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Micropolis: La macchina del fango

 


























fonte: Micropolis


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ComitatoNoIncTerni: Cacciamo gli speculatori dalla città! - Sabato, 30 gennaio 2021 - ore 15 - Palazzo Spada

 










fonte: Comitato NoInc Terni


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Fanghi di depurazione, una spallata all’emergenza grazie al Recovery fund?

Utilitalia: "Le nostre associate hanno proposto progetti dal valore complessivo di quasi 2 miliardi di euro, 700 milioni dei quali incentrati sullo sviluppo della bioeconomia"




Recovery fund ed economia circolare possono andare d’accordo. La dimostrazione è quanto emerso all’assemblea annuale del Cluster SPRING dove Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche) ha spiegato il significativo valore degli investimenti in programma – si parla di due miliardi di euro – in particolare per la gestione dei rifiuti organici urbani (che in Italia ammontano a 7,1 milioni le tonnellate tra umido, verde e altre matrici organiche provenienti dalla raccolta differenziata) – e i fanghi di depurazione.

“Già oggi il mondo delle utilities è uno dei protagonisti della bioeconomia urbana – ha spiegato Colarullo – ora la sfida è quella di replicare in tutto il Paese le esperienze virtuose e di inquadrare gli investimenti necessari al suo sviluppo nel solco del Recovery fund”. Per Colarullo “l’utilizzo del Recovery fund contribuirà ad accelerare la transizione verso l’economia circolare e, in questo contesto, le nostre associate hanno proposto progetti dal valore complessivo di quasi 2 miliardi di euro, 700 milioni dei quali incentrati sullo sviluppo della bioeconomia”.

E il settore preponderante, come detto, è quello della gestione dei rifiuti organici urbani e i fanghi di depurazione, alla luce del forte impatto che possono avere sull’ambiente e sulla salute. Ricordiamo che nel 2018 in Italia la produzione annua di fanghi da depurazione si è avvicinata a 3 milioni di tonnellate, un numero destinato a crescere se saranno realizzati e messi in esercizio i depuratori nelle zone che ne sono carenti, per ottemperare agli obblighi derivanti dalla direttiva 91/271/CE in materia di trattamento delle acque reflue. Nello stesso anno i fanghi smaltiti sono stati il 56,3% e solo il 43,7% sono stati recuperati.

“Il nuovo pacchetto di direttive economia circolare – ha spiegato Colarullo – porterà ad un aumento della quantità di rifiuti organici da trattare, e al contempo a un incremento della produzione dei fanghi di depurazione, rispetto ai quali l’approccio attuale alla loro gestione non è in grado di sfruttare il loro potenziale per estrarre materiali come il fosforo e il potassio”.

Al contempo “il biometano prodotto dai rifiuti organici e dai fanghi di depurazione rappresenta una fonte energetica rinnovabile, nazionale, sostenibile, la cui valorizzazione consente di promuovere un’economia circolare su scala locale, ecosostenibile e a basse emissioni: la produzione di biometano ha prospettive molto interessanti per il nostro Paese, che dispone di un sistema infrastrutturale capillarmente diffuso sul territorio e del più grande mercato europeo di veicoli a metano”.

In questo quadro, “Utilitalia intende essere un motore di spinta per lo sviluppo di una bioeconomia circolare nel settore dei servizi pubblici, lavorando sul fronte del ciclo idrico al potenziamento degli impianti di depurazione, a una gestione integrata dei fanghi e alla definizione di una strategia nazionale per la loro gestione; sul fronte della gestione dei rifiuti, l’obiettivo sarà quello di stimolare e consolidare lo sviluppo delle infrastrutture per il trattamento della frazione organica, incentivandone la valorizzazione di materia e la produzione di biometano, anche semplificando e riducendo i tempi delle procedure autorizzative”.

fonte: www.greenreport.it


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Indicazioni dell'ISS sulla gestione dei fanghi di depurazione




















L’Istituto superiore di sanità (ISS) ha pubblicato il rapporto "Indicazioni ad interim sulla gestione dei fanghi di depurazione per la prevenzione della diffusione del virus SARS-CoV-2", destinato ai gestori del servizio idrico integrato, inclusi gli operatori degli impianti di depurazione, e alle autorità ambientali e sanitarie che operano sul territorio nazionale.
Il documento descrive le modalità operative per la gestione dei fanghi di depurazione, fornendo precise raccomandazioni su recupero, smaltimento, trattamento o riutilizzo, nel rispetto della normativa di riferimento e limitatamente alle circostanze contingenti legate all’emergenza COVID-19.
Le linee di indirizzo condivise dall'ISS riportano, in sintesi, le seguenti raccomandazioni per:
  • compostaggio e digestione anaerobica: tempi e temperature di trattamento rendono irrilevante il rischio di trasmissione del Coronavirus;
  • incenerimento e disidratazione termica: condizioni e temperature di trattamento rendono irrilevante il rischio di trasmissione del virus;
  • smaltimento in discarica: particolare attenzione va dedicata alle fasi della raccolta dei fanghi presso gli impianti di depurazione e del successivo trasporto, da effettuare con mezzi meccanici idonei e nel rispetto delle condizioni igieniche per gli addetti e per l’ambiente, evitando la formazione di aerosol e polveri e qualsiasi altro tipo di dispersione;
  • riutilizzo in agricoltura tramite spandimento o produzione di ammendanti e correttivi: bisogna assicurare il trattamento di stabilizzazione (con calce, acido solforico, ammoniaca, soda o relative combinazioni, digestione anaerobica o aerobica, disidratazione termica, idrolisi termica ecc.) e la coerenza con le buone pratiche agricole.
L'ISS evidenzia infine l’opportunità di potenziare i controlli su eventuali smaltimenti illeciti di acque reflue o fanghi non trattati in impianti di depurazione che, anche tramite la contaminazione di falde sotterranee o superficiali, potrebbero determinare un'esposizione umana a matrici potenzialmente infette dal virus.

fonte: http://www.arpat.toscana.it


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Una nuova tecnologia per trasformare i fanghi di depurazione in biocarburanti

Attraverso un processo di reforming termo-catalitico è possibile convertire una vasta gamma di biomasse in gas di sintesi ricco di idrogeno, biochar e bio-olio liquido





Dal 2014 al 2020 Horizon 2020, il più grande programma di innovazione e ricerca dell’Unione Europea, ha stanziato quasi 80 miliardi di euro per far avanzare l’innovazione comunitaria. Nel pacchetto di progetti finanziati rientra anche TO-SYN-FUEL, iniziativa dedicata allo sviluppo di una nuova tecnologia per trasformare i sottoprodotti delle acque reflue in biocarburanti.
Riunendo le conoscenze e le competenze delle parti interessate “dell’industria, della ricerca e dello sviluppo tecnologico, delle utility e dei servizi, della distribuzione del carburante, del governo e delle ONG in una partnership”, TO-SYN-FUEL cerca di trasformare numerose tipologie di residui di biomasse in carburante a emissioni zero di CO2.

La maggior parte dei rifiuti organici prodotti dai settori industriali finisce nelle discariche o negli inceneritori, contribuendo di conseguenza all’aumento delle emissioni di gas serra, all’inquinamento del suolo e alla contaminazione dell’acqua. È quindi necessario un piano adeguato per affrontare questo problema.

L’iniziativa ha come obiettivo quello di realizzare carburanti sintetici e idrogeno verde partendo dai fanghi di depurazione. Come riporta un comunicato stampa sul sito web del progetto, “per convertire i residui biogenici in biocarburanti sostenibili di ultima generazione, l’Istituto UMSICHT Fraunhofer ha sviluppato e realizzato una nuova tecnologia, chiamata Thermo-Catalytic Reforming (TCR)” di cui è attualmente in fase di sviluppo un dimostratore tecnico.

Sono stati effettuati test su un’unità in scala di laboratorio e successivamente la “tecnologia TCR è stata poi scalata su un impianto da 300 kg all’ora, per convertire i fanghi di depurazione a un ritmo industriale […]. La capacità operativa è progettata per gestire 500 kg all’ora di fanghi di depurazione secchi”. Lo sviluppo di questa nuova tecnologia ha rivelato “un alto potenziale nell’impiego di biomasse residue”. Infatti la tecnologia TCR converte una vasta gamma di biomasse “in tre principali prodotti: gas di sintesi ricco di H2, biochar e bio-olio liquido, che può essere purificato. Attraverso l’idrodeossigenazione ad alta pressione e i processi di raffinazione convenzionali, durante la distillazione viene prodotto un equivalente del diesel o della benzina, pronto per essere impiegato direttamente nei motori a combustione interna”.

Robert Daschner, ingegnere presso l’Istituto per la tecnologia per l’ambiente, la sicurezza e l’energia (UMSICHT) Fraunhofer, ha spiegato che attualmente l’impianto è in via di costruzione, ma quando sarà operativo dovrebbe produrre più di 200.000 litri di bio-olio e fino a 30000 kg di idrogeno, con l’utilizzo annuale massimo di 2100 tonnellate di fanghi di depurazione secchi. TO-SYN-FUEL, che segna il primo utilizzo su scala pre-commerciale di questo tipo di tecnologia, proseguirà fino alla fine di aprile 2021.

Secondo i promotori del progetto lo sviluppo in Europa di cento impianti di questo genere basterebbe per convertire ogni anno “fino a 32 milioni di tonnellate di rifiuti organici in biocarburanti sostenibili, contribuendo al risparmio di 35 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra e deviando i rifiuti organici dalle discariche”.

fonte: www.rinnovabili.it

Bozza decreto fanghi, più sostanze tossiche nei terreni agricoli?

La bozza del decreto fanghi dello scorso giugno desta forti preoccupazioni da parte di European Consumers e dell'Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia. Questo nuovo decreto mira, secondo noi ma anche di fatto, a rendere più agevole lo spandimento dei fanghi di depurazione a prescindere dalla presenza o meno in essi di sostanze tossiche”.


















Acque reflue urbane. I fanghi prodotti attraverso il loro processo di depurazione sono da tempo utilizzati come fertilizzanti in agricoltura, forti del loro contenuto di sostanze organiche. Il riutilizzo agronomico dei fanghi costituisce infatti, da un lato, una soluzione al problema del loro smaltimento. Tuttavia, a causa della possibile presenza di composti organici nocivi e metalli pesanti, i fanghi di depurazione sono a tutti gli effetti dei rifiuti e, in quanto tali, le loro attività di deposito, trattamento e trasporto devono essere regolamentate. In particolare -pena la sicurezza agroalimentare- la garanzia della qualità dei fanghi deve essere costantemente assicurata da controlli e analisi.
Eppure, secondo quanto denunciato in una nota congiunta da parte di European Consumers e dell'Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia, la bozza del decreto fanghi tuttora in esame non garantisce la sicurezza auspicata. La bozza del decreto, attualmente in discussione presso il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e intitolato “Disciplina della gestione dei fanghi di depurazione delle acque reflue e attuazione della direttiva 86/278/CEE concernente la protezione dell'ambiente, in particolare del suolo, nell'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura”, è stata presentata il 28 Giugno. Riguarda la revisione sulla Normativa sui Fanghi di depurazione per uso agricolo, inserita surrettiziamente la prima volta nel “Decreto Genova” del 2018.


“Questo nuovo decreto mira, secondo noi ma anche di fatto, a rendere più agevole lo spandimento dei fanghi di depurazione a prescindere dalla presenza o meno in essi di sostanze tossiche” si legge nel comunicato. “Nonostante i nostri appelli e richieste di chiarimenti, le Autorità Competenti non sono state in grado di spiegare perché i limiti non dovrebbero rispettare il decreto legislativo 152/2006 e cioè la soglia più bassa. I reflui urbani che finiscono nei depuratori non contengono solo idrocarburi di origine animale o vegetale, ma anche 10 oli e idrocarburi minerali. Appare giusto pretendere che in questi, attraverso opportuni processi di selezione, fermentazione e compostaggio, gli idrocarburi siano al di sotto dei più bassi limiti identificati come sicuri per la salute umana e ambientale. Per rendere accettabili i livelli non si deve sollevare il limite, ma prevenire la dispersione a monte”.
In particolare, le maggiori preoccupazioni riguardano:
  • la declassificazione dei fanghi, compresi quelli industriali, dall’originaria categoria di “rifiuto speciale”, con una conseguente eccessiva semplificazione nella gestione;
  • limiti inadeguati e riguardanti anche nuovi composti e sostanze potenzialmente pericolose come, ad esempio, il mercurio; il recepimento di una direttiva già recepita e senza delega al Governo;
  • assenza di sanzioni riguardanti alcuni casi e rischi;
  • la profilazione di possibili deroghe da parte delle regioni e, di contro, l'obbligo imposto agli enti locali ad accettare sul proprio territorio lo spandimento.
Secondo i due enti, mancano alcune fondamentali precauzioni necessarie a gestire in modo adeguato la raccolta, il trattamento e la distribuzione dei reflui urbani (sottovasche ai serbatoi non idrici, controtubi agli impianti che veicolano sostanze pericolose, incentivi per trattamenti sostenibili, per citarne alcune).
Per queste e altre ragioni, il comunicato (qui pubblicato in versione integrale) conclude con parole a dir poco sconfortanti: “Sono necessarie, quindi, significative correzioni del Decreto in oggetto per evitare la diffusione di POPs e altre sostanze nocive nei terreni agricoli così come è necessario agire per la definizione di limiti guida nazionali per individuare e monitorare l’inquinamento dei suoli agricoli, in particolare, in coincidenza con lo spandimento di fanghi. Si considera quindi incoerente e pericolosa dal punto di vista ambientale l’intera impalcatura di tale normativa che, invece di andare verso produzioni sempre più sicure, favorisce di fatto la contaminazione ambientale”.

fonte: https://www.nonsoloambiente.it

Dall'Australia i mattoni realizzati dai nostri rifiuti...corporei!

Utilizzare gli escrementi umani, appositamente trattati, come materiali da costruzione. Non è uno scherzo. In Australia un team di scienziati ha trovato il modo di riciclare i fanghi di depurazione.
















È davvero possibile riciclare le scorte mondiali di fanghi di depurazione e incrementare la sostenibilità nel settore delle costruzioni? Sì, dice il gruppo di ricerca della RMIT University di Melbourne, che ha trasformato i biosolidi in mattoni. I biosolidi sono residui del processo di trattamento delle acque reflue che possono essere utilizzati anche come fertilizzanti.
Ora gli scienziati australiani ha dimostrato che i mattoni di argilla cotta che li incorporano potrebbero essere una soluzione sostenibile sia per il trattamento delle acque reflue che per le industrie di laterizi.
Pubblicata dalla rivista Buildings, la ricerca ha mostrato come fabbricare mattoni di biosolidi richieda solo la metà dell'energia utilizzata per la produzione di quelli convenzionali.
Oltre a essere meno costosi da produrre, essi hanno anche una conduttività termica inferiore, disperdendo meno calore e garantendo agli edifici prestazioni energetiche superiori.
Gli studiosi hanno esaminato le proprietà fisiche, chimiche e meccaniche dei mattoni di argilla cotta incorporando diverse proporzioni di biosolidi, dal 10 al 25%. I mattoni rinforzati con biosolidi hanno superato i test di resistenza alla compressione. Inoltre, l'analisi ha dimostrato che i metalli pesanti sono in gran parte intrappolati all'interno del mattone.

L'UE produce oltre 9 milioni di tonnellate di biosolidi all'anno, mentre gli Stati Uniti ne producono circa 7,1 milioni di tonnellate. In Australia, tale cifra sia aggira attorno alle 327.000 tonnellate.
Attualmente circa 5 milioni di tonnellate di biosolidi prodotti in Australia, Nuova Zelanda, Unione europea, Stati Uniti e Canada sono destinati alla discarica. Lo studio ha calcolato che l'utilizzo del 15% di biosolidi nel 15% dei mattoni prodotti oggi potrebbe utilizzare totalmente questi 5 milioni di tonnellate.
Secondo l'autore dello studio, Abbas Mohajerani, la ricerca ha cercato di affrontare due problemi ambientali: le scorte di biosolidi e gli scavi del terreno necessari alla produzione di mattoni.
"Ogni anno vengono scavati oltre 3 miliardi di metri cubi di terra argillosa per l'industria globale del mattone", ha spiegato Mohajerani.
I biosolidi possono avere caratteristiche  chimiche significativamente diverse, quindi i ricercatori dovranno condurre altri test prima della produzione su larga scala.
Di certo, anche se a un'analisi superficiale potrebbe far storcere il naso, sarebbe un'importante soluzione sul fronte del riciclo di questi rifiuti.
fonte: www.greenme.it

L’OPINIONE DI MEDICINA DEMOCRATICA SULLA QUESTIONE FANGHI DA DEPURAZIONE E UTILIZZO AGRONOMICO



















Ha destato scalpore l’inserimento nel “decreto urgenze” (DL 109 del 29.09.2018) di una norma dedicata alla concentrazione limite degli idrocarburi nei fanghi utilizzabili per lo spandimento in agricoltura. Il testo è il seguente Art. 41 Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione
“ 1. Al fine di superare situazioni di criticita’ nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore, continuano a valere, ai fini dell’utilizzo in agricoltura dei fanghi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i limiti dell’Allegato IB del predetto decreto, fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), per i quali il limite è : ≤ 1.000 (mg/kg tal quale). Ai fini della presente disposizione, per il parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1.000 mg/kg tal quale si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicita’ fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell’allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, richiamata nella decisione 955/2014/UE della Commissione del 16 dicembre “.
Il provvedimento è stato accusato di innalzare i limiti previgenti relativi al suddetto parametro, la questione è più complessa ed interessa sia ritardi (e pasticci) normativi sia aspetti di carattere tecnico e di tutela ambientale.
In effetti potrebbe essere definito come una “pezza peggiore del buco” come diversi provvedimenti regionali che l’hanno preceduto ma è improprio dire che il provvedimento “alza” i limiti relativi agli idrocarburi per l’utilizzo dei fanghi in agricoltura visto che non vi erano in precedenza chiare soglie, risulta più corretto affermare che il provvedimento fissa dei limiti non coerenti con gli obiettivi della normativa (sull’utilizzo agronomico dei fanghi e sui rifiuti più in generale) finalizzati da un lato al recupero, per quanto possibile, di tali rifiuti e dall’altro alla tutela ambientale (dei suoli e delle produzioni alimentari).
Per poter avere una idea precisa e svolgere delle valutazioni fondate sulla liceità e sugli effetti di tale provvedimento occorre chiarire il contesto normativo, gli effetti di alcune sentenze e tenere conto di alcuni aspetti “tecnici” strettamente legati alla questione.
Nella nota che si allega si formulano delle considerazioni sul provvedimento, sullo stato dell’arte della questione e si forniscono delle proposte sul tema.
Nell’invitare alla lettura del documento integrale, riportiamo sotto le conclusioni del documento.
Conclusioni
Va premesso che l’utilizzo agronomico di fanghi di depurazione di provenienza civile è sicuramente una pratica positiva se ben condotta (idonei trattamenti e modalità di impiego) nonché se la provenienza è idoneamente controllata e sottoposta a norme idonee a ridurre la presenza di sostanze pericolose (non completamente eliminabili) e dall’altro lato ad assicurare la presenza di elementi utili per il suolo (in particolare il fosforo).
Diversi motivi spingono in questa direzione (ferma la preferibilità del recupero rispetto allo smaltimento). Tra quelli principali l’impoverimento del suolo (si veda la direttiva quadro sulla protezione del suolo), quello dei cambiamenti climatici (si tratta di “bloccare” carbonio che altrimenti potrebbe essere emesso).
Tra i “pacchetti” in via di definizione dalla Unione Europea per l’economia circolare ve ne è uno dedicato ai fertilizzanti ove vi è uno spazio dedicato al recupero del fosforo (anche) dai fanghi per l’impiego come fertilizzanti riducendo la dipendenza dalla importazione della materia prima (fosforo/fosforite). Per dirla con le parole della Commissione “i concimi ottenuti da materie prime nazionali, organiche o secondarie, conformemente al modello di economia circolare sono svantaggiati, sotto il profilo concorrenziale, rispetto a quelli prodotti rispettando un modello di economia lineare. Tale distorsione di concorrenza ostacola gli investimenti nell’economia circolare.”
Il tema dei fanghi va affrontato, anche normativamente, tenendo conto di questo contesto.
Non va comunque dimenticato che – nell’immediato – la possibile presenza di sostanze pericolose, la possibilità di trattamenti inidonei, la miscelazione con altri rifiuti e pratiche agronomiche non corrette possono determinare danni ambientali.
La questione emersa con il contenuto dell’art. 41 del decreto legge “urgenze” deriva dal mancato aggiornamento del Dlgs 99/1992 in parte per colpa “europea” e in parte italiana.
Seguendo quanto indicato dalla normativa via via emanata il legislatore deve valutare e definire quale sia il valore di sostanze pericolose che possono essere “dannose per il terreno, per le colture, per gli animali, per l’uomo e per l’ambiente in generale” tenuto conto che, rimanendo agli idrocarburi, una qualche traccia vi sarà sempre in quanto la maggior parte dei depuratori non tratta solo scarichi civili ma anche industriali (per non parlare di scarichi non autorizzati di ogni genere).
Il riferimento adottato dalla Cassazione Penale (limiti per i suoli) è oggettivamente fortemente restrittivo e giuridicamente debole in quanto si fa riferimento a limiti di qualità (non contaminazione) del suolo e non di un rifiuto cui comunque si riconosce, a certe condizioni, una forma di recupero in quanto può fornire elementi nutritivi utili al terreno (fosforo, carbonio, azoto) tenendo conto di limitazioni (ridotta presenza di sostanze pericolose, modalità di impiego, tipologie di suoli idonei inclusa la considerazione sulla loro sensibilità per permeabilità ai nitrati).
Il TAR Lombardia si è riferito a un valore più “fondato” (500 mg/kg s.s.) rispetto a quello stabilito dal governo di 10.000 mg/kg tal quale, la discussione dovrebbe concentrarsi su tali aspetti e fondata su valutazioni tecniche idoneamente approfondite e discusse.
Sarebbe ovviamente opportuna una normativa a livello europeo per evitare situazioni diversificate tra i diversi paesi, allo stato sono stati prodotti documenti di discussione (l’ultimo nel 2010) nei quali comunque l’aspetto specifico degli idrocarburi non è oggetto, allo stato, di proposte di limiti specifici.
La questione non va ridotta da una “guerra” di limiti ma affrontare il tema dei fanghi a partire dalla introduzione di tecnologie (disponibili) atte a ridurne la produzione, ridurre i contaminanti presenti, recuperarli anche in altre filiere di utilizzo, controllare il destino dei fanghi di origine industriale.
Per Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute
Marco Caldiroli
fonte: https://www.medicinademocratica.org

SMART-Plant, la fabbrica che trasforma gli scarichi idrici in risorse

Il depuratore di Carbonera si trasforma per chiudere la catena del valore. I risultati del progetto europeo coordinato dall’Università di Verona





















Taglio del nastro a Carbonera, in provincia di Treviso, per la prima fabbrica di materiali rinnovabili ottenuti dalle acque reflue. L’impianto, inaugurato ufficialmente ieri, è frutto di SMART-Plant (smart-plant.eu), progetto europeo dedicato al recupero delle risorse dagli scarichi idrici. I 25 partner dell’iniziativa, sotto il coordinamento dell’Università di Verona e con i finanziamenti di Horizon 2020, si sono dati 4 anni di tempo per dimostrare la fattibilità della gestione circolare dai reflui urbani.
Nove in tutto i Paesi coinvolti – Italia in primis – che attraverso le competenze dei propri centri di ricerca, università e aziende hanno elaborato un piano per la trasformazione degli impianti di depurazione esistenti in vere e proprie bio-fabbriche.

Il concetto alla base di SMART-Plant è semplice: si studiano, testano e valutano tecnologie che permettano il recupero di cellulosa, biopolimeri, fertilizzanti e, ovviamente, acqua dai reflui cittadini, integrandole negli impianti di depurazione esistenti. Tutta la “materia rinnovabile” recuperata viene quindi lavorata per ottenere nuovi prodotti e beni di consumo. Un approccio, quello del riciclo dei rifiuti degli scarichi, che non è certo nuovo ma che lo diventa quando l’obiettivo finale è creare una nuova filiera che chiuda completamente il cerchio degli impianti di trattamento delle acque.


Nel dettaglio, l’iniziativa prevede sette tecniche di riciclo che possono essere applicate agli impianti esistenti di trattamento delle acque reflue come ad esempio il recupero della cellulosa dai fanghi, il trattamento anaerobico tradizionale dei liquami con recupero secondario del biogas, un nuovo tipo di rimozione di nutrienti biologici noto come SCEPPHAR (Phosphorus Enhanced Short-cut Enhanced and PHA Recovery) e il recupero terziario di azoto e fosforo.
Il progetto ha realizzato dei sistemi pilota in 5 impianti municipali di depurazione, compresi anche due siti di post-elaborazione, studiando nuovi modelli di partenariato pubblico-privato per collegare il settore idrico all’industria chimica e ai suoi segmenti a valle, come il comparto edilizio o quello agricolo.




Uno di questi sistemi è quello sfoggiato con orgoglio dal Veneto a Carbonera. Come spiega Gianpaolo Bottacin, assessore regionale all’ambiente, SMART-Plant si inquadra “in un circolo di virtuosità che vede il Veneto, come Regione ma anche come progetti pubblico-privati, al top per quanto riguarda i molteplici aspetti legati alla raccolta differenziata e al recupero di materiale rinnovabile. […] Ho molto apprezzato ilcoinvolgimento di diversi altri Paesi europei, che potranno ulteriormente contribuire allo sviluppo di questa tecnologia, in un settore in continua espansione come quello dei depuratori municipali”.
Le attività della nuova “biofabbrica”saranno condotte misurando sperimentalmente le emissioni di gas serra e l’impatto ambientale, la percezione e partecipazione sociale, e le ricadute economiche, in un’ottica di economia circolare e recupero sostenibile.

fonte: www.rinnovabili.it

A Viareggio si sperimenta la produzione di energia rinnovabile da rifiuti

L’impianto sperimentale di Viareggio, realizzato all’interno del progetto BIO2Energy, userà come materia prima i fanghi di depurazione ed i rifiuti organici provenienti della raccolta domestica




















Bio2Energy, il progetto avviato nel settembre 2016, ha l’obiettivo di aumentare la produzione di energia rinnovabile in Toscana, in particolare attraverso la produzione di biocombustibili da rifiuti organici.
In questo ultimo anno di attività l’Università di Firenze, attraverso studi e test, ha ottenuto importanti risultati in termini di produzione di bioidrogeno a scala di laboratorio. Per quanto riguarda la fase di caratterizzazione dei rifiuti, le analisi di laboratorio hanno permesso di verificare quale sia la modalità di raccolta (es. porta a porta, cassonetto) più efficace per ottenere una buona frazione organica (FORSU) da trattare nell’impianto: tramite la modalità porta a porta, ad esempio, è più facile separare dall’organico il legno ed il verde. La corretta separazione della FORSU, con l'esclusione del verde, serve alle specifiche reazioni che si vogliono favorire per avere la massima produzione di idrogeno (dark fermentation).
Dopo le prove svolte presso i laboratori del PIN di Prato, nel mese di dicembre 2017 ha preso così avvio, presso la linea fanghi del Depuratore di Viareggio, la sperimentazione in scala pilota dell’impianto di codigestione anaerobica in cui si produrrà bioidrogeno. Questo impianto ha una linea fanghi usata solo per il 30% delle sue potenzialità, pertanto la sperimentazione andrà ad efficientare un sistema già presente.
In questo ultimo anno di attività, SEA ha ottenuto dalla Regione una specifica autorizzazione per il trattamento anche della FORSU e per l’adeguamento impiantistico della linea fanghi. Inoltre, presso il depuratore di Viareggio, è stato costruito un apposito capannone dove si svolgeranno le fasi di codigestione anaerobica.
Nel corso del convegno di disseminazione del 30 novembre 2017, sono stati illustrati i risultati del primo anno di attività del progetto e sono stati approfonditi elementi tecnici relativi alle tecnologie e ai bioprodotti interessati.
La Regione Toscana, nelle parole dei dirigenti del Settore diritto allo studio universitario e sostegno alla ricerca (Lorenzo Bacci) e del Settore servizi pubblici locali, energia e inquinamenti (Renata Caselli), ha confermato l’importanza e la soddisfazione per il progetto, sia per i risultati già raggiunti, che per gli obiettivi a cui tende, completamente in linea con le finalità della bioeconomia e dell’economia circolare e, nello specifico, anche del piano regionale di gestione dei rifiuti (recupero dei rifiuti con maggior recupero di energia e materia possibile).
Durante la tavola rotonda coordinata dal prof. Ennio Carnevale del Dipartimento di Ingegneria Industriale sono state discusse le opportunità del progetto in termini di trasferimento tecnologico e bioeconomia. È emersa, in particolare, l’importanza che la valorizzazione dei rifiuti organici riveste per l’agricoltura: i rifiuti organici risultano infatti molto utili per dare nutrimento al terreno.
Avendo tra i suoi possibili prodotti i biocombustibili, il progetto può inoltre autosostenersi, dal momento che gli impianti di trattamento e depurazione sono altamente energivori.
Ricordiamo che il progetto Bio2Energy è stato finanziato con il contributo dell’accordo di programma MIUR-Regione Toscana (DGRT 1208/2012) e vede la collaborazione di 6 partner: SEA Risorse S.p.A. (capofila), DIEF – Dipartimento di Ingegneria Industriale, PIN S.c.r.l., CNR/ICCOM, Cavalzani Inox S.r.l. e Alia Servizi Ambientali S.p.A.

fonte: http://www.arpat.toscana.it

Utilitalia, depurazione virtuosa, favorire uso fanghi

Miglioramento in 30 anni.Oneri fino 500 mln anno Servizio idrico



















ROMA - "Per un buon impianto di depurazione la maggior produzione di fanghi rappresenta un elemento virtuoso, dal momento che è direttamente correlato al carico di inquinante abbattuto; anche se esistono ormai tecnologie in grado di minimizzarne la produzione, soprattutto per ridurre i costi di gestione". Questi alcuni dei principali risultati della ricerca 'Utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura', messa a punto da Utilitalia (la Federazione dei gestori di acqua ambiente e energia), dedicata al trattamento delle acque reflue urbane (su una base di circa 395 mila tonnellate di sostanza secca all'anno, per circa 35 milioni di abitanti residenti; la produzione stimata può raggiungere quasi 850 mila tonnellate di secco).
Secondo l'indagine, presentata oggi a Roma, "la quantità dei fanghi è direttamente correlata al grado di affinamento delle acque reflue raggiunto". I dati evidenziano "un netto miglioramento della qualità dei fanghi prodotti negli ultimi 30 anni. La quantità media annuale di 'fanghi' prodotti (perciò lo scarto post-depurazione) ad abitante è di 17-18 chilogrammi in termini di sostanza secca. Il costo dello smaltimento dei fanghi - continua la ricerca - può oggi essere valutato tra i 5 e i 7 euro ad abitante all'anno. Il costo unitario di recupero-smaltimento è cresciuto nell'ultimo anno da 50 a 90 euro a tonnellata di fango tal quale. Tradotto, questo significa un onere complessivo a carico del Servizio idrico integrato di 400-500 milioni di euro all'anno, visto che la produzione complessiva di fanghi è pari a 4,5-5 milioni di tonnellate all'anno; a fronte di un prelievo complessivo d'acqua, per soddisfare la domanda, stimato in 34,2 miliardi di metri cubi".
"La produzione di fanghi in quantità crescenti o comunque rilevanti - osserva il vicepresidente di Utilitalia Filippo Brandolini - è sintomo dell'efficacia del processo depurativo che, a sua volta, è una fase fondamentale per restituire all'ambiente le acque dopo il loro uso. I fanghi contengono sostanze utili per contrastare l'aridità dei suoli e ridurre l'apporto di fertilizzanti chimici. Occorre però - continua Brandolini - un quadro normativo che, ovviamente prevedendo adeguati sistemi di controllo, favorisca il riuso dei fanghi in agricoltura".
Nel recente censimento delle migliori pratiche nei Servizi pubblici, 'Utili all'Italia', sono contenuti numerosi progetti innovativi in quest'ambito, quello della 'blue circular economy', l'economia circolare applicata all'acqua: ci sono utility che, osservando questi principi, riescono a trasformare gli scarichi dei nostri bagni in combustibile per auto grazie sofisticati sistemi di trattamento dei fanghi di depurazione, oppure producono biogas, biometano per autotrazione, recuperano l'energia termica dalle acque di scarico e, naturalmente, c'è chi riusa l'acqua depurata per l'irrigazione e recupera i nutrienti (tipo azoto e fosforo) contenuto nei fanghi.
Utilitalia ritiene che "l'uso dei fanghi in agricoltura vada rafforzato conferendo, però, all'intera filiera del processo un'adeguata robustezza amministrativa e tecnica, con la presenza di operatori professionali e sulla base di procedure standardizzate".

fonte: www.ansa.it

Bio2energy trasforma i rifiuti in ricchezza energetica

Presentato a Viareggio il progetto “Bio2Energy”, finanziato dalla Regione Toscana. A partire da fanghi e FORSU produrrà biocarburanti, elettricità e fertilizzanti













Bioidrogeno, biometano, energia elettrica e fertilizzanti: tutti prodotti da un unico impianto usando come materia prima fanghi e rifiuti organici provenienti della raccolta domestica. In una sola parola Bio2energy. E’ questo infatti il nome del nuovo progetto finanziato dalla Regione Toscana e dedicato a Viareggio. Ideato da Sea Risorse S.p.A. e DIEF-UNIFI (Dipartimento di Ingegneria Industriale Università degli Studi di Firenze) e portato avanti con Publiambiente, Cavalzani Inox, ICCOM-CNR e PIN, Bio2Energy realizzerà un codigestore anaerobico nell’area dell’impianto di depurazione idrica del comune toscano.

Primo impianto del suo genere per la Regione, a regime il codigestore permetterà di migliorare la gestione dei rifiuti, tagliando i consumi stessi del depuratore e producendo energia pulita e fertilizzanti “rinnovabili”. Il progetto richiederà due anni di lavori e un investimento di circa 3 milioni di euro, di cui oltre 1,5 milioni finanziato attraverso il bando FAR FAS, che incentiva la collaborazione tra imprese (grandi e Pmi) e sistema della ricerca su progetti di innovazione e competitività.

L’obiettivo è creare un sistema efficiente e controllato, che garantisca molteplici benefici. Il macchinario produrrà, a partire a partire da fanghi e frazione organica dei rifiuti (FORSU), biogas e digestato. Dal primo si otterrà bioidrogeno, biometano ed elettricità da immettere in rete, mentre dal secondo – ricco carbonio, azoto e altri nutrienti – un sostituto naturale fertilizzanti chimici convenzionali. “Bio2Energy è il primo progetto a livello internazionale che esporta a scala preindustriale il trattamento di rifiuti organici e la conseguente produzione di biocombustibili utilizzando gli impianti già esistenti dell’area del depuratore di Viareggio (Lucca)”, spiega la Regione Toscana in una nota stampa.  “Il progetto prevede una time line di 2 anni all’interno della quale si collocano diverse fasi: dopo l’avvio dell’iter di gestione del progetto sperimentale con l’implementazione delle attrezzature e l’allestimento del pilota presso l’Università di Firenze (UNIFI/PIN), prende il via la prima fase dei lavori che è in scala pilota, e che precede la scala pre-industriale collocata nel sito del codigestore di Viareggio”. La produzione di bioidrogeno e biometano sarà monitorata in entrambe le fasi, per ottimizzarla. È prevista una disseminazione dei risultati al fine di definire le condizioni ottimali di produzione anche sotto forma di linee guida, per rendere replicabile il progetto in altri siti.

fonte: www.rinnovabili.it

Uso dei fanghi di depurazione in agricoltura: attività di controllo e vigilanza sul territorio

Uso dei fanghi di depurazione in agricoltura: attività di controllo e vigilanza sul territorio
Nell’ambito di un’iniziativa progettuale promossa da ISPRA è stato confrontato l’approccio alla gestione dei fanghi di depurazione destinati all’utilizzo agronomico di 3 regioni del nord Italia: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
Partendo dalle disposizioni normative vigenti nelle tre regioni, sono stati esaminati i criteri delle attività di controllo applicati nei diversi ambiti territoriali. Lo scopo è di definire linee di indirizzo condivise, utili per migliorare l’efficacia dei controlli e contribuire alla revisione della normativa nazionale ed europea.

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ISPRA