RiciclaTv: Rifiuti Tessili tra tradizione ed innovazione


 











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Economia circolare all'Università

Conai e l'Ateneo di Palermo lanciano il percorso formativo post-laurea Gestire i rifiuti tra legge e tecnica. L'obiettivo è favorire la nascita di 'green jobs'.













C'è tempo fino al 21 maggio 2021 per iscriversi al nuovo corso "Gestire i rifiuti tra legge e tecnica" organizzato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo in collaborazione con Conai, volto a formare ottanta laureati interessati a lavorare nel settore dell’economia circolare.

Il percorso formativo, aperto ai laureati con meno di 35 anni, si terrà in modalità telematica e sarà fruibile in streaming su una piattaforma dedicata gestita da EdaPro.
I ventiquattro moduli del corso saranno suddivisi in dodici sessioni, durante le quali si affronteranno i principali temi legati alla gestione dei rifiuti: inquadramento normativo, sottoprodotti e materia prima seconda; End of waste; sistema autorizzatorio, tracciabilità e sanzioni, fino al recepimento delle Direttive comunitarie e alle best practice dei Consorzi di filiera che fanno parte del sistema Conai: Biorepack, Cial, Comieco, Corepla, Coreve, Ricrea e Rilegno.

I docenti appartengono al mondo della ricerca e degli enti coinvolti nella gestione dei rifiuti, per poter offrire l’esperienza acquisita su una tematica complessa e in continua evoluzione tecnica e normativa. Al termine dell’iter formativo, sarà rilasciato un attestato di partecipazione ai corsisti che avranno superato la prova finale dopo aver seguito l’80% dei moduli.

Per Conai, questa iniziativa è una tappa del Progetto di Formazione “Green Jobs”, che si propone di facilitare l'inserimento professionale di giovani laureati nei settori della green economy, settore atteso in forte crescita, anche occupazionale, nei prossimi anni.

Per informazioni, bando e iscrizioni: Università di Palermo

fonte: www.polimerica.it


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EEA: soluzioni basate sulla natura per combattere i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità

Lavorare con la natura può aiutare a prevenire i peggiori impatti del cambiamento climatico e la perdita di biodiversità e di ecosistemi

















Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici rappresentano una minaccia globale per la società umana. Lavorare con la natura per usare i processi naturali per ridurre il rischio di pericoli naturali legati al cambiamento del clima è la chiave per progettare e implementare un'efficiente lotta al cambiamento climatico (CCA) e la riduzione del rischio di disastri (DRR).

Le soluzioni basate sulla natura (NbS) riconoscono questo valore chiave della natura e proteggono e ripristinano in modo sostenibile gli ecosistemi per ridurre la perdita di biodiversità e la degradazione degli ecosistemi, aumentando nel contempo la resilienza della società agli agli impatti del cambiamento climatico.

La scienza e la politica hanno cominciato a riconoscere il potenziale delle soluzioni basate sulla natura e la conoscenza si sta espandendo rapidamente, identificando lacune e prospettando piani per colmarle, tuttavia, le sfide per l'implementazione di tutto ciò rimane a livello locale, come dimostrato dai casi studio riportati in questo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.

Il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi sono interdipendenti e pongono sfide significative alla nostra società in quanto minacciano la stabilità economica e sociale, la salute pubblica e il benessere.

Il Forum economico mondiale considera gli eventi estremi legati al tempo e al clima insieme alla perdita di biodiversità tra i cinque rischi globali che saremo chiamati ad affrontare nel prossimo futuro. Combattere il cambiamento climatico e prevenire il degrado degli ecosistemi e la perdita di biodiversità, che sono strettamente dipendenti l’uno dall’altro, richiede una maggiore coerenza nelle agende politiche e nelle singole azioni.

Tali soluzioni riducono le vulnerabilità sociali e ambientali e possono portare molteplici benefici come:
la mitigazione del cambiamento climatico,
il miglioramento della salute,
il benessere umano,
la creazione di posti di lavoro,
le opportunità commerciali.

Questo rapporto mostra come le soluzioni basate sulla natura siano sempre più integrate nei quadri politici globali e comunitari che sono rilevanti per la resilienza al cambiamento climatico, per la conservazione e il ripristino della biodiversità.

Nel capitolo 2, infatti, si prendono in esame proprio i quadri politici globali e quelli dell’UE, valutando se, in essi, vi siano riferimenti alle varie soluzioni basate sulla natura come strumenti per l'adattamento al cambiamento climatico (CCA) e la riduzione del rischio di disastri (DRR). In particolare vengono esaminate 7 politiche internazionali e 15 politiche dell'UE.

I quadri politici globali e dell'UE, analizzati in questo studio, mostrano vari livelli di sostegno alle soluzioni basate sulla natura per la lotta al cambiamento climatico e la riduzione del rischio di disastri.

Su scala globale, le parti che hanno aderito alla Convenzione sulla Diversità Biologica hanno adottato linee guida volontarie tesi ad adottare approcci basati sugli ecosistemi. Molto importante a livello globale è l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

A livello europeo, l'European Green Deal risulta fondamentale per promuovere ulteriormente le soluzioni basate sulla natura, da applicarsi in diversi settori, aree tematiche e politiche. Lo stesso si può dire per la nuova strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030, che include, tra gli obiettivi, un piano di ripristino naturale anche attraverso l’adozione di soluzioni rigenerative basate sulla natura. Inoltre, la Commissione europea ha lanciato una nuova strategia sull'adattamento al cambiamento climatico, all'inizio del 2021, dove, anche in questo caso, sono previste soluzioni basate sulla natura.

Nel capitolo 3 del rapporto, invece, si analizzano le evidenze scientifiche delle soluzioni basate sulla natura per l'adattamento al cambiamento climatico e la riduzione del rischio di catastrofi.
A questo proposito è stata realizzata una revisione della letteratura scientifica per analizzare le opzioni chiave in grado di rappresentare le migliori soluzioni, evidenziare i molteplici benefici, così come i punti di compromesso e le limitazioni per i settori rilevanti in Europa (acqua, foreste e forestali, agricoltura, aree urbane e costiere).

Questa analisi conferma che l'approccio alle soluzioni basate sulla natura costituisce un'opzione socio-economica valida ed efficace, aumentando la resilienza al cambiamento climatico e fornendo molti benefici per la società. L'ulteriore implementazione di queste soluzioni, però, deve essere accompagnata dallo sviluppo di standard tecnici, da modelli di amministrazione di tipo collaborativo, dallo sviluppo di capacità e da finanziamenti sufficienti.

Nel capitolo 4 illustra come i settori e le aree tematiche rilevanti, come la gestione delle acque, le foreste, l'agricoltura (compresa l'agrosilvicoltura), le aree urbane, le aree costiere e quelle montane, affrontano varie sfide usando soluzioni basate sulla natura per l'adattamento al cambiamento climatico e la riduzione del rischio di disastri.

Il report prende in esame quasi 100 casi europei, che hanno coinvolto 107 località, in cui sono state adottate soluzioni basate sulla natura.

Il capitolo in questione fornisce una panoramica dei metodi applicati, delle misure attuate, delle caratteristiche innovative dei progetti e delle più ampie applicazioni dei risultati e delle lezioni apprese. Emerge con chiarezza che l'efficacia delle soluzioni basate sulla natura dipende fortemente dal contesto locale, dove molta importanza ricoprono gli stakeholder (portatori di interessi) locali, che devono essere coinvolti dalla fase di pianificazione e progettazione, cruciale per assicurare l'accettazione sociale, la piena realizzazione dei benefici delle soluzioni basate sulla natura.

L'analisi mette in evidenza che la progettazione delle soluzioni basate sulla natura dovrebbe basarsi su studi lungimiranti che riguardino sia gli impatti del cambiamento climatico che quelli socio-economici, includendo valutazioni, analisi multi-criteri e soluzioni di compromesso. Come sempre, standard concordati, obiettivi quantitativi e indicatori misurabili sono la chiave per monitorare e valutare i progressi, nonché l'efficacia e il ritorno dell'investimento delle soluzioni basate sulla natura.

Il capitolo 5 introduce e discute brevemente alcuni strumenti economici, strumenti economici, finanziari e di innovazione aziendale che favoriscono l'adozione di soluzioni basate sulla natura (NbS). Questi includono
incentivi o disincentivi,
schemi ambientali negoziabili,
schemi innovativi di finanziamento del rischio,
investimenti verdi.

I servizi ecosistemici hanno un valore economico nel contesto della riduzione del rischio di catastrofi naturali e dell'adattamento ai cambiamenti climatici anche se non viene pagato un prezzo per la loro fornitura e/o mantenimento.

Il rapporto si conclude evidenziando come ci siano ampie opportunità, in tutta Europa, per integrare le soluzioni basate sulla natura in diversi settori, sostenendo il cambiamento trasformativo necessario per affrontare le sfide interdipendenti del clima e della biodiversità.

Per approfondimenti leggi il report Nature-based solutions in Europe

fonte: www.arpat.toscana.it


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Ci sono micro-plastiche nella calotta glaciale più grande d’Europa

Trovate in un’area incontaminata del ghiacciaio Vatnajokull in Islanda. Le microplastiche possono influenzare lo scioglimento e il comportamento areologico dei ghiacciai, “contribuendo all’innalzamento del livello dei mari in seguito allo scioglimento dei ghiacci”
















Sono state trovate micro-plastiche in un’area incontaminata del ghiacciaio Vatnajokull in Islanda, la più grande calotta glaciale d’Europa. E’ la prima volta che accade, e il ritrovamento è stato descritto in un articolo pubblicato su ‘Sustainability’, da parte degli scienziati dell’Università di Reykjavik, dell’Università di Goteborg, e dell’Ufficio meteorologico islandese.

Le microplastiche – viene spiegato – possono influenzare lo scioglimento e il comportamento areologico dei ghiacciai, “contribuendo all’innalzamento del livello dei mari in seguito allo scioglimento dei ghiacci”.

Il gruppo di ricerca ha identificato le particelle plastiche classificandole in varie dimensioni, grazie alla microscopia ottica e alla spettroscopia Raman (la spettroscopia Raman o spettroscopia di scattering Raman è una tecnica di analisi dei materiali basata sul fenomeno di diffusione di una radiazione elettromagnetica monocromatica da parte del campione analizzato). Lo studio sulle micro-plastiche si è concentrato principalmente sulla discussione degli effetti della contaminazione in mare; e finora sono state condotte poche ricerche sulla presenza nelle calotte glaciali terrestri. Particelle polimeriche sono state trovate nelle Alpi italiane, nelle Ande ecuadoriane e negli iceberg alle Svalbard.

Secondo Hlynur Stefansson, primo autore dell’articolo, la comprensione della distribuzione della plastica microscopica e dei suoi effetti a breve e lungo termine sulla dinamica del ghiaccio è di “vitale importanza”. “I risultati confermano che le micro-plastiche sono distribuite nell’atmosfera. Non comprendiamo abbastanza bene i percorsi delle particelle nel nostro ambiente. La plastica viene trasportata dalla neve e dalla pioggia. Dobbiamo saperne di più sulle cause. I campioni che abbiamo prelevato provengono da una posizione molto remota e incontaminata nel ghiacciaio Vatnajokull, senza un facile accesso, quindi è improbabile che la causa sia l’inquinamento diretto dall’attività umana”.

Ma in base a quanto emerso con lo studio “abbiamo anche bisogno di sapere molto di più sugli effetti a breve e lungo termine della microplastica sulla dinamica del ghiaccio”, e soprattutto se esiste un “contributo allo scioglimento dei ghiacciai. Perché in questo caso potrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’innalzamento del livello dei mari. Le particelle […] si degradano molto lentamente in un ambiente freddo, dove possono accumularsi e persistere per un tempo molto lungo. Alla fine, verranno rilasciati insieme all’acqua disciolta del ghiaccio, contribuendo all’inquinamento dell’ambiente marino. Per questo – conclude – è molto importante mappare e comprendere la presenza e la dispersione di micro-plastiche nei ghiacciai su scala globale”.

fonte: www.rinnovabili.it


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24 ore senza plastica













Si può vivere un giorno intero senza utilizzare o persino toccare oggetti di plastica? Due youtuber ci provano e l'esito non è scontato...




fonte: www.polimerica.it



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Livorno - AAMPS: Centro del riuso creativo… si parte!

 

Si chiama “EVVIVA” ed il Centro del riuso creativo che ha aperto ufficialmente i battenti alla città di Livorno in via Cattaneo 81 nel quartiere La Rosa 

All’inaugurazione erano presenti per il Comune di Livorno Giovanna Cepparello, assessore all’Ambiente, Andrea Raspanti, assessore al Sociale, Raphael Rossi e Raffaele Alessandri, rispettivamente Amministratore Unico e Direttore Generale di AAMPS, Riccardo Bargellini della coop. “Brikke Brakke” e in rappresentanza delle tante associazioni e cooperative locali che hanno ottenuto in gestione la nuova struttura posizionata accanto al Centro di raccolta dei rifiuti.

“Grazie alle competenze espresse dai nostri uffici e quelli di AAMPS – commenta Cepparello – abbiamo concluso un iter amministrativo particolarmente complesso mettendo insieme numerose cooperative e associazioni che sul nostro territorio si occupano di riutilizzo e recupero di materia e solidarietà. Siamo finalmente giunti al traguardo e possiamo regalare alla città un servizio che valorizza lo scarto come risorsa utile a vivere un’esperienza creativa ed educativa nel rispetto dell’ambiente. Buttare un oggetto apparentemente inutile – continua Cepparello – è un gesto quotidiano che si compie ancora con troppa naturalezza. In realtà possiamo riutilizzare molto di ciò che gettiamo, facendoci contagiare dalla cultura del riciclo e del riuso che a Livorno si sta affermando con sempre maggiore forza”.

“Il Centro del riuso creativo – aggiunge Raspanti – ha un valore anche sul fronte della solidarietà. Gli operatori saranno infatti a disposizione delle famiglie e dei soggetti meno abbienti. Più nello specifico chi ne avesse la necessità potrà chiedere la consegna a titolo gratuito di uno o più oggetti riparati e rigenerati, come il mobilio, oppure il ritiro transitorio di un oggetto/utensile da riconsegnare una volta terminato il lavoro presso il proprio domicilio/giardino”.


“Questa struttura – afferma Rossi – ci permetterà di ridurre in modo considerevole la produzione dei volumi di rifiuti solidi urbani evitando che finiscano in discarica o indirizzati a un trattamento meno sostenibile perché difficilmente riciclabili. Coglieremo anche l’obiettivo di ‘allungare’ la vita dei beni durevoli che, trovando una nuova collocazione, rendono sostenibile l’intera filiera del riuso. Tutto questo in una struttura pubblica gestita da un insieme di associazioni e cooperative ben rappresentative del territorio a disposizione dei cittadini per avvicinarli e sensibilizzarli sull’importanza del riuso e, più in generale, sulla gestione virtuosa dei rifiuti”.

“Il nostro auspicio – spiega Bargellini – è che i livornesi frequentino il centro sia per portare oggetti di cui si vogliono disfare potenzialmente rigenerabili sia per partecipare ad attività ed eventi di valenza culturale e sociale che periodicamente andremo a realizzare. “Dudadé” sarà il contenitore che raccoglierà tutte queste iniziative a partire dalla primissima mostra, coordinata dalla cooperativa sociale “Brikke Brakke”, che ha coinvolto dieci creativi e designer che operano sul territorio livornese e che hanno rielaborato creativamente dieci armadi con scrittoio degli anni ‘60 donati per l’occasione da Arianna e Francesca Orlandi”.

La coop. sociale “Brikke Brakke”, in parternariato con “Arci Livorno”, ass. “Ippogrifo”, “Fondazione Caritas”, coop. “Cuore”, coop. “Pegasonetwork”, coop. “Ulisse”, ass. “Il Mandolino”, invita i cittadini a visitare la mostra ed informa che è attiva la pagina facebook del Centro del riuso creativo dove si potranno visionare tutti gli oggetti donati, rigenerati e messi in vendita, avere informazioni sugli eventi in programma oppure chiedere informazioni sulle varie attività.

Giorni/orari di apertura al pubblico: dal martedì al sabato dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00 (la consegna del materiale potrà avvenire fino alle 17.00).


fonte: www.aamps.livorno.it


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Il cartoccio tutto italiano realizzato con le bucce di patate per dire addio alla plastica nello street food

Un nuovo uso alle bucce di patate! Peel Saver, il packaging ecologico per patatine fritte costituito da componenti 100% naturali


Negli ultimi anni fortunatamente le innovazioni vanno a braccetto con l’ambiente e spesso sono legate ai nostri “rifiuti”. Questa volta a confermare questo trend verso un’economia circolare sono Paolo Stefano Gentile, Simone Caronni e Pietro Gaeli, tre giovani designer che con il loro progetto Peel Saver, recuperano le bucce di patata per trasformarle in un packaging 100% biodegradabile adatto per lo street food. 

“Può sembrare banale ma ci siamo ispirati alla natura. Infatti la buccia esiste per proteggere il suo contenuto proprio come un packaging dovrebbe fare”, ci racconta Paolo in un’intervista.

La buccia di patata è costituita da amidi e componenti di fibre che, dopo la macerazione e l’essiccazione naturale, acquisiscono la capacità di legarsi tra loro e di indurirsi, dando vita così ad un nuovo materiale sostenibile. Non solo, dopo l’utilizzo, l’imballaggio può essere tranquillamente reinserito nel ciclo biologico diventando cibo per gli animali o concime per le piante. Non è ancora stata scartata l’idea di renderlo commestibile, ma perché questo avvenga si dovrà tenere conto di alcune importanti valutazioni tra cui il sapore.


I tre designer si sono conosciuti mentre studiavano alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, ed è precisamente lì che è nato Peel Saver. Con gli anni sono riusciti a perfezionare il loro progetto e ora sono in una fase di sperimentazione per un’eventuale commercializzazione.

“Il progetto, in questi 3 anni, grazie a premi ed esposizioni ha fatto parlare di sé ponendo l’attenzione su quello che per noi è il vero problema: la plastica monouso. Siamo felici, con Peel Saver, di aver proposto un’alternativa a ciò che il mercato oggi propone”, dichiara Paolo.

Il tradizionale packaging per lo street food ha un tempo di utilizzo molto breve e, sebbene in commercio ora molti siano realizzati in carta, una volta unti di grassi non possono essere più riciclati. Con questa soluzione zero waste, le patate vengono servite all’interno dello stesso guscio che originariamente le proteggeva.




Questi giovani designer italiani hanno trovato una soluzione innovativa e sostenibile. Peel Saver è un progetto che si ispira alla natura, un ritorno alla semplicità e non vediamo l’ora di vederlo in commercio.

fonte: www.greenme.it


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Il Catasto rifiuti Ispra, una miniera di dati da utilizzare











Gestire i rifiuti comporta delle responsabilità, sia da parte degli amministratori che dei cittadini. Chi ha il compito di governare le nostre città deve organizzare la raccolta dei rifiuti urbani in modo da garantire la differenziazione di qualità per favorirne poi il riciclo. Ma anche i cittadini devono dare senso al proprio far parte di una comunità, impegnandosi nella differenziata ma anche in comportamenti corretti anche su aspetti più banali ma molto importanti.

In questo anno di pandemia durante il quale abbiamo dovuto prendere confidenza con l’uso dei dispositivi protettivi individuali, le mascherine, abbiamo visto e continuiamo a vedere, gli effetti di comportamenti irresponsabili con tanti di questi oggetti che si trovano ovunque, lungo le strade, sulle spiagge, nei boschi. Ciò è incomprensibile è inaccettabile, non è possibile che delle persone possano pensare di gettare ovunque i rifiuti, in questo caso ancora più a rischio, trattandosi di dispositivi che potrebbero favorire la diffusione del virus. Chi si comporta così non è degno di essere considerato una persona civile.

La stima fatta da ISPRA sui rifiuti derivanti da DPI (mascherine e guanti), alla fine del 2020, era compresa approssimativamente tra le 160.000 e le 440.000 tonnellate, In particolare, la produzione di rifiuti da mascherine giornaliera su scala nazionale – sino a fine 2020 (circa 240 giorni) – si attesterebbe tra le 60.000 e le 175.000 tonnellate di rifiuti, mentre quella relativa ai guanti, che porta un ulteriore contributo alla produzione di rifiuti essendo obbligatori anch’essi in alcuni contesti, è approssimativamente compresa tra le 400 e le 1.100 tonnellate.



Ma veniamo alla questione dei dati.

La disponibilità dei dati ambientali è essenziale per contribuire al formarsi di opinioni avvedute e favorire processi decisionali efficaci. Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, istituito con una legge del 2016 approvata all’unanimità dal Parlamento, che ha messo in rete, con una soluzione “federale”, Ispra e le 21 agenzie regionali e delle province autonome, è il fornitore dei dati “ufficiali”. Questo carica di responsabilità il Sistema, che ha quindi il compito di raccogliere i dati che recupera attraverso le proprie attività di monitoraggio di tutte le matrici ambientali (aria, acqua, suolo, agenti fisici), organizzarli e diffonderli. Tutto questo usando procedure di qualità “certificate”, che garantiscano pienamente la correttezza e veridicità dei dati forniti.

Si tratta di un patrimonio enorme, in continua evoluzione, presente nelle banche dati dei 22 enti (Ispra, Arpa, Appa) che compongono il Sistema, e che devono essere integrate. Si tratta di un impegno da “far tremare i polsi”, ma anche da solo giustificherebbe l’esistenza del SNPA.

Per quanto riguarda i rifiuti, la situazione è molto più avanti che su altre tematiche ambientali. Infatti Ispra da tempo pubblica il “Catasto nazionale dei rifiuti“, nel quale si trovano:
i dati relativi alla produzione e raccolta differenziata dei rifiuti urbani, fino al dettaglio comunale per gli anni 2010-2019, fino al dettaglio provinciale per gli anni 2001-2019; quelli relativi alla gestione dei rifiuti urbani per gli anni 2015-2019 e sui costi di gestione dei rifiuti urbani per gli anni 2011-2019;
i dati sulla produzione e la gestione dei rifiuti speciali per gli anni 2014-2018.

Per tutti questi dati è possibile scaricare le informazioni in formato aperto e riutilizzabile.

In questo articolo utilizzerò i dati ricavati dal Catasto per alcune considerazioni sui rifiuti urbani, con particolare riferimento ai dati relativi alla % di raccolta differenziata.

La normativa europea, successivamente recepita da quella italiana (D. Lgs. 152/2006), aveva da tempo indicato l’obiettivo minimo del 65% da raggiungere entro il 2012 (mentre il 45% doveva essere raggiunto nel 2008). Da allora sono passati quasi dieci anni e solamente il 60% dei comuni italiani (dati 2019) ha raggiunto e superato questo livello di raccolta differenziata, e questi comuni corrispondono al 52% della popolazione, con differenze molto significative fra una regione e l’altra.

L’Italia nel settembre 2020 ha recepito le direttive del “Pacchetto Economia Circolare” con gli obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani: almeno il 55 per cento entro il 2025, il 60 per cento entro il 2030, il 65 per cento entro il 2035 e una limitazione del loro smaltimento in discarica non superiore al 10 per cento entro il 2035.

<45%
 RD
>=45<65%
 RD
>=65%
Valle d'Aosta
14,2
85,8
Veneto
18,4
81,4
Sardegna
18,8
81,2
Trentino-Alto Adige
19,8
80,1
Marche
20,5
78,9
Lombardia
22,6
75,4
Emilia-Romagna
3
29,7
67,3
Umbria
30,1
66,8
Abruzzo
12,4
26,5
61
Friuli-Venezia Giulia
17,1
24,6
58,3
Italia
16,6
31,6
51,9
Toscana
19,5
29,4
51,1
Piemonte
48,2
49,2
Puglia
37,3
23,2
39,5
Liguria
48,1
13,4
38,6
Molise
29,3
33,5
37,2
Campania
33
39
28
Lazio
10,9
61,7
27,4
Calabria
35,4
38,4
26,3
Basilicata
36,4
38,8
24,8
Sicilia
52,9
29,9
17,2

Nella tabella che segue si riepiloga il quadro della situazione, con il dettaglio regionale, dal quale si rileva una situazione piuttosto differenziata riguardo ad entrambi gli aspetti, andando da un massimo di 663 kg di rifiuti urbani (RU) prodotti per abitante in Emilia-Romagna ai 354 della Basilicata, con una percentuale di raccolta differenziata (RD) che varia fra il 74,7 del Veneto e il 38,5 della Sicilia.


Dall’analisi di dettaglio dei dati, per tutte le dimensioni di comuni, appare abbastanza chiaramente che il quantitativo di raccolta differenziata è strettamente collegato alla volontà e capacità, a livello del singolo comune, di gestire la raccolta dei rifiuti, puntando o meno davvero con impegno su questa pratica.

Infatti comuni con dimensioni e caratteristiche simili presentano dati anche molto lontani (superiori all’80% o inferiori al 20% di RD), mostrando con chiarezza che sono necessarie politiche mirate puntuali rivolte a premiare e sanzionare gli amministratori locali in relazione ai loro comportamenti, in quanto questi dati pesano e determinano le scelte relative alle modalità di gestione dei rifiuti ed al loro smaltimento.

Nelle seguenti tabelle interattive (è possibile ordinare i dati per ciascuna colonna e fare ricerche all’interno) sono contenuti i dati di tutti i comuni italiani, nella prima >10.000 abitanti e nella seconda di dimensioni inferiori.

Infatti comuni con dimensioni e caratteristiche simili presentano dati anche molto lontani (superiori all’80% o inferiori al 20% di RD), mostrando con chiarezza che sono necessarie politiche mirate puntuali rivolte a premiare e sanzionare gli amministratori locali in relazione ai loro comportamenti, in quanto questi dati pesano e determinano le scelte relative alle modalità di gestione dei rifiuti ed al loro smaltimento.

Nelle seguenti tabelle interattive (è possibile ordinare i dati per ciascuna colonna e fare ricerche all’interno) sono contenuti i dati di tutti i comuni italiani, nella prima >10.000 abitanti e nella seconda di dimensioni inferiori.



Marco Talluri (https://ambientenonsolo.wordpress.com)

fonte: www.snpambiente.it



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