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Gli alberi vengono riciclati e diventano opere d’arte. Succede a Caserta

La natura risorge nella Reggia di Caserta in forma inedita e artistica
















Succede, a volte, che la natura risorga, esattamente come la fenice dalle sue ceneri. E se a rendere possibile questo piccolo miracolo è la mano dell’uomo, il risultato non può che renderci orgogliosi del nostro operato nel mondo. E questo è un po’ quello che è accaduto all’interno della Reggia di Caserta, che si prepara all’imminente riapertura, più bella che mai.
Ma facciamo un passo indietro per comprendere meglio la situazione, e torniamo a dicembre 2019 quando, con l’arrivo del cattivo tempo, moltissimi alberi del parco e del giardino della Reggia di Caserta sono stati abbattuti, una ferita molto importante per il Complesso vanvitelliano.
Ma la natura non poteva morire in questo modo, ecco quindi che attraverso un avviso pubblico è stato istituito un progetto per la cessione del materiale con l’obiettivo di recuperare e valorizzare ciò che non doveva andare perduto, una sorta di riciclo creativo totalmente naturale.
L’arrivo di Covid-19 però, ha cambiato tutti i piani e il procedimento è stato sospeso, almeno fino ai giorni scorsi, quando i lavori sono finalmente ripartiti. Così gli alberi della Reggia sono stati riciclati e abbigliati in una forma assolutamente inedita.
Il legname degli alberi storici infatti, è stato utilizzato per realizzare oggetti di artigianato artistico che si potranno acquistare a Caserta e a Napoli. L’altra parte di materiale invece, sarà utilizzato per produrre energia pulita, mediante la gassificazione di scarti organici, destinata all’intero complesso della Reggia.
Si tratta di un progetto sperimentale che prevede il riutilizzo di materiali, nell’ottica dello sviluppo di una filiera territoriale etica e ecosostenibile, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, che nello specifico riguardano salute e benessere, energia pulita e accessibile, consumo e produzioni responsabili per preservare il clima e la vita sulla Terra.
E quale occasione migliore, se non quella della riapertura, per raccontare i primi progressi di questo straordinario progetto? Dopo tre mesi di chiusura forzata per l’emergenza da Coronavirus infatti, il 2 giugno lo straordinario Parco reale aprirà ai visitatori che potranno godere di una vera e propria immersione in un patrimonio naturalistico, paesaggistico e architettonico incredibile, uno dei più belli del nostro Paese e del mondo.
fonte: https://siviaggia.it

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Bag food a Camigliano (CE)

























Anche quest’anno grazie all’impegno dell’Amministrazione Comunale con la Consigliera delegata ai rapporti con le scuole Angela Cipriano, continuerà la campagna “Io non spreco”. Ai bambini di prima è stata consegnata la “bag food” e le posate lavabili.
Il progetto, nato da un’idea del Sindaco Giovanni Borzacchiello e già attivo da tre anni, riscuotendo uno straordinario riscontro da parte dei bambini, è rappresentato dall’iniziativa denominata “Bag food – Io non spreco”, che va nella direzione dell’eliminazione dello spreco alimentare nelle mense scolastiche, ma che si prefigge anche una valenza educativa nella diffusione di una vera e propria cultura anti-spreco e di rispetto per il cibo.


A tutti agli alunni della scuola elementare che usufruiscono della mensa scolastica viene stata consegnata una borsa (bag) richiudibile e termica, in cui mettere i cibi non consumati in mensa per portarli a casa, (come, ad esempio pane e frutta), assolutamente integri, privi di qualsiasi alterazione visiva ed olfattiva e, se confezionati, esenti da segni di apertura, rottura o foratura.
Unitamente alla “bag food” sono state consegnate a ciascun alunno delle posate lavabili, in modo da poterle riportare a casa e riutilizzarle il giorno successivo, consentendo una notevole riduzione di rifiuti indifferenziati e così un maggior rispetto per l’ambiente.
fonte: https://comunivirtuosi.org/

Dentro i veleni della Terra dei Fuochi












I luoghi reali per avere più verità – la zona tra Villa Literno e Baia Verde (Caserta) – una casa colonica abitata da contadini e un piccolo paese intorno, pochi chilometri dove sono tutti in trappola, buoni e cattivi, in quel territorio violato e che si continua a violare. Veleno, il film di Diego Olivares, presentato con applausi e emozione a Venezia 74, evento di chiusura alla Settimana della Critica, in sala dal 14 settembre con Altre Storie, è ispirato alla storia di Arcangelo Pagano, uno dei tanti contadini morti di cancro in quelle Terre dei fuochi contaminate e tossiche dove si continua a morire ancora oggi, più che un eroe un “milite ignoto” come preferisce definirlo il regista. Qui la clip in esclusiva Ansa
Roghi tossici. Oltre mille l’anno secondo i dati della Prefettura di Napoli. Tumori maligni in aumento (14 mila nuovi casi proprio tra la popolazione dell’area a nord di Napoli). Disastri ambientali di cui la Campania detiene il record di reati (dati Ecomafia 2017), oltre 10 al giorno, cioè il 14,7 per cento del territorio nazionale (un affare gestito da 86 clan di camorra). In questo scenario drammaticamente vero si racconta la storia di una coppia, Cosimo (Massimiliano Gallo) e Rosaria (Luisa Ranieri), contadini in quelle campagne avvelenate tra Napoli e Caserta. La discarica in cui il clan locale che nel giovane avvocato Rino (Salvatore Esposito) ha il suo volto presentabile persino alle elezioni è proprio vicino al casale di Cosimo e Rosario e serve per ingrandirsi pure quel terreno atavico. I due rifiutano ogni compromesso, nonostante le minacce, mentre il fratello di Cosimo e sua moglie (Gennaro Di Colandrea e Miriam Candurro) cedono sognando una vita tranquilla in un appartamento di città. A complicare una vita già sotto l’incubo della camorra ci si mette la malattia: un cancro aggressivo causato dal veleno che contamina bestiame, raccolti, acqua. Quel calvario di Cosimo e la determinazione di Rosaria ad andare avanti sono l’esempio delle contraddizioni di una terra abbandonata a se stessa, senza Stato come apertamente si denuncia.























Un film forte, con un cast potente per una storia che volutamente i produttori Gaetano Di Vaio della Bronx Film e Gesco Gruppo di Imprese Sociali mettono in scena senza alcuna censura, senza paura di mostrare la realtà degli affari delle ecomafie. “In questo territorio c’è tanta gente che si oppone, che ha voglia di ribellarsi e ripartire come fa Rosaria-Luisa Ranieri”, dice all’Ansa Salvatore Esposito, il giovane talento conosciuto in tutto il mondo per la serie Gomorra, contattato per nuovi progetti in America e in Francia.

“Lo Stato non c’è, da quando sono emersi gli scandali della Terra dei fuochi ormai dieci anni fa – aggiunge Olivares – niente è cambiato, controlli non ce ne sono. Noi stessi abbiamo girato in una vera discarica proprio a due passi dalla stazione Alta Velocità di Afragola”. Le tesi negazioniste sui terreni avvelenati, le “inaspettate resistenze” sono una sorta di background produttivo, “ma noi non abbiamo fatto un film inchiesta né abbiamo pretese di verità anche se questa storia è verissima. Noi abbiamo raccontato una storia d’amore che è dei due protagonisti ma anche per un territorio, l’amore per la terra che in tanti da quelle parti, impegnati in associazioni, continuano ad avere e che rappresenta l’unico antidoto al veleno, l’unico messaggio di speranza“.
L’idea era di raccontare questa storia “dal basso, facendo emergere l’aspetto umano più che quello criminale”, dice Massimiliano Gallo, uno degli attori italiani più bravi in circolazione (qui a Venezia con altri due film, Gatta Cenerentola e Nato a Casal Di Principe). Luisa Ranieri, la donna coraggio di Veleno (da gennaio al cinema con Ferzan Ozpetek in Napoli Velata), racconta l’emozione e la fatica di “lavorare in una casa vera di contadini in un contesto quotidiano di set privo di scenografie, molto reale, disagi inclusi. È stato un viaggio incredibile in un altro mondo, una bella storia di resistenza“.



fonte: https://comune-info.net

Passamano, i negozi senza soldi conquistano l’Italia!

l negozio senza soldi di Bolzano ha fatto scuola e da quell'idea sono nati altri progetti simili da nord a sud del Paese. Tra questi Passamano Caserta, un luogo dove si possono donare oggetti che non servono ma che possono essere riutilizzati da altre persone, oppure si può prendere ciò che si desidera senza lasciare denaro in cambio.
Dalla loro pagina facebook  si legge che la loro missione è: “Passare di mano in mano oggetti ma anche idee, in uno scambio di saperi e relazioni”. Ci pare una missione di tutto rispetto, per questo abbiamo deciso di intervistare la fondatrice del progetto: Anastasia Magliulo.




















Cosa vi lega a Passamano Bolzano?
La nostra è un’associazione di volontariato, la loro è un’associazione di promozione sociale, quindi ci sono differenze sul piano legale, ma nella sostanza il progetto è esattamente lo stesso e si pone gli stessi scopi. Ci è piaciuta l’idea di creare questa sorta di gemellaggio Nord – Sud. Tra l’altro siamo in contatto con Alessandro (il fondatore di Passamano Bolzano, ndr), che ci ha seguito anche prima dell’apertura per darci consigli e aiuti e siamo tuttora in ottimi rapporti. I due progetti sono indipendenti e l’ambiente culturale al quale appartengono è completamente diverso, però ci piace confrontarci sulle problematiche e mantenere vivo lo scambio ed il dialogo in maniera costante nel tempo.


Cosa si trova esattamente a Passamano Caserta?
Vestiti, scarpe, borse e valigie; articoli per bambini e giocattoli; libri e fumetti; CD, DVD, utensili casalinghi, stoviglie e bicchieri; biciclette e ricambi e tanto altro ancora. Insomma Passamano Caserta mette a disposizione della collettività tutto ciò che può essere riutilizzato ed avere una seconda vita.

Siamo un’associazione laica e apartitica senza scopo di lucro che non riceve contributi pubblici, i cui volontari non ricevono compenso in denaro. Passamano è un luogo di condivisione dove ognuno è invitato a dare e ricevere in modo equo e rispettoso. La donazione è facoltativa, perché certamente ci sono persone che non potrebbero sostenere neppure una minima donazione tra chi frequenta Passamano. Ciononostante le persone sanno quando ci chiedono maggiori informazioni che abbiamo il dovere di sostenere delle spese. Ogni tanto organizziamo anche delle raccolte fondi. Inoltre chi lo desidera può anche sostenerci con un bonifico, anche minimo (per tutte le informazioni a riguardo accedete alla pagina facebook, ndr).


Passamano, Via Valentino Mazzola n.7�aserta
 


L’apertura di Passamano Caserta risale a novembre del 2013, ci racconti com’è andata all’inizio?
L’inizio è stato problematico. Facciamo un discorso sul contesto: siamo partiti dal tema del rispetto dell’ambiente e poi abbiamo abbracciato anche la solidarietà, nel senso più ampio del termine; però mentre a Bolzano il rispetto dell’ambiente ce l’hanno nel DNA, noi siamo nella terra dei fuochi. C’è voluto un po’ di tempo per far capire lo spirito dell’iniziativa, ovvero che molte cose invece di finire in discarica potevano tranquillamente essere messe a disposizione. Tuttora siamo in lotta costante per cercare di affermare il nostro progetto. Il tutto poi tenendo conto che siamo un gruppo di sei persone, che cerchiamo di garantire l’apertura di almeno due giorni a settimana perché ognuno di noi ha impegni di lavoro e di famiglia e che ci troviamo in una zona leggermente periferica di Caserta.

Inoltre, malgrado l’evidente difficoltà economica dei casertani, considerato il reddito medio pro-capite, vi è una sorta di preoccupazione su cosa penserà la gente che impedisce di comprendere pienamente la validità e l’utilità di questo progetto nel soddisfare bisogni reali e salvaguardare l’ambiente. Probabilmente la questione è anche legata ad un retaggio culturale. I tempi della guerra e delle grandi privazioni sono rimasti fortemente impressi nelle menti delle generazioni successive che paradossalmente hanno ereditato una mentalità dell’accumulo di beni per compensare in qualche modo il periodo delle grandi ristrettezze. Questa è ovviamente una mia riflessione personale e non necessariamente la realtà dei fatti. Mia madre che ha settant’anni, ad esempio, si preoccupa sempre che io abbia abbastanza da mangiare, ben sapendo che non ho mai avuto questo genere di problemi!

Ora i tempi sono profondamente cambiati nella nostra società rispetto ai periodi della guerra o del dopoguerra ed uno dei problemi principali della nostra società è lo spreco delle risorse, il consumo fine a se stesso, etc. Qui arrivano persone che portano capi ancora etichettati, perché comprati ma mai utilizzati e questo, nonostante il bel gesto, per il rovescio della medaglia dà la misura della nostra irresponsabilità.


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Come si è evoluto nel tempo il progetto?
Abbiamo avuto un riscontro positivo con altre associazioni similari, per esempio da un mesetto condividiamo la sede con un’associazione di giovani che si sono posti come scopo lo scambio culturale e tra le loro attività maggiori vi è lo scambio dei libri; essendo poi loro più giovani danno nuova linfa vitale al progetto e nuove energie: una  sinergia che ci fa ben sperare! Inoltre anche il pubblico adesso è molto più ricettivo ed ha capito il nostro scopo.


Portiamo avanti anche delle attività sul territorio, ad esempio domani (venerdì 20 gennaio, ndr) parteciperemo ad una manifestazione organizzata in centro dove ci saranno diverse realtà e quindi approfittiamo anche di queste occasioni per far conoscere il nostro progetto. È anche grazie a questi momenti che fortunatamente abbiamo modo di renderci conto che non siamo soli, noi come volontari di Passamano Caserta, e tutti gli altri che saranno presenti domani alla manifestazione. Alla fine molte delle realtà che partecipano alle manifestazioni e agli eventi a cui prendiamo parte anche noi lavorano per la condivisione dei beni, dei saperi e delle informazioni, mirano ad una elevazione culturale generalizzata. Noi stessi quando ci confrontiamo con altre persone ed altre realtà cresciamo sia a livello personale che come associazione.

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Dopotutto le persone tornano da noi anche per chiederci quando saranno i prossimi eventi, perché fin dall’inizio abbiamo organizzato occasioni d’incontro con la cittadinanza, come ad esempio il primo evento che era legato all’autoproduzione partendo da materiali di riciclo, dove ci fu un’ottima risposta da parte di molti artigiani o artigiani amatori che furono in grado di realizzare degli splendidi oggetti in plastica, alluminio e così via.

Domani (oggi, venerdì 20 gennaio, ndr.) l’evento sarà aperto a varie realtà associative per cui ognuna avrà la possibilità di presentare il proprio progetto ed ovviamente anche di conoscere e farsi conoscere dagli altri. La data corrisponde anche alla festa del Santo Patrono di Caserta e speriamo quindi che la partecipazione pubblica sia cospicua. Ogni occasione d’incontro e scambio con le persone è per noi di fondamentale importanza. Dopotutto la qualità delle relazioni è tra i nostri principi fondanti.

Anche all’interno del non-negozio il portare le cose è una sorta di pretesto per coltivare dei rapporti umani. Le persone che vengono da noi, poi tornano anche solo per chiacchierare: il fatto che ci sia condivisione rappresenta già di per sé un’occasione che facilita le relazioni umane, che poi alla fine è questo l’aspetto davvero fondamentale per farci andare avanti. Il rispetto per l’ambiente e la condivisione sono il terreno comune che ci unisce e per cui le persone tornano: perché hanno trovato qualcuno con cui parlare del più e del meno, ma con cui sanno di poter parlare anche di temi importanti, perché si sentono parte integrante del progetto. 


fonte: http://www.italiachecambia.org/

Api e Terra dei Fuochi: le silenziose paladine protagoniste di un progetto di biomonitoraggio sui metalli pesanti


Api

Riccardo Terriaca, direttore CoNaProA, controlla lo stato di salute delle api all’interno degli alveari campione.

Il vento sfiora le foglie di nocciolo e solleva i vapori che fuoriescono dall’affumicatore davanti alle arnie. Le api cominciano a danzare nella brezza. Sullo sfondo, imperiose vette fanno da confine a distese di campi coltivati, dai colori vividi. È in una campagna di Vairano Patenora (CE), nell’Alto Casertano, a circa 20 km dall’area ex Pozzi di Calvi Risorta, dove nel 2015 è stata trovata la discarica sotterranea più grande d’Europa (25 ettari per 2 milioni di metri cubi di rifiuti), che è stata posizionata una delle dieci stazioni di biomonitoraggio del progetto C.A.R.A. Terra (Caserta Apicoltura Rilevamento Ambientale). Un’iniziativa del Conaproa, consorzio degli apicoltori, con l’Università del Molise e l’Università Federico II di Napoli, per tentare di monitorare tramite le api la quantità di metalli pesanti nel territorio limitrofo a quella che è stata definita Terra dei Fuochi, zona di interramenti di rifiuti da parte della camorra, una delle più inquinate d’Italia.
Riccardo Terriaca, direttore di CoNaProA raccoglie l’affumicatore e apre delicatamente una delle arnie. “C.A.R.A. Terra nasce dall’esigenza delle persone di continuare a operare in un territorio ferito da situazioni di carattere ambientale”, dice mentre controlla che gli insetti stiano bene. Ha lo sguardo orgoglioso e parla animatamente della volontà di restituire dignità a una terra martoriata. Con un tentativo di riscatto: provare a invertire il calo di vendite di prodotti agricoli, che ha segnato il boom mediatico sulla Terra dei Fuochi e mostrare, con l’aiuto dei dati raccolti tramite le api, la possibile sicurezza alimentare delle coltivazioni. “Le api sono state scelte perché riescono a monitorare tutti i comparti ambientali: la vegetazione, intercettano le particelle sospese nell’aria, si abbeverano con l’acqua, toccano il suolo – spiega Antonio De Cristofaro, entomologo e direttore scientifico del progetto, mentre indossa la tuta da apicoltore e si avvicina all’alveare –. Attraverso esami chimici mirati, si controllano gli inquinanti che derivano, in particolare, dalla combustione di rifiuti urbani. I due elementi che possono dare una quantificazione sono soprattutto cadmio e piombo. Ma le analisi sono state estese anche altri elementi chimici”.
Il vento si fa sentire con una folata leggermente più forte, ma le api non sembrano esserne infastidite, entrano ed escono indisturbate dalle arnie. Davanti a due di queste, sono state posizionate le gabbie under basket, contenitori in cui cadono le api quando muoiono, un modo semplice per prelevarle e poi analizzarle in laboratorio. “Controlliamo che il numero degli insetti morti nelle gabbie sia naturale oppure eccessivo, per capire se ci sono fattori esterni che ne compromettono il benessere – spiega Riccardo Terriaca, intento a mani nude a sollevare un telaino -. Campioni di api adulte, pezzi di cera e di miele vengono inviati al dipartimento di agraria dell’Università del Molise, per le analisi”. In termini numerici, si tratta di famiglie di api tra le 10 e le 15mila bottinatrici che svolgono nelle loro perlustrazioni circa 10 milioni di microprelievi nell’aria, tra la vegetazione, nell’acqua e sulla terra, su una superficie di circa 7 km2. “Con le api – aggiunge il professore De Cristofaro – si ottiene in tempo reale la fotografia dell’inquinamento e si rilevano eventuali variazioni. Il progetto ha infatti senso se protratto nel tempo, perché se i livelli di alcuni inquinanti salgono, bisogna allarmarsi”. “Su un apiario, per esempio – spiega il direttore di CoNaProA, mentre ripone gli attrezzi da apicoltore nella sede del consorzio – abbiamo trovato particelle d’oro, che probabilmente provenivano da discariche di materiale informatico. In un’altra di titanio, legate ai residui bellici della seconda guerra mondiale”.



Come “Terra dei Fuochi” si indica il territorio dei 55 comuni tra la parte meridionale della Provincia di Caserta e la parte settentrionale della Provincia di Napoli dove sono stati interrati rifiuti tossici e dove i roghi di rifiuti compromettono aria, terre ed ambiente, secondo la mappatura fornita il 23 dicembre 2013 dal Ministero delle politiche agricole. Sostanze che incidono in modo preoccupante sulla salute delle persone. Gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss)   dal 2014 hanno documentato in quest’area “un’elevata mortalità per un insieme di patologie” come tumori e presenza alla nascita di malformazioni. Nel 2016, l’Iss ha aggiunto che “la mortalità è in eccesso rispetto alla media regionale”, in particolare per i tumori dell’apparato urinario (ma si parla anche di quelli che colpiscono polmone, fegato, stomaco, vescica, pancreas, rene), che i bambini ricoverati nel primo anno di vita sono troppi e che “le esposizioni a emissioni e rilasci dei siti di smaltimento e combustione illegale dei rifiuti possono avere svolto un ruolo causale o concausale”. Su 51 siti classificati a rischio è stata, inoltre, bloccata la vendita di prodotti ortofrutticoli con ripercussioni sull’agricoltura che sono andate oltre il territorio mappato.



Gennaro Granata, produttore agricolo, controlla le sue mele annurche, prodotto tipico della zona e impollinato dalle api 

I rifiuti di tipo industriale, chimico e urbano sversati in terreni ad uso agricolo – spiega Angelo Milo, direttore di Coldiretti Caserta, all’ombra degli alberi di nocciolo – hanno portato i consumatori a stare attenti ai prodotti provenienti da quelle aree”. Non si può coltivare, per esempio, nella zona della discarica di Calvi Risorta. Per osservarla dall’alto, si viaggia su stradine sterrate costeggiate da erba altissima, con la sensazione di avere gli occhi addosso, anche se non ci sono. Si arriva su un ponte, un piccolo immondezzaio a cielo aperto, in cui è stato gettato un po’ di tutto. Sulla discarica è ricresciuta la vegetazione. Poco più in là, invece, cominciano a notarsi filari di alberi di pesche.
La tutela ambientale è ora più forte” e i controlli sono diventati più stringenti, ha detto il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti pochi giorni fa al margine di un’operazione antinquinamento relativa alle prime due settimane di marzo 2017 nella “Terra dei Fuochi” da parte dei Carabinieri di Napoli e Caserta. Tre le persone scoperte mentre scaricavano rifiuti speciali su un rogo appiccato su un fondo agricolo e altre 134 le persone denunciate per reati relativi a gestione dei rifiuti e inquinamento. Inoltre, 19 aree agricole sono state sequestrate, così come sei discariche abusive, 800 kg di materiali ferrosi e 70 kg di alimenti scaduti. “Sul territorio tra Napoli e Caserta c’è la struttura di polizia specializzata in materia forestale, ambientale e agroalimentare più grande d’Europa”, ha detto Galletti il quale ha sottolineato che è necessario fare prevenzione, per eliminare i danni del passato.



Nelle aule accademiche dell’Università del Molise a Campobasso, le ricerche di laboratorio – in questo caso relative al biomonitoraggio nel periodo tra maggio 2014 e luglio 2015 – hanno rilevato metalli pesanti e micro polveri. “Si lavora su campioni di miele e di api incenerite”, spiega Giuseppe Palumbo, professore di chimica agraria all’Unimol, mostrando provette di vetro e macchinari, con i quali dà vita agli esperimenti. Gli esami si sono concentrati nella ricerca, tra gli altri, di livelli di cadmio, nichel, zinco, cromo, manganese, alluminio, ferro, magnesio e piombo. “Tutti i mieli analizzati non presentano valori di elementi chimici superiori a quelli ritenuti accettabili in altri prodotti alimentari” precisa il direttore scientifico De Cristofaro, il quale evidenzia che per avere un quadro più completo è necessario ripetere il biomonitoraggio per almeno tre anni “nella consapevolezza che indicazioni di maggior valore potranno scaturire solo dall’analisi delle oscillazioni delle quantità di eventuali inquinanti nel tempo”. Le ricerche sono state incentrate su 28 elementi, tra cui 14 metalli pesanti, dei quali  mercurio, cromo, cadmio e piombo sono considerati tra i più pericolosi per la salute. In una relazione conclusiva il direttore scientifico afferma che “nei terreni biomonitorati dalle api non sono state rilevate presenze inquinanti biodisponibili in quantità tali da pregiudicare la sicurezza delle produzioni agroalimentari locali”. I campioni sono stati prelevati con cadenza mensile nelle 10 stazioni posizionate sui diversi terreni. E i livelli di metalli rilevati dal miele e dalle api sono stati comparati con quelli di altre aree, nel caso specifico del Basso Molise. I risultati non sono ancora stati pubblicati su riviste scientifiche, in quanto il progetto è in attesa di ulteriori finanziamenti.




Gennaro Granata, giovane coltivatore di mele annurche, passeggia tra i suoi alberi raccontando soddisfatto che questo frutto ha una storia millenaria, tanto da essere raffigurato in una delle case di Pompei. Grazie all’introduzione di api nel meleto durante le fioriture, ha notato un aumento della qualità e quantità delle coltivazioni. “Le mele sono migliori – dice – e grazie alle api abbiamo anche un’omogeneità di calibri”. Gli insetti impollinatori sono termometri dell’ambiente e alla natura portano benefici, che toccano anche produzioni non direttamente collegabili alla vegetazione, come le mozzarelle di bufala. A pochi chilometri da Vairano Patenora, Davide Letizia ha un allevamento di circa 1500 bufale, che donano 250 quintali di latte al giorno. Vivono in capannoni aperti e osservano con sguardo curioso, si avvicinano, annusano cordiali. Si trovano a Pietramelara (CE), il cui nome, si dice da queste parti, deriva dalle montagne porose che circondano il paese, tra le quali le api andavano a fare il miele. D’altronde sullo stemma del Comune sono disegnate tre api d’oro. Le bufale si nutrono di foraggi che vengono prodotti nella stessa azienda e che sono per lo più a base di erba medica, cereali e insilati di mais. “L’erba medica, che per crescere ha bisogno dell’impollinazione – spiega Davide Letizia – è usata per fornire fibre e proteine all’alimentazione dell’animale ed è indispensabile, dunque, per la produzione di latte. Grazie alle api aumentano le rese di erba medica e otteniamo un foraggio di buona qualità, che influisce sul miglioramento qualitativo delle mozzarelle, esportate in tutto il mondo”.  


 

L’entomologo Antonio de Cristofaro e direttore scientifico del progetto C.A.R.A Terra, vicino la discarica di Calvi Risorta, considerata la discarica sotterranea più grande d’Europa


E se le api sono sensori di ciò che accade nell’ambiente, esperimenti sull’incidenza dell’inquinamento ambientale sulla salute emergono dal progetto di ricerca “Eco Food Fertility”, che parte dall’analisi sugli spermatozoi umani e che di recente è stato citato dall’inchiesta della trasmissione “Presa Diretta” sull’aumento dell’infertilità maschile. È nato proprio nel cuore della Terra dei Fuochi. “Una prima fase dello studio ha messo in evidenza che chi vive nella Terra dei Fuochi accumula più metalli pesanti nel sangue e nello sperma, – spiega l’ideatore del progetto, l’andrologo Luigi Montano – con una riduzione delle difese antiossidanti, che rendono l’organismo più suscettibile alle malattie”. Una seconda fase del progetto riguarderà la ricerca sull’alimentazione e su come elevati consumi di vegetali e alimenti biologici possano ridurre gli effetti negativi dell’inquinamento.
Ci sono dunque tentativi diversi di restituire sicurezza alimentare a un territorio gravato dal problema ambientale. Un problema complesso e che non tocca, seppure per origini variegate, solo la Terra dei Fuochi. Il progetto di biomonitoraggio con le api, come rilevatrici di sostanze inquinanti, è stato esteso, per esempio, anche su alcuni comuni del Molise e sul nucleo industriale di Venafro – Pozzilli, in Provincia di Isernia, al confine con l’Alto Casertano. Il 14 gennaio 2017, a Venafro, considerata la città più inquinata del Molise per le polveri sottili, circa 5mila persone sono scese in piazza per manifestare i problemi di inquinamento e chiedere soluzioni. In prima linea anche le Mamme per la salute e l’ambiente Onlus, che da circa 10 anni chiedono alle istituzioni un monitoraggio approfondito di tutte le matrici ambientali e di capire, con dati scientifici alla mano, l’incidenza sulla salute delle persone. “Fino ad oggi abbiamo ottenuto solo documenti stringati – commenta l’associazione delle Mamme per la salute – chiediamo invece analisi più approfondite”.
I metodi per monitorare l’ambiente sono diversi, ma le api, silenziose sentinelle, possono essere valide alleate, anche per mettere luce sulla necessità di risanamento delle zone avvelenate del nostro Paese e sulla consapevolezza che salubrità del territorio, alimentazione e benessere delle persone sono legate in modo indissolubile.
Adelina Zarlenga, Monica Pelliccia
Questo reportage fa parte del progetto giornalistico #Hunger4Bees realizzato grazie al supporto del programma Journalism Grant Innovation in Development Reporting Grant Programme (IDR) del Centro Europeo di Giornalismo.


fonte: www.ilfattoalimentare.it
 

Campania: dal 2013 ad oggi rimosse 16 mila tonnellate di pneumatici fuori uso abbandonati in 29 comuni tra Napoli e Caserta

Svuotato anche un deposito illegale nel centro di Napoli, dove giacevano da anni oltre 6.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso













Una fila di 1 milione e 700 mila pneumatici, tanti da poter collegare Napoli con l’Austria. Sono i Pneumatici Fuori Uso che fino a qualche anno fa erano abbandonati nel territorio delle province di Napoli e Caserta e che, invece, grazie al “Protocollo per il prelievo straordinario dei pneumatici fuori uso abbandonati nelle province di Napoli e Caserta” sono stati raccolti e recuperati, sottraendoli alle pratiche criminali che spesso li fanno diventare innesco per i roghi di rifiuti.
I dati sono stati diffusi in occasione di una riunione a Napoli del “Comitato di Vigilanza sull’attuazione del Protocollo” nel corso della quale si è fatto il punto sui risultati raggiunti finora. Ne è emersa l’assoluta validità dell’impianto normativo e operativo di un accordo che ha già consentito di rimuovere e recuperare ben 15.888 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso, scongiurando ogni rischio per l’ambiente e la salute dei cittadini.
Stipulato nel 2013 tra il Ministero dell’Ambiente, l’Incaricato del Governo per il contrasto dei roghi in Campania Prefetto Donato Cafagna, i Comuni e le Prefetture di Napoli e Caserta e la società consortile senza scopo di lucro Ecopneus, che con le proprie aziende partner locali costituisce il “braccio operativo” del Ministero in questa attività, il Protocollo ha già consentito di rimuovere dalle strade di 29 Comuni ben 1.269 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso. A queste si aggiungono le oltre 8.400 tonnellate prelevate a Scisciano (NA), dove per oltre 20 anni hanno costituito il cosiddetto “cimitero delle gomme”, e le oltre 6.100 tonnellate recentemente rimosse da un deposito illegale a Napoli in zona Gianturco, in pieno centro abitato e a ridosso della stazione ferroviaria Centrale.
Sull’ultimo intervento a Gianturco anche il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha voluto esprimere la sua soddisfazione affermando che “grazie all'impegno congiunto delle Istituzioni e all'ottimo lavoro della società consortile Ecopneus si è arrivati in breve tempo a un risultato importante e tangibile: la rimozione di uno scempio ambientale che in pieno centro abitato di Napoli ha rappresentato per troppo tempo un pericolo per l’ambiente, la salute e la sicurezza dei cittadini. Una degradante e ingiusta fotografia della città che oggi finalmente strappiamo. Questa operazione porta con sé un forte messaggio culturale: sul fronte del riciclo dei materiali, della rigenerazione come alternativa allo spreco e al rifiuto – conclude Galletti – si gioca una grande parte della nostra battaglia di legalità per la Campania e per tutto il Paese”.
Per il Prefetto Donato Cafagna “il Protocollo concorre in maniera decisiva alla lotta contro i roghi, consentendo di rimuovere tempestivamente e senza oneri per i Comuni una mole così elevata di pneumatici abbandonati. Quella stessa gomma che sottraiamo ogni giorno agli “incendiari”, opportunamente trattata si è trasformata invece in campi da gioco, tappetini insonorizzanti, asfalti “silenziosi”, superfici sportive, a testimonianza di come il rifiuto, se gestito correttamente, cessi di essere un problema per diventare una risorsa. E’ interesse di tutti che ciò avvenga, perché chi acquista pneumatici a nero, come chi compra merce contraffatta o chi non smaltisce correttamente i residui dei lavori di manutenzione edili, risparmia qualche euro oggi, ma dovrà restituirlo con gli interessi domani in termini sia economici che di salute. La Terra dei Fuochi cambia il suo destino se, insieme ai controlli, alle bonifiche, al miglioramento della gestione del ciclo dei rifiuti da parte delle amministrazioni locali, cresce la coscienza civica e il rispetto della legalità in chi abita, lavora, vive sul territorio”.
“La Convenzione firmata nel marzo scorso tra il Comune di Napoli e Ecopneus che ha permesso la rimozione dei PFU che da anni giacevano abusivamente nel sito di “Gianturco” in via Provinciale Botteghelle si deve considerare un ulteriore tassello che consolida un rapporto intenso e fattivo” ha dichiarato Raffaele Del Giudice, Vicesindaco e Assessore all’Ambiente del Comune di Napoli. “Il comune obiettivo di questa Amministrazione e di Ecopneus è operare con attenzione verso l'ambiente nel solco della legalità. Sono inoltre possibili sinergie, importanti per la vivibilità e la sicurezza della città, per la realizzazione di progetti con i materiali riciclati derivanti dai PFU – quali sono le piste e i campi sportivi - che restituiscano la dimostrazione che si possono unire buone pratiche nella gestione dei rifiuti, benessere sociale e sport in un ambiente più tutelato.
Giovanni Corbetta, Direttore Generale di Ecopneus ha dichiarato che “i traguardi raggiunti grazie al Protocollo sottolineano come la collaborazione tra pubblico e privato possa dare risposte efficaci e concrete al territorio. Questo ci incoraggia nel proseguire in questa direzione; è tuttavia necessario anche un cambiamento “culturale” nella gestione ambientale dei prodotti a fine vita che permetta di supportare e amplificare i risultati sin qui ottenuti”.
Parallelamente alle attività operative del Protocollo, forte è infatti anche l’impegno in progetti di informazione e sensibilizzazione, sempre sotto il coordinamento e la supervisione del Comitato di Vigilanza. “Io scelgo la strada giusta” è il titolo della campagna che affianca la raccolta sul territorio e che lancia un appello contro l’acquisto in nero di pneumatici, fenomeno da cui ha origine un flusso di abbandoni che ricompare nei campi o al bordo delle strade e diventa innesco per i roghi che tristemente identificano questa terra.
Nell’ambito di questa campagna uno spazio speciale è dato al coinvolgimento dei ragazzi, con visite agli impianti di trattamento, progetto educativi, concorsi, al fine di stimolarli a riflettere su quello che si può fare concretamente per combattere le illegalità che colpiscono la loro terra e per aiutarli a costruire e lanciare un messaggio di cambiamento e di speranza. La scelta di accompagnare le attività di prelievo con uno sforzo di sensibilizzazione si lega all’obiettivo di intervenire con un recupero immediato, ma anche costruire risultati duraturi, che aiutino le giovani generazioni a maturare scelte responsabili e di legalità per il loro futuro.
Le attività di prelievo “straordinarie” previste dal Protocollo affiancano la quotidiana raccolta dei PFU portata avanti da Ecopneus presso circa 1.700 gommisti, stazioni di servizio e autofficine in tutta la Regione. Nel 2015 sono state 22.887 le tonnellate raccolte e recuperate da Ecopneus in Campania attraverso la propria rete di aziende partner; prosegue in linea la raccolta anche nel 2016 con 17.161 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso recuperate da gennaio a ottobre.

fonte: www.ecodallecitta.it