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Ispra, pubblicato il Rapporto di sostenibilità

























E’ il primo ente di ricerca in Italia a pubblicare un Rapporto di sostenibilità. Una novità per l’Istituto e una scelta precisa: quella di condividere non solo le attività che hanno visto impegnata Ispra nel corso del 2019, ma anche l’identità, i valori e l’impegno con cui l’Istituto svolge il proprio lavoro da molti anni.

L’emergenza Covid-19 ha fatto slittare di qualche mese l’uscita del Rapporto. Un anno particolare, in cui l’ambiente e le pressioni antropiche sull’ecosistema sono diventate un tema centrale del dibattito scientifico. Allo stesso tempo l’Italia si troverà nei prossimi mesi ad effettuare scelte importanti nel campo dell’ambiente e della digitalizzazione. Tutto nel quadro più ampio dell’Agenda 2030, del Green Deal, dell’Accordo di Parigi e della Strategia sulla Biodiversità. Fondamentale, quindi, per un Istituto come Ispra offrire un panorama generale delle attività, delle competenze e delle professionalità da mettere al servizio del Paese.

Il documento offre una visione complessiva del ruolo e delle attività di Ispra. Dopo una presentazione dell’Istituto, della governance e dell’identità, seguono alcuni approfondimenti su temi che si possono ricondurre a tre macro-focus: il cambiamento climatico, l’economia circolare, gli ecosistemi e la biodiversità.

Leggi il Rapporto completo: https://www.isprambiente.gov.it/files2020/pubblicazioni/documenti-tecnici/rapporto-2020-ispra-settembre.pdf

fonte: https://www.snpambiente.it

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RAEE: 765 mila tonnellate gestite da Ecodom in 10 anni. Italia fanalino di coda


















I RAEE sono, senza dubbio, i rifiuti più caratterizzante della nostra epoca. Tutti noi abbiamo in casa frigoriferi, lavastoviglie, cellulari, televisori, lampadine e chi più ne ha, più ne metta. È dunque logico che questi apparecchi, arrivati a fine vita, debbano essere smaltiti, in modo ambientalmente ed economicamente sostenibile, andando a estrarne le materie prime seconde, utilissime per la costruzione di nuovi apparecchi, in piena logica circolare. Ecodom, il più grande Consorzio Italiano per il Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici, è stato in questa attività un vero e proprio pioniere, vantando ben 10 anni di attività in cui ha gestito 765 mila tonnellate di elettrodomestici dismessi, riciclando la bellezza di 668 mila tonnellate di materie prime seconde. Solo per fare un esempio, il ferro estratto dagli elettrodomestici gestiti da Ecodom in questa decade è arrivato a 460 mila tonnellate, una quantità pari a oltre mille treni Frecciarossa.
Un bilancio dunque molto positivo per il consorzio, che oggi ha celebrato questo traguardo decennale presentando a Roma il nuovo rapporto di sostenibilità 2017 (consultabile online su www.ecodom.report/it) e un libro che ne ripercorre la storia di successo, “L’era dei RAEE – 10 anni di Ecodom, scritto dal giornalista Marco Gisotti. Ma oltre alle tante luci, frutto del bvuon lavoro svoloto dal consorzio, Ecodom ha anche restituito una fotografia precisa (e impietosa) dei numeri complessivi dell’Italia nella raccolta dei RAEE dove il Belpaese non ne esce affatto bene. Con circa 5 kg per abitante di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) raccolti ogni anno l’Italia è il fanalino di coda in Europa, superata di gran lunga da paesi come Francia, Regno Unito, Irlanda, Austria e Belgio che si attestano su oltre 8 kg e surclassato da Svizzera e Norvegia con ben 15 kg raccolti per abitante.
Il motivo di questo gap purtroppo va individuato nella vasta presenza nel nostro paese di sistemi di smaltimento illegali e nella mancata emanazione di leggi che impongano una qualità elevata nel trattamento dei RAEE. Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom, ha ben sintetizzato questa problematica nelle sue dichirazioni:


Considerando che la Comunità Europea ha fissato il target pari al 65% dell’immesso sul mercato per il 2019 è importante che lo Stato italiano inizi a cercare attivamente i flussi di RAEE nascosti, gestiti al di fuori del controllo dei Sistemi Collettivi. Sono necessarie attività investigative sui flussi illegali di RAEE, cui faccia seguito l’applicazione di sanzioni amministrative e penali commisurate all’entità sia dei profitti illeciti sia dei danni ambientali e sociali provocati. E’ inoltre indispensabile – conclude Arienti – che nel 2018 venga approvato il Decreto sulla qualità del trattamento dei RAEE e che l’iter di recepimento delle Direttive Comunitarie contenute nel pacchetto di Economia Circolare sia l’occasione per semplificare e rendere più praticabile la normativa italiana sui rifiuti”.

A margine del convegno sui dieci anni di Ecodom abbiamo rivolto alcune domande proprio a Giorgio Arienti, che ci ha illustrato lo stato della raccolta dei RAEE in Italia, e a Marco Gisotti, autore del libro “L’era dei RAEE – 10 anni di Ecodom”:




fonte: www.greenstyle.it

Agenzia europea per l'ambiente, rapporto sull'economia circolare

Per approdare ad un'economia circolare è necessario che i prodotti siano più facili da riparare e riutilizzare, questo li rende più duraturi nel tempo





















Il rapporto, presentato in occasione del Forum mondiale sull'economia circolare, esamina in modo specifico il modello su cui si basa il design del prodotto e di come le tendenze emergenti di produzione e di consumo possano migliorare oppure ostacolare un utilizzo più circolare e più efficiente del prodotto stesso.
Un'economia circolare efficiente richiede non solo che i beni siano più duraturi, in quanto riparabili e riutilizzabili, ma anche lo sviluppo di servizi di supporto e infrastrutture di riciclaggio.
Attualmente la progettazione del prodotto si basa sul modello lineare «fatto-usato-gettato», modello che risulta fortemente dipendente da materie prime ed energia utilizzate entrambe in grande quantità ed a basso costo economico. L'attuale modello di sviluppo risulta fortemente impattante e comporta una serie di problemi ambientali,  tra questi: la maggior quantità di rifiuti da gestire, le emissioni di carbonio e la perdita di biodiversità.
L'economia circolare si basa, al contrario, su un uso più efficiente e sostenibile delle risorse, che tiene conto del valore dei materiali e dei prodotti che dovrebbero essere sfruttati nella maniera migliore possibile e per il più lungo tempo possibile. Questo elementare, quanto fondamentale, comportamento andrebbe a ridurre la necessità di nuovi materiali e di energia: in questo modo si avrebbero minori emissioni di carbonio e minori pressioni ambientali legate al ciclo di vita dei prodotti (estrazione delle materie prime-energia utilizzata per produrre le merci-utilizzo fino allo smaltimento del prodotto in impianti di recupero/smaltimento).
In questo contesto, l'efficienza delle risorse, la riduzione dei rifiuti, il miglioramento della capacità di riutilizzare, riparare o riciclare i prodotti sono passi importanti e necessari al fine di una conversione dell'economia in chiave sostenibile.
Il rapporto mette in evidenza inoltre che il miglioramento della capacità di riutilizzo e riciclo dei prodotti può offrire importanti benefici ambientali ed economici incoraggiando, ad esempio, innovazioni nella progettazione di prodotti meno dannosi per l'ambiente nonché servizi basati sul recupero dei prodotti.
In definitiva, anche se l'economia lineare è profondamente radicata nel tessuto sociale, le tendenze emergenti della produzione e del consumo indicano che il ruolo dei prodotti nella società sta cambiando, con potenziali benefici per l'utilizzo di materiali circolari. Ad esempio, nuove tecnologie, come la stampa 3D, possono ridurre il numero di materiali utilizzati in un prodotto e possono essere usati per stampare parti di ricambio, stimolando la riparazione dei prodotti. Tali sviluppi possono essere anche una barriera per il riciclaggio e questo nel caso in cui la tecnologia porti alla costituzione di complessi miscugli di materiali diversi che, integrati in un unico prodotto, ne rendono più difficile la successiva separazione.
Su quello che potrà essere lo scenario futuro, purtroppo, non c'è chiarezza; molto dipenderà dai governi e dagli incentivi finanziari per trasformare le attività di nicchia più promettenti in modelli economici circolari e questo avendo un'attenzione particolare alla conoscenza dei legami tra i prodotti ed i materiali, al loro modello di business ed al comportamento dei consumatori.
Visualizza il rapporto Circular by design

fonte: http://www.arpat.toscana.it