Visualizzazione post con etichetta #RiduzioneGasSerra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #RiduzioneGasSerra. Mostra tutti i post

"Il peggio deve ancora venire", l'allarme nel rapporto Onu sul Clima

Approvato dai delegati di 195 Paesi con il contributo di 234 scienziati, la ricetta per riportare il termometro in equilibrio consiste nel dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050



"Il peggio deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi". È l'allarme lanciato nell'introduzione del rapporto sul clima del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite.

La ricetta per riportare il termometro in equilibrio consiste nel dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050. Se non si inverte la rotta, evidenziano gli scienziati, nel 2030 potremmo arrivare a 3 gradi e nel 2.100 fino a 4.
Il frutto del lavoro di 234 scienziati

Alla pubblicazione hanno lavorato 234 scienziati di 195 Paesi riuniti dal 26 luglio a porte chiuse e virtualmente per negoziare riga per riga, parola per parola, le previsioni degli esperti Onu sul clima che aggiornano le ultime stilate sette anni fa.

Il tutto, mentre si susseguono disastri naturali in tutto il mondo, dalle inondazioni in Germania e Cina ai maxi incendi in Europa e Nord America.

"Credo sarà uno dei più importanti rapporti scientifici mai pubblicati", ha dichiarato sui social la climatologa Corinne Le Quéré, non presente tra gli autori del documento, che arriva a tre mesi dalla conferenza sul clima COP26 delle Nazioni Unite a Glasgow (Scozia), ritenuta cruciale per il futuro dell'umanità.

Una delle questioni centrali sarà la capacità del mondo di limitare il riscaldamento globale a +1,5°C rispetto all'era preindustriale, obiettivo ideale dell'Accordo di Parigi.

Presidente COP26, agire ora o non avremo più tempo

"Non possiamo permetterci di aspettare due, cinque o 10 anni: questo è il momento, o si agisce ora o non avremo più tempo": parole dal sapore di ultimatum per il mondo, quelle del presidente designato della Conferenza mondiale dell'Onu (COP26) sul clima, Alok Sharma, pronunciate alla vigilia della pubblicazione di un rapporto delle Nazioni Unite che sarà per la comunità internazionale il più chiaro e deciso avvertimento sui pericoli e le conseguenze dell'accelerazione del cambiamento climatico.

Il capo del vertice in programma a novembre a Glasgow, in Scozia, ha avvertito che il rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) in uscita oggi, mostrerà che il mondo è sull'orlo di un potenziale disastro.

fonte: www.agi.it

https://ipccitalia.cmcc.it/climate-change-2021-le-basi-fisico-scientifiche-i-cambiamenti-climatici-sono-diffusi-rapidi-e-si-stanno-intensificando/


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

Clima 2020: calano le emissioni di gas serra. Rinnovabili al palo, Italia sempre più calda

Nuovo rapporto di Italy for Climate: l'Italia non riuscirà a centrare l'obiettivo del -55% al 2030. Da noi la temperatura aumenta più della media mondiale, ma c’è un boom di vendite di auto ibride e elettriche



Le performance climatiche dell’Italia nel 2020, anno della pandemia, hanno registrato la diminuzione delle emissioni di gas serra per merito, se è un merito, della grave recessione indotta dalle misure sanitarie che hanno fatto scendere i consumi energetici. Però le emissioni di gas serra negli ultimi 30 anni sono calate appena la metà del taglio necessario a centrare il nuovo target del -55% al 2030; e c’è lo stallo delle rinnovabili, che non crescono da un decennio e nel 2020 sono addirittura diminuite, perdendo una produzione di energia pari a 400mila tonnellate equivalenti petrolio. Il Covid, poi, non arresta la crisi climatica: l’Italia è sempre più “calda”, rispetto al 1880 la temperatura media è aumentata di quasi 2,4 °C, molto più della media mondiale di circa +1°C, e nel solo 2020 sono stati censiti in Italia quasi 1.300 eventi meteorologici estremi. Ma nel 2020 ci sono anche segnali incoraggianti: la drastica riduzione dell’uso del carbone, il boom delle vendite di auto elettriche e ibride che coprono ora circa il 20% del mercato.
La fotografia dell’Italia del clima è contenuta nel Rapporto “10 trend chiave sul clima2020: che cosa è accaduto in Italia nell’anno della pandemia” realizzato da Italy for climate, l’iniziativa della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che ha raccolto le adesioni di imprese impegnate sul tema del cambiamento climatico (Chiesi, Conou, Davines, Edison, Erg, Illy, Italian Exhibition Group), che fornisce una rappresentazione sintetica di alcune tendenze rilevanti in materia di clima e energia.

I dieci trend

Nel 2020 con la pandemia l’economia italiana ha subito la più grave recessione dal dopoguerra a oggi, con il Pil in picchiata -8,9% e la produzione industriale che nel lockdown è scesa di quasi il 45%. In trent’anni si è registrato appena metà del taglio delle emissioni di gas serra necessario al 2030, nel 2020 -27% rispetto al 1990. L’Italia, nonostante gli effetti della pandemia, è quindi lontana dall’ obiettivo europeo del -55% al 2030 e dalla neutralità climatica entro metà secolo. Nel 2020 le emissioni sono diminuite del 9,8% rispetto all’anno precedente.
Calano tutti i consumi energetici, ma la pandemia colpisce in modo particolare i combustibili per i trasporti (-16%) e il carbone (-27%), in particolare quello per la produzione di elettricità.
Le rinnovabili non crescono da quasi un decennio e nel 2020 il consumo di energia rinnovabile è nuovamente diminuito: -400mila tonnellate equivalenti di petrolio. I nuovi impianti per la generazione elettrica da rinnovabili sono fermi al palo: in un anno installati circa 1.000MW, ne servirebbero almeno 7.000. In Europa nel 2020 sono stati installati oltre 30.000 MW, con Germania, Spagna e Francia in prima linea.
La produzione di energia elettrica da carbone ai minimi storici, con l’obiettivo del completo phase-out entro il 2025 che non sembra più irraggiungibile, e le emissioni specifiche del kWh elettrico non sono mai state così basse, 258 gCO2/kWh.
Calano gli spostamenti privati (-20% rispetto al 2019), cambiano un po’ le abitudini alla mobilità delle persone che vanno di più a piedi e in bicicletta, triplica lo smartworking (+200%). Boom di vendite di auto ibride ed elettriche che arrivano a coprire quasi il 20% del mercato, crollo di diesel e benzina (-40%). Tornano a diminuire le emissioni dei nuovi veicoli. Rebound: con la fine delle restrizioni, il periodo estivo, tornano subito a crescere consumi ed emissioni che raggiungono già livelli pre-crisi.
La crisi climatica morde in Italia: le temperature crescono più che nel resto del mondo +2,4 °C e si moltiplicano gli eventi estremi. Censiti per l’Italia quasi 1.300 eventi meteorologici estremi connessi al cambiamento climatico. Si tratta del valore più alto mai registrato dopo l’anno record 2019, dal 2008 si sono moltiplicati otto volte e questa è la tipologia: +480% i tornado, +580% le piogge intense e le bombe d’acqua, +1.100% le grandinate e +1.200% le raffiche di vento.

Il commento di Edo Ronchi

“Gli eventi generati dalla crisi climatica - ha sottolineato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile - sono sempre più drammatici. In Italia, solo nell’ ultimo mese, la Sardegna sta bruciando, Milano e la Lombardia sono andate sott’ acqua e hanno sperimentato grandinate eccezionali, l’Europa è stata colpita da quella che è stata definita l’alluvione del secolo. Incendi e alluvioni si succedono con frequenza e gravità in continuo peggioramento in varie parti del mondo. L’attenzione dei cittadini e del media è fortemente cresciuta, manca, invece, un’adeguata accelerazione delle misure, concrete e impegnative, di riduzione dei gas serra. Se aspettiamo che partano tutti per aumentare il nostro passo, saremo travolti dalla crisi climatica. Insieme all’Europa dobbiamo incalzare i ritardatari - a partire dalla Cina che sta rinviando misure incisive per il clima - dimostrando che siamo in grado di realizzare rapidamente un’economia climaticamente neutrale, con maggior benessere e più occupazione e tassando adeguatamente le importazioni di prodotti ad alte emissioni provenienti da Paesi che non si impegnano per il clima“.

Per saperne di più: www.italyforclimate.it

fonte: www.e-gazette.it/


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

Riciclare la plastica… per fare altra plastica. L’idea rivoluzionaria di un’azienda canadese















Plastica, uno dei più gravi problemi ambientali di tutti i tempi. Ma Loop Industries, un’azienda canadese, potrebbe avere la soluzione: un nuovo sistema di riciclo, economico e sostenibile, che recupera la plastica impiegandola per realizzare… altra plastica, realizzando così una sorta di anello virtuoso chiuso, in cui non si consuma nuovo petrolio per produrre plastica, né si consuma tutta l’energia richiesta normalmente dagli attuali metodi di riciclo.
Come sappiamo, i rifiuti plastici possono impiegare anche 1000 anni per decomporsi, mentre annualmente i produttori consumano tra gli 80 e i 120 miliardi di dollari in ‎‎combustibili fossili‎‎ per fabbricare oggetti di plastica monouso, come le bottiglie di acqua. Certo, la plastica è attualmente riciclabile, ad esempio è impiegata per la realizzazione di capi in pile. Tuttavia ‎il processo richiede energia supplementare che contribuisce ad aumentare i consumi energetici, rilasciando nell’atmosfera una maggior quantità di ‎‎gas serra, colpevoli del cambiamento climatico in atto.
Loop Industries invece, anziché ‎utilizzare petrolio e gas naturale, prende oggetti in plastica già esistenti e altri contenenti fibra di poliestere, come tappeti e magliette, e li scompone per trasformarli nuovamente in plastica, da utilizzare per altri prodotti. Un processo che richiede molta meno energia del riciclaggio convenzionale e aiuta a ridurre i gas serra. ‎
“Non solo stiamo usando rifiuti plastici, ma stiamo utilizzando rifiuti plastici che oggi non hanno alcun valore, quelle che finiscono nei nostri fiumi, mari e discariche, perché nessuno può fare nulla con il materiale”, ha commentato Daniel Solomita, Presidente, Amministratore Delegato e fondatore di Loop Industries, in un’intervista rilasciata a Business Insider. “Nel nostro ciclo invece prendiamo materiali dal valore molto modesto per creare un prodotto di alto valore”.
Il tutto è reso possibile da un catalizzatore sviluppato e brevettato dall’azienda stessa, che consente di scindere i compositi complessi nei loro monomeri di baseDMT (Dimetil tereftalato) e MEG (glicole etilenico). Questi ultimi vengono poi purificati per eliminare eventuali additivi e poi impiegati per produrre PET (polietilene tereftalato), ossia la materia di base per molti prodotti plastici. ‎I prodotti finiti di Loop attualmente sono già utilizzati da Evian, Coca-Cola e Pepsi, mentre l’azienda sta costruendo il suo primo impianto statunitense nella Carolina del sud. ‎
fonte: https://www.tomshw.it