sabato 25 maggio 2019

Il Pniec non arriva a un terzo dell’impegno necessario per rispettare l’Accordo di Parigi

C’è tempo fino a fine anno per migliorare: Legambiente avanza 10 proposte, il Consiglio nazionale della green economy altre 5



















L’European climate foundation ha preso in esame i Piani integrati energia e clima che i 28 paesi dell’Ue hanno sottoposto alla Commissione europea, per poi adottarli (con eventuali miglioramenti) entro la fine dell’anno, e al momento quasi nessuno raggiunge la sufficienza: solo la Spagna fa eccezione, seguita da Francia e Grecia, mentre l’Italia si posiziona al ben poco glorioso 17° posto su 28 con un punteggio di 26,9 su 100.
L’analisi ha valutato tre parametri: il livello di ambizione climatica e energetica, la completezza e la qualità delle politiche e delle misure descritte nel piano, nonché la qualità e l’inclusività del processo di elaborazione (quindi, ad esempio, un’adeguata consultazione pubblica). E sebbene la bozza del Pniec italiano risponda ai requisiti minimi previsti dal regolamento sulla governance europea per il clima e l’energia, come sottolinea Legambiente il Piano «si limita a continuare le misure già esistenti, con obiettivi inferiori a quelli europei sia per le emissioni climalteranti che per le rinnovabili». Dunque per provare seriamente a contrastare i cambiamenti climatici e al contempo impostare l’economia italiana su una strada di sviluppo sostenibile il Pniec deve alzare l’asticella.
«Siamo ancora in tempo – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – per dotarci di un Piano e di una Strategia di lungo termine più ambiziosi ed in linea con la soglia critica di 1.5°C. Quello di cui abbiamo bisogno è un piano nazionale coerente con l’Accordo di Parigi, che punti ad un futuro energetico al 100% rinnovabile e sull’efficienza energetica per ridurre consumi e importazioni; che acceleri la transizione fuori dalle fonti fossili (cancellando gli assurdi sussidi diretti e indiretti previsti), che renda davvero possibile l’uscita dal carbone al 2025. Senza dimenticare che il Pniec deve riuscire a dare più certezze alla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio legandola a quella della messa in sicurezza, prevedere obiettivi più ambiziosi per accelerare la decarbonizzazione dei trasporti e una strategia più chiara a cogliere le opportunità tecnologiche a partire dalla mobilità elettrica e da quella pubblica/sharing. Ed ancora rafforzare il ruolo dei sistemi agricoli e forestali, incentivare la transizione verso un’economia decarbonizzata e circolare con priorità alle misure di adattamento ai cambiamenti climatici in corso, a partire dai territori più vulnerabili».
Il dettaglio delle 10 proposte avanzate da Legambiente al Pniec in fase di consultazione pubblica è disponibile qui, ma non si tratta dell’unico contributo di spessore arrivato per spingere un miglioramento del Piano. Anche il Consiglio nazionale della green economy, composto da 66 organizzazioni di imprese,  ha approvato una risoluzione con 5 proposte (qui il dettagliondr) per migliorare il Pniec che prevedono in sintesi  di ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030; misure efficaci ad hoc per aumentare l’ efficienza e il risparmio energetico;  portare al 35%  la quota dei consumi di energia prodotta con fonti rinnovabili al 2030; istituire un Fondo nazionale per la transizione energetica dotato di adeguate risorse e dare risalto al contributo di bioeconomia ed economia circolare. Come sottolineano infatti anche da Assoambiente  il contributo dell’economia circolare è «nettamente sottovalutato dal Piano, risulta limitato a qualche citazione sui rifiuti. L’economia circolare, con il cambiamento da modelli di produzione, distribuzione e consumo lineari a modelli circolari, secondo il Consiglio nazionale della green economy può invece dare un contributo notevole al processo di decarbonizzazione, aumentando l’efficienza nell’uso dei materiali prolungando la durata, l’uso condiviso e la riparazione dei prodotti, incrementando il riciclo e migliorando l’impiego e l’innovazione dei materiali riciclati e delle tecnologie di produzione».
fonte: www.greenreport.it

Nessun commento:

Posta un commento