Visualizzazione post con etichetta #PaoloCacciari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #PaoloCacciari. Mostra tutti i post

Il mondo che non vogliamo più

Il problema non sono più i “negazionisti” ma i numerosi camuffamenti del greenwashing, gli ambientalisti dei consigli di amministrazione, gli idolatori delle soluzioni tecnocratiche della geo e bio ingegneria. “Questo mondo dominato da relazioni umane gerarchiche, discriminatorie, patriarcali, razziste, speciste – scrive Paolo Cacciari – non lo vogliamo più, nemmeno se fossero ancora a nostra disposizione tutte le risorse naturali del pianeta”






 





Due fisici – il primo senior professor presso la facoltà di ingegneria del Politecnico di Torino, il secondo ha insegnato Fisica Tecnica Ambientale al Politecnico di Milano – si rivolgono, uno, ai decisori politici (Angelo Tartaglia, Clima, lettera di un fisico alla politica, Edizioni Gruppo Abele, 2021), l’altro agli insegnati (Federico M. Butera, Affrontare la complessità. Per governare la transizione ecologica, Edizioni Ambiente, 2021), ma potrebbero invertirsi i compiti e gli argomenti non cambierebbero di molto. Come dire: il problema va affrontato sia dal basso che dall’alto, alla base della formazione culturale e scientifica delle persone, come ai vertici del potere. La sfida sarà vinta, probabilmente, quando avremo un ecologo al ministero dell’ecologia e l’ecologia in cattedra nelle scuole. Il tema è il rapporto tra attività antropiche e mondo fisico, a partire dai cambiamenti climatici, ma non solo.

Il lavoro di Tartaglia è un agile, ironico e tagliente pamphlet, quello di Butera è un ponderoso compendio di storia della natura pensato per gli educatori che devono introdurre l’insegnamento obbligatorio dell’educazione ambientale fin dalla scuola primaria, voluto dall’ex ministro Lorenzo Fioramonti (pdf).



Tralasciamo qui le parti analitiche dei due volumi, utilissime, ma oramai note ai più. Il problema non sono più i “negazionisti” – che si sono sciolti con il surriscaldamento climatico -, ma i numerosi camuffamenti del greenwashing, gli ambientalisti dei consigli di amministrazione, i teorici della Green Growth, gli idolatori delle soluzioni tecnocratiche della geo e bio ingegneria. Più deperisce il mondo vitale, più cresce una vera e propria religione fondata su due assiomi: la tecnoscienza troverà sempre, stupefacendoci, le soluzioni più idonee a tutti i nostri problemi; la “mano invisibile” del libero mercato economico (con “pilota automatico”, prima evocato poi materializzatosi in Italia con Draghi) canalizzerà il denaro necessario a finanziare le innovazioni necessarie. Il cerchio denaro-tecnologia si chiude così in modo tautologico e autoreferenziale.

I nostri autori si sforzano a dimostrare la fallacia e la pericolosità di tale visione magica della scienza e del mercato. Butera richiama la necessità di figurare la giusta rappresentazione dell’economia nel mondo fisico. La biosfera come “sovra-sistema” con “limiti planetari” (stock e servizi ecosistemici) difficili da forzare dalla potenza trasformativa dell’homo sapiens industrializzato senza provocare dannosi “effetti collaterali”, senza alterare i processi biogeochimici, senza perturbare le concatenazioni (interconnessioni) che regolano il funzionamento del sistema Terra. Stiamo compromettendo cicli vitali complessi e complicatissimi, come quello del fosforo e dell’azoto, da cui dipende la fertilità dei suoli e quindi, in ultima analisi, l’assorbimento dell’anidride carbonica e la stessa fotosintesi clorofilliana. Stiamo ignorando leggi del mondo reale, della fisica e della termodinamica.



Sia Butera che Tartaglia concordano sul dover “fermare il treno del progresso”, cambiare il modello economico e culturale che ha un nome – scrive Butera –: “É il capitalismo nella forma estrema del neoliberismo” (p.290). Per lui l’idea del “Green New Deal” può essere un primo passo per avviare una transizione che “includa il bilancio ecologico nel bilancio economico” delle aziende, degli stati, delle famiglie. L’obiettivo deve essere “la diminuzione drastica della quantità di prodotti che vengono immessi nel mercato nei paesi sviluppati e una crescita contenuta e selettiva di essi nei paesi in via di sviluppo, in un contesto culturale ed economico in cui prevalga il concetto di sobrietà” (p. 283). Dovremmo: “ridurre la produzione di nuovi beni, progettandoli e realizzandoli in modo che siano durevoli, riparabili e riusabili” (p.271).

Butera comunque non ama il concetto di “decrescita”, che lo ritiene una “infelice locuzione” e lascia aperta la possibilità di un “disaccoppiamento” tra la crescita dei profitti aziendali e la cura della Terra. La frase topica è questa: “(una impresa) può guadagnare tanto sia con la qualità che con la quantità” (p.270). Tartaglia è più radicale: la “crescita [perpetua, illimitata, universale] sostenibile” è mera metafisica, un mito e un inganno. Non può esserci aumento del Pil che non trascini con sé maggiori flussi di energia e di materia, di “tonnellate e di chilowattora”. Almeno di non pensare di poter “mettere un prezzo a “sorrisi e atti di benevolenza reciproca” (p.58) e di volerli riservare solo a chi è solvibile sul mercato. Così come è impossibile ipotizzare una circolarità compiuta delle materie impegnate nei cicli produttivi, distributivi e di consumo: “Per crescere, cioè se l’ampiezza del ciclo deve aumentare, bisogna attingere a risorse primarie che si trovano fuori del ciclo” (p.61). Nessun nuovo Piano Marshall, nessuna espansione basata sull’indebitamento, sull’appropriazione dei saperi e sulla competizione tra aree di influenza economiche potrà mai portarci fuori dalla crisi ecologica in atto.

Da scienziati della più “dura” delle discipline – la fisica – i nostri due autori si lamentano di un paradosso irrisolto. Come è possibile conoscere l’insostenibilità e l’irragionevolezza del sistema socioeconomico in cui viviamo sia attraverso l’esperienza (fa più caldo, le specie animali si estinguono, le pandemie avanzano, le migrazioni di profughi ambientali si avvicinano …), sia in termini scientifici, ma non riuscire a cambiare rotta? Evidentemente la ragione e la razionalità non bastano a battere “ignoranza ed egoismo”, “diffidenza e paura” (sempre Tartaglia). Il pessimismo rischia di avere il sopravvento se non interviene la dimensione etica e spirituale che ci deve far dire che questo mondo dominato da relazioni umane gerarchiche, discriminatorie, patriarcali, razziste, speciste … non lo vogliamo più, nemmeno se fossero ancora a nostra disposizione tutte le risorse naturali del pianeta. Dimensione ecologica, dimensione sociale e dimensione spirituale-culturale – che idea abbiamo noi del senso della nostra vita – non possono essere disgiunte nel pensare e creare un’alternativa.

fonte: comune-info.net/


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

2058

Una lettera ai bambini di oggi da leggere nel 2058, scadenza entro la quale i debiti dello storico Recovery Fund europeo da 270 miliardi di euro dovranno essere rimborsati. In quell’anno, nella “migliore” delle ipotesi, la temperatura media globale sarà superiore di un altro grado centigrado



Caro mio nipotino, ti scrivo una letterina che vorrei tu leggessi nel 2058, scadenza entro la quale i debiti dello storico Recovery Fund europeo da 270 miliardi di euro dovranno essere rimborsati. Allora io non ci sarò più. Tu invece avrai quarant’anni e sarai in piena attività e carico delle esigenze che la vita richiede. Stando alle previsioni scientifiche più attendibili e realistiche, il mondo attorno a te avrà seri problemi: la temperatura media globale sarà superiore di un altro grado centigrado, il manto ghiacciato artico, gran parte del permafrost e delle foreste primarie saranno scomparsi, un miliardo e mezzo di esseri umani si troverà ad abitare in aree la cui vita è impossibile, la distruzione degli habitat delle specie selvatiche avranno creato le condizioni per nuove epidemie di agenti patogeni. Altre crisi ecologiche minacceranno la “rete della vita” e, con essa, le stesse condizioni per una convivenza pacifica dell’umanità. Ti chiederai allora come tutto ciò – ampiamente pronosticato – sia potuto accadere senza che venissero prese misure efficaci di contrasto.

Mi preme quindi metterti in guardia da alcune possibili falsità che le autorità politiche del tuo tempo potrebbero raccontare a proposito della disastrosa pandemia che ha investito il mondo nel 2020, considerato l’anno della storica svolta nelle politiche economiche, transitate da un rozzo monetarismo di stampo neoliberista ad un “ambizioso” piano di spesa pubblica in deficit di stampo keynesiano. Il piano fu chiamato “Next Generartion Eu” a sancire enfaticamente l’intenzione di agire in nome, per conto e per il benessere delle future generazioni, cioè tuo. Un piano che avrebbe dovuto facilitare una “transizione verde e giusta” del sistema economico, causa prima dei disastri ecologici e sanitari in atto.

L’iniziativa però non avrebbe potuto funzionare, principalmente, per due ragioni. Perché i finanziamenti pubblici, le agevolazioni, gli incentivi, le defiscalizzazioni… vennero usati per espandere un consumo di merci e la costruzione di infrastrutture prive di autentica utilità, spesso dannose per la salute e pesantemente impattanti sull’ambiente. Le “condizionalità green” (non parliamo nemmeno del rispetto dei diritti civili e umani, non pervenuti) richieste dalla Ue agli stati per accedere ai finanziamenti sono rimaste evanescenti, buone tutt’al più per il marketing aziendale dell’automobile, dell’agroindustria, degli smartphone, della moda, persino degli armamenti. Secondo, perché i finanziamenti pubblici sono stati reperiti ricorrendo ai mercati dei capitali con l’emissione di bond europei a “tripla A”, super garantiti dalle Banche centrali per fare la felicità e la fortuna degli “investitori” che durante la lunga austerity avevano accumulato liquidità enormi (da rendite e da profitti) che non sapevano più come “mettere a profitto” in un mercato saturo. Per contro, non venne realizzata nessuna vera politica fiscale e patrimoniale redistributiva e nessun serio divieto all’uso esclusivo di risorse naturali limitate e non rinnovabili come il suolo, l’acqua, l’atmosfera, l’etere, i semi… e dei beni comuni cognitivi, storici e culturali. Più che alle nuove generazioni e all’ambiente naturale, il Recovery Fund è servito a rianimare i consumi meccanismi produttivi espansivi e le vecchie logiche di valorizzazione dei capitali finanziari privati, procrastinando l’agonia di un sistema economico in crisi permanente che trascina con sé la distruzione dei cicli vitali naturali e depriva l’umanità.

Tuo nonno Paolo, agosto 2020

Nota. Confesso di essere molto invidioso di Keynes che scriveva ai suoi nipoti – avrei potuto essere uno di loro – in modo del tutto diverso dal mio. Sir John Maynard nelle sue profezie e esortazioni prospettava un futuro radioso, in cui le magnifiche sorti del capitalismo avrebbero soddisfatto ogni bisogno materiale dei popoli della Terra e ridotto di molto ed equamente il tempo di lavoro necessario alla sussistenza. Una tragica illusione, in una logica di sistema perversa, dell’economia del debito globalizzato, in cui la ricerca della massimizzazione della crescita del valore monetario dei beni e dei servizi non può che condurre alla crescita dello sfruttamento dei suoi “fattori produttivi”: le risorse naturali e il lavoro vivo umano.

Tra gli ultimi libri di Paolo Cacciari, Decrescita. Un mutamento radicale (Marotta e Cafiero). Altri suoi articoli sono leggibili qui.

fonte: www.comune-info-net


RifiutiZeroUmbria - #DONA IL #TUO 5 X 1000 A CRURZ - Cod.Fis. 94157660542

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz 
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

La rivoluzione ogni giorno - incontro con Paolo Cacciari

13161794_1550070931953864_1279026511721543868_o-768x513
Non ci stanchiamo di ripeterlo: è insensato continuare a chiedere ai potenti di fare il contrario di quel che fanno, è assurdo aspettarsi da loro i cambiamenti alla profondità necessaria. Possiamo costruirli noi, ogni giorno, ma dobbiamo imparare ad ascoltare e ad ascoltarci. E poi bisogna inventare uno sguardo diverso sulla realtà e una nuova capacità di sognare. Noi pensiamo che sia essenziale cominciare anche a raccontarli, quei cambiamenti. Per questo abbiamo promosso la campagna 2016 Facciamo Comune insieme e per questo ci piace trovare, ogni tanto, un momento e uno spazio – che abbiamo chiamato Taverna comunale – in cui incontrarci intorno a un tavolo per condividere pensieri e cibo buoni: sabato 25 giugno, a pranzo, lo faremo alla Tenuta della Mistica, la fattoria sociale di agricoltura biologica di Capodarco, un pezzo di campagna dentro Roma (via Tenuta della Mistica snc Roma, Prenestina, poco prima del Gra).
Anche in questo caso la Taverna offre un sostegno alla fragile avventura di comunicazione indipendente di Comune e un’iniziativa: con noi ci sarà Paolo Cacciari, nel cui ultimo libro, “101 Piccole rivoluzioni. Storie di economia solidale e buone pratiche dal basso” (Altreconomia), ricorda come “la politica vera non è solo comando e governo dall’alto, ma anche resistenza e creazione di àmbiti di autogoverno dal basso”. Il libro documenta gli sforzi di persone, collettivi, associazioni, gruppi e movimenti sociali “che accompagnano la critica e il rifiuto delle relazioni sociali esistenti, giudicate inique e dannose, con la proposizione e la sperimentazione di nuovi modelli di convivenza fondati su sistemi economici più sostenibili, sia sotto l’aspetto ambientale che sociale”. Cacciari racconta di spazi di cambiamento che non attendono ballottaggi o tempi propizi ma creano qui e adesso, pur tra inevitabili contraddizioni, un mondo nuovo: si tratta di luoghi che hanno in comune il tentativo di ricomporre nei territori relazioni sociali diverse, spazi che non si vendono. Abbiamo pensato allora di promuovere una conversazione con molti amici e amiche, un mix di musicalità sociali differenti per mostrare quali sono alcuni dei più importanti e originali sforzi di persone, collettivi, associazioni, gruppi e movimenti di Roma, per ragionare su cosa hanno in comune, quali forme di autogoverno sperimentano, quali limiti incontrano, come incidono nella qualità della vita delle persone che vivono in basso, quali sono le condizioni perché siano fonte di speranza nella vita di ogni giorno.
13263773_579927658848240_8784713081532682028_n
Tenuta della Mistica: la fattoria sociale di Capodarco
Pubblichiamo ampi stralci dell’introduzione di “101 Piccole rivoluzioni” (sarà possibile acquistare copie del libro durante la taverna). Questo, in sintesi, il programma della giornata (per partecipare al pranzo viene proposta una quota/donazione di 15 euro, 10 per i bambini: è indispensabile prenotarsi scrivendo a info@comune-info.net):
ore 10,30 accoglienza
ore 11,15, conversazione con Paolo Cacciari e la redazione di Comune 
“La rivoluzione ogni giorno. Alcune esperienze a Roma”
Intervengono:
Carlo De Angelis – cooperativa sociale agricola Capodarco e Roma Social Pride,
Sarah Gainsforth e Lavinia Palma – Nuovo Cinema Palazzo,
Michela Cicculli – Casa delle donne Lucha y Siesta,
Fabrizio Nizi – Action diritti in movimento,
Elisabetta Caroti e Claudia Dal Mazzone – Gruppo di acquisto solidale Reti di pace,
Daniela Degan – gruppo Donne Mitologiche,
Claudio TosiCemea del Mezzogiorno,
Pina Marchese de Girolamo – Laboratorio sociale autogestito Centocelle,
Soana Tortora Rete di economia solidale del Lazio,
Michelangelo Alimenti – Salvaiciclisti Roma,
associazione Altramente,

ex Lavanderia del Santa Maria della Pietà,
Città dell’utopia
ore 13, pranzo bio (nei prossimi giorni il menù completo)

fonte: http://comune-info.net/