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Solare termodinamico, inaugurato in Marocco nuovo sistema di accumulo ENEA

Consentirà all’impianto CSP, situato a 80 km da Marrakech, di continuare a produrre energia elettrica anche in assenza di radiazione solare.


















L’ENEA ha inaugurato in Marocco un nuovo sistema di accumulo termico che consentirà a un impianto solare termodinamico di continuare a produrre energia elettrica anche in assenza di radiazione solare.
Una volta collegato alla rete locale di energia, spiega una nota dell’Agenzia, l’impianto accoppiato al sistema di accumulo sarà in grado di garantire agli utenti finali un approvvigionamento di elettricità affidabile, stabile e pulito – senza alcun ricorso alle fonti fossili – per ulteriori quattro ore, in particolare nel tardo pomeriggio quando è previsto il picco di domanda di energia.
L’impianto è stato realizzato all’interno del ‘Green Energy Park’ di Ben Guerir, in un’area desertica a 80 km da Marrakech, nell’ambito del progetto europeo ORC-PLUS “Organic Rankine Cycle – Prototype Link to Unit Storage”, coordinato da ENEA, che ha coinvolto altri tre enti di ricerca – il marocchino IRESEN, il tedesco Fraunhofer Institute e lo spagnolo CIC EnergiGUNE – e tre imprese – le italiane Soltigua e Enerray (Gruppo Maccaferri) e la francese Euronovia.
L’innovativo sistema, specializzato per impianti a concentrazione solare da 1-5 MW, è in grado di accumulare fino a 19 MWh termici ed è composto da un serbatoio alto 13 metri e largo 4 riempito con circa 450 tonnellate di magnetite, un materiale molto economico e facilmente reperibile, che permetterà all’impianto solare a concentrazione di garantire la piena potenza di produzione di elettricità (1 MW) per circa 4 ore.
“Grazie a questo sistema di accumulo e alle innovazioni introdotte nel campo solare abbiamo raggiunto nuovi traguardi che potrebbero incentivare la diffusione della tecnologia del solare termodinamico, come l’aumento medio annuo di produzione di energia elettrica (fino al 40%) e, soprattutto, la riduzione del costo complessivo di realizzazione di questo tipo di impianti (-30%)”, spiega Walter Gaggioli, responsabile del Laboratorio Ingegneria delle Tecnologie Solari di ENEA.
“A livello ambientale, invece – prosegue Gaggioli – è stato azzerato il consumo di acqua che serviva al ciclo di condensazione del power block e impiegato un fluido termovettore a basso impatto ambientale ricavato dal riciclo di olii esausti, in grado di operare a una temperatura compresa tra i 180°C e i 300°C”, spiega Walter Gaggioli, responsabile del Laboratorio Ingegneria delle Tecnologie Solari di ENEA”.
Il progetto ORC-PLUS – così come MATS con cui è stato costruito l’impianto solare termodinamico di Alessandria d’Egitto – fa parte della strategia ENEA che punta a promuovere la diffusione di impianti solare a concentrazione di piccole e medie dimensioni (1-5 MWe) per la produzione pulita di calore ed elettricità, quest’ultima da immettere nelle reti elettriche locali. L’attività si inserisce nel quadro delle collaborazioni tra ENEA e i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, che puntano anche a rivitalizzare il mercato del locale lavoro e a creare nuove competenze specialistiche per una gestione autonoma degli impianti.
fonte: www.qualenergia.it

Rifiuti siderurgici, rinascono nello storage del solare termodinamico

Il progetto europeo REslag sta studiando quattro applicazioni industriali eco-innovative per valorizzare le scorie derivanti dalla produzione d’acciaio






















Utilizzare i rifiuti siderurgici per migliorare lo stoccaggio degli impianti solari termodinamici. È una delle strade percorse da REslagprogetto europeo di ricerca a cui partecipa anche l’italiana ENEA. L’iniziativa, finanziata attraverso il programma Horizon 2020, ha un obiettivo preciso: riuscire a fornire un nuovo valore a quella porzione di rifiuti siderurgici, particolarmente problematici sottili profilo ambientale, che ancora non riesce a entrare nell’economia circolare.
Solo in Europa la produzione d’acciaio crea ogni anno circa 20 milioni di tonnellate di scorie. La maggior parte viene riciclata dall’industria delle costruzioni, ma un buon 25 per cento rimane stoccato negli impianti produttivi o destinato alla discarica. Per aiutare il settore a raggiungere il target “zero rifiuti”, migliorando al contempo l’uso delle risorse, i partner di REslag stanno studiano quattro innovative applicazioni industriali per le scorie siderurgiche, ognuna delle quali sarà dimostrata a livello pilota.
E una di queste prevede il matrimonio con gli impianti di solare termodinamico, centrali che catturano e accumulano il calore del sole per produrre elettricità 24 ore su 24. La struttura pilota è stata realizzata nella centrale a concentrazione del Centro di ricerca Casaccia dell’ENEA. “Per questo progetto – spiega Luca Turchetti, ricercatore della Divisione Solare Termico, Termodinamico e Smart Network di ENEA – abbiamo sostituito una parte dei sali fusi, utilizzati dall’impianto solare a concentrazione per accumulare energia termica ad alta temperatura (fino a 550 ºC), con scarti d’altoforno opportunamente riprocessati.

La soluzione non offre un vantaggio solo sul fronte della gestione dei rifiuti siderurgici. Grazie all’impiego delle scorie dell’acciaio è possibile, infatti, ridurre i costi associati al solare a concentrazione e di conseguenza ottenere anche una riduzione del prezzo finale dell’elettricità. “Abbiamo messo a punto un sistema a basso costo per l’accumulo termico – aggiunge Turchetti – che potrebbe aprire la strada alla diffusione del solare a concentrazione, una tecnologia ‘100 per cento verde’ in grado di disaccoppiare la fase di produzione di energia termica da quella di conversione in elettricità e, quindi, di produrre corrente elettrica in base alle richieste della rete anche in assenza della radiazione solare”.

















Contemporaneamente REslag sta testando altri tre progetti pilota su larga scala per il riuso dei rifiuti sideriurgici. Questi prevedono il riciclo delle scorie lavorate come materia prima seconda per l’industria della ceramica refrattaria, un trattamento multistep per per estrarre metalli ad alto valore aggiunto , infine, il loro utilizzo come materiale di accumulo in impianti di recupero del colore di scarto.
Tutte queste misure, sommate insieme  dovrebbero tradursi, in termini ambientali, in una riduzione di materia prima utilizzata (20%), di energia consumata (fino al 20%) e di CO2 emessa (fino a 70 kg per tonnellata di acciaio prodotto). Una volta concluse tutte le sperimentazioni, spiega l’Enea, il prossimo passo sarà quello di trasferire l’innovazione all’industria.

fonte: www.rinnovabili.it

Pubblicato il decreto per le fonti rinnovabili nelle isole minori

Definiti gli obiettivi quantitativi del fabbisogno energetico di 20 isole minori da coprire attraverso la produzione di energia da fonti rinnovabili. in programma nuovi incentivi ad hoc

















Trasformare le piccole isole italiane in laboratori a cielo aperto dove sperimentare soluzioni energetiche sostenibili e innovative. Questo il cuore del nuovo decreto per le fonti rinnovabili nelle isole minori, pubblicato oggi dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il provvedimento definisce il percorso per rendere le green energy l’asse principale del sistema energetico di 20 piccole realtà non interconnesse alla rete elettrica del continente.
Un’ottima notizia – commenta Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – perché oggi le isole sono in tutto il mondo al centro di interventi e sperimentazioni che stanno dimostrando come possano essere al 100% rinnovabili. Dalle Canarie ai mari del Nord, dalla Polinesia all’Alaska, sono sempre di più le isole che sono diventate indipendenti dalle fonti fossili e stanno puntando su un turismo sostenibile”.

Alla sempre più lunga lista di comunità isolane nel mondo alla ricerca dell’autosufficienza energetica, da oggi si uniranno anche Capraia, Giglio, Ponza, Ventotene, Tremiti, Favignana, Levanzo, Marettimo, Pantelleria, Ustica, Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli, Vulcano, Lampedusa, Linosa e Capri.
Per loro, il decreto prevede di individuare gli obiettivi quantitativi di produzione verde, i target temporali e le modalità finanziarie di sostegno. “L’obiettivo del provvedimento – spiega il Mise in una nota stampa – quindi dare maggiore sicurezza e sostenibilità ai sistemi energetici delle isole minori, promuovendo le politiche del Governo a favore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, in corso di ulteriore potenziamento con la nuova Strategia energetica nazionale (SEN)”.


Target e incentivi per le fonti rinnovabili nelle isole minori

Per ciascuna delle isole indicate sono stabiliti gli obiettivi minimi di sviluppo dell’utilizzo delle fonti rinnovabili da raggiungere al 31 dicembre 2020, sia sul fronte termico (solare termico, solar cooling e pompe di calore) che su quello elettrico. Ad esempio, per l’isola siciliana di Pantelleria è stato fissato un obiettivo di potenza affidata a FER elettriche di 2.720 kW e una per le FER termiche di 3.130 kW.  A ciò si aggiungono particolari “Progetti integrati innovativi” che possono includere anche impianti eolici offshore o alimentati dal moto marino.

L’energia prodotta dagli impianti avrà diritto a una remunerazione (differenziata per ciascuna isola e tipologia di intervento) le cui modalità di erogazione, periodo di diritto ed entità, saranno determinati con provvedimenti dell’Autorità per l’energia. Gli incentivi saranno coperti da risorse ottenibili dalla riduzione delle integrazioni tariffarie attualmente erogate per la costosa generazione della produzione da fonti fossili a cui potranno accedere cittadini, enti e imprese.

Gli interventi sulla rete elettrica

Il decreto stabilisce anche che i gestori dei sistemi elettrici delle venti isole, entro il 31 dicembre 2017, presentino a Mise, Authority e amministrazioni locali interessate un documento tecnico che definisca:
  • gli “interventi di ammodernamento e rafforzamento della rete elettrica isolana, funzionali all’installazione di una potenza elettrica da fonti rinnovabili pari ad almeno tre volte i valori degli obiettivi indicati” comprendenti anche sistemi di accumulo dell’energia elettrica.
  • le “ipotesi di copertura dei costi di realizzazione del programma a valere su programmi di sostegno nazionali e regionali, anche cofinanziati dalla Commissione europea, e, in via complementare, sulla componente tariffaria UC4”.

Scarica il testo del decreto (pdf)


fonte: www.rinnovabili.it

Solare termico e nocciolino di oliva: energia a chilometro zero














Cosa si intende per chilometro zero? Dipende dal punto di vista di chi osserva. Per un imprenditore, sicuramente la parola risparmio ben si abbina al concetto espresso, mentre per il consumatore, alla ricerca della qualità e dell'esperienza legata al servizio fruito, la parola sostenibile ben si sposa con il proposito. Abbinando i due termini ne ricaviamo un concetto preciso: risparmio sostenibile
Per capire meglio il concetto prendiamo un esempio concreto di impresa che produce energia a chilometro zero da solare termico e dal nocciolino di oliva: Villino Odaldo, nel Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine in agro di Mottola, in Puglia.
Fare impresa nel rispetto dell'ambiente rispondendo alla sempre più importante richiesta dei consumatori di sostenibilità ambientale, è diventata la mission di molte attività imprenditoriali. Al Villino Odaldo, graziosa residenza estiva dei primi del '900, oggi bed & breakfast all'interno del Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine, oasi con una biodiversità di rilevante interesse naturalistico, l'energia consumata dalle utenze domestiche e dalle stanze per gli ospiti è sostenibile.














L'acqua calda, ad esempio, è prodotta da un impianto solare termico, dispositivo che consente di catturare l'energia solare, immagazzinarla e impiegarla, come in questo caso, per la fornitura di acqua; in mancanza del sole, una caldaia alimentata a nocciolino di oliva provvede a sostituire l'impianto. 
Considerato biomassa, il nocciolino di oliva è una buona alternativa al pellet, ma soprattutto è abbondante e facilmente reperibile; infatti, il Villino Odaldo è parte integrante di un'azienda agricola che possiede anche un frantoio, perciò una volta estratto l'olio questo sottoprodotto della lavorazione torna a nuova vita, diventando combustibile dal costo relativamente basso e dall'alto rendimento calorico. Non solo, riduce notevolmente la produzione di cenere e di fumi, garantendo una vita più lunga alle caldaie e un impatto ambientale molto basso.
Il resto dell'energia è attinto dalla rete elettrica, ma è in programma la realizzazione di un impianto fotovoltaico per implementare l'efficientamento energetico e rendere la struttura ancora più green. 














Energia a chilometro zero, dicevamo, per un risparmio sostenibile. Dal sole e dal nocciolino di oliva può nascere dunque un mix di approvvigionamento energetico utile a soddisfare sia le esigente economiche di investimento di un imprenditore, sia il desiderio dei consumatori, sempre più attenti alla qualità ambientale dell'offertaSono sempre più numerosi gli esempi di imprese di ogni genere (agricole, manifatturiere, ricettive, artigianali) che investono i loro capitali in energia verde, innanzitutto perché nel lungo periodo i ricavi sono più alti dei costi di realizzazione e gestione degli impianti, perché un ambiente contaminato ha un costo in termini sociali e sanitari spesso difficili da sostenere, soprattutto perché è intelligente: quelli che erano scarti diventano risorse, il sole sorgerà ogni giorno e la felicità di chi vuole tornare alla natura non ha prezzo.

fonte: www.greenme.it

Green economy? Le rinnovabili in Italia sono ancora il nemico

Da un’idea del Nobel Carlo Rubbia un innovativo impianto solare in Sardegna: media, comitati e politici insorgono

rinnovabili solare sardegna 
Che in Italia siano tempi duri per le rinnovabili è cosa nota. In tanti più volte abbiamo denunciato l’incapacità della classe dirigente di comprendere che la crisi climatica da una parte, e le straordinarie occasioni di sviluppo connesse alle nuove fonti di energia, avrebbero richiesto politiche lungimiranti, sul modello della Energiewende tedesca.
Invece abbiamo assistito ad attacchi continui da parte di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni. E quello attuale purtroppo non ha affatto “cambiato verso”, anzi si è distinto per sciocchezze inutili e dannose come lo spalma-incentivi. E anche a livello locale le cose non sono andate affatto bene. Si pensi alle folli regole volute dalle Regione Sicilia (all’unanimità) sull’eolico. Ma non sarebbe onesto nascondere che tra le difficoltà delle rinnovabili c’è anche un problema di consenso a livello territoriale.
Abbiamo già denunciato il ruolo da “utili idioti”, a servizio della conservazione fossile, di chi si inventa minacce terribili alla biodiversità delle pale eoliche (puntualmente smentite da tutte le ricerche scientifiche), di chi si accorge del consumo di suolo (dopo aver ignorato cementificazioni selvagge) solo in presenza di qualche pannello fotovoltaico (sì, d’accordo, è meglio metterli sui tetti), di chi dipinge un impianto di produzione di biometano da rifiuti o da scarti agricoli come se fosse una nuova Fukushima e di quelli che non sanno distinguere un piccolo impianto di geotermia a ciclo chiuso di nuova generazione e a emissioni zero da quelli vecchi, tradizionali e più impattanti.
In questi giorni all’onore delle cronache c’è una storia in Sardegna che può essere presa a paradigma. I fatti: un’azienda italiana – una società del gruppo Fintel, quotata in Borsa a Milano, con l’umbra Archimede Solar a fornirei fondamentali tubi ricevitori – si propone di realizzare in Sardegna un impianto solare termodinamico di 55 MW a sali fusi. Brevetto italiano. Tecnologia Enea che nasce da un’idea del premio Nobel Carlo Rubbia. Il solare termodimanico ha il vantaggio rispetto al fotovoltaico e all’eolico di “immagazzinare” l’energia prodotta, che quindi è disponibile sempre – non solo quando c’è il sole o il vento. In particolare la tecnologia italiana (a sali fusi) è preferibile rispetto a quella più diffusa (a olio) sia perché l’olio è infiammabile (e quindi più pericoloso) sia perché lo stesso è inquinante e comporta quindi problemi di smaltimento ogni 2-3 anni, quando deve essere cambiato.
È una tecnologia che ha bisogno – ovviamente – di molto sole ed è assai promettente per i suoi sviluppi in molti paesi in cui l’industrializzazione ha fame di energia e non si vuole, o non si può, continuare a sfruttare fossili (e in particolare il carbone), come ad esempio in Cina. Ma per rendere appetibile la tecnologia italiana bisogna realizzare un impianto di dimensioni adeguate (appunto, una cinquantina di MW almeno) che vada oltre il già funzionante e bellissimo impianto pilota di Massa Martana in Umbria.
In Italia le condizioni di irraggiamento solare sufficienti per far funzionare un impianto del genere ci sono solo in Sicilia, Sardegna e in una parte della Puglia. Da qui la scelta di Flumini Mannu in Sardegna. Ma non appena il progetto viene proposto media, comitati, politici di quella regione si scatenano contro sostenendo che l’area occupata (269 ettari) sarebbe sottratta alle attività agricole. Molto spesso sono gli stessi media e politici che si sono battuti strenuamente per tenere in vita iniziative decotte e inquinanti come quelle nel Sulcis (miniere di carbone, produzione di alluminio), centrali termoelettriche vecchie e pericolose, o che si battevano contro progetti innovativi come quello della chimica verde a Porto Torres. Oppure sono gli stessi che adesso propongono un improbabile quanto assurdo e anacronistico piano per la metanizzazione della Sardegna.
Insomma grande confusione sotto il cielo. Ultimamente anche un giornale nazionale come La Stampa si fa ingolosire dal fatto che il proponente è una società partecipata da capitali giapponesi, per imbastire una storia dove ci sarebbe un povero pastore sardo che resiste contro l’invasione nipponica (si suppone al grido di banzai!). È successo infatti che con qualche anno di ritardo rispetto ai tempi dettati dalla legge il ministero dell’Ambiente si è deciso a dare giudizio positivo sulla Valutazione di impatto ambientale e con una procedura (che anche a chi scrive appare un po’ forzata) ci si avvia verso l’esproprio del terreno per pubblica utilità.
Ora, qui non si discute la possibilità che siano stati fatti errore di comunicazione da parte del proponente, ma analoghi deficit di comunicazione vengono facilmente perdonati quando all’opera ci sono poteri forti. E in alcuni casi il “circo mediatico” è più forte di qualsiasi tentativo di informazione corretta. Esemplare il caso della fotografia diffusa dall’azienda per dimostrare la compatibilità delle attività di allevamento con l’impianto (solo 1,5% di quei 269 ettari viene effettivamente coperto) in cui si vedeva una pecora pascolare serenamente sotto gli specchi in un impianto in Spagna, immediatamente è stato detto che si trattava di un fotomontaggio (sic!).
In realtà fra le fila di specchi ci sono circa 16 metri di distanza e anche sotto gli specchi (posti a 3 metri da terra) l’area è utilizzabile. Infatti in quella centrale è previsto che si coltivino 200 ettari a erba medica e di riservarne 50 proprio al pascolo: un progetto di Agris (l’Agenzia regionale per lo sviluppo agricolo) in cui si utilizzerebbero anche tecniche di sub-irrigazione per ridurre il consumo d’acqua.
Il risultato della “sollevazione popolare” è che il progetto è a rischio e con esso l’idea di poter fare della Sardegna un’isola sempre più autosufficiente dal punto di vista energetico basandosi esclusivamente su rinnovabili (altro che Sulcis!) e all’Italia la possibilità di esportare tecnologia promettente.
Per cambiare serve urgentemente una politica di sistema che punti finalmente sull’innovazione e abbandoni la difesa dei fossili e che quindi consenta anche di fare corretta informazione, tranquillizzare i cittadini, imporre a tutte le aziende il corretto rapporto con il territorio. Perché anche “il bene va fatto bene”, e ciò vale pure per le rinnovabili.

fonte: http://www.greenreport.it/

Celle solari: in arrivo nuova generazione low cost e più efficiente


La ricerca nel campo del solare potrebbe partorire una nuova generazione di celle fotovoltaiche economiche ed efficienti. È quanto promettono i ricercatori delle università di Exeter e Bristol, al lavoro su un’innovativa struttura fotovoltaica a tre strati. Il sistema, sviluppato dal dottor Chenglong Wang, utilizza uno strato intermedio di carbonio amorfo, posto tra un film sottile all’oro e un film superficiale.
Questa struttura permette un notevole assorbimento della luce, consentendo di sfruttare una porzione maggiore dello spettro solare. Nello stesso tempo però il triplice strato è in grado di ridurre al minimo le emissioni di radiazioni termiche da parte della struttura. I ricercatori puntano a sostituire l’oro con un altro metallo refrattario come il tungsteno o il cromo, per realizzare una metasuperficie economica ed efficiente in grado di raggiungere temperature molto più alte rispetto alle tecnologie convenzionali.
La nuova generazione di celle solari potrebbe trovare impiego nell’industria del solare termico. Rispetto alla superficie nera convenzionale la cella può raggiungere temperature elevate perché minimizza le emissioni di radiazioni termiche.
La metasuperficie è stata sviluppata nell’ambito di un progetto condotto dal dottor Neil Fox del Department of Electrical and Electronic Engineering and Schools of Physics and Chemistry di Bristol. L’obiettivo della ricerca è sviluppare dispositivi solari termoionici basati sui diamanti, in grado di utilizzare la luce solare per riscaldare le superfici ed emettere elettroni direttamente nel vuoto. Gli elettroni confluirebbero in un anodo sottoposto a raffreddamento, consentendo di produrre energia elettrica in modo più efficiente rispetto alle celle solari al silicio.
Il prossimo passo dei ricercatori consisterà nel testare la nuova struttura esponendola a temperature più alte, cercando di raggiungere i ~700°C necessari a ottenere un’emissione termoionica efficiente. Come illustra il professor Martin Cryan, tra le firme dello studio:
L’integrazione dei diamanti nelle metasuperfici è una sfida molto impegnativa. La nostra sperimentazione a base di carbonio amorfo rappresenta un progresso in questa direzione.

fonte: http://www.greenstyle.it

Watly: acqua, energia e connettività ai Paesi in via di Sviluppo

watly
Watly: un’idea da 15 tonnellate, e ad energia solare, che porta acqua potabile, energia e connettività nei Paesi in via di Sviluppo. Si tratta di una startup italo-spagnola, con un piede a Udine e uno Barcellona, ma con il pensiero in Ghana e in tutte quelle zone in cui manca acqua, energia e copertura internet via WiFi.



Finché non se ne sono accorti i creatori di Watly, Marco Attesani, Stefano Buiani e Matteo Squizzato, come nulla fosse o quasi, il mondo continuava a girare con l’assurda situazione in cui un miliardo di abitanti di pianeta composto da circa il 70% d’acqua, il nostro, non ha accesso ad acqua potabile. Sono dati recenti della World Health Organization che ne ha contati anche due miliardi senza elettricità e cinque miliardi privi di connessione internet.
Prendendo di petto la questione, Watly ha dichiarato guerra all’inquinamento e invece di riempirsi la bocca con tante promesse si è rimboccata le maniche e sta ripulendo l’acqua salata e contaminata pronta a fare una pacifica, fluida, energica rivoluzione, un po’ anche 2.0 con un dispositivo che purifica fino a 3 milioni di litri di acqua all’anno e funziona ad energia solare dando anche copertura Internet via Wi-Fi.

Watly: cos’è
Watly è il primo computer al mondo in grado di desalinizzare e purificare l’acqua, generare energia elettrica e permettere la connettività Internet ovunque, funziona ad energia solare, è lungo 40 metri e pesa 15 tonnellate. Non è affatto ”schizzinosa” perché ripulisce l’acqua da qualsiasi fonte di contaminazione, inoltre Watly si mantiene da sé, auto-generando l’energia che gli serve per funzionare.
Watly: acqua
Ogni giorno sono 5mila i litri di acqua che Watly purifica, 150 i kWh di energia che assicura grazie all’azione di 80 pannelli fotovoltaici. Vista in prospettiva la sua performance in un ciclo di quindici anni, contando un solo Watly attivo isolato, eviterà fino a 2.500 tonnellate di emissioni di gas ad effetto serra, generando oltretutto 1GWh di elettricità pulita. Gratuitamente.
Alla base di questi numeri quasi difficili da immaginare, non c’è una magia e neanche una promessa da incantatore di folle, ci sono giovani che “l’hanno studiata” individuando per il proprio progetto il metodo più efficace e potente di purificazione e desalinizzazione, sfruttando il principio fisico della distillazione a compressione di vapore. In questo modo Watly si è dimostrato capace di eliminare tutti gli agenti patogeni e i microorganismi compresi virus, batteri, parassiti, funghi o cisti, e non si ferma a questi nemici.
E’ in grado di occuparsi anche di composti inorganici, rimuovendoli. Si intende quindi che veleni come arsenico, benzene, metalli pesanti (come il piombo), cloro, clorammine, e radionuclidi spariscono dall’acqua “trattata” con Watly che non si ferma neanche di fronte all’acqua radioattiva senza richiedere di membrane o sostituzioni del filtro.

watly Watly: energia
Come accennato, Watly oltre a fare molto, per chi ha bisogno, fa da sé: genera da solo l’energia necessaria per funzionare senza chiedere nulla a nessuno, né carburante, né connessione alla rete elettrica. Funziona a energia solare, infatti sfrutta il calore del sole raccolto da tubi sottovuoto, per agire sull’acqua, intanto i pannelli fotovoltaici situati al centro del dispositivo, generano elettricità off-grid che oltre ad alimentare l’elettronica interna, può ricaricare smartphone, tablet o computer portatili. O qualsiasi dispositivo esterno si voglia collegare.
Watly: un po’ di storia
Il primo prototipo di Watly, il seme della rivoluzione, risale al 2013. Da quel momento ad oggi la startup ha vinto bandi e premi tra cui vittorie al Premio Marzotto e l’European Pioneers, e fondi europei come Horizon 2020, raccogliendo quasi 2 milioni di euro utili per sviluppare un modello più avanzato.
Un’altra tappa importante è quella nel villaggio di Abenta, in Ghana, dove nel 2015 è stato installato Watly. Grazie a Indiegogo, piattaforma di crowdfunding, ora si sta raccogliendo il denaro necessario per sviluppare una parte della macchina per poi tornare sul posto, in Ghana, e installare una nuova versione che possa dare acqua potabile ed energia a oltre 3mila persone.

watly Watly: il futuro
Finora abbiamo parlato di Watly come di un “single” virtuoso e dal cuore buono. Nulla contro lo status di single, in generale, ma nel caso di questo dispositivo, che mira alla rivoluzione, si sa che vale l’idea “l’unione fa la forza”. Gli startupper lo sanno bene e mirano a connettere più unità, in una sorta di Energy_net, una smart-grid che abbia “nodi” sparsi in tutto il mondo.
I nodi sarebbero computer termodinamici connessi al web e altri Watly o suoi simili, uniti tra loro, ma anche in dialogo con ciò che di area in area gestisce risorse idriche e generazione di elettricità. Un obiettivo interessante, molto green, completamente condivisibile e audace. Ma subito premiato da una entusiasta risposta e non solo dalla parte del pianeta a cui batte già un cuore sostenibile.

watly A proposito di “nodi sparsi per il mondo”, infatti, Watly ha già fatto innamorare mezzo pianeta, ha ricevuto richieste da Africa, Usa, Australia e perfino dalla famiglia reale saudita, ha contatti con Nigeria, Senegal, Burkina Faso, Etiopia, Sudan da un lato, con Emirati Arabi, Qatar e Arabia Saudita dall’altro.
Watly: video e approfondimenti
Un’idea tanto geniale che vien voglia di conoscere chi l’ha avuta e stringergli la mano. Non tutto è fattibile subito, ma ecco un video per ascoltare dalla voce dei suoi creatori, le meraviglie del piccolo grande Watly.


fonte: http://www.ideegreen.it

Semaforo verde dalla UE al decreto rinnovabili elettriche dell’Italia

La Commissione europea ha concluso che un regime italiano destinato a sostenere la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili è conforme alle norme UE sugli aiuti di Stato


Semaforo verde dalla UE al decreto rinnovabili elettriche dell’Italia

Via libera al nuovo decreto rinnovabili elettriche dell’Italia. La Commissione Europea ha concluso la valutazione del provvedimento con cui il Belpaese definisce incentivi e modalità d’accesso al regime tariffario per le fer elettriche diverse dal fotovoltaico. Il decreto, spiega l’esecutivo europeo, è conforme della disciplina in materia di aiuti di Stato per la protezione ambientale e l’energia 2014-2020.
In base a tali norme gli Stati membri possono erogare aiuti di Stato per le energie rinnovabili a determinate condizioni: che tali aiuti permettano di conseguire i propri ambiziosi obiettivi in materia di clima e di energia al minor costo possibile per i contribuenti e senza indebite distorsioni della concorrenza nel mercato unico.

“La Commissione – si legge nella nota stampa che accompagna l’ok europeo – è giunta alla conclusione che il regime aumenterà la percentuale di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e ridurrà l’inquinamento, in linea con gli obiettivi dell’Unione dell’energia, senza falsare indebitamente la concorrenza”.
Finisce così la lunga attesa che ha accompagnato l’emanazione di quest’atto normativo in ballo dal 2014. Una volta in vigore, servirà a definire i nuovi contingenti d’asta e di registro per l’accesso ai sussidi statali prima che si raggiunga il celebre tetto dei 5,8 miliardi.
Il tipo di sostegno che i progetti sulle energie rinnovabili possono ricevere nell’ambito del regime dipende dalla loro dimensione:

A) I grandi progetti con più di 5 MW di potenza installata parteciperanno a gare d’appalto specifiche per ciascuna tecnologia (PROCEDURE D’ASTA)

Per questi progetti sono messi a disposizione i seguenti contingenti di potenza:
  • Eolico onshore 800 MW
  • Eolico offshore 30 MW
  • Geotermoelettrico 20 MW
  • Solare Termodinamico 100 MW
  • Biomasse 50 MW

B) I progetti di media entità con potenza installata tra 0,5 MW e 5 MW saranno inseriti in un elenco specifico per ogni tecnologia e saranno sostenuti in base a priorità stabilite secondo determinati criteri (ISCRIZIONE AL REGISTRO)

Per questi progetti sono messi a disposizione i seguenti contingenti di potenza:
  • Eolico onshore 60 MW
  • Idroelettrico 80 MW
  • Geotermoelettrico 30 MW
  • Biomasse e biogas, gas di depurazione e gas di discarica e bioliquidi sostenibili 90 MW Oceanica (comprese maree e moto ondoso) 6 MW
  • Solare Termodinamico 20 MW

C) I progetti di dimensioni inferiori a 0,5 MW avranno accesso diretto agli aiuti su richiesta (ACCESSO DIRETTO)

fonte: www.rinnovabili.it