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Raee: la pandemia non ferma la raccolta

Cresce la raccolta di rifiuti elettrici ed elettronici nel 2020 e nonostante la pandemia fa segnare un +6% rispetto all'anno precedente. Ma più del virus a minacciare la filiera e ostacolare il raggiungimento dei target Ue sono traffici illeciti e gestioni abusive













fonte: Ricicla.tv


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Quanto dura una lavastoviglie? E un frigorifero? Lo rivela un’indagine su affidabilità e soddisfazione di Altroconsumo

 










Quanto dura un frigorifero? E una lavastoviglie? Rispondere è difficile perché nessuno fa prove di questo tipo e poi molto dipende dall’uso, dalla manutenzione e da altri fattori come difetti di fabbricazione. Per rispondere a questa domanda alcune associazioni di consumatori europee (in Italia Altroconsumo) hanno chiesto ai soci di compilare un questionario esprimendo un giudizio sull’elettrodomestico che usano tutti i gironi in casa. Sono state raccolte esaminate 46 mila risposte e l’indagine ha interessato lavastoviglie, frigoriferi, lavatrici e asciugatrici. Il questionario serviva a definire un indice di affidabilità correlato a guasti o malfunzionamenti registrati negli anni e un indice di soddisfazione attribuito in relazione alle performance dell’apparecchio.

Quando si parla di elettrodomestici è lecito introdurre il concetto di obsolescenza programmata dai produttori, messa a punto per fare in modo che dopo alcuni i anni l’apparecchio debba essere sostituito. Questo è un tema su cui si discute molto a livello europeo. In Italia se ne occupa Altroconsumo che ha già raccolto 700 segnalazioni di apparecchi difettosi o che smettono di funzionare troppo presto (per informazioni e segnalazioni consultare questo indirizzo).

Le marche che hanno meritato i migliori giudizi su affidabilità e soddisfazione sono Bosch, Miele e Siemens

Dall’inchiesta di Altroconsumo emerge che per i frigoriferi la marca più diffusa nelle case dei consumatori è Samsung seguita da Electrolux. I problemi più frequenti riguardano la funzione no-frost (11%) e la temperatura (11%). Le marche che hanno meritato i migliori giudizi su affidabilità e soddisfazione sono Bosch e Siemens. In seconda fila troviamo Aeg, Beko, Haier, Hotpoint-Ariston, LG, Liebherr e Samsung.

Per le lavastoviglie la marca più diffusa nelle case dei consumatori è Bosch, seguita da Electrolux, Miele e Whirpool. I principali problemi rilevati riguardano per il 13% la pompa di scarico, seguita da tasti del display (9%) e da problemi con l’asciugatura (8%). Le marche che hanno meritato i migliori giudizi su affidabilità e soddisfazione sono Bosch, Miele e Siemens. Nella seconda fascia troviamo: Hotpoint-Ariston, Ikea e Indesit.

fonte: www.ilfattoalimentare.it


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Tutte le strade portano alla circolarità, l’esperienza dei Raee

Ospitiamo l'intervento di APPLiA, che ci racconta come il mercato degli elettrodomestici sia tra i più sensibili al tema della sostenibilità. Inoltre "sta aumentando l’offerta di di modelli “prodotto come servizio” e soluzioni digitali che contribuiscono a nuovi posti di lavoro e a una migliore qualità della vita








Ci sono molteplici strade che conducono alla circolarità. Prima di tutto, un’economia circolare che funzioni per l’Ue e i suoi cittadini deve essere basata su un quadro politico dell’UE coerente che persegua maggiore sostenibilità e che preservi, allo stesso tempo, il mercato unico, la concorrenza e l’innovazione. Per funzionare, il mercato unico deve stabilire un approccio armonizzato rispetto alle misure di economia circolare messe in atto in tutta l’Unione Europea.

Il settore degli elettrodomestici supporta un tale quadro di coordinamento per mettere in atto un’economia circolare europea. Il settore degli elettrodomestici crede inoltre in un quadro europeo per la sostenibilità dei prodotti che abbia a cuore innovazione e concorrenza al fine di migliorare le possibilità di scelta dei consumatori. In questo contesto, da decenni i produttori di elettrodomestici sono promotori di un sistema circolare reso possibile attraverso i loro prodotti e impiegano sforzi significativi per innalzare ulteriormente il livello di efficienza e sostenibilità raggiunte.

Se consideriamo i frigoriferi, ad esempio, un nuovo modello oggi utilizza solo un quarto dell’energia utilizzata da un frigorifero 20 anni fa. Gli elettrodomestici hanno fornito standard di efficienza sempre più elevati nel corso degli anni. Non solo durante la fase di utilizzazione. La circolarità, infatti, viene perseguita in tutte le fasi di vita di un dispositivo: a partire dalla progettazione del prodotto, attraverso la produzione, l’utilizzo dello stesso, la riparazione e il riciclaggio, alla fine.

A quel punto, il ciclo ricomincia per poi continuare. In un’economia circolare i prodotti offrono un servizio all’utente per il più lungo tempo possibile e poi divengono qualcos’altro, per continuare ad offrire un servizio agli utenti, anche se sotto forma di un diverso prodotto. I modi di promuovere l’efficienza delle risorse e di produrre prodotti sostenibili e circolari sono molteplici: puntare sull’efficienza dei materiali alla fonte, ad esempio riducendo la quantità di materiale utilizzato nella produzione dei prodotti, aumentando la loro efficienza durante la fase di utilizzo, scegliendo materiali più sostenibili, progettando prodotti duraturi e riparabili.

Oltre a questo, sta aumentando l’offerta di nuovi servizi sostenibili, di modelli “prodotto come servizio” e soluzioni digitali che possono contribuire a una migliore qualità della vita, a posti di lavoro e a conoscenze e competenze aggiornate. Questi nuovi modelli, insieme ai sistemi di vendita tradizionali, possono contribuire a migliorare i modelli di consumo sostenibili. Anche le tecnologie intelligenti possono fare la loro parte in questo processo. Queste, in pratica, aiutano a gestire la domanda e l’offerta di energia disponibile. Attraverso un uso intelligente dell’energia e agli elettrodomestici efficienti, il consumo è ridotto e la stabilità generale della rete elettrica migliorata. All’interno di questo nuovo mercato i consumatori devono essere incentivati ad utilizzare gli apparecchi per utilizzare al meglio la disponibilità di energia ed essere ricompensati per averlo fatto.

La durabilità del prodotto è un altro aspetto chiave da considerare. I prodotti di lunga durata riducono il consumo di risorse e gli sprechi e sono pertanto un elemento centrale dell’approccio europeo alla circolarità, di cui il settore degli elettrodomestici è sostenitore. È inoltre un interesse primario dei produttori quello di vendere dispositivi duraturi per una questione di reputazione dei loro brand. Pertanto, la durabilità dei prodotti è un obiettivo comune.

A seguire, qualche dato: nel 1977 la vita media di un grande elettrodomestico, cioè una lavatrice ad esempio, era di 10,87 anni. Nel 2013, quel numero è diventato di 13 anni.

fonte: economiacircolare.com

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Circular Housing, il progetto entra nel vivo

L’idea supportata da EIT Climate-KIC punta a introdurre l’Economia Circolare nel mercato degli affitti immobiliari. Erion è uno dei player del progetto




Sviluppare un modello di locazione immobiliare che consenta di ottenere in leasing mobili ed elettrodomestici completamente circolari, ovvero riutilizzabili, rigenerabili e riciclabili. È l’obiettivo del progetto Circular Housing, avviato ad aprile 2020 e giunto all’ultima fase di sviluppo, prima della sua conclusione programmata per la fine dell’anno. Vi presentiamo i risultati dell’analisi svolta dai ricercatori del Consorzio Poliedra – Politecnico di Milano – che hanno intervistato 65 nuclei familiari per conoscere la loro opinione sul modello futuro.

L’analisi e il processo di coinvolgimento dei consumatori
L’indagine in due step è stata condotta su 65 nuclei familiari delle comunità di “Cenni di Cambiamento” e “Borgo sostenibile”, due dei distretti di social housing realizzati a Milano da Redo SGR. La prima fase, denominata Break the Ice, ha permesso agli esperti di selezionare un campione di potenziali affittuari e di rilevare le loro abitudini di consumo e le loro opinioni generali sulle principali tematiche di Circular Housing. La seconda fase dell’analisi, definita Deep Down, ha invece consentito di conoscere l’opinione degli intervistati sul nuovo modello di noleggio di mobili ed elettrodomestici e individuare possibili aspetti chiave per migliorarlo tenendo conto delle esigenze e delle preferenze degli user finali. L‘attività di Poliedra si concluderà con la realizzazione di un Mock-up workshop durante il quale i partecipanti simuleranno la personalizzazione del servizio di noleggio contribuendo alla validazione del modello di business proposto dal progetto.




Le tre opzioni di noleggio di Circular Housing

Durante il workshop i consumatori parteciperanno a test mirati e a simulazioni d’acquisto che permetteranno agli esperti di definire l’offerta di mercato a loro dedicata. Al momento sono allo studio soluzioni su due tipologie di contratto: standard (della durata di 4 anni) o esteso (8 anni), che a loro volta prevedono la possibilità di scegliere fra un pacchetto di arredo base, uno medio o uno alto, a seconda della gamma dei mobili e degli elettrodomestici che si decide di affittare. Su ogni pacchetto di noleggio l’utente potrà, poi, scegliere se attivare un servizio di assistenza base, per interventi ordinari, o un servizio premium per usufruire anche di una manutenzione straordinaria. Su uno scenario d’affitto della durata di 8 anni, le rate mensili per il noleggio dell’arredo possono variare da un minimo di 42 euro per l’arredo di base a un massimo di 81 euro per la scelta di mobili ed elettrodomestici di alta gamma.

Un progetto per la sostenibilità

Circular Housing è un progetto supportato da EIT Climate-KIC per sviluppare una filiera sostenibile all’interno del settore immobiliare e introdurre una nuova concezione del fine vita de prodotti. Erion fa parte del partenariato italiano che, da aprile 2020, riunisce importanti soggetti industriali e universitari come Redo Sgr, Politecnico di Milano e Consorzio Poliedra in collaborazione con BSH Elettrodomestici, Composad (Gruppo Saviola) e Astelav. Il progetto prevede l’azione di un aggregatore che acquista mobili e elettrodomestici dalle aziende partner, per poi stipulare con gli inquilini un contratto di noleggio della durata di 4 o 8 anni. Al termine del contratto l’aggregatore si occuperà del fine vita dei prodotti che potranno essere riutilizzati in nuovi contratti di locazione, rigenerati (nel caso degli elettrodomestici) o destinati a riciclo. Il tutto in un’ottica di Economia Circolare, di riduzione dei rifiuti (stimati in una tonnellata prodotta per ogni singolo trasloco) e delle emissioni pro capite di CO2 equivalente (si passerebbe dai 600 kg CO2eq/anno generati dall’acquisto e dall’utilizzo dell’arredo, ai 300 kg CO2eq/anno grazie al ricondizionamento dei prodotti in leasing).

fonte: erion.it/


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Smaltimento rifiuti elettronici: 5 regole per non sbagliare la differenziata

Dalle pile esauste alle vecchie lampadine: il consorzio nazionale per la gestione dei RAEE viene in aiuto delle famiglie italiane con una piccola e veloce guida sulla corretta gestione dei rifiuti tecnologici

















Esiste una tipologia di rifiuto domestico che, spesso tende ad essere conservato piuttosto che buttato. Parliamo dei piccoli RAEE (R4- R5), rifiuti elettronici ed elettrici come lampadine, pile, vecchi cellulari, telecomandi o caricabatterie. Si tratta di vere e proprie “miniere da cassetto”, in grado di fornire materie prime seconde all’economia circolare italiana. L’abitudine a conservarli anziché disfarsene, ha reso questi apparecchi difficile da intercettare ai fini della differenziata. E nell’ultimo periodo, i blocchi imposti per contenere la pandemia di coronavirus, hanno reso il loro smaltimento ancora più difficile. 
Allo stesso tempo il raggruppamento R4 è uno di quelli ad aver registrato gli incrementi più sensibili nel 2019, i termini di raccolta differenzia, in crescita di oltre il 15% rispetto al 2018. Una percentuale che mostra le grandi potenzialità di questo segmento. Non solo. Questi RAEE, se opportunamente trattati, sono riciclabili fino ad oltre il 95 per cento del loro peso.

Come smaltire i piccoli RAEE?

In Italia, in alternativa allo smaltimento presso ecocentri e isole ecologiche, i piccoli RAEE possono essere portati presso i grandi esserci commerciali. La norma Uno contro Zero prevede, infatti, che i negozi con una superficie di vendita di almeno 400 mq abbiano l’obbligo di ritirare gratuitamente i rifiuti elettronici ed elettrici. A patto che questi abbiano dimensioni non superiori ai 25 cm. Una possibilità che viene lasciata aperta ai punti vendita più piccoli e anche a chi vende online. Ovviamente la situazione attuale presenta delle limitazioni ma è possibile lo stesso fare attenzione e migliorare la gestione domestica dei rifiuti tecnologici.
“La quarantena per molti ha significato fare pulizie e piccoli lavori domestici”, spiega il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio. “Nel sistemare un cassetto o svuotare uno scatolone in cantina, spesso sono emerse vecchie apparecchiature elettroniche. Telefonini, frullatori, telecomandi e caricabatterie di ogni genere che erano stati messi ‘da parte’ in attesa di essere portati all’ecocentro, ma che poi sono finiti dimenticati”.
Per aiutare le famiglie nella gestione e smaltimento dei rifiuti elettronici ed elettrici, il consorzio Ecolight ha redatto un vademecum ad hoc.
  1. Raccogliere tutti i rifiuti elettronici in un unico contenitore. Nella scatola potranno essere messi: joystick, frullatori, mouse, tostapane, chiavette usb, telefonini e tablet con i loro caricabatterie e auricolari, router con gli alimentatori, casse bluetooth, ventilatori.
  2. Le lampadine a risparmio energetico, quelle a led e i neon non più funzionanti sono anche loro dei RAEE: occorre raccoglierle però in un’altra scatola.
  3. Rimuovere, quando possibile, le batterie dai dispositivi destinati alla discarica.
  4. Le batterie dovranno essere poste in un contenitore apposito, possibilmente in plastica o in metallo per evitare che eventuali sostanze inquinanti possano andare disperse.
  5. Conferire il tutto all’ecocentro comunale. Nella fase 2 i Comuni stanno riaprendo le piazzole ecologiche dove poter portare questo genere di rifiuti. Conferire negli appositi contenitori i RAEE appartenenti al raggruppamento R4, ovvero l’elettronica di consumo e i piccoli elettrodomestici; mettere nell’apposito contenitori quelli appartenenti al raggruppamento R5 (le sorgenti luminose); conferire le batterie e gli accumulatori in un terzo contenitore. Per informazioni sugli orari di apertura dell’ecocentro e sulle modalità di accesso, consultare il sito internet del proprio comune di residenza.
fonte: www.rinnovabili.it


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Tra monopattini elettrici ed e-bike, la famiglia dei RAEE si allarga




C'erano una volta solo vecchi frigoriferi, lavatrici e qualche radio. Oggi, insieme a loro ci sono le e-bike, i monopattini elettrici, gli hoverboard, gli auricolari bluetooth e persino - in attesa che entri in vigore l'obbligo - i seggiolini antiabbadono. Tutti questi prodotti hanno in comune un elemento: quando arriveranno al termine della loro vita, diventeranno dei RAEE, ovvero dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
«Il mondo dei RAEE è costantemente in evoluzione, non solamente per la continua spinta all'innovazione che interessa il settore tecnologico, ma anche in virtù del cosiddetto "Open scope" che è entrato in vigore nello scorso mese di agosto», spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio nazionale non a fini di lucro che si occupa della gestione dei RAEE, delle pile e degli accumulatori esausti. «Le nuove mode, ma anche i progressivi sviluppi sui prodotti che mettono al centro l'elettronica fanno sì che la famiglia dei RAEE debba continuamente allargarsi per comprendere prodotti che fino anche a pochi mesi prima non venivano considerati dal mercato o addirittura non esistevano nemmeno».
Esempi possono essere i robot aspirapolvere, la cui offerta è decisamente lievitata negli ultimi anni, ma anche le biciclette a pedalata assistita che stanno registrando un vero e proprio boom di vendite dopo anni di presenza sul mercato. Nel novero tra i prodotti che, una volta non più funzionanti, devono essere considerati come dei rifiuti elettronici ci sono anche le sigarette elettroniche (comprese quelle di ultima generazione), droni e, anche se decisamente poco diffusi, segway.
«Possiamo identificare come RAEE tutti quei rifiuti che hanno al loro interno una componente elettrica o elettronica. È un insieme estremamente variegato per tipologia, dimensioni e funzionalità, ma questo non deve distrarre l'attenzione dalla necessità di conferirlo in modo corretto», prosegue il direttore generale di Ecolight.
Gli elettrodomestici non più funzionanti sono un classico esempio di rifiuto elettronico. Ma fanno parte del gruppo anche gli smartphone rotti, così come i telecomandi, le stufe elettriche e le lampadine siano queste a risparmio energetico, neon o a led. Tutti condividono l'obbligo di seguire un preciso percorso di raccolta, trattamento e smaltimento.
«Se guardiamo ai principi che muovono l'economia circolare, i RAEE rappresentano un'importante risorsa: sono infatti riciclabili per oltre il 90% del loro peso e dai rifiuti elettronici è possibile ottenere importanti quantitativi di plastica, ferro, alluminio e vetro», aggiunge Dezio. «La corretta gestione di un RAEE inizia però dalla sua conoscenza: sapere che il monopattino elettrico o l'e-bike, che magari abbiamo appena regalato a nostro nipote, quando non funzionerà più dovrà essere conferito separatamente è il punto di partenza per dare vita ad una catena di valore». Senza contare che molti di questi prodotti hanno al loro interno una batteria che, per non inquinare l'ambiente, necessita di essere smaltita correttamente.
Come i cellulari o i frullatori più comuni, anche gli auricolari bluetooth rotti non possono essere messi nell'indifferenziato. Devono essere portati alla piazzola ecologica del proprio Comune, oppure lasciati in negozio al momento dell'acquisto dell'apparecchio nuovo sostitutivo. Nei punti vendita più grandi (oltre 400 mq di superficie di vendita) è possibile lasciarli gratuitamente anche senza acquistare nulla. Gli obblighi di ritiro gratis valgono anche per le vendite effettuate online.


fonte: https://www.greencity.it

Economia circolare e riuso dei rifiuti elettronici: con Ri-generation più di 3.000 elettrodomestici hanno trovato nuova vita

Il progetto di Astelav, società di Vinovo (TO) leader europeo nei ricambi per elettrodomestici, in due anni ha evitato quasi 200 tonnellate di RAEE rigenerando lavatrici e forni. La tutela dell’ambiente si unisce all’inclusione sociale


















Con una crescita costante del 30% ogni mese, in soli due anni ha gestito più di 3.000 elettrodomestici, evitando quasi 200 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Il progetto Ri-generation, avviato nel 2017 dalla torinese Astelav, ha dato nuova vita a lavatrici, forni, lavastoviglie e frigoriferi ormai destinati alla discarica, facendo bene all’ambiente e creando lavoro e inclusione. Gli elettrodomestici rigenerati sono stati messi in vendita ad un prezzo mediamente inferiore del 50% rispetto al nuovo e si è creato un circuito dove anche le persone socialmente svantaggiate hanno una seconda possibilità.

«Siamo partiti con due persone impiegate in questo progetto. Oggi ne contiamo 11», premette Ernesto Bertolino referente marketing di Ri-generation e amministratore di Astelav società di Vinovo (TO) leader nel settore dei ricambi per gli elettrodomestici con alle spalle quasi 60 anni storia e una presenza in 80 Paesi nel mondo. «Abbiamo messo la nostra conoscenza degli elettrodomestici e la disponibilità dei ricambi al servizio dell’economia circolare, uscendo da quella mentalità dell’usa e getta che è sempre più diffusa. Nel contempo, abbiamo dato valore ad importanti risvolti sociali offrendo, in collaborazione con il Sermig (Servizio Missionario Giovani), una seconda possibilità a quanti sono stati emarginati dal mondo del lavoro e trasferendo competenze a giovani provenienti da contesti sociali difficili». Il risultato è un laboratorio che alimenta una rete vendita composta dal sito e-commerce www.ri-generation.com e due negozi (a Torino, in via Mameli 14 e in via Saluzzo 39/A), dà nuove opportunità di lavoro e crea una rete formativa dedicata ai minori non accompagnati. Ri-generation testimonia un nuovo modello di economia che Bertolino definisce «civile». Spiega: «Recupero dei rifiuti, reinserimento lavorativo e formazione dei ragazzi: è un circuito che fa bene».

I RAEE utilizzati provengono dal circuito dell’uno contro uno, ovvero la possibilità data al consumatore di consegnare l’elettrodomestico vecchio al rivenditore nel momento dell’acquisto di uno nuovo, oppure da donazioni nella zona di Torino e provincia. «Gli elettrodomestici, che siano RAEE o donazioni, vengono scelti sulla base di alcune caratteristiche di qualità e anzianità; quindi, dopo un accurato screening vengono riparati utilizzando ricambi originali. Successivamente vengono collaudati e sanificati nel laboratorio Ri-generation, presso Astelav, da un team di tecnici specializzati con esperienza pluriennale nella riparazione degli elettrodomestici. Verificato il perfetto funzionamento, vengono quindi messi in vendita», prosegue Bertolino. La garanzia è di 12 mesi e fa leva sulla rete di distribuzione Astelav che copre tutto il territorio nazionale. Ad entrare in questo circuito di rigenerazione sono essenzialmente grandi elettrodomestici di qualità medio alta. «Grazie alle nostre economie di scala possiamo intervenire anche su quelle apparecchiature la cui riparazione viene spesso sconsigliata per l’incidenza del costo», aggiunge. «Questo ci permette di offrire un prodotto di alta qualità ad un prezzo accessibile».

L’aspetto umano del progetto ha un ruolo importante: la seconda possibilità non viene data solo agli elettrodomestici ma anche alle persone. «Fin dall’inizio abbiamo visto le potenzialità di questo progetto per dare alle persone nuove opportunità. Condividendo la lotta allo spreco e la promozione di una cultura della riparazione, con il Sermig abbiamo intercettato quanti avevano maturato delle competenze nel settore ma erano stati esclusi dal mercato del lavoro, ma anche  giovani con alle spalle un sociale difficile». Il passaggio di conoscenze - che nell’ambito della riparazione è fondamentale - è alimentato anche dai corsi di formazione che, dall’anno scorso insieme con i Salesiani di Torino, Astelav propone ai ragazzi. Spiega: «Sono 100 ore rivolte a ragazzi minori non accompagnati, anche migranti, a scopo formativo ed educativo per acquisire maggiori conoscenze e strumenti concreti che possano facilitare un reinserimento sociale al termine degli studi. Alle 30 ore di teoria, si aggiungono le 70 di pratica. Al termine c’è la possibilità di fare un tirocinio di tre mesi nel nostro laboratorio».

Da sempre paladina del diritto alla riparazione contro la cosiddetta obsolescenza programmata, Astelav con Ri-generation ha dato concretezza all’elettrodomestico rigenerato. Conclude Bertolino: «I volumi di attività di Ri-generation crescono del 30-40% ogni mese. Oggi siamo nelle condizioni di poter gestire più di 2.000 elettrodomestici all’anno». Ri-generation dà loro nuova vita ed evita che finiscano tra le 310 mila tonnellate di rifiuti elettronici raccolte solo l’anno scorso in Italia.


fonte: www.ecodallecitta.it

Rifiuti, il 40% degli elettrodomestici scompare in flussi paralleli

Indagine Altroconsumo e Ecodom ha seguito la rotta con il satellite


















In Italia scompare quasi il 40% dei grandi elettrodomestici: dismessi dai cittadini, non arriva agli impianti di trattamento autorizzati e scompare in flussi paralleli. Lo rivela un'indagine - presentata oggi a Roma - condotta da Altroconsumo in collaborazione con Ecodom (il Consorzio per il recupero e il riciclaggio degli elettrodomestici) su oltre 200 Raee (Rifiuti da apparecchiatura elettriche ed elettroniche) usciti dalle case degli italiani, sparsi su tutto il territorio nazionale, e monitorati con dispositivi satellitari.
Il peso dei grandi elettrodomestici (chiamati 'grandi bianchi', per esempio il frigorifero fa parte di questa categoria) che si perdono per strada arriva a circa 44mila tonnellate, secondo l'indagine che sfrutta su larga scala la tecnologia satellitare per seguire le rotte dei rifiuti elettronici domestici: su 205 Raee, il campione valido è stato di 174 (per altri 31 non è stato possibile effettuare un'analisi completa); solo 107 esemplari (il 61% del totale) sono "effettivamente approdati in impianti autorizzati, in grado di garantire un trattamento corretto dal punto di vista ambientale.
Gli altri 67 esemplari (pari al 39%) sono stati sottratti alla filiera formale, finendo in impianti non autorizzati oppure in mercatini dell'usato o in abitazioni private". 

fonte: www.ansa.it

Elettrodomestici: dal 2021 ricambi reperibili per almeno 7 anni

Lotta all'obsolescenza programmata: dal 2021 pezzi di ricambio per elettrodomestici dovranno essere disponibili per almeno 7 anni



Da marzo 2021 potrebbe essere più facile riparare i propri elettrodomestici che acquistarne di nuovi. L’Unione Europea sta varando la direttiva Ecodesign, che estenderà il periodo durante il quale saranno disponibili i pezzi di ricambio degli apparecchi elettronici di maggiore consumo (frigoriferi, lavatrici, ma anche televisori, display eccetera). L’approvazione formale da parte della Commissione UE è prevista per i primi di ottobre.

I pezzi di ricambio per gli elettrodomestici dovranno essere disponibili per almeno 7 anni a partire dalla data di acquisto del prodotto, o comunque dopo che sia trascorso tale periodo a partire dallo stop alla produzione di tale modello specifico. Alcuni apparecchi vedranno estendere la disponibilità dei ricambi, come ad esempio frigoriferi, lavastoviglie, lavatrici, televisori, display e server (periodo esteso a 8 anni). Non rientrano nella direttiva Ecodesign gli smartphone.

Secondo quanto contenuto nella direttiva i pezzi di ricambio dovranno essere disponibili entro un limite massimo di 15 giorni. Inoltre il design dei nuovi apparecchi dovrà agevolare le procedure di riparazione, semplificandone nello specifico le attività di smontaggio delle componenti (soprattutto quelle esterne). Stop dal 2021 anche all’immissione nel mercato di elettrodomestici a elevato consumo energetico.

Stando a quanto dichiarato a Il Salvagente da Mauro Anastasio, un portavoce dell’European Environmental Bureau (EEB) e Coolproducts, la direttiva potrebbe rivelarsi come un’arma “a doppio taglio” per i consumatori. Se da un lato saranno effettivamente disponibili le componenti richieste, dall’altro tale disponibilità verrà garantita solo a “riparatori professionali”; ciò rischia di tradursi nella possibilità solo per poche grandi aziende di intervenire sui prodotti, tagliando fuori dal gioco diversi piccoli centri per le riparazioni.

fonte: www.greenstyle.it

Ridurre lo spreco alimentare grazie agli elettrodomestici
















Nonostante gli interventi di sensibilizzazione contro lo spreco alimentare, i dati raccolti dagli enti di ricerca continuano purtroppo ad essere allarmanti: secondo l’osservatorio Waste Watcher, lo spreco alimentare in Italia ha ancora un valore economico elevato, circa 16 miliardi di euro, di cui 12 miliardi relativi allo spreco in ambito domestico.

Leggendo questi dati ci si rende subito conto di quanto lo spreco alimentare dipenda in modo determinante dalle nostre abitudini di consumo: il primo e più importante intervento da fare è quindi modificare il modo in cui ci rapportiamo alla spesa.

Ogni consumatore può agire sugli sprechi alimentari principalmente in due modi: acquistando solo il necessario ed utilizzando elettrodomestici che aiutano a sfruttare meglio le materie prime a disposizione.

In questo articolo, realizzato nell’ambito del progetto LIFE – Food Waste Stand Up, approfondiremo insieme a QualeScegliere.it proprio queste tematiche: andremo a vedere quali accessori da cucina si possono usare per ridurre gli sprechi, e vi suggeriremo alcuni piccoli trucchi per evitare di acquistare alimenti inutili.

QUALI ELETTRODOMESTICI CI AIUTANO A NON SPRECARE IL CIBO?

Alcuni elettrodomestici ci permettono di conservare al meglio gli alimenti evitando che si deteriorino, mentre altri ci aiutano ad usare tutte le parti degli ingredienti e a risparmiare lavorando le materie prime invece dei prodotti confezionati.

MACCHINA PER IL SOTTOVUOTO



Questo accessorio consente una migliore conservazione degli alimenti: sarà possibile sigillare in sicurezza carne, pesce, verdura o ingredienti cotti. Gli ingredienti messi sottovuoto potranno poi essere surgelati, conservati in frigorifero o cotti.

L’uso della macchina sottovuoto, oltre ad incidere sul tempo di conservazione degli alimenti, aiuta anche a risparmiare sulla spesa: potrete ad esempio sfruttare offerte temporanee per comprare maggiori quantità di alimenti da utilizzare nelle settimane successive.

ESSICCATORE



Anche con l’essiccatore il principale vantaggio legato agli sprechi alimentari è quello di agire sulla conservazione degli alimenti. L’essiccatore infatti consente di rimuovere i liquidi dai vari ingredienti, che potranno in questo modo essere conservati più a lungo.

Con l’essiccatore potrete quindi essiccare la frutta e la verdura in eccesso o preparare delle vere e proprie scorte sfruttando la stagionalità degli ingredienti.

FRULLATORE E FRULLATORE AD IMMERSIONE



Questi due elettrodomestici da cucina ci aiutano ad utilizzare tutte le parti degli alimenti e quindi a ridurre gli scarti alimentari. Con questi accessori si potranno ad esempio preparare vellutate, passate o salse utilizzando gambi, foglie o altre parti delle verdure che vengono solitamente buttate via perché difficili da lavorare in altri modi.

TRITATUTTO



Anche il tritatutto può aiutarci a limitare gli sprechi. Con questo accessorio infatti si potranno lavorare tutti quegli ingredienti troppo secchi per essere utilizzati in altro modo, così da trasformarli e riutilizzarli.

È il caso ad esempio del pane secco, delle croste dei formaggi, dei biscotti ammorbiditi o degli scarti delle erbe aromatiche: tutti ingredienti che con questo accessorio potranno essere lavorati e trasformati per essere usati nelle vostre ricette.

ESTRATTORE DI SUCCO E CENTRIFUGA

Questi due elettrodomestici aiutano a combattere gli sprechi sotto diversi punti di vista: da un lato, infatti, consentono di utilizzare frutta e verdura in eccesso per preparare bevande, dall’altro permettono di evitare l’acquisto di succhi, latte vegetale o sorbetti preparati in modo industriale.

Lavorando gli ingredienti con questi due accessori si produrrà una parte di scarto che potrà essere riutilizzato per preparare diverse ricette: torte, biscotti, salse e tanto altro.

MACCHINA DA CAFFÈ AUTOMATICA O A CIALDE

Queste due tipologie di macchine da caffè incidono sulla riduzione degli sprechi alimentari ed aiutano a ridurre i costi complessivi della materia prima. Il primo vantaggio di questi elettrodomestici è quello di erogare con precisione la quantità di caffè che desiderate: in questo modo quindi si eviterà di sprecare materia prima realizzando quantitativi maggiori rispetto alla necessità. Anche in questo caso inoltre la diminuzione dello spreco è connessa al risparmio, poiché il caffè in grani ha un costo decisamente inferiore rispetto a quello raffinato.

IMPASTATRICE, PLANETARIA O SBATTITORE ELETTRICO

L’ultimo gruppo di accessori che ci aiutano a combattere gli sprechi sono le macchine in grado di impastare. Pezzi di salumi o di formaggi, avanzi di verdure cotte o crude, residui di carni varie: tutti questi ingredienti piuttosto che essere buttati possono essere utilizzati come condimento di torte rustiche, pizze salate o pani farciti.

Certamente gli impasti possono essere realizzati anche a mano: con questi accessori però il procedimento sarà molto più agevole e rapido e le varie preparazioni potranno essere realizzate anche dai meno esperti in cucina.

QUALCHE ALTRO CONSIGLIO PRATICO PER EVITARE SPRECHI

Oltre all’utilizzo di appositi elettrodomestici, per evitare gli sprechi alimentari è necessario adottare alcune buone abitudini di consumo. Ecco un breve elenco con i nostri consigli per evitare di acquistare alimenti in eccesso:
Evitare di fare la spesa affamati: entrare in un supermercato quando si è affamati è una pratica molto rischiosa, poiché spesso ci si ritrova con un carrello troppo pieno. Una buona regola per evitare di acquistare alimenti in eccesso è quindi andare al supermercato a stomaco pieno e già con un’idea chiara di quello che bisognerà acquistare.
Avere un frigorifero con la capienza giusta: le dimensioni del frigorifero giocano un ruolo fondamentale per ridurre gli sprechi alimentari. Secondo vari studi, infatti, si tende inconsciamente a riempire lo spazio a disposizione nel frigorifero, acquistando anche alimenti non necessari. Quando scegliete il frigorifero giusto, quindi, tenete in considerazione le vostre necessità ed evitate modelli molto capienti se non avete bisogno di fare la spesa per tante persone.
Fare sempre una lista della spesa: arrivare al supermercato con un elenco completo di tutto quello che ci serve è un ottimo modo per risparmiare tempo e denaro ed evitare gli sprechi alimentari. Per compilare la lista della spesa potrete usare una delle numerose app disponibili: alcune di queste vi consentiranno di compilare anche un vero e proprio menu settimanale, aiutandovi ulteriormente a razionare i consumi.
Conservare gli alimenti nel modo giusto: infine, per evitare che gli alimenti acquistati si deteriorino, è necessario prestare particolare attenzione alle modalità di conservazione.

Questa rubrica è stata realizzata in collaborazione con QualeScegliere.it, piattaforma online che mette a disposizione una serie di strumenti utili e pratici da consultare per aiutare gli utenti nella scelta fra oltre 300 categorie di prodotti

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fonte: https://www.consumatori.it/

Sos Ricambi, lunga vita agli elettrodomestici!


















Lavatrice? No, chiamatela araba fenice: approda in Italia Sos Ricambi (sos-ricambi.it), la piattaforma del fai da te della riparazione di elettrodomestici. Nata dalla startup francese Sos Accessoire, fondata nel 2008 da Olivier de Montlivault, Sos Ricambi sposa la filosofia del Do it yourself e vuole contrastare la cultura dello spreco, abbattendo costi (e tempi) di manutenzione degli apparecchi di casa attraverso la manutenzione e la riparazione in proprio.

La piattaforma offre oggi circa un milione di ricambi, nuovi e originali, per oltre 250 mila modelli di elettrodomestici: dai frigoriferi agli aspirapolvere, dalle lavatrici alle lavastoviglie, passando per televisori, smartphone, tablet, scaldabagno, robot da cucina, pentole a pressione, friggitrici e macchine per caffè. Il risparmio? Fino a quattro-cinque volte rispetto ai classici servizi post vendita, assistenza e riparazione.

COME FUNZIONA – Il meccanismo è semplice: si accede al sito, ci si registra gratuitamente e con il pratico motore di ricerca si va a caccia del pezzo in questione, inserendo i dati dell’elettrodomestico. Si procede poi all’acquisto: niente spese di spedizione per ordini sopra i 39 euro, consegna in due-tre giorni e reso gratuito per un mese. Se non si è certi dell’entità del danno, si può fare un passaggio preliminare, consultando l’apposita sezione del portale con suggerimenti diagnostici: a disposizione tutorial e guide gratuite, un numero verde e consulti via chatbot per individuare quel che non va, scovare il pezzo giusto e, una volta arrivato a casa, procedere all’autoriparazione. Insomma, un prezioso alleato: bienvenue!

«Dalla parte degli utenti»

Olivier de Montlivault: «Puntiamo anche su assistenza e servizio post-vendita»

«Italia e Germania sono i due maggiori mercati per la vendita di pezzi di ricambio e, dopo aver analizzato e fatto alcuni test sul campo, abbiamo deciso di puntare su questi due Paesi per dare il via al nostro piano di crescita internazionale», spiega a Mi-Tomorrow il fondatore di Sos Ricambi, Olivier de Montlivault.

Italia e Germania dopo la natia Francia: perché la scelta di questi mercati e quali le aspettative?

«Abbiamo già sperimentato e valutato la possibilità di vendere in diversi Paesi attraverso marketplace come Amazon ed eBay. Italia e Germania sono mercati top per la vendita di pezzi di ricambio: vogliamo diventare uno dei principali leader europei nell’autoriparazione di elettrodomestici».

Come è nata l’idea?

«Ho lavorato in Darty per dieci anni come responsabile del mercato dell’assistenza post vendita e product manager del centro acquisti: questi ruoli mi hanno dato l’opportunità di comprendere fino in fondo l’importanza di riparare in autonomia i propri elettrodomestici e ho così deciso di sfruttare la mia esperienza per permettere a chiunque di farlo da sé con semplicità».

Qual è stata l’evoluzione di Sos Ricambi?

«All’inizio era una tradizionale piattaforma di e-commerce con una vasta gamma di prodotti: poi, gradualmente, abbiamo ampliato i servizi per consentire a un numero maggiore di clienti di riparare da soli i propri apparecchi di casa. Grazie al nostro livello di specializzazione, siamo ora in grado di fornire servizi che soddisfano le diverse esigenze degli utenti».

Quali i punti di forza?

«L’offerta sempre più ampia, i prezzi competitivi, assistenza e servizio post-vendita d’eccellenza. Mettiamo a disposizione non solo pezzi di ricambio, ma anche tutorial, articoli e video realizzati da professionisti del settore per fornire ai nostri clienti informazioni utili e affidabili al momento giusto: siamo dalla parte dell’utente e lo supportiamo in ogni fase, dalla prima diagnosi alla riparazione».

fonte: https://www.mitomorrow.it

Lunga vita agli elettrodomestici (ma non solo)

La Commissione europea sta discutendo in questi giorni un pacchetto di misure per l'economia circolare, per l'“allungamento di vita utile”di diversi dispositivi.  Lunedì 17 dicembre sarà la volta degli impianti di illuminazione, il 19 degli schermi per tv e pc. Ma i produttori si oppongono. E anche l'Italia...














“Guardi…le conviene comprarla nuova”. Quante volte abbiamo sentito questa frase da un tecnico chiamato a casa per riparare la nostra lavatrice? A volte anche quando l’elettrodomestico è poco usato o comunque relativamente recente, e il danno apparentemente minore. La spiegazione del tecnico del centro autorizzato oscilla tra poche risposte, tutte diverse nella forma ma tutte uguali nella sostanza: non ci sono i pezzi di ricambio e tocca chiederli all’estero, oppure si è rotta la centralina elettronica e quella da sola costa quasi come tutta la macchina, oppure ancora per sostituire il pezzo rotto bisogna portare la lavatrice al centro di riparazione distante trecento km dove hanno gli strumenti per aprirla e ripararla o, infine, il pezzo avariato è legato indissolubilmente ad altri pezzi e per sostituirlo bisogna sostituire pure quelli, rendendo l’operazione antieconomica. A questo punto vi starete domandando se dietro a tutto questo non ci sia una regìa, se non sia in atto una diabolica strategia per venderci più lavatrici. La risposta è sì.
La prova, se mai ne servissero altre, viene dalla forte resistenza che le associazioni di produttori stanno opponendo ad un pacchetto di misure che la commissione europea – dopo anni di insistenze delle associazioni ambientaliste e consumeristiche – ha finalmente messo in discussione nel gruppo di lavoro che si occupa delle direttive ecodesign ed etichetta energetica in queste settimane.
Si tratta di un pacchetto di misure per l’economia circolare, destinato a creare un precedente inserendo misure di “allungamento di vita utile” in normative che fino ad oggi si sono occupate egregiamente solo di risparmio energetico e, al massimo, idrico. Le misure sono previste, a geometria variabile, per una serie di prodotti energy-related come le lavatrici, gli apparecchi di illuminazione, i frigoriferi, gli schermi del pc e delle tv, tra gli altri. In discussione c’è anche la possibilità di inserire informazioni aggiuntive rispetto alla riparabilità e alla durevolezza degli elettrodomestici in etichetta, magari attraverso un codice Qr oppure indicando la disponibilità dei pezzi di ricambio per tot anni per quel prodotto, o una garanzia a vita o allungata rispetto ai 2 anni obbligatori canonici o ancora, come ha fatto la Francia con legge nazionale, la durata di vita attesa per quel prodotto.
Si tratta del primo pacchetto di prodotti che vengono discussi in quest’ottica e, se dovessero passare, si tratterebbe di un precedente veramente importante per le tasche dei cittadini europei e per l’economia circolare, con annessi migliaia di posti di lavoro nel settore riparazioni.
In verità, una parte di queste misure sono già passate: la settimana scorsa si sono discusse quelle specificamente riguardanti i frigoriferi ed è stato deciso un set di provvedimenti che si pensa di applicare anche ai prodotti di prossima discussione. Si è deciso, per esempio, che da oggi in poi verranno messi a disposizione obbligatoriamente per sette anni (pochino, non trovate?) ai riparatori professionali una serie di pezzi come termostati, sensori di temperatura, schede elettroniche, lampadine. Mentre ai consumatori sarà garantita la fornitura, sempre per sette anni, di maniglie, guarnizioni per la porta, ripiani e cassetti; infine, crepi l’avarizia, per ben dieci anni sarà possibile trovare sul mercato i ripiani della porta del frigo. Sembra ben misera cosa, dirà qualcuno. Ebbene le richieste originali erano più ambiziose e ben più generose verso i cittadini (ci rendiamo conto che per cambiare la lampadina del frigo dovremo chiamare il tecnico?) ma i ben informati ci raccontano di due Paesi di grande peso che si sono ferocemente opposti a ciascuna misura, in solitudine, ottenendo il risultato di mitigarle tutte a favore dei produttori: purtroppo uno di questi è proprio il nostro.
L’Italia da anni persegue una politica pervicacemente conservativa in questo campo, facendo da contraltare quasi sempre ai più ambiziosi obiettivi di efficienza energetica per gli elettrodomestici portati avanti dalla Commissione e, in particolare, si sempre opposta ad introdurre misure di efficienza materiale nelle direttive ecodesign ed etichetta energetica. Sono passati molti governi, a parole tutti invariabilmente a favore dell’efficienza energetica e dell’economia circolare, ma la politica non è mai cambiata, come in questo caso.
Lancia l’allarme Davide Sabbadin, che per Legambiente segue le politiche di prodotto a Bruxelles: «Lunedì 17 dicembre 2018 sarà la volta degli impianti di illuminazione. Tra le altre cose, vista la diffusione sempre maggiore delle strisce a led, si chiede di potere sostituire i singoli led difettosi senza dover buttare tutta la striscia, e comunque di poter sostituire, più in generale, il corpo luminoso senza dover buttare il trasformatore e tutta l’elettronica ad esso connessa. Mercoledì 19 sarà la volta degli schermi per tv e pc, ai quali si chiede di poter essere riparabili, non solo riciclabili. La prima opzione significa, tra le altre cose, puntare a mantenere posti di lavoro in Europa, la seconda significa continuare a spedire containers di rifiuti elettronici nel far east perché vengano disassemblati per recuperare le parti più nobili, con tutti gli impatti ambientali e sociali del caso».
Continua Sabbadin: «A gennaio ci sarà la partita più importante: sarà la volta delle lavatrici, lavastoviglie e trasformatori elettrici. Per le prime Legambiente spera che si possa chiedere che i componenti non vanno incollati l’uno all’altro, ma fissati con viti che possano essere svitate da cacciaviti standard (e quindi da un qualsiasi elettricista, non solo da quelli indicati dalla casa madre), che il tamburo del cestello non sia fuso assieme con il motore (se si rompe l’uno, anche l’altro si deve buttare), ma solo avvitato. E molto altro ancora».
Per la piattaforma “Right to repair” lanciata da EEB e REUSE, servirebbe soprattutto garantire la disponibilità degli schemi elettronici delle centraline delle lavatrici, per poterne consentire la riparazione, anche e soprattutto dalle centinaia di cooperative sociali che in Europa impiegano persone svantaggiate per dare una seconda vita agli elettrodomestici finiti al centro di riciclo. E allungare il tempo di garanzia, e il numero di pezzi di ricambio disponibili direttamente per i consumatori e per più anni. 
Ma è chiaro ed evidente che senza una decisa sterzata politica tutte queste misure non vedranno la luce o saranno comunque  a forte rischio di annacquamento per il comportamento incomprensibile della delegazione italiana. Avrà il “Governo del cambiamento” il coraggio di fare la voce grossa con i funzionari del ministero dello Sviluppo economico incaricati delle trattative? Potranno i consumatori contare sul “Governo dei cittadini” per questa partita tutta tecnica e giocata nelle oscure stanze di Bruxelles che tuttavia riguarda tutte le famiglie italiane, nessuna esclusa, e i loro elettrodomestici? In attesa dello streaming, ci accontenteremo di verificare il risultato delle negoziazioni.
fonte: https://www.lanuovaecologia.it




Riusare, Rigenerare, Ridurre. Sono le parole chiavi di Ri-Generation, impresa che rigenera elettrodomestici destinati alla discarica e li rivende a prezzi più economici rispetto al prodotto nuovo, contribuendo a combattere lo spreco di risorse ambientali e umane. Grazie alla collaborazione con il Sermig, Ri-Generation sta creando anche nuovi posti di lavoro, rivolgendosi a persone che il lavoro lo avevano perso durante la crisi. Un progetto di Economia Circolare a tutto tondo.


Http://www.italiachecambia.org

Economia circolare, Francia: in etichetta la “durata di vita” dei beni

Parigi sta pensando di introdurre nelle etichette dei prodotti elettrici ed elettronici un “indice durée de vie” che indichi anche il grado di riparabilità dei beni

















Quante volte nella vita sei stato costretto a cambiare computer portatile? Quanto è durata l’ultima stampante? Quanti televisori hai dovuto sostituire dopo l’abbandono del tubo catodico? L’impressione generale è che maggiori sono i progressi tecnologici, più corta diventa la vita dei prodotti. Un recente studio dell’Università di Aelen ha rivelato che si tratta ben più di un’impressione: dal 1998 a oggi la vita media di molti elettrodomestici si è praticamente dimezzata, passando da 12 appena 6 anni; 3 per quelli più economici. Molti apparecchi sono persino realizzati con componenti elettriche che non possono sopravvivere oltre il periodo di garanzia di due anni. Riparare ciò che si è rotto? Il più delle volte non è conveniente, in altri è letteralmente impossibile.

In Europa c’è chi ha deciso di mettere qualche paletto all’obsolescenza programmata, reale o percepita che sia. Parliamo della Francia che dopo averla proclamata reato nella legge del 2015 sulla transizione energetica, compie un ulteriore passo avanti. Seguendo le orme dell’Austria, Parigi sta pensando di introdurre nelle etichette dei beni di consumo un “indice durée de vie”, ossia l’indice della durata di vita. L’idea è di replicare quanto fatto con l’etichettatura energetica, introducendo una scala da 1 a 10 per i prodotti elettrici ed elettronici che dia conto di una serie di caratteristiche tra cui, appunto, la durabilità, la robustezza o la riparabilità del prodotto. Il sistema sarebbe dapprima volontario, per divenire obbligatorio dopo il 1° gennaio 2020. “Agire per estendere la vita dei prodotti è lottare contro una doppia aberrazione, ecologica ed economica” , ha commentato il Segretario di Stato Brune Poirson.

La misura è parte di quella road map per l’economia circolare che il governo francese sta attualmente definendo. Un altro degli strumenti menzionati per il nuovo programma, prevede l’applicazione di leve fiscali  – come un’IVA ridotta –  per incoraggiare lo sviluppo di una catena di riparazione dei prodotti. Queste soluzioni, che devono ancora essere discusse e approvate, provengono da una consultazione lanciata ad ottobre 2017 dal Segretario di Stato e confluiranno in un documento finale che il governo pubblicherà a marzo 2018.

fonte: www.rinnovabili.it