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CONAI riduce i contributi ambientali per acciaio, alluminio, plastica e vetro

Dal 1° gennaio 2022 scende a 12 €/tonnellata quello per l’acciaio, a 10 €/tonnellata quello per l’alluminio e a 33 €/tonnellata quello per il vetro. Plastica divisa in cinque fasce in base alla riciclabilità e ai costi di raccolta, selezione e riciclo: valori al ribasso per quattro, invariata una



Il Consiglio di amministrazione CONAI ha deliberato una diminuzione del contributo ambientale (o CAC)per quattro materiali di imballaggio: dopo carta e cartone – il cui CAC è stato ridotto lo scorso maggio con decorrenza dal 1° luglio, data in cui è entrato in vigore anche il nuovo CAC per la plastica biodegradabile e compostabile –, arriva ora la decisione di abbassare il contributo per gli imballaggi in acciaio, alluminio, plastica e vetro.

Quattro nuove variazioni, legate a valutazioni sullo scenario attuale della filiera del recupero e del riciclo degli imballaggi, in vigore a partire dal 1° gennaio 2022.

Il contesto favorevole, con listini dei materiali a riciclo in forte ascesa, si traduce così in una riduzione dei contributi ambientali: diretta conseguenza dell’introduzione del criterio economico come elemento di valutazione dei contributi stessi. Il sistema CONAI, infatti, si caratterizza proprio come modello capace di modulare interventi e costi in base alla capacità del mercato di far fronte alle esigenze ambientali. Le riduzioni fin qui approvate, carta compresa, porteranno per le aziende risparmi da CAC stimabili in circa 163 milioni di €.

Riduzione di 6 €/tonnellata per gli imballaggi in acciaio

Il valore del CAC per l’acciaio scenderà da 18 €/tonnellata a 12 €/tonnellata. Una variazione legata a un nuovo scenario economico che vede crescere il valore di mercato dei rottami: i suoi effetti sui ricavi da vendita dei materiali a riciclo sono decisamente positivi e rendono oggi possibile una diminuzione del contributo ambientale per i pack in questo materiale. Nel 2022, il risparmio previsto per gli utilizzatori di questo tipo di imballaggi dovrebbe risultare pari a quasi 3 milioni di €, su 500.000 tonnellate di immesso al consumo.
Riduzione di 5 €/tonnellata per gli imballaggi in alluminio

Il valore del CAC per l’alluminio si ridurrà da 15 €/tonnellata a 10 €/tonnellata. L’alluminio è un materiale che ha sempre mantenuto alti i suoi valori di mercato: l’attuale contesto economico, che ha impatti straordinariamente positivi sull’andamento del materiale da riciclo, rende possibile la nuova revisione al ribasso del contributo ambientale per gli imballaggi in questo materiale. Nel 2022, il risparmio previsto per gli utilizzatori di questo tipo di pack dovrebbe risultare pari a oltre 350.000 €, su oltre 70.000 tonnellate di immesso al consumo.

Riduzione di 4 €/tonnellata per gli imballaggi in vetro

Il valore del CAC per il vetro scenderà da 37 €/tonnellata a 33 €/tonnellata. La nuova situazione economica, infatti, autorizza a prevedere miglioramenti sia sul fronte dell’immesso al consumo di imballaggi in questo materiale sia su quello dei valori della materia da riciclo. Previsioni che rendono possibile una diminuzione del contributo ambientale. Nel 2022, il risparmio previsto per gli utilizzatori di questo tipo di pack dovrebbe risultare pari a oltre 11,5 milioni di €, su circa 2 milioni e 900.000 tonnellate di immesso al consumo.
Le riduzioni per gli imballaggi in plastica e la nuova diversificazione contributiva

Si passa da quattro a cinque fasce contributive: per quattro il CAC si riduce, per una resta invariato
Fasce contributive CAC in vigore a gennaio 2021
(€/t) CAC in vigore da gennaio 2022
(€/t) Variazione
2022-2021
A1 150,00 134,00 -11%
A2 150,00 150,00 0%
B1 208,00 192,00 -8%
B2 560,00 533,00 -5%
C 660,00 644,00 -2%


Già a settembre 2020 il Consiglio d’amministrazione CONAI si era impegnato a rivedere criteri e logiche della diversificazione contributiva per gli imballaggi in plastica per l’anno 2022, ossia la suddivisione di questi pack in diverse fasce a cui vengono applicati CAC differenti.

Un impegno preso sia alla luce di quanto in atto a livello europeo, sia con l’obiettivo di legare sempre più i valori del contributo ambientale plastica alla loro riciclabilità e al circuito di destinazione ma anche al deficit di catena, ossia ai costi/ricavidelle attività di raccolta, selezione e riciclo.

L’evoluzione 2022 del CAC diversificato per gli imballaggi in plastica prende le mosse dall’aggiunta di una nuova fascia contributiva. Dal 1° gennaio 2022 i pack in polimeri plastici saranno infatti divisi in cinque fasce.

La fascia A si sdoppierà, dividendosi in A1 e A2. Nella prima voce rimarranno tutti gli imballaggi ricompresi in precedenza nella fascia A, al netto dei pack flessibili in polietilene che passeranno in fascia A2; questi ultimi sono imballaggi flessibili con una filiera industriale di selezione e riciclo efficace e consolidata, in prevalenza da circuito commercio&industria ma sempre più presenti anche nella raccolta differenziata urbana, e di conseguenza con un deficit di catena maggiore. In questa fascia saranno inoltre tollerati gli imballaggi flessibili in polietilene espansocon spessori uguali o inferiori ai 2 millimetri (attualmente in fascia B2).

Per i pack in fascia A1, il CAC scenderà dagli attuali 150 €/tonnellata a 134 €/tonnellata.

Il CAC per gli imballaggi di fascia A2, nonostante il deficit di catena in crescita, rimarrà, ma solo in questa prima fase di prima applicazione, invariatorispetto a quello dell’attuale fascia A: 150 €/tonnellata.

La fascia B1 rimarrà dedicata agli imballaggi in prevalenza da circuito domestico con una filiera industriale di selezione e riciclo efficace e consolidata.

L’introduzione, in prima applicazione, del criterio economico porterà alla riduzione del CAC per i pack di questa fascia da 208 €/tonnellata a 192 €/tonnellata.

La fascia B2 raggrupperà tutti gli altri imballaggi selezionabili/riciclabili da circuito domestico e/o commercio&industria. Ossia quelli con diversi livelli di selezionabilità e riciclabilità; quelli riciclabili di recente introduzione sul mercato; quelli a riciclo oneroso e/o dai quali si ottengono rifiuti selezionati di minore qualità; quelli con filiere di riciclo in fase di consolidamento e sviluppo. In questa fascia saranno tollerati anche gli imballaggi in polietilene espanso con spessori superiori ai 2 millimetri (attualmente in fascia C) e gli strati barriera realizzati in EVOH, ma con limite al 5% del peso totale dell’imballaggio.

Il passaggio dalla fascia B2 alla fascia B1 dei tappi in plasticaconformi alla direttiva SUP, quindi progettati per rimanere solidali con il contenitore per bevande in plastica fino a 3 litri, sarà subordinato all’entrata in vigore della norma tecnica EN (in fase di definizione). Anche la fascia B2 vedrà il CAC ridursi: dagli attuali 560 €/tonnellata si scenderà a 533 €/tonnellata. Rimarranno in fascia C quei pack con attività sperimentali di selezione o riciclo in corso, e quelli non selezionabili/riciclabili allo stato delle tecnologie attuali.


Nonostante si tratti della fascia di imballaggi in plastica con maggiore impatto ambientale ed economico, anche questa fascia sarà interessata da una riduzione del contributo ambientale da 660 €/tonnellata a 644 €/tonnellata, grazie all’introduzione in prima applicazione del deficit di catena e quale effetto dell’ottimizzazione dei costi messa in atto dal consorzio Corepla. Dopo la pausa estiva è previsto un momento di verifica del deficit di catena che potrebbe determinare ulteriori interventi sul contributo ambientale, dal momento che il mercato della vendita all’asta degli imballaggi post consumo è in continua evoluzione.

Il Consiglio di amministrazione, infine, ha comunque deciso di proseguire il percorso di analisi per rafforzare ulteriormente la diversificazione contributiva, in particolare per legare in misura sempre più rilevante i valori del CAC di ogni fascia agli effettivi deficit di catena e prevedendo eventuali ulteriori segmentazioni e rivalutazioni. Nel 2022, il risparmio previsto per gli utilizzatori di imballaggi in plastica dovrebbe risultare pari a quasi 13 milioni di €, su oltre 1 milione e 850.000 tonnellate di immesso al consumo.
Procedure semplificate per l’import

Le riduzioni avranno effetti anche sulle procedure forfettarie/semplificate per importazione di imballaggi pieni, sempre a decorrere dal 1° gennaio 2022. Le aliquote da applicare sul valore complessivo delle importazioni (in €) diminuiranno conseguentemente da 0,20 a 0,19% per i prodotti alimentari imballati e da 0,10 a 0,09% per i prodotti non alimentari imballati. Il contributo mediante il calcolo forfettario sul peso dei soli imballaggi (tara) delle merci importate (peso complessivo senza distinzione per materiale) scenderà dagli attuali 101 a 99 €/tonnellata.

fonte: www.rinnovabili.it


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Imballaggi in metallo: alluminio e acciaio si riciclano all’infinito. Ecco cosa gettare nella differenziata

 










Se c’è una storia d’amore destinata a non finire mai è quella tra i metalli e il riciclo. Sapevate che l’acciaio e l’alluminio sono riciclabili al 100% e lo sono all’infinito? Un processo che si ripete più e più volte e il nostro Paese è il primo in Europa proprio in fatto di capacità di recupero dei metalli. Che così diventano bici, occhiali, caffettiere…

Un mondo fantastico, insomma! Riciclare l’alluminio così come gli imballaggi in acciaio fa bene non solo all’ambiente, ma anche all’economia: ecco perché è molto importante smaltire correttamente gli utensili e gli oggetti realizzati con questi materiali.

Una vera e propria missione e in questo modo in Italia, con il 70% tra quota di riciclo e quota avviata al recupero energetico (ai termovalorizzatori) rispetto al fabbisogno industriale, si sono evitate emissioni per 370mila tonnellate di CO2 equivalente e si è risparmiata energia pari a 160mila tonnellate di petrolio equivalente (dati CiAl 2013). E con 870mila tonnellate di rottami riciclati si attesta non solo al primo posto in Europa ma anche al terzo nel mondo, dopo Stati Uniti e Cina, per capacità di recupero di alluminio secondario.

Un risultato cui noi possiamo dare un grosso contributo. Ecco come.

Perché riciclo i metalli

Pensate bene a questi numeri: se per produrre 1 kg di alluminio primario servono 15 kWh, per l’alluminio secondario ne bastano 0,75. E sapevate che nell’industria automobilistica il 90% dell’alluminio usato per produrre i cerchioni è riciclato, così come il 30% di quello utilizzato nella realizzazione di pistoni e cilindri e il 40% di quello impiegato per la struttura di tutta la vettura.


Il riciclo e recupero di alluminio e metalli, insomma, apportano numerosi benefici alla collettività in termini di:
economia, il riciclo dell’alluminio è un’attività particolarmente importante per l’economia del nostro Paese, storicamente carente di materie prime
energia: si risparmia il 95% dell’energia necessaria a produrre alluminio dalla materia prima
materia, il riciclo degli imballaggi in alluminio permette di recuperare materia prima ancora utilizzabile per la realizzazione di nuovi prodotti

Cosa conferire nei metalli

Potete conferire sia gli imballaggi in alluminio, come:
lattine per bevande
fogli in alluminio (carta stagnola)
vaschette e teglie usa e getta
vaschette e scatolette di cibo per animali
foglio sottile per tavolette di cioccolato
bombolette spray, ma attenzione: se hanno residui di prodotti tossici o infiammabili vanno portate presso gli ecocentri, poiché sono classificate come rifiuti pericolosi. Lo stesso vale per barattoli e secchi con residui di vernici
tappi e chiusure (come quello dei vasetti di yogurt)

sia gli imballaggi in acciaio, come:

barattoli e scatolette per alimenti
coperchi a vite e tappi a corona
scatole fantasia per biscotti o liquori
bombolette spray
fusti e secchielli
lattine per olio
grucce in fil di ferro

In ogni caso, tenete sempre a mente che è indispensabile sempre svuotare gli imballaggi, ma non è necessario lavarli. Anche sporchi, purché vuoti.
La APP Junker

Gli imballaggi in metallo in molti Comuni vanno conferiti alla plastica, in altri con il vetro, in altri ancora esiste una raccolta unica per plastica, vetro e metallo e in altri vengono raccolti da soli. Come conoscere le direttive del vostro Comune?


Se ha aderito a Junker, basta consultare l’app per conoscere la modalità corretta per il vostro territorio.

È infatti possibile scaricare gratuitamente la Junker App, l’applicazione intelligente che spiega Comune per Comune (ad oggi la piattaforma ha superato la soglia dei 1000 Comuni abbonati) dove buttare cosa fornendo una mappa dettagliata e come separare correttamente confezioni e imballaggi semplicemente inquadrando il codice a barre o scattando una foto.

Come funziona: il download dell’app è completamente gratuito. Una volta installata, è sufficiente fotografare l’oggetto che si vuole gettare o inquadrare il codice a barre e di cui si vogliono conoscere le modalità di smaltimento e il sistema proverà a riconoscerlo. Una volta inviata la foto, in pochi secondi arriverà la risposta.

Si crea così una bellissima sinergia, che aumenta anche la voglia di fare una accurata raccolta differenziata e in più, sempre attraverso l’app, si possono anche segnalare rifiuti abbandonati e discariche abusive: la foto geo-localizzata arriva al gestore della raccolta, che provvede poi alla bonifica.


Il risultato? Le vostre piccole e quotidiane azioni virtuose potranno fare davvero la differenza.

fonte: www.greenme.it


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RICREA: i proverbi sul riciclo dell’acciaio prendono forma nelle scuole italiane di tutto il mondo

Dall'Asia all’Africa, fino al Sud America, il progetto promosso da RICREA si estende alle scuole italiane estere, per insegnare agli alunni la cultura della lingua italiana e l’importanza della corretta raccolta differenziata e riciclo degli imballaggi in acciaio




Tutto il mondo è paese”: questo noto proverbio insegna che alcuni comportamenti umani e certe dinamiche sociali si trovano dappertutto. Così come dovrebbe essere per la cultura della sostenibilità e l’attenzione all’ambiente.

Proprio i proverbi, e l’importanza della raccolta differenziata e del riciclo, sono al centro del progetto educativo per le scuole primarie Ambarabà Ricicloclò, promosso da RICREA, il Consorzio Nazionale senza scopo di lucro per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Acciaio, per far scoprire ai più piccoli, giocando con la lingua italiana, l’importanza di una corretta raccolta differenziata.

Ideato e realizzato insieme alla rivista Andersen, il mensile italiano di informazione sui libri per ragazzi e la cultura dell’infanzia con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Ambarabà Ricicloclò giunge quest’anno alla sua ottava edizione e per la prima volta coinvolgerà anche le scuole italiane presenti all’estero grazie alla collaborazione con la Direzione Generale per la promozione del sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Alle 120 scuole italiane che hanno già aderito all’iniziativa nazionale potranno quindi aggiungersi le scuole italiane presenti in 27 Paesi del mondo, dall’Etiopia all’Argentina, dalla Cina agli Stati Uniti passando per la Grecia e la Spagna.

«Per noi è un importante traguardo: con la nuova sezione RICREA Edu Mondo portiamo per la prima volta le nostre attività educational fuori dai confini nazionali» ha dichiarato Domenico Rinaldini presidente del Consorzio RICREA «Siamo felici di poter dare un nostro contributo per diffondere la cultura italiana nel mondo, migliorando la conoscenza della lingua e delle buone pratiche nei confronti dell’ambiente con l’obiettivo di rendere le nuove generazioni sempre più consapevoli dell’importanza del recupero e del riciclo degli imballaggi in acciaio quali barattoli, scatolette, latte, fusti, tappi e bombolette».



«Unire sensibilità ambientale, attenzione ai giovani e promozione della lingua italiana è una strategia culturale che condividiamo» ha commentato Roberto Vellano, Direttore centrale per la promozione della cultura e della lingua italiana al Ministero degli esteri. «Non a caso tra le nostre iniziative c’è anche una mostra multimediale, Trash, dedicata proprio al tema del riciclo, che sta viaggiando tra gli Istituti italiani di Cultura. Ci auguriamo che il concorso di RICREA abbia successo tra gli studenti della nostra rete».

Con Ambarabà Ricicloclò RICREA invita le classi delle scuole primarie a giocare creativamente con le parole della lingua italiana. Proprio i più giovani, infatti, si sono rivelati i più attenti al tema della raccolta differenziata e dell’avvio al riciclo degli imballaggi in acciaio che, una volta usati, possono essere riciclati all’infinito e tornare a nuova vita. Quest’anno i ragazzi saranno stimolati a comporre dei proverbi, pillole di saggezza per eccellenza.

Le scuole primarie italiane presenti all’estero potranno iscriversi fino a venerdì 26 marzo e un massimo di quattro proverbi dovranno essere inviati entro il 30 aprile. Per le scuole nazionali invece le iscrizioni all’edizione di quest’anno sono già concluse.

Sia per l’edizione nazionale che per l’edizione internazionale una giuria designerà le classi vincitrici, e la premiazione si svolgerà in occasione della quarantesima edizione del Premio Andersen.

fonte: www.ecodallecitta.it

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Perché l’acciaio schiaccerà (e inquinerà) “doppiamente” Taranto: la beffa del nuovo accordo sull’Ilva

 










Invece di salvare Taranto si sommeranno due tipi di inquinamento. Le nuove tecnologie si aggiungeranno alle vecchie, che continueranno a funzionare. E l’inquinamento quindi aumenterà, a danno della salute dei cittadini e dell’ambiente.


E’ questo l’allarme lanciato su GreenMe.it da Alessandro Marescotti, presidente e tra i fondatori di Peacelink, che da anni segue la vicenda dell’Ilva di Taranto.

La notizia dell’accordo ArcelorMittal-Invitalia sta lasciando attoniti. Attesa da giorni, è piombata nel bel mezzo della notte con un comunicato da parte dell’azienda che non lascia spazio a dubbi. La sorte di Taranto è stata ancora una volta “schiacciata” dall’acciaio, finanziato in gran parte dello Stato, con la vecchia Ilva già fallita e la nuova Ilva che deve fronteggiare perdite ingenti, con tutto il peso che ha aggiunto la crisi legata al Covid.

Vediamo di capire meglio quello che non leggeremo di certo sui comunicati stampa che annunciano questo accordo, che si candida a essere un flop dal punto di vista della tutela dei posti di lavoro, della salute e dell’ambiente…

Quali saranno le conseguenze dell’accordo?

E’ difficile prevedere le conseguenze immediate dell’accordo, perché invece quelle che si possono ipotizzare con certezza ci dicono che il mercato internazionale dell’acciaio metterà in seria difficoltà il progetto di rilancio dell’Ilva, che somiglia di più a un intervento di carattere assistenziale per rimandare il problema. Nell’immediato, lo Stato sembra che metta 400 milioni di euro mentre dai comunicati si comprende che ArcelorMittal praticamente non metterà niente quindi questa ipotesi del 50% e 50% non si comprende su cosa si basi.

Quindi, non c’è alcuna speranza?

Io sono assolutamente pessimista sul fatto che questo sia un intervento che possa risolvere il problema. Già in passato lo Stato è intervenuto e nel giro di 2 anni ha accumulato 2,9 miliardi di perdite. Stiamo parlando di uno stabilimento che produce con serie difficoltà di mercato sotto il punto di equilibrio che è a 7 milioni. Si produce in perdita, con un’emorragia di risorse economiche talmente elevata che ArcelorMittal aveva scelto di abbandonare lo stabilimento di Taranto.

Perché Taranto ne pagherà doppiamente le conseguenze?

Le clausole di questo accordo sono particolarmente dure per la città di Taranto, perché si vincola la presenza di ArcelorMittal alla modifica del Piano ambientale. Quindi stiamo parlando di rinviare la decisione delle tecnologie che dovevano già essere installate da molto tempo. E quando si parla di nuovo Piano ambientale, quest’ultimo deve costare meno. Queste è una delle condizioni che vengono poste, l’altra è una produzione aumentata, che però è difficile immaginare in un mercato come quello attuale, con la crisi del Covid.

Taranto si prepara a una situazione ancora più difficile di quella attuale. Tutte le promesse che ha fatto il Governo di riduzione dell’inquinamento sono relative solamente ai nuovi impianti di cui vengono declamate le caratteristiche “verdi”, ma i vecchi impianti continueranno a funzionare.

In una prospettiva di aumento della produzione si fanno continuare a funzionare anche i vecchi sistemi, con l’inquinamento che conosciamo, aggiungendo però i nuovi. La sommatoria aggiunge nuovo inquinamento al vecchio, non c’è una prospettiva per la città di uscire dalla situazione molto difficile che è stata fotografata dalla Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario del 2019 che sancisce un aspetto inequivocabile: c’è un rischio inaccettabile dal punto di vista sanitario nel quartiere Tamburi, accanto al quale sorge lo stabilimento.

Ancora una volta l’acciaio sta schiacciando la salute dei cittadini e dell’ambiente…

Sì. E tra l’altro senza produrre profitti, ma solo perdite economiche, oltre alle perdite di vite.

fonte: www.greenme.it


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Riciclo in acciaieria

JSW Steel e Montello siglano un accordo per trasformare i rifiuti in nuovi materiali, energia, biogas e syngas all'interno del polo siderurgico di Piombino.




Il riciclatore bergamasco Montello e il colosso indiano dell'acciaio JSW Steel hanno firmato un memorandum d'intesa per valutare la costruzione di un nuovo impianto di riciclo rifiuti all'interno del polo siderurgico di Piombino, in aree non dedicate alle attività siderurgiche, una volta completato lo studio di fattiiblità. Il progetto - si legge in una nota - prevede l’installazione di impianti di riciclo con tecnologie innovative, la produzione di energia da fonti rinnovabili, la produzione di biogas/syngas, oltre a produzioni da riciclo, in piena sinergia con le attività di laminazione e lavorazione dell'acciaio.


“L'iniziativa industriale, che fa parte dei progetti di European Green Deal Circular Economy e che probabilmente avrà un impatto importante sull'occupazione, è complementare e non si sovrappone alle attività ambientali già presenti in Toscana", nota Roberto Sancinelli, Presidente e AD di Montello (nella foto).

L’accordo con Montello è l’ultima in ordine di tempo delle iniziative di JSW Steel Italy, che nelle settimane scorse aveva annunciato la firma di un accordo con Creon Capital con l’obiettivo di sviluppare il comparto dell’energia rinnovabile nell’area e l’avvio di un dialogo con Fincantieri per valutare la possibilità di destinare alcune aree all’interno del sito industriale di Piombino ad attività di cantieristica navale e di grandi moduli cellulari in cemento armato per le infrastrutture marittime.

Montello opera nel settore del riciclo di imballaggi in plastica post-consumo con una capacitò di trattamento pari a 300.000 ton/anno nel sito di Montello (BG) e 150.000 ton/anno nell'ambito delle società controllate e partecipate. La società ricicla anche 700.000 ton/anno di rifiuti organici da raccolta differenziata, trasformandoli in biometano, con recupero di anidride carbonica (CO2) per uso industriale nel beverage e produzione di fertilizzante organico di alta qualità.

fonte: www.polimerica.it


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Rifiuti siderurgici, rinascono nello storage del solare termodinamico

Il progetto europeo REslag sta studiando quattro applicazioni industriali eco-innovative per valorizzare le scorie derivanti dalla produzione d’acciaio






















Utilizzare i rifiuti siderurgici per migliorare lo stoccaggio degli impianti solari termodinamici. È una delle strade percorse da REslagprogetto europeo di ricerca a cui partecipa anche l’italiana ENEA. L’iniziativa, finanziata attraverso il programma Horizon 2020, ha un obiettivo preciso: riuscire a fornire un nuovo valore a quella porzione di rifiuti siderurgici, particolarmente problematici sottili profilo ambientale, che ancora non riesce a entrare nell’economia circolare.
Solo in Europa la produzione d’acciaio crea ogni anno circa 20 milioni di tonnellate di scorie. La maggior parte viene riciclata dall’industria delle costruzioni, ma un buon 25 per cento rimane stoccato negli impianti produttivi o destinato alla discarica. Per aiutare il settore a raggiungere il target “zero rifiuti”, migliorando al contempo l’uso delle risorse, i partner di REslag stanno studiano quattro innovative applicazioni industriali per le scorie siderurgiche, ognuna delle quali sarà dimostrata a livello pilota.
E una di queste prevede il matrimonio con gli impianti di solare termodinamico, centrali che catturano e accumulano il calore del sole per produrre elettricità 24 ore su 24. La struttura pilota è stata realizzata nella centrale a concentrazione del Centro di ricerca Casaccia dell’ENEA. “Per questo progetto – spiega Luca Turchetti, ricercatore della Divisione Solare Termico, Termodinamico e Smart Network di ENEA – abbiamo sostituito una parte dei sali fusi, utilizzati dall’impianto solare a concentrazione per accumulare energia termica ad alta temperatura (fino a 550 ºC), con scarti d’altoforno opportunamente riprocessati.

La soluzione non offre un vantaggio solo sul fronte della gestione dei rifiuti siderurgici. Grazie all’impiego delle scorie dell’acciaio è possibile, infatti, ridurre i costi associati al solare a concentrazione e di conseguenza ottenere anche una riduzione del prezzo finale dell’elettricità. “Abbiamo messo a punto un sistema a basso costo per l’accumulo termico – aggiunge Turchetti – che potrebbe aprire la strada alla diffusione del solare a concentrazione, una tecnologia ‘100 per cento verde’ in grado di disaccoppiare la fase di produzione di energia termica da quella di conversione in elettricità e, quindi, di produrre corrente elettrica in base alle richieste della rete anche in assenza della radiazione solare”.

















Contemporaneamente REslag sta testando altri tre progetti pilota su larga scala per il riuso dei rifiuti sideriurgici. Questi prevedono il riciclo delle scorie lavorate come materia prima seconda per l’industria della ceramica refrattaria, un trattamento multistep per per estrarre metalli ad alto valore aggiunto , infine, il loro utilizzo come materiale di accumulo in impianti di recupero del colore di scarto.
Tutte queste misure, sommate insieme  dovrebbero tradursi, in termini ambientali, in una riduzione di materia prima utilizzata (20%), di energia consumata (fino al 20%) e di CO2 emessa (fino a 70 kg per tonnellata di acciaio prodotto). Una volta concluse tutte le sperimentazioni, spiega l’Enea, il prossimo passo sarà quello di trasferire l’innovazione all’industria.

fonte: www.rinnovabili.it

“Capitan Acciaio” premiato come miglior campagna ambientale 2018

La miglior campagna ambientale del 2018? Secondo l’International GrandPrix Relational Strategies è “Capitan Acciaio”, il progetto di RICREA, il Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio del sistema CONAI.
















Ideato e sviluppato dall’agenzia Black & White ComunicazioneCapitan Acciaio è un progetto crossmediale per promuovere la raccolta differenziata degli imballaggi in acciaio. Tramite la campagna, incentrata sull’omonimo supererore e declinata in un tour territoriale, sui canali social e con attività di media relations, RICREA ha coinvolto i diversi protagonisti della filiera del riciclo: dalle istituzioni agli operatori, fino ai cittadini chiamati a fare la differenziata nella vita di tutti i giorni.
Il personaggio di Capitan Acciaio, che ha partecipato anche a molte attività territoriali e a laboratori creativi, ha così permesso a RICREA di informare, educare e sensibilizzare adulti e bambini sulle modalità di raccolta presenti in ciascun Comune, sulle diverse tipologie di imballaggi in acciaio e sulle loro caratteristiche di sostenibilità.
Giunto alla 25ma edizione, l’International GrandPrix Relational Strategies premia ogni anno i progetti più innovativi e le tecniche di comunicazione più efficaci del marketing relazionale: PR, digital, eventi promo direct marketing, brand reputation, eventi. Con la vittoria nella categoria “comunicazione ambientale” il progetto Capitan Acciaio rappresenterà l’Italia alla prossima edizione di IMC Awards in cui saranno valutate le migliori campagne europee.

fonte: www.envi.info

Arriva Capitan Acciaio, nuovo 'supereroe' che insegna il valore della raccolta differenziata

Il 3 maggio a Lecce al via il tour nazionale promosso dal Consorzio RICREA per informare ed educare i cittadini. Attività e laboratori in piazza con protagonisti gli imballaggi in acciaio come barattoli, scatolette, lattine, bombolette, tappi e chiusure. 












Cosa si può ottenere con il riciclo di 50 bombolette, 2.000 barattoli o 5 fusti tutti in acciaio? Rispettivamente il telaio di una bicicletta, una fontanella urbana e una panchina. Protagonista di questo virtuoso percorso circolare è l’acciaiomateria prima permanente che si ricicla all’infinito senza perdere le proprie qualità.
Per informare i cittadini sulle qualità degli imballaggi in acciaio ed educarli a una corretta raccolta differenziata, RICREA, il Consorzio Nazionale senza scopo di lucro per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, manda in campo un nuovo supereroeCapitan Acciaio, protagonista di un tour itinerante che quest’anno farà tappa a Lecce, Napoli, Trieste e Verona
“Il ciclo di vita dell’acciaio, da materia prima a imballaggio, fino a diventare rifiuto differenziato, raccolto e avviato al riciclo - spiega Domenico Rinaldini, Presidente di RICREA – è un perfetto esempio di economia circolare. L’acciaio infatti è un materiale permanente, e grazie al riciclo rinasce a nuova vita senza perdere nessuna delle sue qualità. Anche grazie a iniziative di sensibilizzazione come questa vogliamo migliorare ancora gli ottimi risultati raggiunti, informando dei cittadini sulla ‘convenienza ambientale’ della raccolta differenziata degli imballaggi in acciaio”
Nelle piazze principali delle città in cui il tour farà tappa Capitan Acciaio sarà a disposizione per aiutare i cittadini a scoprire i vantaggi della raccolta differenziata e il valore del riciclo dell’acciaio, il materiale più riciclato in Europa.
Nel 2016 in Italia è stato avviato al riciclo il 77,5% degli imballaggi in acciaio immessi al consumo, con un miglioramento del +4,1% rispetto all’anno precedente. Le tonnellate di acciaio riciclate sono state 360.264, sufficienti per realizzare cinquanta copie della Tour Eiffel.
Ad accompagnare Capitan Acciaio nel suo viaggio attraverso l’Italia due speciali compagni di avventure, animatori di laboratori gratuiti dedicati in particolare ai più giovani.
Maurizio Capone insegnerà a fare musica attraverso originali strumenti creati con gli imballaggi in acciaio. Come la “Lattam”, strumento costruito con un barattolo di metallo per pomodori, una bacchetta cinese ed uno stringi tubo e il “Tappero”, realizzato con tappi corona delle bottiglie fissati a coppie su tre file su un lungo tronchetto di legno. 
L’artista Massimo Sirelli, invece, proporrà dei laboratori ludico-ricreativi in cui bambini e ragazzi potranno costruire il proprio robot giocattolo attraverso il riuso creativo di imballaggi in acciaio.
Maggiori informazioni su Capitan Acciaio in tour sulla pagina Facebook dedicata:  facebook.com/CapitanAcciaio

fonte: www.ecodallecitta.it

Incidenti e costi lievitati: che cosa insegna il nucleare francese

Il 78% dell’elettricità francese è prodotta dalle centrali nucleari, ma il governo ha adottato una strategia per portare questa quota al 50% entro il 2025. Intanto si riapre il dibattito dopo l’esplosione all’impianto di EDF di Flamanville e le spese fuori controllo del colosso elettrico d’Oltralpe















L’industria nucleare è tornata a far parlare di sé. A fine gennaio, EDF, l’azienda elettrica francese proprietaria di tutti gli impianti nucleari attivi nel Paese, ha deciso di iniziare il lento processo che dovrebbe portare a una progressiva denuclearizzazione delle forniture elettriche d’Oltralpe. Attualmente il 78% dell’elettricità francese è prodotta da fonte nucleare, ma il governo ha adottato una strategia per portare questa quota al 50% entro il 2025. Pilastro della strategia è il limite alla potenza installata. Quindi, in previsione dell’attivazione del nuovo impianto di Flamanville, era necessario scegliere quale altro impianto disattivare. EDF ha cercato di resistere lungamente alle pressioni governative ma ha poi dovuto cedere, decidendo così di spegnere definitivamente l’impianto di Fessenheim, vicino al confine tedesco e non lontano da quello svizzero.
L’impianto di Fessenheim, 40 anni ad aprile, è il più antico tra quelli attualmente attivi. Sembra che proprio le pressioni internazionali (in particolare del governo tedesco) siano risultate decisive, dimostrando per l’ennesima volta come l’industria nucleare, nel bene e nel male, dipenda esclusivamente dalle decisioni politiche e non da quelle di mercato.
E proprio nel sito di Flamanville il 9 febbraio è avvenuto un incidente importante, anche se tutte le autorità escludono rischi di contaminazione nucleare. A Flamanville, in Normandia, è anche in costruzione un impianto che sarà tra i primi al mondo ad adottare la tecnologia EPR, insieme a quello di Olkiluoto, in Finlandia. La tecnologia EPR è quella che avrebbe adottato Enel qualora il piano di sviluppo del nucleare in Italia non fosse stato cancellato dal referendum del 2011. Gli impianti in costruzione in Francia e in Finlandia hanno subito nel tempo pesanti ritardi (Olkiluoto doveva essere completato nel 2009, Flamanville nel 2014, saranno probabilmente completati entrambi a fine 2018) oltre che enormi aumenti dei costi di realizzazione. Da 3 a 8,5 miliardi di euro per ciascun impianto.
L’incidente di ieri non riguarda l’impianto in costruzione ma quello esistente, attivo dal 1986. Peraltro, la sicurezza nucleare in Francia è tornata agli onori delle cronache fin dal 2015, quando proprio nell’impianto EPR in costruzione vennero rilevate pesanti irregolarità nell’acciaio utilizzato per i nuovi reattori. In seguito a questi test, l’Autorità nazionale di controllo decise di togliere dalla produzione due terzi dei reattori attivi per procedere a verifiche di sicurezza.
“La situazione peggiore di sempre” per l’industria nucleare francese, come ebbe a dichiarare a novembre Gérard Magnin, già consigliere di amministrazione di EDF. Per questo motivo nell’autunno 2016 l’Italia dovette annullare le importazioni di elettricità dalla Francia, con conseguenti aumenti nelle bollette di tutti i consumatori. Continua l’eterno destino del nucleare, tra promesse mancate, costi che salgono, standard di sicurezza sempre più rigidi e problemi irrisolti. Come quello delle rovine dell’impianto di Fukushima, dove all’inizio di febbraio la prima ispezione dei reattori compromessi, effettuata con robot comandati a distanza, è stata terminata prima del previsto a causa dell’altissimo livello di radiazioni, inaspettato.
I Paesi dov’è presente il maggior numero di reattori stanno definendo i loro piani di dismissione. I pochi impianti in costruzione hanno problemi e dove si progettano nuovi impianti, come recentemente nel Regno Unito, lo si fa a prezzi fuori mercato e solo per i forti legami tra industria nucleare e industria bellica.
Fortunatamente però non siamo più negli anni 80 e ormai le rinnovabili sono pronte in tutto il mondo a mantenere le promesse che il nucleare non è riuscito a realizzare.

fonte: www.altreconomia.it