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Negozio Leggero, dove fare la spesa alla spina per un nuovo commercio di vicinato

Negozi dove poter acquistare prodotti alimentari, per la casa e per la persona, alla spina o con il vuoto a rendere. Una delle prime esperienze in Italia è il Negozio Leggero, nato a Torino dall’idea di cinque ragazzi e ragazze impegnati da lungo tempo nell’ambito della riduzione dei rifiuti e che in questi anni sono riusciti ad avviare numerosi progetti “leggeri” per ripensare collettivamente il nostro modo di fare la spesa.














Torino - Di negozi sfusi, alla spina e zero waste ne sentiamo sempre più parlare in questi anni: sono diventati per molte persone un nuovo modo di acquistare generi alimentari, una filosofia di vita per un consumo più consapevole e quando si comincia a frequentarli, diventa molto difficile tornare indietro. Sì, perché attraverso un gesto quotidiano come fare la spesa, diventiamo tutti parte di quel cambiamento più urgente che mai, non solo individuale ma soprattutto collettivo. I negozi sfusi diventano quindi un punto di partenza per ripensare ai nostri stili di vita partendo dalle piccole cose quotidiane come ciò che mangiamo e beviamo, i detersivi che utilizziamo, i cosmetici che acquistiamo, quanta plastica produciamo.

L’articolo di oggi è dedicato a uno tra i primi negozi sfusi in Italia, che in questi anni, per il successo che ha avuto, si è diffuso in sempre più città uscendo perfino dai confini nazionali, come nel caso della Francia e della Svizzera: stiamo parlando del Negozio Leggero. Molti di voi lo conosceranno già, ma per chi fosse la prima volta, è questa l’occasione per scoprirne 
 di più.

 

Possiamo considerare il Negozio Leggero un precursore in Italia in fatto di negozi alla spina. La prima attività ha infatti aperto a Torino nell’aprile del 2009, anno in cui in Europa ancora non esistevano progetti simili, che condividessero la volontà di creare una rete diffusa sul territorio. Come scritto sul sito, “è stato il primo negozio al mondo in cui acquistare prodotti senza imballi o con vuoto a rendere”. La parola d’ordine è zero waste: attraverso il negozio fisico e online, la vendita alla spina permette di acquistare prodotti di qualità a filiera controllata senza imballaggio, alleggerendo la produzione dei rifiuti domestici e la spesa. Non solo: acquistando prodotti sfusi si minimizzano anche gli sprechi perché, come ben sappiamo, si compra solo ciò di cui si ha realmente bisogno.

«Abbiamo dato a Negozio Leggero la forma del franchising – spiegano i fondatori – perché volevamo far arrivare il progetto in più territori e volevamo farlo con persone che ci assomigliano, che hanno voglia di fare impresa e allo stesso tempo dare il proprio contributo al cambiamento». I negozi leggeri sono infatti pensati per essere facilmente replicabili e per questo nascono come punti vendita di piccole e medie dimensioni che possono essere avviati ovunque, diventando parte di un commercio di prossimità che offre un’alternativa diversa e sostenibile.

Ideatore del progetto è l’ente di ricerca ambientale Ecologos che negli anni è riuscito a disimballare oltre 1.500 prodotti di qualità, a filiera controllata e provenienti da produttori medio-piccoli che garantiscono condizioni di lavoro eque. La rete in franchising è invece gestita dalla società Rinova, costituita da giovani imprenditori e impegnata nello sviluppo di tecnologie e sistemi volti alla riduzione dei rifiuti: insieme, queste due realtà lavorano in modo coordinato per portare una virtuosità “circolare” nel commercio locale e fare in modo che il cambiamento di un singolo individuo porti al cambiamento della collettività verso uno stile di vita più sano ed etico.

Come ha raccontato Cinzia Vaccaneo, founder di Negozio Leggero, «scegliere sfuso non è solo semplice e sostenibile, ma anche conveniente: chi acquista risparmia in media dal 30% al 70% rispetto all’equivalente confezionato e riduce notevolmente la produzione di rifiuti. Abbiamo calcolato che una famiglia di quattro persone che fa la spesa abitualmente al Negozio Leggero arriva a risparmiare in un anno oltre 200 chili di rifiuti».

In negozio è possibile portare i propri recipienti da casa e riempirli con la quantità desiderata di prodotto, altrimenti sono presenti diverse soluzioni come contenitori riutilizzabili, principalmente in vetro, da acquistare solo la prima volta e da riutilizzare quelle seguenti. Ovviamente non ci sono delle quantità definite per l’acquisto minimo e si possono comprare dai pochi grammi a qualche chilo, in base alle esigenze di ciascuno, così 
da ridurre gli scarti alimentari.


Il team di Negozio Leggero

Al suo interno si trova poi tutta la gamma di prodotti cosmetici e per alcuni generi alimentari è stato utilizzato il sistema di vuoto a rendere che permette di avere prodotti sigillati in imballaggi di vetro che, una volta riportati in negozio, vengono opportunamente igienizzati e riutilizzati nel circuito. «La parola d’ordine per la cosmetica è sicuramente “plastic free” e i prodotti per la cura della persona a marchio Negozio Leggero, oltre ad essere senza parabeni, EDTA, siliconi, oli minerali e derivati animali, sono tra i pochissimi, e per alcuni prodotti, gli unici, ad essere confezionati nel vetro, materiale nobile che ci permette di riutilizzare i contenitori innumerevoli volte».

Oltre alla rete del Negozio Leggero, negli anni sono stati sviluppati altri progetti per una sostenibilità a 360°: l’ultimo nato è Liberi dalla plastica, il primo “giornale di bordo” nato su Instagram che raccoglie dati, promuove soluzioni all’uso indiscriminato della plastica monouso, e dialoga con le esperienze reali degli utenti.

«Il nostro lavoro di ricerca ci permette inoltre di monitorare costantemente quanto incide a livello ambientale la mancata produzione di imballaggi: ad esempio, in un anno l’eliminazione delle confezioni sulle sole vendite di vino e detersivo porta un risparmio complessivo di risorse pari a 104.290 kWh di energia, 34 tonnellate di CO2 non emessa in atmosfera e oltre 9,8 milioni di litri di acqua che non sono stati utilizzati per la produzione e lo smaltimento del packaging in eccesso».



Da anni la diffusione dei negozi leggeri è in crescita. Il più recente progetto è il Negozio Leggero di Rivoli (TO), avviato da Sara Forlani e Stefano Premoli. Due giovani che contribuiscono a diffondere la rivoluzione zero waste: Sara lavora da sempre a contatto con il pubblico e partecipa attivamente in campagne di sensibilizzazione ambientale mentre Stefano, economista ed editore, negli ultimi anni ha deciso di dedicarsi a scelte imprenditoriali nel campo della sostenibilità ambientale. Insieme si sono lanciati in questa nuova avventura, per fare la propria parte verso un consumo più sano, etico e circolare che ci auguriamo diventi sempre più un’abitudine condivisa.

fonte: www.italiachecambia.org


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Spreco alimentare: problema etico, economico e ambientale

Ogni anno, nel mondo, si sprecano circa 16 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo di quello prodotto per uso umano. Una situazione inaccettabile che ha risvolti etici, economici e ambientali. Come risolverla? Partendo dal carrello della spesa e dal frigorifero di casa




L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per la prima volta, ha indetto una Giornata internazionale della Consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari. Ogni anno, in tutto il mondo, un terzo del cibo prodotto per uso umano viene sprecato. Tradotto in numeri, uno sperpero di circa 16 miliardi di tonnellate. Un problema etico, senza dubbio, ma anche economico e ambientale che comporta lo smaltimento di questa immensa mole di rifiuti.

Nella sola Europa si stima che il 20% del cibo vada perso o sprecato, mentre milioni di persone non hanno accesso al cibo: una situazione inaccettabile che colpisce le persone più fragili. Per la commissaria europea la Salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides non ci sono scuse: «Dobbiamo riprogettare con urgenza i nostri sistemi alimentari. Quest’anno il Covid-19 ci ha costretto a ripensare il nostro modo di vivere e ad adattarci a nuove realtà, e ha dimostrato l’importanza di sistemi alimentari sostenibili, dalla terra alla tavola. Tutti dobbiamo impegnarci a lottare contro le perdite e gli sprechi alimentari».

Da uno studio di Coldiretti viene fuori un’Italia virtuosa: dopo l’emergenza Covid, il 54% degli italiani ha adottato varie strategie per diminuire o annullare gli sprechi alimentari. La prima, e forse la più banale, è quella di non buttare gli avanzi ma riproporli al pasto successivo, magari con qualche ritocco creativo; fare più attenzione alla data di scadenza (tenendo presente la differenza tra consumare entro o preferibilmente entro); comprare solo le quantità che servono di prodotti freschi anziché spedire nella pattumiera le eccedenze che inevitabilmente si rovinano.
La doggy bag, un imbarazzo immotivato

Uscendo dal ristorante, però, siamo molto meno virtuosi: solo il 34% circa dei clienti chiede di avere la doggy bag con il cibo avanzato, una pratica che all’estero è molto diffusa, a cominciare dagli Stati Uniti. Qualcuno ritiene che sia poco educato, qualcuno si vergogna di chiederla, invece gli stessi ristoratori ne sarebbero felicissimi: da un lato è un segno che il cibo che hanno servito è stato apprezzato, dall’altro avrebbero molta meno spazzatura da smaltire. Ormai esistono contenitori decorati in modo divertente come quelli di re-BOX che sembrano confezioni regalo: reFOOD è un contenitore completamente riciclabile per alimenti che può passare dal frigo al microonde, reWINE è un contenitore per portare a casa la bottiglia aperta ma non finita.

Bisogna fare una differenza tra perdite e sprechi: la perdita si verifica lungo la catena di approvvigionamento, ovvero dalla raccolta all’immissione in commercio, lo spreco avviene nelle fasi di vendita al dettaglio e consumo individuale. Secondo l’ultimo Rapporto FAO The State of Food and Agriculture 2019, circa il 14% viene perso tra la raccolta e la vendita. Quali sono gli anelli deboli di questa catena? Nelle aziende, a causa di pratiche errate; nei magazzini, a causa di stoccaggi inadeguati; nelle fasi di trasporto per l’inefficienza della logistica commerciale; nella vendita al dettaglio di prodotti che hanno tempi limitati di conservazione o che non soddisfano gli standard estetici richiesti dal consumatore; in casa, se si compra in eccedenza cibo che non si riuscirà a consumare.

La mobilitazione dei grandi chef

Anche gli chef si sono mobilitati e hanno aderito alla campagna di Too good to go, un movimento che cerca di sensibilizzare persone, aziende, scuole e politica contro lo spreco alimentare. Carlo Cracco, ad esempio, ha sensibilizzato i suoi clienti in modo ironico ovvero impiattando la pizza con un terzo in meno. La presenza di chef stellati – hanno aderito, tra gli altri, Heinz Beck, Cristina Bowerman, Moreno Cedroni, Claudio Sadler – che hanno condiviso la propria ricetta antispreco fa capire come lo spreco sia da evitare in ogni contesto, dalla trattoria sotto casa al super ristorante. Ma ognuno di noi deve iniziare le pratiche virtuose nel proprio carrello della spesa e nel proprio frigorifero. Piccoli, grandi gesti quotidiani.




fonte: www.rinnovabili.it

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Sfusitalia: è nata la mappa dei negozi di prodotti sfusi

Dove sono i negozi di prodotti sfusi? Quanti ce ne sono in città? E cosa vendono? Da queste domande e per rispondere all'esigenza personale e condivisa da molti di fare con semplicità la spesa in modo più consapevole, è nata Sfusitalia, una mappa online creata dalla giovane romana Ottavia Belli.





Con la crisi climatica che diventa sempre più evidente e l’inquinamento da plastica che assume dimensioni insostenibili, è quanto mai urgente la necessità di un cambiamento dei nostri stili di vita, che non può che passare da un ripensamento del nostro modo di fare la spesa quotidiana.

Da dove iniziare, quindi? Ad esempio preferendo alla GDO la “piccola distribuzione disorganizzata” (come ha fatto da anni l’ “ex consumatrice perfetta” Elena Tioli) e limitando drasticamente gli imballaggi di prodotti alimentari e di uso domestico optando per l’acquisto di prodotti sfusi. In tutto il Paese è già presente una moltitudine di punti vendita che hanno scelto di seguire questa direzione e oggi individuare questi negozi è davvero semplice.

Da un’esigenza personale della giovane romana Ottavia Belli è nata infatti Sfusitalia, una mappa online dei negozi che vendono prodotti sfusi e alla spina. Per sapere come funziona e come ha preso vita questo strumento la abbiamo intervistata.



Che cos’è Sfusitalia e come è nata l’idea?
Sfusitalia è il motore di ricerca di negozi che vendono prodotti sfusi, uno strumento per facilitare la ricerca e stimolare l’acquisto di beni privi di imballaggio. Una mappa on line e facilmente consultabile nata dalla mia difficoltà personale nel trovare un negozio sfuso vicino a me.

Conclusa la triennale in Cooperazione Internazionale e Sviluppo a dicembre 2018 mi sono dedicata a questo progetto con il desiderio di contribuire – nel mio piccolo – al grande e apparentemente insormontabile problema dei rifiuti. L’idea è nata perché tutte le persone a cui racconto delle mie abitudini quotidiane mi pongono sempre le stesse domande: Dove sono questi negozi? Quanti ce ne sono in città? Cosa vendono? Non trovando un sito dedicato al solo tema dei prodotti sfusi, ho deciso di crearlo io.

Come hai fatto questa mappatura?
La mappa è stata realizzata tramite le informazioni presenti online e la mia ricerca personale. Il giorno del lancio del sito erano presenti poco più di 150 negozi, oggi sono il doppio: abbiamo infatti appena raggiunto la quota di 300 negozi mappati! Ciò è stato possibile anche grazie alle segnalazioni dei cittadini che, tramite un apposito form del sito, hanno aggiunto i negozi alla mappa. Le informazioni vengono puntualmente controllate e verificate da Sfusitalia prima di essere visibili sul sfusitalia per poter dare un servizio preciso.



Come funziona?
Il sito è stato creato per essere più intuitivo e semplice possibile. Dopo aver inserito il proprio indirizzo nella casella di inserimento, la mappa individua il negozio più vicino nel raggio di uno, due, tre chilometri. Una volta localizzato, è possibile avere maggiori dettagli sulla tipologia di prodotti sfusi in vendita cliccando sull’icona che aprirà una finestra informativa: nome, indirizzo, sito internet e categoria dei prodotti sono le informazioni che possono essere trovate sulla scheda di ogni negozio.

Quanto sono diffusi i negozi di prodotti alla spina a Roma e in Italia?
Nelle grandi città come Roma, Torino e Milano vi è una maggior presenza di negozi di prodotti sfusi rispetto alle realtà più piccole. Roma ne conta più di 50, Torino circa 20 e Milano oltre 10. È possibile trovare gli sfusi anche in città meno dense come Lugano, Vicenza, Brescia, Rimini, l’Aquila, Matera, Reggio Calabria, Cagliari e tante altre. La cultura dello sfuso è decisamente più diffusa al nord e al centro rispetto alle regioni del sud Italia, credo sia un gap che si potrà colmare con l’educazione all’ambiente.

Quali sono i prodotti che possiamo acquistare sfusi?
Con il desiderio di cercare, ormai è possibile comprare ogni tipologia di prodotto privo di imballaggio. Troviamo generi alimentari come pasta, farina e semi, saponi per la casa, per i pavimenti, per la lavatrice e la lavastoviglie, ma anche prodotti per il corpo come shampoo, balsamo, dentifricio e molto altro ancora. Sfusitalia.it mette in risalto i negozi dividendoli per categorie di prodotti in vendita al fine di assicurare una spesa sfusa completa, premiando allo stesso tempo anche chi vende solo una o due tipologie (spesso per la casa).

Oltre ai negozi dediti principalmente agli sfusi, esistono anche attività come tabaccherie, farmacia, lavanderie che hanno deciso di vendere prodotti alla spina, generalmente prodotti per la casa o per la persona. In questo modo è stato possibile allargare in modo capillare la diffusione di prodotti alla spina.



Quali sono i vantaggi nell’acquistare prodotti sfusi?
I vantaggi dei prodotti sfusi sono ambientali, economici, sociali e soprattutto immediati. La maggior parte del cibo e dei prodotti che usiamo quotidianamente sono confezionati. L’insalata in busta o le zucchine nella vaschetta, costano fino a 10 volte il prodotto sfuso. Un litro di sapone per i pavimenti biodegradabile e sfuso viene circa 1 € mentre lo stesso prodotto comprato al supermercato costa quasi il 100% in più. Comprando questo tipo di prodotto si accresce la qualità, si risparmia il costo dell’imballaggio e si ha la possibilità di comprare esattamente la quantità necessaria evitando sprechi.

Scegliendo di acquistare prodotti sfusi riduciamo drasticamente la quantità di rifiuti plastici prodotti e inevitabilmente miglioriamo il contesto sociale nel quale viviamo, pensate che bello scendere di casa e non sentire la puzza dei cassonetti!

Credi che negli ultimi tempi ci sia una maggiore consapevolezza nei consumatori e attenzione verso alcuni valori (ambientali, sociali)?
Gli effetti dell’inquinamento si stanno facendo sentire nella quotidianità delle persone ed è quindi inevitabile che i cittadini inizino ad aprire gli occhi. È un po’ come una malattia: quando si sentono i sintomi si prova a rimediare ad anni di visite evitate. Oltre alle risposte politiche di cui abbiamo bisogno a livello globale e alle quali la maggior parte della gente invoca è arrivato il momento di contribuire con piccoli gesti quotidiani e penso che Sfusitalia.it sia la dimostrazione che per fare la differenza non servano gesti eclatanti.

Vorrei riportarvi una poesia di Edward Everett Hale che ha ispirato questo mio percorso.

“Io sono soltanto uno.
Ma comunque sono uno.
Non posso fare tutto, ma comunque posso fare qualcosa,
e il fatto che non posso fare tutto non mi fermerà dal fare quel poco che posso fare”.

fonte: http://www.italiachecambia.org