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Rifiuti elettronici, 50 milioni di tonnellate che pesano sulla Terra e sui lavoratori

Un rapporto dell’Onu indica le cifre astronomiche dei rifiuti elettronici e ammonisce: “Sistema insostenibile, si passi ad un’economia circolare”

















Computer, tablet, cellulari, televisori, stampanti, scanner, router, elettrodomestici. Ogni anno, in tutto il mondo, vengono gettati qualcosa come 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Per avere un termine di paragone, basti pensare che il loro peso è quello di tutti gli aerei commerciali esistenti al mondo sommati assieme. Calcolando il tutto, invece, in termini di valore materiale, si arriva a 62,5 miliardi di dollari. Ovvero poco meno del prodotto interno lordo di una nazione come il Lussemburgo.


Il valore materiale dei rifiuti elettronici è pari a 62,5 miliardi di dollari
Le cifre sono contenute in un rapporto pubblicato alla fine dello scorso mese di gennaio da sette organizzazioni delle Nazioni Unite. Comprese l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), il Programma Onu per l’ambiente (PNUE) e i segretariati delle convenzioni di Basilea e Stoccolma. Il lavoro è stato effettuato assieme al World Economic Forum e al Consiglio mondiale delle imprese per lo Sviluppo sostenibile.
La conclusione alla quale sono giunti gli autori è semplice: il sistema, ad oggi, è incompatibile con la tutela del Pianeta. Occorre perciò riorganizzare l’intera filiera elettronica. «Servono strategie migliori per la gestione di questo tipo di rifiuti. E bisogna puntare su un’economia circolare al servizio delle popolazioni e della Terra», ha spiegato Guy Ryder, direttore generale dell’ILO.
Il documento, intitolato A New Circular Vision for Electronics – Time for a Global Reboot, spiega che per risolvere il problema è necessaria la collaborazione di tutti. Dei grandi marchi, delle piccole e medie imprese, delle università, dei sindacati, della società civile e delle associazioni. Ciascuno deve contribuire a ridurre al massimo gli sprechi e ad incentivare il riciclo e il riutilizzo. Che oggi è pari solamente al 20% del totale.

Problemi ambientali ma anche diritti negati

Anche l’innovazione potrebbe fornire in questo senso un aiuto importante. Ad esempio, attraverso la dematerializzazione progressiva del settore, grazie alle tecnologie “cloud”. Ma il rapporto sottolinea anche la necessità di puntare sull’efficienza dei materiali e delle infrastrutture. Decisive per far sì che le catene di produzione possano limitare al massimo l’uso di risorse.
Ma la questione non riguarda soltanto l’ambiente. In gioco, ci sono anche i diritti di milioni di lavoratori. «Migliaia di tonnellate di rifiuti elettronici – ha aggiunto il dirigente – vengono trattati nei Paesi più poveri del mondo. Nelle peggiori condizioni possibili. Mettendo a rischio direttamente la salute e la vita stessa degli operai. Occorre perciò integrare regole sociali ed ecologiche. Ed imporre una collaborazione stretta tra datori di lavoro, governi e sindacati».
fonte: www.valori.it

La dematerializzazione della Pubblica amministrazione in cifre, e che cifre!

Pian pianino la pubblica amministrazione dello Stato sta abbandonando la carta per passare al digitale. Una transizione lenta ma inesorabile, che ogni anno fa risparmiare non solo denaro ma che contribuisce a notevoli vantaggi ambientali. Insomma, la dematerializzazione conviene.
Ma quanto ammonterebbe il risparmio della pubblica amministrazione?
Calcolarlo non è facile ma FPA, l’azienda che da 26 anni organizza il Forum della Pubblica Amministrazione, ha provato a calcolarla analizzando i risparmi reali e potenziali in cinque settori chiave: fatturazione elettronica, ricette mediche elettroniche, certificati medici online, fascicolo sanitario elettronico e processi telematici.
Il primo dato che emerge è il risparmio di carta, sembrerebbe qualcosa di ovvio ma i dati sono davvero impressionanti. Se si mettessero l’uno sull’altro i fogli di carta risparmiati, stiamo parlando di 1 miliardo e 935 milioni di fogli, si otterrebbe una pila alta 812 chilometri che arriverebbe nella esosfera terrestre, la zona dove normalmente orbitano i satelliti delle telecomunicazioni.
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Il peso dei quasi due miliardi di fogli risparmiati, valgono circa 8.700 tonnellate pari alla produzione giornaliera di rifiuti di Bangkok oppure uguale a tutta la produzione di fragole della Svizzera! Si perché in Svizzera si producono le fragole. Mentre se proviamo ad immaginare lo spazio necessario per immagazzinare tutta questa carta, servirebbero circa 144 chilometri, come la distanza tra Milano e Genova.
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Ma il risparmio, quello vero, riguarda gli alberi e le foreste che non devono essere abbattute per produrre tutta questa carta. Se per assurdo, tutta la carta necessaria alla pubblica amministrazione venga prodotta da fonti non rinnovabili (e questo non avviene perché l’80% della carta prodotta in Italia proviene dalla raccolta differenziata) verrebbero risparmiati circa 87mila alberi. Un numero enorme. Inoltre non utilizzando tutta quella carta, si risparmierebbero circa 9.570 tonnellate di CO2 equivalente immesse in atmosfera.
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Ultimo dato, forse quello più tangibile perché tocca direttamente le nostre tasche e i nostri portafogli, è quello relativo al risparmio economico che è stato valutato pari a 3 miliardi e 200 milioni di euro all’anno, e con quei soldi liberati nell’economia italiana si potrebbero fare tantissime cose.
“La pubblica amministrazione digitale non è più un mito, ma ancora non è neppure realtà – ha detto Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum Pa – Una pubblica amministrazione dematerializzata garantisce non solo una migliore reperibilità delle informazioni altrimenti perse in archivi in tutta Italia, ma anche un efficace monitoraggio di alcuni numeri chiave per l’economia pubblica”.

fonte: http://www.menorifiuti.org

Le Zero Rifiuti Girls – esempi pratici di pratiche esemplari

Erin Rhoads non riempe la spazzatura da due anni. Come ci riesce? 
Potrebbero essere soprannominate ‘Zero Rifiuti Girls‘ e sono due ragazze, una australiana e l’altra americana, che hanno fatto della lotta alla iper-produzione di rifiuti la loro bandiera e che, da qualche anno a questa parte, sono impegnate attivamente a contrastare questo fenomeno consumistico ‘usa e getta’ fin troppo dilagato negli ultimi decenni.
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Photo credit: The Rogue Ginger blog
Erin Rhoads è una trentunenne designer australiana che, nella sua casa di Melbourne, non butta la spazzatura da ben due anni e si propone di non farlo nel prossimo futuro. Il nuovo stile di vita plastic free è iniziato per Erin nel giugno del 2013 dopo aver realizzato gli effetti negativi e devastanti che può avere la plastica sulla sua vita e sugli ecosistemi. Ha cominciato a non svuotare il contenitore dell’immondizia per 18 mesi di fila limitandosi ad organizzarsi con un barattolo di rifiuti a suo dire ‘inevitabili’ (etichette, cannucce e ricevute, per esempio).
Tra i semplici mantra che la ragazza suggerisce tramite il suo sito web The Rogue Ginger ed i social networks ci sono gli evergreen “riduci, riutilizza, ricicla“, applicabili in tutte le situazioni e semplici da seguire per quasi la maggior parte dei casi. Consiglia inoltre di pensare alle alternative possibili riguardo all’acquisto di un qualche bene e di considerare il ciclo di vita del prodotto. Tutte indicazioni utili che, elencate, suonano quasi come dei moderni comandamenti ai quali sarebbe molto saggio attenersi:
- Non bere o comprare acqua in bottiglia. Non avrai altra acqua all’infuori di quella del rubinetto, mi viene da aggiungere (sempre che rimanga pubblica e di qualità ingeribile)
- Investi in oggetti riutilizzabili piuttosto che in prodotti monouso
- Sostieni gli agricoltori locali e mangia prodotti di stagione
- Ricicla e smaltisci i rifiuti elettronici in modo corretto
Per le necessità alimentari Erin suggerisce giustamente di acquistare cibi sfusi e di avere con sè un proprio contenitore in cui raccoglierli, in particolare dei vasetti di vetro da riempire, svuotare e riempire di nuovo e così via. E’ uscita dal tunnel della cosmesi artificiale a beneficio delle proprietà ‘truccanti’ delle barbabietole. Il dentifricio lo auto-produce così come le creme ed il collutorio mentre lo spazzolino di legno, qualora dovesse essere per forza di cose buttato, può divenire parte del compost. I vestiti li compra solo se prodotti con materiali naturali quali il cotone e la lana e, quando non servono piu’, li dona anziché buttarli. Da ultimo, Erin cerca di acquistare oggetti di seconda mano e, cosa ancora piu’ importante, ha messo al bando la plastica risparmiando soldi e traendone un giovamento in termini di dimagrimento e bellezza della pelle. Noi vogliamo crederle.
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Photo credit: stylist.co.uk
L’altro caso sul quale è interessante soffermarsi è quello di Lauren Singer, ventiquattrenne newyorkese che, tramite il suo blog Trash is for Tossers, documenta e condivide da un paio d’anni la sua vita senza produrre rifiuti: “Ci sono due semplici misure da adottare per ridurre i rifiuti: la prima è la valutazione, ovvero osservare la propria vita quotidiana; la seconda è la transizione, cioè ridimensionare e smaltire le cose inutili” afferma la lungimirante americana.
A parte le difficoltà iniziali, in cui la ragazza non aveva la minima idea su come realizzare tutti i prodotti di cui necessitava e che risolse con un pò di pazienza e molte ricerche, ha raggiunto il suo obiettivo di una vita senza sprechi trovando il modo giusto in cui applicarla su se stessa. Innanzitutto comprando cibo senza imballaggi e ‘ricomponendo’ gli scarti degli alimenti anziché buttarli. Gli abiti che compra e che indossa sono usati, a meno di poche eccezioni, ed il suo guardaroba lo definisce “essenziale”. Il suo stile di vita influisce positivamente non solo su se stessa ma anche sulle persone che la circondano. Amici e familiari hanno cominciato ad adottare piccoli accorgimenti nella quotidianità traendo ispirazione dall‘esempio della ragazza.
Dalla coscienza ambientale di Lauren sono scaturite anche una capacità lavorativa ed un’idea imprenditoriale che probabilmente non sarebbero mai emerse altrimenti: la fabbricazione dei prodotti di prima necessità a rifiuti zero e la loro commercializzazione tramite il suo blog.  Possiede inoltre una società, da lei fondata, che produce prodotti detergenti sostenibili ed organici semplice ed efficaci. “I prodotti della The Simply Co. sono completamente vegetali e contengono soltanto gli ingredienti di eccellente qualità. Il nostro primo articolo è un detergente fatto di tre ingredienti, sicuro per il corpo, per la casa e l’ambiente e non vediamo l’ora di espandere la nostra linea di prodotti“, afferma rassicurante Lauren.
Sia Erin che Lauren rappresentano due modelli di vita da cui apprendere e da prendere a esempio per le scelte quotidiane e responsabili di ciascuno di noi. Per citare un grande ed illuminato personaggio della storia contemporanea tutt’oggi attualissimo: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” (Mahatma Gandhi, 1869-1948)
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 Photo credit: ZeroViolenza.it

fonte: http://www.menorifiuti.org

Per non dimenticarci di ridurre i rifiuti, anche dopo la SERR

Terminata anche quest’anno con grande successo, ci auguriamo che la settima edizione della Serr 2015 abbia lasciato a tutti i partecipanti, più o meno attivi, qualche insegnamento utile o spunto interessante per la futura vita quotidiana.
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Ricordiamoci che il vero obiettivo della Serr è quello di durare tutto l’anno, la Settimana Europea è solo la rampa di lancio per una crescente consapevolezza delle nostre azioni e del loro impatto sul pianeta. Con la speranza che non resti solo un ricordo ma che diventi parte integrante e naturale delle nostre abitudini, riportiamo un piccolo vademecum delle buone pratiche da adottare per ridurre i rifiuti e fare di più con meno proposte con le azioni italiane di quest’anno.
Spesa e alimenti: prima di acquistare un prodotto, pensiamo al suo ciclo di vita, come è nato e dove finiranno le parti di cui è composto. Prediligiamo prodotti sfusi e alla spina, privi di imballaggi impattanti. Portiamo sempre con noi una borsa della spesa riutilizzabile ed eventualmente contenitori dove riporre prodotti di gastronomia, macelleria, pasticceria.
Preferiamo sempre prodotti freschi, di stagione, a km 0 e biologici, boicottando quelli che causano inquinamento dovuto al trasporto e alla coltivazione che comprende l’uso di pesticidi che contaminano il suolo. Ecco qualche esempio da consultare: Portati il contenitore da casaSporta e vinci No tazzine in plastica per il caffè
spesa+sostenibile
Acqua: essenziale è ridurre al minimo il consumo di bottiglie di plastica. L’acqua del rubinetto è gratuita e controllata, asteniamoci quindi dal comprare quella confezionata. Possiamo rifornirci direttamente alla fonte in campagna e montagna o alle fontane e ai distributori della città. Acqua a km OIo bevo acqua del rubinettoBottiglie di plastica al bando
acqua+del+rubinetto
Avanzi di cibo: Esistono moltissime ricette e piatti sfiziosi che si possiamo cucinare con gli avanzi della cucina che troppo spesso finiscono nel cestino. Tantissimi esempi ci sono arrivati da tutte le regioni. Facciamoci ispirare per ridurre a zero gli sprechi sui fornelli. Eco ristorantiPiatti da cucinare con scarti e avanzi di ciboI cuochi ricicloni
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Oggetti che non usiamo più (abbigliamento, medicinali, elettrodomestici): Invece d buttare ciò che non ci piace o che non usiamo più, regaliamolo, scambiamolo, barattiamolo, modifichiamolo! Sono tantissime le iniziative di swap party in tutta Italia che puntano a ridare una seconda vita alle cose ed esistono diverse associazioni che raccolgono abiti, medicine, materiali scolastici, per donarli a persone o popolazioni meno fortunate. Ricordiamoci che i rifiuti di uno sono la risorsa dell’altro. Anche la rivisitazione creativa e la condivisione di oggetti con amici, colleghi o vicini di casa può essere una soluzione per ridurre gli acquisti e quindi i rifiuti. Il banco farmaceuticoRivoluzione del guardaroba, Siediti e cambiaLampadine d’artista
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Non buttare ma aggiustare: Per quanto possibile, cerchiamo di aggiustare e riparare tutto ciò che può ancora essere funzionale. Oltre a scambiarci oggetti, proviamo anche a scambiare saperi e abilità. Riscopriamo gli antichi mestieriS-cambiamo il mondo
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Le feste: preferire regali dematerializzati che comprendano una bella esperienza, anche condivisa, più che un oggetto che spesso e volentieri finisce dimenticato o buttato via. Xmas gift party, Per questo Natale basta il pensieroCampagna per un natale dematerializzato
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Digitalizzare: a casa o in ufficio, ridurre il più possibile l’uso di carta e di altri materiali, quando è possibile trasferiamo informazioni e contenuti in formato digitale e virtuale. Dematerializziamo le informazioniMeno carta in bancaAddio al tagliando sul parabrezza
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Mobilità: preferire mezzi di locomozione puliti e che non inquinano come bicicletta, tram, metropolitana, passeggiate a piedi. Se proprio dobbiamo andare lontano, sfruttiamo i servizi di sharing. La camminata folleSii forte, vai a scuola a piedi
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Sarebbero ancora tantissime le buone pratiche da adottare per diminuire la nostra impronta ecologica e se ne possono scoprire di nuove ogni giorno. In natura non esistono rifiuti. Ogni elemento ha la sua specifica e necessaria funzione e il suo naturale ciclo di vita; non vi sono sprechi, avanzi o inquinamento. Proviamo a fare un passo indietro, che non vuol dire regredire, ma ricordare le nostre origini. Anche noi siamo natura, facciamo parte dello stesso ciclo di vita e siamo governati dalle stesse leggi. Non dimentichiamolo.

fonte: http://www.menorifiuti.org

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Una logica predatoria


Questa volta non è difficile immaginare cosa accadrà a Parigi alla Cop 21. Dopo gli annunci di Obama e Xi Jimping e persino dei governi dei paesi del Golfo. Dopo i piani di disinvestimento dal petrolio di alcune grandi compagnie e i successi della green economy, questa volta la svolta ci sarà.
Aveva ragione l’economista britannico Nicholas Stern: costa di più riparare i danni provocati dai mutamenti climatici che non prevenirli. Ora, l’ex manager della Deutsche Bank, Pavan Sukhdev (Corporation 2020, Edizioni Ambiente), ha calcolato che le esternalizzazioni negative del sistema produttivo sono pari all’11 per cento del Prodotto interno lordo globale, mentre basterebbe impegnarne il 2 per cento per stabilizzare il clima.  Ma ciò che davvero fa cambiare la visione delle cose agli investitori è la dimostrazione che si può guadagnare di più  investendo nella riconversione e nella sostenibilità ambientale. Temo che non siano state le assennate parole di papa Bergoglio a far cambiare idea agli amministratori delegati delle multinazionali. In un mondo per un terzo saturo di merci e per gli altri due terzi tenuto in una condizione di non solvibilità nel mercato, continuare nella strada del business us usual non è conveniente.
Per rilanciare investimenti, creare profitti, accumulare risorse finanziarie servono nuovi mercati, nuovi prodotti, nuove applicazioni tecnologiche. L’ambiente è ciò che ci vuole, rappresenta la grande occasione. Gli stati sono chiamati a creare la cornice normativa imponendo delle quote di emissione (autorizzazioni commerciabili all’inquinamento) o/e carbon tax (inquina solo chi può pagare). Gli scienziati devono inventarsi tecnologie pulite da brevettare per ristabilire le gerarchie tra paesi sviluppati e “paesi in ritardo”, condannati ad esportare materie prime e ad importare tecnologie. Le imprese devono industriarsi di più nell’eficientizzare gli apparati energetici e produttivi. Insomma, ancora una volta, in barba a gufisti e catastrofisti, sarà il mercato a salvare se stesso e il pianeta Terra.
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A Parigi si discuterà solo di tempi. Sarà il 2015 o il 2050 o la fine del secolo, ma la strada è segnata. Ci vorrà ancora qualche milione di profughi ambientali da aggiungere a quelli che scappano dalle guerre. Ancora qualche arcipelago del Pacifico verrà sommerso e qualche centinaio di chilometri delle coste italiane verrà eroso, ma alla fine il sole tornerà a splendere anche su Pechino e la green economy sconfiggerà la brown economy. Me lo vorrei augurare. Ma non riesco a superare una antico pregiudizio sulla possibilità che il capitalismo possa non solo umanizzarsi, ma persino naturalizzarsi. C’è una logica predatoria che sovraintende i comportamenti delle imprese capitalistiche e dei loro sistemi di governo che non gli consente di considerare il lavoro umano e le risorse naturali come beni da preservare in sè stessi. Valori assoluti e non strumenti e mezzi da immolare per la creazione di denaro.
Molto onestamente, Obama ha ammesso in una recente intervista di non condividere le critiche di Bergoglio al sistema delle relazioni sociali capitalistiche (Il Cantico che non c’era). Ma temo che anche molta sinistra riformista nostrana non voglia affrontare questo nodo. C’è una incompatibilità strutturale, di sistema, tra il bisogno delle imprese capitaliste di aumentare in continuazione il volume delle merci vendute e comprate e la necessità di salvaguardare i cicli biogeofisici della vita nel pianeta. Non basteranno tutte le energie rinnovabili dell’universo a sostenere stili di vita e consumi “americani”. Non basteranno le nano-bio-tecnologie ad evitare l’esaurimento delle risorse se l’obsolescenza programmata dei nostri computer è inferiore all’anno. Fino a quando i governi continueranno a pensare che il benessere umano sia un sinonimo della crescita economica continueranno a sacrificare il lavoro e la natura a favore di un totem chiamato denaro e misurato in Prodotto interno lordo.

Paolo Cacciari
Paolo Cacciari è autore di articoli e saggi sulla decrescita e sui temi dei beni comuni. Il suo nuovo libro, Vie di fuga (Marotta&Cafiero) – un saggio splendido su crisi, beni comuni, lavoro e democrazia nella prospettiva della decrescita – è leggibile qui nella versione completa pdf (chiediamo un contributo di 1 euro). Questo articolo è stato inviato anche a Left.
fonte: http://comune-info.net
 

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10 consigli per eliminare la plastica dalla nostra vita

Un decalogo di azioni pratiche per eliminare la plastica dalla nostra quotidianità e preferire alternative intelligenti e sostenibili

10 consigli per eliminare la plastica
Alza lo sguardo dal monitor e prenditi un minuto per osservare attentamente cosa c’è nella tua stanza. Quasi sicuramente noterai tanti, troppi, oggetti in plastica. Ormai i derivati del petrolio hanno invaso la nostra vita e ridurre, per non dire eliminare la plastica dai nostri acquisti, ormai è un imperativo.

Ecco un decalogo di azioni pratiche da mettere subito in pratica per eliminare la plastica dalla nostra vita:


1 – Dite addio alle buste usa e getta. Una shopping bag di tela deve diventare parte integrante del vostro zaino o della vostra borsa. In cotone riciclato, colorate, fatte a mano o prodotte in paesi in via di sviluppo le sporte ecologiche devono sostituire  completamente le buste di plastica, che tra l’altro per legge i negozi non dovrebbero più proporvi.

2 – Preferisci il mercato al supermercato. I prodotti sono locali, gli imballaggi sono cassette di legno e buste di carta e acquistare prodotti direttamente dall’agricoltore aiuta a stimolare l’economia locale. I cibi pronti, i surgelati, le vaschette di verdure precotte sono futuri rifiuti in plastica da smaltire.

10 consigli per eliminare la plastica dalla nostra vita

3 – Fai un passo avanti, auto produci gli alimenti. L’orto in casa non è una moda, è un modo sostenibile di produrre cibo sano ed economico mentre ci si dedica ad un’attività rilassante e che vi farà capire quanto è importante il contatto con la natura.

4 – Fai attenzione ai cosmetici. Spesso contengono prodotti chimici che non fanno bene né alla pelle né all’ambiente. Uno dei prodotti più impattanti per l’ambiente sono gli esfolianti, per eliminare la plastica dal tuo beauty scegli quelli sostenibili che contengono pezzettini di nocciolo di albicocca, zucchero o gusci di mandorla.

5 – Elimina i piatti di plastica dalle tue feste. Puoi sostituirli con quelli di carta o i riutilizzabili in bioplastica, cellulosa o foglie di palma.

10 consigli per eliminare la plastica dalla nostra vita

6 – Smetti di comprare le bottiglie d’acqua. Non puoi fare a meno dell’acqua minerale? Falla in casa! Ci sono ottimi prodotti per depurare e rendere frizzante l’acqua del rubinetto, vedrai che si riveleranno una scelta vincente dal punto di vista economico e della sostenibilità. Oppure informati sulle Case dell’acqua presenti nella tua città.

7 – Scegli detersivi ecocompatibili. Ormai non abbiamo più scuse per acquistare prodotti chimici ed aggressivi: in ogni supermercato ci viene proposta una vasta gamma di detersivi green che fanno a meno delle sostanze nocive per l’ambiente.

8 – Rendi green il pranzo che porti al lavoro. Nella pausa pranzo non cedere ai cibi pronti, porta da casa il tuo pranzo in un contenitore riutilizzabile, vedrai che farà bene al fisico e all’ambiente.

9 – Compra a peso. In quasi tutte le città italiane c’è un negozio in cui si possono acquistare prodotti di tutti i tipi a peso, mettendoli in contenitori portati da casa e scegliendo la giusta quantità per eliminare la plastica e gli sprechi.

10 – Dì addio alle gomme da masticare. Non è altro che plastica, che impiega secoli prima di biodegradarsi e danneggia l’ambiente tanto quanto le shoppers o gli imballaggi.

10 consigli per eliminare la plastica dalla nostra vita

fonte: www.rinnovabili.it

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A Collegno arriva 'Ri-scarpa', per il riciclo delle scarpe usate

A Collegno, in provincia di Torino, la Cooperativa Sociale Lavoro e solidarietà ha lanciato l'iniziativa 'Ri-scarpa', finalizzata ad accrescere la cultura eco-ambientale attraverso la raccolta e il recupero delle scarpe usate nelle scuole. Un progetto che coinvolge istituti e studenti.

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La Cooperativa Sociale Lavoro e solidarietà ha lanciato l'iniziativa Ri-scarpa
Mercoledì 26 ottobre alla scuola Boselli di Collegno, in provincia di Torino, è stato consegnato il primo contenitore del progetto Ri-scarpa. Un’iniziativa ideata dalla Cooperativa Sociale Lavoro e solidarietà - patrocinata dalla Provincia di Torino, dal Cidiu e dal Comune di Collegno, e sostenuta dalla Compagnia San Paolo - finalizzata ad accrescere la cultura eco-ambientale nelle scuole attraverso la raccolta e il recupero delle scarpe usate nelle scuole a fini sociali.
Tale iniziativa è già partita l’anno scorso a Torino riscuotendo un notevole successo sia in termini di adesione degli istituti scolastici sia in termini di raccolta e recupero dei materiali.
A Collegno sono già 13 gli istituti scolastici che hanno aderito al progetto e in cui sarà quindi posizionato il contenitore per la raccolta delle scarpe usate.
Con Ri-scarpa è possibile contribuire alla raccolta differenziata educando i ragazzi alla tutela e al rispetto dell'ambiente, spiegano gli organizzatori in una nota: "infatti il recupero ed il riciclo di calzature usate consente il riutilizzo delle stesse o del materiale di cui sono composte per impieghi vari quali, pavimentazioni insonorizzate di palestre o sale riunioni, piste di atletica, giocattoli ecc.". Il concetto è molto semplice, spiegano sempre i promotori, più si ricicla, meno si utilizzano materie prime e meno rifiuti finiscono in discarica o nei termovalorizzatori.
Le finalità di Ri-scarpa sono educative e ambientali, ma sono anche occupazionali-sociali "perché il progetto prevede l'impiego di personale per il trasporto, la raccolta, la selezione e l'igienizzazione del materiale; personale che può essere scelto anche tra cittadini svantaggiati e socialmente deboli" s legge nel comunicato.
Un contenitore Ri-scarpa è stato posizionato anche nell’atrio del Comune per permettere il conferimento delle scarpe a chi non frequenta il mondo scolastico, ma desidera ugualmente aderire a questa iniziativa.
L’assessore alla Città Sostenibile, Barbara Martina ha commentato: "La nostra Amministrazione, da anni, lavora insieme al mondo scolastico per promuovere la cultura e il rispetto dell’ambiente; numerosi progetti educativi sono dedicati alla riduzione e al riutilizzo dei rifiuti, e per questo motivo crediamo che l’adesione a tale iniziativa sia un segno importante per testimoniare il proseguimento nell’impegno a diffondere una coscienza ambientale nelle nuove generazioni, favorendo l’acquisizione di un sempre maggior interesse nella raccolta differenziata".
Fonte: Cooperativa Sociale Lavoro e solidarietà

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"Meno100 chili" - PostModernissimo di Perugia - Mercoledì 25 novembre ore 21.30

Segnaliamo un evento speciale al cinema PostModernissimo di Perugia: "meno100 chili" un docu-film sui rifiuti davvero bello e interessante e sopratrutto costruttivo. Partecipate numerosi!
Mercoledì 25 novembre ore 21.30

RifiutiZeroUmbria - CRU-RZ

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Umbria CRU-RZ: Benvenuto a bordo dell’edizione SERR 2015!


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“Te lo regalo se vieni a prenderlo”: l’ecologia incontra il valore sociale…online!

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L’attenzione all’ecologia può essere alla base di una nuova forma di economia. Questo è il sogno di Salvatore Benvenuto, fondatore e ideatore del gruppo Facebook “Te lo regalo se vieni a prenderlo”, e delle oltre 500.000 persone coinvolte finora.
La comunicazione viaggia online e sfrutta il grande potenziale di Facebook per una buona causa: gli utenti offrono in regalo sul social network, e attraverso il sito Be New People,  quel che a loro non serve più ma è ancora in buono stato (se non, spesso, inutilizzato). Accanto a noi, senza saperlo, ci sono altre persone che cercano proprio quel che stiamo per buttare. Salvatore Benvenuto è partito proprio da questa idea per creare l’iniziativa: evitare l’eccessiva produzione di rifiuti, impedire che oggetti funzionanti, usati, dimenticati, finiscano in discarica, inquinando l’ambiente, perdendo preziose risorse materiali.
Il tema focus della SERR 2015, la dematerializzazione, vuol dire un miglior utilizzo delle risorse e meno materiale per fornire uno stesso servizio. Ciò si traduce direttamente in meno rifiuti prodotti e allo stesso tempo contribuisce alla creazione di una sharing economy. Esattamente il riscoprire i rapporti interpersonali, la gioia della condivisione e l’intelligenza in termini ambientali ed economici insite nel Riuso hanno spinto la nutrita community a partecipare quest’anno alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2015, la più grande campagna europea di mobilitazione e comunicazione sul tema dei rifiuti. Sul principale gruppo Facebook di “Te lo regalo se vieni a prenderlo” che ha dato vita ai gruppi regionali, avviene il primo incontro fra chi offre e chi cerca.
La partecipazione alla SERR ha visto il lancio, fin da ottobre, di una campagna di comunicazione invitando a partecipare gli utenti –spesso già attenti alle tematiche ambientali- e, al contempo, pubblicando post tematici e notizie di attualità legate ai temi della SERR, il tutto correlato da banner e foto dedicate. Attraverso la comunicazione in rete avviene l’incontro fra persone interessate a non cedere al modello dell’acquisto ad ogni costo; frequentando il gruppo, gli utenti vengono a conoscenza di notizie e contenuti su ambiente, clima, stili di vita consapevoli; il messaggio viaggia chiaro; i post tematici che accompagnano la giornata rinfrescano la Home (di Facebook). Una vera community di persone, simili ma non esclusive: si aprono ogni giorno per accogliere nuovi interessati. Al “tono” generale, dato dalla pagina e gruppo principale, fanno eco i gruppi regionali che, più vicini al territorio, riescono a mettere in contatto utenti vicini favorendo sia le relazioni che la “filiera corta”.
La novità di “Te lo regalo se vieni a prenderlo” è anche quello che lo distingue dai siti di vendite private o di baratto. La convinzione che tutti possiamo essere una risorsa per gli altri si concretizza nella visione che attraverso un atteggiamento più rispettoso verso l’ambiente si può costruire un contesto più collaborativo e socialmente evoluto, in grado di favorire un vivere migliore e che funga anche da modello per le generazioni future. Il gruppo non ha tanto a che fare con la povertà o il dono ai bisognosi quanto con una questione etica verso la Terra. Riscoprire un nuovo senso della comunità che si sta perdendo, puntare su reti di gruppi regionali che regalino oggetti a Km zero.
Tutti possiamo essere una risorsa per gli altri. Dematerializzazione vuol dire anche usare meglio le risorse che abbiamo. Iniziando da noi stessi, perché sì, siamo risorse impagabili.

fonte: http://www.envi.info