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Due giornate di studio e approfondimento interagenziale sul particolato atmosferico















Arpa FVG e Arpa Lombardia organizzano a Milano le "Giornate di studio sulla caratterizzazione chimica del particolato atmosferico"

L’11 e il 12 ottobre 2021 si terranno a Milano due giornate di ...

Le polveri di un impianto a biomassa nella campagna eugubina

È una triste storia quella di S.

Lei vive a Gubbio, in campagna e verrebbe da dire che è fortunata perché vive in un posto incantato.

Ma proprio come in un bosco incantato quello che si vede può non rappresentare la realtà.



Sarà che lei è cagionevole di salute, possiamo anche metterla così, ma in realtà la sua vita e quella dei suoi figli é diventata pressoché infernale.

Mi spiega che vicino alla sua abitazione da qualche anno, sette per la precisione, è attivo un impianto a biomasse.

La biomassa dovrebbe essere lo scarto delle lavorazioni agricole e dovrebbe essere trasformata in energia a supporto dell’impresa agricola che la produce, almeno inizialmente era così.

Ma la smania di produzione di energie alternative ed ecologiche, va oltre la produzione strettamente domestica e, in questo caso, può avere un rovescio della medaglia anche spiacevole.

Si possono verificare emissioni di odori e di polveri sottili invisibili e impalpabili che possono rendere poco sereno il vivere quotidiano e che possono anche amplificare o provocare patologie a partire da quelle dell’apparato respiratorio.




S. non sta bene e, stranamente, ogni volta che l’impianto viene acceso qualcuno finisce al Pronto Soccorso per attacchi di asma e difficoltà respiratorie.

E non è neppure facile vendere l’immobile e andarsene.

La questione non riguarda solo S., viene costituito un Comitato per dare voce alle persone che abitano nelle vicinanze, a tutela del territorio e della salute.

Inizia una vera e propria vicenda giudiziaria a seguito di un esposto del Comitato.

Si chiedono adeguamenti all’impianto, che nel frattempo rimane inattivo.

Ora si chiedono al Comitato, colpevole di aver sollevato un problema di salute pubblica e di principii precauzionali, ben 400.000,00 euro di risarcimento.

E se invece si potesse accertare che gran parte delle morti, delle malattie e della spesa sanitaria fosse riconducibile alle imprese e alle istituzioni, seppure nel rispetto di norme vigenti, quale risarcimento spetterebbe ai cittadini?

Naturalmente S. sarà sostenuta da Comitati e Associazioni Ambientalisti, perché la sua voce non venga sopraffatta.

Quando si parla di ambiente è difficile che gli animi siano tranquilli, dietro ci sono cli interessi economici, ci sono gli interessi politici... che pesano e molto!


fonte: edicolaweb.tv


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Muschi e qualità dell’aria, un singolare binomio

 












Per valutare i possibili benefici effetti del muschio come strumento di “assorbimento” delle polveri sottili presenti nell’aria, Arpal collabora al progetto PoC Instrument attuata da LINKS, con il supporto di LIFTT, a valere su fondi della Compagnia di San Paolo’che vede in prima fila l’Università di Genova.

L’obiettivo è valutare l’efficacia ambientale legata proprio all’utilizzo per l’edilizia, di sistemi di rivestimento leggero in muschio.

Una sperimentazione è stata avviata nei giorni scorsi usando, come riferimento, la centralina posta all’incrocio tra corso Europa e via San Martino, a Genova, che ospita alcuni campioni di muschi opportunamente trattati.


Terminata l’esposizione prevista, Arpal aiuterà i ricercatori dell’Università di Genova anche attraverso le analisi al microscopio elettronico, che permetteranno di misurare nello specifico le polveri sottili assorbite dal muschio.

Ecco il video che riassume l’attività.

fonte: www.snpambiente.it


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La caratterizzazione chimica del particolato atmosferico

 

Sono disponibili i video e presentazioni della terza edizione nazionale delle Giornate di studio e approfondimento interagenziale tenutesi il 19 e 20 novembre su “La caratterizzazione chimica del particolato atmosferico”, organizzata da ARPA Friuli Venezia Giulia e ARPA Marche. Inizialmente previste nelle città di Pesaro e Fano che si erano rese disponibili ad ospitare l’evento, a causa dell’emergenza epidemiologia in corso sono state realizzate in modalità “on-line”.


Nate nel 2016 in ARPA FVG come evento regionale, dal 2018 le Giornate sono state successivamente estese a livello nazionale (con due edizioni tenute in Toscana e Sicilia) allo scopo di allargare a livello interregionale il confronto su questo tema molto attuale.

Fulcro di questa edizione tenutasi nella regione Marche è stata la sinergia di competenze messe a disposizione dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, dalle Università e da Istituti prestigiosi come l’Ispra e il CNR-IIA di Roma.

Nella prima giornata, dopo la lectio magistralis tenuta dal Prof. De Gennaro dell’Università di Bari, sono state fornite nozioni sulla tecniche chemiometriche di base per la caratterizzazione chimica del particolato (PCA e PMF), per proseguire in mattinata con l’esposizione dei casi studio che hanno riguardato le determinazioni analitiche e le elaborazioni dei dati su nuovi inquinanti ricercati nel particolato atmosferico.

La sessione pomeridiana è stata interamente dedicata alle “Evidenze dell’effetto del lockdown sulla qualità dell’aria”, durante la quale il CNR-IIA di Roma e le Agenzie Regionali di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Valle D’Aosta e Umbria hanno fornito un quadro a livello nazionale della qualità dell’aria nei primi mesi del 2020 e durante il periodo del lockdown dovuto alla Pandemia da COVID-19. Sono state illustrate le variazioni nella composizione chimica (principalmente metalli e IPA) del PM 10 e 2.5, nonché di NO2, NO, benzene e dei loro rapporti diagnostici, descrivendo con una grande varietà di strumenti statistici una situazione in cui il peso delle sorgenti principali è stato ampiamento modificato rispetto all’abituale.

L’argomento COVID-19 è stato ripreso nella seconda giornata nella lectio magistralis del Prof. Pivato dell’Università di Padova, il quale ha offerto spunti di riflessione su argomenti molto attuali illustrando i commenti sugli studi effettuati in merito alla correlazione tra PM10 e diffusione del virus, descrivendo l’attività sperimentale in corso sulla presenza di RNA di COVID-19 nel particolato atmosferico per concludere poi con una panoramica sulle responsabilità amministrative dell’inquinamento atmosferico. Sul tema pandemia sono stati presentati anche degli studi epidemiologici a livello regionale e nazionale eseguiti ad ARPA Marche in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche.

Altra novità di questa edizione è rappresentata dal contributo fornito dal Dott. A. Di Menno Di Bucchianico dell’ISPRA, il quale ha completato il quadro della speciazione del particolato atmosferico introducendo la componente aerobiologica e illustrando, tra i vari argomenti, i meccanismi di trasporto, interazione e di monitoraggio di pollini e spore, con l’importante riferimento alla rete POLLnet che ogni settimana pubblica i bollettini dei pollini e delle spore fungine in Italia.

La seconda parte della giornata è stata interamente dedicata alla caratterizzazione del particolato atmosferico derivante dal biomass burning, argomento di grande attualità, con l’intervento di 5 Agenzie che hanno illustrato anche nuove e diverse metodologie di valutazione dell’impatto del fenomeno, specificando come questo non sia limitato alle aree rurali/montane o ai periodi invernali.

Con una media di quasi 200 partecipanti collegati online, l’evento è stato ampiamente apprezzato non solo da tutti gli operatori del settore, ma anche dalle Autorità Istituzionali, nelle persone del Presidente del SNPA Dott. Stefano Laporta, il Presidente ASSOARPA, Dott. Giuseppe Bortone, l’Assessore Regionale all’Ambiente della Regione Marche Dott. Stefano Aguzzi, i Sindaci delle città di Pesaro e Fano, Matteo Ricci e Massimo Seri, che hanno riconosciuto l’importanza della condivisione delle conoscenze sulla tematica della caratterizzazione del particolato all’interno del Sistema Nazionale della Protezione Ambientale.

LEGGI IL PROGRAMMA
SCARICA LE RELAZIONI E GUARDA I VIDEO:
Relatore: Presentazioni interventi Video
Giancarlo Marchetti
Direttore Generale ARPA Marche Introduzione all’evento https://youtu.be/u-LmQUnlWzg

Stellio Vatta
Direttore Generale ARPA Friuli Venezia Giulia Saluti istituzionali https://youtu.be/JtgZy-SSRSU
Matteo Ricci
Sindaco di Pesaro Saluti istituzionali https://youtu.be/1zHepySLZiE
Stefano Laporta
Presidente SNPA / ISPRA Saluti istituzionali https://youtu.be/cQsjCCsTHuk
Stefano Aguzzi
Assessore regionale all’ambiente Saluti istituzionali https://youtu.be/V6Errodcljs
Lectio Magistralis:
Gianluigi De Gennaro – Università di Bari La caratterizzazione chimica “on-line” https://youtu.be/gfF735vhcaI

Fabiana Scotto – ARPAE Emilia Romagna Identificazione delle sorgenti del particolato tramite modelli a recettore (PMF)
Mara Galletti – ARPA Umbria Monitoraggio in aria ambiente di PCDD, PCDF e PCB nella regione Umbria https://youtu.be/0Lm3Yq8d1J0
Annamaria Falgiani – ARPA Marche I nitro-IPA come marker di traffico navale https://youtu.be/Pq6Qbh6wMKQ
Arianna Tolloi – ARPA Friuli Venezia Giulia Confronto interregionale: Evidenze dell’ “Effetto Lockdown” sulla qualità dell’aria https://youtu.be/F52XKr9-8I4
Cristina Colombi, Vorne Giannelle – ARPA Lombardia Confronto interregionale: Evidenze dell’ “Effetto Lockdown” sulla qualità dell’aria https://youtu.be/XTADS5K-bUw
Irene Dorillo – ARPA Marche Confronto interregionale: Evidenze dell’ “Effetto Lockdown” sulla qualità dell’aria https://youtu.be/iXRUvDJvQV0
Henry Diemoz – ARPA Valle d’Aosta Confronto interregionale: Evidenze dell’ “Effetto Lockdown” sulla qualità dell’aria https://youtu.be/7vFnZp4ByRk
Lectio Magistralis:
Alberto Pivato – Università di Padova Lockdown e particolato: quali lezioni possiamo imparare?

Katiuscia di Biagio – ARPA Marche Studi epidemiologici, regionale e nazionale, sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla diffusione e prognosi del COVID-19
Ilaria Corbucci, Mara Galletti – ARPA Umbria Confronto interregionale: Evidenze dell’ “Effetto Lockdown” sulla qualità dell’aria https://youtu.be/xOzStMaHfTQ
Ivan Tombolato – ARPA Valle d’Aosta L’impatto delle emissioni dovute alla combustione di biomassa sulla concentrazione di PM in Valle d’Aosta https://youtu.be/sQeXNLC2mx4
Arianna Trentini, Dimitri Bacco – ARPAE Emilia Romagna … non solo riscaldamento domestico: biomass burning e il contributo del cooking a Rimini https://youtu.be/NujW2sbc2zE


Le slide sono in corso di aggiornamento la lista completa sarà disponibile all’indirizzo: https://tinyurl.com/yyvny24q


I video sono in corso di aggiornamento la playlist completa è disponibile all’indirizzo: https://www.youtube.com/playlist?list=PLXGG_mlx9nSFVFt-wL0YN6e2UPtgKOuj_

fonte: www.snpambiente.it/


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I genitori di Taranto: «Sommersi da tempesta di veleni»

Maria Aloisio del Comitato Genitori tarantini, vicepresidente dell’associazione “LiberiAMO Taranto”, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” e ha parlato della nube rossa che si è rivista a Taranto: «Veniva dall'Ilva».



Maria Aloisio del Comitato Genitori tarantini, vicepresidente dell’associazione “LiberiAMO Taranto”, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, per parlare della nube rossa che si è rivista a Taranto.

“Noi questa nube la vediamo spesso, si è vista meglio lo scorso 4 luglio perché c’è stata una tromba d’aria. Siamo stati sommersi da una tempesta di veleni. Una nube rossa che veniva dall’Ilva e che sicuramente contiene degli inquinanti. Sapevamo che l’intervento che è stato fatto con la copertura dei parchi minerali non avrebbe risolto assolutamente il problema ambientale - ha detto, come riporta anche AgenPress - I cumuli di minerali sono comunque scoperti e in balia dei venti, così come i nastri trasportatori dei minerali. La polvere non si solleva dai capannoni coperti, ma da altre parti dell’acciaieria che sono scoperte e per cui non è prevista la copertura. Quando c’è il wind day, giornate di vento che soffiano dall’acciaieria verso la città, questi inquinanti vengono trasportati verso i centri abitati. Il problema non è relativo solo ai quartieri che sono a ridosso dell’Ilva».

«Il sindaco di Taranto ha posizioni che a me sembrano ambigue - ha proseguito Aloisio - Ha ignorato la nostra associazione, non ha mai voluto incontrarci e ha prodotto un’ordinanza che non è stata scritta con gli spunti validi che noi avevamo fornito. Tutte le associazioni ambientaliste di Taranto sono per la chiusura dell’Ilva. Non si può neanche più parlare del fattore occupazione. Negli anni 70 erano 30mila i dipendenti dell’Ilva, oggi sono 5mila in cig e 3mila realmente al lavoro».

«L’Ilva frena l’economia, frena la possibilità di sviluppo di Taranto, il turismo qui non è mai decollato, nonostante ci siano tante imprese pronte ad investire - ha aggiunto ancora Aloisio - Abbiamo un porto che è asservito completamente alla grande industria: Ilva ed Eni. Per la maggior parte dei tarantini Ilva è un ostacolo allo sviluppo, tutti i tentativi di tenerla in piedi sono tentativi che ammazzano Taranto. Se dobbiamo parlare di Green new deal, parliamo di un’economia che abbandona il fossile, invece ci propinano soluzioni che vedono ancora in piedi quest’azienda preistorica. C’è stata anche la sentenza Cedu, che ha condannato lo Stato. Lo Stato è colpevole di mantenere questa situazione e persevera, nel decreto Rilancio si parla addirittura di nazionalizzare l’Ilva. Si tratta di un aiuto ad Acerlor Mittal. Noi non vogliamo la conversione tecnologica, non vogliamo la conversione a gas che propone Emiliano, noi non vogliamo più produrre acciaio a Taranto, vogliamo sfruttare le risorse che abbiamo: storiche, turistiche e culturali».

«Vogliamo riappropriarci dei nostri spazi, respirare aria pulita ed avere un’economia che hanno le altre città portuali. Abbiamo la sensazione di essere una colonia di schiavi, sfruttata dal governo che non interagisce con noi. Decidono a porte chiuse a Roma, senza interloquire con le autorità locali e questo è molto umiliante».

fonte: www.ilcambiamento.it


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Dove nascono i tumori che verranno

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Abbiamo ricevuto da due amici alcuni testi che trattano un tema che a noi sembra di gravità estrema e ormai ineludibile, e cioè l’impressionate aumento dei tumori nella popolazione mondiale. Una parte rilevante degli sforzi del settore sanitario in quasi tutti i paesi è concentrato sulla individuazione e la cura dei tumori; minore attenzione, se si escludono gli interventi sui siti maggiormente inquinati da sostanze carcinogene, è dedicata alla presenza nell’ambiente di sostanze che possono indurre la nascita di tumori (leggi anche l’appello Siamo angosciati. Il grido dei medici). In altre parole, stenta ad affermarsi l’idea che l’ambiente planetario (naturale, urbano o in aree desertiche, nonché l’aria e le acque) è ormai talmente inquinato che le cause nella nascita dei tumori non sono più limitate a miniere, industrie, prodotti chimici per l’agricoltura e così via, ma sono diffuse con concentrazioni crescenti in qualunque ambiente si svolga la vita degli esseri umani.
La lista dei prodotti cancerogeni, riconosciuti formalmente come tali o fortemente sospettati di esserlo, non cessa di aumentare e quindi è ormai difficile individuare per ogni singolo tipo di tumore la sua causa, mentre è sempre più probabile che la sua origine possa trovarsi nell’aria che si respira o nelle acque dove ci immergiamo o che inaliamo, per non parlare dei cibi sempre più trasformati industrialmente e quindi pieni di conservanti, coloranti, potenziatori dei sapori, e così via.
Abbiamo cominciato a raccogliere dei testi che documentano questi fenomeni così preoccupanti e speriamo che esperti della materia vogliano contribuire a precisare e ad approfondire il problema. In ogni caso sono evidenti i collegamenti con le scelte discusse al vertice sul clima di Parigi, poiché non si tratta soltanto di ridurre certi consumi o di eliminare alcune sostanze che portano ad aumentare la C02 nell’atmosfera, di bonificare un sito inquinato o di chiudere un centro di produzione all’origine di tumori specifici, ma di pervenire rapidamente ad eliminare completamente le sostanze cancerogene in terra, nelle acque e in aria onde rendere più sana l’esistenza di esseri umani, animali e piante, che non soffrono solo per il riscaldamento eccessivo, ma anche per l’ambiente profondamente inquinato in cui cercano di sopravvivere. In particolare per quanto riguarda l’aria, lo studio pubblicato su Lancet nel 2013 è stato talmente convincente che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Airc) di Lione, ha annunciato il 13 ottobre dello stesso anno di avere incluso l’inquinamento atmosferico e le polveri sottili (in gergo particolato) fra i cancerogeni umani di tipo 1. Più di recente, l’Organizzazione Mondiale per la Salute (ottobre 2015) ha reso noto ufficialmente che alcuni tipi di carne sono state inserite tra le sostanze che possono contribuire a provocare il cancro. Quelle “lavorate” sono ora nel Gruppo 1 (sostanze sicuramente cancerogene) per i tumori di colon e stomaco, mentre la carne rossa è nel gruppo II (sostanze probabilmente cancerogene) per i tumori di colon, pancreas e prostata. Le carni lavorate sono quelle salate, essiccate, fermentate, affumicate, trattate con conservanti. Quelle rosse sono manzo, vitello, agnello, montone, cavallo e capra. Questa decisione è stata presa sulla base di ottocento studi epidemiologici. Ovviamente l’annuncio è stato seguito da una serie di articoli che tendevano a ridimensionarne la portata, da un lato suggerendo che modeste quantità eliminavano i rischi, dall’altra escludendo la carne “italiana” considerata particolarmente sana. Pochi i commenti che ricordavano l’esistenza di allevamenti intensivi e di macellazioni crudeli per gli animali, oppure la mancanza di controlli sulle importazioni di bestiame.
Infine, non va dimenticare un fatto importante che non concerne ovviamente solo i tumori. È vero che la durata media della vita, specie nei paesi cosiddetti “sviluppati” è aumentata, ma non si deve però sottovalutare il fatto che in Italia si è invece ridotta “l’aspettativa di vita in salute”, e che questo fenomeno è particolarmente accentuato per le donne.

Alberto Castagnola

fonte: http://comune-info.net/ 

Smog: ha vinto la lobby delle automobili!

smog Milano

Il 03 febbraio 2016, il Parlamento Europeo, chiamato su raccomandazione della Commissione ambiente a porre il veto sulla decisione con cui il 28 ottobre 2015 il Comitato Tecnico sui Veicoli a Motore  (TCMV) ha  più che raddoppiato il livello di NOx ammissibile per i diesel Euro 6 fino al 2020 e elevati poi del 50%, non ha raggiunto la maggioranza necessaria a rigettare la decisione del TCMV ed i livelli NOx per i veicoli Diesel sono stati in pratica stravolti.
Lo scenario che si disegna dopo questa mattina evidenzia la gravissima responsabilità del nostro governo che in sede Europea – nell’ambito TCMV - aveva proposto un innalzamento ancora superiore[1] dei limiti e che recentemente ha fatto pressioni sui nostri parlamentari perché non ponessero il veto alla decisione la cui legittimità istituzionale era fra l’altro stata esclusa da un autorevole parere.
In base all’Environmental Performance Index pubblicato pochi giorni fa dall’Università di Yale l’Italia è al 167 posto su 180 paesi al mondo per il livello di esposizione della popolazione all’NO2. L’NO2 nelle nostre città deriva in grandissima proporzione dalle emissioni NOx dei veicoli diesel che inoltre, combinandosi con i composti organici volatili, contribuisce alla formazione del PM2.5 e dell’ozono.
L’NO2 è un gas che provoca gravi danni alle membrane cellulari a seguito dell’ossidazione di proteine e lipidi (stress ossidativo) e riacutizza le malattie infiammatorie croniche delle vie respiratorie, quali bronchite cronica e asma, riduce la funzionalità polmonare, ed è fortemente indiziato di provocare danni all’apparato cardio-vascolare inducendo patologie ischemiche del miocardio, scompenso cardiaco e aritmie cardiache. Infine, ma non ultimo, un recentissimo ed importante studio italiano [1] riconduce all’esposizione del feto all’NO2 in gravidanza una riduzione significativa dello sviluppo cognitivo dei bambino. 
Queste sono le misure strutturali che ci si deve attendere dal governo di un paese che ha il peggior numero di morti premature in Europa da inquinamento atmosferico e 23000 anno circa solo per l’esposizione all’NO2. Inutile che i nostri Ministri facciano annunci di buone intenzioni di politiche interne – già esse ormai poco credibili per il reiterato inadempimento – se le politiche europee dell’Italia che davvero governano i cambiamenti strutturali vengono abbandonate alle bramosie di quella o quell’altra lobby”.
Non si azzardi d’ora in poi il nostro Governo a difendersi nella procedura Europea di infrazione in corso per violazione dei limiti sull’NO2 in corso lamentando che le emissioni di NOx dei diesel sono fuori controllo.
E’ ora che ognuno faccia il suo mestiere, con trasparenza e assunzione di responsabilità.
E la politica deve difendere i cittadini, non gli interessi di pochi.  Da quello che è accaduto oggi l’Italia, per il comportamento tenuto nella negoziazione dei test auto RDE ed il numero dei parlamentari convinti a non porre il veto, non può tirarsi fuori.
Cittadini per l’Aria Onlus chiede una riunione urgente sulle politiche dell’aria in Europa per l’Italia che, come dimostra la relazione  presentata oggi alla Commissione Ambiente della Camera  dal sottosegretario Gozi, non viene evidentemente considerata un tema degno di essere trattato con la necessaria attenzione e dedizione e che, al contrario, sono cruciali perché l’Italia esca dalla morsa dell’inquinamento atmosferico.
I prossimi mesi saranno importantissimi per le politiche dell’aria e il Governo Italiano può e deve dare una svolta. Nell’interesse dei cittadini che, non potendo scegliere l’aria che respirano, alla fine sono quelli che pagano il conto.

Ps: Segnaliamo che i dati della votazione di oggi sono pubblici
Questi i nomi dei parlamentari europei italiani che hanno votato contro il veto: GIOVANNI LA VIA, RAFFAELE FITTO, MARA BIZZOTTO, MARIO BORGHEZIO, GIANLUCA BUONANNO, LORENZO FONTANA, MATTEO SALVINI, LORENZO CESA, SALVATORE CICU, ALBERTO CIRIO, LARA COMI, HERBERT DORFMANN,  ELISABETTA GARDINI, FULVIO MARTUSCIELLO, BARBARA MATERA,  ALESSANDRA MUSSOLINI, ALDO PATRICIELLO, SALVO POGLIESE,  MASSIMILIANO SALINI,  ANTONIO TAJANI.
E questi si sono astenuti:  SIMONA BONAFE', CATERINA CHINNICI, SILVIA COSTA,  MICHELA GIUFFRIDA, LUIGI MORGANO.
[1] Si legge testualmente nelle conclusioni della nostra delegazione nel TCMV “per seguire un approccio bilanciato che tiene in conto le esigenze ambientali e di salute e salvaguarda i recenti investimenti Euro 6 sulla calibrazione del software occorre adottare un fattore di conformità non inferiore a 3 per il primo periodo. Con riferimento allo studio del JRC, ciò significherebbe che il 60 % dei test che oggi violano i limiti emissivi NOx rientrerebbero nel nuovo limite”.

Ritratto di Cittadini per l'aria
http://www.cittadiniperlaria.org

Ilva, grazie al M5S le petizioni dei cittadini arrivano in Europa

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La battaglia del Movimento 5 Stelle per la difesa di cittadini di Taranto e lavoratori dell'Ilva arriva al Parlamento europeo. Grazie alla richiesta della portavoce Eleonora Evi due petizioni presentate dai cittadini di Taranto sono state calendarizzate in febbraio e verranno discusse al Parlamento europeo. Le due petizioni esprimono preoccupazione per il grave problema d'inquinamento provocato dallo stabilimento dell'Ilva di Taranto e, in particolare, per l'impatto delle polveri tossiche provenienti dai 70 ettari di parchi minerari, causa di un vero e proprio disastro ambientale.
All'Ilva di Taranto sta crollando tutto. Gli impianti sono ormai al collasso e i lavoratori temono per la loro incolumità. Ecco le ultime notizie arrivate dagli stabilimenti: una nuova perdita di soda da una tubazione, le peripezie di alcuni lavoratori che, per poter accedere a un serbatoio di catrame, devono attraversare il tetto di un altro serbatoio rischiando di cadere, pedane in legno a rischio incendio e la mancanza di coibentazione su una tubazione contenente catrame. Gli operai lamentano, inoltre, condizioni igieniche assurde.
Il Movimento 5 Stelle, tramite la portavoce Rosa D'Amato, ha presentato una segnalazione ad ASL, ARPA, ISPRA, Comune di Taranto e Regione Puglia in cui sono state elencati tutti i deficit strutturali degli stabilimenti. Se queste Istituzioni dovessero latitare, il Movimento 5 Stelle continuerà questa battaglia in difesa dei diritti del lavoratori presentando un esposto alla magistratura.
Il Movimento 5 Stelle chiede che le direttive europee che tutelano la salute dei lavoratori e dei cittadini vengano applicate. Le informazioni messe a disposizione della Commissione Europea hanno evidenziato che l'impianto opera in violazione di diverse condizioni di autorizzazione tese a evitare o ridurre l'inquinamento derivante dai processi di produzione. Le misurazioni hanno mostrato un grave inquinamento non solo dell'aria, ma anche dell'acqua e del suolo. Il più colpito dalla contaminazione è il rione Tamburi nel comune di Taranto.
Il Movimento 5 stelle ha richiesto e ottenuto la calendarizzazione urgente delle due petizioni visto che l'azienda continua a produrre senza ottemperare all'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). La stessa Azienda sanitaria locale della città di Taranto ha addirittura raccomandato di non uscire di casa durante il giorno e di ridurre qualsiasi attività sportiva all'aperto al fine di minimizzare l'esposizione a polveri sottili della popolazione della città. Questa situazione si verifica pressoché ciclicamente in occasione dei cosiddetti «wind days» con vento proveniente da nord-ovest (area industriale). Questa soluzione proposta è ridicola e niente affatto risolutiva del problema perché non è in grado di salvaguardare la salute dei cittadini che sono esposti a inquinanti cancerogeni e teratogeni a dosi costanti tutto l'anno.
Il Movimento 5 Stelle lotta in difesa di cittadini e lavoratori. Il Governo, con l'ennesimo regalo di 800 milioni di aiuti di Stato, protegge solo gli interessi degli imprenditori amici che vogliono comprarsi l'Ilva.

fonte: MoVimento 5 Stelle Europa