venerdì 27 gennaio 2017

Buone pratiche contro gli impatti della globalizzazione

Il rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente, in collaborazione con Eionet, rappresenta un primo tentativo di esplorare i concetti di transizione e trasformazione sostenibile attraverso l’analisi di alcuni casi studio
















Il rapporto “Sustainability transitions: now for the long term” nasce dalla collaborazione fra l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) e la sua rete europea di partenariato Eionet; rappresenta un primo tentativo di esplorare ciò che i concetti di transizione e trasformazione sostenibile vogliano dire, in pratica, e di come enti e istituzioni possano contribuire a sviluppare le conoscenze necessarie per sostenere un cambiamento sistemico in Europa.
Gli impatti ambientali della globalizzazione sui sistemi di produzione e consumo stanno portando ad una crescente preoccupazione per la sostenibilità degli stili di vita che prevedono un alto consumo di risorse, mentre al contempo, in molti paesi, la più profonda crisi economica mai vista da generazioni ha avuto un impatto devastante per l’occupazione, il reddito e le risorse del settore pubblico.
I governi europei, e non solo, stanno provando a dare nuovo impulso alle loro economie, creando posti di lavoro e aumentando la produttività, mentre cercano di affrontare le sfide della sostenibilità come i cambiamenti climatici e il degrado degli ecosistemi.
La storia recente, tuttavia, suggerisce come sia altamente improbabile che questo si possa verificare entro i modelli di produzione e consumo attuali e anche l’EEA ha recentemente ribadito nei suoi rapporti che il progresso in Europa nel dissociare le pressioni ambientali dalla crescita economica degli ultimi anni è stata solo incrementale, piuttosto che radicale. Inoltre, questi guadagni sono stati solo parzialmente tradotti in una migliore capacità di recupero degli ecosistemi e benessere umano, per cui in un contesto globale in rapido cambiamento, le prospettive per i prossimi decenni sono preoccupanti.
Per questo, il raggiungimento degli obiettivi fissati nel programma dell’Unione Europea “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” richiederà un deciso cambiamento dei percorsi di sviluppo; inoltre anche nell'iniziativa della Commissione Europea “Oltre il PIL“ viene sottolineato come solo uno sviluppo economico che includa la resilienza ambientale e che migliori la coesione sociale possa ambire a sostenere una popolazione di 9-10 miliardi di persone entro il 2050.
Molto resta ancora da fare per collegare gli interessi pubblici a quelli privati e un ruolo importante lo possono rivestire anche le reti quali EIONET che nel 2015, insieme all’EEA, ha istituito un gruppo di lavoro che ha elaborato un documento di lavoro e un questionario online che è stato somministrato a tutti i centri tematici di riferimento dei 39 paesi aderenti al network.
Dalle risposte sono stati presi in esame una serie di casi studio che sono stati presentati nel corso di 3 workshop organizzati dall'Agenzia europea per l'ambiente e dall'Agenzia per l'ambiente tedesca e che sono illustrati anche in questo report.
Tre esempi di casi studio
Da Brest: zero-rifiuti alimentari
Nel 2012 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione su come evitare gli sprechi alimentari che in Francia ha portato all’approvazione, nel febbraio 2016, di una nuova legge che vieta la distruzione di cibo commestibile nei supermercati.
Il valore dei prodotti invenduti in Francia è stimato essere pari a 5,7 miliardi di euro per anno, per cui il problema dei rifiuti alimentari è da qualche anno al centro di molte iniziative, fra cui quella lanciata nel 2012 da due studenti della Business School (BBS) e della Facoltà di Ingegneria (ENIB) di Brest per affrontare il problema dei rifiuti alimentari nei supermercati.
I due studenti hanno identificato due esigenze specifiche:
  • creare nei negozi delle aree dove trovare a colpo d’occhio i prodotti alimentari sottocosto perché vicini alla data di scadenza
  • implementare e coordinare l’introduzione di tali spazi dedicati.
HINKU map




















Hanno perciò creato il sito Web e l'App Zero-gâchis (Zero-rifiuti) per fornire ai consumatori informazioni, in tempo reale, sui negozi aderenti e le riduzioni di prezzo applicate, mentre ai commercianti, Zero-gâchis dà l’opportunità di mantenere il prezzo “dinamico”. Inoltre è conveniente e facile da adottare anche per i negozi più piccoli e potenzialmente consente di attrarre nuovi clienti.
Si stima che fra il lancio di Zero-gâchis nel 2012 e Ottobre 2015, i consumatori abbiamo risparmiato un totale di 1,2 milioni di euro, per un totale di 315 tonnellate di prodotti salvati dalla distruzione - equivalenti a 630.000 pasti completi.
La rete di Zero-gâchis è ancora abbastanza piccola essendo composta da soli 89 punti vendita su un totale nazionale di 17.500 ma ha una forte presenza in Bretagna ed è in espansione in tutta la Francia, il Belgio e la Spagna.
Da Berlino: I giardini della principessa
Nell'estate del 2009, la società no-profit Nomadisch Grün (Verde nomade) ha lanciato l’iniziativa Prinzessinnengarten (I giardini della principessa) affittando 6.000 metri quadrati di deserto urbano nel quartiere di Kreuzberg a Berlino dove gli abitanti, dopo aver ripulito il sito dai rifiuti, hanno creato uno spazio aperto per “l’agricoltura mobile”.
Oggi diverse piante e verdure sono coltivate in sacchi di riso, grosse casse e containers e i giardini sono diventati un luogo popolare d'incontro per l'apprendimento condiviso sull’agricoltura urbana e i sistemi alimentari, così come sulla biodiversità e sulla vita urbana sostenibile.
Dal 2015 I giardini della principessa ospitano conferenze pubbliche, laboratori, corsi di cucina e proiezioni di film, inoltre la Nomadisch Grün ha contribuito a costruire circa 1.000 giardini nelle scuole, asili e altri luoghi.
Dalla Finlandia: Comuni uniti contro il gas serra
In Finlandia, i comuni stanno collaborando per frenare le loro emissioni di gas serra oltre gli obiettivi e programmi della UE. Il progetto “HINKU: i comuni verso zero-emissioni” riunisce autorità locali, imprese, esperti e cittadini per trovare soluzioni in grado di ridurre le emissioni, soprattutto nel settore alimentare, trasporti e alloggi. L’obiettivo è quello di abbattere, entro il 2020, le emissioni del 80% rispetto ai livelli del 2007.
Quella che era iniziata nel 2008 come un’aggregazione di cinque piccoli comuni con 36.000 abitanti è oggi una rete di 33 comuni per un totale di oltre 630.000 cittadini. I risultati sono positivi, con emissioni di gas serra ridotte dal 7-67% tra i Comuni HINKU, con una media del 20% e la maggior parte della riduzione è nella produzione di energia e nel consumo di energia per gli edifici comunali.

fonte: http://www.arpat.toscana.it