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Banca Mondiale: un’economia circolare per ridurre lo spreco di rifiuti!

Secondo il nuovo Rapporto della Banca Mondiale, se non si avviano al più presto in tutti i Paesi adeguate politiche di gestione dei rifiuti, di riciclo e di economia circolare, nel 2050 la produzione globale di rifiuti arriverà a 3,14 miliardi di tonnellate, circa il 70% dell’attuale.
















Senza un’azione urgente, fra 30 anni i rifiuti globali aumenteranno del 70% rispetto ai livelli attuali. È questo il messaggio contenuto nel nuovo Rapporto  del Gruppo della Banca Mondiale (WB) “What a Waste 2.0A Global Snapshot of Solid Waste Management to 2050” (Che spreco 2.0: un’istantanea globale sulla gestione dei rifiuti solidi al 2050).
Il Rapporto di oltre 200 pagine si basa sui dati dal 2012 al 2017, che provengono da 217 Paesi e 367 città, aggiornando in pratica le informazioni contenute nel precedente Rapporto che era uscito nel 2012.
Nel 2017 il mondo ha prodotto 2,01 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani (RSU), ma solo il 13,5% di questi viene riciclato e il 5,5% compostato. Si stima che il 40% dei rifiuti generati nel mondo sia gestito in modo inadeguato, disperso nell’ambiente o bruciato all’aperto. Se si continuasse business as usual, alla fine del 2050 si dovrebbero gestire 3,4 miliardi di tonnellate di rifiuti.
Rifiuti gestiti in malo modo – ha affermato Sameh Wahba, Direttore della divisione per lo sviluppo urbano e territoriale, la gestione del rischio di catastrofi e la resilienza della Banca Mondiale – contaminano gli oceani del mondo, intasano i corsi d’acqua causando inondazioni, provocano malattie per effetto dei problemi respiratori legati alla loro combustione, danneggiano animali che consumano i rifiuti scambiati per cibo e colpiscono lo sviluppo economico, come ad esempio impattando sul turismo“.
I dati sulla gestione dei rifiuti sono fondamentali per le politiche di gestione e pianificazione nel contesto locale. Conoscere la quantità e la tipologia dei rifiuti generati, in particolare nei Paesi a rapida urbanizzazione e crescita della popolazione, consente ai Governi locali di selezionare metodi di gestione appropriati e pianificare la domanda futura. Con dati accurati, i Governi possono allocare realisticamente budget e terreni, valutare le tecnologie adeguate e prendere in considerazione partner strategici per la fornitura di servizi, come il settore privato o le organizzazioni non governative.
Il Rapporto sottolinea che la gestione dei rifiuti solidi è fondamentale per città e comunità sostenibili, sane e inclusive, ma è spesso trascurata, in particolare nei Paesi a basso reddito. Mentre più di un terzo dei rifiuti nei Paesi ad alto reddito viene recuperato attraverso il riciclaggio e il compostaggio, solo il 4% dei rifiuti nei Paesi a basso reddito viene riciclato.
La gestione dei rifiuti rispettosa dell’ambiente tocca numerosi aspetti critici dello sviluppo – ha dichiarato Silpa Kaza, Specialista in sviluppo urbano della Banca mondiale e autrice principale del Rapporto –Tuttavia, la gestione dei rifiuti solidi è spesso trascurata quando si tratta di progettare città e comunità sostenibili, sane e inclusive. I Governi devono intraprendere azioni urgenti per affrontare la gestione dei rifiuti sia per la salute dei loro cittadini che per quella del Pianeta”.
Particolarmente problematici”, secondo gli autori, sono i rifiuti di plastica, che, se non vengono raccolti e gestiti correttamente, contamineranno i corsi d’acqua e gli ecosistemi per centinaia, se non migliaia, di anni. Nel 2016, il mondo ha generato 242 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ovvero il 12% di tutti i rifiuti solidi, secondo il Rapporto, e il 90% dei rifiuti marini è costituito da plastica.
Sebbene rappresentino solo il 16% della popolazione mondiale, i Paesi ad alto reddito messi insieme generano più di un terzo (34%) dei rifiuti mondiali. Asia orientale e la regione del Pacifico generano circa un quarto (23%) dei rifiuti globali, mentre l’Europa e l’Asia centrale, pur generando 392 milioni di tonnellate di rifiuti, riescono a recuperare, attraverso il riciclo e il compostaggio, il 31% dei materiali scartati.
Medio Oriente e Nord Africa sono le regioni che attualmente producono meno rifiuti, 129 milioni di tonnellate, anche se le stime parlando di una produzione doppia entro il 2050, con l’Africa Subsahariana destinata a triplicarli.
Il Nord America è la regione con la produzione media di rifiuti più alta in assoluto, ma registra oltre il 55% di rifiuti riciclabili, inclusi cartone, carta, vetro, metallo e plastica.
Sulla base del volume di rifiuti generati, della loro composizione e di come vengono gestiti i rifiuti, si stima che 1,6 miliardi di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio siano stati generati dal trattamento e dallo smaltimento dei rifiuti nel 2016, pari a circa il 5% del totale emissioni.
La cattiva gestione dei rifiuti sta danneggiando la salute umana e l’ambiente, oltre che contribuire alla sfida climatica – ha affermato Laura Tuck, Vicepresidente per lo Sviluppo Sostenibile della Banca mondiale – Sfortunatamente sono spesso i più poveri a subire l’impatto negativo di una gestione scorretta dei rifiuti. Non deve essere in questo modo. Le nostre risorse devono essere utilizzate e quindi riutilizzate continuamente in modo che non finiscano nelle discariche”. 
La sostenibilità è un altro aspetto necessario della gestione dei rifiuti, ma è ampiamente ignorata. Fattori come gli alti costi per la gestione sostenibile dei rifiuti, spesso scoraggiano le società. Ma lo studio dimostra che non solo è eticamente giusto, ma anche economicamente conveniente.
Se i rifiuti vengono trattati in modo sostenibile, ci sarebbe una significativa riduzione dei costi per la salute dei cittadini e dell’ambiente. Il costo per affrontare gli impatti della cattiva gestione dei rifiuti è ben maggiore di quello necessario per sviluppare e adottare corretti sistemi di gestione dei rifiuti, che, peraltro, riducono l’impronta del carbonio e le correlate calamità dovute ai cambiamenti climatici, che costano la perdita di vite umane, di risorse e denaro.
Il Rapporto sottolinea che i buoni sistemi di gestione dei rifiuti sono essenziali per dar vita ad un’economia circolare, in cui i prodotti sono progettati per durare a lungo e per essere riutilizzati e riciclati. Qualora i Governi nazionali e locali adottassero l’economia circolare, i modi intelligenti e sostenibili per gestire i rifiuti contribuirebbero a promuovere una crescita economica efficiente, riducendo al minimo l’impatto ambientale.
Tra le soluzioni avanzate nel Rapporto, meritevoli di attenzione da parte della governance mondiale, si segnalano:
– il sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo per implementare adeguati sistemi di gestione dei rifiuti;
– il supporto ai principali Paesi produttori di rifiuti per ridurre il consumo delle plastiche attraverso programmi di riduzione e riciclaggio;
– la riduzione degli sprechi alimentari, educando e informando i consumatori, gestendo adeguatamente i prodotti organici e coordinando programmi specifici di gestione dei rifiuti alimentari.

One Planet Summit: tutti gli impegni presi a Parigi

L’Unfccc: trasformare le promesse dell’Accordo di Parigi in una realtà mondiale





















Se il bilancio dell’One Planet Summit sembra quantomeno contraddittorio, l’United Nations framework convention on climate change  presenta un riepilogo degli impegni presi  e sottolinea che  i leader mondiali che si sono riuniti a Parigi hanno apprezzato «Il trasferimento di flussi finanziari che rappresentano miliardi e trilioni di dollari verso un futuro low-carbon  del quale beneficeranno le popolazioni e i lorio mezzi di sussistenza».
Intervenendo al summit la segretaria esecutiva dell’Unfccc, Patricia Espinosa, ha detto che «Questa giornata rappresenta un momento straordinario supplementare negli sforzi mondiali per trasformare le promesse dell’Accordo di Parigi in una realtà mondiale; in altri termini, assicurare un avvenire sicuro per il clima ai quattro angoli del mondo e contribuire a un futuro sostenibile per ogni uomo, donna e bambino. Dal sistema delle Nazioni Unite ai governi, passando per gli investitori, oggi sono stati mobilitati miliardi e dei trilioni di dollari, convergendo così sia verso la trasformazione dell’energia mondiale che del settore agricolo, completando i fondi già versati prima, durante e dopo Parigi  2015. Sappiamo che questo sarà un lungo viaggio  e che ci saranno degli ostacoli lungo la strada. Ma l’allineamento di così tanti settori dell’economia  mondiale, il processo per riaggiustare il sistema finanziario e il sostegno ai National climate action plans o NDC dei Paesi in via di sviluppo annunciato oggi, dovrebbe dare a ciascuno di noi il senso dell’urgenza e dell’ampiezza richiesta di quel che stiamo mettendfo in atto- Dopo  la Conferenza dell’Onu sul clima 2017 à Bonn e l’One Planet Summit a Parigi, aspettiamo con impazienza la California, la Cop 24 in Polonia nel 2018 e il Summit del Segretario generale dell’Onu nel 2019, mentre il mondo lavora ad aumentare le sue ambizioni prima del  2020 nel quadro del processo dell’Onu sui cambiamenti climatici».
Secondo l’Unfccc il summit voluto da  Macron, dal presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim e dal segretario generale dell’Onu António Guterres non è stato così deludente come dicono in molti, ma ha invece  preso una serie di impegni storici. L’Unfccc è convinta che «Gli annunci fatti durante l’One Planet Summit aiuteranno a mantenere le temperature mondiali a livelli ben inferiori ai  2° C e, a loro volta, garantiranno la realizzazione degli ation dei 2030 Sustainable Development Goals».
Oltre agli impegni presi dalla Banca Mondiale, ecco l’elenco pubblicato dall’Unfccc:
EU External Investment Plan (Eip):  investimenti climate-smart per un valore di 9 miliardi di euro sono stati rivelati durante l’One Planet Summit.  LìEip mobilita fino a 44 miliardi di euro in  investimenti sostenibili per l’Africa e i Paesi exstaeuropei entro il 2020. Il Commissario Ue all’energia Miguel Arias Cañete  ha annunciato rilevanti finanziamenti climatici i tre aree chiave: città sostenibili, energia e connettività sostenibili e  agricolture sostenibile, imprenditori agricoli e agribusiness. Ci si aspetta che queste targeted  genirino 9 miliardi di euro di investimenti entro il 2020.
Sustainable Finance Facilities: UN Environment et BNP Paribas firmano un accordo quadro  per mettere in campo una partnership con un obiettivo di capitalizzazione di 10 miliardi di dollari entro il  2025 nei Paesi in via di sviluppo.
Climate Action 100+: 225 investitori con più di 26,3 miliardi di dollari  di asset gestiti  si impegnano con più di 100 imprese per accelerare l’azione climatica.
Caribbean Climate Smart Coalition: i leader caraibici lanciano un piano ambizioso per creare la prima “climate smart zone” al mondo, per mettere in opera rapidamente un piano di investimento climatico da  8 miliardi di dollari.
UN Women: un’iniziativa mirante a rafforzare la resilienza delle donnee delle giovani nel Sahel grazie a un’agricoltura intelligente di frionte al clima che trasformerà i mezzi di sussistenza di un milione di persone e raddoppierà i loro redditi in 3 anni.
Unitlife: iniziativa che punta a far nascere nuovi partenariati pubblico-pribvato a livello mondiale, regionalee nazionale per generare più finanziamenti innovativi per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile 2030.
La Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD): 237 compagnie la cui capitalizzazione in borsa arriva insieme a più di 6,3 miliardi di dollari si sono pubblicamente impegnate a sostenere la TCFD. L’ European Bank for Reconstruction and Development e il global cities group rafforzano il  green urban financing.
AXA accélera  il suo impegno per lottare contro il cambiamento climatico moltiplicando per 4 gkli investimenti verdi a 12 miliardi di euro entro il 2020 e si impegna a disinvestire più di 3 miliardi di euro in più dal settore produttore di energia a forte intensità di carbonio.
Storebrand, il più grande fondo pensionistico privato della Norvegia, ha lanciato  un programma di fossil-fuel-free  per un ammontare di 1,3 miliardi di dollari e ha esortato gli investitori a fare di più per ridurre il cambiamento climatico.
Green Bonds Pledge: gli emettitori industriali di 26 miliardi di euro di green bonds si impegna a raddoppiare i finanziamenti verd.
Financial Disclosure in Cina: «Entro il  2020, ogni società quottata in Cina dovrà divulgare le sue informazioni sugli impatti ambientali».
Shareholders Resolutions: ExxonMobil ha ceduto alle richieste degli azionisti di fornire i dettagli sull’impatto del cambiamento climatico sulla sua attività.
One Planet Charter: ICLEI – Local Governments for Sustainability, Global Covenant of Mayors e C40 hanno annunciato un accordo per accelerare l’attuazione dell’Accordo di Parigi.
Urban 20 (U20): C40 Cities lancia l’iniziativa U20 per far conoscere meglio le problematiche urbane e rafforzare il ruolo delle città nell’agenda del G20.
La ricerca sui benefici per la salute dell’azione climatica a Parigi permette di trarre degli insegnamenti per le città di tutto il mondo: una tale azione aggiunge 3 settimane alla speranza di vita media per ogni cittadino di Parigi e potrebbe prevenire 45.000 decessi prematuri ogni anno.
LUnited Nations Industrial Development Organization (Unido) ha mobilitato 849 milioni di dollari per proteggere lo strato di ozono e ridurre il riscaldamento planetario.

fonte: www.greenreport.it

Idrocarburi: Banca Mondiale, dal 2019 stop finanziamenti fossili















Anche la Banca Mondiale (World Bank) è pronta a compiere qualche passo avanti verso la fine dei sussidi agli idrocarburi. Lo ha annunciato il Gruppo stesso oggi rivelando però un approccio timido e contenuto: a partire dal 2019 la Banca non finanzierà più le attività di upstream nel settore del gas e del petrolio. Questo significa lo stop dei fondi a sostengo dell’acquisizione dei titoli minerari e dei diritti di sfruttamento così come delle risorse per le esplorazioni e l’estrazione delle fonti fossili.

“In quanto istituzione globale per lo sviluppo multilaterale, il Gruppo della Banca mondiale sta continuando a trasformare le proprie operazioni in riconoscimento di un mondo in rapida evoluzione”, ha fatto sapere l’Istituto da Parigi, dove si sta svolgendo il Summit sul clima voluto dal presidente francese Emmanuel Macron“Il Gruppo non finanzierà più le attività di upstream per petrolio e gas a monte dopo il 2019”.Ovviamente c’è una postilla, scritta in piccolo: saranno esclusi per ora da questa messa al bando alcuni progetti di sviluppo del gas naturale, nei paesi più poveri e in circostanze eccezionali. Il Gruppo ha annunciato inoltre di essere “sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di destinare il 28 per cento dei suoi prestiti all’azione per il clima entro il 2020″.

In realtà, la bandiera del disinvestment sventola sul palazzo neyorkese della World Bank dal tempo. Per la precisione da quando, a pochi mesi dalla storica COP21 sui cambiamenti climatici nel 2015, il presidente aveva dichiarato Jim Yong Kim “Abbiamo bisogno di sbarazzarci degli aiuti ai combustibili fossili ora”. Peccato che dal 2015 a oggi, l’istituto assieme alle altre banche multilaterali di sviluppo, abbia continuato a sostenere generosamente il settore degli idrocarburi. Solo nell’anno fiscale 2016, le banche di sviluppo – World Bank in testa – hanno erogato 9 miliardi di dollari in finanziamenti pubblici a progetti legati ai combustibili fossili. Con un trend che mostra un’accelerazione più che una frenata.

fonte: www.rinnovabili.it

Banca mondiale: nuovi sussidi ai combustibili fossili. Violati gli impegni su cambiamenti climatici e foreste

Prestiti per 5 miliardi di dollari a carbone e fossili In Asia, Sudamerica e Africa
















Secondo il nuovo rapporto “World Bank Development Policy Finance Props Up Fossil Fuels and Exacerbates Climate Change: Findings from Peru, Indonesia, Egypt and Mozambique”, presentato da Bank Information center (Bic) insieme a Greenpeace, 11.11.11, Derechos, Ambiente y Recursos Naturales (Dar), Friends of the Earth Mozambique, Egyptian Initiative for Personal Rights, «La politica dei prestiti dalla Banca Mondiale ha creato sussidi per progetti di carbone, gas e petrolio e le iniziative di sottoquotazione per la costruzione di eolico, solare e infrastrutture geotermiche e per proteggere le foreste pluviali vulnerabili, compresa l’Amazzonia». Lo studio, che prende in esame 7 policy operations della Banca Mondiale dal 2007 al 2016 per un totale di 5 miliardi di dollari  in Indonesia, Perù, Egitto e Mozambico, rivela che «I fondi destinati a stimolare la crescita a low-carbon, invece sostengono gli incentivi agli investimenti per progetti che mettono a rischio il clima , le foreste e le persone».
Il rapporto fa luce su un angolo poco illuminato, ma molto influente della Banca Mondiale: le operazioni della Development Policy Finance (Dpf),  che rappresentano circa un terzo di tutti i finanziamenti della World Bank, pari a più di 15 miliardi di dollari nel 2016. Bic spiega che «Le operazioni Dpf forniscono finanziamenti in cambio di riforme politiche e istituzionali nazionali di comune accordo per la Banca e il governo che accetta il prestito. Come parte del suo Climate Action Plan, la Banca Mondiale identifica operazioni Dpf come lo strumento principale per l’incentivazione dei Paesi verso la transizione ad economie low.carbon. Per soddisfare gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra, sono fondamentali nuovi investimenti in infrastrutture low.carbon, in particolare nel settore energetico».
Per questo lo studio Bic  prende in esame le riforme politiche finanziate dal Dpf  che riguardano incentivi a  investimenti per i progetti infrastrutturali su larga scala.
Nezir Sinani,  dierettore Bic per l’Europa e l’Asia Centrale, ricorda che «La Banca Mondiale si è impegnata ad aiutare i paesi ad adottare uno specifico percorso di sviluppo low-carbon, per la graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili e la promozione di una carbon tax. Tuttavia, la politica dei prestiti della Banca fa il contrario con l’introduzione di agevolazioni fiscali per le centrali elettriche a carbone e le infrastrutture di esportazione di carbone».

fonte: http://www.greenreport.it