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Luca Mercalli. La truffa verde





















Si parla spesso delle etichette energetiche, come quelle degli elettrodomestici, che secondo molto andrebbero estese su tutti i prodotti per affrontare i sempre più complicati problemi ambientali e climatici. “È curioso che tutta questa responsabilità venga lasciata al cittadino – dice Luca Mercalli – Ma se un prodotto non è verde perché utilizzare un’etichetta di bassa performance e poi metterlo lo stesso sul mercato? Togliamolo. È inutile dare sempre al cittadino l’onere di guardare mille etichette e di fare scelte su valori che conosce poco…”. Il problema è che “quasi tutto quello che la politica istituzionale propone sul piano ambientale – ha aggiunto – è una truffa perché è sempre un aggiungere….”.

Abbiamo rivolto a Mercalli una domanda, per il corso Raccontare la società che cambia: “Dopo le imprese anche i governi giocano con i linguaggi della transizione ecologica. Come possiamo, dai piani bassi della società, alimentare una divulgazione sui problemi dei cambiamenti climatici e sperimentare in tanti modi diversi la conversione ecologica? Vivere in collina e in montagna, ad esempio, può essere un buon inizio?”. In questo breve video la sua risposta (intervista di Gianluca Carmosino e Riccardo Troisi)





fonte: comune-info.net


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Lunga vita agli elettrodomestici (ma non solo)

La Commissione europea sta discutendo in questi giorni un pacchetto di misure per l'economia circolare, per l'“allungamento di vita utile”di diversi dispositivi.  Lunedì 17 dicembre sarà la volta degli impianti di illuminazione, il 19 degli schermi per tv e pc. Ma i produttori si oppongono. E anche l'Italia...














“Guardi…le conviene comprarla nuova”. Quante volte abbiamo sentito questa frase da un tecnico chiamato a casa per riparare la nostra lavatrice? A volte anche quando l’elettrodomestico è poco usato o comunque relativamente recente, e il danno apparentemente minore. La spiegazione del tecnico del centro autorizzato oscilla tra poche risposte, tutte diverse nella forma ma tutte uguali nella sostanza: non ci sono i pezzi di ricambio e tocca chiederli all’estero, oppure si è rotta la centralina elettronica e quella da sola costa quasi come tutta la macchina, oppure ancora per sostituire il pezzo rotto bisogna portare la lavatrice al centro di riparazione distante trecento km dove hanno gli strumenti per aprirla e ripararla o, infine, il pezzo avariato è legato indissolubilmente ad altri pezzi e per sostituirlo bisogna sostituire pure quelli, rendendo l’operazione antieconomica. A questo punto vi starete domandando se dietro a tutto questo non ci sia una regìa, se non sia in atto una diabolica strategia per venderci più lavatrici. La risposta è sì.
La prova, se mai ne servissero altre, viene dalla forte resistenza che le associazioni di produttori stanno opponendo ad un pacchetto di misure che la commissione europea – dopo anni di insistenze delle associazioni ambientaliste e consumeristiche – ha finalmente messo in discussione nel gruppo di lavoro che si occupa delle direttive ecodesign ed etichetta energetica in queste settimane.
Si tratta di un pacchetto di misure per l’economia circolare, destinato a creare un precedente inserendo misure di “allungamento di vita utile” in normative che fino ad oggi si sono occupate egregiamente solo di risparmio energetico e, al massimo, idrico. Le misure sono previste, a geometria variabile, per una serie di prodotti energy-related come le lavatrici, gli apparecchi di illuminazione, i frigoriferi, gli schermi del pc e delle tv, tra gli altri. In discussione c’è anche la possibilità di inserire informazioni aggiuntive rispetto alla riparabilità e alla durevolezza degli elettrodomestici in etichetta, magari attraverso un codice Qr oppure indicando la disponibilità dei pezzi di ricambio per tot anni per quel prodotto, o una garanzia a vita o allungata rispetto ai 2 anni obbligatori canonici o ancora, come ha fatto la Francia con legge nazionale, la durata di vita attesa per quel prodotto.
Si tratta del primo pacchetto di prodotti che vengono discussi in quest’ottica e, se dovessero passare, si tratterebbe di un precedente veramente importante per le tasche dei cittadini europei e per l’economia circolare, con annessi migliaia di posti di lavoro nel settore riparazioni.
In verità, una parte di queste misure sono già passate: la settimana scorsa si sono discusse quelle specificamente riguardanti i frigoriferi ed è stato deciso un set di provvedimenti che si pensa di applicare anche ai prodotti di prossima discussione. Si è deciso, per esempio, che da oggi in poi verranno messi a disposizione obbligatoriamente per sette anni (pochino, non trovate?) ai riparatori professionali una serie di pezzi come termostati, sensori di temperatura, schede elettroniche, lampadine. Mentre ai consumatori sarà garantita la fornitura, sempre per sette anni, di maniglie, guarnizioni per la porta, ripiani e cassetti; infine, crepi l’avarizia, per ben dieci anni sarà possibile trovare sul mercato i ripiani della porta del frigo. Sembra ben misera cosa, dirà qualcuno. Ebbene le richieste originali erano più ambiziose e ben più generose verso i cittadini (ci rendiamo conto che per cambiare la lampadina del frigo dovremo chiamare il tecnico?) ma i ben informati ci raccontano di due Paesi di grande peso che si sono ferocemente opposti a ciascuna misura, in solitudine, ottenendo il risultato di mitigarle tutte a favore dei produttori: purtroppo uno di questi è proprio il nostro.
L’Italia da anni persegue una politica pervicacemente conservativa in questo campo, facendo da contraltare quasi sempre ai più ambiziosi obiettivi di efficienza energetica per gli elettrodomestici portati avanti dalla Commissione e, in particolare, si sempre opposta ad introdurre misure di efficienza materiale nelle direttive ecodesign ed etichetta energetica. Sono passati molti governi, a parole tutti invariabilmente a favore dell’efficienza energetica e dell’economia circolare, ma la politica non è mai cambiata, come in questo caso.
Lancia l’allarme Davide Sabbadin, che per Legambiente segue le politiche di prodotto a Bruxelles: «Lunedì 17 dicembre 2018 sarà la volta degli impianti di illuminazione. Tra le altre cose, vista la diffusione sempre maggiore delle strisce a led, si chiede di potere sostituire i singoli led difettosi senza dover buttare tutta la striscia, e comunque di poter sostituire, più in generale, il corpo luminoso senza dover buttare il trasformatore e tutta l’elettronica ad esso connessa. Mercoledì 19 sarà la volta degli schermi per tv e pc, ai quali si chiede di poter essere riparabili, non solo riciclabili. La prima opzione significa, tra le altre cose, puntare a mantenere posti di lavoro in Europa, la seconda significa continuare a spedire containers di rifiuti elettronici nel far east perché vengano disassemblati per recuperare le parti più nobili, con tutti gli impatti ambientali e sociali del caso».
Continua Sabbadin: «A gennaio ci sarà la partita più importante: sarà la volta delle lavatrici, lavastoviglie e trasformatori elettrici. Per le prime Legambiente spera che si possa chiedere che i componenti non vanno incollati l’uno all’altro, ma fissati con viti che possano essere svitate da cacciaviti standard (e quindi da un qualsiasi elettricista, non solo da quelli indicati dalla casa madre), che il tamburo del cestello non sia fuso assieme con il motore (se si rompe l’uno, anche l’altro si deve buttare), ma solo avvitato. E molto altro ancora».
Per la piattaforma “Right to repair” lanciata da EEB e REUSE, servirebbe soprattutto garantire la disponibilità degli schemi elettronici delle centraline delle lavatrici, per poterne consentire la riparazione, anche e soprattutto dalle centinaia di cooperative sociali che in Europa impiegano persone svantaggiate per dare una seconda vita agli elettrodomestici finiti al centro di riciclo. E allungare il tempo di garanzia, e il numero di pezzi di ricambio disponibili direttamente per i consumatori e per più anni. 
Ma è chiaro ed evidente che senza una decisa sterzata politica tutte queste misure non vedranno la luce o saranno comunque  a forte rischio di annacquamento per il comportamento incomprensibile della delegazione italiana. Avrà il “Governo del cambiamento” il coraggio di fare la voce grossa con i funzionari del ministero dello Sviluppo economico incaricati delle trattative? Potranno i consumatori contare sul “Governo dei cittadini” per questa partita tutta tecnica e giocata nelle oscure stanze di Bruxelles che tuttavia riguarda tutte le famiglie italiane, nessuna esclusa, e i loro elettrodomestici? In attesa dello streaming, ci accontenteremo di verificare il risultato delle negoziazioni.
fonte: https://www.lanuovaecologia.it

Pacchetto Ecodesign & Energy label, il ritardo ci costerà mld di euro

La Commissione Europea prende tempo sui nuovi standard di progrettazione ed etichettatura energetica. Per la maggior parte dei prodotti la decisione potrebbe essere rimandata al nuovo esecutivo






















La Commissione Junker si era data un tempo preciso: il 2 novembre 2018 avrebbe adottato il nuovo Pacchetto Ecodesign & Energy Labelling, contenente l’aggiornamento delle misure d’attuazione per progettazione ed etichettatura energetica per una quindicina di prodotti. Misure, che per stessa ammissione dell’esecutivo UE, avrebbero permesso ai consumatori di risparmiare fino a 165 TWh l’anno fino al 2030, che corrisponde a oltre il 5 per cento del consumo complessivo di elettricità europea. Con molta probabilità, tuttavia, Bruxelles mancherà ancora una volta la scadenza.
Secondo fonti interne all’UE, infatti, ben due terzi dei nuovi regolamenti attesi non saranno pronti per novembre. “Le misure sono in ritardo e siamo preoccupati”, ha confidato al Guardian un diplomatico europeo in condizione di anonimato. “Sappiamo che alcuni dei prodotti non ce la faranno, ma speriamo di averne almeno nove o dieci”.


Ciò significa che, con le elezioni europee di mezzo, la parte più cospicua del Pacchetto Ecodesign & Energy Labelling potrebbe non vedere la luce prima dell’inizio del 2020. Un rischio che fa innervosire molti. “I ripetuti ritardi accumulati negli ultimi anni hanno un prezzo per tutti – spiega l’European Citizens Organization for Standards (Ecos) – Risparmi perduti per i cittadini e il clima, costi dovuti all’incertezza e al ritardo degli investimenti nel settore e quelli legati alla mobilitazione delle risorse per i dipendenti pubblici coinvolti nel processo decisionale. Queste misure sono fondamentali per l’attuazione degli obiettivi dell’UE in materia di clima, energia ed economia circolare”.

Nel complesso il pacchetto dovrebbe includere standard per una serie di elettrodomestici (quali frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie), elettronica (display, server) e prodotti commerciali e industriali come motori elettrici, attrezzature per la saldatura e ventilatori.  Come sottolineato anche da Ecos, non sarebbe solo l’ambito dei consumi energetici a beneficiarne. I regolamenti permetterebbero di evitare all’atmosfera 62 milioni di tonnellate di CO2 – pari alle emissioni del consumo annuo di energia primaria in Svezia – e introdurrebbero requisiti innovativi per il riciclaggio e la riparabilità dei prodotti.

fonte: www.rinnovabili.it

Elettrodomestici, 1 su 5 consuma più di quanto dichiarato

 
È quanto risulta dall'indagine di MarketWatch, un progetto della Comissione Ue che, per tre anni, ha osservato frigoriferi, lavastoviglie, lampadine e altri elettrodomestici per verificare il rispetto delle norme europee sull'efficienza energetica.
Obbligare i costruttori ad apporre agli elettrodomestici più diffusi (frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, televisori ecc.) un'etichetta energetica ha lo scopo di informare i consumatori sul loro consumo di energia. Con un'informazione chiara, i consumatori possono scegliere con più cognizione di causa e optare per elettrodomestici che consumano meno.

Ma le informazioni riguardo i consumi che il produttore riporta nell'etichetta energetica corrispondo alla realtà? Non sempre: secondo l'indagine condotta da MarketWatch, 1 su 5 dei prodotti analizzati non rispetta gli standard di consumo imposti dall'Europa con la direttiva Ecodesign (2009/125/Ce).
Molti degli elettrodomestici testati - si legge nel comunicato stampa - "consumano addirittura in modo occulto ... I laboratori indipendenti, che per conto del progetto MarketWatch hanno eseguito i test, hanno trovato, per esempio, un aspirapolvere che consumava il 57% di energia in più rispetto a quanto dichiarato e un frigo che ne consumava il 30% in più. Oppure una lavastoviglie che aveva bisogno di due cicli di lavaggio per lavare bene i piatti, una lampadina a LED faceva il 20% di luce in meno rispetto a quanto era lecito aspettarsi, un’asciugatrice non si spegneva mai per colpa di una lucina sul pannello di controllo che le impediva di mettersi a riposo".
In tal modo molti dei risparmi ottenibili dalle due direttive (quella sull'Ecodesign e quella relativa alle norme sull'etichettatura energetica) si perdono "a causa del fatto che prodotti non conformi e con basse prestazioni riescono comunque ad arrivare sul mercato e nelle nostre case".
Gli esperti di MarketWatch hanno anche quantificato questo mancato risparmio: se tutti i produttori e rivenditori di elettrodomesti rispettassero le norme, potrebbero essere spesi oltre 10 miliardi di euro in meno in consumo di energia. Un fatto questo che "sta erodendo la possibilità di ottenere il risparmio annunciato dalla Commissione Europea all’inizio del 2015 alla presentazione della norme Ecodesign e della revisione dell’etichetta energetica: un taglio di 465 euro all’anno alla bolletta energetica di ogni famiglia europea al 2020. Risparmio che non potrà però essere tale se le norme non vengono applicate".
Sul sito di MarketWatch (vedi i Riferimenti in basso) è possibile trovare l'elenco di tutti i prodotti e i negozi sottoposti a test.

fonte: http://www.nextville.it