martedì 14 maggio 2019

I pesticidi e l'agrochimica uccidono la biodiversità in Europa

In Europa si consumano 400.000 tonnellate di pesticidi all’anno e l'Italia è al terzo posto tra gli Stati della UE per consumo di sostanze chimiche in agricoltura. L'unico modo per preservare la biodiversità è dire basta all'utilizzo di chimica tossica.
















In Europa si consumano 400.000 tonnellate di pesticidi all’anno e l'Italia è al terzo posto tra gli Stati della UE per consumo di sostanze chimiche in agricoltura. I residui di queste sostanze si concentrano nell’ambiente e nei nostri piatti: il 67% delle acque superficiali, il 33% delle acque sotterranee, il 66% della frutta e il 40% degli ortaggi che mangiamo risultano contaminati!
I rischi per l’ambiente e la biodiversità sono molteplici e ancora non del tutto conosciuti, mentre molti studi hanno ormai accertato conseguenze per la salute umana dall’esposizione “cronica” ai pesticidi, ovvero l’esposizione a dosi piccole e prolungate nel tempo, spesso con interazione di diversi principi attivi, rilevando un aumento dell’incidenza di vari tipi di tumori (cerebrali, alla mammella, al pancreas, ai testicoli, al polmone, sarcomi, leucemie, linfomi non Hodgkin e mielosi) e di malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. L’inquinamento da pesticidi degli alimenti è un problema sempre più concreto, che – oltre ai lavoratori direttamente esposti e a chi vive accanto ai campi trattati – colpisce soprattutto i più piccoli. Alcune sostanze possono infatti arrivare al feto attraversando la placenta mentre i lattanti assorbono fitofarmaci attraverso il latte materno.
I pesticidi e l'agrochimica sono la più importante causa di perdità di biodiversità in Europa, producono inquinamento, perdità di produttività agricola sul lungo periodo e mettono in crisi gli ecosistemi producendo squilibri e fragilità. La moria delle api e di tutti gli insetti impollinatori, da cui dipendiamo per mantenere la produzione agricola, sono la dimostrazione evidente di un sistema fallito che è necessario cambiare. 
Per questo motivo il WWF ha organizzato in tutta Italia una mobilitazione STOP PESTICIDI che ha avuto una risposta importante in Italia e in particolar modo in Toscana, dove si è organizzata una marcia nei territori del Chianti, storicamente agricoli e come tali soggetti ai problemi dell'agrochimica.
La marcia, che ha visto tra i promotori anche ISDE, CAI Siena, Legambiente Siena, Biodistretto di San Gimignano e Biodistretto del Chianti, ha avuto un successo oltre le aspettative con decine di associazioni aderenti e centinaia di partecipanti che hanno sfidato temporali e pioggia battente per portare il loro messaggio di cambiamento.
Molti i giovani ed anche i bambini che hanno partecipato affiancando i più anziani in un percorso di oltre 9 chilometri che ha toccato i paesi di Radda e Gaiole, comuni patrocinanti. Tra i partecipanti molti attivisti e dirigenti del WWF locale, tra cui Valeria Rugi cui abbiamo chiesto perchè si sia scelto proprio il Chianti e questa data per la mobilitazione. La vicepresidentessa del WWF Siena risponde così: «La mobilitazione è rivolta ai ministri delle politiche agricole, dell'ambiente e della salute che dovranno a breve approvare il PAN (Piano di Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei fitofarmaci) e alle regioni che dovranno attuarlo nei loro territori e che poco hanno fatto fino ad ora. Il Chianti rappresenta al contempo un esempio del problema, con i vigneti diserbati e l'utilizzo massiccio di prodotti chimici, ed una soluzione dato che ci sono molte aziende che si sono dedicate con passione e convinzione al biologico; circa il 30 % del territorio è ormai bio». 
Alla marcia ha partecipato anche Mariarita Signorini presidentessa di  Italia Nostra nazionale che ha dichiarato: «La transizione al biologico è già iniziata: la superficie a biologico in Toscana supera il 18% del totale regionale. Purtroppo la crescita dal 2015 si è però arrestata, a differenza che in altre regioni dove il bio continua a crescere. Colpa della politica regionale che favorisce l’agricoltura integrata, che usa pesticidi chimici. Basta dire che autorizza l’uso di pesticidi perfino nelle aree di salvaguardia dei pozzi ad uso idropotabile!».
Gli obiettivi che la marcia ha rivendicato per il nuovo PAN sono:
- Raggiungere almeno il 40% della superficie agricola nazionale a biologico entro il 2030 utilizzando meglio i finanziamenti europei per l'agricoltura.
- Ridurre i rischi per i residenti nelle aree rurali e gli agricoltori fissando distanze minime di sicurezza dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche per difenderle dal rischio di una possibile contaminazione accidentale.
- Nei siti Natura 2000 e nelle altre aree naturali protette deve essere vietato l’utilizzo di pesticidi pericolosi per gli habitat e le specie selvatiche, con misure di conservazione della biodiversità regolamentari vincolanti.
- Adottare tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole (rete viaria, ferroviaria) con particolare attenzione al verde pubblico e agli spazi utilizzati dalla popolazione residente nelle città.
- Prevedere il divieto totale del glifosato in Italia entro il 2022, escludendo qualsiasi ipotesi di rinnovo dell’autorizzazione concessa per cinque anni dall’Unione Europea il 27 novembre 2017.
- Definire criteri più rigorosi per la concessione delle deroghe per l’utilizzo di pesticidi di norma vietati a causa della loro pericolosità per la salute umana e per gli ecosistemi.
«La manifestazione si è conclusa trasmettendo grande energia e una sfida - hanno detto gli organizzatori - non è che l'inizio; la lotta andrà avanti fino a quando non saranno ottenuti i risultati sperati».
fonte: www.ilcambiamento.it

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