un quantitativo di emissioni pari a quello prodotto da 5 milioni di auto in un anno.
«I RAEE che ogni anno, in Europa, sono gestiti non correttamente hanno un peso pari ad un muro di mattoni alto 10 metri che va da Oslo fino in fondo all’Italia», ha detto Pascal Leroy. Per ridurre il commercio illegale, il rapporto propone un “Operational Intelligence Management System” che si occupi di raccolta dati sui crimini e una “National Environmental Security Task Force” per l’applicazione di leggi a livello nazionale e internazionale.

fonte: www.rinnovabili.it

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Al via il progetto RAEE@Scuola con 45mila alunni

RAEE@scuola
Sensibilizzare i ragazzi delle scuole sulla corretta gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), per far sì che diventino promotori di un importante messaggio di educazione ambientale. E’ questo l’obiettivo di RAEE@scuola, il progetto – giunto alla quarta edizione – promosso dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) insieme al Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), con il supporto operativo di Ancitel Energia & Ambiente e il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
RAEE@scuola prende il via da Alessandria e fino al prossimo mese di giugno coinvolgerà, in 50 Comuni italiani, oltre 45.000 alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Negli istituti verrà distribuito un kit informativo e gli studenti saranno invitati a portare da casa i piccoli RAEE – come telefonini, stampanti, giochi elettronici, phon –  e a conferirli in appositi contenitori posizionati nelle scuole. Al termine di un periodo di tre settimane, il materiale raccolto verrà ritirato dagli addetti del servizio di igiene urbana del Comune e verrà trasportato presso il Centro di Raccolta comunale. Il progetto ha come testimonial BAZ, il comico della trasmissione Colorado, che appare su tutto il materiale informativo nei panni di un simpatico personaggio animato.
Ogni italiano produce ogni anno in media 14,7 kg di RAEE; di questi solo poco più di 4 kg pro-capite, pari a circa il 30% dell’immesso sul mercato, viene correttamente raccolto e avviato al recupero. Gettare i RAEE in un cassonetto della raccolta indifferenziata non solo è uno spreco perché si rinuncia al recupero di materie prime importanti (ferro, alluminio, rame, plastica) e metalli preziosi (oro, argento, rame) che sono riutilizzabili nei cicli produttivi, ma anche un costo per la collettività e un gesto dannoso per l’ecosistema: questi prodotti sono composti anche da sostanze inquinanti (come i clorofluorocarburi) e tossiche (come il mercurio) altamente nocive per l’uomo e per l’ambiente.
«È necessario – spiega Filippo Bernocchi, Delegato ANCI Energia e Rifiuti – incrementare la raccolta e il riciclo dei RAEE, soprattutto a fronte dei nuovi obiettivi che la Comunità Europea impone agli Stati Membri. La Nuova Direttiva RAEE 2012/19/UE, che è stata recepita dal nostro Paese attraverso l’approvazione del Decreto Legislativo n.49 del 14 marzo 2014, prevede la modifica dei quantitativi minimi di RAEE da raccogliere e cambia i parametri per il calcolo dei tassi di raccolta. La soglia minima da rispettare non si baserà più sui chilogrammi di RAEE raccolti per ogni abitante, ma sul rapporto tra i quantitativi raccolti e la media delle nuove apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti. Dal 2016 si dovrà raccogliere il 45% dell’immesso sul mercato, per poi passare al 65% nel 2019: un obiettivo importante da raggiungere attraverso un importante opera di educazione ambientale».

fonte: http://www.envi.info

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ASM Rieti: approvato il bilancio 2014, molte le iniziative avviate in due mesi

CS ASM Rieti2
Il Consiglio di Amministrazione di lunedì 9 Novembre ha approvato all’unanimità il bilancio 2014 superando positivamente la diatriba che per tanti mesi ha coinvolto i soci di ASM.
Il nuovo consiglio di amministrazione, assunto questo tema come una delle priorità aziendali, ha districato così un adempimento obbligatorio, dai molti risvolti giuridici, indispensabile alla costruzione di politiche di sviluppo per i servizi erogati al Comune di Rieti e non solo.
RECUPERO CREDITI  Nella stessa riunione di CDA è stato affidato, a  seguito di una gara, il servizio di recupero crediti verso aziende debitrici.
COMITATO DI GESTIONE  Il Bilancio, così come numerose altre attività aziendali sono state discusse in queste settimane nel Comitato di gestione, un nuovo organo direzionale, istituito dai nuovi vertici aziendali, che coinvolge i responsabili di tutti i settori aziendali nelle scelte strategiche.
PIANO TRIMESTRALE  Con questa metodologia è stato elaborato un Piano trimestrale degli obiettivi, un elaborato contenente progettualità considerate strategiche dall’azienda su cui sarà possibile, con questo nuovo strumento, monitorare adeguatamente gli avanzamenti.
REVISIONI DELLA SPESA  Fin dai primi giorni dalla nomina il nuovo CdA  sta cercando di ridurre gli impegni economici dell’azienda  e tra i primi obiettivi è stata definita l’internalizzazione di servizi affidati all’esterno (es, lavaggio mezzi igiene urbana per un costo annuo di circa 180 mila euro)
SISTEMI DI RILEVAZIONE GPS  ASM ha avviato in questi giorni l’installazione sperimentale di sistemi GPS sui mezzi aziendali, grazie a una fornitura conseguita dall’azienda in prova gratuita per sei mesi.
L’attività potrà permettere all’azienda di analizzare meglio i percorsi, distribuire omogeneamente i carichi di lavoro tra i diversi conducenti, ridurre le percorrenze ed i costi di gestione attraverso un uso più razionale dei mezzi. Il sistema consente, infatti, il monitoraggio in tempo reale della posizione del mezzo e dei viaggi in corso, l’archivio storico dei tracciati, l’elaborazione di report dettagliati con viaggi, soste, pause, velocità e orari.
Un monitoraggio attivo 24h che controllerà i movimenti e lo stato dei veicoli, al fine di garantire il pronto intervento in caso di incidente; la diminuzione dei rischi di furto e la possibilità di riduzione degli oneri assicurativi, nonché l’analisi dettagliata dei tempi di trasferta rispetto a quelli di lavorazione.
In questi primi due mesi la riapertura, da parte del nuovo Consiglio di Amministrazione, dei tavoli con le rappresentanze dei lavoratori dei tre settori (l’igiene urbana, il trasporto pubblico locale e le farmacie comunali) ha permesso, oltre che di sottoscrivere un accordo sul tema GPS, di definire un percorso di confronto tra le parti finalizzato alla condivisione dei nuovi obiettivi e delle prospettive aziendali.
PORTA A PORTA Partirà nei prossimi giorni, grazie al bando appena concluso,  la progettazione dei nuovi sistemi di raccolta differenziata “porta a porta” che potranno permettere all’azienda di fare un significativo passo in avanti nelle classifiche regionali e nazioni dei livelli di raccolta differenziata nei capoluoghi di provincia e ridurre significativamente i costi di smaltimento dei rifiuti indifferenziati. La tempistica di avvio andrà a coincidere con i tempi del nuovo finanziamento regionale concesso al Comune di Rieti per la campagna informativa e l’acquisto della strumentazione da consegnare alle famiglie e alle aziende del territorio, potendo così incidere positivamente sula riduzione dei costi di smaltimento.
CARTONIADI 2015 In seguito all’adesione del Comune di Rieti al progetto COMIECO Cartoniadi 2015, Comune ed ASM hanno definito attività congiunte volte ad aumentare la raccolta differenziata di carta e cartone. ASM sta consegnando a tutte le scuole i contenitori per la raccolta differenziata, per poter dare seguito, anche dopo la campagna di sensibilizzazione ad una duratura attività ambientale.
RIDUZIONE DEI RIFIUTI  E’ la prima volta che ASM aderisce alla Settimana europea sulla riduzione rifiuti, una campagna di sensibilizzazione destinata a ridurre la produzione di scarti a livello cittadino, a cui l’azienda contribuisce inaugurando, entro fine mese iniziative specifiche per la riduzione degli imballaggi nella città di Rieti, partendo dal coinvolgimento delle farmacie comunali
ADEGUAMENTO NORMATIVO  ASM intende infine adeguarsi alla normativa 231 e nei giorni scorsi ha ripreso le attività inerenti la definizione del modello organizzativo aziendale e la Responsabilità d’impresa, bloccate da alcuni mesi, che vedranno l’azienda impegnata a costruire un modello di gestione attento ai temi della sostenibilità ambientale, della partecipazione e della trasparenza amministrativa.
CASA PENTA Come autorizzato dal Tribunale e come da modalità concordate durante il sopralluogo con tutti gli enti, sono riprese le normali attività di trasferenza dei rifiuti  a Casa Penta e questo ha permesso la ripresa regolare dei servizi.
Il presente comunicato è stampato su carta riciclata, grazie all’implementazione del sistema degli  acquisti verdi avviata da ASM per le proprie forniture.
Il Consiglio di Amministrazione di ASM Rieti: Alessio Ciacci Presidente, Elena Leonardi VicePresidente e Maurizio Camerini Consigliere

fonte: www.ciaccimagazine.org

RAEE, il sistema è al collasso. A rischio gli obiettivi europei

L’Associazione per il recupero dei RAEE lancia un SOS: “Il crollo dei prezzi delle materie prime ci manderà sul lastrico senza un Decreto del governo”

RAEE il sistema è al collasso A rischio gli obiettivi europei
L’intero sistema di raccolta e riciclo dei RAEE è vicino al collasso: senza un adeguamento dei prezzi per i riciclatori, la variazioni di mercato porteranno l’Italia al fallimento degli obiettivi europei. A lanciare l’allarme è ASSORAEE, durante l’appuntamento annuale del Forum RAEE di Ecomondo. Il problema cui l’associazione (che riunisce i riciclatori dei Rifiuti elettrici ed elettronici di Confindustria) chiede di prestare la dovuta attenzione è rappresentato dal crollo, registrato negli ultimi mesi, dei prezzi delle materie prime ottenute dal trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Questa picchiata starebbe minando alla base le attività di riciclo.
Secondo l’analisi di ASSORAEE, «il valore delle materie prime (ferro, plastica e alluminio) da aprile ad oggi ha subito un tracollo di circa il 30%-35% e la stessa riduzione hanno registrato anche i ricavi generati dal settore. Nel mese di settembre si sono verificate le contrazioni più significative e preoccupanti, -220 €/tonnellata per l’alluminio, -56 €/tonnellata per il ferro, -59 € per la plastica. Esiste, inoltre, la possibilità concreta che il mercato di alcuni materiali, come la plastica, si chiuda completamente, con il risultato di far passare il riciclo da quella che prima era una voce di ricavo, più o meno consistente, a un elemento di puro costo».

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Nel 2014 in Italia sono state raccolte 231.717 tonnellate di RAEE, in leggero aumento rispetto al 2013, ma ancora in calo rispetto al 2011 (260.081 ton) e al 2012 (237.966 ton). Attualmente il nostro Paese raggiunge i 3,8 kg per abitante l’anno, molto al di sotto dell’obiettivo europeo (circa 7,5 kg/ab) che scatterà a partire dal prossimo gennaio. Le prospettive di crescita sono «fortemente legate – dichiara ASSORAEE – all’ampliamento della raccolta effettuata dalla distribuzione secondo il ‘sistema dell’uno contro zero’».
I riciclatori si trovano stretti in una morsa: da un lato le quantità avviate a recupero sono sempre meno, dall’altra le materie prime seconde che rivendono vanno via per un piatto di lenticchie, con il risultato che è l’estremità finale della filiera a soffrire di più, perché vende e ricava sempre meno.
«I comuni e gli operatori della distribuzione effettuano la raccolta – descrive l’associazione – poi i rifiuti vengono presi in gestione dai sistemi collettivi costituti dai produttori, che li affidano agli impianti di trattamento per lo smaltimento o il riciclo, sulla base di contratti che oggi non prevedono variazioni o riallineamenti, pur in presenza di oscillazioni sostanziali dei valori delle materie prime».

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Gabriele Canè, presidente di ASSORAEE, punta il dito contro la politica, poiché considera «non più rinviabile l’emanazione del Decreto sul trattamento adeguato che stabilisca regole certe e un sistema di controlli efficace sugli standard di qualità e sicurezza di gestione dei RAEE». Non solo, ma il gruppo chiede anche «un maggior coinvolgimento di tutti gli attori della filiera sulla sostenibilità economica del sistema e sui mercati di sbocco dei materiali riciclati, secondo i principi ormai condivisi del ‘chi inquina paga’ e della ‘responsabilità estesa del produttore’».
Senza queste misure, l’Italia diventerà la cenerentola europea in materia di gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici. Non solo sarà impossibile centrare l’obiettivo dei 7,5 kg pro capite dal 1 gennaio 2016, ma diverrà una chimera anche il target 2019, che impone una raccolta di 10 kg per abitante.

fonte: www.rinnovabili.it

Roma, Censis: per 61% dei romani la città è più sporca rispetto a due anni fa

Secondo il Censis il 61% dei romani ritiene che la città sia più sporca rispetto a due anni fa. Vengono giudicati in modo peggiore i servizi di pulizia e manutenzione stradale
(Quanto di più vero e visto con i miei occhi - NDR)

Immagine: Roma, Censis: per 61% dei romani la città è più sporca rispetto a due anni fa
La pulizia della città di Roma è un tema critico per la Capitale. Secondo una indagine del Censis, il 61% dei romani ritiene che la città sia più sporca rispetto a due anni fa, per il 33% la situazione è rimasta invariata e appena il 6% la trova più pulita. E solo il 5% dei romani colloca la raccolta dei rifiuti tra i servizi comunali che funzionano meglio. Sono alcuni dei numeri che emergono nel 6° numero del diario "Roma verso il Giubileo" realizzato dal Censis.
Vengono giudicati in modo peggiore solo i servizi di pulizia e manutenzione stradale, considerati pienamente efficienti dal 3,6% appena dei residenti. Un'indagine comparativa della Commissione europea sulla percezione della qualità della vita in 79 città evidenzia l'elevata insoddisfazione dei romani. Se a Vienna la percentuale di abitanti insoddisfatti si attesta sotto il 20%, a Londra al 32%, a Barcellona al 41%, a Parigi, Madrid e Berlino attorno al 56-57%, a Roma la quota degli scontenti sale al 75%. Che vi sia la necessità di destinare più risorse per la pulizia delle strade e per il decoro urbano è indubbio, afferma il Censis. Fino a pochi mesi fa il 45% degli automezzi dell'Ama rimaneva parcheggiato nelle rimesse perché guasto (oggi la percentuale sta scendendo al 30%). Il piano di rilancio recentemente annunciato prevede 300 operatori ecologici in più, il sistema di tracciamento degli automezzi, il rinnovo del parco dei cassonetti e la dislocazione entro fine anno di 10.000 nuovi cestini gettacarte.

fonte: www.ecodallecitta.it

La tariffa puntuale sta finalmente prendendo piede in Lombardia. Questa è la testimonianza di un comune in provincia di Bergamo, Boltiere. Volere è potere...




Ore 5.55 si parte! “Camius" nuovo di pacca con transponder per la raccolta del rifiuto secco residuo con bidoncino microchippato. Molti sacchi non conformi (situazioni catastali da sistemare in collaborazione con uff tecnico e uff tributi), ritirati ma monitorati con foto georef e segnalati con avviso di errato conferimento. A colpo d’occhio (nostro e dei 4 operatori che svolgono il lavoro sul territorio da anni): 1. drastica diminuzione del secco (anche se conferito nei sacchi non conformi) 2. impennata di carta/cartone e imballaggi in plastica ritirati il giovedì (compensazione della diminuzione del secco) 3. molto bene il conferimento della nuova frazione “pannolini pannolini e assorbenti” in sacchi trasparenti attivata qs settimana Dopo le ansie da “da secco”, da “adesso ho la casa piena di bidoni” e da “assorbenti in vista" che hanno monopolizzato per tutta la settimana la pagina FB Sei di Boltiere se… beh è andato tutto ottimamente (si può dire ottimamente?). E bbbbravi Boltieresi! Le ansie nn ci fanno paura… c’è da fare? Si fa! Molti Boltieresi hanno voluto provare e ce l’hanno fatta. Gli altri non potranno far altro che seguirci, non perché obbligati ma perché convinti che qs rivoluzione si può fare. Un grazie all’Amministrazione Comunale guidata dalla lista Cambia il Passo e dalla sindaca Armida Forlani e dai suoi consiglieri (Anna Ceresa, Elisabetta Testa, Walter Frigeni, Vincenzo Locatelli, Andrea Forlani, Paola Gabrielli, Sergio Appiani e Cavallazzi Giovanni) che hanno voluto fortemente questa rivoluzione, che si sono dedicati con fatica per un anno e mezzo a sciogliere nodi organizzativi e legislativi. Grazie anche alla Servizi Comunali SpA che ci ha dato ascolto e ci ha accompagnato in qs viaggio e che ha creduto in qs rivoluzione dimostrando di avere tutte le carte in regola per giocare una bella partita ma soprattutto per affrontare una grande sfida.

fonte: Coordinamento nazionale legge rifiuti zero

Ecomondo: Philippe Daverio e l'importanza di recuperare i materiali plastici (VIDEO)

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A Ecomondo ha fatto tappa anche Philippe Daverio. Il noto storico dell'arte, docente e personaggio televisivo è anche attivo sul fronte ambientalista ed è stato protagonista di un intervento nell’ambito dell’appuntamento “Riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero: idee, ricerche e innovazione per le mille vite della plastica”, promosso dal Consorzio COREPLA.
Ai nostri microfoni, il presidente del Consorzio, Giorgio Quagliuolo, ha spiegato questa scelta:
"dopo tanti anni di partecipazione ad Ecomondo, quest'anno abbiamo portato un'attrattiva in più rispetto alle solite tematiche prettamente tecniche che riguardano differenziata, riciclo e recupero, invitando Philippe Daverio a introdurre il convegno con una lectio magistralis. E' un modo non convenzionale per attirare attenzione e cercare di portare al più vasto pubblico possibile i risultati della differenziata e delle attività di ricilo e recupero del nostro consorzio".
Fulcro dell’intervento è stato, infatti, un mondo particolarmente virtuoso, quello della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica, saliti nel 2014 dell’8%, con una copertura della popolazione arrivata al 97%.
Con questi numeri, il dato medio nazionale di raccolta pro capite passa da 12,9 a 13,9 kg annui ed aumenta dell’1,9% l’immesso al consumo. Secondo i dati ufficiali, nel 2014 sono state raccolte oltre 830.000 tonnellate di imballaggi in plastica (+8%), decollando in zone storicamente difficili come il Sud, ma aumentando anche in zone “mature” come il Veneto (da 20 a 21 kg circa procapite).




E’ cresciuto anche il riciclo: oltre 467.000 tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica provenienti dalla raccolta differenziata sono state riciclate nel 2014. Sono stati recuperati persino quegli imballaggi che ancora faticano a trovare sbocchi industriali verso il riciclo meccanico e il mercato: circa 350.000 tonnellate hanno infatti prodotto calore ed energia pulita in sostituzione di combustibili fossili.
Importante anche il contributo al miglioramento del bilancio energetico del Paese: nel 2014 sono stati risparmiati oltre 8.000 GWh di energia grazie al riciclo degli imballaggi in plastica provenienti dalle raccolte differenziate. E’ in Veneto che nel 2014 si registra il procapite di raccolta in assoluto più alto di tutta Italia, con i suoi 21 kg/ab/anno.
In genere, nel Nordest si registra peraltro la raccolta più alta di tutta Italia. Veneto e Trentino guidano infatti la classifica, seguono il Nord-ovest (Piemonte e Lombardia intorno ai 16,5 kg) e il Centro (Marche 18,1 kg), infine Sud e Isole, con in testa Sardegna e Campania con oltre 15 kg annui per abitante. Fanalini di coda, Basilicata e Sicilia.
"L'Italia sembra spesso essere fanalino di coda dell'innovazione, e invece in questo settore è un faro acceso e un'indicazione all'umanità", ha spiegato Daverio.




fonte: http://www.greenbiz.it

INCONTRI FORMATIVI PER I DIPENDENTI DI Formia Rifiuti Zero

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Sabato 31 ottobre si è concluso il primo ciclo d’incontri formativi per i dipendenti della Formia Rifiuti Zero.
Attraverso un programma di training & engagement, l’Azienda si è posta l’obiettivo di creare le condizioni affinché nei lavoratori si possano generare motivazione e soddisfazione per il lavoro, rinforzando le loro competenze specialistiche e dando valore a capacità complementari quali, per esempio, quelle sociali e relazionali, quelle di problem solving e culturali.
Gli argomenti trattati in questo primo incontro, hanno riguardato nello specifico:
  • Sensibilizzazione su temi ambientali
    (a cura di Claudio Marciano, assessore all’Ambiente, Città di Formia)
    L’obiettivo è stato quello di accrescere la cultura ecologica, aumentare la preparazione culturale riguardo ai temi ambientali e fornire argomenti e contenuti utili a informare, sensibilizzare ed educare sulla raccolta differenziata.
  • La riorganizzazione funzionale
    (a cura di Dario Gotti, Direttore tecnico FRZ)
    L’obiettivo è stato quello di descrivere le nuove proposte organizzative e il cambio di impostazione del sistema, evidenziando l’importanza del Gruppo di lavoro, direttamente collegato al territorio e responsabile in forma collettiva dell’espletamento del servizio.
    Sono state descritte le scelte di tipo strutturale che hanno modificato l’organizzazione del lavoro e si è voluto condividere il modo con cui si opera (catena di coordinamento e gerarchia) per chiarire eventuali dubbi e per ribadire cosa ci si aspetta in termini di prestazioni e risultati.
  • Senso civico ed etico del lavoratore FRZ
    ( a cura di Claudio Sperduti, Responsabile del servizio FRZ)
    L’obiettivo è stato quello di accrescere il senso etico e i valori sociali (correttezza, trasparenza, lealtà), la cultura del “servizio”, le funzioni e le responsabilità del lavoratore.
    Sono stati descritti i diritti e i doveri del “dipendente pubblico”, con riferimento anche all’art. 54 della Costituzione. Il fine è quello di responsabilizzare chi opera, valorizzandone il ruolo sociale ed evidenziando le aspettative collettive nei suoi confronti.
  • Strategie aziendali e regole di funzionamento
    (a cura di Raphael Rossi, Amministratore unico FRZ)
    È stata descritta la direzione intrapresa dall’Azienda, raccontando sommariamente le scelte fatte in termini di budget, locali, mezzi, abbigliamento, strumenti e sottolineando l’importanza del rapporto di fiducia e rispetto reciproco.
    Un’occasione per condividere l’utilità di un sistema di regole organizzative che hanno come obiettivo quello di garantire il migliore funzionamento del lavoro.

Questo primo incontro formativo rientra in un vasto programma di formazione che si svolgerà continuamente nei prossimi anni e riguarderà i seguenti ambiti e materie:
  • Conoscenza dei contenuti su cui la formazione è obbligatoria per legge
    -sicurezza sul lavoro, privacy, rischio biologico, diritti ecc…
    OBIETTIVO: fornire strumenti conoscitivi basilari per svolgere il servizio in sicurezza.
  • Competenze tecnico-specialistiche connesse al lavoro
    -ciclo raccolta, smaltimento, utilizzo di strumenti, attrezzature, veicoli ecc…
    OBIETTIVO: aumentare le capacità tecniche e operative dei lavoratori per migliorare la qualità del servizio.
  • Competenze manageriali
    -capacità di dirigere persone, coordinare attività, gestire operatività, monitorare avanzamenti, risolvere problemi e imprevisti, governare tempistiche ecc…
    OBIETTIVO: coinvolgere alcuni ruoli chiave in azienda e rinforzare capacità di guidare con efficacia il lavoro, bilanciando l’orientamento alla produzione di risultati di qualità con l’attenzione alla valorizzazione delle persone e alla costruzione del giusto clima di squadra.
  • Abilità relazionali
    -comunicazione efficace, gestione dei conflitti, collaborazione, relazione con l’utenza ecc…
    OBIETTIVO: fornire l’occasione per aumentare la consapevolezza delle personali modalità comunicative e per acquisire tecniche di relazione e comunicazione efficace.
Formia Rifiuti Zero mira a tracciare un segno di cambiamento nel servizio, contemplando anche il progetto di valorizzare la persona umana e professionale del lavoratore quale attore protagonista di questo miglioramento auspicato.
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fonte: http://www.formiarifiutizero.it

Il «Premio Paolo Borsellino» a Rossano Ercolini per il suo impegno civile



Rossano Ercolini, principale promotore in Italia dellla strategia Rifiuti Zero, riceverà domani presso l’aula consiliare del Comune di Pescara il «Premio Nazionale Paolo Borsellino» giunto alla sua ventesima edizione. Il prestigioso premio che sarà assegnato a Ercolini, è stato creato nel 1992 da Antonio Caponnetto alla presenza di Rita Borsellino che ne fu il primo presidente. 
Il premio è rivolto a personalità italiane che si sono distinte per l’impegno e la promozione dei valori della libertà, della democrazia e della legalità.
Il comitato di valutazione ha voluto riconoscere in Rossano Ercolini, già vincitore nel 2013 del Goldman Environmental Prize, il suo grande impegno per un’alternativa possibile ad una gestione dei rifiuti con il progetto Rifiuti Zero
Tra le motivazioni dell’attribuzione del Premio Borsellino viene sottilenata l’importanza dell’esperienza di Ercolini da promuovere, difendere e sviluppare, perché intorno ad essa si ritrovano i principi fondamentali di civiltà e di legalità
E' assolutamente un onore ed una soddisfazione per me - dichiara Rossano Ercolini - che conferma quanto e come la strategia Rifiuti Zero non parla solo di rifiuti, ma va ben oltre, parla di educazione, democrazia e di straordinario impegno civile.
Zero Waste Italy

Dopo l’Expo

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A qualche giorno dalla fine dell’Expo, è possibile iniziare a fare alcuni bilanci dell’evento che ha occupato la scena politica e sociale milanese (e a tratti anche nazionale) negli ultimi cinque anni. Expo è un evento complesso, che riguarda la città di Milano e probabilmente l’intera nazione, che interessa molti settori, e ancora oggi sono tante le domande aperte, molti i rischi incombenti – non tutti noti – e innumerevoli le ferite che si devono ancora rimarginare. Per questo è necessario premettere qualche informazione riguardo gli assetti delle società che governano Expo, per comprendere quali siano le criticità e le contraddizioni presenti sullo scenario milanese (ma non solo) per i prossimi anni.
La proprietà delle aree è di Arexpo Spa, la società che ha comperato il milione di metri quadri su cui si sta svolgendo l’evento. Li ha acquistati da Cabassi, da Fondazione Fiera e da Poste Italiane, pagandoli uno sproposito (grazie ad una speculazione tipo “mani sulla città” garantita dalla giunta Moratti), indebitandosi con le banche (principalmente Intesa San Paolo per circa 160 milioni) e con la stessa Fondazione Fiera (per circa 50 milioni di euro). La gara indetta negli scorsi mesi per trovare un compratore per le aree del sito è andata deserta, e in molti stanno pensando a cosa fare di queste aree, che per il momento sembrano interessare a tutti ma che nessuno vuole.
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A meno che non intervenga un soggetto “forte”, sia sotto il profilo politico sia sotto quello finanziario, che garantisca la realizzazione di nuove opere, nuove infrastrutture Expo Spa è la società che ha costruito l’Expo e che sta gestendo lo show.
I compiti di Expo S.p.A. sono in sintesi: organizzare e gestire l’Evento; redigere il piano finanziario dettagliato delle opere essenziali; gestire i finanziamenti pubblici degli enti finanziatori; stipulare i contratti relativi alla gestione operativa dell’Evento ed acquisire i proventi, nel rispetto del dossier di candidatura e successive modificazioni; redigere alla chiusura dell’Evento un rendiconto finanziario generale, da sottoporre all’approvazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze; (da wikipedia).
Expo Spa ha realizzato il sito e ha gestito il processo costruttivo dei padiglioni “standard”, ha stipulato i contratto con i paesi ospiti, sta gestendo il management di tutto lo svolgimento, sta percependo proventi di vario tipo (pubblicità, merchandising, …) e sta incassando il denaro proveniente dalla vendita dei biglietti. Ad oggi non è chiaro a nessuno quale sia il bilancio definitivo di Expo Spa. Certo è che erano attesi 29 milioni di visitatori, e forse si arriverà a 20 milioni. Il masterplan prevedeva che l’accesso costasse 30-32 euro, mentre fin dal mese di aprile erano sul mercato biglietti a 20 euro, che diventavano 10 euro per le scuole. Dal mese di giugno i visitatori serali (comunque contati nel conto complessivo) entrano con 5 euro. Molti paesi non stanno pagando i creditori, tra cui gli Stati Uniti. Si può affermare, senza timore di grosse smentite, che Expo produrrà un importante passivo che dovrà essere ripagato dall’unico soggetto capace di una operazione di questo genere e portata: il ministero dell’Economia, cioè lo Stato tramite Cassa Depositi e Prestiti. Questa voragine inoltre avrà sicuramente ripercussioni sul bilancio del comune di Milano, sull’economia dell’intera regione ed in generale sul “sistema paese”.
Ingresso-Expo
Sul piano politico (e delle politiche) Expo è una specie di buco nero. Tutti si sono improvvisamente scoperti “expottimisti”, a partire ovviamente dal Pd e dalla giunta del sindaco Pisapia, che ha ereditato l’Expo quando ne avrebbe volentieri fatto a meno ma che non a saputo dire l’unico “no” che avrebbe dato un senso al suo mandato. L’euforia da Expo è stata venduta con gran dispiegamento di forze, ed  alla fine il mantra che ripete ossessivamente “Expo è un successo” si è affermato con modalità orwelliane.
La saldatura tra Comunione e Liberazione e Pd nella gestione di tutta l’area metropolitana è oramai definitiva. Sotto i profilo culturale Expo si è rivelato essere esattamente quello che molti avevano sempre temuto: la materializzazione di una specie di Disneyland in versione padana, con una dose rilevante di kitch e una enorme capacità di imporre il pensiero unico dell’”Expo felice”. In questo ambito, occorre riconoscerlo, ha dato una grossa mano il contribuito di (pare) circa 50 milioni elargito da Expo alle maggiori testate e giustificato sotto la voce “comunicazione istituzionale”. Gli effetti sul turismo sono contraddittori, in città il flusso dei turisti è sicuramente aumentato e le statistiche dicono che i visitatori sono raddoppiati rispetto al 2014.
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Però Milano non è una città turistica, e raddoppiare un numero piccolo non è un gran risultato … È ormai chiaro però che Expo si è rivelato un competitore con la città. Expo ha funzionato da attrazione verso il sito espositivo, con grandi afflussi concentrati nei weekend e lunghe code agli accessi, e da dissuasione rispetto alla città: molti ristoratori lamentano un calo delle presenze in centro, molti esercizi commerciali fuori dalle rotte verso Expo non hanno registrato alcun incremento di clientela. Sul piano della legalità Expo ha avuto il pregio di far emergere il peggio del peggio della corruzione, della connivenza tra settori dello stato, con manager incaricati di gestire la cosa pubblica e criminalità organizzata. Soprattutto ha dimostrato, per quanto fosse già chiaro, che la macchina del “grande evento”, così come è pensata, genera un diffuso agire criminale. Ormai è chiaro che non esiste una “grande opera” sana e pulita, le grandi opere per definizione sono un precipitato di criminalità e di connivenza tra impresa, stato ed organizzazioni malavitose, tanto da rendere difficile distinguere i confini tre questi soggetti.
Il dopo Expo per ora assomiglia a un qualcosa a metà tra un film con Fantozzi e un film di Fellini. Sicuramente subiremo con violenza la narrazione del successo di Expo, e si userà il numero di visitatori per giustificarlo. Invece i numeri reali del bilancio verranno tenuti nascosti almeno per tutta la campagna elettorale, che si svolgerà nella prossima primavera.
L’unico soggetto che ne uscirà bene sarà, come al solito, Fondazione Fiera Milano (Ffm) che venderà la sua quota in Areepo allo Stato, incasserà le plusvalenze e non dovrà nemmeno preoccuparsi delle bonifiche, delle dismissioni e di qualsiasi cosa riserverà il dopo-sito. L’area di Expo rischia di rimanere abbandonata a se stessa per i prossimi mesi e forse per i prossimi anni. Tutti resteranno fermi in attesa che vengano definiti gli accordi tra i poteri forti, che per l’area milanese in questa fase significano l’intreccio tra Fondazione Fiera, Ferrovie dello Stato, che sta per trasformare gli ex scali ferroviari in nuove speculazioni edilizie, Aler, che procederà con la svendita del patrimonio immobiliare pubblico, l’Università, che tenterà di diventare l’ennesimo agente del Real Estate. Uno scenario ad elevato rischio di bolla speculativa, perché a Milano non esiste nessun bisogno reale, cioè capace di suscitare mercato, di nuove edificazioni o di nuovi interventi, che finiranno per moltiplicare i fallimenti di Santa Giulia o di City Life.
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Infine si devono considerare i progetti infrastrutturali, che trovano nuova forza dallo Sblocca Italia, e che incombono sull’area metropolitana e in particolare sul Parco Sud (trivelle, discariche e stoccaggi di idrocarburi). Questi progetti confermano la gigantesca menzogna di Expo rispetto al tema dell’esposizione: cibo, filiera corta, alimenti a km zero, agricoltura sostenibile e periurbana etc., e dimostrano l’inutilità della Carta di Milano, spacciata come “High Agreement” quando in realtà nessuno sa cosa ci sia scritto e finirà dimenticata. Expo è stato e sarà un furto alla collettività. È stato realizzato con risorse pubbliche che hanno drenato le casse del Comune, della Regione e domani anche dello Stato.
Expo inoltre non ha ridistribuito ricchezza. Al contrario ha generato limitatissimi ritorni economici diffusi, mentre invece ha prodotto enormi plusvalenze per pochi soggetti collocati in posizione strategica. Expo infine è stata la vittoria della logica emergenziale, violenta e privatistica di concepire l’economia e più in generale i rapporti sociali in questa fase di crisi. L’unica risposta accettabile, che peraltro potrebbe solo in parte restituire quanto sottratto negli scorsi anni, consiste nel convertire il sito per restituirlo alla città ed al territorio.
Il dopo Expo deve diventare un luogo sociale, deve restituire alla città le aree e le infrastrutture, deve diventare bene comune e patrimonio di tutti i cittadini, deve sdebitarsi per tutto quello che è stato sottratto a Milano e al paese. Ma questo non è ancora sufficiente. È necessario che anche l’intero processo decisionale su cosa fare dell’Expo sia oggetto di una valutazione e di una decisione partecipata. Un dispositivo di partecipazione attiva in cui i cittadini possano esprimere un punto di vista che di sicuro sarebbe differente da quello di Fiera, Expo e Compagnia delle Opere

Mario Vitiello
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Comitato No Expo

Fonte: http://comune-info.net

Differenziata: la Sardegna sempre più in alto


Il rapporto ISPRA con i dati del 2014 vede l'isola raggiungere il 53%, circa 8 punti in più della media italiana: tra le province, la migliore è il Medio Campidano seguita da Oristano, la peggiore quella della Gallura.
Ancora passi da gigante, per la Sardegna, verso una corretta gestione dei rifiuti. Lo dice il rapporto sull’argomento dell’ISPRA, presentato oggi a Roma, secondo cui l’isola ha raggiunto nel 2014 il 53% di raccolta differenziata, otto punti sopra la media italiana, che pur migliorando si ferma al 45%. In particolare, i sardi sono migliorati di 2,14 punti rispetto al 2013 (50,86%) e di 4,5 punti sul 2012 (48,5%): questa percentuale piazza la Sardegna all’ottavo posto tra le regioni italiane, ma di gran lunga prima nel centro-sud, visto che a precederla ci sono Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia-Giulia, Marche, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte.
A livello pro capite, gli abitanti dell’isola differenziano 231,02 chilogrammi dei 435,90 che producono ogni anno: passando al tipo di materiali, i sardi riescono a differenziare il 51% della frazione organica, il 18,9% di carta e cartone, il 15,2% del vetro, l’8,1% della plastica e percentuali molto inferiori di rifiuti come quelli in metallo, legno o i RAEE. Passando alle province che differenziano di più nell’isola, al primo posto è Il Medio Campidano col 66,6% del totale, seguita da Oristano con il 64,9%, dall’Ogliastra con il 64%, il Sulcis con il 60,2%, la provincia di Nuoro con il 60,1%, quella di Cagliari con il 52,1%, mentre agli ultimi due posti, sotto il 50%, ci sono la provincia di Sassari e quella della Gallura. La prima si ferma al 49,4%, mentre la seconda non va oltre il 40,3%.

fonte: http://www.itenovas.com/